Categoria: comunicati stampa

  • Un amore può finire prima che finisca la sua assenza: Roberto Funaro pubblica “Questo strano amore”

    «Sono ancora qui, qui da solo ad abbaiare come un cane a questa stronza luna». Roberto Funaro apre così “Questo strano amore”, il suo nuovo singolo pubblicato per Watt Musik. Nessuna luna da contemplare, nessuna dichiarazione da affidare al cielo: c’è un uomo solo, ferito abbastanza da non voler più idealizzare niente.

    La storia, quando la canzone comincia, è già finita.

    A vestire musicalmente il brano, con l’esperienza di chi ha attraversato decenni di grande canzone italiana, è Roberto Costa, storico collaboratore di Lucio Dalla e per trent’anni al suo fianco come bassista, arrangiatore e produttore. Costa ha lavorato a lungo negli studi Fonoprint, ha firmato la produzione e l’arrangiamento di “DallAmeriCaruso”, ha realizzato per la Pressing di Dalla i primi album di Luca Carboni e degli Stadio e, nel corso della carriera, ha collaborato anche con Ron, Ivan Graziani, Mina, Gianni Morandi, Matia Bazar e Luciano Pavarotti.

    Funaro affida a questa veste sonora una storia che comincia quando l’amore è già finito e l’unica cosa che resta è un faccia a faccia con sé stessi e con ciò che continua a riaffiorare, soprattutto di notte.

    Non sappiamo perché sia successo, non sappiamo chi abbia pronunciato per primo la parola “fine”. Funaro lascia fuori tutto ciò che normalmente alimenta il racconto di una rottura – il torto, le ragioni, le spiegazioni, il tentativo di ricominciare – e va direttamente alla notte successiva – «Quando poi esco fuori da un sogno mi sveglio di notte, ti cerco, ti voglio… dimmi che ci sei».

    Perché una relazione può finire in un giorno, ma abituarsi alla sua assenza richiede quasi sempre più tempo.

    Il brano racconta tutto avvalendosi di pochi elementi: un sogno che sembra vero per qualche secondo, la memoria fisica dell’altra persona, una voce che pare ancora chiamare e quella domanda — «dove sei?» — che nel testo ritorna senza ricevere risposta.

    «Quando ci si rende conto che un amore è finito, non resta che concluderlo, ma poi bisogna imparare ad andare avanti trasformandolo in un ricordo – dichiara l’artista -. A volte, però, la mancanza di quella persona si fa sentire, soprattutto nelle notti di luna. Ma al mattino torna la luce e ci si incammina verso un nuovo giorno, una nuova vita, e perché no, un nuovo amore.»

    Decisione, notte, mattino: tre momenti che si susseguono senza bisogno di grandi svolte narrative. La scelta è stata fatta, la mancanza continua a presentarsi, poi arriva il giorno e si riparte.

    Funaro evita di confondere la mancanza con il desiderio di ricominciare, il sentire ancora la presenza dell’altra persona al rimette automaticamente in discussione la scelta di lasciarla andare. Lo suggerisce anche l’immagine del libro: un libro può restare sul tavolo dopo che si è smesso di leggerlo, ma conserva intatta tutta la storia che contiene, anche quando quella storia non prosegue più.

    “Questo strano amore” arriva dopo “Non credere a niente”, il singolo con cui Funaro aveva allargato lo sguardo alla sovraesposizione contemporanea, al sovraccarico di stimoli e a quella condizione in cui tutto è visibile, immediato e disponibile fino a diventare difficile da distinguere.

    Qui il campo si restringe in una stanza, all’interno della quale la persona amata non c’è più. E fuori dalle finestre resta la luna, bersaglio muto di una notte in cui tutto ciò che sembrava già chiuso torna a farsi sentire. Lontana, eppure abbastanza vicina da diventare destinataria e custode di tutto quello che non si riesce a dire a chi non c’è più. Resta però un tratto già evidente della scrittura di Funaro: il ricorso a immagini capaci di dire molto prima che arrivi la spiegazione. Nel precedente singolo era la luce eccessiva a impedire di vedere; questa volta sono un uomo che abbaia alla luna, un libro lasciato da parte, un corpo cercato nel dormiveglia.

    Il passaggio da un singolo all’altro mostra anche due registri diversi dello stesso autore: da una parte uno sguardo rivolto al presente e alla frenesia che lo attraversa, dall’altra una vicenda personale del passato che si muove tra la notte e il ricordo. In entrambi i casi, l’imperativo è uno solo: andare avanti, sempre e comunque.

    “Questo strano amore” si chiude senza una riconciliazione e senza bisogno di inventarne una. La storia è finita; la mancanza, evidentemente, ha bisogno di qualche notte in più. Poi arriva il mattino, torna la luce e si può riprendere il cammino. Con quello che è stato alle spalle e tutto il resto ancora davanti.

  • MARIO IANNUZZIELLO DAL 23 OTTOBRE 2026 
IL NUOVO ALBUM “THE TOWN DOES NOT EXIST” DA CUI È ESTRATTO L’OMONIMO SINGOLO IN RADIO

    Dal 23 ottobre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming “The Town Does Not Exist”, il nuovo album di Mario Iannuzziello per AlfaMusic da cui è estratto l’omonimo singolo in radio. L’album sarà pubblicato in formato CD e vinile da AlfaMusic/Egea distribution il 6 Novembre 2026. 

     

     

     

    L’album si apre con la title-track “The Town Does Not Exist”, brano originale profondamente ispirato alla poetica di Anne Sexton. La composizione esplora il senso di vuoto e l’incompletezza esistenziale attraverso una rarefazione sonora intima ed evocativa. Una trama musicale che richiama la vertigine di fronte al cielo, trasfigurato, attraverso una personale suggestione ed evocazione dello stesso Mario Iannuzziello a partire dai versi di “The Starry Night”. Più che da una corrispondenza letterale con il testo della Sexton, la suggestione deriva da un’immagine del cielo, percepito come una sorta di immenso oceano capovolto. 

     

     

    “The Town Does Not Exist”, il nuovo album di Mario Iannuzziello, è un viaggio intimo e multiforme attraverso la tradizione jazzistica e la composizione originale. Caratterizzato da una forte matrice stilistica che unisce il lirismo a soluzioni ritmiche moderne, il disco alterna standard riarrangiati a brani originali ricchi di suggestioni extramusicali. Ogni traccia rappresenta un tassello fondamentale di un dialogo continuo tra passato e presente, guidato da una sensibilità contemporanea, asciutta e profonda. 

    L’opera si articola in otto brani distinti arricchiti da due alternate take, per un totale di dieci tracce che delineano un percorso compatto ed eterogeneo. All’interno della tracklist convivono due anime complementari: le composizioni originali firmate da Mario Iannuzziello e una ricercata rilettura di celebri standard jazz, di cui vengono valorizzate melodie e strutture armoniche attraverso l’interplay del trio. 

     

     

     

    TRACK LIST: 

    1. The town does not exist  
    1. I thought about you  
    1. Little church  
    1. Blues on my mind  
    1. I fall in love too easily  
    1. The Dobler-Dahmer theory  
    1. My old flame  
    1. I fall in love too easily – Alternate Take 
    1. Blues on my mind – Alternate Take 
    1. Hindsight  

     

     

     

     

    LINE UP: 

    Mario Iannuzziello: contrabbasso 

    Addison Frei: pianoforte (https://www.addisonfrei.com/) 

    Diego Joaquin Ramirez: batteria (https://diegoramirezmusic.com/) 

     

     

    Spiega l’artista a proposito dell’album: “The Town Does Not Exist nasce da un desiderio che coltivavo da anni, ossia registrare a New York avvalendomi della collaborazione con musicisti che vivono e alimentano ogni giorno una delle scene più importanti del jazz contemporaneo. Questo disco è il risultato di quell’incontro. Con Addison Frei e Diego Joaquin Ramirez ho cercato di catturare un momento reale, lasciando che la musica prendesse forma attraverso l’ascolto reciproco e il dialogo che rende unico il linguaggio del trio jazz. Gli standard rappresentano il repertorio comune da cui partire; le mie composizioni ne proseguono il discorso, muovendosi tra tradizione e sensibilità contemporanea. Registrare al Bunker Studio con la produzione di John Davis ha dato ulteriore significato a questa esperienza. Sono orgoglioso del percorso che ha portato a questo album e ancora di più della possibilità di condividerlo.” 

     

     

    “Può essere richiamato e adattato alle note di questo album l’invito poetico di Anne Sexton, che ne è l’ispiratrice delle linee compositive per esplicita ammissione dell’autore. Questa musica invita a fermarsi, a cercare e a contemplare; essa evoca il silenzio che la precede, unendolo al suono di cui esplora variate possibilità. Tra chiasmi e anafore, proprio come un testo poetico, tra leggerezza e fluidità, le composizioni creano atmosfere che si innalzano e abbassano, corrono e si fermano. Il tono evocativo offre rivelazioni in chiaroscuro, che a tratti suggeriscono un senso di rimpianto, forse di serena mancanza. Gli strumenti, il contrabbasso, il pianoforte, la batteria, si cercano attraendosi con suggestioni che, come in My Old Flame, prendono per mano chi ascolta, con passo lieve e rassicurante perché ancorato con rispettosa creatività alla tradizione, quindi alla storia, che mai delude. E intanto il contrabbasso ricerca, scava e sembra rendere sonoramente l’idea e l’atto dell’arrovellarsi nella tensione prima dell’approdo. E infatti i finali sono belli. Appagano.” Luigia Cavone 

     


    MARIO IANNUZZIELLO BIOGRAFIA

  • “Wanka Tanka” è nuovo singolo di Franz

    Dal 30 ottobre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica  “Wakan Tanka”, il nuovo singolo di Franz per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “Wakan Tanka” è un brano pop dalle atmosfere dance e cinematiche che racconta la tragedia dei popoli nativi americani in seguito all’arrivo dei coloni europei, tra terre sottratte, identità cancellate e culture spinte sull’orlo dell’estinzione.

    Costruito su una produzione contemporanea ed energica, il pezzo contrappone un sound luminoso e trascinante a un testo profondo e incisivo, trasformando una pagina drammatica della storia in una riflessione universale sulla libertà, sull’ingiustizia e sulla capacità di resistenza dei popoli. La vicenda dei Nativi Americani diventa così un potente parallelismo con dinamiche attuali: il perenne conflitto tra potere e autodeterminazione, il pericolo dell’oblio storico e la strenua difesa della propria verità e dignità.

    Il singolo traccia un vero e proprio itinerario emotivo che muove dal buio verso la rinascita: parte dal senso di perdita e dalla memoria di ciò che è stato distrutto per approdare alla certezza incrollabile che la verità non possa essere cancellata. L’inciso “Justice will rise” e il crescendo finale “Now we rise” condensano il cuore del messaggio: anche attraverso le ferite più profonde, la speranza resiste e la luce torna sempre a farsi spazio.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo singolo: “Wakan Tanka è l’espressione che i nativi Americani Lakota (popolo maggiormente noto come Sioux) davano a quello che in una banalizzazione holliwoodiana viene poi tradotto come “Grande Spirito”. Ho scritto questo pezzo perché la loro storia mi ha sempre colpito e ho profonda ammirazione per tutte quelle culture e quei popoli che vivono in armonia con l’ambiente che ci circonda. Wakan Tanka può essere tradotto come ‘Grande Mistero/Grande Potere’ e non deve essere visto come il Dio dei nativi americani, ma come un qualcosa che è presente in ogni cosa, che tutto governa e con il quale bisogna convivere in armonia e rispetto. La loro storia e la loro sorte oggi è quantomai attuale. Uno sguardo al passato per contemplare il presente, ma anche per dire che nonostante tutto, continuare ad avere speranza non è mai tempo perso. Il brano è scritto e prodotto interamente da me e registrato nel mio studio.”

    Il videoclip di “Wakan Tanka”, brano pop firmato da Franz, si presenta attraverso un concept video animato che sceglie un linguaggio visivo evocativo e narrativo, lontano dai tradizionali video musicali in cui gli artisti sono protagonisti della scena.

    Il progetto accompagna l’ascoltatore in un viaggio fatto di immagini, atmosfere e suggestioni, costruendo un universo visivo capace di dialogare con la musica e di amplificarne le emozioni. Non ci sono performance o musicisti in primo piano: a raccontare il brano sono le animazioni, le ambientazioni e una successione di scene pensate per coinvolgere lo spettatore e condurlo, passo dopo passo, verso un ascolto completo e immersivo della canzone.

    Il titolo “Wakan Tanka”, espressione legata alla spiritualità dei Lakota e traducibile, in senso ampio, come “Grande Spirito” o “Grande Mistero”, contribuisce a definire la dimensione simbolica dell’opera, creando uno spazio sospeso tra realtà, immaginazione e suggestione, aperto all’interpretazione personale di chi guarda. Un incontro in cui immagini e musica procedono all’unisono, donando al brano una veste visiva originale, contemporanea e d’impatto.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://youtu.be/qVFM5zaHA0c 

     

    Biografia

    Franz, cantautore e producer, proviene dal mondo delle cover band, grazie al quale ha avuto modo di esplorare molteplici generi militando in varie formazioni.

    Inizia la sua avventura da solista nel 2025: a ottobre esce il suo primo singolo, “August Night”, seguito tra novembre e maggio dell’anno seguente da altri sette brani, tutti distribuiti da Orangle Records, che confluiscono a giugno 2026 nell’EP “Echoes of Tomorrow”.

    Ispirato fin da tenera età da gruppi come Depeche Mode, Duran Duran e Tears for Fears, oggi Franz compone e produce pezzi pop elettronici.

    La sua musica riflette il desiderio di raccontarsi e di condividere pensieri ed esperienze autentiche, con uno stile contemporaneo caratterizzato da una forte sensibilità melodica.

    “Wanka Tanka” è nuovo singolo di Franz  disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica dal 30 ottobre per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    FACEBOOK: https://www.facebook.com/share/1Xysjc5ncJ/?mibextid=wwXIfr

    INSTAGRAM: https://www.instagram.com/franzsuraci

    YOUTUBE: https://www.youtube.com/channel/UC_HNskP74TjYdS6cbKQohKw

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  • “IO & LADY: il coraggio nel cuore” di Mirko Banco, il racconto di un legame che salva: dal soccorso cinofilo alla rinascita personale

    Uscito nell’estate 2026 con Book Editors Group, il libro di Mirko Banco “IO & LADY: il coraggio nel cuore” fa ancora parlare di sé per le tematiche trattate tanto da essere tra i libri presentati a Polignano a Mare il 7 ottobre scorso nella cornice del prestigioso evento “il libro possibile” giunto quest’anno alle 25esima edizione.

    Un racconto autobiografico e introspettivo che esplora il profondo e straordinario legame tra l’autore e la sua Border Collie, Lady Marian. La narrazione prende il via nel gennaio del 2014, quando Mirko viaggia dalla Puglia alla Maremma per adottare la cucciola, dando inizio a una convivenza che trasformerà radicalmente la vita di entrambi.

    L’opera documenta il loro percorso per diventare un’unità cinofila operativa specializzata nella ricerca di persone disperse (in superficie e sotto le macerie) per la Croce Rossa Italiana.

    L’addestramento diventa un pretesto per una profonda crescita interiore: Mirko, abituato alle certezze e alle rigide regole della meccanica di precisione nella sua azienda di famiglia, deve imparare a leggere il mondo attraverso i sensi del cane, affidandosi a un linguaggio silenzioso fatto di sguardi, postura ed estrema empatia. Lady, dotata di un istinto ancestrale e di una forte sensibilità emotiva (definita una “spugna emotiva”), gli insegna a decifrare il vento (il “cono di odore”) e a riconnettersi con la natura.

    Oltre alla narrazione delle esperienze cinofile e di soccorso, il libro attraversa temi intimi e universali, restituendo al lettore il ritratto di un uomo che, attraverso le difficoltà, ha imparato a dare un nuovo significato alla propria vita.

    Il tributo al padre Alessio. Al centro del racconto c’è anche la figura del padre di Mirko, cresciuto nell’orfanotrofio milanese dei Martinitt. Da lui l’autore ha ereditato valori che diventano una vera bussola esistenziale: la dignità, la capacità di non lasciare indietro nessuno e soprattutto l’invito a conservare sempre un «cuore di bambino», anche di fronte alle prove più dure.

    La resilienza di fronte alle avversità. La pandemia di Covid-19 rappresenta una frattura profonda: la chiusura dell’officina meccanica di famiglia costringe Mirko a confrontarsi con lo smarrimento e con la necessità di reinventarsi. In quella fase difficile, l’amore della compagna Patrizia e la presenza di Lady diventano punti di riferimento fondamentali. Anche attraverso il ruolo improvvisato di “tuttofare”, raccontato con ironia e autoironia, l’autore riscopre la capacità di ricominciare.

    Il vero significato del volontariato. Il soccorso viene raccontato lontano da ogni retorica dell’eroe. Non è ricerca di gloria, riconoscimento o gratificazione economica, ma una scelta quotidiana di responsabilità e di amore. La promessa «Non sei solo» diventa così il cuore ideale del libro: aiutare chi è in difficoltà significa tendere una mano all’altro, ma anche ritrovare sé stessi.

    L’amore per la natura e per la Puglia. Il racconto si apre infine a una riflessione sul rapporto tra uomo, città e ambiente. La critica alla cementificazione nasce dalla convinzione che sia necessario restituire spazio al verde e alla natura, mentre la Puglia diventa il luogo simbolico della riscoperta di un modo più autentico di vivere: una terra fatta di paesaggi, tradizioni, comunità e bellezza, capace di accogliere e, in qualche modo, di guarire.

    La storia si chiude con il meritato pensionamento di Lady, all’età di undici anni, e con la visione di un “sogno nel cassetto”: la creazione di un campo cinofilo olistico e inclusivo. Un luogo senza competizione o guru, dove esseri umani e cani possano semplicemente rifugiarsi nella natura, imparare ad ascoltarsi a vicenda e godere della vera felicità, semplice e genuina come una fetta di crostata.

    “Ho scritto questo libro per un profondo senso di gratitudine – ha spiegato l’autore. Non volevo semplicemente redigere un manuale o raccontare le missioni di soccorso fatte insieme alla Croce Rossa, ma sentivo l’urgenza di rendere omaggio a due anime che, di fatto, hanno salvato la mia di vita: la mia Border Collie, Lady, e mio padre Alessio.

    Quando la pandemia ha azzerato le mie certezze e ho dovuto chiudere l’azienda di famiglia, Lady mi ha insegnato a reinventarmi, a leggere il mondo con occhi nuovi e a capire che il vero successo non è solo una questione di carriera, ma di relazioni autentiche. Da mio padre, invece, ho voluto tramandare l’eredità più grande: il valore della dignità e l’importanza di conservare sempre il ‘cuore di un bambino’.

    Ho creato quest’opera per lanciare un messaggio semplice: nel soccorso, così come nella vita di tutti i giorni, il dono più prezioso che possiamo fare a chi è in difficoltà è la nostra presenza, come a potergli dire ‘Non sei solo’. Spero che chi legge possa trovare l’ispirazione per non girare mai lo sguardo dall’altra parte.”

     “IO & LADY” non è, quindi, soltanto la storia di un uomo e del suo cane. È il racconto di una crescita reciproca, di paure trasformate in forza e di due anime che imparano a camminare nella stessa direzione.

    Un viaggio attraverso la Puglia, la natura e il mondo del soccorso cinofilo, ma soprattutto dentro quei sentimenti che solo un animale sa risvegliare.

    Per chi ama i cani. Per chi crede nella famiglia, nella lealtà e nelle seconde possibilità. Per chi sa che il coraggio più autentico nasce sempre da un cuore capace di amare.

    Perché, a volte, non siamo noi a scegliere chi ci accompagnerà nel cammino. È lui a riconoscerci per primo.

     

    Dati tecnici

    TITOLO: IO & LADY: il coraggio nel cuore

    AUTORE: Mirko Banco

    EDITORE: Book Editors Group

    USCITA: 30 luglio 2026

    COSTO: Euro 17,90

    PAGINE: 129

    ISBN-13: ‎979-8189885969

    Biografia

    Nato a Milano il 13 ottobre 1974, Mirko Banco è cresciuto e vive in Puglia. All’età di soli 3 anni, infatti, si è trasferito in questa terra insieme a suo padre Alessio (cresciuto nell’orfanotrofio milanese dei Martinitt, da cui Mirko ha appreso i valori del riscatto e della solidarietà) e a sua madre Maria. Dotato di un indomabile istinto ironico, Mirko ama spesso scherzare sulle sue origini definendo il suo nucleo familiare come una sorta di “famiglia di Betlemme”: una battuta giocosa che, dietro il sorriso, rappresenta per lui la vera chiave di apertura per rivolgere sempre lo sguardo verso il prossimo, attingendo alla parte più profonda, empatica e umana di noi stessi.

    Per decenni Mirko ha lavorato nell’azienda di famiglia, un’officina meccanica specializzata in lavorazioni di alta precisione, affiancando il padre Alessio. A causa della pandemia di Covid-19, si è visto purtroppo costretto a chiudere definitivamente l’attività. Dopo aver affrontato quel periodo buio reinventandosi temporaneamente come “tuttofare” tra ironia e resilienza, oggi Mirko ha trovato una nuova vocazione: lavora come consulente fiscale presso un patronato.

    Nel gennaio 2014 la sua vita è cambiata grazie all’adozione di Lady Marian, una cucciola di Border Collie presa in un allevamento in Maremma. Insieme hanno intrapreso un lungo e rigoroso percorso di addestramento, diventando un’unità cinofila di soccorso della Croce Rossa Italiana (nel nucleo regionale della Puglia), specializzata nella ricerca di persone disperse. Mirko ha dedicato circa dieci anni a questa attività di volontariato, vivendo in pieno l’insegnamento di aiutare gli altri, fino al meritato pensionamento di Lady all’età di undici anni.

    Al suo fianco c’è Patrizia, la compagna che ha sostenuto Mirko nei momenti più difficili e ha accolto Lady come una figlia. A completare e arricchire la loro famiglia c’è Ilaria, la figlia di Patrizia, che vive con loro. Nel cuore, Mirko custodisce ancora il suo “sogno nel cassetto”: creare un campo cinofilo immerso nel verde, non competitivo e aperto a tutti, dove ritrovare il contatto con la natura e imparare ad ascoltarsi a vicenda.

  • “Amo” è nuovo singolo di Lisa Venere

    Dal 30 ottobre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica  “Amo”, il nuovo singolo di Lisa Venere.

    “Amo” è un brano indie/urban pop dalle sonorità fresche, leggere e coinvolgenti, che racconta con ironia e spontaneità il classico tira-e-molla sentimentale. Parla della difficoltà nel lasciar andare una persona con cui non si è più in sintonia, ma per la quale si continua a provare un sentimento forte. A volte, infatti, l’amore non basta a superare ciò che non funziona, eppure dirsi addio diventa difficile proprio perché quel legame è ancora vivo. Con un sound spensierato e un tono schietto e diretto, Lisa Venere racconta una situazione in cui è facile riconoscersi, trasformando una dinamica complicata in un pezzo leggero e vivace.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo singolo: “Per Amo desideravo creare un brano fresco, allegro e orecchiabile, con una melodia capace di rimanere subito in testa. La parola ‘amo’, ormai utilizzata quotidianamente sia tra coppie che tra amici, mi è sembrata perfetta come parola chiave e titolo del brano, perché è semplice, immediata e fa parte del nostro modo di comunicare. È una canzone con poche parole, nata con l’intento di trasmettere leggerezza e spontaneità. Volevo creare qualcosa che facesse venire voglia di muoversi e divertirsi: già durante l’ascolto mi veniva spontaneo saltellare e ballare. Amo rappresenta quindi il lato più spensierato e ironico del mio progetto musicale, mostrando come anche una situazione sentimentale complicata possa essere raccontata con un sorriso e tanta energia.”

    Il videoclip di “Amo”, girato tra le vie di Milano da Mauro Marchese, rispecchia la leggerezza e la spensieratezza del brano attraverso immagini spontanee, dinamiche e ironiche. La narrazione accompagna Lisa Venere in un momento tipico dopo una rottura: il desiderio di cambiare, ripartire da se stessa e rinnovare la propria immagine, a cominciare proprio dall’armadio. Tra sessioni di shopping, ricerca di nuovi outfit e passeggiate in città, si alternano momenti di autenticità e condivisione in studio, che mostrano il lato più genuino e quotidiano dell’artista. Il video racconta così, con freschezza e un pizzico di autoironia, la voglia di voltare pagina, restando in perfetta sintonia con lo spirito vivace della canzone.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://youtu.be/knEzy-H1tF

     

    Biografia

    Lisa Venere è una cantautrice indie/urban pop con influenze internazionali, capace di unire sensualità, magnetismo e intensità emotiva a leggerezza, ironia e spontaneità. Ha iniziato a studiare canto otto anni fa e a comporre brani all’età di 14 anni, trovando nella scrittura un canale per dare voce a emozioni che inizialmente faticava a esprimere. Quella che era nata come un’esigenza personale si è trasformata ben presto in una colonna portante della sua identità artistica.

    Le sue influenze musicali spaziano dal pop contemporaneo d’oltreoceano, con punti di riferimento quali Tate McRae, Miley Cyrus, Sabrina Carpenter e Dua Lipa, fino a icone senza tempo come Madonna e Britney Spears. Da queste ultime trae ispirazione per la presenza scenica e per la volontà di affermarsi come artista completa, in grado di coniugare musica, movimento ed espressività sul palco. Suona inoltre il pianoforte e ama lasciarsi contaminare da generi e timbri differenti, mantenendo uno sguardo sempre aperto e dinamico.

    La sua produzione fonde atmosfere urban e melodie pop attuali, alternando pezzi freschi, ritmati e spensierati a tracce più intime e confidenziali. Ogni sfumatura riflette una parte della sua personalità: da quella più magnetica a quella più istintiva, brillante ed empatica. “Amo” è il singolo d’esordio del suo percorso e rappresenta il primo tassello per immergersi nel suo universo sonoro.

    Al suo fianco lavora una squadra affiatata che la segue da tempo, che crede fermamente nella sua visione e che l’artista considera ormai una famiglia: un punto di riferimento essenziale che le permette di dare forma alle idee e consolidare un’identità forte e riconoscibile.

    A soli vent’anni, Lisa Venere sceglie di raccontare se stessa in musica, condividendo esperienze personali e svelando le mille sfaccettature del suo mondo. Con un linguaggio trasversale e privo di etichette d’età, punta a parlare a chiunque desideri rispecchiarsi nelle sue parole, divertirsi, emozionarsi e lasciarsi trasportare, costruendo una connessione diretta e sincera con chi ascolta.

    “Amo” è nuovo singolo di Lisa Venere disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica dal 30 ottobre.

    Instagram –  https://www.instagram.com/lisavenere_

    TikTok – https://www.tiktok.com/@lisavenere_

  • Tivoli: il nuovo disco firmato Max Ionata Special Edition sbarca in Svezia Da lunedì 2 novembre a sabato 7 novembre, il quartetto diretto dal sassofonista jazz presenterà questo album in terra svedese


    Reduce da un tour in Giappone, il noto sassofonista jazz e compositore Max Ionata (ri)tornerà sulla scena questa volta in Svezia, alla testa del suo quartetto Max Ionata Special Edition, per presentare la nuova creatura discografica intitolata Tivoli (Mingus Records). Dal 2 al 7 novembre, il musicista di origine abruzzese sarà impegnato a Sundsvall, Östersund, Härnösand, Örnsköldsvik e Uppsala al fianco di tre nomi altisonanti del jazz nordeuropeo con i quali ha registrato l’album: Martin Sjöstedt (pianoforte), Jesper Bodilsen (contrabbasso) e Martin Maretti Andersen (batteria).
    Il disco, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in copia fisica da venerdì 12 dicembre 2025, il cui leader Max Ionata è uno fra i sassofonisti jazz italiani più acclamati degli ultimi vent’anni, anche sui palchi internazionali, consta di otto brani: tre originali figli della sensibilità compositiva di Ionata (Tivoli, Naru’s Waltz e Mr. GT), Det Iysner scaturito dall’estro di Bodilsen, mentre Canción para Sara (Sergio Ruben Aranda), Consolation (Kenny Wheeler), Everything I Love (Cole Porter) e When We Were One (Johnny Griffin) completano la tracklist.
    “Tivoli” è un lavoro profondamente rispettoso della tradizione jazzistica, ma al tempo stesso improntato su un sapido mélange che unisce la toccante vena melodica, armonica e l’alto senso estetico dai tratti poetici, tipico della scena jazz scandinava, alla creatività e al fervore espressivo che caratterizza i grandi jazzisti italiani come l’autore del progetto. Il tutto arricchito da un sound avvolgente, che emana calore umano.
    Max Ionata descrive così la genesi e i tratti distintivi di questa sua nuova creatura: «Tivoli è nato come una fotografia sonora di un periodo particolarmente intenso della mia vita. In Scandinavia ho trovato una luce diversa, un respiro nuovo, e ho sentito il bisogno di trasformare quelle sensazioni in musica. Il disco mette in dialogo ciò che per me è casa: la tradizione jazzistica di brani come Everything I Love di Cole Porter con la dimensione più lirica e sospesa di Kenny Wheeler, che da sempre ispira il mio modo di raccontare le emozioni attraverso il sax. Questo viaggio musicale arriva fino all’Argentina con Canción para Sara di Sergio Ruben Aranda, un brano dalla grande dolcezza che mi ha toccato profondamente. L’incontro con i musicisti scandinavi (Martin Sjöstedt, Jesper Bodilsen e Martin Maretti Andersen, ndr) ha aggiunto una trasparenza e una profondità nuove al mio suono. Tivoli è tutto questo: un cammino fatto di colori, memorie e scoperte, che ora prende forma in un album che desidero condividere con chi vorrà ascoltarlo».
  • Uscito il nuovo libro di Luca Giuman, “Di libertà e tempesta”: una riflessione sulla ricerca della libertà in un paradiso terrestre dominato dalla mafia e le difficoltà di un amore omosessuale in una terra ancora profondamente maschilista

    Luca Giuman, veneziano di nascita e colombiano di adozione, torna in libreria con il suo quarto romanzo “Di libertà e tempesta” pubblicato da Edizioni Il Ciliegio.

    A essere raccontate sono la storia di un amore abbacinante e la tragedia di una coppia di giovani, Stefano e Tomás, alla ricerca della libertà, in una zona di frontiera, al bordo del Mare dei Caraibi, dove le leggi della mafia e la sua morale s’impongono alle relazioni umane e su un paradiso incontaminato.

    La coppia decide di darsi una seconda opportunità e si ricongiunge in una terra tanto bella quanto selvaggia, che metterà alla prova la sua forza di volontà e il suo amore. Stefano sembra rinascere in quel territorio estraneo che lo affascina, mentre Tomás viene irretito dal sistema criminale che governa la costa: per sopravvivere diventa trafficante di migranti, vincolato a un tessuto di relazioni mafiose che lo trascinano nella violenza. I due giovani si ritrovano presto privati della libertà che si erano promessi come orizzonte. Fino a quando un incidente offre a entrambi l’opportunità di un riscatto morale e di salvezza.

    «Questo libro è nato camminando: lungo le spiagge del golfo, la frontiera, i sentieri nella selva, ascoltando le storie che, al confine tra la Colombia e il Panama, si raccontano a bassa voce – ha confidato l’autore.

    Per scriverlo sono stato anch’io detenuto dal Clan del Golfo, il gruppo che controlla i traffici nella regione. È stata una scrittura lenta, fatta di riscritture, perché cercavo una lingua che avesse dentro il rumore del mare e la durezza di quel mondo, senza addolcirlo e senza compiacersene.

    Se il romanzo lascia un messaggio, vorrei che fosse questo: la libertà non è un luogo dove ci si trasferisce, ma un senso di appagamento che si prova quando la vita che costruiamo è in consonanza con i nostri ideali. Siamo liberi quando amiamo la persona che ci è destinata, quando non desideriamo altro, quando troviamo pace in ciò che abbiamo. Libertà è dirigere il proprio destino verso un luogo dove la nostra pienezza non matura a scapito del benessere degli altri. I due ragazzi protagonisti di questo romanzo sono alla ricerca della propria libertà e, attraverso la loro sorte, ci interrogano sul costo di non porre limiti ai propri desideri e ci mostrano le vette che si possono raggiungere quando si crede in un’unione.»

    «“Di libertà e tempesta” è il romanzo che Luca Giuman ci ha proposto dopo aver pubblicato con noi “Al presente, tutto”. È un libro ambizioso, che racconta un territorio poco frequentato: la frontiera tra Colombia e Panama, il Darién, le rotte dei migranti. La sua scrittura è intensa e sofisticata.

    Abbiamo deciso di annoverarlo fra le nostre creature perché unisce due cose che raramente convivono: un impianto tragico classico, con la sua parabola di colpa e riscatto, e uno sguardo civile sul presente.

    È un romanzo che chiede al lettore di stare dentro la violenza senza voltarsi, e che gli restituisce, alla fine, una possibilità di salvezza.»

    Una riflessione, insomma, sul prezzo delle scelte, sul desiderio di affermarsi e sulla difficoltà di costruire una vita autenticamente libera. Una storia d’amore e di frontiera che mette l’essere umano davanti alle conseguenze dei propri sogni.

    DATI TECNICI

    Titolo: Di libertà e tempesta

    Autore: Luca Giuman

    Genere: Romanzo

    Casa editrice: Edizioni Il Ciliegio

    Collana: Narrativa

    Data di uscita: 25 settembre 2026

    ISBN: 979-12-5610-139-9

    Prezzo di copertina: Euro 20,00

    Numero di pagine: 400

    L’AUTORE

    Luca Giuman (Venezia, 1982), specialista in cooperazione internazionale in contesti di conflitti armati ed emergenze umanitarie, ha vissuto per vent’anni in paesi in via di sviluppo. In qualità di consulente per le Nazioni Unite, ha lavorato nella maggior parte dei paesi dell’America Latina, in Palestina, Repubblica Democratica del Congo, Papua Nuova Guinea, Nepal, Haiti, Cina e negli Stati Uniti. In Colombia, dove risiede dal 2007, ha collaborato con la rivista «Semana», scrivendo di economia e conflitti socio-politici. Tra le sue pubblicazioni figurano: Ho imparato a uccidere a vent’anni (Città del Sole, 2011); Giù dal cielo la mia anima (La Vita Felice, 2015) e Al presente, tutto (Il Ciliegio, 2023, finalista del premio Il Pavone).


  • Gio DeCaprio: dal 30 ottobre sui digital store e in radio “Controtempo”, il nuovo singolo

    Dal 30 ottobre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Controtempo”, il nuovo singolo di Gio DeCaprio per Jazzy Records.

    Una rumba jazzata sul tempo imprevedibile dei sentimenti: «Controtempo» racconta l’istante esatto in cui un ricordo smette di appartenere al passato e torna a scombinare il presente. Nel nuovo brano, Gio DeCaprio dà voce a un amore che resta aggrappato alle cose, ai gesti e alla memoria del corpo: una vicenda che la ragione credeva archiviata, ma che basta un dettaglio a riaccendere.

    La scrittura procede per quadri cinematografici nitidi: i vetri appannati di un treno all’alba, un biglietto lasciato sul comò, l’odore rimasto su un cuscino vuoto. Tracce concrete di un’intimità interrotta, dove perfino il desiderio resta sospeso nel «respiro sincopato di un amplesso» senza concessione di un dopo. Sullo sfondo affiora una nostalgia asimmetrica e pungente: la consapevolezza che un legame non continua a vibrare allo stesso modo per entrambi.

    Il perno concettuale del pezzo è una presa d’atto: «il cuore non è un metronomo». Lontano dai cliché romantici, il verso sancisce l’autonomia anarchica delle emozioni. Nelle variazioni del ritornello, il cuore prima si smarrisce nei vicoli della memoria, poi batte in levare e infine detta la propria andatura, ricordandoci che spesso la scelta è già avvenuta prima ancora di averla ponderata.

    L’impianto sonoro traduce questa tensione emotiva in movimento e sensualità: il lessico musicale (sincope, metronomo, levare) diventa metafora esistenziale. L’ironica menzione al «batterista bravo» strappa un sorriso amaro ricordando che conoscere il tempo non basta a controllarlo, mentre l’assolo di sax soprano raccoglie il testimone della voce, lasciando che sia la melodia a raccontare ciò che le parole non possono più dire.

    Dopo l’ironia teatrale di Santo Subito, Gio DeCaprio svela la sua dimensione più intima. Da cantastorie delle seconde possibilità, l’artista affronta qui una piega meno rassicurante: ciò che ritorna non porta necessariamente una soluzione, ma impone di fare i conti con ciò che si prova ancora. In «Controtempo», trovarsi fuori sincronia significa proprio questo: accorgersi che il presente procede a un certo ritmo, mentre il cuore ne batte ostinatamente un altro.

    Spiega l’artista a proposito del brano: «In Controtempo ho giocato proprio sul rapporto fra musica e sentimento: la rumba, il levare, la sincope, il metronomo diventano immagini di un cuore che non sta mai perfettamente dove dovrebbe. La musica segue questa instabilità, la asseconda, la rende movimento. Perché a volte basta spostare un accento per cambiare completamente il senso di una frase. E succede lo stesso nella vita.» 

    Biografia

    Gio DeCaprio è un autore, pianista, cantante e narratore musicale. Nato in Campania nel 1962, approda alla musica attraverso un percorso non lineare, fatto di deviazioni, pause e ritorni: un cammino maturato lontano da urgenze generazionali e guidato da una forte autenticità espressiva.

    Il suo legame con il pianoforte nasce nell’infanzia attraverso un approccio prevalentemente autodidatta, consolidato dall’ascolto, dalla pratica sul campo e dal confronto con altri musicisti. Negli anni ’80 vive tappe formative decisive accanto al chitarrista jazz Nunzio Barraco, assorbendo atmosfere che ne plasmano il gusto sonoro. Dopo una lunga parentesi professionale trascorsa tra il mondo delle multinazionali e l’attività forense, la musica torna a imporsi come una necessità espressiva imprescindibile: uno spazio di libertà in cui assumere il ruolo di cantastorie, capace di tradurre contraddizioni umane, immagini e memorie in forma canzone.

    La sua cifra stilistica fonde la canzone d’autore italiana, il jazz, la musica brasiliana e vive suggestioni cinematografiche. Nei suoi brani l’eleganza armonica dialoga costantemente con il gusto per la parola, l’ironia e un forte senso scenico. Le composizioni delineano veri e propri mondi narrativi, popolati da fragilità, illusioni e desideri di riscatto.

    L’esordio discografico ufficiale avviene con il singolo «Udinì», pubblicato da Jazzy Records e registrato presso gli Abbey Rocchi Studios di Roma sotto la produzione artistica di Dario Rosciglione e il mix di Enrico Solazzo. Il brano si avvale di musicisti di rilievo della scena italiana: oltre a Gio DeCaprio (voce e pianoforte), figurano lo stesso Rosciglione (contrabbasso e basso elettrico), Amedeo Ariano (batteria), Max Filosi (sax), Enrico Solazzo (tastiere) e Juan Carlos Albelo Zamora (violino, armonica e flicorno). Trasfigurando il mito dell’illusionista in metafora esistenziale, il singolo sintetizza la poetica dell’autore: una scrittura sospesa tra leggerezza, mistero e profondità.

    Seguito e promosso dal team di Jazzy Records guidato da Valentina Gramazio, il progetto si rivolge a un pubblico esigente e maturo, attento alla musica suonata, alla cura dei testi e alla narrazione d’autore al di fuori delle logiche del pop commerciale.

    Il singolo traccia la strada verso l’album d’esordio «Controtempo», un titolo-manifesto che sintetizza l’intera parabola umana e artistica di Gio DeCaprio: arrivare al proprio centro seguendo un tempo personale e ostinato, fuori da ogni sincronia imposta, ma profondamente necessario.

    “Controtempo” è il nuovo singolo di Gio DeCaprio disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 30 ottobre 2026.

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  • L’acqua prende voce tra mito, realtà e crisi idrica: Joe Schievano trasforma sorgenti, grotte, turbine e pietre del Veneto in “Anguane, songlines of water”

    Prima di diventare musica, l’acqua è stata ascoltata dove nasce, precipita, filtra, scorre, viene incanalata e incontra ciò che l’uomo ha costruito intorno a lei. Joe Schievano ha registrato il suono delle sorgenti e delle cascate, il gocciolio all’interno delle grotte, il corso dei torrenti, il verso degli anfibi, il battito di due sassi di fiume. Ha registrato anche ciò che appartiene all’altra faccia di quello stesso paesaggio: il rombo delle turbine di una centrale idroelettrica, le frequenze prodotte dalle infrastrutture, il rumore della presenza umana. Poi ha composto. Il risultato è “Anguane, songlines of water”, album e colonna sonora originale di “Anguane, le voci dell’acqua”, il documentario scritto e diretto da Giovanni Pellegrini, prodotto da Ginko Film e nato da un’idea dello stesso Schievano. Un lavoro nel quale il confine tra composizione musicale, field recording e sound design si assottiglia fino quasi a scomparire.

    La dimensione acustica del territorio costituisce la struttura stessa della partitura, superando la funzione di semplice accompagnamento. Da qui la scelta di rinunciare agli strumenti classici e lavorare esclusivamente sui campionamenti ambientali.

    Nessuna orchestra chiamata a evocare l’acqua, nessun pianoforte incaricato di commentarne il movimento, nessun repertorio sonoro convenzionalmente associato alla natura. La struttura dei brani nasce dalle registrazioni raccolte sul territorio, sulle quali intervengono synth bass, droni e il lavoro vocale di Maria Roveran, attrice e performer protagonista del film.

    E così che l’acqua diventa ritmo, la pietra diventa percussione, una turbina frequenza, una grotta una cassa di risonanza e una voce umana, viene spinta fino al punto in cui deve provare a smettere di sembrarlo. A Roveran è stato infatti affidato il compito di immaginare quale voce potrebbero avere le Anguane, figure femminili legate da secoli alle acque della tradizione alpina e veneta. Nel racconto popolare abitano sorgenti, torrenti, grotte e boschi; possono assumere sembianze animali, governare tempeste e custodire le acque. Nel testo di Pellegrini appartengono a un tempo nel quale esseri umani e creature della natura vivevano ancora in simbiosi, prima della rottura di quell’alleanza e dell’affermazione dell’idea che l’uomo potesse considerarsi padrone dell’ambiente.

    Schievano e Roveran spogliano il mito da ogni trappola folkloristica o oleografica. Lontane dall’immagine della sirena o della ninfa protettrice, le Anguane nel disco sono entità arcaiche e distanti che osservano la trasformazione del paesaggio, ne conservano il ricordo e trasformano il proprio canto in un monito, un atto di denuncia privo di rassegnazione.

    La ricerca vocale procede attraverso vocalizzi privi di un testo intellegibile, emissioni nude, stratificazioni atonali, cori, respiri, lamenti e urla. Con Roveran interviene inoltre un gruppo di giovani voci dell’Hybrid Music di Venezia. Ne emerge una presenza che rimane volutamente estranea al canto umano convenzionale, sottraendosi alla figura del personaggio fantastico che accompagna il paesaggio per farsi possibilità di immaginare il punto di vista di ciò che quel paesaggio lo abita.

    Un canto che trova riscontro nei dati ufficiali sulla risorsa idrica. L’uscita del disco coincide infatti con un quadro in cui gli ultimi rilevamenti ISPRA sul bilancio idrologico nazionale confermano una disponibilità di risorsa idrica rinnovabile stabilmente inferiore alle medie storiche – oltre il 7% in meno sul lungo periodo – e una contrazione che, su scala nazionale, prosegue ormai da oltre settant’anni.

    Il Veneto, territorio nel quale il film nasce e si sviluppa, ne restituisce il riscontro più diretto: se i monitoraggi ARPAV confermano una tenuta generale dei corsi d’acqua alpini, la pianura e le foci registrano la pressione costante dell’impatto antropico, con la presenza rilevata di fitofarmaci, mercurio e PFAS.

    In questo presente, e non accanto ad esso, si colloca il senso profondo dell’opera: la necessità di smettere di considerare l’acqua come una risorsa illimitata da dominare per tornare ad ascoltarla come parte della nostra stessa sopravvivenza. Non soltanto quanta acqua abbiamo, dunque, ma quale rapporto abbiamo creato con ciò che per secoli abbiamo arginato, deviato, sfruttato, contaminato, misurato e considerato disponibile.

    Pellegrini parte dalle Anguane e dalle storie nate lungo i corsi d’acqua per mettere in relazione immaginario, paesaggio e osservazione contemporanea. Nel film intervengono biologi, speleologi e attivisti; la performer Maria Roveran ricerca la voce delle creature mitologiche mentre il percorso attraversa sorgenti, cascate e grotte lungo un fiume immaginario che dalle Dolomiti arriva alla Laguna di Venezia.

    Il voice-over scritto da Pellegrini racchiude la chiave di lettura dell’intera opera. Un re vuole impossessarsi del fiume che attraversa il suo territorio, costruisce dighe e canali per controllarne il corso e incontra un’Anguana. Lei lo avverte: il fiume non potrà mai appartenergli e, se l’uomo arriverà a considerarsi superiore alle forze della natura, le conseguenze ricadranno sul suo stesso regno. Più avanti, un’altra Anguana pronuncia una sentenza ancora più esplicita: «L’acqua comincerà a scarseggiare, e quella che resterà porterà i segni del tuo passaggio. Allora, forse, capirai: non sarai tu a pagare, ma i figli dei nostri figli». Dialoghi e avvertenze appartenenti a una leggenda immaginata per il film, ma difficili da ascoltare oggi come semplice racconto fantastico.

    È questo punto di contatto tra arcaico e presente che Schievano traduce in suono. La prima parte del disco appartiene ancora a un’acqua elementare: il ghiaccio, la sorgente, il torrente, la luce che attraversa il fondale. Poi qualcosa cambia. Arrivano “Turbine Elegy”, compsota anche sulle frequenze della centrale idroelettrica; “Cataclasis”, con la frattura violenta della roccia e il cedimento di una diga; “Deluge”, massa d’acqua che occupa progressivamente tutto lo spazio; “Conurbation”, con il paesaggio sostituito dalla continuità di cemento e asfalto; “Anoxia”, che prende il nome dalla mancanza di ossigeno negli ambienti acquatici; “Anura” e “Herpetofauna”, dedicate agli anfibi e agli ecosistemi ai quali appartengono.

    Non si tratta di un percorso lineare dalla natura “buona” all’uomo “cattivo”, ma dell’evidenza di quanto i due sistemi siano ormai impossibili da separare.

    «Questo progetto mi ha coinvolto in modo diverso rispetto a molte altre colonne sonore che ho realizzato, anche perché il film nasce da una mia idea e mi vede direttamente presente nella ricerca, e anche in scena nel film, – racconta Joe Schievano –. Sono partito dai luoghi prima ancora che dagli strumenti: dalle sorgenti, dalle cascate, dalle grotte, dai sassi, dagli animali, ma anche dalle turbine e dai suoni prodotti dall’intervento umano. Per me non è sperimentazione fine a se stessa, ma un altro modo di concepire la composizione: accorgersi che la musica può cominciare anche da ciò che abbiamo intorno, se torniamo ad ascoltarlo.»

    Il percorso del film precede l’uscita nelle sale. “Anguane, le voci dell’acqua” è stato presentato in prima assoluta nel giugno 2026 a “CinemAmbiente” di Torino, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema, all’interno della sezione Made in Italy. Nei mesi successivi è passato dal Film Festival della Lessinia, dall’Euganea Film Festival, dove Pellegrini e Roveran hanno partecipato anche all’incontro “L’acqua zè morta?” insieme a Marco Paolini, e da Adrikà – Festival del cinema archeologico di Adria e Delta del Po. Dall’8 novembre il documentario entra nelle sale del Veneto con una serie di proiezioni e incontri con gli autori.

    Per Schievano, membro della European Film Academy e dell’ACMF – Associazione Compositori Musica per Film, l’album rappresenta anche un nuovo punto di arrivo di una ricerca iniziata molti anni prima.

    Dopo l’esperienza come fondatore, chitarrista e compositore dei Radiofiera, con oltre trenta brani pubblicati e un progetto discografico distribuito da Sony Music Italy, si è specializzato nella musica per immagini, conseguendo uno Specialist Certificate al Berklee College of Music di Boston e approfondendo successivamente composizione per film, sound design e tecniche di registrazione. Nel 2014 ha fondato Soundrivemotion, dedicata a musica originale e progettazione sonora per cinema, televisione, documentario, teatro e arti visive. Tra i lavori figurano “Tiziano. L’impero del colore”, prodotto da Sky, Arte ZDF, Kublai Film, Gebrueder Beetz Filmproduktion e Zeta Group Video; “On Life” di Rodolfo Bisatti con Rai Cinema; “O Grito da raposa na note fria” – di Rui Pedro Lamy- Ethno– Portugal. “Inner Me” di Antonio Spanò e il brano “Anime Liquide”, realizzato con Maria Roveran per “Effetto Domino” di Alessandro Rossetto, presentato alla 76ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

    Ma “Anguane, songlines of water” porta questa ricerca un passo più avanti, perché alla fine del disco, dopo il mito, le voci, il ghiaccio, i torrenti, le turbine, la diga, la città e l’acqua privata dell’ossigeno, Schievano sceglie di lasciare quasi tutto fuori. L’ultima traccia si intitola “Lithophone”, letteralmente suono della pietra. Due sassi di fiume battono l’uno contro l’altro e generano la pulsazione del tema principale del film.

    “Anguane, songlines of water” porta questa ricerca fino alla sua forma più essenziale. L’ultima traccia si intitola “Lithophone”, letteralmente “suono della pietra”. Due sassi di fiume battuti l’uno contro l’altro generano la pulsazione del tema principale del film. I droni, lentamente, scompaiono. Rimane quel ritmo elementare e, con esso, la memoria dell’acqua impressa nella roccia. Anche quando l’acqua non c’è più.

    A seguire, tracklist e track by track del disco e informazioni sulle proiezioni del film.

    “Anguane, songlines of water” – Tracklist:

    1. Narrazione 1
    2. Cryosphere
    3. Narrazione 2
    4. Torrent
    5. Narrazione 3
    6. Caustics
    7. Echo of Adgana
    8. Narrazione 4
    9. Turbine Elegy
    10 Cataclasis
    11. Deluge
    12. Narrazione 5
    13. Aganis Heart
    14. Conurbation
    15. Anoxia
    16. Anura
    17. Herpetofauna
    18. Narrazione 6
    19. Adgana Manifesto
    20. Lithophone

    “Anguane, songlines of water” – Track by track:

    Narrazione 1. «Prima che le cose avessero un nome, le montagne erano mute, e l’acqua dormiva nel loro ventre senza poterne mai uscire». Il disco comincia prima ancora che esista il fiume. La voce narrante introduce il mito di una dea che scende sulla terra e fa nascere una sorgente in ogni luogo toccato dai suoi piedi, affidandone la custodia a creature femminili, metà donne e metà animali. È la genesi delle Anguane e insieme l’origine sonora dell’album: l’acqua è ancora nascosta dentro la montagna.

    Cryosphere. La criosfera è la porzione del pianeta nella quale l’acqua rimane allo stato solido. Un drone freddo, immobile e compresso restituisce la permanenza del ghiaccio antico. Poi la materia comincia a cedere: arriva il disgelo, compaiono i primi flussi e il paesaggio sonoro acquista movimento fino all’ingresso di un coro femminile atonale. Il ghiaccio si trasforma in acqua e l’acqua, comincia ad avere una voce.

    Narrazione 2. «Vi fu un tempo in cui gli uomini vivevano in simbiosi con gli esseri magici della natura». La seconda narrazione introduce la rottura del patto. Gli spiriti dell’acqua, delle foreste e del vento scompaiono dal mondo umano. Resta l’idea, sempre più radicata, che l’uomo possa disporre della natura come di qualcosa che gli appartiene.

    Torrent. L’acqua non è più immobile: corre, urta, devia, scava. Il brano ne segue il movimento cinetico dentro la roccia. I droni acquistano fluidità, aderendo alla natura intermittente di un elemento che modifica continuamente il proprio letto e, attraversandolo, modifica il paesaggio.

    Narrazione 3. «In alcune valli si dice che le Anguane siano ancora tra noi». Non sono scomparse; secondo il racconto continuano ad abitare corsi d’acqua, grotte e boschi, lontane dallo sguardo di chi ha smesso di saperle riconoscere. Conoscono il passato e possono vedere il futuro, ma ignorano, consapevolmente, il presente.

    Caustics. In ottica, le caustiche sono le trame luminose generate quando la luce attraversa o viene riflessa da una superficie curva e in movimento. È il ricamo instabile che il sole disegna sul fondo di un torrente. Schievano lo traduce attraverso microfrequenze, oscillazioni e una tessitura rarefatta: non una rappresentazione dell’acqua, ma il tentativo di trasformare in frequenza una sua manifestazione visiva.

    Echo of Adgana. Adgana richiama la radice arcaica legata al nome delle Anguane. La musica abbandona la superficie e scende dentro la roccia. Riverberi, droni profondi e voci nude fuori tonalità lavorano sulla dimensione sotterranea del mito, sulle sorgenti nascoste e sulle cavità calcaree nelle quali il suono non procede in linea retta ma ritorna, si moltiplica, cambia forma.

    Narrazione 4. Lasche, savette, trote, cavedani. Tinche, scazzoni, anguille. Rane, rospi, tritoni. Gamberi, libellule. Efemerotteri, tricotteri. Poi una parola: Anguane. Il testo mette sullo stesso piano le creature reali che abitano gli ecosistemi acquatici e quelle consegnate al mito. Subito dopo arriva una domanda: «Saremo capaci di riportarli in vita, dopo che li avremo fatti scomparire tutti?».

    Turbine Elegy. Per la prima volta la macchina occupa il paesaggio sonoro. Le basse frequenze prodotte dai generatori di una centrale idroelettrica entrano direttamente nella composizione. I droni si fanno più pesanti; le voci delle Anguane cercano uno spazio dentro il rumore meccanico, vi si sovrappongono, entrano in attrito. L’acqua continua a esserci, ma ora passa attraverso qualcosa costruito per governarne la forza.

    Cataclasis. In geologia, la cataclasi è la frantumazione della roccia sottoposta a pressioni e deformazioni intense. Qui anche la struttura musicale si spezza. Il brano accompagna il cedimento di una diga e la devastazione che segue: il drone perde continuità, la massa sonora precipita e le voci delle Anguane abbandonano ogni residuo di canto per trasformarsi in grida.

    Deluge. Dopo la frattura arriva la massa. Il brano non racconta più il fiume come percorso, ma l’acqua come forza che non accetta confini. I droni si fanno opprimenti, il suono occupa progressivamente lo spazio e la distinzione tra ambiente naturale e territorio costruito scompare. Davanti all’acqua che travolge, non esistono più due paesaggi.

    Narrazione 5. «Piave, Cordevole, Boite e Livenza, e Tose, Dones, Fade e Vivane, Adige, Maè, Isonzo, Lierza, e Agane, Longane, Vivane e Bregostane». Nomi di fiumi e nomi di creature finiscono nello stesso elenco; la geografia fisica e quella mitologica si sovrappongono. Per secoli, ogni valle ha attribuito nomi diversi alle proprie presenze dell’acqua, fino a rendere quasi impossibile stabilire dove finisca il territorio e dove cominci il racconto.

    Aganis Heart. Dopo la distruzione, la scala cambia. “Aganis Heart” entra nell’intimità della creatura. Il movimento si riduce fino ad assomigliare a un battito lento, quasi fisiologico. Non c’è più la massa del diluvio: resta una sensibilità esposta davanti a ciò che il paesaggio sta diventando.

    Conurbation. Dall’acqua alla città. La conurbazione è il processo attraverso il quale diversi centri urbani finiscono per fondersi in una continuità edificata. Nel disco diventa un drone statico, freddo e quasi privo di respiro. Il paesaggio organico delle tracce iniziali lascia spazio a una superficie nella quale cemento, asfalto e infrastrutture ridisegnano la geografia.

    Anoxia. L’anossia è la mancanza di ossigeno. Schievano la traduce sottraendo aria alla musica: le frequenze alte scompaiono, il campo sonoro si restringe, il movimento rallenta. Non serve un’esplosione, perché la morte di un ambiente acquatico può anche essere silenziosa.

    Anura. Anura è il nome scientifico dell’ordine al quale appartengono rane e rospi. Nel film gli anfibi entrano nel racconto come organismi strettamente dipendenti dalla qualità e dalla continuità degli habitat acquatici. Il brano porta quindi l’attenzione su una vita spesso marginale nello sguardo umano, ma fortemente esposta alle modificazioni delle zone umide e dei corsi d’acqua.

    Herpetofauna. Il termine indica l’insieme degli anfibi e dei rettili presenti in un ecosistema. Le voci si stratificano su una trama statica, quasi fossile. L’essere mitologico e la fauna reale tornano a sovrapporsi: entrambi dipendono, almeno nel racconto, dalla sopravvivenza dello stesso ambiente.

    Narrazione 6. «Dentro di voi…». Il film porta improvvisamente il discorso fuori dal paesaggio e dentro l’essere umano. L’ultimo messaggio affidato all’Anguana ribalta l’intera prospettiva: «la nostra voce è la voce dell’acqua, la stessa che scorre dentro di voi».

    Adgana Manifesto. La ritmica si fa più netta, le voci si moltiplicano e il coro atonale acquista una forza che fino a questo momento il disco aveva trattenuto. Le Anguane non assistono più. Rispondono. Il loro canto diventa manifesto, non in senso partitico ma nel significato più antico del termine: rendere qualcosa evidente, portarlo davanti agli occhi e alle orecchie di chi fino a quel momento non lo aveva voluto vedere o ascoltare.

    Lithophone. Il cerchio si chiude con due pietre. Lithophone significa letteralmente “suono della pietra” ed è il tema principale del film e dei titoli di coda. Il ritmo che ne sostiene la spina dorsale non proviene da una batteria né da una percussione costruita: nasce dal suono reale di sassi di fiume battuti tra loro. Intorno, i droni si assottigliano progressivamente, fino quasi a sparire. Dopo venti tracce rimane la materia più antica, quella della roccia che conserva il segno dell’acqua che l’ha attraversata.

    “Anguane, songlines of water” – Proiezioni:

    8 novembre 2026 – Venezia, Cinema Rossini – ore 20.30
    Presenti in sala: Giovanni Pellegrini, Maria Roveran e Joe Schievano.
    9 novembre 2026 – Treviso, Cinema Edera – ore 21.00
    Presenti in sala: Giovanni Pellegrini, Maria Roveran e Joe Schievano.
    In collaborazione con Legambiente Treviso.
    10 novembre 2026 – Padova, Cinema Multiastra – ore 21.00
    Presente in sala: Giovanni Pellegrini.
    11 novembre 2026 – Vicenza, Cinema Odeon – orario da confermare
    Presente in sala: Giovanni Pellegrini.
    14 novembre 2026 – Montebelluna, Cinema Italia Eden – ore 17.30
    Presente in sala: Giovanni Pellegrini.
    16-18 novembre 2026 – Mestre, Cinema Candiani
    Il 18 novembre alle ore 21.00 Giovanni Pellegrini sarà ospite in sala.
    16 novembre 2026 – Feltre, OffiCinema – ore 18.30 e 20.00
    Presente in sala: Giovanni Pellegrini.
    17 novembre 2026 – Bassano del Grappa, Cinema Metropolis – orario da confermare
    Giovanni Pellegrini in dialogo con il giornalista Alessandro Comin.
    16-18 novembre 2026 – San Donà di Piave, Cinema Don Bosco
    16-17 novembre 2026 – Vittorio Veneto, Cinema Verdi
    Il 17 novembre alle ore 19.30 Giovanni Pellegrini sarà ospite in sala.

  • Er Pablo: dal 30 ottobre in digitale l’EP d’esordio “Cronache”, dal quale è estratto il singolo in radio “Vita da tango”

    Dal 30 ottobre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming  “Cronache”, il primo ep di Er Pablo per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy dal quale è estratto il singolo in rotazione radiofonica “Vita da tango”.

    “Vita da tango” è un brano che mette al centro la parola e l’interpretazione vocale, facendone il vero filo conduttore dell’arrangiamento. La traccia si muove su più livelli narrativi: dal racconto autobiografico e disincantato delle notti insonni ai lampi di vita quotidiana, fino a una costante riflessione metanarrativa sulla genesi stessa della canzone («dammi la cassa in quattro», «lasciami il kick»).

    Sul piano sonoro, il brano vive di un continuo gioco di contrasti e dinamiche: le tessiture intime delle chitarre acustiche dialogano con synth elettronici e bassi pulsanti, accendendosi e spegnendosi al comando della voce e aprendosi a suggestioni letterarie e cinematografiche che arricchiscono il pezzo fino al suo epilogo.

    “Cronache” segna l’esordio discografico di Er Pablo. Come suggerisce il titolo, il progetto si sviluppa attorno al vissuto personale dell’artista, trasformando l’esperienza quotidiana in narrazione condivisa. Il sound dell’EP riflette una ricerca sonora dinamica e senza schemi rigidi: dall’impatto diretto della cassa dritta a metriche più articolate e serrate, fino all’intimità essenziale di una chitarra acustica. Al centro restano i testi, fulcro espressivo dell’intero lavoro, attraverso cui Er Pablo osserva il reale con sguardo lucido e disincantato, confrontandosi con la complessità e la durezza del nostro tempo.

    TRACK-LIST:

    Vita da tango

    Cosce e angosce

    Limite

    Notte fonda

    Commenta l’artista a proposito del progetto: “Cronache è il riassunto del mio ultimo anno in musica. I miei pensieri, le mie riflessioni, le mie domande e le miei ipotetiche risposte. Ci sarebbero tante cose da dire su come sono arrivato a ogni singola traccia, tanti eventi ed opinioni che mi hanno portato a trovare le parole nella musica.Se questa vita è un tango, allora ballerò con le angosce sul limite della notte”. 

    Biografia

    Pablo Deleuse, in arte “Er Pablo”, è un cantautore romano della nuova scuola hip-hop.

    Il suo percorso artistico comincia con la recitazione ma, ancora giovanissimo, inizia ad appassionarsi alla musica prendendo ispirazione dal vecchio rap romano e dallo studio dei testi dei suoi autori preferiti: Primo Brown, Villa Ada Posse, Colle der Fomento. Si approccia alla scrittura dei primi brevi pezzi a circa 11 anni, prendendo spunto dagli autori che ama e studia costantemente ancora oggi. All’età di 16 anni si appassiona alla musica suonata dal vivo e inizia da autodidatta a studiare vari strumenti: chitarra, pianoforte, batteria. Il suo amore per la musica lo porterà ad approfondire vari generi musicali, trovando una propria dimensione nel rap strumentale.

    Ascoltando le sue ultime uscite: “Fumo e malditesta”, “Johnny” e “Destini in standby”, si evince immediatamente la presenza di molti strumenti suonati dal vivo, accompagnati da testi profondi che rispecchiano ciò che l’artista vive quotidianamente. Er Pablo, crescendo sia artisticamente sia anagraficamente, si spinge sempre più verso la sperimentazione di nuove sonorità, abbinandole a testi capaci di trasmettere sensazioni e interpretazioni diverse a ogni singolo ascoltatore; questo è anche uno dei motivi per cui il suo pubblico è molto eterogeneo, per età e genere, come lui stesso ricorda in molte interviste:

    «La cosa più importante per me è l’interpretazione delle mie parole, sono davvero curioso di sapere cosa le persone vedono nei miei testi». Con questo concetto l’artista evidenzia come il fine ultimo delle sue canzoni sia la comunicazione, intesa come scoperta di tutti quei mondi che le sue parole riescono a evocare: ogni persona può ritrovare qualcosa di unico tra le sue rime. Nonostante il suo animo solitario, Er Pablo collabora con diversi professionisti e artisti. Ad assisterlo nella comunicazione ci sono il team di Red&Blue e ADA Music.

    Mentre per creare una magia unica nei brani si affida al produttore Violea che, con un sound ora morbido ora più rock, lo supporta nell’arricchire gli arrangiamenti e nel renderli unici.

    “Cronache” è l’ep d’esordio di Er Pablo disponibile sulle piattaforme di streaming digitale dal 30 ottobre per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy dal quale è estratto il singolo in rotazione radiofonica “Vita da tango”.

    Instagram –  https://www.instagram.com/er_pablo.radio/