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  • Un romanzo, una causa: “I miei umani difettosi” di Elly Bennet e la battaglia contro la vivisezione e lo sfruttamento degli animali

    A un anno esatto dall’uscita in libreria di “I miei umani difettosi”, il nuovo romanzo di Elly Bennet pubblicato da Accornero Edizioni continua a far parlare di sé non solo per la sua storia, ma anche per il forte impegno civile che lo accompagna.

    Il libro si distingue infatti per la sensibilità con cui affronta il tema della difesa degli animali, un messaggio che l’autrice ha scelto di trasformare anche in un gesto concreto: parte dei proventi derivanti dalle vendite sarà devoluta all’associazione LEAL – Lega Antivivisezionista, impegnata da anni nella battaglia per l’abolizione della vivisezione e per la promozione di metodi scientifici alternativi che non utilizzino il modello animale, più etici e anche più sicuri per la ricerca.

    Blanca nasce in un piccolo nido accanto alla sua mamma e ai fratelli, ignara di ciò che la vita ha in serbo per lei. Bastano poche settimane perché il suo mondo venga stravolto. Dietro le pareti di una teca, osserva mani enormi che decidono il destino suo e di tanti altri animali: alcuni diventeranno giocattoli temporanei, altri vittime di un destino ben più oscuro.

    Blanca, però, è diversa. Ha uno spirito ribelle, un carattere forte e una determinazione che la porta a non arrendersi mai. Quando finalmente incontra degli umani apparentemente diversi dagli altri, capaci di offrirle affetto invece che prigionia, la sua diffidenza le impedisce di credere davvero nella loro bontà. Ma questi umani sembrano… difettosi. Diversi dagli altri.

    “Ho iniziato a scrivere questo libro quando ancora non avevo le idee ben chiare su cosa volessi trattare come tematica. Desideravo sicuramente parlare di animali, ma non sapevo in quale modo, di romanzi in giro sull’argomento ne esistono moltissimi e sono tutti bellissimi, ma di solito si parla di cani o gatti e io volevo scrivere, invece, di un animale meno convenzionale, per così dire – ha dichiarato l’autrice.

    In quel periodo faceva parte della mia vita una cricetina di nome Blanca, ed è stata lei che alla fine mi ha ispirata. Purtroppo quando ho iniziato a stendere i primi capitoli è venuta a mancare e pensavo che non sarei riuscita a portare a termine questo romanzo, invece è come se mi avesse trasmesso quell’ispirazione che mi mancava.

    Ho deciso così di raccontare lo sfruttamento di animali di ogni genere e tipo da parte dell’uomo, nei laboratori, ma anche nei parchi di divertimento, nell’industria della moda e dell’alimentazione, persino negli allevamenti di animali da affezione.

    Questa storia non nasce con l’intento di essere una critica, né tanto meno vuole giudicare, semplicemente nasce dal bisogno di far riflettere e informare il lettore su determinate tematiche, che io personalmente reputo importanti.

    Il messaggio che vorrei arrivasse è che siamo tutte creature viventi e come tali tutte quante proviamo sentimenti ed emozioni: credo fermamente che ogni essere vivente su questo pianeta non debba soffrire per mano di qualcun altro”.

    “Elly Bennet ha raccontato una storia di nicchia, e proprio per questo preziosa. Siamo abituati alle vicende di cani o gatti coraggiosi; qui invece abbiamo un esserino minuscolo di nome Blanca che ci apre le porte del suo mondo e ci costringe, con delicatezza, a cambiare prospettiva – ha dichiarato la casa editrice.

    Questo libro ci mette a nudo. Ci fa riflettere sulle scelte che compiamo ogni giorno, spesso senza pensarci, e ci fa conoscere una realtà di cui si parla troppo poco: lo sfruttamento di piccoli animali come Blanca per testare cosmetici e farmaci.

    Conosco del resto Elly da diversi anni. Ho creduto in lei quando ho pubblicato ‘Che casino noi donne’ e, poco dopo, ‘Questa vita non è la mia’. La sua scrittura ha la capacità di portare la nostra attenzione su argomenti importanti. Socrate diceva ‘so di non sapere’, credo che questo libro ci inviti proprio a questo: a riconoscere che esistono altri mondi, sofferenze e punti di vista da conoscere, per diventare persone migliori”.

    In un racconto emozionante e a tratti ironico, Blanca ci accompagna in un viaggio che esplora il rapporto tra uomo e animale, mettendo a nudo le contraddizioni della nostra società.

    “I miei umani difettosi” è una storia intensa e profonda, un inno alla libertà raccontato attraverso gli occhi di chi non ha voce. Sempre attraversato da un filo di speranza, è un romanzo capace di toccare il cuore e far nascere domande che restano dentro.

     

    Dati tecnici

    Titolo: I miei umani difettosi

    Editore: Accornero Edizioni

    Collana: Universi Narrativi

    Data pubblicazione: 5 Marzo 2025

    Pagine: 116

    Costo: 14,00 euro cartaceo, 9,90 euro formato Kindle

     

    Elly Bennet

    Nata a Lecco, è amante dell’arte in tutte le sue forme, della natura, dei viaggi e degli animali. È un’avida lettrice e disegnatrice, oltre che una cantante emergente. Da sempre dalla parte dei più deboli, scrive sin da ragazzina. Nel 2022 ha pubblicato “Che casino noi donne”, nel 2024 “Questa vita non è la mia” e nel 2025 “I miei umani difettosi”. Tutti i romanzi sono stati pubblicati con la casa editrice Accornero edizioni.

  • “Nelle mie mani” è il nuovo singolo di Sgvmo

    Dal 20 marzo 2026 sarà in rotazione radiofonica “Nelle mie mani”, il nuovo singolo di Sgvmo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 6 marzo.

     

    “Nelle mie mani” è un brano notturno e introspettivo che racconta il momento in cui la fragilità smette di essere una condanna e diventa consapevolezza. Tra insonnia, scrittura e ferite ancora aperte, il pezzo attraversa il buio senza negarlo, fino ad arrivare a una presa di responsabilità: il proprio posto nel mondo non è promesso da nessuno, va costruito.

    Con un sound e un ritornello dal tono intimo ma determinato, “Nelle mie mani” è una dichiarazione silenziosa di rivincita: senza arroganza, ma con fame e verità.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Nelle mie mani è nata alle tre di notte, in uno di quei momenti in cui il silenzio amplifica tutto. È un brano che parte dalla sensazione di sentirsi sbagliato, fuori posto, in ritardo rispetto al mondo. Ma non volevo scrivere l’ennesima canzone sulla sofferenza: volevo scrivere il momento esatto in cui smetti di subirla. Nel testo c’è la mia parte più fragile, quella che si mette in discussione, che si sente un mostro, che si fa male da sola. Ma c’è anche la parte che non accetta di restare ferma. Quando scrivo il mio posto sarà nelle mie mani non è una frase motivazionale: è una presa di responsabilità. È il passaggio da spettatore a protagonista. In studio abbiamo lavorato molto sulle dinamiche, lasciando respirare le parole e costruendo un crescendo emotivo che accompagnasse questa trasformazione. Non volevo un brano aggressivo, ma nemmeno rassegnato. Doveva avere dentro la notte, ma anche la promessa del giorno dopo. Questo pezzo si inserisce nel mio progetto come un punto di svolta: continuo a raccontare la fragilità, ma da una prospettiva diversa. Non più solo come ferita, ma come energia che può ribaltare i piani. Se qualcuno ascoltandolo si sente perso, vorrei che arrivasse questo messaggio: non è il mondo a decidere dove sarà il tuo posto. A un certo punto diventa una scelta. E quella scelta è nelle tue mani.”

     

     

    Biografia

    Sgvmo, classe 1996, lavora al suo progetto artistico da oltre quindici anni. Inizia a scrivere testi a 13 anni, utilizzando il rap come primo strumento per dare forma a pensieri, inquietudini e conflitti interiori: quella che nasce come esigenza personale diventa, nel tempo, un percorso strutturato e consapevole.

    Cresciuto con l’influenza del rap italiano più introspettivo, trova riferimenti nella profondità lirica di Marracash, nella scrittura emotiva di Claver Gold e nell’attitudine di Axos. Parallelamente, sviluppa una forte attrazione per l’urban pop internazionale e per artisti come Drake e The Weeknd, che influenzano la sua evoluzione verso sonorità più melodiche e contemporanee.

    Negli ultimi anni, il suo stile si è trasformato in una sintesi tra rap e cantato, con un’identità sonora che unisce introspezione, atmosfere cupe e aperture melodiche. Lo studio del canto gli ha permesso di affinare tecnica e interpretazione, consolidando un approccio sempre più maturo alla scrittura e alla performance. Ha portato il suo progetto live in diversi locali e contest, costruendo un rapporto diretto con il pubblico e sviluppando una dimensione dal vivo intensa e intima, coerente con il suo immaginario artistico.

    Tra i brani più rappresentativi del suo percorso si segnalano: “Brani nel cloud”, “Moncler”, “Idee” e “Svegliami” (disponibili su Spotify, Apple Music e tutte le principali piattaforme digitali).

    Il suo target principale è composto da uomini e donne tra i 16 e i 35 anni, una generazione che vive pressione sociale, fragilità emotiva e bisogno di autenticità. La sua musica parla a chi si sente fuori posto, a chi combatte con l’ansia, con il senso di inadeguatezza e con la paura di non essere abbastanza.

    L’obiettivo di Sgvmo è costruire un progetto artistico capace di lasciare un segno reale nel panorama urban pop italiano, portando al centro la fragilità come forma di verità e non come debolezza. Nei prossimi anni punta ad ampliare in modo significativo la propria fanbase, consolidare un’identità sonora riconoscibile e trasformare il live in uno spazio emotivo condiviso, dove il pubblico possa sentirsi rappresentato senza filtri.

    L’ambizione è costruire una carriera solida e duratura, capace di crescere nel tempo e di parlare a una generazione che ha bisogno di autenticità, profondità e coraggio emotivo.

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  • Un viaggio elettronico tra mente e corpo: “Upside” dei Nexus & Gabry Seth

    L’elettronica, quando supera il perimetro cinetico della cassa dritta andando oltre l’anestetico da dancefloor, si sporca inevitabilmente le mani con la realtà. Dopo “Love in Time”, riflessione sul tempo come spazio relazionale, i Nexus tornano con “Upside”, un brano che dirotta l’attenzione dalla dimensione esterna a quella interiore.

    Oltre a suonare come una club track dal sapore internazionale, questa release è l’approdo di una convergenza naturale nata tra i corridoi del Tour Music Fest. Qui, tra Bologna e San Marino, l’incontro del duo Alto Vicentino con il producer riccionese Gabry Seth ha innescato una sintonia produttiva che ha permesso di fondere background distanti in un unico, coerente ecosistema di suoni.

    “Upside” ha preso forma da un approccio tanto affascinante quanto impervio: quello della conoscenza di sé attraverso il ribaltamento delle proprie certezze. Il concetto di “Upside Down” descritto dagli artisti coincide con lo smarrimento di chi vede il presente confondersi sistematicamente con il passato. È l’accettazione di un caos dove oggi e ieri si sovrappongono, un sabotaggio delle proprie sicurezze necessario per smettere di fuggire e ritrovare, finalmente, una direzione che sia totalmente propria.

    Per trovarsi davvero, suggerisce il brano, occorre infatti attraversare l’instabilità. Occorre accettare l’inversione di quelle coordinate interiori che definiscono l’equilibrio, osservando le paure che solitamente releghiamo nel cono d’ombra della coscienza. Un viaggio nel sé che gli artisti stessi definiscono “quasi paranormale”, un cammino in cui l’identità emerge in tutta la sua interezza solo dopo aver avuto il coraggio di guardare il proprio abisso.

    La voce di Martina Gaetano (Anyma Blue), autrice e interprete del testo è un’ancora umana, materica, in questa sorta di “catarsi elettronica”. Il richiamo alle «angel’s wings», le ali d’angelo, simboleggia la purezza residuale che si frantuma sotto il peso di una risalita obbligata. La produzione, curata nei minimi dettagli, avvolge le parole in una trama digitale che passa da momenti di divergenza a drop liberatori, rendendo udibile il processo di frammentazione e successiva ricomposizione dell’identità.

    Il brano rompe il cliché della dancefloor-fillers a tutti i costi: qui il suono è progettato per destabilizzare. È sound design applicato alla psiche, dove ogni distorsione e ogni cambio di ritmo servono non solo a far ballare, ma a dare sostanza, una forma fisica, al passaggio tra chi eravamo e chi stiamo diventando.

    I Nexus portano così il loro genere di riferimento fuori dal recinto del disimpegno, perché scelgono di non vendere l’ennesima illusione di onnipotenza da dancefloor. Lontano delle aspettative del mercato, dove l’elettronica mainstream si è ridotta a un rassicurante rumore bianco per distrarre le masse, “Upside” chiede all’ascoltatore di restare nudo di fronte al proprio disordine. Il beat non è più un fine, ma un mezzo, un bisturi che asporta le sovrastrutture di chi ha paura di guardarsi dentro. E il club, automaticamente, da non-luogo di fuga diventa lo spazio in cui si scende a patti con i propri fantasmi.

    Spostare l’asse sul piano dell’introspezione significa dare una nuova dignità intellettuale che il clubbing ha smarrito negli ultimi anni tra algoritmi e drop fotocopia. Nel bel mezzo di un intrattenimento sempre più anestetizzato, i Nexus e Gabry Seth decidono di non essere accomodanti, proponendo un’inversione di rotta in cui l’elettronica torna a essere una vera e propria collisione frontale con la realtà, uno strumento di indagine che incide sulla pelle di chi ascolta.

    «L’“Upside Down”, per come lo intendiamo noi, è quel corto circuito che ti fa perdere la traccia principale. È quando tutto cade a pezzi e devi avere il coraggio di restare in quel disordine per capire chi sei veramente.» – Nexus.

    A sigillare questa narrazione interviene il videoclip ufficiale firmato da Nicholas Baldini e presentato in anteprima su Sky TG24, un lavoro che tronca ogni legame con l’estetica rassicurante del passato. Baldini non si accontenta di illustrare il brano, ma ne amplifica la portata psicologica seguendo il percorso della protagonista — interpretata da Melissa Gadani— in un’estensione visiva di quel viaggio “paranormale” descritto nel testo. Le immagini lavorano in simbiosi con i suoni viscerali della produzione per inglobare l’ascoltatore in un’esperienza di scoperta interiore, trasformando il video in un dispositivo che forza lo sguardo verso la parte più inesplorata della propria coscienza.

    Nato dalla sintonia istintiva tra il duo vicentino e il producer romagnolo, “Upside” è la prova che anche su un dancefloor si può raccontare una deriva personale. Pur consapevole della storia dell’universo elettronico, il brano rivendica un’identità inedita. È l’anticipazione di un panorama possibile in cui la musica dance smette di essere puro intrattenimento e torna a incidere sulla percezione, sulla sensibilità, sull’immaginario di chi ascolta.

  • Emis Killa, Jake La Furia e Camilla Ghini incontrano i detenuti della Casa Circondariale di Monza

    Un confronto diretto sul valore del tempo, sugli errori e sulle possibilità di riscrivere il proprio percorso. Sono questi i temi su cui si è sviluppato il terzo appuntamento di Free For Music, il laboratorio musicale promosso e finanziato da Orangle Records con la supervisione socio-educativa di Paolo Piffer, che coinvolge i detenuti della Casa Circondariale Sanquirico di Monza in un progetto di scrittura, produzione e formazione musicale.

    Dopo i primi incontri che nei mesi scorsi hanno portato all’interno dell’istituto artisti come Lazza e Fedez, l’iniziativa è proseguita con un nuovo momento di confronto che ha coinvolto Emis Killa, Jake La Furia e Camilla Ghini – questi ultimi due colleghi a Radio 105, dove insieme a Daniele Battaglia conducono il programma “105 Take Away”, tra le trasmissioni più seguite della fascia pomeridiana.

    Come nei precedenti appuntamenti, la giornata si è articolata in due momenti distinti. In una prima fase, gli ospiti si sono confrontati con un ampio gruppo di detenuti su aspetti che, all’interno di un carcere, assumono un significato ancora più concreto: gli errori, il giudizio sociale, la possibilità di cambiare, il rapporto con il tempo e il senso della libertà quando questa viene sottratta. A seguire, i ragazzi che hanno aderito al laboratorio hanno presentato e fatto ascoltare i propri brani, condividendo il lavoro portato avanti negli ultimi mesi e ricevendo osservazioni, stimoli e consigli.

    La presenza di Camilla Ghini ha portato all’interno del penitenziario uno sguardo diverso, giovane e femminile, particolarmente significativo in un contesto come quello carcerario. Il confronto con una professionista attiva nel mondo dei media ha offerto ai presenti una prospettiva ulteriore sul lavoro, sulla responsabilità personale e sulle possibilità di creare una carriera partendo dalle proprie passioni.

    Tra i temi più discussi è emerso il rapporto tra errori e responsabilità. Durante l’incontro è stato più volte sottolineato come sbagliare faccia parte della vita, ma anche come il reinserimento nella società debba poter diventare un processo effettivo e non solo concettuale. In questo senso, il tempo trascorso in carcere può trasformarsi in uno spazio utile per acquisire e implementare competenze per il futuro.

    Proprio sul valore del tempo si è soffermato Jake La Furia, che ha invitato i detenuti a utilizzarlo nel modo più consapevole possibile:

    «Leggete qualsiasi cosa. Anche libri che all’inizio possono sembrarvi lontani da voi. La lettura apre la mente e può offrirvi idee e prospettive che non immaginate.»

    Alla domanda su cosa serva oggi a un artista per fare successo nella musica, il rapper milanese ha aggiunto un altro elemento chiave:

    «Se fai musica pensando solo al successo hai già perso. La musica deve prima di tutto divertire chi la fa. Quando ti diverti davvero, questa cosa arriva anche a chi ti ascolta. Le persone devono identificarsi in quello che racconti; per questo è fondamentale parlare di quello che conosci, di quello che hai vissuto o che vivi davvero. Se racconti qualcosa che non ti appartiene, la gente se ne accorge subito. La credibilità è fondamentale.»

    Camilla Ghini ha poi richiamato l’attenzione sul valore del sacrificio e della costanza, ricordando come la passione – nella musica come nella radio o in qualsiasi altro ambito professionale – non possa prescindere da disciplina e impegno quotidiano. Un intervento che ha completato il discorso, evidenziando quanto fare ciò che si ama sia prezioso, ma farlo seriamente è ciò che permette di trasformarlo in un lavoro.

    Emis Killa, al suo terzo incontro con i partecipanti al laboratorio, ha evidenziato l’importanza di assumersi la responsabilità delle proprie scelte senza lasciare che gli errori definiscano per sempre una persona:

    «Nella vita tutti sbagliano. La differenza sta in cosa fai dopo. Gli errori non spariscono, ma possono diventare il punto da cui ripartire. L’importante è non smettere di lavorare su sé stessi e non convincersi che la propria storia sia già scritta.»

    Il rapper di Vimercate, soffermandosi sul valore delle seconde possibilità, ha invitato i ragazzi a non considerare mai definitivo il punto in cui si trovano oggi, incoraggiandoli a continuare a lavorare sulle proprie potenzialità.

    Tra le preziose riflessioni emerse, c’è stata anche quella sul rapporto con il denaro. Jake La Furia, Emis Killa e Camilla Ghini hanno sottolineato come i soldi siano uno strumento necessario per sostenere le proprie scelte e realizzare progetti e desideri. Allo stesso tempo, però, non possono diventare l’unica misura delle decisioni o delle aspirazioni personali. Imparare a sviluppare un rapporto sano con il denaro, senza diventarne dipendenti o inseguirlo come unico obiettivo, è una condizione indispensabile per mantenere la propria autonomia.

    Anche in questo terzo appuntamento, la musica è andata ben oltre l’intrattenimento, confermandosi una possibilità concreta di confronto e di espressione, capace di offrire strumenti nuovi per rileggere il proprio percorso.

    Free For Music si prepara ora a una nuova tappa importante. Il 27 marzo 2026 uscirà infatti l’album che raccoglie i brani scritti e interpretati dai detenuti, portando all’esterno il lavoro nato nell’istituto e trasformando l’esperienza del laboratorio in una vera produzione musicale.

    Come sottolineato da Paolo Piffer, responsabile esterno della supervisione socio-educativa, Free For Music affida alla musica un ruolo centrale nel favorire una ricodifica delle storie personali e nello sviluppo di competenze che, oltre alla dimensione formativa, possono aprire anche a prospettive future.

    La realizzazione dell’iniziativa è stata possibile grazie alla collaborazione delle istituzioni e al lavoro dei funzionari giuridico-pedagogici, della coordinatrice dott.ssa Mariana Saccone, della dott.ssa Elena Balia e della dott.ssa Laura Fumagalli, insieme alla Direzione, agli educatori e alla Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale Sanquirico di Monza, che hanno seguito ogni fase organizzativa.

    Free For Music è pensato come un percorso continuativo, destinato a proseguire all’interno del carcere di Monza e ad aprirsi progressivamente anche ad altri istituti penitenziari che hanno manifestato interesse, con interlocuzioni e pratiche già avviate.

    Immagini e video sono stati realizzati dalla fotografa Aurora Ingargiola.

  • “Sexting” è il nuovo singolo di Elena Romano e Jilhara

    Dal 20 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica “Sexting” (PLUMA dischi/IRMA Records), il nuovo singolo di Elena Romano e Jilhara.

    “Sexting” nasce dall’incontro di Elena Romano e Jilhara, due voci emergenti che si intrecciano in un racconto intimo e contemporaneo. È l’amore immaginato, quello che prende forma nello spazio fragile di uno schermo illuminato, dove le parole accendono desideri e i sentimenti crescono sospesi tra attesa e illusione. Un legame che brama la realtà, ma resta intrappolato nella distanza.

    Prodotto da Roden, il brano fonde R&B ed elettronica in atmosfere sognanti e avvolgenti, dando voce a un erotismo delicato e malinconico, in cui desiderio e amarezza convivono e si confondono.

    Spiegano le artiste a proposito del brano: “Con SEXTING vogliamo dare voce a quell’amore immaginato, che sempre più spesso, di questi tempi, prende forma nello spazio fragile di uno schermo illuminato, dove il desiderio cresce e rimane sospeso fra attesa e illusione. Condividendo un forte legame di amicizia e di conseguenza le vicissitudini del quotidiano, abbiamo deciso per la prima volta di mostrarci insieme al pubblico mettendo insieme le nostre individualità artistiche e parlando di un qualcosa di molto intimo. Venendo da mondi musicali diversi, ma con lo stesso percorso di studi alle spalle, ci siamo divertite sperimentando tra i nostri due mondi, con l’aiuto di Roden, produttore di grande sensibilità e talento.”

    Biografia

    Elena Romano è una cantante e cantautrice fiorentina con una formazione nel canto jazz e diverse esperienze artistiche maturate tra l’Italia e la Germania. Il suo stile si colloca in un ambito “pop-elettronico”, caratterizzato da un approccio fuori dagli schemi e aperto a continue sperimentazioni.

    La sua musica ingloba generi diversi — dalla classica al jazz fino all’elettronica — dando vita a un affascinante contrasto che diventa connubio tra antico e moderno, ravvisabile anche nell’estetica dell’artista. Questa commistione di stili ed epoche è la piena espressione della personalità di Elena, dove la ricerca sonora cammina di pari passo con l’urgenza comunicativa.

    Tra il 2024 e il 2025, dopo aver collaborato con musicisti di spicco, Elena lavora all’EP “Lorena” insieme al fratello e compositore Lorenzo. Il progetto solista si concretizza in una fusione unica dove la canzone tradizionale italiana si unisce a sonorità elettroniche, creando una narrazione avvincente fatta di emozioni e racconti introspettivi.

    Il suo percorso accademico è d’eccellenza: dopo il diploma presso la Siena Jazz University, completa gli studi all’Università di Musica e Danza di Colonia (HFMT) e al Conservatorio Girolamo Frescobaldi di Ferrara, dove ottiene il diploma di secondo grado in canto jazz. Tra le collaborazioni di rilievo spicca quella per l’album “Arie” di Ferruccio Spinetti, registrato nel 2022 con il celebre batterista statunitense Jeff Ballard.

    Negli anni Elena Romano ha collezionato importanti traguardi e riconoscimenti. Il suo percorso inizia a distinguersi già nel 2021, quando vince il premio per la migliore composizione al concorso Bianca d’Aponte con il brano “Il Sole (cattivi pensieri)”. Successivamente, nel 2024, partecipa al Rock Contest di Controradio aggiudicandosi il Premio Ernesto De Pascale per la miglior canzone con testo in italiano grazie al brano “Sogno”, oltre a ricevere una menzione speciale da parte di MITA Academy per la coerenza audio-visiva del suo progetto. La sua ascesa prosegue nel 2025 con la selezione tra i 150 semifinalisti di 1M NEXT per il Concerto del Primo Maggio a Roma, fino ad arrivare al 2026, che la vede tra i finalisti di MArteLive Connect.

    L’evoluzione musicale di Elena rivela una personalità eclettica e versatile che trova la sua sintesi perfetta nel recente EP “Lorena”. A febbraio 2026 compare nel disco dell’artista Hachiko nella traccia “90MILA”.

    JilHara è il progetto artistico di Gaia Angiolini, cantautrice fiorentina. Cresciuta con la musica come punto di riferimento, ha dedicato gran parte della sua vita allo studio e alla ricerca musicale, sviluppando un linguaggio personale attraverso cui esprimere sé stessa.

    Le sue canzoni nascono in modi diversi: a volte da un’idea testuale, altre da una progressione di accordi al pianoforte o dalla collaborazione con vari producer.

    Con una voce che intreccia influenze jazz, R&B, pop ed elettronica, JilHara racconta storie di vita e frammenti di quotidianità. Nei suoi brani emergono esperienze e fragilità personali: un viaggio, una serata andata male, una sbronza di troppo o il desiderio di vivere senza rimpianti. Attraverso la sua scrittura, trasforma momenti imperfetti e situazioni comuni in racconti sinceri, con la speranza di far sentire chi ascolta un po’ meno solo.

    “Sexting” è il nuovo singolo di Elena Romano e Jilhara disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 20 marzo 2026.

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  • White Mask – Mirror: un nuovo capitolo per la Dark Wave italiana

    White Mask – Mirror: un nuovo capitolo per la Dark Wave italiana

    Nel panorama della musica alternativa italiana emerge con forza il progetto artistico White Mask, che con il nuovo EP Mirror conferma la propria identità sonora e il forte legame con la scena Dark Wave contemporanea.

    Pubblicato dall’etichetta Label 33 Records, l’EP è prodotto da Andy Milsi , mentre la distribuzione è affidata a Virgin Music Italia, realtà internazionale che negli ultimi anni ha consolidato la presenza di progetti indipendenti italiani sui principali store digitali.

    L’EP Mirror, composto da cinque brani – tra cui My Pain”, Bad Dream”, Mirror”, Mr Jekill and Mr Hide” e The Prison”rappresenta un viaggio sonoro intenso e introspettivo che attraversa atmosfere oscure e suggestive, tipiche della tradizione dark wave.

    Uno dei singoli che anticipano il progetto, Mirror, è stato descritto dalla critica come un brano capace di costruire un’atmosfera intensa e coinvolgente, dove le sonorità oscure e profonde accompagnano un percorso di introspezione e mistero.

    Un linguaggio sonoro tra passato e contemporaneità

    White Mask si inserisce in quella corrente artistica che guarda alla grande tradizione dark wave degli anni ’80, reinterpretandola con un approccio contemporaneo. Le sonorità sintetiche, le linee melodiche malinconiche e le atmosfere notturne richiamano l’estetica del genere, ma vengono rielaborate attraverso una produzione moderna e curata nei dettagli.

    La produzione di Andy Milsi contribuisce a costruire un sound immersivo e cinematografico, dove sintetizzatori, texture elettroniche e dinamiche vocali si fondono in un equilibrio tra profondità emotiva e ricerca sonora.

    Un impegno per la scena Dark Wave italiana

    Uno degli aspetti più significativi del progetto White Mask è il suo impegno nella valorizzazione della scena dark wave italiana, un movimento che negli ultimi anni sta vivendo una nuova fase di attenzione e crescita. Attraverso un linguaggio musicale coerente e riconoscibile, l’artista contribuisce a mantenere vivo un immaginario sonoro che unisce introspezione, estetica dark e sperimentazione elettronica.

    White Mask si distingue inoltre per una spiccata capacità comunicativa, che emerge sia nella scrittura dei testi sia nella costruzione dell’immaginario visivo del progetto. L’artista riesce a trasformare emozioni intime e riflessioni personali in un linguaggio universale, capace di entrare in sintonia con un pubblico sensibile alle atmosfere più profonde e riflessive.

    Mirror: un manifesto identitario

    Con Mirror, White Mask firma un lavoro che non è soltanto una raccolta di brani, ma un vero e proprio manifesto artistico. L’EP riflette sul concetto di identità, sul rapporto tra luce e ombra e sul dialogo costante tra l’interiorità dell’artista e il mondo esterno.

    In questo senso, il progetto rappresenta una tappa importante nel percorso di White Mask: un’opera che consolida la sua presenza nella scena alternativa e che contribuisce a rafforzare il ruolo della Dark Wave italiana nel panorama musicale contemporaneo.

  • Deja Vu …. il nuovo singolo segna una rinascita artistica

    Deja Vu …. il nuovo singolo segna una rinascita artistica

    Nel panorama emergente della musica italiana, Lulù torna con un nuovo singolo che segna una tappa significativa nel suo percorso artistico. Il brano, pubblicato dall’etichetta 33 Records, è prodotto da Andy Milsi e Giovanni Nicotera e distribuito a livello digitale da Altafonte, realtà internazionale che negli ultimi anni ha sostenuto numerosi progetti indipendenti.

    Lulù si presenta al pubblico con un’identità artistica precisa e fortemente simbolica. Il colore che più la rappresenta è il nero, un elemento che nella sua visione non rappresenta oscurità, ma trasformazione, rinascita e ripartenza. Proprio come accade nella musica, ogni brano diventa per lei un nuovo capitolo, una tela su cui ricominciare e raccontarsi.

    Il nuovo singolo si inserisce in questo percorso come una tappa importante di crescita personale e musicale. La produzione, curata da Andy Milsi insieme al maestro Giovanni Nicotera, costruisce un sound contemporaneo che unisce sensibilità pop e profondità emotiva, valorizzando la voce dell’artista e la sua capacità interpretativa.

    Lulù ha dimostrato negli ultimi anni una forte determinazione nel costruire la propria strada nella musica, pubblicando diversi brani e partecipando a contesti artistici e contest musicali che ne hanno messo in luce le qualità vocali e interpretative.

    Con questa nuova uscita discografica, l’artista conferma la volontà di raccontare emozioni autentiche e di trasformare ogni esperienza in musica. Il risultato è un brano che rappresenta non solo un momento creativo, ma anche una nuova ripartenza artistica, coerente con il simbolismo del nero che accompagna la sua immagine.

    Il singolo segna quindi un nuovo passo nel percorso di Lulù: un progetto che unisce produzione, identità visiva e ricerca emotiva, aprendo la strada ai prossimi sviluppi discografici dell’artista.

  • “Paint It, Black” è il nuovo singolo di Gabbo

    Da venerdì 20 marzo 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Paint it, black” per Culto Diskey / Blackcandy Produzioni il nuovo singolo di GABBO.

    L’artista reinterpreta “Paint It, Black”, uno dei grandi classici rock dei Rolling Stones: un brano che mette in evidenza la malinconia e diventa metafora di disperazione, con armonie e sonorità innovative per il genere. Nella sua versione, Gabbo enfatizza e rinnova questi elementi grazie a un sound dalla vena black che lo contraddistingue.

    “Paint It, Black” si inserisce nel progetto Gabbass, un percorso sempre aperto in cui l’artista propone le sue versioni di brani iconici, caratterizzate da un sound che attraversa Nu Jazz, Funk e Hip Hop. Spaziando dal jazz all’hip hop, Gabbo ripropone, con uno stile personale, tutto il suo background musicale, che riesce a esprimere a 360 gradi grazie a una solida preparazione tecnica. Questo gli consente di dedicarsi, attraverso il suo strumento, ai tre aspetti fondamentali della musica – armonia, melodia e assolo – rendendo il basso elettrico il vero protagonista.

    Il brano è prodotto da Squarta insieme a Gabbo (Rugbeats), mentre la grafica è firmata da Ivan “Ibbanez” Donadello.

    Spiega l’artista a proposito del brano: “Con questo brano malinconico esterno esattamente ciò che sto provando interiormente in questo momento, sia per quanto ci riguarda tutti, a livello globale, viste le vicende purtroppo spiacevoli che ci circondano, sia a livello personale. E proprio per augurarci un avvenire migliore ed aprire uno spiraglio di positività, nello special del brano ho voluto inserire delle parole di speranza, che probabilmente sono le stesse che ripeto a me ogni giorno.”

    Presave di “Paint it, black” https://bfan.link/gabbo-paint-it-black

     

     

    Biografia

    Gabriele (Gabbo) Centofanti [Bassista/ Produttore] già dal 1999 svolge attività concertistica con diverse formazioni spaziando tra vari generi musicali (dalla classica al rock, passando per il funk/jazz e il pop) fino ad arrivare al rap, genere del quale diventa uno dei maggiori esponenti musicali grazie alla collaborazione iniziata nel 2006 e tutt’ora in essere con la band storica dei Cor Veleno, inizialmente formata da Primo, Grandi Numeri e Squarta e diversi anni dopo da Gabbo stesso.

    Nel 2008 Squarta & Gabbo fondano ”Rugbeats”, studio di produzione musicale che ha prodotto e collaborato con numerosi artisti della scena rap e non solo, tra i quali gli stessi Cor Veleno, Coez, Gemitaiz, Madman, Fabri Fibra, Franco126, MezzoSangue, Roy Paci, Giuliano Sangiorgi, Jovanotti, Marracash, Mostro, Clementino, Colle der Fomento, Tormento, En?gma, Raiz, Gemello, Cranio Randagio, Rancore, Tre Allegri Ragazzi Morti e molti altri.

    La forte passione per il jazz e la musica R&B ereditata da suo padre trombettista e la grande passione per il rap, portano Gabbo a dare vita a vari progetti musicali Nu-Jazz e a collaborare con alcuni dei più grandi nomi del jazz nazionale ed internazionale come Massimo Moriconi, Danilo Rea, Emilia Zamuner ed altri.

     

    “Paint It, Black” è il nuovo singolo di Gabbo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da venerdì 20 marzo 2026.

     

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  • “In rotta con lo sport” è il nuovo singolo di Kanestri

    Dal 20 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “In rotta con lo sport”, il nuovo singolo di Kanestri (Maionese Project).

    “In rotta con lo sport”, il nuovo singolo di Kanestri, è un brano che prosegue il percorso artistico ed emotivo del cantautore, accompagnando l’ascoltatore verso il disco d’esordio in uscita a metà 2026. Qui lo sport diventa metafora dell’amore, ponendo l’accento su ciò che esso rappresenta: il primo passo per ritrovare se stessi è accettare che il gioco, a volte, non funziona più.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “In rotta con lo sport è una canzone nella quale lo sport diventa metafora dell’amore. Non è il campo da gioco al centro del racconto, ma ciò che rappresenta: impegno, disciplina, concetto di squadra, obiettivi condivisi, aspettative, vittorie e sconfitte. Credo siano tutti elementi che esistono anche dentro una relazione. E il primo passo per ritrovare se stessi è accettare, e soprattutto accettarsi, quando il gioco non funziona più. Torna sempre il concetto dell’imparare a convivere con le proprie crepe, il riconosce l’importanza di accettare le proprie fragilità rimanendo autentici.”

    Biografia

    Kanestri è lo pseudonimo di Matteo Manzoni, cantautore marchigiano cresciuto tra il riverbero di chitarre distorte e il ritmo dei campi da basket. La sua musica è un universo dove l’amore viene esplorato nelle sue pieghe più autentiche, muovendosi con disinvoltura tra verità scomode e sogni di rinascita.

    Il legame di Matteo con la musica ha radici profonde: scrive e suona da oltre quindici anni. Ha iniziato durante l’adolescenza con le prime band punk della provincia, portando sui piccoli palchi quell’urgenza emotiva che oggi è diventata la cifra distintiva del suo percorso solista.

    Il suo sound si definisce come un “vicino di banco” del nuovo pop: un mix energico e sensibile che abbraccia con naturalezza influenze indie e venature punk rock melodico. Al centro di tutto resta sempre la canzone, intesa come uno spazio di verità assoluta.

    Dopo le prime uscite discografiche, che hanno catturato l’attenzione degli addetti ai lavori, il percorso di Kanestri si è consolidato attraverso brani rappresentativi come “Resto qui”, “Indispensabile” e il successo radiofonico “Nel buio” (uscito a gennaio 2026).

    Attualmente, l’artista prosegue il suo viaggio con il nuovo singolo “In rotta con lo sport”. Questo brano segna un’ulteriore tappa verso il disco d’esordio, la cui uscita è prevista per la metà del 2026 sotto l’etichetta Matilde Dischi, con la produzione di Davide Maggioni.

    «Scrivo canzoni per rimettere a posto i pezzi» Il suo claim sintetizza perfettamente la sua poetica: un invito alla rinascita attraverso la musica e un messaggio di autenticità per chiunque cerchi di ricomporre la propria strada.

    “In rotta con lo sport” è il nuovo singolo di Kanestri disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 20 marzo 2026.

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  • Quando avere tutto diventa il detonatore della fine: le “Luci Viola” dei Ferrinis raccontano un’overdose sentimentale tra i neon di un sabato sera

    Milano, vista dall’oblò di un aereo, promette una tregua che dura il tempo di un atterraggio. Le terrazze accese, che dal cielo paiono grumi di luce, alimentano l’illusione di poter fare a meno di quel caos che ci portiamo dentro. Eppure, la distanza fisica non basta a silenziare il collasso di un legame sventrato dall’eccesso. Con il nuovo singolo “Luci Viola” (Ferrinis Records/Ryo Studios), i Ferrinis scelgono di non assecondare la narrazione bidimensionale del cuore spezzato, preferendo parlare di una vertigine: quella di chi scopre che avere tutto può diventare una forma di pressione insostenibile. È il racconto del troppo pieno, di quando non resta più spazio nemmeno per dirsi addio; di chi ha avuto ogni possibilità tra le mani e l’ha vista mutare in cenere.

    «Avevamo tutto, forse è quello che ci ha rovinato», è il verso in cui Maicol e Mattia Ferrini sintetizzano il paradosso della sovrabbondanza, dove la libertà assoluta e le «regole zero» cessano di essere una conquista per diventare il perimetro di una prigione silenziosa, in cui si resta soli, anche in due. Non è un caso che questa impasse sia al centro di diversi studi sulla Generazione Z e sui giovani adulti, che segnalano come l’eccesso di possibilità e l’assenza di confini chiari nelle relazioni aumentino senso di smarrimento, ansia decisionale e difficoltà di decodificare le proprie scelte affettive. È il riflesso di quella che i sociologi definiscono l’era dell’iper-scelta, dove la moltiplicazione delle possibilità e l’assenza di limiti non generano libertà, ma un’ansia da prestazione affettiva che porta alla paralisi.  Una moltiplicazione che inizia a scavare una distanza, rendendo l’intimità una stanza chiusa, dove ci si muove senza incontrarsi davvero e dove ogni parola possibile sembra sbagliata, perché parlare diventa un rischio e il silenzio una forma di accettazione («Non so più se è meglio tacere o tradire»). Il brano evidenzia come l’assenza di regole non ci renda migliori, ma ci isoli, disegnando una zona franca in cui non si litiga, non ci si perde, non ci si trova, e si finisce con il restare più soli che mai.

    Per questo, “Luci Viola” non parla di una fine, ma dell’impossibilità di chiudere davvero. Di quando l’eccesso di vicinanza, di tentativi, di spiegazioni svuota il dialogo e lascia solo due opzioni ugualmente distruttive. Non ferirsi più nell’immediato, lasciando che tutto si spenga lentamente, o continuare a farlo, trasformando ogni tentativo di spiegazione in una nuova ferita.

    Il pezzo vive di contrasti — il sapore amaro del vino delle grandi occasioni, gli occhi truccati di nero che tradiscono la stanchezza, i tramonti ubriachi — affidando alle “Luci Viola” un marchio a fuoco, un’àncora mnemonica che impedisce l’oblio ogni volta che il riflesso di un sabato sera torna a colpire la retina.

    «In questo brano abbiamo voluto isolare il momento esatto in cui la vicinanza smette di alimentare il desiderio e inizia a soffocarlo – dichiarano i Ferrinis -. Spesso la fine di una storia non arriva per assenza di sentimenti, ma perché l’anima brucia in un incendio che non sai più dove e come contenere. Abbiamo scelto Milano perché è una città che ti fa capire di essere piccolo, mentre ti inserisce nel rumore assordante di chi non ha più nulla da dirsi.»

    Musicalmente, il duo romagnolo stabilizza una propria forma di pop d’autore che mastica bit e inquietudini con estrema consapevolezza. La produzione abbandona ogni residuo di spensieratezza per accompagnare l’ascoltatore nella densità di una scrittura che lavora per immagini, intercettando quel disagio che nasce quando il possesso diventa un fardello intollerabile.

    Con “Luci Viola”, accompagnato dal videoclip ufficiale diretto da Samuele Apperti, Maicol e Mattia Ferrini si confermano osservatori attenti di una realtà sentimentale che non ha più bisogno di edulcorazioni. Non cercano rimedi, ma scelgono di focalizzarsi su un sabato sera qualunque, consapevoli che certi ricordi non svaniscono con l’arrivo dell’alba; restano tatuati sotto la pelle, pronti a riaccendersi ogni volta che la luce di un neon taglia il buio, ricordandoci che avere tutto, a volte, è stato il preludio del niente.