Categoria: comunicati stampa

  • Sedici tracce per raccontare una vita piena di scadenze, paura e notifiche: il nuovo album di PZ

    Don’t worry, ovvero non preoccuparti. Due parole che si pronunciano spesso con leggerezza, anche quando le ragioni per preoccuparsi non mancano affatto.

    Nel nuovo album del rapper modenese d’adozione mantovana PZ, il “Don’t worry” del titolo si scontra continuamente con tutto ciò che rende difficile stare davvero tranquilli: il lavoro, le scadenze, gli stipendi che non bastano mai, il poco tempo, la paura di non farcela e quella sensazione costante di dover gestire troppe cose. Intanto sul telefono scorrono guerre, violenza, truffe e vite che sembrano sempre migliori della propria.

    Sedici tracce in cui l’artista dice di prendere la vita come viene mentre racconta gli attacchi di panico, osserva un mondo che sembra riuscire a restare “Trankilo” anche mentre cadono bombe in Ucraina e a Gaza e racconta una quotidianità nella quale comprare a rate è normale, le scadenze si accumulano e perfino pensare ai propri problemi può diventare qualcosa che «non ci si può permettere».

    E quando la sensazione è quella di essere “Solo contro il mondo”, dopo aver messo in fila sconfitte, rabbia e desiderio di rivalsa, il traguardo finisce per restringersi e riuscire a dormire un’ora in più al mattino basta già per essere contenti.

    Più che mettere in musica l’ansia come concetto, il disco evidenzia ciò che la pressione produce concretamente in una giornata qualunque. In “Fatti miei” PZ va al lavoro e si copre i tatuaggi perché sa che il modo in cui appare può ancora determinare il modo in cui verrà guardato. Parla di vestiti eleganti e scarpe consumate, di quello che si è guadagnato e del valore attribuito a ciò che si possiede.

    In “Telefonino”, invece, il rapper emiliano prende di mira un oggetto che ormai concentra dentro di sé quasi tutto: denaro, conversazioni, immagini, relazioni, distrazione e dipendenza. Lo smartphone diventa la nuova televisione, il portafoglio, il passatempo, il luogo in cui ci si informa e quello in cui ci si perde. Intorno, persone che attraversano la strada senza alzare gli occhi dallo schermo, bambini che imparano osservando adulti sempre connessi, profili controllati ossessivamente, truffe che colpiscono dall’anziano al più giovane e perfino una grafia che si disimpara perché si scrive sempre meno a mano. Non è una condanna della tecnologia, ma il ritratto di un’abitudine talmente radicata da non accorgerci quasi più di quanto abbia cambiato il nostro modo di vivere e di relazionarci con gli altri.

    Ne viene fuori una persona adulta che continua a lavorare, pagare, rispondere, reagire istintivamente e andare avanti mentre le cose da gestire aumentano.

    L’album è nato in un periodo che PZ stesso definisce buio, segnato da tensioni personali alle quali si sommava la necessità di continuare con la vita di tutti i giorni. La scrittura è arrivata rapidamente: alcuni pezzi in pochi minuti, altri in mezz’ora, seguendo i beat inviati da Gloomy Note, al secolo Leonardo Visan, con il quale il rapper ha sviluppato nell’ultimo anno e mezzo una collaborazione sempre più solida. Da una quantità molto più ampia di materiale sono rimaste sedici tracce, registrate all’interno dello studio domestico che PZ aveva realizzato cinque anni fa e che ora dovrà smontare in seguito al trasferimento imposto dall’aumento dell’affitto. Anche questo dettaglio finisce, indirettamente, in “Don’t Worry”, un disco sul tentativo di trovare stabilità realizzato in uno spazio che, proprio mentre l’album arriva alla fine, sta per scomparire.

    L’artista ha seguito personalmente registrazione, mix e master, lavorando sulle sedici tracce fino alle ultime settimane prima dell’uscita. Gloomy Note firma la produzione, donando al progetto un impianto sonoro di matrice trap e drill, sul quale PZ mantiene una scrittura che arriva da oltre vent’anni di rap. L’incontro tra i due evita però la distinzione tra “vecchia scuola” e linguaggi contemporanei: l’obiettivo dichiarato è dimostrare che produzioni attuali e testi impegnati non siano affatto incompatibili.

    Lo stesso stato di allerta che attraversa il disco trova una prosecuzione anche sul piano visivo. “Don’t worry” è infatti accompagnato da una trilogia di videoclip ufficiali collegati tra loro, iniziata con “Paura”, proseguita con “Solo contro il mondo” e conclusa con la title track, che porta avanti lo stesso filo narrativo dell’album.

    Nel primo capitolo, “Paura”, PZ appare legato a un palo all’interno di una sorta di laboratorio, circondato da figure in camice. Non è chiaro se qualcuno stia cercando di salvarlo o di tenerlo prigioniero. Accanto a lui compare la pole dancer Marta Bressanin, mentre attrazione, controllo e costrizione finiscono per sovrapporsi nello stesso spazio.

    In “Solo contro il mondo”, girato alla Italian Defence Academy di Mantova con la partecipazione, tra gli altri, del fighter Luca Tarabori, la narrazione prosegue attraverso un immaginario legato al combattimento, fisico e mentale.

    Con “Don’t worry” il percorso si chiude tra uno studio di tatuaggi e un parcheggio nel quale alcune figure vestite da medici tornano a cercare PZ. Personaggi e situazioni ricompaiono da un video all’altro, creando una continuità che lega paura, isolamento, controllo e tentativo di restare padroni della propria vita.

    Se la trilogia chiude il racconto visivo di “Don’t worry”, è “Voglio urlare” a chiudere quello musicale. E lo fa con un rovesciamento che sintetizza bene tutto ciò che è venuto prima. Il brano comincia dalla stanchezza di chi sente di aver fatto molto e continua a domandarsi quanto sia servito. Il titolo prometterebbe un’esplosione, ma la canzone prende una direzione diversa: dopo aver ripetuto il desiderio di urlare, PZ sceglie il silenzio davanti a chi alza la voce senza avere nulla da dire.

    “Don’t worry” non giunge a una serenità conquistata e non pretende di spiegare a chi lo ascolta come raggiungerla; piuttosto, racconta che cosa significa cercarla mentre intorno continuano ad accumularsi lavoro, paura, aspettative, soldi da far bastare, relazioni da gestire e un mondo che entra ogni giorno dentro uno schermo, allontanandoci sempre di più da ciò che ci circonda.

    Alla fine, quel “Don’t worry” non significa che non ci sia nulla di cui preoccuparsi, ma continuare comunque, senza lasciare che tutto ciò che ci preoccupa finisca per fermarci.

    A seguire, tracklist e track by track del disco.

    “Don’t worry – Tracklist”

    1. Solo contro il mondo
    2. Bipolare
    3. Non sono bravo (feat. Matt)
    4. Don’t worry
    5. Combina guai
    6. Trankilo
    7. Paura
    8. Cortina
    9. Non cambia (feat. Manny Rivera)
    10. Fatti miei
    11. Ora tarda
    12. Tossico
    13. Mood
    14. Pollo
    15. Telefonino (feat. Gordo)
    16. Voglio urlare

    “Don’t worry” – Track by track

    “Solo contro il mondo” apre il disco con una dichiarazione di isolamento che ha però pochissimo di eroico. Essere soli contro il mondo significa aver incassato colpi, attraversato momenti di caduta e imparato a non aspettare necessariamente che qualcuno arrivi in soccorso. Dentro la durezza della scrittura affiorano dettagli che fanno parte del passato, del presente e del modo in cui si immagina il futuro: il ricordo della nonna, la stanchezza, il bisogno di dormire un’ora in più. Il combattimento evocato dal brano finisce così per assomigliare soprattutto alla fatica di continuare.

    In “Bipolare” gli estremi della quotidianità diventano barre: sentirsi invincibili e, il giorno dopo, schiacciati dalle responsabilità; desiderare l’attico e ritrovarsi in un bilocale; aspirare continuamente a qualcosa in più e ricordarsi, per un momento, di ciò che esiste già. Il titolo viene utilizzato da PZ fuori dall’accezione clinica, come immagine di un’instabilità personale e sociale che il rapper aveva già affrontato nel singolo pubblicato nei mesi precedenti.

    “Non sono bravo” (feat. Matt). Essere considerato “bravo” significa spesso essere accomodante, stare al proprio posto, chinare la testa. PZ rovescia il giudizio e trasforma l’accusa in una presa di posizione: se essere accettati richiede obbedienza, appartenenza al clan giusto o compiacenza, allora non essere bravi può diventare una scelta.

    La title track “Don’t worry” contiene il paradosso dell’intero album. PZ ripete “non preoccuparti” mentre racconta attacchi di panico, ostacoli che ne anticipano altri e un dialogo interiore tutt’altro che pacificato. La leggerezza del ritornello entra così in attrito con ciò che accade nelle strofe: prendere la vita come viene non significa necessariamente viverla senza paura.

    Autoironia e autocritica convivono in “Combina guai”, pezzo nel quale PZ si attribuisce una lunga serie di errori senza cercare assoluzioni. Il “combina guai” è l’adulto che continua a superare i propri limiti, inciampa, ricade negli stessi meccanismi e, mentre prova a capire che cosa fare “da grande”, scopre di desiderare lo sguardo che aveva da bambino.

    “Trankilo”. Una vacanza, le immagini dei bombardamenti, i lavoratori nei turni festivi, i piccoli imprenditori, una quattordicesima consumata in pochi giorni. Il brano mette una accanto all’altra realtà che normalmente teniamo separate e racconta il modo in cui continuiamo a vivere la nostra quotidianità mentre altrove cadono bombe, si combattono guerre e qualcuno prova semplicemente a sopravvivere. Più il ritornello insiste su quel “Trankilo”, più la parola perde il suo significato originario e diventa il simbolo di un’assuefazione che abbiamo finito per considerare normale.

    Furti, telecamere, violenza, abuso di potere, sfiducia. In “Paura” PZ osserva una società nella quale il pericolo, reale o presunto, modifica comportamenti e percezioni, fino a trasformare la prudenza in uno stato di allerta continuo. È anche il brano scelto per aprire la trilogia dei videoclip.

    “Cortina” è una delle tracce più irriverenti del disco. Cannabis, abitudini, proibizionismo e riferimenti alle Olimpiadi diventano materiale per una scrittura provocatoria che utilizza doppi sensi, immagini volutamente sopra le righe e continui giochi fonetici. Il tono cambia rispetto ai brani precedenti senza interrompere il racconto di una persona che cerca, anche attraverso l’eccesso, un modo per staccare.

    Rate, scadenze, poco tempo, necessità economiche e dipendenze sono i temi centrali di “Non cambia” (feat. Manny Rivera), traccia che racconta una quotidianità nella quale si prova semplicemente a rimanere a galla. Il ritornello insiste su una realtà che sembra non cambiare, nonostante tutti i tentativi di sottrarsi agli stessi meccanismi. Manny Rivera porta nel brano il proprio sguardo sul riscatto, sull’autenticità e sulla distanza tra ciò che una persona possiede e ciò che realmente vale.

    In “Fatti miei” PZ parte dal coprirsi i tatuaggi prima di andare al lavoro e da quell’azione, apparentemente banale, apre un discorso su pregiudizio, apparenza, denaro, successo e coerenza. Il passaggio dalla “scarpa consumata per strada” al vestito elegante non cancella ciò che è venuto prima; semmai rende ancora più evidente la distanza tra l’immagine attraverso cui veniamo giudicati e la storia che ci ha portati fin lì.

    Scrivere quando gli altri dormono, registrare ancora, rimandare il sonno. “Ora tarda” fotografa uno dei momenti più istintivi del disco e racconta anche il rapporto operativo tra PZ e Gloomy Note: musica prodotta dentro giornate già piene, spesso conquistando ore che normalmente sarebbero destinate al riposo.

    In “Tossico” il pregiudizio diventa quasi una gag ricorrente. PZ racconta di essere stato fermato, controllato e giudicato per il proprio aspetto fin da ragazzo, trasformando la frase “faccia da tossico” in un ritornello sarcastico. Il brano gioca sulla discrepanza tra quello che gli altri presumono di sapere guardandoci e ciò che realmente trovano quando provano a verificare.

    Il basso picchia mentre intorno scorrono social, strada, fame, contratti, ricchezza ostentata e periferie. In “Mood” persone e immagini si accumulano fino a restituire un ambiente saturo, al quale PZ risponde con il linguaggio che conosce meglio, senza cercare di renderlo più educato di ciò che sente.

    Essere troppo buoni, fidarsi, cascarci di nuovo. PZ usa la figura del “Pollo” per ridere innanzitutto di sé stesso e della facilità con cui si può finire dentro meccanismi già riconosciuti. Sotto la superficie giocosa rimane però una sensazione meno leggera: quella di vivere in un sistema nel quale è molto facile passare da partecipanti a “carne da macello”.

    Lo smartphone è televisore, portafoglio, archivio, passatempo, abitudine e intermediario di una parte crescente della vita quotidiana. PZ e Gordo lo raccontano con sarcasmo in “Telefonino”, partendo da persone che non guardano più la strada e arrivando alle truffe online, ai gruppi silenziati, alla perdita della scrittura manuale e all’esempio dato ai bambini. Una fotografia volutamente esasperata di una dipendenza talmente diffusa da essere diventata quasi invisibile.

    Il disco termina con “Voglio urlare”, brano che racchiude il bisogno di esplodere dopo aver accumulato rabbia, delusioni e tradimenti. Ma proprio quando la narrazione sembra preparare l’urlo definitivo, PZ lo trattiene: davanti a chi usa soltanto il volume della voce, sceglie di parlare più piano. Dopo sedici tracce trascorse a reagire “di pancia” a ciò che accade, l’ultima risposta cambia il punto di vista, giungendo alla consapevolezza che non sempre puoi cambiare quello che hai intorno, ma puoi scegliere come rispondere.

  • Il poliziotto-rapper Revman racconta l’uomo dietro la divisa in “Scatti in borghese”

    Un fratello minore al quale promette di esserci sempre, una relazione sentimentale segnata dalla manipolazione e il ricordo di un investigatore ucciso dalla mafia, conosciuto anche attraverso le parole di Letizia Battaglia. Dopo anni di rap dedicato alla legalità e di incontri nelle scuole, Sebastiano Vitale, in arte Revman, racconta la propria vita fuori dal servizio in barre con “Scatti in borghese”, il nuovo album disponibile dal 28 ottobre 2026 sui principali digital store e, per la prima volta, in versione integrale anche su YouTube.

    Nato a Palermo nel 1990, assistente della Polizia di Stato in servizio presso la Questura di Milano, Revman ha dedicato gran parte della propria attività musicale alla prevenzione del bullismo, delle dipendenze e delle discriminazioni. Con il nuovo lavoro affronta anche vicende personali che finora aveva raccontato poco. Il titolo richiama otto fotografie della sua vita, tra episodi legati alla professione, rapporti familiari e relazioni sentimentali.

    Il disco si apre con “Poliziotto Rapper”, che racconta la quotidianità tra turni di servizio e scrittura delle canzoni. La title track, accompagnata dal videoclip ufficiale, segue invece una passeggiata notturna tra taxi, locali e persone incontrate per strada. In “Doppia Personalità Giuridica” e “Ordine e Disordine” Vitale affronta il rapporto tra la professione e la vita privata, mentre “Posti di Blocco Mentali” si concentra sulla libertà di pensiero e sulla necessità di valutare criticamente le informazioni.

    Tra le tracce più personali figura “Zone Grigie”, dedicata a una relazione che l’artista descrive come caratterizzata da comportamenti manipolatori. Il brano racconta le difficoltà incontrate nel riconoscere quegli atteggiamenti e la decisione di interrompere il rapporto. In “Fratello Maggiore”, invece, racconta il legame con il fratello minore e il desiderio di trasmettergli forza, coraggio e speranza per affrontare le sfide quotidiane, soprattutto quelle interiori, spesso invisibili agli altri ma profondamente dolorose.

    A chiudere l’album è “Senza Scorta”, un omaggio a Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo assassinato dalla mafia il 21 luglio 1979. Giuliano aveva condotto importanti indagini sul traffico internazionale di stupefacenti e sui collegamenti finanziari di Cosa Nostra. La canzone nasce anche dal ricordo di un incontro tra Vitale e Letizia Battaglia, la fotografa palermitana scomparsa nel 2022.

    Battaglia raccontò personalmente al rapper un episodio nel quale Giuliano era intervenuto per consentirle di fotografare, dopo che alcuni agenti avevano cercato di impedirle di avvicinarsi. La stessa fotografa ricordò pubblicamente l’accaduto in un’intervista a Treccani, citando le parole dell’investigatore: «La signora deve fotografare». Un gesto che aveva colpito Revman per il rispetto dimostrato da Giuliano nei confronti del lavoro della fotoreporter.

    Con “Scatti in Borghese”, Revman amplia il proprio percorso artistico, affidando al rap, alle rime e allo storytelling autobiografico il racconto di esperienze personali e riflessioni sulla propria identità. La scrittura diretta e introspettiva diventa il filo conduttore di un progetto che mette al centro la musica e la forza delle parole.

    «Attraverso il rap – dichiara – voglio trasmettere soprattutto alle nuove generazioni un messaggio di speranza e consapevolezza, dimostrando che anche dalle esperienze più difficili possono nascere occasioni di crescita e cambiamento.»

    Il 28 ottobre, giorno dell’uscita del disco, Revman sarà a Napoli, presso la Biblioteca Annalisa Durante, nel quartiere Forcella, per presentare l’album insieme al libro autobiografico “REVMAN – Il Poliziotto Rapper. Un viaggio tra legalità, musica e ispirazione”, pubblicato da REVMAN Edizioni. La biblioteca è intitolata alla quattordicenne uccisa nel 2004 durante un conflitto a fuoco tra gruppi camorristici.

    Il giorno successivo, 29 ottobre, l’artista parteciperà al Tram della Salute Mentale di Milano, nell’ambito delle iniziative di Milano4MentalHealth. L’appuntamento, promosso dal Comune di Milano, prevede un tram ATM dedicato alla sensibilizzazione sul disagio psicologico, con ritrovo alle 10.45 presso la Casa della Psicologia, in piazza Castello 2.

    Revman è impegnato da anni anche in laboratori rap rivolti agli studenti, realizzati in collaborazione con associazioni e professionisti dell’ambito educativo. Tra i progetti figurano “A Rozzano legalità”, “ZeroBulli” e “Trapper AntiBulli”, canzoni scritte e registrate con gli alunni per affrontare temi come mafia, bullismo e discriminazioni.

  • Arriva in Italia “Sotto la sua responsabilità” di Melinda Leigh: mentre lo sceriffo Bree Taggert dà la caccia a un serial killer, diventa presto lei stessa il bersaglio in un thriller poliziesco mozzafiato

    Dal 22 ottobre Melinda Leigh torna in Italia con Indomitus Publishing e “Sotto la sua responsabilità”, l’ottavo capitolo della saga bestseller.

    A chi è consigliato il libro “Sotto la sua responsabilità” di Melinda Leigh?

    Il libro “Sotto la sua responsabilità” di Melinda Leigh è consigliato a chi ama i thriller polizieschi ad alta tensione con una protagonista femminile forte (lo sceriffo Bree Taggert), le serie in cui i personaggi evolvono, i drammi familiari intrecciati alle indagini e i procedurali americani ricchi di colpi di scena. Perfetto per i fan di Lisa Regan, Karin Slaughter e Kendra Elliot.

    Due escursionisti scoprono in una radura nel bosco un corpo avvolto in un telone. La ricerca nell’area circostante porta alla luce altri due cadaveri. Per lo sceriffo Bree Taggert è subito chiaro: hanno trovato il terreno di scarico di un serial killer.

    Con l’aiuto del fidato investigatore Matt Flynn, Bree segue una pista contorta fatta di segreti e menzogne. Quando si presentano a casa di Jana, la migliore amica di una delle vittime, trovano l’appartamento devastato e dato alle fiamme. Jana è scomparsa.

    La violenza dell’assassino si sta intensificando. E la minaccia diventa terribilmente personale: qualcuno prende di mira la famiglia di Bree, una giovane madre svanisce nel nulla e la sensazione che il killer sia molto più vicino di quanto sembri inizia a insinuarsi ovunque.

    “Con ‘Sotto la sua responsabilità’ Melinda Leigh regala ai lettori un thriller poliziesco di contea che tiene il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina e che i lettori di lingua inglese hanno definito un page-turner irresistibile, lodandone il ritmo incalzante, la capacità di non svelare l’identità dell’assassino fino alla fine e l’evoluzione costante dei personaggi – ha dichiarato l’editore Davide Radice.

    Bree e Matt crescono di volume in volume e chi ha seguito la saga fin dall’inizio troverà qui un ulteriore approfondimento delle loro dinamiche personali e professionali, in un equilibrio sempre più teso tra vita privata e indagine.

    Tradotto come sempre brillantemente da Lorenza Braga, è il libro ideale per gli appassionati di gialli e polizieschi che cercano un’indagine serrata su un serial killer; chi ama le serie in cui i personaggi evolvono e le relazioni si approfondiscono nel tempo; gli amanti dei drammi familiari intrecciati alla trama criminale, che aggiungono profondità emotiva alla suspense; i lettori di thriller dal ritmo mozzafiato, impossibili da abbandonare; chi predilige i procedurali con una protagonista femminile forte, determinata e umana, capace di destreggiarsi tra le pressioni del ruolo di sceriffo e quelle della sfera personale.

    I fan di Lisa Regan, Karin Slaughter e Kendra Elliot (con la quale Melinda Leigh condivide stabilmente lo stesso universo letterario, incluso l’attesissimo crossover a quattro mani “Echi di morte” in uscita a marzo 2027 che vedrà indagare assieme Bree Taggert e Mercy Kilpatrick) troveranno questo ottavo capitolo travolgente e una conferma del perché la serie continua a conquistare lettori in tutto il mondo: indagini ad alta tensione, personaggi che restano impressi e una posta in gioco che diventa, di libro in libro, sempre più personale”.

    In un thriller che fonde indagine serrata e suspense psicologica, Bree dovrà capire quindi di chi può fidarsi davvero. Perché il pericolo non è solo nei boschi oscuri, ma anche tra le persone che ama di più. Riuscirà a scoprire il legame tra le vittime prima che il killer colpisca di nuovo le persone sotto la sua responsabilità?

    

    DATI TECNICI

    Titolo: Sotto la sua responsabilità

    Autrice: Melinda Leigh

    Casa editrice: Indomitus Publishing

    Data di pubblicazione: 22 ottobre 2026

    Costo: ebook € 7,99 (in esclusiva su Amazon, incluso in Kindle Unlimited) / paperback € 17,99 in libreria e su tutti gli store online

    Pagine: 336

    Link al sito: https://www.indomitus-publishing.it/product/sotto-la-sua-responsabilita-melinda-leigh/ e https://www.amazon.it/dp/B0H1MB6QDH

    L’AUTRICE

    Melinda Leigh è un’autrice bestseller di Amazon e del Wall Street Journal, nota per i suoi avvincenti romanzi di suspense e i suoi personaggi ben delineati.

    Ex funzionaria di banca, dopo essersi unita all’associazione Romance Writers of America ha deciso che scrivere era più divertente di analizzare i rendiconti finanziari. Con un background nelle arti marziali e una profonda comprensione della medicina legale e delle indagini criminali, Melinda Leigh porta autenticità e intensità nelle sue narrazioni. Le sue opere hanno ricevuto numerosi premi e un pubblico di lettori devoti, consolidando il suo status di voce di primo piano nel genere thriller.

    Vive in una casa disordinata con la sua famiglia e un piccolo branco di animali, adottati dai centri di recupero.

    Per maggiori informazioni, visitate www.melindaleigh.com

    PROFILO CASA EDITRICE

    Indomitus Publishing è una casa editrice alternativa, indipendente e attenta nello scegliere accuratamente storie avvincenti per il mercato editoriale dando fiducia ai bravi Autori italiani e rispettando la natura grazie ad un’attenta pianificazione delle tirature per evitare sprechi.

  • Annachiara Cecere: dal 6 novembre in radio e in digitale il nuovo singolo “Diverso per me”

    Dal 6 novembre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica “Diverso per me”, il nuovo singolo di Annachiara Cecere per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “Diverso per me” è un brano pop rock che esplora il tema dell’immaginarsi una vita differente rispetto a quella attuale. Il desiderio dell’artista di sentirsi «piccola per sempre» rappresenta un rifugio, un modo intimo per proteggersi dalle asperità e dalle difficoltà del quotidiano, accompagnato dall’interrogativo se nascere in una grande città avrebbe potuto offrirle maggiori opportunità nel suo percorso musicale.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Diverso per me nasce come un provino con autori e che riguarda la mia voglia di crescere e rimanere piccola ,al tempo stssso.Abbiamo modificato alcune parole chiave ed immagini per far arrivare delle immagini molto chiare rispetto al mio racconto”.

    Biografia

    La giovane cantautrice salernitana Annachiara Cecere, nata nel 1997, ha iniziato a studiare canto e scrittura a vent’anni. Dopo tre anni di studi ha cominciato a pubblicare i suoi brani, tra cui “Una luna blu” e “Stasera non ti giudico”, che hanno ottenuto un grande successo sui social, superando il milione di stream su YouTube e un milione e mezzo su TikTok.

    Tra il 2023 e il 2024 ha continuato a pubblicare alcuni singoli da indipendente e ha studiato composizione per un anno, imparando i rudimenti del pianoforte per comporre personalmente le melodie dei suoi pezzi. Nel 2025 ha avviato la collaborazione con lo studio di produzione musicale Take Away Studios, una sinergia che le ha permesso di definire la propria identità sonora e ampliare la base di pubblico con brani come “Ti stupirò” e “Preferirei”. A giugno dello stesso anno è uscito “La mia normalità”, un singolo pop dance accolto con ottimi riscontri, a cui ha fatto seguito a settembre “Il mio presente”. Attraverso la sua produzione artistica punta a esplorare l’universalità delle emozioni umane, offrendo un punto di contatto per far sentire gli ascoltatori meno soli.

    Il percorso artistico prosegue nel 2026 con le pubblicazioni di “In apnea” e “I tuoi nei”, fino all’uscita di “Come fai tu” nel mese di settembre.

    “Diverso per me” è il nuovo singolo di Annachiara Cecere disponibile sulle piattaforme digitali di streaming in rotazione radiofonica dal 6 novembre 2026 per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    Instagram – https://www.instagram.com/annachiara.cecere?igsh=MXN2aWJpYzF4YTd1dQ==

    TikTok – https://www.tiktok.com/@annachiara.cecere

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  • Un secolo di calcio, una bottega di strumenti e diciannove canzoni: le storie di Napoli dietro “ÆSTHETICA pt. II”

    Una canzone scritta per i cento anni del Napoli, le chitarre di un liutaio che ha accompagnato generazioni di musicisti partenopei e il suono di quella stagione in cui Phil Collins, i Toto e i Police dominavano le classifiche internazionali. C’è una Napoli che guarda al pop degli anni Ottanta in “ÆSTHETICA pt. II”, il nuovo album del cantautore e polistrumentista Eric Mormile, che ha scelto di raccontare le passioni e i piaceri della vita quotidiana attraverso nove brani in lingua napoletana, tra synth-pop, new wave e rock. Il disco completa un progetto di diciannove composizioni, articolato in due capitoli musicalmente complementari, e dedicato nella sua seconda parte alla memoria di Luigi “Gigi” Buono, storico liutaio di via San Sebastiano scomparso lo scorso giugno. A chiudere l’opera, un esperimento ispirato a Peter Gabriel: Mormile ha ripreso il tema strumentale del primo album e ne ha riscritto le note al contrario, trasformandolo nella composizione conclusiva del secondo.

    L’idea di realizzare due dischi dedicati ai piaceri quotidiani arriva dopo un percorso discografico concentrato su argomenti differenti. In “Quanta Luce”, pubblicato nel 2023, e “’A Terra Sona Int’ ’e Tiempe Stuorte”, del 2024, il musicista napoletano aveva affrontato l’emarginazione, le difficoltà personali, il rapporto con la società e la resilienza. Dopo quei lavori ha deciso di dedicare altrettanto tempo alle esperienze che procurano benessere e soddisfazione, dalle attività più comuni alle passioni coltivate nel corso della vita.

    «Scherzando, spesso dico di aver passato due anni a parlare di guai con i primi due dischi, ecco perché poi con i successivi due ho deciso di virare sulla tematica del piacere», racconta Mormile, che aveva immaginato fin dall’inizio i due capitoli di “ÆSTHETICA” come opere differenti per genere, approccio e atmosfera, accomunate dagli argomenti affrontati.

    Il primo, “ÆSTHETICA pt. I”, pubblicato nel 2025, presentava sonorità tipiche dello Yacht Rock e della fusion californiana degli anni Settanta e Ottanta. Le influenze degli Steely Dan, dei Toto, dei Doobie Brothers e di Michael McDonald accompagnavano composizioni dedicate al riposo, al mare, al desiderio, ai viaggi e alla tranquillità della propria stanza.

    La seconda parte cambia ambientazione e intensità. Le nuove canzoni si sviluppano prevalentemente nelle ore notturne e raccontano il piacere di guidare dopo il tramonto, ballare liberamente, assistere a un concerto, visitare un museo, condividere un brindisi o festeggiare la vittoria della propria squadra.

    Anche sul piano musicale il passaggio è evidente. Ai pianoforti elettrici, ai cori ispirati a Michael McDonald e agli interventi del sax che caratterizzavano il primo capitolo subentrano sintetizzatori vintage, drum machine, synth bass, arpeggiatori e chitarre elettriche dal suono più incisivo. I tempi accelerano, gli arrangiamenti acquistano maggiore intensità e le composizioni recuperano alcune caratteristiche delle produzioni pop-rock internazionali degli anni Ottanta e dei primi Novanta.

    Phil Collins, John Farnham, Joseph Williams, Michael Sembello, Mr. Mister, Level 42, Police, Def Leppard, Giraffe e Jan Hammer sono alcuni dei riferimenti dichiarati dall’artista, che attinge a quel repertorio per strutturare un linguaggio musicale nel quale la musicalità della lingua napoletana incontra synth-pop, new wave, funk e dance rock.

    L’album, registrato prevalentemente nel 2025 e nella prima metà del 2026, è stato realizzato con la coproduzione dell’ingegnere del suono Nino Pomidoro, collaboratore abituale di Mormile. Per le parti di chitarra il musicista ha utilizzato anche il Rockman, l’amplificatore progettato da Tom Scholz dei Boston, impiegato in numerose registrazioni degli anni Ottanta, tra cui “Hysteria” dei Def Leppard.

    La cura degli arrangiamenti accompagna un lavoro esecutivo particolarmente impegnativo, con assoli di chitarra più articolati rispetto ai dischi precedenti e parti vocali che lo stesso autore considera fra le più complesse del proprio repertorio. La ricerca sonora si affianca all’attenzione per la scrittura in lingua napoletana, affidata ancora una volta alla supervisione del Maestro Salvatore Palomba, storico autore di “Carmela”, interpretata da Sergio Bruni, con il quale Mormile ha consolidato negli anni un rapporto di collaborazione e amicizia.

    Tra i nove brani del nuovo album, uno nasce da un anniversario particolarmente significativo per la città.

    Il 1° agosto 2025, esattamente un anno prima del centenario della SSC Napoli, Mormile ha deciso di scrivere una canzone per la squadra azzurra. È nata così “Cient’Anne d’Ammore”, una traccia dedicata alla passione calcistica e al piacere di condividere quella stessa fede con altre persone. Per anni il cantautore aveva conosciuto le celebrazioni dei primi scudetti del Napoli soprattutto attraverso i racconti del padre. Le vittorie del 2023 e del 2025 gli hanno permesso di partecipare in prima persona a quei festeggiamenti, vivendo l’entusiasmo cittadino e quella familiarità spontanea che, al termine di una partita vinta, può portare ad abbracciare anche una persona mai incontrata prima. È questa esperienza a diventare il tema della canzone, scritta come un vero e proprio coro da stadio: una melodia inizialmente affidata a una sola voce viene progressivamente ripresa da altre, fino a un crescendo conclusivo pensato per essere cantato collettivamente. L’ispirazione musicale arriva dall’Arena Rock dei Def Leppard, con un arrangiamento che richiama le grandi produzioni concepite per coinvolgere il pubblico durante i concerti.

    Il legame con Napoli attraversa anche un’altra vicenda, questa volta legata alla lavorazione del disco e alla memoria di una figura conosciuta nell’ambiente musicale cittadino. L’11 giugno 2026 è prematuramente scomparso Luigi “Gigi” Buono, storico liutaio del Centro Chitarre di via San Sebastiano, la strada del centro storico napoletano tradizionalmente associata ai negozi di strumenti musicali. Aveva 58 anni e da decenni si occupava della riparazione, della manutenzione e delle modifiche delle chitarre di musicisti professionisti e appassionati. La sua dipartita ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio tra colleghi, amici e artisti che nel tempo si erano affidati alla sua competenza. Buono era considerato un riferimento anche oltre i confini campani e tra i musicisti che gli affidavano abitualmente i propri strumenti figuravano Carlo Fimiani, Franco Giacoia, Roberto Giangrande ed Ernesto Vitolo. Tra le persone che lo conoscevano e apprezzavano c’era anche Eric Mormile. Il liutaio si occupava abitualmente delle sue chitarre e conosceva le esigenze tecniche che lo spingevano a richiedere modifiche specifiche agli strumenti. Comprendeva il suono che il musicista desiderava ottenere e lo aiutava a individuare gli interventi necessari. Nel tempo era diventato anche un confidente musicale, una persona con cui confrontarsi e alla quale affidare i propri strumenti. La sua morte, sopraggiunta mentre Mormile era impegnato nella registrazione del disco, ha spinto l’artista a dedicare l’intero album alla sua memoria. Una scelta particolarmente significativa per un artista che attribuisce grande importanza alle caratteristiche delle chitarre, agli effetti utilizzati e alla ricerca di timbri specifici. Il ricordo di Buono accompagna così un lavoro nel quale la componente strumentale occupa un ruolo centrale.

    Accanto al legame con la città e alle persone che hanno accompagnato la sua formazione, “ÆSTHETICA pt. II” lascia emergere anche aspetti meno conosciuti della vita dell’autore. Uno di questi riguarda la pittura, protagonista di “Poesia a Culure”. Da bambino Mormile trascorreva molte ore disegnando. A trasmettergli quell’interesse era stato il nonno omonimo, un tabaccaio in pensione che dedicava gran parte delle proprie giornate alla realizzazione di dipinti. Eric aveva cominciato a imitarlo, disegnando continuamente anche durante le lezioni scolastiche, tanto da provocare le lamentele degli insegnanti. I genitori decisero così di iscriverlo al liceo artistico, dove approfondì il disegno anatomico, le tecniche pittoriche e la storia dell’arte. Quella formazione continua a influenzare il suo lavoro: Mormile realizza infatti personalmente parte dell’identità visiva dei propri progetti discografici e conserva l’abitudine di trascorrere ore nei musei, osservando i dipinti con l’attenzione di chi ne conosce materiali, tecniche e riferimenti storici. In “Poesia a Culure” racconta il piacere di contemplare un’opera figurativa. Tra gli artisti che hanno alimentato il suo immaginario figurano Edward Hopper, Keith Haring, Giorgio de Chirico, Mario Schifano, Edvard Munch, Renoir, Van Gogh, Picasso, Dalí, Degas e Monet. Musicalmente il brano prende ispirazione dai Police, mentre l’assolo di chitarra rende omaggio a Michael Landau.

    Un’altra esperienza personale diventa protagonista di “Nu Mare ’e Surrise”, dedicata al piacere di assistere a un concerto. Mormile frequenta regolarmente gli spettacoli dal vivo, sia per passione sia per osservare il lavoro degli artisti sul palco, le scelte sceniche e gli arrangiamenti. L’idea nasce anche da “Light of a Thousand Smiles” dei Survivor, canzone che racconta il rapporto con il pubblico dalla prospettiva del musicista. Il cantautore napoletano ha scelto di adottare quella dello spettatore, descrivendo l’attesa prima dello spettacolo, l’emozione dell’esecuzione e le sensazioni che rimangono dopo l’ultima canzone. Il brano contiene anche un riferimento dichiarato a “In the Air Tonight” di Phil Collins, richiamato nelle prime parole del testo napoletano, mentre l’assolo di chitarra rende omaggio a Steve Lukather, che Mormile considera il proprio chitarrista di riferimento.

    Il piacere di perdersi nella fantasia attraversa invece “Mille Culure d’ ’a Pazzia”, nata da un’abitudine decisamente contemporanea: guardare brevi video sui social network. Mormile racconta di imbattersi frequentemente in immagini di appartamenti di lusso ispirati agli anni Ottanta e generate attraverso l’intelligenza artificiale. Quelle ambientazioni diventano per lui il punto di partenza per immaginare luoghi e situazioni, alimentando un processo creativo che spesso prosegue anche dopo aver smesso di guardare lo schermo. Il ritornello rielabora un passaggio di “Fantasy” degli Earth, Wind & Fire, mentre la composizione è ispirata a Joseph Williams e ai Level 42, con un assolo conclusivo concepito come omaggio ad Allan Holdsworth.

    Tra le tracce più energiche del disco figurano “Gravità Zero” e “Int’ ’o Quadrato”, i primi due singoli pubblicati per anticipare il progetto. Il primo immagina una crociera nello spazio, utilizzando un gioco di parole tra la costellazione di Orione e l’espressione napoletana ’o rione, il quartiere. Il secondo è dedicato al piacere del ballo libero e contiene un riferimento alla Piaga del Ballo del 1518, il fenomeno di danza collettiva incontrollata verificatosi a Strasburgo.

    Con “Giro ’e Notte”, invece, Mormile racconta una delle proprie abitudini preferite: guidare dopo il tramonto. Le luci della strada, la musica dell’autoradio e l’aria che attraversa i finestrini diventano gli elementi di un’esperienza quotidiana trasformata in canzone, attraverso sonorità ispirate ai Mr. Mister e a Jan Hammer.

    A completare il percorso arriva “Pe Sempe ’Mbriache”, terzo e ultimo singolo dell’album, accompagnato dal videoclip ufficiale. L’espressione che dà il titolo alla canzone, letteralmente “Per sempre ubriachi”, nasce da un brindisi che Mormile aveva cominciato a pronunciare per gioco durante le cene con amici e familiari. Ripetuta nel tempo, quella formula è diventata una consuetudine, tanto che oggi sono spesso le persone a lui vicine a rivolgergliela per prime. L’ebbrezza evocata nel testo rappresenta metaforicamente la felicità e il desiderio di condividerla con le persone care. La prima strofa racconta il momento concreto del brindisi, mentre la seconda approfondisce il significato che l’artista attribuisce a quell’augurio. Le influenze musicali rimandano a John Farnham e Michael Sembello. Il videoclip, diretto da Michele De Angelis per Midea Video, è stato girato nel luglio 2026 tra le strade e alcuni locali di Bagnoli. Accanto a Mormile compaiono Antonietta Di Marzo, Giuseppe Toscano e Nicoletta Boccardi, amici e familiari già presenti in precedenti lavori visivi dell’artista. La scelta di coinvolgerli nasce dalla volontà di rappresentare un’esperienza realmente vissuta attraverso le persone che l’hanno ispirata.

     L’intero progetto trova la propria conclusione musicale nella title track strumentale, “ÆSTHETICA pt. II”, lavorata con un procedimento compositivo particolare. L’idea nasce dall’ammirazione di Mormile per Peter Gabriel, uno dei suoi principali riferimenti artistici. Il musicista britannico ha pubblicato nel 2023 “i/o” e nel 2026 ha avviato una nuova serie di uscite mensili per “o\i”, album concepito come prosecuzione del precedente. Osservando l’inversione presente nei titoli dei due dischi di Gabriel, Mormile ha immaginato di applicare un principio simile alla propria composizione. Ha quindi recuperato il tema strumentale che chiudeva “ÆSTHETICA pt. I”, ne ha riscritto le note in ordine inverso e ha sviluppato una nuova armonizzazione e un nuovo arrangiamento, ispirato alle musiche di Jan Hammer per la serie televisiva “Miami Vice”. Secondo quanto spiegato dall’artista, il procedimento è stato concepito affinché il materiale musicale dei due brani possa essere ricondotto alla stessa origine attraverso l’inversione della scrittura. Le due composizioni conservano così un legame diretto, completando un progetto costruito fin dall’inizio attraverso due identità complementari.

    Lo stesso principio emerge nelle copertine. Nel primo album compare il sole, nel secondo la luna. Il ritratto dell’artista si sposta da sinistra a destra, mentre le fotografie originali di Silvana Ferrandino e Sara Di Marzo, rielaborate dallo stesso Mormile, mantengono un’impostazione comune attraverso variazioni cromatiche successive.

    Anche la modalità di pubblicazione segue una scelta precisa: i brani dei due album sono stati distribuiti progressivamente, alternando singoli e anticipazioni, accompagnati da videoclip, audio ufficiali e lyric video curati dall’artista. Una strategia che Mormile dichiara di aver adottato prendendo a riferimento il percorso discografico di Peter Gabriel.

    Con “ÆSTHETICA pt. II”, Eric Mormile pubblica il suo quarto album in quattro anni, dopo “Quanta Luce” del 2023, “’A Terra Sona Int’ ’e Tiempe Stuorte” del 2024 e “ÆSTHETICA pt. I” del 2025.

    Nato a Napoli il 3 aprile 1994, il musicista ha cominciato a studiare violino all’età di sei anni, ha fatto parte delle formazioni corali del Teatro San Carlo e si è diplomato in Musica Corale e Direzione di Coro al Conservatorio San Pietro a Majella. Alla formazione accademica ha affiancato lo studio della chitarra, del pianoforte e del canto, sviluppando nel tempo una scrittura che combina lingua napoletana e influenze musicali internazionali.

    Durante le registrazioni del nuovo disco sono nate anche composizioni rimaste fuori dalla tracklist, considerate dall’artista maggiormente legate alla sfera emotiva. Potrebbero stabilire il punto di partenza del suo prossimo lavoro, al quale Mormile guarda dopo aver concluso i diciannove brani di “ÆSTHETICA”, due album concepiti fin dall’inizio per raccontare esperienze differenti attraverso la stessa idea di piacere, dal giorno alla notte.

    “ÆSTHETICA pt. II” – Tracklist:

     1. Gravità Zero
    2. Giro ’e Notte
    3. Pe Sempe ’Mbriache
    4. Mille Culure d’ ’a Pazzia
    5. Int’ ’o Quadrato
    6. Nu Mare ’e Surrise
    7. Poesia a Culure
    8. Cient’Anne d’Ammore
    9. ÆSTHETICA pt. II

  • Mi tingo di blues and more… è il nuovo album della cantautrice Fiammetta Ricci  tra introspezione, crescita personale e desiderio di libertà

     
    La voce eclettica e magnetica di Fiammetta Ricci incontra pianoforte, chitarre elettriche e acustiche, basso, batteria, sassofono, violoncello, fisarmonica e hammond, dando vita a un progetto ricco di sfumature e contaminazioni

    È disponibile in formato fisico e in digitale Mi tingo di blues and more…, il nuovo album della cantautrice teramana Fiammetta Ricci, prodotto e pubblicato dall’etichetta PlayCab Records. Dopo Anima Ctonia (2010) e Untold e controvento (2018), questo è il terzo lavoro discografico della vocalist e autrice abruzzese, che ne firma testi e musica, oltre a esserne produttrice esecutiva e coordinatrice artistica. Composto di dodici tracce, di cui dieci inedite, il disco racconta un lungo percorso di maturazione artistica e personale, nato dalla collaborazione con musicisti che hanno condiviso con l’autrice idee, emozioni e ispirazioni: in particolare Fabrizio Mandolini (sassofono) ha curato la direzione artistica e gli arrangiamenti insieme a Toni Fidanza (pianoforte). Oltre a loro, fanno parte di questa band Luca Mongia (chitarra elettrica, hammond e cori), Emanuele Di Teodoro (basso) e Fabio Colella (batteria). Nei due brani riproposti dal precedente album, Di argento silenzio e Untold e controvento, suonano  Gianluca Caporale (sassofono), Galileo Di Ilio (violoncello), Renzo Ruggieri (fisarmonica), Mauro De Federicis (chitarra e chitarra classica), Marco Di Natale (basso) e Glauco Di Sabatino (batteria).

    ”Tingersi di blues” significa – afferma Fiammetta Ricci – permettere alla musica di penetrare nel profondo e di risuonare nelle stanze più remote dell’anima». Come suggerisce il titolo dell’album, non si tratta di un disco di puro blues: “and more…” apre ad un orizzonte musicale più ampio, in cui l’incontro tra la voce e i diversi strumenti dà vita a una molteplicità di sfumature e suggestive contaminazioni. I testi, scritti in italiano e in inglese, vertono su temi quali la ricerca di identità, il bisogno di sentirsi vivi e il desiderio di libertà. Spiega l’autrice: «I miei brani veicolano un messaggio di rivolta, pacata ma tenace, agli stereotipi culturali e un’affermazione di autonomia. Con la mia musica, i miei testi e la mia attività artistica vorrei poter dire a tutte le donne di talento che desiderano comunicare e condividere la loro creatività che non devono lasciarsi frenare da chi pensa che, dopo i venti o i trent’anni, sia troppo tardi per mettersi in gioco. L’idea di fondo del progetto è ridestare il desiderio di liberarsi, facendo vibrare qualcosa nel nostro essere più profondo. Ognuno deve partire da sé stesso per trovare ciò di cui ha bisogno per restare vivo». L’album si apre con il brano Mi tingo di blues, dichiarazione di una nuova consapevolezza. Il testo e il sound alludono a un percorso di trasformazione che, passo dopo passo, l’autrice compie da sola, con il proprio coraggio. Flowing in love, pezzo dal chiaro impianto blues, descrive la nostra natura di individui in cerca d’amore, come fiumi che scorrono lontani ma verso una comune direzione. La terza traccia, Let me go, è un grido di libertà, indirizzato a ogni donna che si ritrova sottomessa e privata della dignità di poter compiere scelte autonome. Le atmosfere blues caratterizzano anche Suddenly, canzone che narra con dolcezza un cambiamento improvviso che avviene dentro di sé. Di argento silenzio è un brano tratto dal secondo album della Ricci, qui rielaborato con un arrangiamento di chitarra blues nelle prime strofe: una ninna nanna rivolta al bambino che è rimasto dentro ciascuno di noi. Pur con un sound diverso, Occhi di falco e Il volo delle idee affrontano lo stesso tema, quello della libertà di pensiero e del valore delle idee che plasmano le nostre azioni e le nostre decisioni. Due testi ricchi di metafore e immagini poetiche. Untold e controvento, brano che ha dato il titolo al precedente album, è riproposto perché si riconnette ad un tema centrale anche in questo contest: la voce di una donna che respira controvento, si slancia e può volare. Il pezzo è impreziosito dalla fisarmonica jazz di Renzo Ruggieri. Vorrei nasce da una considerazione sulla difficoltà di parlarsi in modo profondo e dalla volontà di provare a ricostruire il dialogo, con fiducia e rispetto delle reciproche fragilità. Che sarà domani è una riflessione sul periodo storico che stiamo vivendo, caratterizzato da insicurezze ed equilibri instabili. You Know allude al fluire del sentimento amoroso e alla necessità di lasciarlo scorrere, non potendolo imbrigliare. Nuvole al vento è un brano venato di soul e di rock: nasce da un’immagine di nuvole che corrono nel cielo e cambiano repentinamente l’orizzonte, nascondendo l’azzurro. Ma ogni nuovo giorno offre la possibilità di rivedere la luce.

    Compositrice e vocalist dalla voce magnetica e ricca di cromatismi (ma anche saggista e scrittrice), Fiammetta Ricci si avvicina alla musica fin da giovanissima, orientandosi negli anni verso il blues e il jazz. Nel 2010 fonda la AnimaCtonia Jazz Band, sviluppando una maturazione artistica che oggi le consente di spaziare da registri blues e gospel allo swing e alla bossa nova. Si dedica anche alla poesia e alla scrittura teatrale e ha curato la direzione artistica di diverse rassegne culturali abruzzesi. È professore ordinario di Filosofia politica presso l’Università di Teramo.

    Sito dell’artista: www.fiammettaricci.it
    Ascolto dell’album su Spotify: https://open.spotify.com/artist/6HJpZfaaWQS1lG8olAvqqe

  • Swing, chanson française e brani originali: Elena Andreoli e la sua band sabato 7 novembre agli Arcimboldi per JAZZMI


     
    Nel foyer del Teatro degli Arcimboldi il concerto della vocalist e autrice jazz Elena Andreoli, nome in ascesa della scena italiana. Con lei sul palco Paolo Tomelleri (clarinetto), Alessio Magliari (pianoforte), Gabriele Boggio Ferraris (vibrafono e percussioni), Davide Galileo Parisi (chitarra e ukulele), Carlo Bavetta (contrabbasso), Alberto Traverso (batteria e cori) e Tazio Forte (fisarmonica)  

     MILANO – Grandi classici dello swing, chanson française, pezzi immortali del canzoniere italiano, nuovi brani originali e un’incursione nelle musiche da film: è questo il cocktail del concerto intitolato The Arcimboldi Session che vedrà protagonisti la vocalist e autrice jazz Elena Andreoli e la sua band sabato 7 novembre, nel foyer del TAM di Milano, nell’ambito del festival internazionale JAZZMI (inizio live ore 21, ingresso 20 euro; prevendite su  www.ticketone.it/event/elena-andreoli-the-arcimboldi-session-tam-teatro-arcimboldi-milano-22005494 e  www.teatroarcimboldi.it/fat-event/elena-andreoli).
    Elena condividerà il palco con una figura storica del jazz italiano come il clarinettista Paolo Tomelleri e altri sei musicisti di vaglia: Alessio Magliari (pianoforte), Gabriele Boggio Ferraris (vibrafono e percussioni), Davide Galileo Parisi (chitarra e ukulele), Carlo Bavetta (contrabbasso), Alberto Traverso (batteria e cori) e Tazio Forte (fisarmonica). Un gruppo affiatato con il quale Andreoli darà vita a una vera e propria sessione musicale: dalla dimensione intima dei piccoli ensemble acustici all’energia della formazione completa, il concerto sarà costruito intorno alla ricerca di sonorità sorprendenti, attraverso l’incontro tra strumenti e linguaggi differenti. «Ho voluto con me musicisti e strumenti capaci di dare colori diversi alla musica – afferma la diretta interessata – Non suoneremo sempre tutti insieme. Saranno proprio gli incontri tra gli strumenti, le loro diverse personalità e le combinazioni sonore a creare le sorprese della serata. Vorrei accompagnare il pubblico in un viaggio tra Paesi, epoche e atmosfere, attraverso canzoni che, anche quando appartengono al passato, hanno ancora molto da raccontare oggi a ciascuno di noi». 
    Come detto, una delle novità più interessanti della serata sarà l’esplorazione della chanson française con la riproposizione di brani come Les feuilles mortes, Que reste-t-il de nos amours?, La Mer e La vie en rose: un repertorio che Andreoli affronta attraverso una duplice ricerca, letteraria e sonora, trovando proprio nel jazz il linguaggio ideale per sperimentare nuove possibilità interpretative: «Il jazz non è un genere blindato. È fondato sull’ascolto, sull’interazione e sulla libertà espressiva ed è un linguaggio ideale per sperimentare. Nella chanson cerco nuove geometrie musicali, ma soprattutto nuove possibilità espressive della mia voce. E poi c’è la parola: come autrice sono affascinata dalla straordinaria ricchezza letteraria di questi testi, da una tradizione europea che porta con sé secoli di poesia, cultura e storia. E la storia si sente: nelle parole, nelle melodie, perfino nei silenzi. Il jazz mi permette di esplorare questo patrimonio e di restituirgli ogni volta una nuova vita».
    La scaletta del concerto prevede, inoltre, riletture jazz di capolavori italiani come Estate e Volare e la riproposizione di alcuni grandi classici americani, da It Don’t Mean a Thing (If It Ain’t Got That Swing) ad All of Me. Un’altra novità, forse la più ghiotta, sarà la presentazione di una manciata di composizioni originali, composte da Elena e arrangiate da Andrea Andreoli (trombonista di fama internazionale, in tour nelle scorse settimane con il batterista Billy Cobham), che presto diventeranno un album: «Sto lavorando a canzoni che parlano del nostro tempo e che affrontano temi di attualità e sono focalizzata sulla costruzione di un linguaggio sempre più personale, nel quale convivono scrittura originale, sperimentazione e una rinnovata attenzione al rapporto tra musica e parola. Un esempio? Il brano Girl in the Mirror, che ho scritto e interpretato al cinema nella recente commedia romantica Stella Gemella del regista Luca Lucini con protagoniste Margherita Buy e Laura Morante».
    L’esibizione al TAM si concluderà con uno sguardo sul futuro e, in particolare, con una riflessione sul rapporto tra l’uomo e la tecnologia, sulla transizione digitale e sull’intelligenza artificiale. Il tutto attraverso l’immaginario visionario di Blade Runner, il capolavoro cinematografico di Ridley Scott, la cui celebre colonna sonora composta da Vangelis verrà proposta in un arrangiamento inedito, realizzato appositamente per il concerto.
    The Arcimboldi Session rappresenta così una tappa significativa nella nuova stagione artistica di Elena Andreoli, che la prossima primavera sarà in scena a Parigi e poi di nuovo a Tokyo, dove lo scorso aprile aveva condiviso il palco con Yosuke Sato, sassofonista giapponese già al fianco di Gregory Porter: un percorso che, partendo dalle radici del jazz, si apre a nuove geografie, nuove collaborazioni e soprattutto a una voce autoriale sempre più personale, nel segno di una ricerca musicale che non sembra conoscere confini.
  • DOMENICO CUCCARESE “Punto di Rottura” UNA RELAZIONE CHE SI SPEGNE SENZA RUMORE

    DOMENICO CUCCARESE

    “Punto di Rottura”

    UNA RELAZIONE CHE SI SPEGNE SENZA RUMORE

    ASCOLTA “PUNTO DI ROTTURA”!

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    Una relazione che si consuma lentamente, tra distanze sempre più profonde e parole che non riescono più a trovare spazio.

    Con “Punto di rottura”, il nuovo singolo, Domenico Cuccarese racconta la fine silenziosa di un rapporto, quel momento in cui qualcosa si incrina senza bisogno di esplodere, lasciando emergere una frattura che era già presente.

    Il brano si sviluppa attraverso immagini evocative e simboliche: il legno che si spezza, le radici che diventano un muro, un orizzonte che si curva. Metafore di un legame che perde progressivamente la propria solidità, mentre gesti, pensieri e parole non dette alimentano una distanza sempre più difficile da colmare.

    Sul piano sonoro, la scrittura intima e introspettiva del cantautorato incontra una produzione pop elettronica dalle pulsazioni dance. Un contrasto che diventa elemento centrale del brano: da una parte l’energia ritmica, dall’altra la fragilità emotiva di un racconto che mette a nudo le difficoltà della comunicazione e il senso di impotenza davanti a una relazione che cambia.

    Nato da una prima bozza, successivamente ripresa e trasformata attraverso un lavoro sulla progressione armonica e sulla componente ritmica, “Punto di rottura” trova nella voce il proprio fulcro espressivo. È attraverso di essa che prende forma il bisogno di comunicare, proprio quando trovare le parole giuste sembra diventare sempre più difficile.

    Domenico Cuccarese è un cantautore, compositore e produttore musicale originario di Castellammare di Stabia. Si avvicina alla musica attraverso lo studio del pianoforte e della composizione, dando inizio a un percorso artistico che lo porta, nel 2012, alla pubblicazione di “Viaggio sulle nuvole”, un album strumentale per pianoforte solo.

    Dopo una pausa discografica, nel 2023 torna a pubblicare musica originale con brani come “Notti” e “Conosco il mare”, dando forma a una scrittura personale in cui melodia, narrazione ed emozione si intrecciano. Parallelamente, attraverso il progetto Do.Sa.Mi., sviluppa la propria attività di produzione musicale, seguendo in prima persona ogni fase del processo creativo e della costruzione sonora dei suoi brani.

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  • GREEN ROSE “Chronic Dreams” UNA FUGA ON THE ROAD PER ASSAPORARE UN PO’ DI LIBERTÀ

    GREEN ROSE

    “Chronic Dreams”

    UNA FUGA ON THE ROAD PER ASSAPORARE UN PO’ DI LIBERTÀ

    ASCOLTA “CHRONIC DREAMS”!

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    Un’autostrada, i finestrini abbassati, la musica alta e nessuna particolare fretta di arrivare. “Chronic Dreams”, il nuovo singolo dei Green Rose, racconta la libertà di ritagliarsi uno spazio fuori dalla routine, condividendo la strada, le notti e le risate con gli amici e con la cannabis come strumento per mettere in pausa pensieri e preoccupazioni per qualche ora.

    “Friends by my side, laughter in the air” sintetizza il mood di questa esperienza collettiva fatta di complicità e momenti senza programmi, mentre il ritornello insiste su “Chronic dreams, floating free”, catturando la leggerezza di una piccola parentesi in cui sentirsi lontani dalle pressioni quotidiane.

    Quale genere migliore di uno street glam ispirato ai Guns ‘n’ Roses per questo brano divertente, senza sovrastrutture e basato sull’immediatezza, sull’energia e sul piacere di suonare?

    “Chronic Dreams” è la colonna sonora di un girovagare notturno da condividere, quando la destinazione conta meno delle persone a bordo e il viaggio in sé è un motivo più che sufficiente per partire.

    Nata nel 2022 dall’iniziativa di Crash, la band prende forma con l’ingresso del batterista Anton e si completa nel 2023 con l’arrivo del bassista Enry.

    Dopo una prima fase di sviluppo del progetto, dalla fine del 2024 il gruppo intensifica il lavoro su composizione e repertorio, avviando un percorso sempre più orientato all’attività live.

    Il 2025 segna una svolta: aumentano i concerti e, durante l’estate, la band entra in studio per registrare il primo album, completato nel dicembre dello stesso anno. La partecipazione al Veneto Rock Contest, a cui il gruppo si iscrive nel settembre 2025, porta nel febbraio 2026 il terzo premio della Giuria Popolare e favorisce l’incontro con uno scout, aprendo la strada alla firma con Sorry Mom!.

    Il 2026 si sviluppa tra palchi e nuove uscite discografiche: a febbraio arriva “Rebels”, seguito a marzo da “Saints of My Soul” e a luglio da “Slaughter”, singoli che anticipano il disco d’esordio. Nello stesso anno la band partecipa a Sanremo Rock e al Nicky Show di Canale Italia, ampliando le occasioni per presentare la propria musica. Dopo l’uscita di Enry dalla formazione, avvenuta a fine luglio per ragioni interne, il gruppo prosegue l’attività dal vivo con il supporto di Martin Carpani, bassista dei King Lizard. La band continua oggi a portare avanti i concerti e la pubblicazione dei singoli, in attesa di svelare il primo album.

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