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  • ROCKTRAIN SLAVES “Lose Yourself” PERDERSI PER RITROVARE LA PROPRIA LIBERTÀ

    ROCKTRAIN SLAVES

    “Lose Yourself”

    PERDERSI PER RITROVARE LA PROPRIA LIBERTÀ

    ASCOLTA “LOSE YOURSELF”!

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    Ci sono momenti in cui sembra di aver smarrito la propria identità, intrappolati in una quotidianità fatta di imposizioni, falsità e compromessi. Eppure, dentro di noi, continua a bruciare un’energia che chiede soltanto di essere liberata. È da questa tensione che nasce “Lose Yourself”, il nuovo brano dei RockTrain Slaves: un invito a fermarsi, lasciarsi andare e dimenticare tutto, almeno per una notte, per ritrovare se stessi.

    Perdersi nel caos, abbandonare le convenzioni e concedersi un momento di autentica libertà. Non una soluzione definitiva ai problemi, né la promessa di un mondo senza conflitti, ma un’occasione per rompere le gabbie della quotidianità e riconnettersi con la propria essenza. Perché, come suggerisce il brano, non esiste arcobaleno senza prima una tempesta.

    Dal punto di vista sonoro, “Lose Yourself” affonda le proprie radici nel rock americano degli anni Settanta. L’apertura è affidata a un riff in accordatura aperta che richiama le atmosfere della Bayou, territorio e immaginario profondamente legati alla tradizione musicale statunitense. Le percussioni ipnotiche disegnano il paesaggio sonoro, mentre il basso ne sostiene la struttura con profondità e carattere.

    L’invocazione “Give us a band, a rocking land” segna il momento in cui il brano prende definitivamente quota, lasciandosi alle spalle la palude per entrare nel vivo di un’esplosione rock. Gli intrecci delle chitarre rafforzano l’impatto della composizione, mentre il solo di slide guitar accompagna il pezzo verso un finale feroce e viscerale.

    Registrato in presa diretta e con un ricorso minimo alle sovraincisioni, “Lose Yourself” restituisce un suono diretto, essenziale e senza artifici. Una scelta precisa, pensata per catturare l’energia e la spontaneità della band, trasportando l’ascoltatore idealmente nel mezzo di un live dei RockTrain Slaves e restituendone tutta l’essenza.

    I RockTrain Slaves nascono a Bologna nel 2004 dall’incontro di due amici d’infanzia, accomunati da una visione precisa della musica: fondere le diverse influenze e tradizioni che hanno segnato il loro percorso artistico, dal Delta Blues al rock degli anni Settanta, dando vita a un repertorio originale e scegliendo fin da subito di non affidarsi al classico circuito delle cover band.

    Nell’aprile 2008 pubblicano il loro primo album autoprodotto, “The Rain Can Wait”, una raccolta di brani inediti distribuita da Self/Hitland Records nei negozi e sulle principali piattaforme digitali. Il disco apre alla band le porte di importanti palcoscenici italiani, portandola a esibirsi in alcuni dei festival blues più prestigiosi del Paese, tra cui il Pistoia Blues Festival 2008, e ad aprire i concerti di autentiche leggende della scena internazionale come Johnny Winter e Dickey Betts & The Great Southern.

    Dopo anni di intensa attività live e l’ingresso di una seconda chitarra, nell’ottobre 2014 arriva il secondo album in studio, “Another Place”, composto interamente da brani originali e accolto positivamente dalle radio locali e dalla stampa specializzata.

    Nel corso di circa dieci anni di attività, i RockTrain Slaves superano le 250 esibizioni dal vivo, consolidando un’identità musicale radicata nel rock blues più autentico e viscerale, capace di esprimersi con la stessa energia sul palco e in studio.

    Dopo una pausa forzata dovuta alla pandemia, la band torna al lavoro su nuovo materiale e realizza** l’EP “All The Rest”, pubblicato nel 2023.**

    **All’inizio del 2026 i RockTrain Slaves rientrano in studio per registrare tre nuovi brani inediti: “Soulshine”, “Lose Yourself” e “Goodmorning Devil”. Un nuovo capitolo del percorso artistico della band, che nel corso dell’anno porterà le nuove produzioni sulle principali radio e piattaforme digitali.**

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  • OFFICINA BLU “Balla finché vuoi” LA MUSICA GIUSTA PER RIMETTERSI IN MOVIMENTO


    ASCOLTA “BALLA FINCHÈ VUOI”!

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    Non sempre serve capire cosa ci succede per trovare il modo di andare avanti. A volte basta alzare il volume e smettere di trattenersi. È da qui che parte “Balla finché vuoi”, il nuovo singolo degli Officina Blu: un brano che trasforma il movimento in una risposta alle tensioni quotidiane, senza cercare soluzioni facili né impartire lezioni di vita.

    “Metti in fila giorni e notti, metti in fila i guai”: la routine prova a imporre il suo ordine, ma qualcosa rompe la sequenza. Le corde vibrano, il ritmo prende spazio e il corpo trova una via d’uscita che la testa, da sola, non riesce a indicare.

    Il sound mescola anima southern rock, sfumature blues e ritmiche country, con un passo trascinante che invita a muoversi senza troppi calcoli. La musica non cancella i problemi, ma cambia per un momento il modo di stare dentro le cose.

    “Dentro quelle rotte scarpe sai soltanto tu come si sta” è il passaggio che restituisce al brano la sua dimensione più personale. Ognuno conosce la propria strada, comprese le deviazioni e le fatiche che non si vedono da fuori.

    Gli Officina Blu scelgono così di lasciare spazio all’istinto, alla voglia di ridere e a quella libertà imperfetta che non ha bisogno dell’approvazione di nessuno. “Balla finché vuoi” non promette che domani sarà tutto più semplice: invita a non aspettare che lo diventi per concedersi il presente.

    Alzare il volume, trovare il proprio passo, ripartire. Per una volta, senza dover spiegare perché.

    Officina Blu è una rock blues band italiana che fonde il sound classico del rock con un’impronta moderna e personale. Le influenze blues, il rock d’autore e un’attitudine diretta danno vita a brani intensi, costruiti su chitarre incisive, una sezione ritmica solida e testi che raccontano storie, emozioni e frammenti di vita.

    La band è composta da Matteo Favretto (MisterMat) alla voce e chitarra, Mattia Fattoretto al basso e Davide Piovesan alla batteria. Insieme portano sul palco uno spettacolo energico e autentico, dove ogni canzone nasce dalla passione per la musica suonata senza compromessi.

    Con un’identità sonora riconoscibile e uno sguardo rivolto al futuro, Officina Blu continua il proprio percorso artistico attraverso la scrittura di musica originale e l’attività live, affermandosi come una realtà capace di parlare sia agli amanti del rock più classico sia a chi cerca un sound contemporaneo e genuino.


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  • SOGNO DI LENIA “Scusa” LA FINE DI UN’AMICIZIA, TRA RABBIA, NOSTALGIA E IL CORAGGIO DI CHIEDERE PERDONO

    SOGNO DI LENIA

    “Scusa”

    LA FINE DI UN’AMICIZIA, TRA RABBIA, NOSTALGIA E IL CORAGGIO DI CHIEDERE PERDONO

    ASCOLTA “SCUSA”!

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    Con “Scusa”, i Sogno di Lenia raccontano la fine di un’amicizia e quel momento in cui un rapporto, consumato dall’indifferenza e dal silenzio, arriva al punto di rottura. Un brano rock intenso e viscerale, che mette al centro la difficoltà di lasciarsi alle spalle una persona con cui si è condiviso molto.

    La storia è narrata dal punto di vista di una protagonista ormai logorata dalla distanza emotiva dell’altra persona. «Non sopportavo più l’indifferenza» è la frase che segna la svolta e accompagna la decisione di lasciare la casa condivisa. Ma all’orgoglio ferito si alterna il ricordo di una complicità che continua a riaffiorare, soprattutto di notte: «Ti penso la notte ancora in quella via, ridere scherzare insieme a te». È il contrasto tra la necessità di allontanarsi e la nostalgia per ciò che è stato a dare al brano la sua tensione emotiva.

    Anche sul piano musicale, “Scusa” si sviluppa attraverso contrasti. Le strofe, più intime e raccolte, sono sostenute da un basso corposo e da arpeggi puliti, mentre le chitarre graffianti e una ritmica solida accompagnano l’apertura verso ritornelli potenti. A guidare il racconto è una voce femminile versatile, calda e confidenziale nei passaggi più delicati, capace di farsi grintosa e carica di pathos nei momenti di maggiore intensità.

    Nel finale, la rabbia lascia spazio a una vulnerabilità inattesa. Il rapporto non si è ricomposto, la distanza resta, eppure la protagonista trova la forza di abbattere le proprie difese e pronunciare quella parola rimasta in sospeso: «Scusa».

    Non una promessa di riconciliazione, ma un gesto liberatorio e doloroso, che chiude il racconto lasciando emergere tutta la fragilità di chi, nonostante tutto, non ha dimenticato.

    I Sogno di Lenia nascono a Bologna nell’estate del 2024 dall’incontro tra la cantante Elena Masera e il chitarrista Davide Buzzoni. Quella che inizialmente si presenta come una sfida si trasforma presto in un’esigenza artistica: dare forma a frammenti di vita attraverso parole e musica, muovendosi tra sonorità alt-rock, suggestioni nostalgiche e influenze contemporanee.

    La sintonia tra i due è immediata e prende forma in brani in italiano che raccontano contrasti, fragilità e stati d’animo profondi, alternando il peso delle esperienze vissute alla ricerca di momenti di felicità.

    Elemento centrale del progetto è la voce di Elena Masera, potente, calda ed espressiva, capace di passare da interpretazioni intime e raccolte a momenti di grande intensità. A dialogare con la sua vocalità sono i riff graffianti e gli assoli energici della chitarra di Davide Buzzoni.

    Nel 2025 la formazione si completa con l’ingresso di Fabio Fruci al basso e Sandro Sparano alla batteria. Con una sezione ritmica solida e dinamica, i Sogno di Lenia definiscono ulteriormente la propria identità sonora, dando vita a un rock energico, attraversato da tensioni emotive e contrasti.

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  • FLUSSI INVERSI “Solo Me Stesso” RESTARE FEDELI A SÉ SENZA SMETTERE DI CERCARE GLI ALTRI

    FLUSSI INVERSI

    “Solo Me Stesso”

    RESTARE FEDELI A SÉ SENZA SMETTERE DI CERCARE GLI ALTRI

     

    ASCOLTA “SOLO ME STESSO”!

    https://orcd.co/flussiinversi-solomestesso

    GUARDA IL LYRICS VIDEO

    https://www.youtube.com/watch?v=4XKjYppJB3E

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    In un mondo in cui ogni pensiero sembra dover circolare, essere riconoscibili non significa necessariamente essere compresi. Da questa distanza tra ciò che mostriamo e ciò che siamo nasce “Solo me stesso”, il nuovo singolo dei Flussi Inversi: una riflessione sull’identità, sui compromessi e sulla difficoltà di trovare la propria voce dentro il rumore del presente.

    “Vorrei trovare il mio posto senza mai accettare un compromesso”: il desiderio espresso nel testo non è quello di isolarsi, ma di non dover rinunciare a una parte di sé per essere accettati. La dimensione personale si confronta così con un mondo definito “virale”, dove la velocità della comunicazione non garantisce la profondità dell’ascolto.

    Musicalmente, il brano sviluppa questa tensione attraverso un impianto New Prog dinamico, costruito come un flusso di coscienza. Le sonorità eteree che aprono e chiudono il pezzo delimitano una struttura circolare, mentre la parte centrale concentra pensieri e contraddizioni in una progressione che rinuncia alla consueta alternanza tra strofa e ritornello. La forma segue il movimento della mente, con le sue accelerazioni e i suoi ritorni.

    Ma il punto d’arrivo non è la difesa ostinata dell’io. “Ed ora che ho spento quella parte di orgoglio che sento” introduce un passaggio decisivo: abbassare le proprie difese non significa tradire la propria identità, ma rendere possibile un incontro. È qui che la fragilità smette di essere un limite e diventa disponibilità verso l’altro.

    “Solo me stesso” tiene insieme due esigenze che spesso sembrano inconciliabili: restare fedeli a ciò che si è e riuscire a raggiungere chi ci sta intorno. Perché parlare a milioni di persone ha senso soltanto se, nel tentativo di farsi ascoltare, non si perde la propria voce.

    I Flussi Inversi sono un progetto musicale nato dall’incontro tra il compositore e pianista Orazio Saracino, il producer e sound engineer Alex Grasso e il cantante e paroliere Flavio Paternesi, entrato nella formazione nel 2022.

    La loro musica unisce ricerca sonora, tecnica strumentale e una forte componente narrativa.

    L’esordio discografico, “Terra e Anima”, intreccia progressive rock, jazz, elettronica, musica per film e influenze gypsy, con la partecipazione di musicisti ospiti di rilievo.

    Con il secondo album, “Noi”, composto da undici tracce, la band sviluppa una direzione più compatta e contemporanea.

    Il trio definisce il proprio linguaggio come New Prog, una rilettura moderna del progressive rock italiano, distante dalle sonorità vintage degli anni Settanta.

    Strutture fluide e accessibili convivono con ritmi articolati, passaggi strumentali complessi e il superamento dei tradizionali schemi della canzone.

    La scelta di scrivere in italiano è centrale nella ricerca espressiva del gruppo.

    Al centro di “Noi” c’è l’essere umano, raccontato attraverso fragilità, paure e desiderio di riscatto in una società precaria.

    Grazie a influenze trasversali e a una cura meticolosa della produzione, i Flussi Inversi costruiscono un’identità musicale in cui sperimentazione e intensità emotiva procedono insieme.


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  • FIORI NEI GIARDINI CHIUSI “A Caccia di Storie” INCONTRI, DETTAGLI NASCOSTI E VITE DA SCOPRIRE

    FIORI NEI GIARDINI CHIUSI

    “A Caccia di Storie”

    INCONTRI, DETTAGLI NASCOSTI E VITE DA SCOPRIRE

    ASCOLTA “A CACCIA DI STORIE”!

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    Di giorno le storie sembrano scorrere inosservate, confuse nel rumore della quotidianità. È quando tutto si fa più silenzioso, soprattutto di notte, che acquistano contorni più nitidi e rivelano dettagli inaspettati. **Da questa prospettiva nasce “A caccia di storie”, il nuovo singolo dei Fiori nei Giardini Chiusi, un brano che racconta il desiderio di osservare ciò che ci circonda, lasciarsi sorprendere dagli incontri e trovare significati anche nei particolari apparentemente più insignificanti.**

    Una ricerca senza una destinazione prestabilita, guidata dalla curiosità e dalla voglia di continuare a scoprire. Ogni incontro diventa l’occasione per entrare in una nuova dimensione, ogni storia che si conclude lascia spazio alla possibilità di trovarne un’altra. È un movimento continuo, fatto di osservazione, ascolto e desiderio di rimettersi in cammino.

    Anche musicalmente, “A caccia di storie” segue questo percorso, costruendo un crescendo progressivo che accompagna lo sviluppo del racconto. Il brano si apre con il passo misurato di una ballata, attraversando atmosfere intime e raccolte che, poco alla volta, acquistano corpo e intensità. La tensione cresce fino a lasciare spazio a un finale più energico e decisamente rock, in cui la musica amplifica l’impulso a lasciarsi alle spalle ciò che è conosciuto per andare incontro a nuove esperienze.

    **Con “A caccia di storie”, i Fiori nei Giardini Chiusi raccontano la curiosità come una forma di movimento e di apertura verso il mondo**: la spinta a non smettere di cercare, osservare e lasciarsi attraversare dalle storie degli altri, perché, in fondo, ogni risposta può diventare l’inizio di una nuova ricerca.

    Fiori Nei Giardini Chiusi è un progetto musicale veronese che si muove nel territorio del rock d’autore italiano, intrecciando una scrittura attenta, sensibilità melodica e ricerca sonora.

    Al centro del progetto ci sono canzoni che esplorano le relazioni umane, le contraddizioni della quotidianità e le dimensioni più intime dell’esperienza personale. Testi e musica si incontrano in un sound costruito su chitarre, basso e batteria, capace di alternare energia e tensione a momenti più introspettivi e atmosfere raccolte.

    **La band ha pubblicato quattro singoli: “Ancora un’altra settimana”, “Muoviti tutto intorno”, “Fiori nei giardini chiusi” e “A caccia di storie”**, portando parallelamente avanti un percorso live attraverso festival, rassegne e concerti.

    Fiori Nei Giardini Chiusi prosegue così la propria ricerca artistica, dando forma a un’identità musicale in cui la forza del racconto incontra le diverse sfumature del rock.

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  • TEMPORALI presentano VIOLENZA E SENTIMENTO

    

    TEMPORALI

    presentano

    VIOLENZA E SENTIMENTO..

    Roble Records

     

    Dalla Sardegna…

    un devastante mix

    frutto di anni di ascolti di Metallica, Queens of the Stone Age

     

    ascolta il disco

    https://open.spotify.com/intl-it/album/4aWYJmAty1M4UBRF2kGHLL?si=Q6wZUKA9QjiRUP-AZfRumA

    Violenza e sentimento nasce dall’incontro tra due forze opposte e inseparabili.

    Il titolo non vuole raccontare semplicemente il contenuto del disco, ma rappresentarne la tensione centrale: da una parte la violenza, intesa come ciò che distrugge, ferisce e altera la vita delle persone; dall’altra il sentimento, inteso come la risposta più profonda e umana a ciò che accade.

    La violenza attraversa quasi tutte le canzoni del disco, assumendo forme diverse: è fisica,psicologica, sociale, silenziosa. È quella di un abuso, di un’ossessione, dell’ansia, della perdita, dell’indifferenza, della rabbia o del sentirsi fuori posto. Non sempre ha un volto preciso, ma lascia sempre una traccia.

    Il sentimento è ciò che nasce da quella traccia. Non una semplice consolazione, ma una forza altrettanto intensa: paura, amore, lutto, empatia, rabbia, desiderio di reagire, bisogno di essere visti.

    Ogni brano racconta il modo in cui le persone affrontano ciò che le ferisce e ciò che rimane dentro di loro.

    Le dieci canzoni non seguono una storia unica e non vogliono offrire risposte.

    Sono immagini, persone e frammenti di vita che condividono la stessa intensità emotiva.

    Alcune storie nascono da esperienze personali, altre dall’osservazione della realtà quotidiana, altre ancora dal bisogno di dare una forma a emozioni difficili da esprimere.

    Anche la musica vive dello stesso contrasto: la potenza dello stoner rock incontra momenti di fragilità e introspezione, alternando peso e leggerezza, rabbia e vulnerabilità.

    Violenza e sentimento non vuole spiegare il dolore né giudicarlo. Vuole raccontare ciò che succede agli esseri umani quando vengono messi davanti alle proprie ferite e alle proprie contraddizioni.

    Perché la violenza non è il vero tema del disco. Il vero tema è ciò che la violenza lascia nelle persone. E il sentimento è quello che rimane quando, nonostante tutto, si continua a sentire.

    Alberto Atzori

    I Temporali nascono nel 2023 a Sassari dall’incontro tra Alberto Atzori, Sergio Serra e Levin Muzzu, uniti dalla passione per il rock, il metal e le sonorità stoner. L’idea dei primi brani nasce da Alberto già nel 2020, durante il periodo della pandemia, ma è solo con la formazione della band nel 2023 che prendono realmente forma.

    Dopo mesi di prove e concerti in Sardegna, alla fine del 2025 la band avvia la pre-produzione del primo album.

    Nel 2026 entra nel roster della Roble Factory di Alghero, con cui pubblica già due singoli: Le ossa in volo (1 maggio 2026) e Slinky (19 giugno 2026), e registra il disco d’esordio Violenza e sentimento, in uscita il 25 settembre 2026.

    Le parti di batteria presenti nel disco sono state registrate da Alberto Atzori. Al termine delle registrazioni entra a far parte della band Gabriele Luzzu, che assume il ruolo di batterista per l’attività live e i progetti futuri.

    Il progetto mescola metal, alternative e stoner rock con testi in italiano, ispirandosi a band come Metallica, Verdena e Queens of the Stone Age.

    I Temporali sono attivi dal vivo tra la Sardegna e il resto d’Italia.


  • Se una balena dovesse raccontare la storia dell’umanità, da dove comincerebbe? La domanda di “The World We Lose”

    E se la fine dell’umanità non coincidesse con la fine del mondo? È da questa inversione di prospettiva che nasce “The World We Lose”, il nuovo singolo di Giuseppe D’Alonzo realizzato in collaborazione con l’interprete canadese Earlys B, in uscita il 13 novembre su tutte le piattaforme digitali e anticipato dal videoclip ufficiale, interamente realizzato in stop-motion, su YouTube dal 9 novembre. Un brano che immagina la scomparsa dell’essere umano non come l’ultima tragedia possibile, ma come l’inizio di una nuova fase per il pianeta.

    I protagonisti del racconto sono un vecchio e una balena; due figure lontanissime che diventano gli interlocutori di un dialogo sulla specie che siamo e siamo stati, sulle tracce che abbiamo lasciato e su ciò che potrebbe rimanere quando non ci saremo più.

    La balena porta con sé una lunga e dolorosa tradizione di ferite inflitte dall’uomo alla natura. Ferite che attraversano epoche e generazioni e che, nel brano, finiscono per raccontare qualcosa di più vasto e profondo sulla nostra specie: la capacità di sviluppare strumenti, conoscenze e forme sofisticatissime di intelligenza senza riuscire a trovare un equilibrio con l’ambiente e con le altre forme di vita.

    “The World We Lose” nasce da una provocazione volutamente estrema, quella di raccontare l’uomo come un esperimento evolutivo destinato a fallire. La vera protagonista della canzone, però, non è la fine dell’umanità, ma ciò che accade alla Terra quando l’uomo non c’è più; quando la nostra specie scompare e il pianeta continua ad esistere. E lo fa riprendendo spazio, riscoprendo e ricoprendo ciò che era stato costruito dagli esseri umani, cancellando lentamente i confini imposti dalla civiltà e riportando il paesaggio verso una condizione nella quale la presenza umana non è più il parametro attraverso cui misurare ogni cosa.

    La Terra si riprenderà ogni nome spezzato, ogni menzogna seminata, ogni immagine scomparsa – «The earth will take back every broken name, every planted lie, every vanished frame» -, rendendo così l’umanità un passaggio brevissimo nella storia dell’universo, una presenza capace di lasciare ferite profonde, ma non necessariamente destinata a rappresentarne l’ultimo capitolo.

    Un’apocalisse senza apocalisse, espressa magistralmente nel videoclip ufficiale, realizzato interamente in stop-motion, che ribalta l’immaginario tradizionalmente associato alla fine del mondo. Il video parte da una dimensione claustrofobica, attraversata da solitudine, angoscia e senso di costrizione, per arrivare progressivamente a un paesaggio nel quale la natura torna a occupare ciò che le era stato sottratto. Le persone vengono inghiottite dal terreno, le radici avvolgono le rovine, gli elementi costruiti dall’uomo smettono di dominare lo spazio e diventano parte di un paesaggio che lentamente, ma ininterrottamente, li assorbe.

    Non c’è una Terra devastata perché l’uomo non esiste più. Accade esattamente il contrario: è proprio quando l’uomo scompare che il pianeta ricomincia a respirare.

    Nel video compaiono anche figure mitologiche, tra cui le sirene, che nel racconto assumono il ruolo di testimoni e portatrici di una nuova forma di giustizia. La loro danza accompagna il ritorno a un equilibrio tra le specie che non passa da una riconciliazione con l’uomo, ma dalla sua assenza.

    Una scelta visiva che porta fino alle estreme conseguenze il pensiero da cui nasce il brano: il mondo non coincide con la presenza umana.

    Se il vecchio rappresenta l’uomo arrivato alla fine del proprio percorso, la balena porta ancora più avanti il significato che assume fin dall’inizio del racconto: custodisce e porta con sé una storia che precede e supera di gran lunga quella della nostra specie.

    Nel dialogo tra i due emerge così il confronto tra due modi opposti di abitare il pianeta: da una parte una specie che ha progressivamente modificato l’ambiente per adattarlo alle proprie necessità, dall’altra una creatura che continua a esistere dentro equilibri naturali precedenti alla nostra presenza.

    La balena non dimentica. Le ferite lasciate dall’umanità rimangono come ricordo di ciò che è accaduto e, nel racconto immaginato da D’Alonzo, persino come avvertimento per eventuali forme di vita future: la conoscenza e l’intelligenza, da sole, non garantiscono la capacità di convivere con ciò che ci circonda.

    “The World We Lose” va al di là del messaggio sulla crisi ambientale e chiede all’ascoltatore di soffermarsi su un quesito ancora più ampio: che cosa resterà di noi, se ciò che abbiamo creato non sarà sufficiente a compensare ciò che abbiamo distrutto?

    Ma il paradosso più forte del brano sta proprio nella sua conclusione. La scomparsa dell’umanità non viene raccontata come una vittoria, né come una punizione. È semplicemente la fine di una presenza che non è mai stata indispensabile alla Terra quanto la Terra lo è stata per quella presenza.

    Da qui nasce anche la componente più amara e, allo stesso tempo, più luminosa di “The World We Lose”: la possibilità che il pianeta continui oltre di noi. Non una speranza per l’uomo, dunque, ma una speranza per tutto ciò che potrebbe sopravvivergli.

    Il nuovo singolo arriva dopo “Arahant”, brano con cui D’Alonzo aveva affrontato il lutto attraverso il Buddismo e l’idea, difficile per una sensibilità occidentale, di amare qualcuno fino ad accettare la possibilità di non ritrovarlo dopo la morte. Un tema intimo che in “The World We Lose”, pur cambiando scala, mantiene centrale lo stesso quesito sulla capacità di rinunciare a considerarci indispensabili. Se in “Arahant” lasciare andare significava anteporre la realizzazione spirituale dell’altro al desiderio personale di un ricongiungimento, nel nuovo brano è l’umanità stessa a dover rinunciare alla propria centralità. La Terra, questa volta, non ha bisogno di essere salvata dall’uomo: può continuare anche senza di lui.

    “The World We Lose” racconta l’estinzione ma, paradossalmente, parla soprattutto di vita. Quella che potrebbe restare.

  • Sant’Andrè: dal 6 novembre in radio e in digitale il nuovo singolo “Guaglione”

    Da venerdì 6 novembre 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “GUAGLIONE”, il nuovo singolo di Sant’Andrè per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy. 

    “Guaglione” è un’esplosione autocelebrativa in cui l’artista mette in mostra le proprie capacità tecniche attraverso uno stile che unisce ironia e provocazione. Il testo è diretto e tagliente, caratterizzato da punchline incisive e da un’attitudine decisa, senza troppi giri di parole. La produzione musicale, curata dallo stesso artista, è frutto di una ricerca sonora che anticipa le sonorità di “Ringrazia Sempre il Cielo”, il nuovo album in uscita il 20 novembre. 

    Spiega l’artista a proposito del brano: “Nel nuovo disco parlo di amore e autostima, e di come l’Erasmus mi abbia fatto realizzare tanto su queste due cose. Guaglione si inserisce proprio in questo frangente: vuole essere un’esplosione autocelebrativa, dove comunico la mia attitudine senza mezzi termini e con l’ironia tagliente che contraddistingue il mio modo di scrivere.

    Ho scritto tutto il progetto proprio durante il viaggio, mettendo nei brani letteralmente ciò che mi capitava. Guaglione è il brano in cui introduco il tema dell’autostima, che verrà poi espanso nei brani del disco”. 

    Il videoclip di “Guaglione”, diretto da Gabriele Orecchioni, è realizzato attraverso un unico piano sequenza su uno sfondo essenziale, che lascia l’artista al centro della scena. La scelta stilistica punta su un’estetica volutamente ruvida e minimale, mostrando in alcuni momenti anche il set di ripresa per evidenziare il carattere grezzo e autentico del video. Un approccio visivo che, pur nella sua apparente semplicità, nasce da una precisa ricerca stilistica.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=UhSinU_a3WE

    BIOGRAFIA

    Sant’André ha cominciato intorno ai 13 anni, sia a produrre che a scrivere. Negli anni ha mescolato tutte le influenze derivanti dai suoi ascolti, arrivando a definire una linea artistica originale e solida. Principalmente, queste influenze derivano da oltreoceano: Mac Miller, Tyler the Creator, Kanye, Tame Impala ma anche il concittadino Salmo e Marracash. Nel corso degli anni ha conosciuto Kaizén, produttore con cui ha affinato le sue skills collaborando alla produzione del disco di En?gma “Totem”: questo incontro ha dato inizio ad un’amicizia e un affiancamento di Kaizén che fa da consulente artistico e ingegnere del suono dei suoi lavori.

    Il singolo “Mai Mai”, distribuito da ADA Music Italy è stato inserito nella playlist editoriale di Spotify “Novità Rap Italiano”. Il 20 novembre esce “Ringrazia Sempre il Cielo”, il nuovo album in cui Sant’André raccoglie alcune delle canzoni più rappresentative del proprio percorso musicale. Il progetto prende spunto anche dalla sua esperienza Erasmus per affrontare il tema dell’amore verso se stessi e verso gli altri, esplorando il rapporto tra sentimenti, viaggio e separazione, soprattutto quando la consapevolezza di dover ripartire dopo pochi mesi rende più complessi i legami personali.

    Dopo “Mai Mai”, “Guaglione” è il nuovo singolo di Sant’Andrè disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 6 novembre. 

    INSTAGRAM https://www.instagram.com/andresantandre/

    TIKTOK https://www.tiktok.com/@andresantandre

    SPOTIFY https://open.spotify.com/intl-it/artist/7mtZP3UQaCaWhM2K8ubgF9

  • Anastasia Anniemore24: dal 6 novembre l’EP “Un bacio di fortuna (Vol. 4)”, dal 13 novembre in radio il singolo “Senza alcun consenso”

    Dal 6 novembre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming il quarto EP “Un bacio di fortuna”, quarto capitolo del progetto “30 brani per 30 voci”, dal quale è estratto il singolo in radio dal 13 novembre “Senza alcun consenso” feat. Domenico Protino&Maja Krasowska. 

    “Senza alcun consenso” (feat. Domenico Protino) fa parte del Vol. 4 di Un bacio di fortuna, il progetto di Anastasia Anniemore24. È un brano pop d’autore dal suono minimale e curato, quasi acustico, attraversato da un delicato arrangiamento elettronico. Al centro resta la voce di Domenico Protino: la sua interpretazione dà alla canzone il carattere intimo di una ballata urban.

    «La vita è un gioco», dice il brano. Ma cosa succede quando un uomo scopre di non poterne controllare le regole? Attraverso la voce di Domenico, la canzone racconta sentimenti profondi da una prospettiva maschile: la sorpresa di lasciarsi trascinare dall’amore, lo smarrimento, la domanda incredula: «A noi com’è potuto accadere questo?».

    Senza alcun consenso parla di ciò che può nascere senza il nostro permesso interiore: un sentimento che arriva prima che siamo pronti ad accoglierlo. Lasciarsi andare può essere bellissimo, anche se espone alla possibilità di essere feriti e di conservarne un retrogusto amaro. È proprio attraversando quell’esperienza, però, che si può crescere e scoprire qualcosa di nuovo di sé. 

    Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: “Nato originariamente come duetto, Senza alcun consenso doveva unire la voce di Domenico Protino a quella dell’artista polacca Maja Krasowska. Nonostante la distanza geografica tra l’Italia e Varsavia, Maja si è preparata a lungo per cantare in italiano curando pronuncia, accenti ed espressività. Tuttavia, registrando separatamente, la timbrica calda, piena e imponente di Domenico ha finito per sovrastare la delicatezza sussurrata di Maja. Impossibilitati a bilanciare le due tracce in studio, gli autori hanno scelto di non forzare il duetto e di ripensare la struttura finale del pezzo. Nella versione attuale Domenico guida il brano, mentre i contributi vocali di Maja sono stati trasformati in preziosi cori d’atmosfera. I backing vocals femminili arricchiscono l’arrangiamento, funzionando quasi come un’eco interiore delle emozioni vissute dal protagonista maschile. Per riconoscere il grande impegno dell’artista polacca e la sinergia creata, Domenico ha voluto con favore la presenza del suo nome nei crediti ufficiali. Il lavoro svolto da Maja, infatti, è stato determinante per l’identità del progetto e la sua sensibilità interpretativa meritava piena visibilità. La sua interpretazione originale non andrà comunque perduta: diventerà infatti la protagonista assoluta di una prossima pubblicazione in versione remix. In quella veste futura sarà interamente la sua voce a condurre la traccia, offrendo al pubblico la medesima domanda d’amore tutta al femminile.” 

    Il videoclip di “Senza alcun consenso” è un piccolo film d’autore. Domenico Protino, voce del brano e protagonista maschile, si trova in un loft moderno, davanti a grandi vetrate che dominano la metropoli. Sotto di lui la città si estende a perdita d’occhio: dietro ogni finestra c’è una vita, con le sue delusioni, paure, speranze e gioie.

    Domenico guarda verso l’esterno, ma è la sua voce interiore a parlare. Racconta lo sgomento e la fragilità di un uomo abituato a essere forte, ora alle prese con una storia in cui amore e abbandono, gioia e dolore si confondono. Nell’appartamento appare una donna bellissima, la donna che ama. Lui le rivolge le domande che non riesce a lasciar andare: «Com’è potuto accadere a noi?». La sua presenza sembra reale, eppure appartiene soltanto ai suoi ricordi e alla sua immaginazione.

    Quando la canzone finisce, Domenico si ritrova solo nel loft. La confessione è terminata; si allontana e lascia l’appartamento. L’ultima inquadratura torna sulla città vista dall’alto: dietro le sue innumerevoli finestre, altre persone custodiscono storie d’amore che nessuno ha ancora ascoltato. 

    Guarda il videoclip su YouTube: https://youtu.be/a1vwQcvl7vY 

    Il Volume 4 di Un bacio di fortuna apre un nuovo capitolo di «30 inediti per 30 voci in italiano», il progetto ideato e diretto da Anastasia Anniemore24. Come i volumi precedenti, l’EP prosegue la sua antologia del sentire contemporaneo: una riflessione musicale sulle paure e le speranze, sul dolore e sulla gioia, sui punti di forza e sulle debolezze che attraversano la quotidianità.

    Al centro di questo quarto volume resta la scrittura di Anastasia, filo conduttore che unisce voci e sensibilità diverse: professionisti provenienti da varie regioni italiane e dall’estero, come Beatrice Scafrò dal Piemonte, Domenico Protino dalla Puglia, Sonia Pitiddù dalla Lombardia, Laura Festugato dal Veneto, Maja dalla Polonia e Stefania Avolio dal Veneto, insieme al lavoro in studio di Fabio Vaccaro (Pocket Studio in Lombardia) e Giovanni Ferranti in Abruzzo. Ne nasce una catena umana e professionale che dà forma, brano dopo brano, a un progetto corale di nuova musica pop emergente.

    Il Volume 4 si distingue per l’attenzione alla ricerca sonora e alla cura della produzione. Il pop da club convive con la centralità della parola; nella canzone d’autore all’italiana interpretata da Domenico Protino, la narrazione resta sospesa su un suono essenziale, curato da Giovanni Ferranti, che lascia parlare anche i silenzi. Altrove, nella proposta di Fabio Vaccaro, i vocalizzi di Sonia Pitiddù prendono il posto di alcune parti strumentali e diventano parte integrante della costruzione del sound. La ricerca nell’ambito dell’ambient pop prosegue con il brano Nebbia, interpretato da Stefania Avolio: l’artista si muove tra musica elettronica, synth pop e ambient pop e, fino a questa uscita, aveva pubblicato brani esclusivamente in inglese. Nebbia rappresenta la sua prima pubblicazione in lingua italiana.

    Sotto la direzione artistica di Anastasia Anniemore24 generi, voci e sonorità differenti trovano così una direzione comune. Un bacio di fortuna – Volume 4 è un’antologia di ricerche sonore e incontri creativi: un EP in cui l’innovazione della produzione non allontana dal testo, ma offre alla parola nuovi modi di raccontare, in italiano, ciò che appartiene all’esperienza di tutti. 

    L’artista commenta così il quarto capitolo del suo progetto: “Il Volume 4 di Un bacio di fortuna rappresenta per me una tappa importante nella mia crescita come autrice, produttrice musicale e direttrice artistica. Avevo scritto tutti i testi prima di iniziare la produzione. Quello che è cambiato lavorando con gli artisti e negli studi è stata la mia visione artistica: è diventata sempre più esigente e, insieme, è cresciuta la voglia di sperimentare, osare e uscire dalla mia zona di comfort. Alcuni brani dell’EP erano già pronti da tempo. Eppure, proprio quando sembravano conclusi, ho sentito il bisogno di alzare l’asticella: rivedere completamente i mix, ripensare l’intenzione dei brani e cercare un suono più internazionale e più audace. Sono felice che gli artisti abbiano condiviso questo desiderio di migliorare. Hanno accettato di tornare in studio, ricantare e seguirmi anche nelle scelte di produzione più rischiose. Sono riuscita a trasmettere loro il mio entusiasmo, e questo per me conta moltissimo. Sì, voglio proporre qualcosa di nuovo. Voglio esplorare territori sonori meno battuti o, almeno, provare a introdurre in ogni brano un piccolo dettaglio che apra una possibilità diversa. In questo EP, come in tutto il progetto “30 inediti per 30 voci in italiano”, sono i miei testi a fare da filo conduttore: tengono insieme canzoni diverse per genere, voce e intenzione, senza cancellarne le differenze. C’è stato un momento in cui ho capito che stavamo arrivando proprio dove desideravo. Ho fatto ascoltare il Volume 4 a una cantante con cui sto lavorando ai brani in russo. Lei non parla italiano e mi ha raccontato di averlo ascoltato a occhi chiusi, come faceva da bambina con gli album in inglese: senza comprendere le parole, lasciandosi trasportare dall’atmosfera. Mi ha detto che, pur sentendo le diverse intenzioni dei brani, percepiva un unico filo d’autore. Per lei, l’EP era un mosaico dei modi in cui può suonare il pop contemporaneo cantato in italiano. Nel mio quarto EP ho puntato molto sulla ricerca di sonorità pop intrecciate a elementi di musica elettronica, sperimentando generi come l’ambient pop e il synth pop. Ho scelto voci capaci di esprimere tutta la loro bellezza anche senza alcun intervento tecnologico. L’incontro tra questi due mondi — la sperimentazione elettronica e la naturalezza delle voci — insieme all’attenzione per la qualità della produzione e alla forza evocativa dei testi, è stato la mia bussola” 

    TRACK-LIST:

    TIK-TAK – Feat. Beatrice Scarfò

    SENZA ALCUN CONSENSO – Feat. Domenico Protino&Maja Krasowska

    LONTANO – Feat. Sonia Pitiddù

    TULIPANI. MONET – Feat. Laura Festugato

    LA NEBBIA – Feat. Stefania Avolio 

    BIO

    Anastasia Anniemore24 è un’autrice, produttrice e artista italo-bielorussa che mette al centro del suo lavoro la parola e l’emozione, grazie anche a una formazione in giornalismo televisivo e a una lunga esperienza tra scrittura, comunicazione e attività commerciale. Dopo gli studi alla Facoltà di Giornalismo dell’Università Statale di Minsk e un inizio di carriera nella redazione musicale televisiva, la situazione politica nel suo Paese la spinge a trasferirsi in Italia, dove ricomincia da zero lavorando a lungo in altri settori prima di tornare alla sua vera vocazione: la scrittura e l’attività creativa visiva e musicale.

    In Italia inizia a comporre prima poesie in russo, poi canzoni, costruendo le melodie intorno alle parole e scoprendo che il testo è il vero centro del suo lavoro creativo. Fin da bambina ha studiato pianoforte nella scuola di musica e, unita a una profonda passione per la lingua italiana, questa base le permette di mettersi alla prova scrivendo direttamente in italiano, convinta che anche i generi musicali più sperimentali — come il pop elettronico, la club music o l’ambient — possano restituire una forte centralità al significato dei testi, non solo alla forma. Il suo primo singolo in italiano, Quest’autunno, pubblicato sulle piattaforme digitali con passaggi radiofonici in Italia e in Svizzera, segna il debutto in questo nuovo percorso autoriale e produttivo.

    La sua scrittura nasce dall’incontro tra la tradizione della canzone italiana e un orizzonte sonoro molto ampio: tra i riferimenti storici cita Mina, Mia Martini, Pino Daniele, Zucchero, Lucio Dalla e i Matia Bazar; accanto a loro convivono Björk, Cher, Freddie Mercury, Jimi Hendrix, Cyndi Lauper, P!nk, i Pink Floyd e The Alan Parsons Project, il jazz di Miles Davis, Billie Holiday, Duke Ellington, Benny Goodman, Bill Evans e Chet Baker, l’amore profondo per la musica classica (da Bach, Beethoven, Mahler, Wagner, Chopin, Mendelssohn e Schubert a Čajkovskij, Rachmaninov e Šostakovič) e la classica contemporanea di Federico Albanese, Anna Phoebe, Sofiane Pamart, Dustin O’Halloran, Sebastian Plano e Matteo Myderwyk, fino al suo autore di riferimento, Max Richter.

    Dall’esperienza del primo singolo nasce il progetto 30 inediti per 30 voci / UN BACIO DI FORTUNA, a cui Anastasia lavora in modo continuativo da febbraio 2025: in poco più di un anno concepisce, compone e produce 30 brani originali in italiano, dando forma a un’opera che in molti consideravano quasi impossibile da realizzare in tempi così ristretti. I 30 brani, interamente scritti e musicati da lei, vengono affidati a 30 interpreti diversi, in gran parte italiani ma anche internazionali; alcuni di loro non avevano mai inciso prima nulla in lingua italiana, compresi artisti nostrani che fino ad allora avevano pubblicato solo in lingua inglese. Il progetto non vive soltanto nella musica: i testi dei 30 brani sono raccolti in un volume/libro intitolato 30 inediti per 30 voci – UN BACIO DI FORTUNA, che riunisce le liriche e le schede di approfondimento su tutti gli artisti coinvolti nel percorso.

    I cantanti — 27 italiani provenienti da quasi tutte le regioni della Penisola e 3 artisti stranieri — sono stati selezionati online, soprattutto tramite i social network, ascoltando, contattando e testando le voci in base al carattere e all’attitudine di ogni singolo brano. Per la produzione musicale Anastasia coinvolge tre diversi studi che imprimono ciascuno la propria visione sonora: Fabio Vaccaro, Mikor Studio e Giovanni Ferranti Music. Per la parte visiva si affida invece al lavoro di Lucilla Dosa per la progettazione grafica della copertina dell’album e a Paolo Stefanelli, grafico e artista che ha ideato il logo, definendo con precisione l’identità estetica del progetto.

    Anastasia segue in prima persona ogni fase del processo creativo e produttivo: dalla scrittura dei testi, delle linee melodiche e degli arrangiamenti al talent scouting sui social, dal lavoro in studio con strumentisti, produttori e cantanti fino agli aspetti grafici, video e legali, trasformandosi di fatto in una vera e propria etichetta indipendente “tutto in uno”. Il progetto discografico prende forma in sei volumi da cinque brani ciascuno, calendarizzati per uscire nell’arco di un anno. Il target della sua musica si rivolge a un pubblico trasversale, prevalentemente tra i 25 e i 55 anni, con l’ambizione di parlare a chiunque si riconosca nelle storie narrate, indipendentemente dall’età anagrafica.

    In queste tracce convivono pop d’autore, elettronica, club music, dance pop, ambient pop, indie pop e atmosfere più intime, con un’attenzione costante a temi universali come l’amore, la solitudine, le paure, i legami interpersonali, la vita nelle grandi città, le contraddizioni della contemporaneità, la ricerca di senso e la resilienza: una sorta di psicologia musicale che invita l’ascoltatore a rispecchiarsi nelle vicende cantate. Con la sua musica Anastasia punta a raccontare l’animo umano nel momento storico attuale: il senso di smarrimento e l’attesa del cambiamento, la fatica e il coraggio di cercare un punto d’appoggio, la concentrazione delle energie interiori, il bisogno autentico di dare un significato alle cose.

    Il suo obiettivo professionale è consolidarsi come autrice di brani per altri interpreti e, parallelamente, proseguire il proprio cammino come artista e produttrice, esplorando l’innovazione e i trend internazionali della produzione senza mai recidere il legame con la canzone d’autore italiana e con il gusto per la sperimentazione. Il suo intento dichiarato è vedere sempre più brani cantati in lingua italiana affacciarsi sul mercato discografico globale, dimostrando che il nostro patrimonio linguistico può dialogare alla pari con le scene di punta del pop internazionale.

    A maggio 2026 esce il primo EP del progetto “30 brani per 30 voci”, a luglio esce il secondo EP, a settembre il terzo EP.

    “Un bacio di fortuna (Vol. 4)” è il nuovo EP di Anastasia Anniemore24 disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 6 novembre dal quale è estratto il nuovo singolo “Senza alcun consenso” feat. Domenico Protino&Maja Krasowska in radio dal 13 novembre.

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  • Galliano Prosperi Rara Jazz Quintet – Peaks Da venerdì 6 novembre 2026, disponibile questo nuovo disco in copia fisica e in digitale


    Consegnato alle stampe dall’etichetta indipendente Wow Records, disponibile in formato fisico e sulle piattaforme digitali da venerdì 6 novembre, Peaks è la nuova realizzazione discografica del brillante chitarrista jazz e compositore Galliano Prosperi, alla testa della sua formazione Galliano Prosperi Rara Jazz Quintet, completata da quattro valenti partner: Stefano Di Grigoli (sax soprano e sax tenore), Arturo Valiante (pianoforte), Daniele Basirico (violoncello, basso e contrabbasso) e Carlo Bordini (batteria).
    Il CD prevede dieci brani, di cui otto originali frutto della creatività compositiva del chitarrista, mentre Il diavolo e l’angelo (Daniel Bacalov, arrangiamento di Galliano Prosperi) e Golden Hours (Carlos Santana, arrangiamento di Galliano Prosperi) completano la tracklist.
    La peculiarità di questo album è il lirismo delle composizioni con un sound che funge quasi da guida all’ascolto, in cui i brani ti conducono dall’inizio alla fine. Galliano Prosperi ha fatto una scelta ardita per quello che riguarda il repertorio, ma questo aumenta il livello di qualità del lavoro, importante per tutti coloro che vogliono (ri)scoprire come il jazz possa rinnovarsi senza mai accantonare le proprie radici.
    Il leader del quintetto descrive i tratti distintivi del disco: «L’idea di questo progetto è nata attraverso i lavori di varie discipline: teatro, cinema, danza, documentari e nuovi brani, melodie composte durante la realizzazione di tali opere esibite in varie parti del mondo e in italia nell’arco di circa quarant’anni, trasformandole poi in una forma più vicina al jazz. Questo è dovuto alla mia crescita musicale che spazia in vari ambiti non prettamente jazzistici e alla fortuna di aver collaborato con validissimi registi di fama internazionale di teatro, cinema e televisione, tra i quali Gianfranco Fiore, Davide Ferrario, Donatello Alunni Pierucci per il cinema, Giorgio Barberio Corsetti, Enzo Avolio, Alberto Patelli, Giselda Mazzantini per il teatro, Adriana Borriello per la danza e il WWF per i documentari. Non a caso sono stato affiancato per la realizzazione di Peaks da altri quattro validi musicisti particolarmente eclettici: Stefano Di Grigoli, Arturo Valiante, Daniele Basirico e Carlo Bordini».

    Galliano Prosperi BIOGRAFIA