Categoria: comunicati stampa
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Classica, tango, jazz ma non solo: dal 29 maggio al 5 settembre la nona edizione del festival Onde musicali sul Lago d Iseo
Artisti affermati, vincitori di concorsi internazionali e giovani talenti provenienti dai Conservatori italiani e dalle Accademie estere parteciperanno alla nuova stagione della manifestazione che, per oltre tre mesi, animerà le due sponde del Sebino, nelle province di Bergamo e Brescia: in programma ben 66 appuntamenti, tutti a ingresso libero, tranne quelli a Monte Isola e sull’Isola di Loreto. Il via a Iseo venerdì 29 maggio nel segno della liricaISEO (BS) – È tutto pronto per la nona edizione di Onde musicali sul Lago d’Iseo, il festival organizzato dall’Associazione Luigi Tadini di Lovere in collaborazione con Visit Lake Iseo, l’ente di promozione turistica del Lago d’Iseo, che dal 2017 anima nei mesi estivi (ma non solo) i luoghi più suggestivi delle due sponde del Sebino e di alcune località limitrofe con il coinvolgimento di una ventina di Comuni delle province di Bergamo e Brescia. Anche quest’anno il cartellone è ricco: oltre 200 artisti si esibiranno in 66 appuntamenti in programma dal 29 maggio al 5 settembre. In programma concerti di lirica, cameristica, sacra, antica, jazz, tango e crossover, ma anche spettacoli e concorsi musicali, con la partecipazione di artisti affermati, vincitori di concorsi internazionali e giovani talenti provenienti dai Conservatori italiani e dalle Accademie estere.Non solo: nel mese di maggio ricorre un compleanno importante, il centenario della Motonave Capitanio 1926, il battello più antico del Lago d’Iseo, patrimonio e memoria storica della navigazione lacustre. La ricorrenza verrà festeggiata con sette concerti – dal 4 giugno al 5 settembre tra Lovere, Marone, Iseo, Predore, Paratico, Pisogne e Castro – ospitati a bordo dello splendida e storica imbarcazione.Onde musicali sul Lago d’Iseo è reso possibile grazie al contributo di Regione Lombardia e al supporto degli sponsor (Fondazione della Comunità Bergamasca, Navigazione Lago d’Iseo, Rotary Club Lovere-Iseo-Breno, Comisa, Bertoni antinfortunistica industriale, Gfelti, Antica Fratta Franciacorta e Lions Club Lovere). Come sempre, tutti gli eventi del festival sono a ingresso libero, ad eccezione dei tre concerti speciali (costo: 80 euro, inclusi il parcheggio, il trasporto sull’isola con imbarcazione privata e un brindisi): il primo è in programma il 27 giugno alla Rocca Martinengo di Monte Isola, location affascinante ed esclusiva; gli altri due il 5 settembre sull’incantevole Isola di Loreto, a chiusura della rassegna. Molti appuntamenti si terranno in splendidi luoghi d’arte e suggestivi contesti naturalistici, offrendo un’occasione imperdibile per (ri)scoprire il fascino e la bellezza di questo angolo di Lombardia.Roberto Forcella, ideatore della manifestazione, commenta: «La nona edizione è ancora più ricca delle precedenti grazie al sostegno della Fondazione della Comunità Bergamasca e al bando Insieme per la cultura (Bergamo-Brescia Capitale della cultura 2023). Per qualità e dimensione, il nostro festival è diventato a pieno titolo la manifestazione estiva di riferimento per il nostro territorio. Oltre ad essere uno strumento di accrescimento culturale e di promozione turistica, Onde musicali sul Lago d’Iseo rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra le tante amministrazioni pubbliche coinvolte, che nel corso degli anni hanno dimostrato di saper fare squadra». Aggiunge Claudio Piastra, chitarrista di fama internazionale e direttore artistico del festival: «È per me un grande orgoglio curare anche quest’anno il cartellone di Onde musicali, che fin dalla prima edizione dedica particolare attenzione ai giovani esecutori di talento. Visto l’alto profilo dei musicisti, diventa sempre più impegnativo il compito di selezionare le formazioni tra le tante che mi vengono segnalate nel corso dell’anno dai Conservatori italiani, dalle Accademie estere e dagli organizzatori dei Concorsi».La nona edizione di Onde musicali sul Lago d’Iseo prenderà il via, come detto, venerdì 29 maggio a Iseo (Bs), in concomitanza con l’inaugurazione della nuova stagione del Festival dei Laghi Europei: sul sagrato della Pieve di Sant’Andrea, i migliori allievi dell’Accademia Verdiana Carlo Bergonzi di Busseto porteranno in scena Note sul lago (inizio ore 21). I cantanti dell’Accademia provengono da tutto il mondo: in questo concerto, un tenore abruzzese, Nicola Di Filippo, che si sta affermando con un repertorio leggero nei teatri italiani ed esteri, canterà con due soprani, la fiorentina Valentina Saccone e Yuliya Cherskaya, di nazionalità russa, e con il baritono Joseleo Logdat, proveniente dalle Filippine, che studia da due anni presso l’Accademia emiliana. Accompagnati al pianoforte da Simone Maria Marziali, direttore artistico dell’istituzione musicale di Busseto, i quattro giovani talenti si esibiranno in un programma dedicato in gran parte al lago: due Barcarole (quella di Offenbach e l’op. 37 n. 6 “Giugno” di Tchaikovsky), brani tratti dalla Bohème di Puccini, che il compositore scrisse ispirandosi al lago toscano di Massaciuccoli, così come l’aria tratta da La donna del lago di Rossini, oltre a brani dall’Elisir d’amore di Donizetti e naturalmente ad alcune arie verdiane.Tra i tanti appuntamenti del mese di giugno è imperdibile, lunedì 1, sempre a Iseo e sempre sul sagrato della Pieve di Sant’Andrea (ore 21), lo spettacolo Este es el Tango. La vocalità intensa e teatrale di Celeste Gugliandolo, attrice, cantante e musicista messinese giunta alla notorietà con il gruppo I Moderni durante la quinta edizione del talent televisivo X Factor, verrà accompagnata da Alberto Fantino (bajan), Angelo Vinai (clarinetto), Cristiano Alasia (chitarra) e Francesco Bertone (contrabbasso). Il pubblico sarà condotto in un viaggio nella storia del tango: si passerà dai più grandi successi della tradizione campera ai tanghi canciòn della Guardia Vieja, in cui la melodia assume un ruolo centrale, fino alle intramontabili milonghe e alla corrente “evoluzionista”della Guardia Nueva. Al centro, naturalmente, la vita e le composizioni di Astor Piazzolla, lo straordinario compositore argentino che ha avuto il merito di emancipare il tango, modernizzandolo.È nel segno del tango anche il concerto di venerdì 19 giugno presso la Cittadella della Musica e dell’Arte di Marone (Bs) alle ore 21: il quartetto di fiati Neuma (Giacomo Barone al flauto, Tommaso Gasparoni all’oboe, Nicolò Andriolo al clarinetto e Matteo Dal Toso al fagotto) darà vita con il fisarmonicista Marcello Grandesso allo spettacolo Estaciones Porteñas, eseguendo alcune delle pagine più note di Piazzolla (le quattro Estaciones Porteñas, Oblivion, Adiós Nonino, Café 1930 e Nightclub 1960) e omaggiando anche uno dei suoi più illustri allievi, il fisarmonicista francese Richard Galliano, con l’esecuzione del suo Tango pour Claude. Attivo a livello nazionale e internazionale con un vastissimo repertorio che spazia dal classicismo viennese alla musica da film del Novecento italiano ma non solo, Neuma è un ensemble ad assetto variabile che si basa prevalentemente sull’impiego dei fiati, dal trio d’ance al quintetto classico. Dal 2023 è iniziata la collaborazione con il fisarmonicista Marcello Grandesso, diplomatosi al Conservatorio di Vicenza e vincitore del primo premio assoluto al Concorso internazionale di musica per i giovani di Stresa. I cinque musicisti hanno ideato il progetto Astor, incentrato sulla rilettura delle musiche dell’inventore del Nuevo Tango in una strumentazione classica per quartetto di legni e fisarmonica, che regala all’interpretazione nuove sfumature sonore.Fra i numerosi eventi in programma da segnalare, sabato 27 giugno, la prima delle due serate speciali del festival: nel suggestivo contesto della Rocca Martinengo di Monte Isola (Bs) andrà in scena il concerto Il Classico incontra il Jazz, protagonisti il chitarrista Claudio Piastra, il pianista Andrea Servidio, il contrabbassista Luca Garlaschelli e il batterista Massimo Melillo (ore 21). All’ombra dell’affascinante castello di origine trecentesca, oggi proprietà privata, che si erge su uno sperone roccioso sopra il golfo di Sensole, il quartetto si esibirà in celebri brani di Ennio Morricone (Tema di Jill da C’era una volta il West e Gabriel’s Oboe da Mission), Astor Piazzolla (Oblivion), Paul Desmond (Take Five) e Claude Bolling (Concerto per chitarra classica e jazz piano trio). Considerato dalla critica internazionale uno dei più autorevoli chitarristi italiani in ambito classico, Claudio Piastra svolge un’intensa attività concertistica come solista e con orchestre prestigiose. Nel 2020 ha vinto il Premio Internazionale “Astor Piazzolla” e attualmente insegna Musica da Camera, oltre a tenere masterclass in Italia e all’estero. Il contrabbassista Luca Garlaschelli è un nome di primo piano della scena jazz italiana: tra le sue collaborazioni spiccano quelle con Tullio De Piscopo, Paolo Fresu, Tiziana Ghiglioni, Umberto Petrin, Enrico Rava, Gaetano Liguori, Franco Cerri, Enrico Intra, Gianni Coscia, Bruno De Filippi, Renato Sellani e Gabriele Mirabassi, solo per citarne alcune. Ha inoltre condiviso il palco a lungo con l’attore Moni Ovadia. Il batterista jazz Massimo Melillo, diplomatosi con il massimo dei voti al Conservatorio di Torino, si è perfezionato alla marimba e sul repertorio orchestrale presso l’Accademia Internazionale della Musica di Milano. Ha collaborato con importanti istituzioni sinfoniche e liriche italiane, tra cui Orchestra RAI, Teatro Regio di Torino, Maggio Musicale Fiorentino, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro la Comunale di Bologna e Teatro dell’Opera di Roma. Infine, Andrea Servidio è un giovane pianista e compositore, apprezzato per la sua versatilità: sa spaziare con disinvoltura dalla classica al jazz fino al pop e ha suonato con nomi di spicco del jazz italiano e internazionale (tra cui Emanuele Cisi, Elliot Mason e Giovanni Falzone). Nel 2024 ha vinto il Primo Premio del Conservatorio di Milano nella categoria Jazz.Maggiori info – Programma completo del festival, acquisto dei biglietti e aggiornamenti on line qui: visitlakeiseo.info -

Francesco Cavestri live tra USA e Canada a maggio
Prosegue il percorso internazionale di Francesco Cavestri (classe 2003), pianista e compositore tra i più interessanti talenti della nuova generazione europea, che nel mese di maggio si esibirà in una serie di date tra USA e Canada.
Continua l’ascesa internazionale di Francesco Cavestri. Il giovane musicista e produttore italiano prosegue la sua attività concertistica oltreoceano, con tre tappe d’eccezione che toccheranno i principali palchi di USA e Canada, portando dal vivo una visione contemporanea del jazz capace di intrecciare tradizione, elettronica e influenze hip-hop. Un mini-tour che attraversa tre città simbolo della cultura musicale nordamericana — New York, Chicago e Toronto — e che segna una nuova tappa nella crescita artistica di una delle voci più originali della nuova scena jazz italiana.
19/05 Toronto – Jazz Bistro
20/05 Chicago – Fulton Street Collective
22/05 New York – Istituto Italiano di Cultura
Il 19 maggio 2026 (ore 20:30), Cavestri si esibirà a Toronto presso il Jazz Bistro, uno dei principali club della città e punto di riferimento per la scena internazionale, con un concerto in trio che intreccia composizione originale e memoria musicale.
Per questo appuntamento sarà affiancato dal contrabbassista canadese Roberto Occhipinti e dal batterista Austin Gembora, in una formazione che unisce virtuosismo, creatività e collaborazione transatlantica. Momento centrale della serata sarà il tributo a Kenny Wheeler, compositore e trombettista dalla scrittura profondamente lirica, nato proprio nel capoluogo dell’Ontario e figura chiave nel collegare la tradizione jazzistica a una sensibilità europea e cameristica.
Accanto a questo omaggio, non mancherà una citazione strumentale a Joni Mitchell, artista simbolo della musica canadese, capace di fondere i confini tra folk, jazz e ricerca armonica. Nel concerto, il pianoforte di Cavestri si fa spazio di racconto e paesaggio sonoro, dialogando con una città che da sempre fa della diversità culturale la propria identità.
Il 20 maggio 2026, Cavestri suonerà al Fulton Street Collective di Chicago, uno spazio nel cuore della città dedicato a progetti artistici contemporanei e sperimentali. In linea con la vocazione innovativa del genere, il concerto assume qui un valore simbolico particolare, inserendosi nella tradizione di una delle metropoli più centrali nella storia e nell’evoluzione del jazz.
In questa occasione, Cavestri proporrà un set in piano solo, una delle forme più intime e rivelatrici del suo linguaggio musicale. Davanti agli 88 tasti, il pianista aprirà un dialogo diretto con il pubblico, attraversando territori che uniscono lirismo jazz, sperimentazione contemporanea ed emozione narrativa.
Un momento particolarmente significativo della data di Chicago sarà l’omaggio a Herbie Hancock, leggendario pianista originario proprio della città dell’Illinois, e a Miles Davis, nato anch’egli nello Stato e di cui nel 2026 ricorre il centenario della nascita.
Un dialogo ideale tra generazioni e linguaggi che collega la grande tradizione del jazz americano alle traiettorie contemporanee: un viaggio in piano solo che disegna ponti tra Italia e Stati Uniti, tradizione e visione, rivelando la voce unica di Francesco Cavestri.
Il 22 maggio 2026, Cavestri torna a New York con un concerto speciale presso l’Istituto Italiano di Cultura, prestigiosa istituzione impegnata nella promozione della cultura italiana negli Stati Uniti e punto di incontro tra le scene artistiche dei due Paesi.
Per questo appuntamento sarà affiancato da due giovani talenti della scena internazionale cresciuti proprio a New York: Mattia Muller alla batteria e Joav Ganor al basso. Entrambi alumni del Berklee College of Music di Boston, sono oggi tra i musicisti più richiesti della nuova generazione jazz statunitense.
Il trio diventa uno spazio di ricerca sonora in cui jazz, elettronica e hip-hop dialogano liberamente: il basso di Ganor, melodico e percussivo, si intreccia con l’estetica del beatmaking, mentre Muller, con la sua sensibilità ritmica e la profonda conoscenza delle nuove tendenze del drumming americano, crea un terreno fertile per l’improvvisazione e la sperimentazione timbrica.
Il concerto si inserisce nel più ampio quadro delle relazioni artistiche tra Italia e Stati Uniti. Cavestri rappresenta una nuova generazione di musicisti italiani formatisi tra Bologna, Milano, Boston e New York, capace di portare negli USA una visione del jazz che dialoga con l’attuale cultura urbana americana e la sua eredità elettronica. Il risultato è uno scambio culturale vivace, che rinnova la tradizione del jazz come linguaggio globale in continua evoluzione.
Attraverso i brani originali di Cavestri, improvvisazioni inedite e riletture che fondono armonia jazz, pulsazione hip-hop e sound design, il trio offrirà al pubblico newyorkese un’esperienza immersiva: un concerto che testimonia come la nuova musica italiana sappia parlare la lingua del presente senza rinunciare alla propria identità.
Steinway Artist, inserito da Forbes Italia tra gli Under 30 (Entertainment 2025) e premiato come Miglior Nuovo Talento del Jazz Italiano dalla rivista Musica Jazz per tre anni consecutivi — ha già affermato uno stile unico in cui groove, campionamenti, scrittura ritmica e improvvisazione convivono in un equilibrio dinamico.
Le sue performance alternano passaggi lirici a sezioni pulsanti che richiamano il beatmaking hip-hop, il sound design elettronico e atmosfere cinematiche. Accanto ai tributi, il cuore del progetto resta la musica originale di Cavestri, dove le sue composizioni rivelano la loro dimensione più essenziale.
Tra i nuovi brani presentati spicca il singolo “The Essence of Beauty” (ASCOLTA QUI – GUARDA QUI), che anticipa l’uscita dell’album “NOÈ”, prevista per fine maggio 2026 per Universal Music Italia. Con questo progetto, Francesco Cavestri conferma una poetica musicale capace di attraversare generi e linguaggi, restituendo al jazz una nuova centralità nel dialogo con la cultura urbana globale.
Biografia
Francesco Cavestri (classe 2003) è un pianista, compositore e divulgatore musicale italiano. Ha iniziato a studiare pianoforte all’età di quattro anni e si è diplomato con il massimo dei voti in Pianoforte Jazz al Conservatorio di Bologna a soli vent’anni. Negli Stati Uniti ha approfondito gli studi presso il Berklee College of Music di Boston, dove ha ottenuto due borse di studio, per poi immergersi nella vivace scena musicale di New York, ricevendo un ulteriore riconoscimento dalla The New School for Jazz and Contemporary Music.
Si è esibito in alcuni dei festival e jazz club più prestigiosi in Italia, tra cui l’Alexanderplatz Jazz Club (Roma), la Cantina Bentivoglio (Bologna), la Casa del Jazz (Roma), il festival Time in Jazz (Berchidda), JazzMi e il Blue Note (Milano), dove recentemente ha registrato un sold out in una serata che ha visto Malika Ayane come ospite speciale a sorpresa.
Nel gennaio 2024, la rivista Musica Jazz lo ha nominato il più giovane tra i “Nuovi Talenti dell’Anno 2023”, riconoscimento riconfermato anche per i due anni successivi. Come educatore musicale e ambasciatore culturale, Cavestri collabora con l’associazione “Il Jazz Va a Scuola” (IJVAS), spesso al fianco di importanti artisti italiani e internazionali. Il 30 aprile 2024, in occasione dell’International Jazz Day dell’UNESCO, ha ricevuto l’IJVAS Award per giovani divulgatori e compositori, insieme a icone del jazz italiano come Stefano Bollani. Nell’aprile 2025, è stato inserito da Forbes Italia nella lista dei “100 Under 30”, tra i giovani più talentuosi e influenti dell’anno, risultando il primo musicista jazz a essere incluso in questa selezione.
La sua discografia comprende tre album: Early17 (2022), che include una collaborazione con il trombettista Fabrizio Bosso; IKI – Bellezza Ispiratrice (2024), che vede la partecipazione di Paolo Fresu; e Una Morte da Mediano (2024), colonna sonora originale composta per Rai Play Sound. A questi si aggiunge il singolo “Entropia” (2024), realizzato con il rapper Willie Peyote.
Da gennaio 2026 ha intrapreso un tour internazionale che anticipa la pubblicazione del nuovo album, in uscita a fine maggio per Universal Music Italia, esibendosi in città come Dubai, Colonia, Stoccarda, Amburgo, New York, Chicago, Toronto, Malta, Praga, Parigi e Londra. Dal settembre 2024, Francesco Cavestri è Steinway Artist, entrando ufficialmente nel prestigioso roster mondiale di Steinway & Sons.
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Anastasia AnnieMore24: “Tu provieni da Marte” feat. Sakuna è il singolo estratto dall’EP “Un bacio di fortuna” (Vol. 1)
Dall’8 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming “Un bacio di fortuna”, il nuovo EP di Anastasia Anniemore24, primo capitolo del progetto “30 brani per 30 voci”. “Tu provieni da Marte” feat. Sakuna è il singolo estratto dall’EP, in rotazione radiofonica sempre dall’8 maggio.
“Tu provieni da Marte” rappresenta uno dei vertici sperimentali di Anastasia Anniemore24: un brano synth-pop mid-tempo con decise influenze nu disco. L’elettronica essenziale e le sonorità asciutte delineano un’atmosfera futuristica e cosmica, richiamando l’immaginario archetipico delle differenze tra l’universo maschile e quello femminile.
Il testo gioca proprio su questa distanza siderale. Il verso “Io provengo da Venere, tu invece da Marte, nello spazio siamo dispersi e trovarsi è davvero un’arte” sintetizza la fatica di far incontrare due nature opposte senza che si distruggano a vicenda tra illusioni, aspettative e le complessità dell’animo femminile.
In filigrana, si avverte l’eco di Mia Martini quando cantava che gli uomini “sono figli delle donne, ma non sono come noi”. Tuttavia, qui la prospettiva si sposta su un presente post-nietzschiano: in un mondo che ha elaborato il lutto del sacro, l’unico principio salvifico superstite rimane l’amore. Esso è inteso come l’unica energia capace di accorciare le distanze interplanetarie e restituire una direzione nel vuoto contemporaneo.
Passando dal romanzo alla canzone d’autore, fino al pop elettronico e alle estetiche cyberpunk, Anastasia Anniemore24 ribadisce l’immortalità del sentimento. Finché esiste questa tensione verso l’altro, resta una rotta da seguire per evitare che, dopo la scomparsa del divino, si debba dichiarare anche la definitiva fine dell’Amore.
Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: “Tu provieni da Marte è uno dei brani che ha creato più sorpresa dentro il mio progetto: l’ho scritto immaginando la voce come uno strumento musicale, senza sapere ancora chi l’avrebbe cantato. La demo piaceva a molte artiste a cui la proponevo ma trovare la voce giusta è stato davvero complicato. Cercavo una figura femminile forte e decisa ma anche dolce, che rispecchiasse il Femminile moderno,e le prime prove non corrispondevano alle mie aspettative. Come autrice e produttrice mi sono presa il compito di trovare un’interpretazione che esaltasse il mood futuristico del brano, lavorando su suoni, ritmo e intenzioni vocali perché l’insieme risultasse coerente con questo universo synth pop da club.
Sakuna è una giovane cantante di Torino che canta molto in inglese. Sperimenta e sta costruendo la sua immagine di artista moderna: ha una sonorità asciutta e un’immagine da ragazza ribelle ma fragile, perfetta per questo pezzo. Non ci siamo mai viste dal vivo, abbiamo lavorato su tutti gli aspetti della sua interpretazione a distanza: lei ha prestato la voce, ha seguito le indicazioni mie e dell’arrangiatore e poi è rimasta sorpresa ascoltando il risultato perché la sua voce suonava diversa dal solito. Ha commentato solo: ‘Molto interessante’. Mi piace che in questo brano, dove canta ‘io provengo da Venere, tu invece da Marte’, esca il suo lato più timido e di poche parole dentro una cornice sonora così forte e contemporanea.”
“Un bacio di fortuna” (2026) è il primo EP nato dall’ambizioso progetto di Anastasia Anniemore24: 30 inediti in italiano scritti e musicati da lei, affidati a 30 voci diverse della scena nazionale per proporre una nuova idea di canzone d’autore, radicata nella tradizione ma aperta a sonorità moderne e internazionali.
In questo volume si incontrano cinque interpreti provenienti da varie regioni – Sakuna, Chiara Marzaroli, Chiara Giovanelli, Flow e Domenico Protino – che diventano portavoce dell’autrice in altrettanti brani: “Tu provieni da Marte”, “Sognare la luce”, “Viaggio”, “Strega” e “Samarra”. I pezzi attraversano il synth-pop elettronico da club, la ballata intimista e il racconto simbolico, mostrando come la scrittura di Anastasia cerchi un equilibrio tra italianità, sperimentazione sonora e profondità emotiva condivisa con i suoi interpreti.
Il titolo “Un bacio di fortuna” richiama l’idea di un incontro tra destino, caso e scelte creative: ogni voce è come un bacio affidato alla sorte, un’unione irripetibile tra testo, interprete e arrangiamento che può cambiare la vita di un brano e di chi lo ascolta. Questo EP rappresenta il primo capitolo di un percorso previsto in più volumi da cinque brani ciascuno: una serie di uscite pensate per presentare, passo dopo passo, l’universo di storie e sonorità che compongono il progetto “30 brani per 30 voci”.
L’artista spiega il nuovo progetto: “Per me Un Bacio di Fortuna è il primo capitolo visibile di un lavoro nato un anno fa, che mi ha presa emotivamente ed è diventato una strada da seguire: 30 canzoni scritte e musicate da me, pensate in italiano e affidate a 30 voci diverse per raccontare quanto la canzone d’autore possa ancora essere viva, contemporanea e internazionale. In questo progetto cerco di portare elementi innovativi nella musica pop cantata in italiano, rimettendo al centro il significato dei testi – che è sempre stato un tratto distintivo della canzone italiana – e applicando questa cura non solo ai brani più cantautori, ma anche al pop elettronico e al pop da club. In questo EP ho raccolto cinque brani che rappresentano bene la mia direzione: la leggenda e la filosofia (Samarra), il viaggio interiore ed esteriore (Viaggio), la luce cercata nel buio (Sognare la luce), l’energia dei rapporti umani tra Maschile e Femminile (Tu provieni da Marte) e il mistero del femminile in Strega. Con questo lavoro sto costruendo il mio percorso per presentarmi al settore musicale come autrice di brani radiofonici in generi diversi, capaci di parlare sia ai cantanti – che trovano materiale da interpretare – sia al pubblico, che può riconoscersi nelle storie e nelle melodie. Ho cercato le voci per i miei brani in tutta Italia: non dovevano essere semplicemente belle ma dovevano aiutarmi a costruire il mio racconto poetico-musicale in lingua italiana. Ho scelto Sakuna, Chiara Marzaroli, Chiara Giovanelli, Flow e Domenico Protino perché volevo veri interpreti, non solo voci: persone capaci di diventare attori musicali delle mie storie, portando nel brano la loro esperienza, il loro accento, il loro vissuto. A dare forma sonora finale a queste canzoni hanno contribuito tre studi di registrazione diversi: Fabio Vaccaro, Mikorstudio e Giovanni Ferranti Music – che hanno interpretato i mix con la propria visione artistica, offrendo tre prospettive complementari sul mio mondo sonoro. Il mio sogno è che chi ascolta senta questa unione fra scrittura poetica, cura del suono e interpretazione, e possa riconoscere in almeno una di queste cinque tracce un frammento della propria vita, come se questo “bacio di fortuna” arrivasse anche a lui.”
TRACK-LIST:
Tu provieni da Marte (feat. Sakuna)
Sognare la luce (feat. Chiara Marzaroli)
Viaggio (feat. Chiara Giovanelli)
Strega (feat. Flow)
Samarra (feat. Domenico Protino)
BIO
Anastasia Anniemore24 è un’autrice, produttrice e artista italo-bielorussa che pone al centro del suo lavoro la parola e l’emozione, grazie a una formazione in giornalismo televisivo e a una lunga esperienza tra scrittura, comunicazione e attività commerciale. Dopo gli studi alla Facoltà di Giornalismo dell’Università Statale di Minsk e un inizio di carriera nella redazione musicale televisiva, la situazione politica del suo Paese la spinge a trasferirsi in Italia. Qui ricomincia da zero, lavorando per anni in altri settori prima di tornare alla sua vera vocazione: la scrittura e l’attività creativa visiva e musicale.
In Italia inizia a scrivere poesie in russo e, successivamente, canzoni, costruendo melodie intorno alle parole e scoprendo nel testo il fulcro del suo processo creativo. Lo studio del pianoforte fin dall’infanzia, unito a una profonda passione per la lingua italiana, le permette di mettersi alla prova scrivendo direttamente in italiano, convinta che anche i generi più sperimentali – come il pop elettronico, la club music o l’ambient – possano restituire centralità al significato dei testi. Il suo primo singolo, “Quest’autunno”, ha segnato il debutto in questo percorso, ottenendo passaggi radiofonici in Italia e Svizzera.
La sua scrittura nasce dall’incontro tra la tradizione della canzone italiana e un orizzonte sonoro vastissimo. Tra i riferimenti storici cita Mina, Mia Martini, Pino Daniele, Zucchero, Lucio Dalla e i Matia Bazar; accanto a loro convivono Björk, Cher, Freddie Mercury, Jimi Hendrix, Cyndi Lauper, Pink, i Pink Floyd e l’Alan Parsons Project. Il suo bagaglio include il jazz (Miles Davis, Billie Holiday, Chet Baker), la musica classica (da Bach e Chopin fino a Čajkovskij, Rachmaninov e Šostakovič) e la moderna neoclassica di Federico Albanese, Sofiane Pamart e il suo autore di riferimento, Max Richter.
Dall’esperienza del primo singolo prende vita l’ambizioso progetto “30 brani per 30 voci / Un bacio di fortuna”, a cui Anastasia lavora ininterrottamente da febbraio 2025. In poco più di un anno concepisce, scrive e produce 30 brani originali in italiano, affidandoli a 30 interpreti diversi. Il cast coinvolge artisti nazionali e internazionali, inclusi talenti che non avevano mai inciso in lingua italiana o che avevano pubblicato solo in inglese. Il progetto è completato da un libro omonimo che raccoglie le liriche e le storie di tutti gli artisti coinvolti.
I cantanti – 27 italiani e 3 stranieri – sono stati selezionati principalmente via social, cercando la timbrica perfetta per il carattere di ogni brano. Per la produzione musicale, Anastasia ha coinvolto tre studi differenti: Fabio Vaccaro, Mikor Studio e Giovanni Ferranti Music. L’identità visiva è invece curata da Lucilla Dosa (cover art) e Paolo Stefanelli (logo e grafica).
Trasformatasi in una vera e propria etichetta indipendente “tutto in uno”, Anastasia segue ogni fase: dal talent scouting agli arrangiamenti, fino agli aspetti legali e video. Il progetto discografico si articola in sei volumi da cinque brani ciascuno. La sua proposta si rivolge a un pubblico trasversale (25-55 anni), con tracce che spaziano tra synth-pop, dance e atmosfere intime, affrontando temi universali come la solitudine, la ricerca di senso e la forza interiore in una sorta di “psicologia musicale”.
L’obiettivo di Anastasia è posizionarsi come autrice per altri artisti e proseguire il proprio percorso di produttrice, con il sogno di vedere la lingua italiana dialogare sempre più alla pari con le grandi scene del pop mondiale.
“Tu provieni da Marte” è il nuovo singolo di Anastasia Anniemore24 (feat. Sakuna), disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dall’8 maggio 2026. Il brano è il singolo estratto da “Un bacio di fortuna”, primo EP del più ampio progetto dell’autrice intitolato “30 brani per 30 voci”.
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“Smalto nero” è il nuovo singolo di Rosy Accardo
Dall’8 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Smalto nero”, il nuovo singolo di Rosy Accardo per Up Music.
“Smalto nero” è un brano pop intenso e profondo che racconta un percorso di trasformazione personale e rinascita interiore.
La canzone esplora il viaggio di chi affronta paure, insicurezze e vecchie abitudini per scoprire una nuova versione di sé, più forte e autentica. Il testo trasmette l’urgenza di lasciarsi alle spalle ciò che non serve più, imparando a valorizzare se stessi e le proprie emozioni. Il sound pop contemporaneo, arricchito da atmosfere soffuse e arrangiamenti delicati ma coinvolgenti, accompagna la vocalità intensa e avvolgente di Rosy, creando un perfetto equilibrio tra introspezione e forza emotiva.
“Smalto nero” è un invito al coraggio e alla libertà interiore; spinge l’ascoltatore a confrontarsi con il proprio vissuto per trovare la luce anche nei momenti più complessi. Un racconto musicale che unisce sincerità e poeticità, rendendo ogni ascolto un’esperienza personale e profonda.
Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: “Smalto Nero è una canzone a cui sono molto legata perché racconta un momento reale della mia vita. È nata in un periodo in cui mi sentivo fragile, piena di dubbi e insicurezze, ma anche con la voglia di cambiare. Scriverla mi ha aiutato a guardarmi dentro e a lasciare andare tutto quello che non mi rappresentava più. Per me questo brano segna l’inizio di una nuova versione di me, più consapevole e libera.”
Il videoclip di “Smalto nero” è un intimo racconto visivo dedicato alla metamorfosi personale e alla riscoperta di sé. Attraverso un’estetica raffinata, il video esplora il dualismo tra insicurezza e libertà, alternando scene introspettive davanti allo specchio a momenti di dinamismo e ritrovata fiducia. La narrazione non segue una trama lineare, ma si sviluppa come un percorso emotivo dove ogni dettaglio diventa simbolo: gesti quotidiani come sistemarsi i capelli o la scelta dello smalto nero rappresentano il confronto con un passato che viene progressivamente abbandonato.
Il culmine di questa evoluzione è sancito da un potente gioco di luci che isola la protagonista nel buio, sottolineando il momento in cui la consapevolezza prende il sopravvento. Da una dimensione chiusa e riflessiva, l’artista approda a una condizione di piena autodeterminazione, trasformando un’esperienza intima in un messaggio universale di rinascita, dove il mettersi al centro della propria luce diventa l’atto finale di liberazione.
Guarda il videoclip su YouTube: https://youtu.be/IuvnY_Ay5gg?si=HltFf3aY1Lud-yfh
BIO
Rosy Accardo è una cantante e interprete pop di Lucca. Studia presso la scuola VocaLab sotto la guida del maestro Simone Rossi, portando avanti da oltre sei anni un percorso artistico in continua crescita.
Fin da giovanissima ha trasformato la passione per la musica in un progetto concreto, partecipando a numerosi concorsi nazionali e distinguendosi per la sua forte capacità interpretativa. Nel corso della sua carriera è stata premiata dal cantautore Aleandro Baldi e ha preso parte a manifestazioni di rilievo come “Una Voce per l’Europa”.
Ha collaborato, inoltre, con il maestro Angelo Valsiglio, che ha selezionato un suo brano inedito per il concorso “Giulietta Loves Romeo” presso il Teatro Camploy. Il suo percorso l’ha portata a confrontarsi con i casting di “X Factor Italia” e “Amici di Maria De Filippi”, oltre alla partecipazione al contest televisivo “Rising Voice” su Canale Italia. Nel 2026 ha preso parte a “Casa Sanremo”, dove ha presentato un nuovo brano inedito.
Il 14 febbraio 2025 ha pubblicato il suo primo singolo, “Tutto è passato”, segnando l’inizio ufficiale del suo progetto discografico. Nel novembre dello stesso anno ha firmato il suo primo contratto con l’etichetta Up Music.
Per Rosy Accardo, la musica è un mezzo di espressione autentico e profondo: uno spazio in cui trasformare emozioni, esperienze e fragilità in qualcosa di condivisibile. La sua voce si distingue per intensità e sensibilità, dando vita a uno stile pop sincero e coinvolgente.
“Smalto nero” è il nuovo singolo di Rosy Accardo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dall’8 maggio 2026.
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“The Flak” è il nuovo singolo dei JaydeeQ
Da venerdì 8 maggio 2026 sarà in rotazione radiofonica “The Flak” (Overdub Recordings e Cime Sonore), il nuovo singolo dei JaydeeQ, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 5 maggio.
“The Flak” è un brano synth pop con contaminazioni dubstep, frenetico e ansiogeno, che si rivela infine come un brutto sogno. La fusione tra breakbeat, sintetizzatori aspri, attitudine punk e vocalità urlata lo avvicina ai filoni più estremi dell’elettronica, tra digital hardcore, punk step e sfumature aggrotech.
Il testo, che si apre con “Run, run, run”, introduce immediatamente un senso di urgenza: la canzone vive di velocità e tensione. La voce si incastra tra glitch ed esplosioni sonore, diventando essa stessa un elemento percussivo.
Spiega la band a proposito della nuova release: “The Flak è il brano dell’album che più strizza l’occhio al dancefloor. Abbiamo scelto i suoni del synth pop anni 90 ma cercando al contempo di ricreare le primissime sonorità synth degli anni 60 e 70, di pionieri dell’elettronica come Jean Jacques Perrey, Bruce Haack, Dick Hyman. Quando abbiamo scritto il testo ci siamo ispirati al cartone Disney di Paperino Der Fuehrer’s Face uscito nel 1943 in piena Seconda Guerra Mondiale, il più famoso esempio di cartone animato di propaganda antinazista. Questa curiosità spiega anche lo strano titolo della canzone: Flak è l’abbreviazione di Flugabwehrkanone, che era il principale e più temibile cannone da contraerea usato dal terzo reich. Il protagonista del testo deve correre a distruggere il cannone: è la sua corsa disperata per completare la missione di sabotaggio che dà il ritmo incalzante all’intero pezzo”.
Il videoclip di “The Flak”, girato da Sergio Pozzi negli studi de “La Bucaniera” a Melle (CN), prende forma nel corso di un’intensa singola nottata di riprese. L’idea visiva è immediata ma altamente simbolica: le immagini evocano non solo l’attitudine live della band, ma anche i temi affrontati nel brano — la guerra, passata o futura, la distorsione della realtà, l’incubo distopico e il brainwashing che trasforma gli individui in automi. Questi elementi emergono attraverso le riprese di schermi catodici, sui quali si sviluppa un secondo livello narrativo del video.
Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=d-iD9oOLcTg
Biografia
JaydeeQ è un progetto elettronico nato nel 2025 dall’incontro tra Salvatore Marano (synths e keys), Jacopo Trivero (synths e voce) e Diego Lacaille (drum pads). Il trio si distingue per un approccio fuori dagli schemi: nessun DJ set, ma performance costruite esclusivamente con strumenti suonati in tempo reale, riportando al centro la dimensione fisica e performativa dell’elettronica.
Il sound di JaydeeQ attraversa territori che spaziano dal new rave all’electro punk, dalla psytrance all’EBM e IDM, fino a suggestioni post new wave, electro-industrial e kraut rock. Un’identità sonora stratificata che unisce energia clubbing e ricerca timbrica.
Il progetto prende forma all’interno di Cime Sonore, collettivo creativo radicato in Val Varaita, e si sviluppa negli spazi de La Bucaniera, hub dedicato alla produzione musicale e alle residenze artistiche. Proprio qui nasce il primo album, frutto di dodici mesi di lavoro tra studio e club, in uscita il 5 giugno 2026 per Overdub Recordings.
Il singolo d’esordio, “Alien Song”, disponibile in digitale dal 31 marzo, vede la collaborazione di PirATK, che contribuisce con synth e drum machine, ampliando ulteriormente la palette sonora del progetto.
Tra le principali influenze figurano David Bowie (periodo Low), The Prodigy, Underworld, The Chemical Brothers e Kraftwerk, insieme a riferimenti colti come Johann Sebastian Bach e Luciano Berio.
Oltre alla dimensione discografica, JaydeeQ guarda ad un percorso multidisciplinare: colonne sonore, collaborazioni con teatro, danza e arti visive. Anche l’attività live segue questa direzione, privilegiando pochi appuntamenti selezionati, pensati come esperienze immersive tra club, festival e contesti artistici.
Dopo “Alien Song”, “The Flak” è il nuovo singolo dei JaydeeQ pubblicato da Overdub Recordings e Cime Sonore disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 5 maggio e in rotazione radiofonica da venerdì 8 maggio.
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Come faccio a fare un figlio su questo pianeta che muore? Priscilla Marvel e il brano sui trentenni senza futuro da immaginare
«Come faccio a fare un figlio su questo pianeta che muore?». Basta questa domanda per misurare lo stato attuale di una generazione che ha smesso di pensare al futuro come a una promessa e ha iniziato a percepirlo come un carico ulteriore. Priscilla Marvel apre così “Ufficio Caos”, il suo nuovo singolo per Alka Record Label: una sentenza che cade come una scure sulla retorica del futuro a ogni costo.
Il brano nasce da quella fase dell’età adulta in cui, almeno sulla carta, dovrebbero iniziare ad esistere carriere avviate, case, famiglie, decisioni stabili, traiettorie definite. E invece, per molti trentenni, resta una scrivania occupata da fogli pieni di scarabocchi, progetti mai messi a terra, notifiche, notizie che arrivano da un mondo sempre più difficile da decifrare. Priscilla Marvel dà un nome a questa condizione: “Ufficio Caos”. Non un luogo fisico, ma una stanza mentale, un archivio disordinato di paure, rinvii, desideri di fuga e responsabilità impossibili da evadere.
Se con il precedente singolo “Cuore di panna” avevamo assaggiato la disillusione zuccherina del burnout, qui siamo di fronte a una cronaca spietata dell’immobilismo esistenziale, un’istantanea sul momento in cui la spossatezza diventa immobilità e il rumore del mondo resta acceso anche se si smette di leggere le notizie. Il telegiornale perde apprensione perché la sensazione di allarme è già filtrata nella vita privata, nel corpo, nel modo di guardare una scrivania, una città, una possibilità.
«Non so immaginare nemmeno un futuro migliore» canta l’artista, sventando ogni tentazione di edulcorare il messaggio. Non c’è traccia di vittimismo; non c’è spazio né per la commiserazione né per un’empatia di maniera che renda l’asfissia presente una valuta di scambio sociale. C’è, piuttosto, la constatazione asciutta di una generazione cresciuta dentro una sequenza continua di crisi: economiche, climatiche, politiche, sociali, abitative, lavorative. Una generazione a cui è stato chiesto di scegliere, progettare, performare, reagire, reinventarsi, mentre il quadro generale diventava sempre meno governabile. Una generazione che ha smesso di cercare risposte nel domani, semplicemente perché il domani sembra aver smesso di esistere.
In “Ufficio Caos” la crisi climatica entra immediatamente, nella prima domanda, accanto alla possibilità di generare vita. La maternità, anziché essere trattata come scelta personale isolata, viene narrata come interrogativo storico-sociale: cosa significa pensare a un figlio quando il pianeta brucia, le città diventano invivibili, la politica appare distante, il lavoro non garantisce più una direzione e perfino immaginare un domani sembra uno sforzo fuori portata?
Il brano non vuole dare una risposta preconfezionata; al contrario, lascia che il quesito rimanga aperto, perché è proprio nell’assenza di soluzione che si riflette il fallimento di un sistema che ha esaurito le sue narrazioni consolatorie. “Ufficio Caos” non si limita a raccontare la paura di una donna davanti al futuro, ma si addentra nella difficoltà comune di progettare una vita in un tempo che sembra smentire ogni progetto prima ancora che possa prendere forma.
Dalla crisi climatica alla deriva politica, la complessità del presente diventa tale da indurre a un volontario isolamento sensoriale: «Non leggo più le notizie, non guardo nemmeno il telegiornale». È la resa di chi ha capito che la rivoluzione è impossibile se l’energia vitale viene cannibalizzata da un sistema che non offre vie d’uscita valide.

«Questa canzone nasce dal bisogno di dare voce a una generazione che si sente senza speranze» dichiara Priscilla Marvel, sottolineando come la pressione sociale di dover ordinare la propria vita si scontri con un mondo che, fuori dalle finestre, letteralmente brucia.
«Brucia la città, ma un bicchiere d’acqua mi salverà» è il verso che evidenzia la sproporzione tra la dimensione dell’emergenza e la piccolezza dei mezzi a disposizione. Fuori tutto sembra sgretolarsi e crollare, dentro resta l’istinto, seppur minimo, di sopravvivenza: un bicchiere d’acqua contro una città che brucia. Il desiderio di leggerezza contro il presente che accumula fardelli. In questa sproporzione si muove l’intero brano, nella narrazione di chi sa troppo per fingere serenità, ma troppo poco per sentirsi in grado di intervenire davvero.
«Per molto tempo ho cercato di ordinare la mia vita, la mia carriera e i miei pensieri – prosegue Priscilla Marvel –. Questo brano parla di una generazione che a trent’anni dovrebbe avere progetti e invece si ritrova spesso spaventata, con la sensazione di non sapere più quale direzione prendere. Accettare il caos, anche quello interiore, per me significa smettere di fingere che vada tutto bene.»
Dentro questa dichiarazione c’è l’intero significato del pezzo: non la rinuncia, ma la fine della finzione. “Ufficio Caos” non pretende di risolvere ciò che racconta. Non trasforma la paura in mantra motivazionale. Le dà spazio, la organizza in forma musicale, la sottrae alla vergogna. Se la comunicazione degli ultimi anni chiede continuamente efficienza, positività, operatività e capacità di reazione, Priscilla Marvel sceglie di portare in primo piano la quotidianità di molti suoi coetanei: la confusione, la stanchezza, l’incertezza, il bisogno di leggerezza come strategia di conservazione.
Il risultato è un brano in cui la domanda su un figlio diventa domanda sul pianeta, la scrivania il campo su cui si accumulano le rovine delle promesse mancate, il mare l’unica immagine ancora capace di offrire respiro. La crisi dei trent’anni diventa così la sintesi di un tempo che chiede adultità senza aver garantito stabilità, responsabilità senza aver consegnato strumenti, scelta senza aver lasciato vere alternative.
La produzione, affidata ancora una volta al tocco di Velli (Valentina Samberisi), sostiene un testo che oscilla tra il desiderio primordiale di fuga — verso quel mare che resta l’unica promessa di leggerezza — e la consapevolezza di non avere un luogo dove nascondersi. Mix e master sono curati da Luca Pretorius, conferendo al brano una densità sonora coerente con il suo impianto, senza sacrificare immediatezza e tenuta melodica.
Priscilla Marvel celebra l’accettazione del disordine interiore come unico strumento per non farsi annientare. È una battaglia persa in partenza, forse, ma raccontarla significa smettere di essere soli dentro quel caos. È anche in questa scelta musicale che l’artista conferma la propria identità: non appesantire i temi che affronta, non trasformarli in predica, non chiedere alla canzone di spiegare il mondo. Piuttosto, farli entrare in un lessico pop, in frasi che restano addosso perché sembrano già pensate da molti, ma difficilmente pronunciate senza imbarazzo.
Con “Ufficio Caos”, la cantautrice modenese prosegue il percorso che porterà all’EP “Donna Ostile”, aggiungendo un nuovo tassello a un progetto nato per raccontare l’oggi senza addolcirlo. Questa nuova release è una canzone politica nel senso più concreto del termine: parte da una stanza, da una scrivania, da una donna che guarda il proprio disordine e capisce che non è soltanto suo. Una canzone pop che riesce a dire, con apparente semplicità, che il futuro non è scomparso per mancanza di desiderio, ma perché a molti è stato consegnato già pieno di cenere.
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“Principesse perse” è il nuovo singolo di Tommaso Bebi
Dall’8 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Principesse perse”, il nuovo singolo di Tommaso Bebi.
“Principesse Perse” è un brano che si distingue per la sua capacità di muoversi in equilibrio tra la critica sociale e il pop elettronico più attuale. Attraverso una narrazione vivida, l’artista dipinge il ritratto di una società sospesa, che corre freneticamente all’interno di una “city” cercando di conciliare il desiderio di realizzazione personale con la cruda necessità di sopravvivere alla realtà quotidiana.
Il cuore del brano risiede nel contrasto, un elemento che Bebi esplora in ogni sua sfumatura: dalle aspettative che si scontrano con la realtà, fino alla distanza tra l’apparenza superficiale e la sostanza dei valori umani. Le “principesse perse” che danno il titolo alla canzone sono figure metaforiche: rappresentano tutti quegli individui che, tra regni smarriti e corone cadute, si ritrovano ad affrontare difficoltà concrete e crescenti.
Questa dualità si riflette perfettamente nella struttura artistica. Da un lato, la produzione musicale è travolgente: una fusione di ritmi latini, funky e house che strizza l’occhio alle logiche radiofoniche e ai tormentoni estivi. Dall’altro, il testo nasconde una critica profonda al sistema moderno, colpevole di alimentare contrapposizioni faziose solo per ottenere viralità e consenso. Anche il linguaggio scelto sottolinea questo gioco di opposti, accostando termini modernissimi come “city” a vocaboli desueti come “ori” e “vesti”, invitando l’ascoltatore a guardare oltre la superficie.
In definitiva, “Principesse Perse” si configura come un inno alla resilienza urbana. È l’invito a continuare a ballare sotto i riflettori anche quando si sente il “veleno nel ventre” della rabbia o si stringe tra le mani la “polvere” delle poche possibilità. L’obiettivo di Tommaso Bebi è ambizioso ma nobile: unire sotto la stessa melodia chi cerca solo una canzone spensierata per l’estate e chi desidera fermarsi a riflettere, ricordando a tutti che, nonostante le ferite del mondo moderno, restiamo tutti “Principesse”.
Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: “Principesse Perse rappresenta per me il punto di massimo sforzo, sia a livello organizzativo che realizzativo. Ho cercato di curare ogni minimo dettaglio della musica e della promozione mettendo in campo tutto me stesso, nonostante le risorse scarse — quasi assenti — in termini di tempo e budget. Il mio obiettivo con questo brano è fare un vero salto di crescita; non vivo il successo come un’ossessione, ma credo sia fondamentale che la propria musica venga ascoltata, specialmente quando porta con sé un messaggio sociale così forte, quasi un grido di responsabilità. La mia sfida più grande è stata creare qualcosa di memorabile senza cadere nei soliti cliché del sole, cuore, amore. Qualcuno potrà pensare che un pop così impegnato non possa funzionare, ma io sono testardo e ho voluto provarci lo stesso. Desidero che le persone possano canticchiarla facilmente, perché la memorabilità è la vera cassa di risonanza per il messaggio che voglio trasmettere. Il percorso verso l’uscita, fissata per l’8 maggio dopo vari rinvii, è stato un vero cammino a ostacoli, pieno di imprevisti risolti con soluzioni arrangiate. C’è un’immagine che porto nel cuore e che riassume perfettamente il mood di questo progetto: eravamo a teatro per girare il video e la macchina del fumo si è guastata per il surriscaldamento. Senza possibilità di sostituirla e con i minuti contati, mi sono ritrovato con un phon in mano a cercare di raffreddarla per permettere al fumo di riempire la scena. Ecco, questo è “Principesse Perse”: la capacità di adattarsi alle difficoltà della vita, superando il panico con un sorriso e continuando, nonostante tutto, a cantarci e ballarci sopra.”
Il videoclip di “Principesse perse” nasce dalla collaborazione con il regista Niccolò Lorini, reduce dal successo del suo ultimo film “Il Dono”, distribuito su RaiPlay. Lorini vanta una solida esperienza nell’ambito dei video musicali, avendo già lavorato con artisti del calibro di Sal Da Vinci, Bianca Atzei, Tormento e Ivana Spagna.
Il video è ambientato nel teatro di Rapolano Terme, un piccolo gioiello nella provincia senese. Proprio l’ambientazione teatrale permette di sfruttare un patto narrativo che vede la personificazione delle “Principesse” in una bambina che affronta con coraggio ed energia il proprio percorso di crescita. La piccola rappresenta la parte più pura dell’artista, che condivide con lei dubbi e paure, invitandola però a “ballarci sopra”. Nel corso del video, la bambina immagina il proprio ruolo sociale e professionale, talvolta in modo quasi caricaturale, ponendosi interrogativi su come deciderà di essere “da grande”. La seguiamo così nella sua evoluzione, da neonata ad adulta, tra banchi di scuola e scrivanie, in un costante passaggio tra studio e lavoro.
Alla fine, la Principessa sceglie di abbracciare l’artista nel ballo della vita, focalizzando l’attenzione sulla libertà di scelta: l’invito è quello di rimanere “Principesse”, e quindi conservare la propria nobiltà d’animo, anche in una società che fa di tutto per farci smarrire.
Il regista ha scelto di girare il video “al contrario”, ovvero con le spalle rivolte al pubblico. Questa intuizione, nata in corso d’opera, ha permesso di creare una scenografia particolarmente suggestiva grazie a un gioco caravaggesco di luci e ombre. Una scelta che è apparsa fin da subito coerente con le contraddizioni e i contrasti su cui si fonda l’intero impianto artistico e narrativo del brano.
Guarda il videoclip su YouTube: https://youtu.be/KUxvrClwydwBIO
Nato a Poggibonsi e cresciuto ad Arezzo nel 1988, Tommaso Bebi ha costruito la propria vita su un solido senso del dovere, dedicandosi prima a una brillante carriera accademica e poi a quella professionale. Nel 2011 scrive e registra il suo primo album, “Solo un’utopia”, che sceglie però di non pubblicare, lasciandolo nel cassetto per oltre dieci anni. La sua vita si sposta tra Roma e Milano, dove si afferma come manager di un’azienda Tech, lasciando inizialmente poco spazio all’espressione artistica a causa di una routine frenetica e formale.
Oggi Tommaso ha deciso di non nascondere più la sua passione per il canto e la scrittura. La sua filosofia è chiara: si può essere se stessi e fare musica con autenticità, senza l’ossessione del successo a ogni costo o il timore del giudizio. Se di giorno riveste il ruolo di manager, di notte ritrova la sua dimensione cantautoriale, conciliando la musica con le responsabilità familiari. La sua è una sperimentazione curiosa che affonda le radici in generi diversi, dal metal dei Manowar al funk, ma che trova la sua vera costante nel cantautorato italiano, con una particolare attenzione ai testi e ai messaggi profondi nascosti dietro narrazioni semplici.
La sua produzione è varia e coerente al tempo stesso. Già nel 2011 si era fatto notare con “Sabato Mattina”, brano swing e ironico presentato a Sanremo Social, che ottenne un ottimo riscontro radiofonico. Successivamente, la nascita della figlia ispira “La Nascita di Giancamilla”, una canzone pop dolce e autoironica che segna il suo effettivo ritorno alla scrittura. Il vero manifesto del suo nuovo corso artistico è però “37 e mezzo”: un brano introspettivo che celebra il “delirio lucido” della presa di coscienza. Qui l’età diventa uno stato febbrile che spinge alla ribellione contro gli schemi quotidiani e le maschere sociali, invitando chiunque si senta intrappolato a riprendere in mano le proprie passioni.
Per portare avanti questo progetto, Tommaso fonde le sue due anime: il cantautore si affida alle capacità organizzative del manager, costruendo un team professionale che include realtà come la Red&Blue di Marco Stanzani per le PR e il regista Niccolò Lorini per i videoclip. Con un target che spazia dai 12 ai 45 anni (con una leggera prevalenza femminile), Tommaso punta a un’affermazione che gli permetta di autofinanziare la propria produzione artistica in modo costante, mantenendo vivo il sogno di traguardi ambiziosi come il disco d’oro o il palco di Sanremo. L’obiettivo ultimo resta quello di raccontare una profondità accessibile, dove la musica diventa uno strumento di libertà e di nuovo inizio.
“Principesse perse” è il nuovo singolo di Tommaso Bebi disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dall’8 maggio 2026.
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“Girasole d’inverno” è il nuovo singolo di Rossella
Dall’8 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica “GIRASOLE D’INVERNO”, il nuovo singolo di ROSSELLA per FDAM/Altafonte.
“GIRASOLE D’INVERNO” è un brano che scava nelle pieghe della vulnerabilità umana per raccontare quel delicato passaggio che va dalla paura di restare feriti alla riscoperta della fiducia negli altri. Il pezzo si presenta come un viaggio emotivo profondo, rivolto a chiunque abbia sperimentato lo smarrimento e la successiva rinascita grazie a un incontro capace di farci sentire nuovamente “a casa”.
Il cuore del brano risiede nella potente metafora del titolo: essere un girasole che non teme il freddo rappresenta la capacità di mantenere accesa la propria luce interiore anche nelle fasi più rigide e complesse dell’esistenza. La canzone si sviluppa come un dialogo intimo, fatto di immagini vivide e domande profonde e insolite, che esplorano la fragilità umana e il bisogno di connessione autentica. Nel ritornello il brano celebra lo sguardo come veicolo di scambio profondo tra gli esseri umani, capace di comunicare anche più delle parole. ROSSELLA utilizza un linguaggio poetico e viscerale per descrivere il desiderio di essere finalmente visti e riconosciuti, superando quel senso di invisibilità derivato dal troppo tempo passato a nascondersi (“ho giocato così tanto a nascondino col mondo / che lui non mi ha più trovata e che io ho perso la voce”). In questo scenario, l’amore non è dipinto come una perfezione astratta, ma si rivela al tempo stesso rifugio e sfida: uno spazio imperfetto in cui due fragilità scelgono di accogliersi reciprocamente (“e più non so se mi potrò fidare / più mi sento a casa”).
Sotto il profilo musicale, la produzione di Tommaso Sgarbi traduce queste sensazioni in un’atmosfera pop dal respiro cinematografico. La composizione segue un crescendo emozionale che parte dalla delicatezza di una chitarra acustica arpeggiata per poi esplodere in un ritornello liberatorio, dove la voce di ROSSELLA carica il testo di un’urgenza comunicativa quasi tangibile. A completare l’opera interviene il tocco artistico dell’illustratrice Alessia Paris, che nella cover art sintetizza visivamente il messaggio del singolo ritraendo l’artista su un grande girasole che brilla in un paesaggio innevato, simbolo di una speranza che non si arrende all’inverno dell’anima.
Commenta l’artista sul nuovo singolo: “Questo brano è nato di getto dopo una chiacchierata con un caro amico: mi raccontava di un amore che, pur essendo splendido, lo metteva di fronte alle proprie resistenze. Mi interessava illuminare i contrasti che viviamo quando l’amore bussa alla nostra porta, perché accettare la bellezza dopo tanta sofferenza può essere complicato. Spesso proviamo trasporto e voglia di scappare nello stesso istante, ma in questa tensione tra opposti la scelta resta nostra: in fondo, accettiamo l’amore che pensiamo di meritare. C’è una frase nel testo che per me rappresenta una messa a nudo totale e riguarda il periodo in cui avevo giocato così tanto a nascondino col mondo da perdere la mia stessa voce. Scriverla mi ha fatto male, ma oggi provo gratitudine per quella Rossella che ha deciso di credere nella propria scintilla anche quando intorno era inverno. Essere un ‘girasole d’inverno’ significa proprio questo: riaccendere la propria luce interiore, consapevoli che l’amore salva solo se decidiamo di spalancare il cuore, non perché qualcuno dall’esterno ci ‘accenda’ passivamente. In questo percorso, lo sguardo reciproco diventa fondamentale; guardarsi dritto negli occhi è un atto rivoluzionario che permette di scambiarsi interi mondi interiori, comunicando più di mille parole. Per la parte visiva, pur sapendo che in natura i girasoli d’inverno si seccano, ho voluto dare una versione fiabesca e metaforica del concetto, rappresentandolo al massimo del suo splendore in mezzo alla neve. Per questo ho affidato la copertina all’illustratrice Alessia Paris, di cui amo molto lo stile. Anche il lavoro sul versante produttivo e video è stato frutto di grandi intese: la collaborazione con Tommaso Sgarbi è stata intensa, capace di unire strumenti suonati a un sound design fresco, mentre per il video mi sono affidata alla regia del mio storico partner artistico Armando Di Lillo e alla sensibilità di Ilaria Tonali per il montaggio.”
Biografia
ROSSELLA è una cantautrice che racconta, attraverso i suoi brani, i rapporti umani, la crescita personale e il coraggio di seguire i propri sogni. Fin da piccola mostra una profonda passione per la musica studiando canto e pianoforte ed esibendosi in spettacoli teatrali, serate piano bar e piazze cittadine. Durante l’adolescenza inizia a scrivere le prime canzoni, che diventano presto un bisogno irrinunciabile per comunicare sé stessa.
Dopo aver intrapreso un percorso universitario a Roma, ROSSELLA decide di dedicarsi totalmente al mondo musicale e attoriale. Le sue influenze spaziano da Gianna Nannini a Lady Gaga, da Lucio Dalla a Roberto Vecchioni, dando vita a un sound pop-rock melodico che si fonde con una voce emotiva, vulnerabile e al contempo grintosa.
Il 28 marzo dello scorso anno è uscito il singolo d’esordio “SEMPRE”, presentato all’Auditorium Parco della Musica, seguito da “MELA A METÀ” (presentato in anteprima su Il Messaggero) e “FILO ROSSO”, brano vincitore del Premio Nazionale Cesare Filangieri e presentato su SkyTG24. Negli ultimi mesi è stata ospite di Rai Radio 2 nel programma Sogni di gloria, di Rai Isoradio in Crossover, di Michele Monina per il format Music Leaks e di Paola Saluzzi per L’ora solare in onda su TV2000. È stata inoltre special guest del TEDxFrosinone, dove ha portato sul palco la sua storia tra parole e musica.
In meno di un anno ha collezionato oltre 100.000 stream complessivi su Spotify, mentre sul suo canale Instagram (@michiamorossella_) — che ha superato i 30.000 follower in pochi mesi — dà vita a “MusiVersi”, un format in cui fonde musica e spoken word che ha già raggiunto complessivamente quasi 10 milioni di visualizzazioni.
Attraverso il suo progetto artistico, sostenuto dalla label FDAM con distribuzione Altafonte Italia, ROSSELLA sta costruendo un percorso in cui parole e melodia diventano strumenti essenziali per raccontare i legami umani e la determinazione nel seguire la propria strada. Il management è curato da Fabio Dell’Aversana e Francesco Marchese, mentre la comunicazione e la promozione radio, TV e stampa sono gestite da Red&Blue Music Relations, con il coordinamento di Marco Stanzani e Clarissa D’Avena.
“GIRASOLE D’INVERNO” è il nuovo singolo di ROSSELLA disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dall’8 maggio 2026.
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Non un disco da scorrere: “Resto Fuori” di Spectrum Vates arriva con 21 tracce
Nel rap italiano, oggi, un album di ventuno brani può essere letto in molti modi. Può sembrare un eccesso, una dispersione, oppure una scelta che va in controtendenza rispetto alle logiche delle piattaforme, sempre più orientate alla velocità, alla rotazione continua e a un consumo rapido della musica. Raramente, una durata così ampia coincide con una precisa direzione artistica. “Resto Fuori”, il primo album ufficiale di Spectrum Vates (PaKo Music Records/Believe Digial), non affida questa ampiezza alla quantità, ma alla necessità di sviluppare un discorso compiuto, in cui ogni traccia contribuisce a definire con maggior chiarezza il mondo, l’immaginario, che mette in parola.
Spectrum Vates, pseudonimo di Giacomo Cassarà, viene da Arezzo, è nato nel 1999 e arriva a questo debut album dopo un percorso in cui la sua abilità lirica aveva già assunto un ruolo centrale. I singoli “Pupille d’alabastro” e “Dimmi perché” raccontavano due movimenti complementari della sua scrittura: da una parte l’amore come fedeltà quotidiana; dall’altra la fine di un legame come accumulo di domande che non trovano una risoluzione. In entrambi i casi, ciò che affiorava non era soltanto una profonda sensibilità tematica, ma un’idea di rap in cui il testo non accompagna la musica, ma ne regge la spina dorsale.
“Resto Fuori” amplia quella concezione fino a farne un percorso coerente e strutturato. Il disco ruota attorno a tematiche come il dolore, l’assenza, il desiderio, la vergogna, la tenacia, la famiglia, il lutto, il rancore, la voglia di restare in piedi e le attraversa da angolazioni diverse, lasciando che ogni brano aggiunga una sfumatura, un taglio, un frammento ulteriore. Per questo, più che una semplice successione di canzoni, “Resto Fuori” somiglia a una trama narrativa vera e propria, in cui il ricorrere di certe immagini — il fuoco, il nero, il mare, il sangue, il petto, la notte, le crepe, il riflesso — finisce per dare al disco una precisa identità visiva e simbolica.
Una delle qualità più evidenti del progetto è che la paura, il rancore, il lutto, e la vergogna non vengono mai alleggeriti per diventare subito comprensibili o subito efficaci. In molti casi, nel rap contemporaneo, il dolore finisce per assomigliarsi; qui conserva invece qualcosa di storto, di opaco, di insoluto. “A testa in su” ha l’andamento di una sopravvivenza strappata al giudizio, alla dipendenza, alla deriva mentale, con un movimento che non nasconde la sofferenza ma la porta in primo piano. “Superplastico” torna sull’infanzia, sulle umiliazioni, sulle botte ricevute e sull’idea di una corazza non eroica, ma necessaria. “Antieroi” fa spazio a una stanchezza meno esplosiva e più corrosa, mentre “Oceano” allarga il discorso fino a farne una riflessione sul presente, sul senso di assedio, sul bisogno di nuotare controcorrente in un mare troppo grande per essere davvero arginato.

Ma “Resto Fuori” non vive soltanto di rabbia, malinconia o resistenza alla pressione. Il disco cambia più volte temperatura e apre uno scorcio sui sentimenti che, invece di fermarsi a un solo registro, si lasciano attraversare da sfumature molto diverse. In “Pupille d’alabastro”, primo estratto del disco, l’amore è scelta quotidiana, reciprocità, profumo di un incontro che continua a riflettersi nel tempo. In “Dimmi perché”, secondo apripista, restano invece le mani, i tagli, i richiami, la serie di frammenti che una storia finita lascia dietro di sé quando le spiegazioni non bastano o non arrivano affatto. “Balaclava” e “DM” trascinano il desiderio su un piano più cupo e più fisico; “Eden” e “Oh my girl” alleggeriscono la densità generale con una luce più aperta, senza però cancellare del tutto l’atmosfera inquieta e instabile che attraversa il progetto fin dall’inizio.
Il disco acquista poi un rilievo ulteriore quando l’io smette di occupare tutto il campo e lascia entrare figure, relazioni e addii che espandono il racconto. “Grazie” è una lettera alla madre che riesce a evitare sia la retorica sia la freddezza, affidandosi a un riconoscimento netto del suo ruolo di sostegno, educazione, salvezza. “Novembre” tratta il delicato tema del lutto del nonno, il rimpianto per ciò che non è stato detto in tempo, il paradosso di giorni che scorrono anche quando l’assenza continua a mordere, a farsi sentire. In “Scompare”, con Biem, irrompe la guerra: bombe, stazione, manette, paura, distanza che improvvisamente non appare più lontana. “Rabbia freestyle”, invece, sposta il baricentro sulla collera pubblica, sul rancore sociale, su un clima di esasperazione che si deposita nel linguaggio prima ancora che nei fatti. Tutto questo impedisce all’album di chiudersi nel perimetro dell’ego e gli consente invece di prendere spessore anche quando guarda ai rapporti familiari, alla guerra, alla rabbia comune, a tutto ciò che supera la dimensione strettamente personale.
Anche sul piano musicale, “Resto Fuori” si muove su una linea differenziante. Non ha l’ossessione di dimostrare a ogni traccia una versatilità diversa, né quella di moltiplicare le direzioni per intercettare pubblici lontani. I crediti raccontano piuttosto un progetto fortemente presidiato dall’artista, che firma testi e musiche nella maggior parte del concept, si divide tra lavorazioni proprie e interventi di Atomic per mix e master, e costruisce una geografia produttiva in cui la presenza di Diego Fabbri ha un rilievo notevole. I featuring (Biem, Al Vox, Diego Fabbri, Melmeat) entrano senza alterare il profilo generale del lavoro. Questa direzione, in una scena in cui molti album si lasciano ascoltare senza lasciare un’impronta precisa, fa sì che “Resto Fuori” mantenga almeno una qualità ormai meno scontata di quanto dovrebbe, quella di avere un profilo riconoscibile fin dal primo play.
È un disco che chiede di essere attraversato per intero, di essere preso sul serio nella sua ampiezza, di essere letto per il suo tentativo di riportare il rap in una zona in cui la scrittura può ancora permettersi di occupare spazio, di tornare sulle proprie immagini, di non farsi risolvere soltanto dall’approssimazione della rapidità di ascolto. Un disco che preferisce il rischio di una misura larga alla comodità della frase pronta e che, già dal titolo, fa intendere la posizione dell’artista: restare ai margini di ciò che uniforma, di ciò che appiattisce, semplifica e rende tutto intercambiabile, senza però rinunciare ad esprimere la propria identità.
A seguire, tracklist e track by track del disco.
“Resto Fuori” – Tracklist:
1. Monologo interiore
2. Resto fuori
3. Dimmi perché
4. Superplastico
5. Pupille d’alabastro
6. Scompare (feat. Biem)
7. Federico Gatti (Piano solo)
8. Novembre
9. Rabbia freestyle
10. Extraterrestri (con Al Vox)
11. Due colpi in mezzo al petto
12. Oceano
13. Antieroi
14. Grazie (feat. Diego Fabbri)
15. A testa in su
16. Eden
17. Oh my girl
18. DM (feat. Melmeat)
19. Balaclava
20. Controluce
21. Domani (nella brace)“Resto Fuori” – Track by Track:
“Monologo interiore”. L’album si apre davanti a uno specchio. C’è il passato, c’è la fatica di esserne uscito, c’è il tentativo di ricordarsi perché valga ancora la pena andare avanti.
“Resto fuori” è il brano che dà titolo al disco e mette subito a fuoco la sua posizione. Restare fuori, qui, significa scegliere una distanza: dagli automatismi, dai ruoli imposti, da tutto ciò che chiede uniformità.
“Dimmi perché” racconta una relazione finita male che continua a muoversi dentro il presente. Restano le domande, i richiami, le immagini che tornano quando sembravano già archiviate.
In “Superplastico” affiora la parte più esposta dell’album: l’infanzia difficile, le umiliazioni, le botte prese, la necessità di inventarsi una corazza per non soccombere.
“Pupille d’alabastro” è uno dei brani più limpidi del disco. L’amore viene raccontato come permanenza, come scelta quotidiana, come legame che prende forma nei giorni e non nelle dichiarazioni.
“Scompare” (feat. Biem). La guerra entra nel racconto e lo sposta altrove. Bombe, distanza, paura, separazione: tutto si stringe attorno all’idea di una perdita che può arrivare all’improvviso e cambiare ogni cosa.
“Federico Gatti (Piano solo)”. Più che un omaggio sportivo, è un brano sulla resistenza. Federico Gatti diventa il nome di chi lavora, incassa, continua.
“Novembre”: il lutto del nonno passa attraverso dettagli concreti, ricordi domestici, gesti rimasti impressi. È uno dei brani più dolorosi e più sinceri dell’album.
In “Rabbia freestyle” il fuoco si sposta fuori dalla sfera privata. C’è il rancore sociale, c’è il clima del presente, c’è una collera che non cerca ordine e proprio per questo arriva dritta.
“Extraterrestri” (feat. Al Vox). Il senso di estraneità diventa tema centrale. Sentirsi fuori posto, fuori asse, fuori sintonia con il mondo: il brano lavora tutto su questa sensazione.
“Due colpi in mezzo al petto”. Il dolore sentimentale si radicalizza fino a sfiorare l’autodistruzione.
In “Oceano”, il mare diventa immagine del presente: vasto, ingestibile, impossibile da contenere. E dentro quel movimento continuo si prova comunque a restare a galla.
“Antieroi” è il brano in cui prende forma una figura lontana da ogni trionfalismo. Stanca, sola, esposta, ma ancora capace di reggere il colpo.
“Grazie” (feat. Diego Fabbri). È il centro affettivo del disco. Una lettera alla madre, scritta con riconoscenza piena e senza enfasi inutile.
“A testa in su” è un brano di resistenza. Psicofarmaci, giudizio, ricordi, rivalsa: tutto converge in una volontà di risalita che resta tesa fino all’ultimo verso.
“Eden”. L’amore, qui, è sollievo, rifugio, aria.
“Oh my girl” è un cambio di luce dentro il disco. Più movimento, più leggerezza, più immediatezza, ma senza uscire davvero dall’universo di Spectrum.
“DM” (feat. Melmeat). Il desiderio si fa più fisico, più instabile. È un brano teso, esposto, inquieto.
“Balaclava”. Il volto coperto del titolo diventa immagine di dolore trattenuto, smarrimento, assenza.
“Controluce”. La scrittura si stringe attorno al ricordo, alla mancanza, alla necessità di continuare a vedere qualcuno anche quando non c’è più o non è più raggiungibile.
“Domani (nella brace)”. La chiusura lascia il disco in uno stato aperto. Rimangono il fuoco, i resti, la fatica, ma resta anche l’idea che il giorno dopo, in qualche modo, vada comunque affrontato.
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“Cristalli Liquidi” è il singolo d’esordio dei Relief
Da venerdì 8 maggio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “CRISTALLI LIQUIDI” il primo singolo dei RELIEF per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.
Il brano “Cristalli Liquidi” prodotto da Massimo Calabrese e Marco Lecci per Musica & Rivoluzione racconta l’idealizzazione di una persona che forse non esiste davvero: un’immagine costruita, proiettata, quasi “generata”, in linea con le dinamiche delle relazioni virtuali e dell’intelligenza artificiale. La canzone mette in scena un amore rivolto più ad un’idea che a una presenza reale, con sonorità pop alternative intime e un arrangiamento atipico che valorizza il flauto in primo piano.
Spiega la band a proposito del brano: “Il testo di Cristalli Liquidi nasce da quelle mattinate che sembrano piatte, apparentemente senza senso, come capita un po’ a tutti davanti a una tazza di caffè non zuccherato. Poi, all’improvviso, avviene la magia: un’idea inizia a martellare nella testa, chiedendo di uscire. Allora si prende il flauto, carta e penna, o direttamente il cellulare, e si inizia a scrivere. Lo stesso giorno in cui abbiamo suonato Cristalli Liquidi per la prima volta siamo stati anche aggrediti per strada. Non c’entra nulla… eppure sembra quasi un segnale. Da allora non l’abbiamo più lasciata: la portiamo in ogni live anche e forse soprattutto per sfida”.
Il videoclip di “Cristalli Liquidi”, diretto da Federico Ciceroni e girato presso lo studio QUID di Roma, restituisce l’essenza dei Relief alternando parti strumentali e cantate e svela il backstage e il processo creativo del brano. La narrazione visiva evoca un senso di trasparenza, in linea con il concept dei “cristalli liquidi”.
Questa trasparenza si riflette anche nella scelta estetica: il vestiario, caratterizzato da colori accesi, è pensato per trasmettere una sensazione di sollievo, in contrasto con un sottile effetto uncanny valley che richiama le dinamiche suggerite dal brano.
Guarda il videoclip di “Cristalli Liquidi” su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=jtKtjBy4KX0
RELIEF| BIOGRAFIA
I Relief sono una band pop italiana attiva da circa due anni, nata a Roma dall’incontro di musicisti con percorsi e sensibilità diverse ma un’idea comune di canzone: un pop contemporaneo che unisce melodia, ricerca sonora e ironia. Il progetto prende forma attraverso la scrittura di brani originali in italiano e una forte attenzione agli arrangiamenti, con l’obiettivo di costruire un’identità riconoscibile sia dal vivo sia in studio. Uno degli elementi distintivi del sound dei Relief è l’uso non convenzionale del flauto traverso, che grazie a loop, armonizzazioni ed effetti diventa non solo uno strumento melodico, ma anche ritmico e armonico, dialogando con un basso groovy, una chitarra dal sapore vintage e una batteria che alterna suoni acustici ed elettronici. Le principali influenze musicali spaziano tra pop e rock internazionale e italiano, con riferimenti che vanno dai Queen ai Beatles, dai Genesis ai Jethro Tull, passando per i Wheater Report, Yes, Jamiroquai, Pino Daniele e il pop italiano contemporaneo. Questa varietà di ascolti si riflette in un linguaggio musicale che guarda al passato senza nostalgia, rielaborandolo in chiave moderna.
I Relief sono una band polistrumentale: voce principale e chitarra, flauto traverso con multieffetti e beatbox, basso elettrico con forti influenze funk e groove-oriented e batteria acustica ed elettronica. La formazione musicale dei membri è mista, tra studio accademico e percorso autodidatta, con una particolare cura per le armonie vocali e la resa live. La formazione attuale è composta da Lorenzo Corsi – flauto, chitarra, cori; Leonardo Fortini – basso, cori; David Le Pera – batteria e Lorenzo Politi – voce, chitarra e pianoforte.
Ad oggi la band non ha ancora pubblicazioni sugli store digitali, ma il repertorio originale è già definito e ruota attorno a brani che affrontano temi come l’idealizzazione amorosa, l’incomunicabilità, le relazioni sospese, le amicizie che attraversano il tempo e il rapporto tra emozioni e tecnologia. Le canzoni dei Relief raccontano la quotidianità emotiva contemporanea con uno sguardo che alterna leggerezza e profondità, cercando di parlare di cose serie senza prendersi troppo sul serio. Il progetto è prodotto da Massimo Calabrese e Marco Lecci per Musica & Rivoluzione.
Il target principale dei Relief è un pubblico tra i 18 e i 35 anni, senza distinzione di genere, attento alla scrittura, alle armonie e a una proposta pop italiana moderna e consapevole. Nel medio periodo la band punta a pubblicare i primi singoli ufficiali e a consolidare la propria presenza nel circuito dei live e dei festival, con l’obiettivo di rendere la musica il centro del proprio percorso professionale.
“Cristalli Liquidi” è il singolo d’esordio dei Relief disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 8 maggio 2026.