Blog

  • Cristian Calabrese: dal 27 febbraio in teatro “E Loro Lo Sanno” il lato oscuro dell’utopia moderna

    Venerdì 27 febbraio 2026 debutterà a Brescia il nuovo spettacolo satirico e provocatorio (da Perfect Day Artist Management) che smaschera le ipocrisie del sistema dell’ex comico e regista, voce fuori dal coro con oltre 3,7 milioni di visualizzazioni mensili. Biglietti disponibili su Ticketone.

    Cristian Calabrese arriva a teatro con il suo nuovo spettacolo live, “E Loro Lo Sanno”, un’opera cruda e provocatoria vietata ai minori di 18 anni. Lontano dal “politicamente corretto”, Calabrese analizza la società di oggi trasformando il disagio in satira e usando la provocazione per far riflettere il pubblico.

    In 90 minuti di racconto serrato, lo spettacolo esplora il concetto di “utopia obbligatoria”: in un mondo che ci impone felicità e sicurezza a ogni costo, cosa stiamo perdendo davvero? Calabrese mette a nudo i meccanismi che ci hanno trasformato in consumatori dipendenti dalle emozioni, mostrando come il controllo sociale stia limitando la nostra libertà individuale.

    “E Loro Lo Sanno” non è uno spettacolo comico, ma un invito a risvegliare il pensiero critico. È dedicato a chiunque sia stanco delle “favole del sistema” e sospetti che, dietro il benessere apparente, si nasconda una nuova forma di schiavitù moderna.

    Commenta l’artista prima del debutto: Salgo sul palco dopo dodici anni di stop dalle mie prime esperienze da comico. Nel frattempo sono cambiato io e con me è cambiato il mondo che mi circonda. Non mi interessa piacere, non mi interessa compiacere, e cambio spesso opinione. Non ho paura di contraddirmi, perché non ho attaccamenti: se mi smentisco, non tradisco nessuna bandiera. Salgo sul palco senza filtri, rumoroso e pericolosamente sincero. È un atto egoistico: lo faccio perché ne ho bisogno. Altrimenti dovrei esplodere. Questo spettacolo è il mio modo di trasformare paranoia e rabbia in un rituale collettivo. Non vedo l’ora di guardare negli occhi i miei ‘Folliwer’ dal vivo. Ce lo meritiamo. Il teatro sarà il nostro luogo sacro: intimo e liberatorio.”

    CALENDARIO APPUNTAMENTI

    27 febbraio @ Der Mast – BRESCIA (SOLD OUT)

    05 marzo @ Teatro Villoresi – MONZA

    12 aprile @ Cinema Teatro Astra – SAN GIOVANNI LUPATOTO (VR)

    23 aprile @ Teatro Monterosa – TORINO

     

    Per info biglietti: https://www.ticketone.it/eventseries/cristian-calabrese-e-loro-lo-sanno-4070707/

     

    Biografia

    Cristian Calabrese è un regista, ex comico e creatore di contenuti che si è imposto nel panorama mediatico come una vera e propria voce fuori dal coro. Il suo stile comunicativo è caratterizzato da una costante sfida al buonismo, dove la realtà si mescola alla provocazione con l’obiettivo dichiarato di stimolare dibattiti autentici e profondi.

    La sua poliedrica carriera si è sviluppata attraverso diversi linguaggi espressivi, a partire dalla radio, dove per otto anni è stato il volto e la voce di Radio Studio Più. In quel contesto ha ideato e condotto “Radiofornication”, un programma diventato cult per la sua capacità di unire satira e discussioni provocatorie. Parallelamente, Calabrese ha calcato palcoscenici televisivi di grande prestigio nel mondo della comicità, partecipando a trasmissioni come Zelig Off, Zelig 1, Central Station e Metropolis.

    Negli ultimi anni il suo percorso si è arricchito di importanti esperienze nel cinema internazionale. Ha interpretato un ispettore di polizia nel film Code Karim del 2021 e, più recentemente, ha vestito i panni di un prete nel thriller The Contract, recitando in un cast di rilievo al fianco di Kevin Spacey. Questa versatilità lo ha reso una figura di spicco anche nel mondo digitale, dove vanta oggi una presenza massiccia con una media di 3,7 milioni di visualizzazioni mensili e una comunità di oltre 300.000 follower distribuiti tra TikTok, Instagram, Facebook, YouTube e Telegram.

    Facebook | Instagram  | TikTok  | Sito Web

  • “Errori” è il nuovo album di Michee

    Dal 20 febbraio 2026 sarà disponibile in vinile e sulle piattaforme digitali di streaming “Errori”, il nuovo album di Michee.

    “Errori” è un viaggio musicale tra fragilità umana, impegno civile e introspezione. L’album è un’opera policroma e sonora che esplora le pieghe della vita personale dell’autore e le contraddizioni dell’umanità intera.

    “Errori” nasce dall’esigenza di Michee di raccontare, attraverso la propria lente di cantautore, gli sbagli che costellano l’esistenza. Dalle cadute personali ai tragici errori storici e bellici che l’umanità continua a ripetere, l’album si snoda attraverso otto tracce che fondono emozioni e suoni curatissimi.

    Il disco si snoda attraverso temi universali e di stretta attualità, partendo da un profondo impegno sociale che emerge in brani come “Mai Più” e “Quante Vite Costa?”. In queste tracce, Michee attinge alla propria esperienza diretta con l’orrore dei bombardamenti per criticare la memoria corta dell’umanità e l’inutilità dei conflitti, siano essi bellici o religiosi. La riflessione si sposta poi sulla consapevolezza moderna con “La Nebbia” e “Nessun Dorma”, canzoni che invitano a restare vigili di fronte alle manipolazioni mediatiche e all’uso dell’intelligenza artificiale, che rischia di offuscare il confine tra verità e finzione. Non mancano però momenti dedicati all’introspezione e al benessere personale, come l’inno alla lentezza di “Dolce Far Niente”, che celebra l’importanza di staccare la spina , o la nostalgia autentica di “Fotografie”, un brano che preferisce il fascino dei ricordi sbiaditi alla perfezione dei filtri moderni.

    Per la produzione dell’album, Michee ha collaborato con musicisti della scena internazionale. La sezione ritmica vede Roman Roth (Simply Red) alla batteria e Dudu Penz (Mercado Negro) al basso. Le chitarre sono state registrate da Claudio Cervino , Luca Colombo ed Edo Leonardi. Il mixaggio è stato curato da Urs Wiesendanger.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo progetto: “Scrivo canzoni sulla mia vita e nella mia vita ci sono gli errori che faccio e che ho fatto, così come quelli che l’umanità compie e ha compiuto,” dichiara l’artista. “Da questa consapevolezza è nato un album ricco di colori e suoni”

    TRACKLIST:

    1. Mai Più
    2. La Nebbia
    3. Nessun Dorma
    4. Dolce Far Niente
    5. Errori
    6. Fotografie
    7. Tutte Le Strade
    8. Quante Vite Costa?

    Biografia

    Michee nasce a Zurigo, ma ha origini lucane. All’età di sei anni il nonno gli regala una fisarmonica: è l’inizio della sua passione per la musica. Dopo anni tra piano bar e orchestre, continua a scrivere canzoni che per molto tempo rimangono nel cassetto. Dopo aver composto brani per Billy Todzo, Larry Woodley e Dhenibe, arriva finalmente l’esordio come solista con i singoli Voglia Di Te, Elettrica, Tu Ce Faci e Quante Vite Costa.

    Nel 2021 l’Espresso ha pubblicato un articolo con l’anteprima del video Tu Ce Faci, mentre Wonderland Magazine ha lanciato in anteprima il video di Pennies, una ballata in inglese. La prima radio nazionale svizzera, SRF 1, gli ha dedicato una puntata della trasmissione Swissmade, con un’intervista e la presentazione dei suoi brani. L’obiettivo di Michee è raggiungere il maggior numero di persone con la sua musica, trasmettendo emozioni autentiche.

    Anticipato dal singolo“Mai più”, “Errori” è il nuovo album di Michee disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in vinile dal 20 febbraio 2026. 

    Facebook | Instagram | TikTok  | Sito Web

  • “Nudapietra” è l’omonimo disco d’esordio della band

    Dal 20 febbraio 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato CD “Nudapietra”, l’omonimo disco d’esordio della band, pubblicato da Overdub Recordings.

     

     

    “Nudapietra” è un viaggio in territori lontani: si attraversano suoni pesantissimi per ritrovarsi in lande psichedeliche che sfociano in fiumi di melodia. La band insiste su passaggi monocordi e tempi dispari, generando una catarsi fatta di esplosioni melodiche ancora più efficaci nel loro contrasto.

    I testi enfatizzano il lato musicale, rendendo l’italiano una scelta naturale per esprimere sentimenti che corrono paralleli alla resa sonora: esperienze, sensazioni, speranze e una ricerca del sapere affrontata con un approccio quasi atemporale.

     

     

    Spiega la band a proposito del nuovo album: «Siamo entusiasti della resa sonora che abbiamo ottenuto per il disco. Ci abbiamo lavorato diversi mesi, spendendo tempo ed energie per raggiungere un risultato che, siamo convinti, sarà apprezzato. “Nudapietra” è un lavoro scritto e concepito insieme, nato in sala prove, in ore di tentativi e aggiustamenti; il risultato mostra all’ascoltatore di cosa siamo capaci».

     

    “NUDAPIETRA” TRACKLIST

    1. Il Bagatto
    2. Madonna dei Veggenti
    3. Ombra del Passato
    4. La Luna
    5. Vipera
    6. Oumuamua

    Biografia

    Il gruppo si forma nel 2021, inizialmente come trio con due chitarre, doppia voce e batteria; dal 2022 la formazione si completa con l’ingresso del basso. Le influenze prog e psichedeliche, affiancate da solide sonorità stoner rock, sono elementi centrali del sound e rivestono un ruolo fondamentale nello spirito compositivo della band, insieme all’uso della lingua italiana nei testi. L’obiettivo del progetto è quello di creare musica che soddisfi prima di tutto i membri della band e, lungo il percorso, conquistare la curiosità di una comunità di ascoltatori e appassionati. Tra le principali influenze figurano Pink Floyd, King Crimson, Black Sabbath, Alice in Chains, Motorpsycho, Temple Fang, King Buffalo e Yob.

     

    Anticipato dal singolo “Madonna dei Veggenti”, “Nudapietra” è l’omonimo album d’esordio della band, pubblicato da Overdub Recordings, disponibile in digitale e in formato CD dal 20 febbraio 2026.

     

     

    Instagram | Facebook

  • “Rapida (Beh tanto)” è il nuovo singolo di UBO

    Dal 20 febbraio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Rapida (Beh tanto)”, il nuovo singolo di UBO estratto dall’album “WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” disponibile sulle piattaforme di streaming dal 6 febbraio.

     

     

     

    RAPIDA (Beh tanto)” è un brano costruito su una base di batteria elettronica africaneggiante e sincopata, con un cantato/parlato simil-rap. Un brano di natura funk-rock psichedelico virante al prog.

    La struttura del pezzo è atipica, non segue alcuno schema armonico; la chitarra viaggia e raccoglie note e accordi tra memorie perdute e istinto. Un basso groove e melodico, una voce calda e fanciullesca, diabolica e disperata; tastiere che visualizzano e, a volte, placano le inquietudini del brano con suoni sinfonici e onirici. Il testo è sarcastico, realistico e onesto nell’ammissione di una paura e di un disagio decennale che rode l’anima dell’autore.

    Spiega l’artista sul nuovo brano: “La rabbia contro me stesso, contro il politically correct che ha impedito ai giusti, alla mia amata sinistra di alzare la voce, di stare al passo coi tempi. Queste le prime pulsioni che mi hanno portato a scrivere. Ora sono pervaso da nichilismo e disagio, confusione e frustrazione. Non sento ottimismo in me, credo che tutto andrà in malora, i ricordi affiorano, il resoconto di una vita diventa depressione e autoannientamento. La paura della fine di tutto mi ha riversato addosso la mia vita, passata e presente, quella vissuta impropriamente e quella non vissuta. Dobbiamo imparare a morire, essere pronti, ad occhi aperti, ad accettare e affrontare la morte, senza rimpianti, per varcare la soglia tra la vita e quello che ci attenderà con la serenità di un fanciullo che se ne va a dormire.”

    WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” è un concept album; è la consapevolezza che una nuova era è cominciata, le guerre sono più vicine e la storia si è accorciata. Un senso di impotenza e nichilismo caratterizza tutta l’opera: i testi sono un grido sussurrato di colpa e rabbia verso il proprio disimpegno politico.

    Non rimane che rifugiarsi nell’amore, al quale non si crede quasi più, o fuggire in qualche parte incontaminata del globo per cambiare vita, allontanandosi dall’abbondanza del consumismo, dalla velocità e dal cosiddetto progresso.

    Questo album nasce dalle improvvisazioni chitarristiche di Corrado Terenziani, che le forgia in canzoni strutturate. Sandro Animini ed Elisa Minari sono i musicisti che contribuiscono all’arrangiamento e alla produzione di “What if?”, e insieme il trio prende il nome di UBO.

    Le chitarre si muovono scattose e sornione, con suoni acidi e puliti, alternando parti melodiche ad accompagnamenti minimalisti, dissonanze e giri armonici improbabili ma efficaci. Il basso è un pulsare di armonizzazioni e melodie, suonato con gusto e sapienza. Le tastiere coprono una gamma di suoni infiniti a comporre una scenografia che rappresenta vividamente i testi, come in una colonna sonora paranoica e psichedelica.

    “What if?” è suonato con classe e talento, sapienza e ambizione, scarsità di mezzi e abbondanza degli stessi. Un suono lo-fi, garage, tendente al naïf, che non impedisce a questo disco di essere un’assoluta novità e rarità nel panorama della musica italiana degli ultimi trent’anni.

    Ascolta l’album su Spotify: https://open.spotify.com/album/61cLBciBriG9ZVE7cDdegZ?si=3jnYoO7yQ4-Arsz1_ax2dg

     

     

    Biografia

    Corrado, in arte UBO, comincia a suonare la chitarra a 14 anni, forma il suo primo gruppo con brani suoi dai 14 ai 16 anni, partecipando con i Travel Boys a 3 concorsi per gruppi in erba, vincendone 1, a Traversetolo (PR), nel lontano 1983.

    Lascia la musica per 3 anni, tornando a suonare con i Cea park dei f.lli Fontanili nel 1987, come chitarra solista, ma lascia il gruppo dopo il primo anno. È un nuovo allontanamento dalla musica, causa problemi dovuti al suo bipolarismo. Torna a formare un gruppo,” dr divago”, dal 1991 al 1993, con Stefano Lugli alla voce, Marco Pecchini al basso e Marco Salvemini alla batteria, elementi provenienti dal fervido e talentuoso ambiente musicale della bassa reggiana, Gualtieri nel caso dei sopracitati. Nonostante un materiale pronto per la registrazione di un album, e un concerto molto riuscito alla nota festa dell’unità Gorganza, non se ne fa nulla, divergenze sui testi annullano il progetto. Lascia il gruppo nel 1994 per raggiungere i Korova milk bar di Daniele Gallinari, batt. e Ezio Moscatelli, basso, con Giovanni Guerri alla voce, dando vita a una serie di concerti, ottimamente riusciti, a Reggio Emilia. Nuova interruzione dell’attività musicale, dal 1995 al 1998, quando registra un EP di 3 brani suoi, con l’amico e cantante Stefano Lugli ed altri amici, noti musicisti reggiani, quali Alessandro Lugli, Lucio Boiardi e la stessa Elisa Minari. Dal 1999 lascia la musica in toto, fino a quando durante il covid, 2020, riprende in mano la chitarra, si esercita principalmente a casaccio, ma riprende tra le mani un vecchio libro di chitarra jazz, e nascono le primissime idee per “WHAT IF?”… Ciò nonostante il progetto non si sviluppa, si interrompe tutto, smette ancora di suonare, fino all’aprile 2024, quando riprendendo in mano la chitarra e riascoltando 2 pezzi di 4 anni prima, sviluppa definitivamente il progetto UBO e la realizzazione di “WHAT IF?”, grazie al coinvolgimento della grandissima Elisa Minari e del geniale maestro Sandro Animini. Il titolo del suo unico disco è un chiaro riferimento alle frequenti interruzioni della sua attività musicale, all’incostanza del suo operato, alla totale mancanza di disciplina e al suo particolarissimo autodidattismo confuso e disturbato, malato e insicuro. Cosa sarebbe stata la sua vita se…come sarebbe stata la sua musica se…. Il raschio del fondo celeste sono i suoi ultimi afflati in musica

    “Rapida (Beh tanto)” è il nuovo singolo di UBO in rotazione radiofonica dal 20 febbraio 2026 estratto dal nuovo album “WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 6 febbraio.

     

     

    Spotify | Instagram | Facebook

  • Il blues come alibi esistenziale nel nuovo singolo di Iside

    Un musicista senza musica, un interprete che ha sostituito il talento con la messa in scena, con l’abitudine a sembrare. A sembrare altro da sé. Poi, tra le valigie svuotate sui letti di un monolocale e i racconti filtrati dal vetro di un taxi, una chitarra resta muta tra le mani di chi la possiede. Da questo fermo immagine affiora “Bluesman” (Daylite/ADA Music Italy), il nuovo singolo della cantautrice olbiese Iside.

    Un diario livido, un racconto tagliente che utilizza il blues non come genere musicale, ma come travestimento identitario. Il bluesman di Iside non è un archetipo romantico né un antieroe gentile o un’icona d’altri tempi; è una figura contemporanea e spaesata che accumula città, corpi e alibi senza mai fermarsi davvero. Racconta la propria vita a un taxi driver «sperando capisca», svuota bagagli in dimore che non sono mai casa, su letti che non riconosce, e confonde sistematicamente il sesso con l’intimità. Ha «le mani di un bluesman», ma le usa per stringere il vuoto di un presente che ha sostituito l’urgenza creativa con la rassicurante piattezza dell’abitudine, consumandole in un quotidiano che non ammette deviazioni, incastrato in un loop svuotato di senso.

    Nel brano si consuma una relazione osservata con distacco: due persone che si sfiorano senza incontrarsi, mattini che iniziano all’alba suonando musica jazz e finiscono senza identità, mentre persino le radici familiari diventano estranee. «Nemmeno i tuoi ormai sanno chi sei», canta Iside, spostando il discorso dal mero rapporto amoroso a una deriva esistenziale più ampia: la perdita di una forma e di una direzione.

    Musicalmente, il pezzo abita la linea di confine tra R&B e Afrobeat, mantenendo un respiro radiofonico ma lasciando alla parola il compito di scuotere, colpire, ferire. La produzione di Kidd Reo sostiene magistralmente il testo, inserendolo in un ambiente sonoro notturno e caldo, in cui ogni dettaglio sembra trarre linfa dal silenzio che segue la mezzanotte.

    Dopo aver attraversato l’immaginario onirico con “Luna Calamita” e il corpo come campo di frizione sociale con “Collana di Perle”, Iside sposta ora lo sguardo sull’altro. Punta l’obiettivo su quella figura maschile fragile e contraddittoria che utilizza il mito dell’artista maledetto per non guardarsi davvero allo specchio. «Ma tu sei un bluesman», ripete, come una constatazione che è al tempo stesso congedo e epifania: non un’accusa, ma la presa d’atto di un naufragio stilistico diventato mestiere, di un ruolo che ha finito per divorare l’attore.

    Iside conferma una scrittura sempre più centrata, capace di usare il pop come linguaggio senza rinunciare alla sensibilità e alla complessità di chi non ha paura di restare in ascolto delle proprie zone d’ombra.

    «Questa canzone nasce dall’osservazione di chi si rifugia in un personaggio per non affrontare la propria realtà — dichiara Iside —. Il Bluesman non è solo chi suona, è chiunque porti addosso il peso di quello che ha perso senza riuscire a dargli un nome. Ho voluto raccontare il momento in cui ci si rende conto che nemmeno chi ci sta accanto sa più chi siamo davvero. È un pezzo che parla di distanze immani percorse restando chiusi in una stanza, tra una sigaretta e una nota jazz che suona all’alba.»

    Il percorso della cantautrice olbiese continua a muoversi su coordinate che evitano scientemente la superficie. Se la Sardegna è stata la culla di un’estetica e di un’espressività fatte di silenzi e spazi larghi, in “Bluesman” Iside dimostra di saper abitare anche l’asfissia delle metropoli, traslando quel senso di isolamento ancestrale all’interno delle dinamiche frenetiche dei nuovi centri creativi. Non si tratta solo di un cambio di ambientazione, ma di un’evoluzione della prospettiva: l’artista smette di essere lo specchio della propria generazione per diventarne la lente d’ingrandimento, capace di mettere a fuoco gli angoli nascosti dietro la ricerca ossessiva di una validazione esterna.

    La collaborazione con Kidd Reo prosegue un sodalizio fondamentale per definire questo nuovo “pop da camera”, dove le influenze globali si piegano a un’esigenza narrativa molto intima, suggestiva e quasi teatrale. La scelta di non cercare il climax facile, preferendo il suono etereo delle note jazz e i ritmi spezzati dell’Afrobeat, sottolinea la volontà di Iside di non assecondare le regole del consumo rapido. La sua è una produzione musicale che chiede attenzione, che impone un tempo di ascolto diverso, trasformando ogni release in un piccolo rifugio dalla dittatura dell’istante.

    Con questo singolo, Iside riconferma un’identità già solida nonostante la giovane età, che non si impone per occupare un posto nel mercato discografico, ma rivendica una statura autoriale che la posiziona come una delle voci più raffinate e meno comprimibili del panorama attuale.

    “Bluesman” è un brano per chi ha deciso di non recitare più una parte, per chi predilige la verità di un angolo buio alla finzione di un palcoscenico ben illuminato. È la chiusura di un cerchio tra l’immagine pubblica e l’urgenza interiore e l’inizio di un nuovo capitolo per un’artista che ha imparato a fare del silenzio il suo suono più potente.

  • La scommessa di Kidd Reo: il ritmo di Rio conquista le frequenze del nuovo urban italiano

    Milano, oggi, non è soltanto il centro decisionale dell’industria musicale italiana; è lo spazio in cui le contaminazioni internazionali trovano una forma stabile. “In Down”, il nuovo singolo di Kidd Reo per Starlight Records con distribuzione The Orchard, ne fissa le coordinate produttive. Il brano segna l’avvio di una fase inedita del percorso dell’artista, all’anagrafe Alex Budroni, coincidente con il trasferimento da Olbia al capoluogo lombardo e con una scelta sonora ben precisa: innestare il Brazilian Funk nella scrittura urban-pop italiana, sottraendolo alla dimensione episodica.

    Negli ultimi due anni, il genere nato tra le favelas di Rio e noto anche come Baile Funk e Funk Carioca, è entrato stabilmente nelle playlist urban e pop internazionali, diventando uno dei linguaggi ritmici più ricorrenti nei cataloghi globali, ben oltre i confini sudamericani e la dimensione club. In Italia, tuttavia, ha faticato a tradursi in una scrittura riconoscibile e continuativa, restando spesso confinato a suggestioni isolate. “In Down” si inserisce proprio in questo divario, provando a colmarlo con una proposta che si articola sulla stabilità del suono anziché sull’effetto immediato. Si tratta di uno dei primi tentativi espliciti di traslare il Brazilian Funk in un formato compatibile con il pop nazionale, senza snaturarne l’impianto ritmico.

    Il singolo inaugura inoltre un assetto produttivo che va oltre la logica della singola uscita. È infatti il risultato di una filiera di lavoro ibrida tra la Sardegna e il distretto creativo milanese, sviluppata all’interno del collettivo YVL (Young Vibes Lovers), e ispirata a modelli di produzione collaborativa già adottati da alcune house indipendenti europee e statunitensi. Budroni non opera soltanto come interprete, ma come produttore e coordinatore, seguendo direttamente ogni fase del lavoro, dalla scrittura al mix finale. Un’impostazione ancora poco frequente nel panorama italiano under 25, che sposta l’attenzione dalla singola release alla continuità del progetto, e che Kidd Reo, classe 2003, affronta con la consapevolezza del producer. Scrive e produce da quando aveva undici anni, e questa maturità tecnica si evince nella gestione di un ritmo che non ha bisogno di stratificazioni aggiuntive.

    Il testo del brano aderisce a questa impostazione con una scrittura funzionale alla struttura musicale. La ripetizione di «Questa notte non è in down» agisce come perno del ritornello, rafforzando la scansione ritmica senza assumere un valore simbolico autonomo.

    A rendere la release particolarmente rilevante, però, non è tanto l’uso del Brazilian Funk in sé, né la fusione con sfumature tipicamente R&B, quanto la normalizzazione del genere, che viene trattato come materiale ordinario e non come innesto eccezionale. “In Down” rinuncia infatti all’effetto esotico per lavorare su una sintassi sonora più solida, avvicinando un linguaggio globale a un contesto produttivo locale.

    Questa operazione arriva in un momento in cui anche il mercato tricolore sta iniziando a ridefinire i propri criteri di accesso al pop-radio e alle playlist mainstream, dopo anni di compartimenti stagni tra suono “digitale” e circuito tradizionale. In questo contesto, Kidd Reo opera su una soglia ancora poco battuta: quella dell’utilizzo di un linguaggio nato altrove che non chiede legittimazione, ma si presenta già strutturato per circolare ed essere compreso.

    E lo fa in una Milano che, negli ultimi anni, ha rafforzato il suo consolidamento come principale snodo produttivo della musica urban italiana: studi di registrazione, team creativi e assetti produttivi ibridi hanno trasformato la città in un luogo di convergenza operativa, dove le influenze internazionali vengono metabolizzate prima ancora di essere raccontate. Il trasferimento dell’artista entra in questo polo creativo non come fuga dalla provincia, ma come riallineamento con un ecosistema che oggi orienta le forme del suono.

    «Milano mi ha imposto una disciplina diversa sul suono – racconta -. “In Down” nasce dall’idea di prendere influenze che ascolto da anni e metterle finalmente a sistema. Vengo da zone che stanno là fuori, dove si fanno cose che non vedi, e portare quel battito in un contesto come quello milanese era la direzione che cercavo.»

    Il profilo di Budroni si è strutturato negli anni tra le audizioni di Sanremo Giovani in commissione RAI e la gestione del collettivo YVL, muovendosi lungo quella linea sempre più centrale dell’artista–producer under 25: non interprete che delega la veste sonora, ma autore che ne governa grammatica e ritmo. Una figura ormai stabile nella nuova scena europea, e ancora in fase di definizione nel panorama italiano.

    “In Down”, dunque, non si presenta come un esperimento isolato, ma come un indicatore preciso di un processo in cui la scelta dei codici, dei metodi e dei luoghi di lavoro precede la pubblicazione del singolo. E mostra come una parte dei giovani artisti si stia riorganizzando, allineandosi a dinamiche già consolidate fuori dai confini nazionali.

  • “Avanti March!” è il nuovo singolo di Emonis

    Da venerdì 20 febbraio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Avanti March!” (Maionese Project), il nuovo singolo di Emonis.

    Il brano “Avanti March!” parla di conformismo e omologazione nella società contemporanea, mettendo sotto la lente quei meccanismi – linguistici, culturali e comportamentali – che finiscono per dirci come parlare, come apparire, come essere. Attraverso un tono ironico e provocatorio, il pezzo critica l’indottrinamento quotidiano fatto di dogmi, slogan e mode (come l’uso automatico degli anglicismi), che spesso appiattiscono il pensiero e soffocano le espressioni più autentiche e le emozioni reali.

    La canzone diventa così un falso ordine di marcia che in realtà funziona al contrario: non è un invito ad allinearsi, ma a rompere le righe. Un’esortazione a pensare con la propria testa, a parlare la propria lingua emotiva, a rifiutare etichette e imposizioni.

     

     

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: “E’ la prima volta che mi cimento in un territorio a me poco conosciuto e che propongo un brano diverso dal mio stile consueto. È ovviamente ironico ma spero possa dare degli spunti di riflessione sulla società moderna”.

     

     

     

    Biografia

    Emonis, alias Simone Pesatori, classe ’76, è un cantautore con alle spalle 30 anni di esperienza musicale, maturata sui palchi di tutta Italia come frontman della progressive rock band “Sintonia Distorta”, una delle principali rivelazioni prog degli ultimi decenni e che vanta vendite di dischi in tutto il mondo.

    Negli ultimi anni ha voluto dare voce e spazio anche alla sua anima più “pop” con il progetto da solista Emonis.

    È già uscito (per VREC) con un primo singolo nel 2019 (“Love is all we need”) ed ora propone questo secondo singolo “Avanti March!”, in cui si cimenta per la prima volta in un ambito più “rap”.

    Simone può vantare anche diverse illustri collaborazioni: da Luca Colombo a Roberto Tiranti, da Luca Pernici a Cosimo Zannelli e Barny, fino al tedesco Henning Basse, voce dei Firewind, band di Gus G (Ozzy Osbourne).

    “Avanti March!” è il nuovo singolo di Emonis disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 20 febbraio.

    Facebook | Instagram

  • L’Uomo con la Radio il canale podcast presenta: Olimpia Racconta – Le Olimpiadi Invernali

    L’Uomo con la Radio lancia la quarta edizione di Olimpia Racconta , dedicata alle Olimpiadi Invernali in occasione di Milano-Cortina 2026 . Dopo Rio 2016, Tokyo e Parigi, l’avventura olimpica torna nel cuore bianco d’Italia: terza edizione italiana, dopo Cortina 1956 e Torino 2006.

    Narrato da Fabrizio Silvestri e scritto con Giovanni Fenu , il podcast rivive in quattro episodi un secolo di fiamma, neve e leggenda: dalla nascita travagliata (1911 respinto, Chamonix 1924 trionfo) al 1° oro azzurro di Nino Bibbia (skeleton 1948 a St. Moritz), fino a primati e origini.

    Protagonisti azzurri al centro: l’Italia in questa edizione del 2026 è seconda nel medagliere generale dopo la Norvegia – un percorso di successi raccontato con numeri, imprese e passione.

    Olimpia Racconta è il podcast che ti immerge nella storia degli sport invernali: ascolta ora su tutte le piattaforme! Produzione Stefano Francia EnjoyArt: Olimpia Racconta. Le Olimpiadi Invernali.

    Storie di fiamma, neve, leggenda. Le puntate possono essere ascoltate su tutte le piattaforme digitali e su Spreaker.

    Olimpia Racconta- Le Olimpiadi invernali.  Quarta serie in 4 episodi pubblicati durante le Olimpiadi 2026. Produzione Stefano Francia EnjoyArt.

  • “De par en par” è il nuovo album dei Sinedades

    Dal 20 febbraio 2026 sarà disponibile in vinile e sulle piattaforme digitali di streaming “De par en par”, il terzo album di inediti dei Sinedades per Blackcandy Produzioni.

    De par en par” non è solo il titolo del terzo album dei Sinedades, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. In spagnolo, l’espressione evoca l’immagine di una porta spalancata, priva di soglie o difese; un simbolo di apertura totale che riflette la natura profonda di questo lavoro. Per la prima volta, il duo sceglie di presentarsi in una formazione essenziale di chitarra e voce, esplorando una dualità che si fa musica: due strumenti e due fragilità che si riconoscono e respirano all’unisono.

    Dopo dieci anni di carriera e due dischi realizzati con ensemble estesi, i Sinedades hanno sentito il bisogno di tornare all’essenza. Il risultato è un album registrato interamente dal vivo in studio, senza il filtro di sovraincisioni o editing digitale. Solo due sedie, poche chitarre e qualche microfono, per rivendicare un’umanità autentica e felicemente imperfetta in un’epoca spesso dominata dal perfezionismo sintetico.

    L’album si compone di nove tracce che intrecciano brani inediti e collaborazioni nate dagli incontri artistici del festival curato annualmente dal duo. Tra gli ospiti spiccano nomi di rilievo della scena internazionale:

    • Zé Ibarra, voce di punta della nuova MPB brasiliana, che interpreta con il duo “Michelangelo Antonioni”, il raro omaggio in italiano di Caetano Veloso.
    • Leo Middea, che arricchisce “Ahora y acá” con la sua chitarra e una traduzione in portoghese.
    • Magalí Datzira, talento della scena barcellonese, co-autrice di “El Arte”, una riflessione sul ruolo della musica oggi.

    Il disco conferma inoltre la vocazione transatlantica della band: dalla versione italiana di “Do a do” di Dora Morelenbaum fino a “Malua”, secondo singolo estratto e uno dei pochi brani cantati in italiano, segno di una rinnovata voglia di esprimersi nella propria lingua madre.

    L’uscita di De par en par coincide simbolicamente con la partenza del loro tour in Sudamerica, a partire dal Messico: un nuovo capitolo che si apre, proprio come quella porta spalancata suggerita dal titolo.

    Commenta il duo a proposito del nuovo album: Questo disco, De par en par, è come una finestra spalancata dalla quale entra una luce confortevole di un mattino estivo. Registrato in solo due giorni, a differenza del disco precedente che ci ha visti impegnati per 5 anni in studio di registrazione. È liberatorio perché ci siamo abbandonati alla piacevole accettazione dei nostri stessi limiti. Il disco è imperfetto, qualche stonatura, qualche accordo preso male o qualche oscillazione ritmica, ma pieno di sentimento, passione e amore per la musica. È pieno anche di affetto e stima reciproca fra noi, che siamo a 10 anni di carriera condivisa e che ci vogliamo quel bene infinito e pieno di meraviglia da sempre. È anche emozionante riuscire a fare qualcosa con soltanto due elementi: voce e chitarra. E lo è ancora di più quando quella sensazione viene condivisa con artisti coetanei in giro per il mondo che adoriamo e rispettiamo profondamente.  Questo disco ci restituisce un’ondata di calore umano e agio con sé stessi.
    Sensazioni assai difficili da provare nella vita di tutti i giorni e in un mondo così controverso come quello che stiamo vivendo. È la fotografia indelebile di un momento meraviglioso del nostro cammino su questo pianeta. Viva la vita.”

    TRACK LIST:

    1. (e)
    2. Sinestesia
    3. (alla)
    4. Malua
    5. (fine)
    6. Michelangelo Antonioni
    7. (non)
    8. Do a do
    9. (siamo)
    10. El arte
    11. Ahora y acá
    12. (mai)
    13. Flor de limon
    14. (veramente)
    15. Peregrinaje en oriente
    16. (soli)
    17. Moromoro

    Biografia

    Sinedades è un progetto musicale italo-sudamericano nato nel 2015 dalla cantante italiana Erika Boschi e dal chitarrista argentino Agustín Cornejo.

    Ispirati dal Tropicalismo degli anni ’70, viaggiano liberamente tra lingue, scrittura e tradizione, fondendo sonorità latinoamericane con sensibilità mediterranea per costruire un universo musicale personale e profondamente emotivo. Da un punto di vista filosofico, il duo esprime idee e valori umani e sociali, difendendo una visione artistica in cui bellezza e fragilità diventano forme di resistenza e Connessione Emotiva.

    Musicalmente, i Sinedades sono innamorati della musica popolare brasiliana, della Nueva Canción Latinoamericana e della tradizione musicale italiana. Il loro lavoro trova un equilibrio tra eleganza mediterranea e ritmi afro-latini, creando una proposta che unisce radici, modernità e Diversità Sonora.

    Più che una band, Sinedades è un progetto culturale e poetico che celebra l’imperfezione umana e la bellezza dello spontaneo, entrando in risonanza con un pubblico ampio che cerca emozione e autenticità nell’era digitale. Attraverso musica, scrittura, viaggi e un linguaggio visivo fatto di fotografia e video, il duo costruisce ponti tra culture e persone, fondendo arte, emozione e pensiero in un’Esperienza Poetica Condivisa.

    Sinedades sono autori, interpreti, produttori musicali e creatori audiovisivi, oltre a essere ideatori e organizzatori del Firenze World Music Festival, un evento che unisce Italia e Sudamerica attraverso musica e collaborazioni artistiche. Con oltre 700 concerti alle spalle e due dischi pubblicati, stanno attualmente lavorando al loro Terzo Album (in uscita a Febbraio 2026) e a un Tour Internazionale tra Europa e America Latina.

    “De par en par” è il nuovo album dei Sinedades disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in vinile dal 20 febbraio 2026.

     

     

    Facebook | YouTube| Instagram | Sito Web

  • “No Hook”, il brano che rifiuta deliberatamente l’elemento più richiesto dal mercato contemporaneo: il gancio

    Sottrarre, comprimere, rifiutare. Da questa triade nasce “No Hook”, il nuovo singolo di Elegio per Starlight Records con distribuzione The Orchard: un brano che rifiuta deliberatamente l’elemento più richiesto dal mercato contemporaneo, il gancio.

    In una scena musicale dominata da ritornelli immediati e strutture pensate per trattenere l’ascolto, l’artista olbiese — che con il precedente progetto “Overthinking” ha tracciato una linea di demarcazione importando le sonorità della Baton Rouge — sceglie ora di radicalizzare il proprio linguaggio con una traccia che abdica a ogni funzione d’uso, disattendendo la geometria del pop e i codici del gradimento istantaneo: nessun ritornello, nessun punto di appiglio, nessuna concessione alla memorizzabilità come valore in sé.

    “No Hook” non accompagna l’ascoltatore, non lo guida e non lo compiace. Avanza come un flusso continuo, privo di momenti di decompressione, articolato su una sovrapposizione di immagini che non prevedono una risoluzione ordinata, né un punto di approdo. In tal senso, l’assenza dell’hook esplicita la scelta consapevole di sottrarre ciò che ormai viene dato per scontato, riaffermando un controllo autoriale sulla forma.

    «“No Hook” – spiega Elegio – nasce dal bisogno di togliere, non di aggiungere. Volevo un pezzo che non avesse un punto in cui fermarsi o sentirsi al sicuro: senza ritornello, senza appigli, senza una direzione rassicurante. È un flusso che rimane inquieto, teso, dall’inizio alla fine, come certi pensieri che non si risolvono e non chiedono di essere spiegati.»

    Co-prodotto con Kidd Reo, il brano fonde trap e suggestioni Louisiane, mantenendo quella grammatica sonora già introdotta nei precedenti lavori: minimale, spigolosa, non conciliativa. Il sound non viene rifinito per scivolare via nell’ascolto distratto addomesticato a una fruizione passiva, ma tenuto grezzo, coerente con un testo crudo e diretto, che si colloca agli antipodi delle narrazioni edificanti. L’assenza di un centro di gravità melodico permette a Elegio di spingere sull’acceleratore tecnico, alternando la metrica sporca della Baton Rouge a incursioni in extrabeat che frantumano ulteriormente il ritmo, rendendo la traccia un corpo a corpo serrato tra voce e produzione.

    Anche sul piano simbolico, “No Hook” si allontana da ogni forma di redenzione. L’immaginario del successo non è raccontato come ascesa lineare, ma come attrito costante: Panda e Cadillac convivono senza trasformarsi in parabola, l’ambizione non diventa riscatto, il rollercoaster di emozioni, pensieri e sentimenti non trova una tregua e la collisione tra logica e istinto non cerca una sintesi. Non c’è nessuna catarsi, nessuna morale finale. Nessun traguardo da celebrare. Solo un presente che si stratifica, ossessivo e circolare.

    La scelta linguistica, priva di filtri, non è pensata per scioccare, ma per impedire l’identificazione facile. Il linguaggio non è un fine, ma uno strumento di disturbo, un’interferenza volta a sabotare la fruizione passiva per spingere l’ascoltatore a un confronto frontale con il testo.

    Con “No Hook”, Elegio prosegue un percorso che rifiuta la normalizzazione formale e simbolica tipica dagli standard contemporanei, scegliendo di pubblicare un singolo che non chiede di piacere, ma di essere attraversato. Un’operazione che sposta l’attenzione dalla ricerca del gancio perfetto al disincanto del racconto.