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  • “Libera” è il nuovo singolo di Kilian

    Dal 10 luglio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Libera”, il nuovo singolo di Kilian disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 2 luglio per PLUMA dischi.

    “Libera” è un brano che è nato durante una sessione casalinga tra l’artista e Ormə (Omar Remi Salis), spinti dal desiderio di dare vita a un prodotto organico, vibrante e con una forte impronta elettronica. Il fulcro creativo della produzione è stato il celebre synth Juno: è bastato trovare un suono decisamente bounce, insieme agli accordi e alla struttura principale, per definire oltre il 70% dell’architettura dell’intero brano.

    Il sintetizzatore non ha guidato solo la struttura, ma è stato fuso con un sample drum per dare forma a tutti gli shaker e alle percussioni tonali che caratterizzano la traccia. Successivamente, il lavoro di produzione è stato rifinito riscrevendo la drum e registrando elementi reali come il basso, la kalimba e persino il suono dei tubi, elementi scelti appositamente per restituire un’immediata sensazione di freschezza e di gioco. A completare il sound design e l’atmosfera, è stato infine inserito un field recording con le voci di alcuni bambini al parco.

    Il testo è nato in modo estremamente spontaneo, quasi come un fiume in piena: all’artista è bastato focalizzare il pensiero su una persona in particolare e sul suo personalissimo modo di intendere la vita per stendere le parole del brano.

    Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: “Questo pezzo è una dedica ad una persona importante che mi ispira spesso a fare scelte più allineate al mio sentire anche se si scontrano con un senso comune. Mi ispira a trovare me stesso in un sistema che tenta di categorizzare sempre di più e che svaluta i risultati raggiunti“ 

    BIO

    Kilian è un artista, produttore e dj.

    Fin da piccolo ha sempre cercato delle modalità espressive per creare il proprio piccolo cosmo.

    Nell’adolescenza scrive e suona in progetti di vario genere, finché non sente l’esigenza di approfondire la composizione e la produzione.

    Si trasferisce a Milano, dove lavora come produttore e direttore artistico per altri artisti; pubblica l’EP “PIOGGIA ULTRA” per Pluma Dischi (2024), seguito da “PIOGGIA ULTRA REMIX”.

    Kilian non ha una formula: la creazione di un brano può partire da alcune intuizioni sonore che vengono manipolate secondo le esigenze emotive riversate sul testo.

    Nei brani vengono mescolati elementi di elettronica, fortemente influenzati dal panorama UK, con strumenti acustici e testi che rimandano al cantautorato italiano.

    Il risultato è una sonorità ibrida, vibrante e dinamica.

    Ad aprile 2026 esce “Tempesta elettrica”.

    “Libera” è il nuovo singolo di Kilian disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 2 luglio 2026 per PLUMA dischi e in rotazione radiofonica dal 10 luglio. 

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  • L’Italia invisibile: “Un ragazzo qualunque” racconta chi abita lo spazio bianco tra un post e l’altro

    «La battaglia non è un contenuto»

    Ogni giorno scorrono immagini, indignazioni prefabbricate, vite rese pubbliche in pochi secondi e un solo click; poi, appena il flusso passa oltre, restano le difficoltà non archiviate, le storie comuni non spettacolarizzate abbastanza da meritare attenzione. È l’Italia invisibile, quella che abita lo spazio bianco: la zona muta tra un’esposizione e l’altra, dove la vita continua anche quando nessuno la sta guardando. La vita di chi resta fuori dal fotogramma, nei minuti che non diventano contenuto, nei rapporti che non appaiono sui feed, nei lavori senza prestigio, nei sogni che non hanno ancora trovato la possibilità di realizzarsi. “Un ragazzo qualunque”, quinto album di Occhic, nasce come diario di bordo scritto tra i vicoli e i bar di provincia, dove i giorni si susseguono senza la necessità di essere certificati da uno schermo.

    Dodici brani realizzati tra Ozieri e Sassari raccontano un Paese che misura tutto, dai sentimenti agli stream, e seguono la vita di chi prova a restare integro mentre tutto intorno chiede esposizione, velocità e rendimento.

    Lontano dalla mitizzazione, “Un ragazzo qualunque” fotografa quotidianità, pensieri e valori del cosiddetto “ragazzo normale”, quello che cammina nella direzione dei propri obiettivi senza appoggi e favoritismi, senza maschere da indossare, senza quell’immediata leggibilità che oggi sembra decidere il destino delle persone. «C’è un ragazzo in fondo alla strada con le mani in tasca e la testa bassa, osserva il mondo che gira veloce mentre lui resta qui»: il mondo corre, lui no. Il mondo produce tracce, prove di sé, segnali, frenesia; lui resta fermo nel punto in cui il tempo degli altri diventa metro della propria inadeguatezza. Da questa distanza prende avvio tutto il lavoro.

    L’idea alla base del disco non è la semplice storia di un ragazzo che si sente escluso. Occhic vuole restituire dignità alla sua esistenza, sottraendola alla caricatura del perdente, del fragile, a quel pietismo fatto di frasi di circostanza. Nei brani di “Un ragazzo qualunque” il protagonista attraversa una routine che non trova facilmente una forma spendibile: i social come distorsione e dipendenza, il lavoro che si sfarina, i rapporti affettivi in cui emozioni, attenzioni e sentimenti sembrano perdere valore, i locali di provincia in cui il sogno musicale continua a bussare anche quando nessuno apre, un Paese che promette e poi ritira, una parola pubblica sempre più incline al riflesso immediato e sempre meno disponibile all’ascolto. Tutto questo compare nel progetto fin dalla sua matrice.

    La prospettiva dell’album non è il frutto di una scelta improvvisa, ma il risultato di una sedimentazione analitica che attraversa l’intera produzione dell’artista. Per Occhic, guardare dove gli altri distolgono lo sguardo è una necessità metodologica prima ancora che creativa, un modo per presidiare la realtà prima che venga filtrata e resa inoffensiva. Dopo “Ribelle”, “Nomen Omen”, “Il diario dei Pensieri”, “Turning Point” e un brano come “Sangue nelle Mani”, che affrontava la violenza da un punto di vista volutamente scomodo, l’artista sardo torna a concentrarsi sulle complessità del presente, questa volta abbassando il fuoco dall’evento estremo all’ordinario. La sua traiettoria resta quella di portare nelle canzoni quello che di solito viene lasciato ai bordi della conversazione, lavorare su temi civili e privati senza separarli artificialmente, usare le canzoni come campo di dialogo tra esperienza personale, attualità e dimensione sociale. In “Un ragazzo qualunque” questa direzione artistica si condensa attorno a una figura che non ha niente di eroico e proprio per questo assomiglia a molti.

    «La fretta di questo tempo ci ha abituati a guardare quasi soltanto quello che buca subito lo schermo – dichiara l’artista -. Io volevo fermarmi su tutti gli aspetti che restano nel mezzo: l’imbarazzo, il ritardo, le attese, i lavori comuni, i rapporti storti, il sogno di suonare senza avere già il vestito giusto per essere preso sul serio.»

    Questa dichiarazione, al netto della sua immediatezza, chiarisce una cosa essenziale: il digitale non è il nemico da abbattere, ma il contesto che ci ha abituati a semplificare tutto. Occhic non punta il dito contro i social, ma osserva come il bisogno di apparire ci obblighi a nascondere i nostri momenti di fragilità per trasformarli in contenuti pronti al consumo. Il rischio che il disco mette in luce è questo: svendere la propria verità per renderla comprensibile a un algoritmo. In “Easy Money”, dove «sorrisi da schermo» e «vita creata con filtri e contratto» viene descritto un paesaggio in cui intimità, amore, immagine e denaro finiscono sullo stesso piano, con il risultato di una realtà lisciata, pronta per l’uso, ma incapace di sostenersi fino in fondo.

    Lo stesso tema, con un approccio più tagliente, riappare in “Battaglie in Streaming”. Qui il punto non è banalmente l’ipocrisia della rete, bensì la trasformazione di ogni causa in formato, di ogni ferita in materiale espositivo. Il testo distingue con estrema chiarezza dolore vero e dolore allestito, chi combatte davvero e chi si dispone bene in camera prima di prendere posizione. «La battaglia non è un contenuto» è la frase che riassume meglio il brano, e anche una delle chiavi dell’album: la parte che conta non coincide con quella che si vede di più. La voce sincera, suggerisce Occhic, non è per forza la più presente nel feed; spesso è quella che non ha un minuto preciso in cui entrare, che non sa darsi subito una forma vincente, che resta fuori tempo. È, di nuovo, quel bianco tra un post e l’altro in cui la vita continua a chiedere presenza effettiva.

    A questa linea appartiene anche “Sensori in Tilt”, brano sul logoramento del confronto pubblico. La sensazione è quella di una società che reagisce sempre e ascolta quasi mai. Si può ridere sempre meno, parlare sempre meno, sostare sempre meno; ogni parola diventa miccia, ogni opinione pretesto, ogni differenza una pratica rapida di esclusione. «Connessi h24, ma il cuore è offline»: non c’è soltanto una saturazione tecnologica, c’è un impoverimento del tempo disponibile per guardarsi, per spiegarsi, per contraddirsi senza trasformare tutto in scontro permanente. Lo spazio bianco, in questo caso, è quello che non riusciamo più a lasciare tra una reazione e l’altra.

    Il messaggio dell’album, però, non resta confinato alla critica del presente digitale. “Un ragazzo qualunque” funziona perché estende quel vuoto anche alla vita materiale, alla provincia, ai rapporti affettivi, alla filiera musicale, al Paese reale. “Sognando Palchi” sposta subito il discorso dal sogno alla sua realizzazione pratica: locali spenti, notti in bianco, centralità che non arriva, la sensazione di restare «solo un comprimario, un cameo da non ricordare». Qui il bianco non è il silenzio romantico del fuori scena, ma la parte di lavoro e frustrazione che nessuno racconta quando parla di vocazione artistica. Il palco viene immaginato, rincorso, quasi toccato; intanto si continua a suonare in un contesto in cui la visibilità sembra precedere la fiducia, e la fiducia precedere perfino l’ascolto. È una canzone importante perché toglie ogni patina al desiderio di vivere di musica e lo rimette nella sua verità più concreta: locali, errori, attese, marginalità, ostinazione.

    “Numeri o Niente” entra nel merito con ancora meno morbidezza. «Tutti parlano di hit, di views e di like. Se non fai i numeri, sei invisibile nel mic». L’industria musicale, letta dal bordo, appare qui come un luogo che osserva soltanto ciò che arriva già certificato, che confonde il segnale con il valore, che accetta il rischio soltanto quando ha smesso di esserlo. Nel quadro del disco questo brano non serve a ribadire un lamento noto; serve a mostrare una forma precisa di selezione: esiste una vita artistica che si consuma interamente nel tratto prima della prova pubblica, nel tempo in cui si scrive, si attende, si insiste, si chiede ascolto senza poterne garantire il ritorno immediato. È una forma di esistenza che il mercato guarda poco e che “Un ragazzo qualunque” sceglie invece di raccontare.

    «Non volevo fare un disco di recriminazione – aggiunge l’artista -. Mi interessava mostrare quanto materiale di vita resta fuori da quello che si vede. Anche nel lavoro musicale succede così. Prima del post in cui sembri arrivato c’è un tempo lungo, poco elegante, spesso umiliante. È in quel tempo che capisci chi sei davvero e se hai ancora voglia di continuare.»

    Questa chiave di lettura trova un contrappunto forte in “Parole Vuote”, probabilmente una delle tracce più forti dell’album sul piano dell’identità. «Parlo piano, ma non per timidezza, è solo che ascolto più di quanto parlo»; poi ancora: «Qui tutto funziona per conoscenze, non per talento, né per merito». Il brano mette insieme diverse cose senza doverle giustificare: insofferenza, fatica a stare dentro dinamiche già truccate, desiderio di andarsene. È una canzone che non cerca simpatia e non chiede di essere capita in anticipo. Lo spazio bianco, qui, coincide con la scelta di non riempire tutto di parole, di non spiegarsi più del necessario, di sottrarsi al lessico di chi parla troppo per non dire.

    Lo stesso vale, con un taglio affettivo, per “Bravo Ragazzo”. La figura del ragazzo gentile è stata quasi sempre trattata come quella di un ingenuo da correggere, come una comparsa destinata a perdere. Occhic non la idealizza, però la osserva da vicino. Il personaggio del brano ascolta, aspetta, raccoglie i pezzi, resta disponibile quando tutto si è già rotto. Non c’è orgoglio morale in questo ritratto; c’è stanchezza, forse persino una forma di umiliazione quieta, quella di chi si accorge che la pazienza e la cura valgono poco in una scena in cui il gesto brusco continua ad apparire più forte del gesto saldo. Anche qui il disco trova il suo tema dove di solito non si guarda: nella porzione di rapporto che resta quando la parte esibita è finita, quando la storia da mostrare si è chiusa e comincia il lavoro più duro, quello di restare interi.

    Poi c’è “Oh Italia”, brano che porta dentro il disco il lavoro povero, le promesse evaporate, i giovani che partono, il talento che emigra, i bar di provincia come ultimo luogo in cui qualcuno continua a cantare anche mentre la speranza si accorcia. Non è un pezzo di analisi istituzionale, e non deve esserlo. Sta però dentro una tradizione precisa di scrittura civile che usa il dettaglio popolare per parlare di stanchezza sociale. Quando l’Italia del brano appare come «terra di promesse non mantenute», non c’è bisogno di sovrastrutture. Il disco, a quel punto, ha già chiarito che il ragazzo qualunque non è soltanto una figura privata. È anche il figlio di un Paese che consuma aspettative, che chiede adattamento continuo, che costringe a misurare il proprio valore sul terreno sbagliato. Lo spazio bianco, in “Oh Italia”, è perfino geografico: sta fra chi parte e chi resta, fra chi viene celebrato e chi continua a vivere dietro il banco del destino.

    “Il Mio Destino” ha una funzione diversa. Riporta la musica al centro come asse biografico, ricuce i lavori precedenti, rimette in fila un percorso che da “Ribelle” a “Turning Point” passa come una stessa linea di fedeltà. È uno dei pochi momenti in cui l’album si guarda con più decisione, ma lo fa senza compiacersi: la musica viene chiamata come destino, disciplina, fedeltà a una direzione, non come marchio identitario da esibire. Serve anche questo, dentro un progetto del genere: ricordare che il ragazzo qualunque non è soltanto la vittima di un tempo malato. È anche uno che insiste, che si ostina, che continua a darsi una forma anche quando quella forma non trova subito un posto.

    A completare il quadro c’è “In Trincea”, titolo già eloquente per un brano noto anche come “Leoni da Tastiera”. La guerra quotidiana del commento, della sentenza rapida, dell’aggressione a distanza, qui viene letta non tanto come deviazione morale, quanto come clima. Vivere in trincea significa trascorrere il tempo con la sensazione di dover reagire a tutto, presidiare tutto, difendersi da tutto. È un atteggiamento difensivo che il disco conosce bene e che prova a declinare proprio scegliendo, nella maggior parte dei casi, la lentezza, il racconto di ciò che non entra subito nei feed. Di qui anche il ruolo che assume “Meglio Il Silenzio”: il titolo dialoga perfettamente con il resto del disco, perché suggerisce il rifiuto di riempire ogni spazio disponibile. In un album che parla di vuoti, attese e sovraesposizione, il silenzio assume un valore fondamentale e non come rinuncia, ma come argine.

    “Un ragazzo qualunque” non disperde il proprio senso inseguendo troppe tesi e non prova a farsi grande con parole troppo grandi. Sceglie invece un’angolazione che oggi, anche nella musica, viene spesso lasciata marginale: quella della vita ordinaria, della provincia, del digitale, del sogno artistico, della dolcezza, del disagio. In tal senso, il tema che attraversa il disco, il racconto di chi abita quello spazio bianco tra un post e l’altro, non appartiene soltanto alla rete. Riguarda la parte di vita che non trova titolo, quella che non si lascia comprimere in una caption, quella che rimane dopo ogni presa di posizione rapida, dopo ogni entusiasmo breve, dopo ogni giudizio già pronto. Riguarda tutti i minuti in cui non stiamo comunicando niente a nessuno e però continuiamo a essere ciò che siamo, con i nostri lavori storti, i desideri poco eleganti, le esitazioni, le attese, i caratteri fuori moda, le giornate in cui sembriamo meno rilevanti solo perché non ci mettiamo in mostra. “Un ragazzo qualunque” decide di restare lì, in quella parte di esistenza che non si lascia semplificare, che non chiede di essere resa più brillante per bucare uno schermo. In una realtà che chiede a chiunque di diventare visibile prima ancora di essere davvero visto, il disco sceglie di soffermarsi proprio dove quasi nessuno guarda.

    “Un ragazzo qualunque” – Tracklist:

    1. Un Ragazzo Qualunque
    2. Il Mio Destino
    3. Easy Money
    4. In Trincea
    5. Bravo Ragazzo
    6. Sognando Palchi
    7. Parole Vuote
    8. Meglio Il Silenzio
    9. Battaglie In Streaming
    10. Sensori In Tilt
    11. Oh Italia
    12. Numeri O Niente

  • “Sale” (Chillhouse Rmx) è il nuovo singolo di Nùvo

    Dal 10 luglio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e rotazione radiofonica la versione chillhouse Rmx di “Sale”, il nuovo singolo di NÙVO.

    “SALE (Chill House Rmx)” nasce dal desiderio di offrire una nuova prospettiva al singolo originale, reinterpretandolo attraverso sonorità Chill House dal respiro internazionale. Pur mantenendo intatta la forza melodica e il significato del testo, il brano si veste di atmosfere più luminose, ritmiche morbide e una produzione elettronica elegante, pensata per evocare il senso di libertà e leggerezza tipico della stagione estiva.

    La scelta di realizzare questa versione nasce dalla volontà di dimostrare come “Sale” possa vivere in una dimensione sonora diversa, raggiungendo un nuovo pubblico senza perdere la propria identità emotiva. L’obiettivo è valorizzare il brano in un contesto più contemporaneo e trasversale, mantenendo al centro la voce e il messaggio dell’artista. Con questa reinterpretazione, Nùvo conferma il proprio percorso di ricerca artistica, esplorando nuovi linguaggi musicali e ampliando l’universo espressivo di “Sale” senza snaturarne l’essenza.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Quando ho deciso di realizzare questa versione di Sale, non volevo semplicemente creare un remix. Sentivo il bisogno di far vivere il brano in una nuova dimensione, più luminosa e leggera, senza tradirne il significato. Ho immaginato quelle stesse emozioni accompagnare un tramonto sul mare, un viaggio in auto con i finestrini abbassati o una notte d’estate. La scelta di una produzione Chill House nasce proprio da questo: dare al brano un nuovo respiro e dimostrare che una canzone può raccontare la stessa storia con colori diversi. Per me questo RMX rappresenta un’evoluzione naturale del mio percorso artistico e un modo per avvicinare SALE a un pubblico ancora più ampio, mantenendone intatta l’anima.”

    BIOGRAFIA

    Nùvo ha iniziato a fare musica all’età di 12 anni suonando il violino, per poi passare alla scrittura di brani dance verso i 16 anni; da lì è nata la voglia di studiare canto e di dare lui stesso la voce alle proprie canzoni. Dopo aver preso parte ad alcuni progetti di musica dance per qualche anno, si è approcciato a una musica pop con sonorità più leggere e romantiche.

    Le sue ispirazioni arrivano sempre e comunque dalla dance: per citarne alcuni, artisti come David Guetta, Black Eyed Peas, Lady Gaga, Cascada, ecc. Al momento Nùvo ha all’attivo un primo singolo e collabora con un suo arrangiatore personale.

    Il target a cui sono rivolte le sue canzoni può spaziare dai 15 ai 60 anni, a seconda dei gusti. Con la sua musica racconta l’amore, non sempre però in chiave triste, ma anche come sentimento libero e spensierato e, a volte, con una punta di ironia. Il suo obiettivo è quello di arrivare al cuore della gente e, per questo, sa che non c’è un tempo misurabile: può succedere in un anno o richiedere più tempo.

    A marzo 2026 pubblica il brano “Tra le mie felpe”.

    A giugno 2026 esce “Sale”.

    “Sale” (Chillhouse Rmx) è il nuovo singolo di Nùvo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 10 luglio 2026.

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  • Musica, design e cultura d’impresa: giovedì 16 luglio a Milano la premiazione e il live della band vincitrice del contest GBIM JAZZ Experience

    La prima edizione del format promosso da Gruppobea e Imola Ceramica, che ha intrecciato architettura, creatività e suoni contemporanei, si concluderà con il concerto del trio Anodic Breath

    MILANO – Una serata imperdibile con musica sotto lo stelle, good vibes, bollicine a volontà e uno sfizioso aperitivo finger food per festeggiare il successo di un’iniziativa atipica, che ha fatto incontrare il mondo del design e quello del jazz, e per dare appuntamento alla seconda edizione (in programma la prossima primavera): si concluderà giovedì 16 luglio, a Milano, presso gli spazi esterni della sede del Gruppobea, in via Toffetti 31, la prima edizione del concept GBIM JAZZ Experience con la premiazione e l’esibizione della band vincitrice, ovvero il trio Anodic Breath (inizio live ore 19.45; ingresso libero dalle ore 19.30 con prenotazione obbligatoria all’indirizzo info@gbimjazz.it; i più veloci riceveranno una mail di conferma).

    Ideato e promosso da Gruppobea e Imola Ceramica, questo format inedito ha dato vita ad un evento culturale che ha investigato nuove architetture sensoriali all’insegna della creatività, intrecciando architettura, suoni contemporanei e cultura d’impresa. Il progetto è nato grazie alla collaborazione tra i due partner commerciali e il direttore artistico Antonio Ribatti, instancabile tessitore di relazioni culturali e artefice di stagioni musicali di rilievo nazionale, tra cui l’AHUM Milano Jazz Festival. Per la prima edizione di GBIM JAZZ Experience sono stati selezionati tre gruppi musicali: il trio DjangoBop Vibes (composto da Gabriele Boggio Ferraris, Davide Parisi e Jimmy Straniero), con un repertorio ispirato al jazz manouche; il duo Martha J. & Chebat (Martha e Francesco Chebat) con un progetto in bilico tra folk e jazz song; infine, il trio Anodic Breath (Vijaya Trentin, Ludovico Elia e Myra), la band vincitrice (nominata da una giuria di esperti del settore dell’architettura e del design, tra i quali Laura Galloni, docente del Politecnico di Milano), il cui sound è un mix di sonorità elettroniche e ambient.

    La band vincitrice

    Muovendosi tra composizione e improvvisazione, il trio Anodic Breath sviluppa paesaggi sonori lenti e immersivi, pensati per un ascolto profondo e attento. Vijaya Trentin, pianista, cantante e compositrice, costruisce campi armonici e organizza lo spazio sonoro tra evocazioni jazz e reminiscenze cinematografiche. La sua ricerca attraversa il jazz, la scrittura cantautorale e il pop contemporaneo. Nel 2023 pubblica Chrysalis, il suo primo album in trio jazz, e presenta al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano un omaggio a Chick Corea (Children’s Song). Dal 2024 porta la sua musica in rassegne e contesti di rilievo, tra cui la Casa del Jazz di Roma e la manifestazione Piano City Palermo. È attualmente impegnata nella promozione del nuovo album indie-pop Acqva e nello sviluppo del progetto strumentale Del mareLudovico Elia è architetto e musicista formato in Conservatorio, specializzato in tromba rinascimentale e barocca. Collabora stabilmente con istituzioni di rilievo nel panorama della musica antica. La sua identità artistica si definisce nella sinergia tra spazio fisico e spazio sonoro. Negli ultimi anni la sua ricerca si è estesa al jazz e alla musica elettronica, dando vita a progetti ibridi e contemporanei. Myra è DJ e performer che innesta texture elettroniche ed elaborazioni digitali. Il suo sound nasce dalla raccolta di suoni e memorie, trasformati in narrazioni che prendono vita sul dancefloor. Echi disco, flussi progressive e accenti rock si fondono in percorsi ibridi, liberi da confini di genere. I suoi DJ set sono modellati dallo spazio e dal contesto, in un dialogo costante tra presenza, suono e pubblico.

    Oltre a eseguire i brani dal proprio repertorio, ogni formazione che ha partecipato al contest GBIM JAZZ Experience ha presentato una composizione inedita, appositamente ideata e dedicata ad una collezione di Imola Ceramica. Il trio Anodic Breath, vincitore della prima edizione di questo format, ha presentato il brano Follow Echoes dedicato alla collezione Azuma Rock di Imola Ceramica.

    Le registrazioni dei tre gruppi entreranno a far parte di una compilation digitale disponibile su Spotify e YouTube. GBIM JAZZ Experience, infine, ha visto la collaborazione di Delabeat, producer e pianista jazz italo-francese attivo tra Milano e Parigi e distribuito da JE Entertainment. Delabeat ha realizzato una reinterpretazione in chiave urban, acid jazz e house della composizione inedita della band vincitrice dedicata alla collezione Imola.

     
    GBIM JAZZ EXPERIENCE – PRIMA EDIZIONE
    Milano, dal 12 marzo al 16 luglio 2026

    Giovedì 12 marzo 2026, ore 19:00
    DJANGOBOP VIBES – Bebop e swing manouche
    Gabriele Boggio Ferraris (vibrafono), Davide Parisi (chitarra), Jimmy Straniero (contrabbasso).

    Giovedì 9 aprile 2026, ore 19:00
    MARTHA J. & CHEBAT – Folk e jazz song
    Martha J. (voce), Francesco Chebat (fender rhodes).

    Giovedì 7 maggio 2026, ore 19:00
    ANODIC BREATH – Jazz elettroacustico ambient
    Vijaya Trentin (piano, voce), Ludovico Elia (tromba, effetti), Myra (sound design, elettronica).

    Giovedì 16 luglio 2026, ore 19:45 (ingresso ore 19:30)
    CONCERTO SOTTO LE STELLE – FINALE E PREMIAZIONE

  • JAZZaltro: Vik and the Doctors of Jive  in concerto giovedì 9 luglio a Busto Arsizio (Va)


     

    MILANO – Fa di nuovo tappa a Busto Arsizio (Va) la XVII edizione della rassegna JAZZaltro, che dal 2010 porta i suoni e le musiche del mondo nelle province di Varese e Milano: giovedì 9 luglio, presso i grandiosi spazi di Villa Ottolini Tosi (in via Volta 4), saranno di scena Vik and the Doctors of Jive per un concerto che si annuncia davvero irresistibile (inizio live ore 21, ingresso libero con libera donazione; in caso di maltempo, si terrà nella Sala Pro Busto). L’appuntamento è realizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale della Città di Busto Arsizio ed è inserito all’interno del palinsesto di eventi BA Estate.
    Il Jive è il suono che ha caratterizzato più di ogni altro i locali dove si suonava Jazz o, almeno, dove si suonava per ballarlo: a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta per “jive” s’intendeva la musica swing da ballo, proposta da personaggi del calibro di Louis Armstrong e Louis Prima, considerato ancora oggi il numero uno del genere. Proprio Louis Prima è una delle grandi passioni di Vik, all’anagrafe Vittorio Marzioli, leader, ideatore e voce dei Doctors of Jive. Doppiopetto bianco e nero, cappello a falde larghe e l’aria da gangster, Vik e la sua band presenteranno un repertorio di grandi classici dello Swing americano e italiano degli anni Cinquanta e Sessanta (da Fred Buscaglione a Frank Sinatra fino a Renato Carosone) in un concerto-spettacolo che mescolerà brani di ispirazione jazzistica a pezzi tradizionali ai quali i “Dottori del Jive” imprimeranno il loro personalissimo e inconfondibile ritmo shuffle. Con la sua voce roca, elevata a originale cifra stilistica, Vik sarà il mattatore della serata e il protagonista di una serie di sketch gustosissimi, creando uno spettacolo nello spettacolo, al tempo stesso elegante, leggero e divertente. Il concerto alternerà momenti “one man show” ad altri di grande coinvolgimento: tutti gli artisti sul palco daranno vita, infatti, a situazioni di collaudata complicità, interagendo con il pubblico. Insieme a Vik si esibiranno Germano Zenga (sax tenore), Marco Gianotti (contrabbasso), Paolo De Ceglie (tromba), Carlo Napolitano (trombone), Giulio Stromendo (pianoforte), Tommy Bradascio (batteria) e Vince Tempera, protagonista della storia della musica italiana, per trent’anni firma autorevole del Festival di Sanremo e autore di melodie indimenticabili che hanno accompagnato intere generazioni (come Ufo Robot Anna dai capelli rossi), nei panni dello special guest.
    La XVII edizione di JAZZaltro proseguirà con una programmazione all’insegna della musica di qualità fino al prossimo settembre con tanti imperdibili appuntamenti: da ricordare, tra gli altri, il live del quartetto guidato dal chitarrista e compositore Luca Falomi il 23 agosto a Legnano (Mi) e l’esibizione in piano solo di Enrico Pieranunzi, nome di punta del jazz italiano, il 6 settembre a Olgiate Olona (Va).

    JAZZaltro – XVII edizione – Dal 21 giugno al 6 settembre 2026
    Domenica 21 giugno
    Fagnano Olona (Va)
    Ore 6 – Concerto all’alba e Yoga
    Calipolis, via C. Colombo 80 – Approdo del Parco del Medio Olona
    Sonia Spinello (voce, daf, kalimba) e Ashti Abdo (saz, sansula, oud, duduk, effetti e voce)

    Domenica 28 giugno
    Olgiate Olona (Va)
    Ore 21, Cortile del Municipio, via L. Greppi 4
    Sugarpie & The Candymen
    Lara Ferrari (voce), Jacopo Delfini (chitarra gipsy), Renato Podestà (chitarra semiacustica),  Marco Zammuto (contrabbasso), Roberto Lupo (batteria)

    Giovedì 2 luglio
    Busto Arsizio (Va)
    Ore 21, Giardino Quadrato del Museo del Tessile, via L. Galvani 2
    Gaia Cuatro
    Aska Maret Kaneko (voce, violino), Natalio Luis Mangalavite (pianoforte), Carlos “el Tero” Buschini (basso, contrabbasso), Tomohiro Yahiro (percussioni)


    Domenica 5 luglio
    San Giorgio su Legnano (Mi)
    Ore 21, piazza Mazzini
    Michele Fazio World Trio feat. Tomohiro Yahiro
    Michele Fazio (pianoforte), Aska Maret Kaneko (voce, violino), Carlos “el Tero” Buschini (basso acustico), guest Tomohiro Yahiro (percussioni)

    Giovedì 9 luglio
    Busto Arsizio (Va)
    Ore 21, Villa Ottolini Tosi, via A. Volta 4
    Vik & The Doctors of Jive
    Vittorio Marzioli (voce), Germano Zenga (sax tenore), Marco Gianotti (contrabbasso), Paolo De Ceglie (tromba), Carlo Napolitano (trombone), Giulio Stromendo (pianoforte), Tommy Bradascio (batteria), Vince Tempera (special guest)

    Venerdì 7 agosto
    Legnano (Mi)
    Ore 21, Parco fluviale Isola del Castello, via Castello 1
    Luigi Martinale Quartet & Orchestra da Camera del Conservatorio Ghedini di Cuneo
    Luigi Martinale (pianoforte), Gianni Virone (sax soprano e tenore), Yuri Goloubev (contrabbasso), Zaza Desiderio (batteria) e 16 elementi dell’Orchestra da Camera

    Domenica 23 agosto
    Legnano (Mi)
    Ore 21, Parco fluviale Isola del Castello, via Castello 1
    Luca Falomi Myricae Quartet
    Luca Falomi (chitarre), Eugenia Canale (pianoforte), Stefano Della Casa (violoncello), Max Trabucco (batteria)

    Sabato 29 agosto
    Castellanza (Va)
    Ore 21, Cortile del Municipio, via delle Rimembranze 4
    Francesco Schepisi Elevation Quartet
    Francesco Schepisi (pianoforte), Samantha Spinazzola (voce), Antonello Losacco (basso), Fabio Delle Foglie (batteria)

    Domenica 30 agosto
    Legnano (Mi)
    Ore 21, Parco fluviale Isola del Castello, via Castello 1
    TeBuCaSe Quartet
    Max Tempia (organo hammond), Fabio Buonarota (tromba), Mario Caccia (basso), Massimo Serra (batteria)

    Domenica 6 settembre
    Olgiate Olona (Va)
    Ore 11, Cortile del Municipio, via L. Greppi 4
    Enrico Pieranunzi piano solo (concerto e aperitivo)
  • Il violoncello pop di Alberto Casadei, giovani pianisti da tutto il mondo,  il fascino del tango, colonne sonore senza tempo e un concerto lirico tutto da ridere:  gli imperdibili appuntamenti di luglio del festival Onde musicali


    Prosegue la nona edizione della manifestazione organizzata dall’Associazione Luigi Tadini e dall’ente di promozione turistica Visit Lake Iseo: guida agli eventi più interessanti in programma nel mese di luglio sulle due sponde del Sebino  

     

    ISEO (BS) – Dopo i tanti appuntamenti di giugno, seguiti da un pubblico particolarmente numeroso, la nona edizione di Onde musicali sul Lago d’Iseo, il festival organizzato dall’Associazione Luigi Tadini di Lovere in collaborazione con Visit Lake Iseo, l’ente di promozione turistica del Lago d’Iseo, proseguirà nel mese di luglio con un fitto calendario di eventi che animeranno i luoghi più suggestivi delle due sponde del Sebino e di alcune località limitrofe, con il coinvolgimento di una ventina di Comuni delle province di Bergamo e Brescia.
    Come ormai da tradizione, anche quest’anno il festival darà spazio alle giovani promesse della musica internazionale che parteciperanno all’International Piano Campus, giunto alla diciasettesima edizione. Ospitato dall’11 al 26 luglio presso la prestigiosa Accademia Tadini di Lovere (Bg) e organizzato dall’associazione culturale Pianofriends, il Campus è pensato per offrire ai partecipanti un’esperienza formativa completa, orientata alla pratica concertistica e alla preparazione concorsuale. I docenti saranno Vincenzo Balzani, direttore artistico di Pianofriends e del Concorso Tadini, Philippe Raskin, pianista e docente presso l’Accademia di Vienna, e Giuseppe Andaloro, concertista di fama internazionale al quale è stato richiesto di focalizzare lo studio sul repertorio per pianoforte e orchestra a due pianoforti: un ambito fondamentale nella formazione di un pianista per affrontare il repertorio concertistico e i principali concorsi internazionali con maggiore consapevolezza. Particolare attenzione è riservata, come sempre, ai pianisti più piccoli, grazie alla presenza e all’esperienza di Catia Iglesias, presidente di Pianofriends, e Giovanna Di Donna, che garantiscono un approccio didattico attento, empatico e personalizzato, capace di accompagnare i più giovani nel loro primo percorso di crescita musicale.
    Il Campus culminerà in un ricco programma di esibizioni, che vedranno protagonisti i pianisti partecipanti: sabato 18 luglio il Salone dei concerti dell’Accademia Tadini di Lovere (ore 21) accoglierà Davide Ranaldi, vincitore della IX edizione del Tadini International Piano Competition. Diplomatosi presso il Conservatorio di Milano con il massimo dei voti, lode e menzione speciale per le sue «eccezionali qualità tecniche e musicali» e in seguito presso il Conservatorio di Pavia, Rinaldi è considerato un musicista dalla personalità sincera e coinvolgente. Oltre al Tadini International, a soli 26 anni ha già vinto diversi altri premi internazionali tra cui l’Euregio Piano Award in Germania, il Concorso Internazionale Rovere d’Oro e il Premio Venezia XXXVII, riservato ai migliori diplomati dei Conservatori italiani. Il giovane pianista lombardo eseguirà la Piano Sonata (Divertimento) n. 15 in Mi maggiore Hob:XVI:13 di Haydn, l’Arabeske op. 18 e il Carnaval op. 9 di Schumann, la Suite Bergamasque di Debussy e la Sonata n. 7 di Prokofiev. Domenica 19 luglio, sempre presso il Salone dei concerti dell’Accademia Tadini di Lovere sarà, invece, la volta del diciasettenne spagnolo Daniel Bertomeu Garrido, vincitore nel 2025 del prestigioso Cesar Franck Competition di Bruxelles, nonché di diversi altri concorsi quali l’International Piano Competition Junior Las Rozas, il Santa Cecilia Junior International Piano Competition e il MozArte International Piano Competition. Nel programma che Daniel eseguirà a Lovere (alle ore 21) spicca la Fantasia quasi Sonata Après une lecture de Dante, tratta dalla seconda suite delle Années de Pèlegrinage di Liszt. 

     

    Tra gli altri appuntamenti del festival spicca il concerto di Alberto Casadei a Pisogne (Bs), sabato 18 luglio (via San Marco, ore 21). Figlio d’arte (il padre è Claudio Casadei, già primo violoncello dell’ensemble I Solisti della Scala con Claudio Abbado), il riminese Casadei è uno dei violoncellisti più entusiasmanti di oggi e brilla sia come solista sia come musicista da camera. Si dedica, inoltre, alla composizione, ricercando nuove possibilità espressive per il suo strumento in chiave classica ed elettrica. Non solo: insieme Luca Natali Stradivari, ultimo discendente della leggendaria dinastia cremonese, ha fondato la Stradivari International Music Academy. Ha calcato alcuni fra i palcoscenici più prestigiosi del mondo, dalla Great Hall del Conservatorio di Mosca alla Royal Albert Hall di Londra, la Salle Cortot di Parigi, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Manzoni di Milano, il Teatro Nazionale dell’Istria, la Kaiser Friedrich Halle di Mönchengladbach, il Tivoli Vredenburg di Utrecht e la Philharmonie Haarlem. Con il violoncello elettrico, Casadei eseguirà a Pisogne musica di sua composizione e brani pop tra cui Shape of You di Ed Sheeran, Viva la Vida dei Coldplay e Children di Robert Miles. 
    La stessa sera, sulla sponda bergamasca del Sebino, a Predore, presso l’auditorium civico di via Arrio Muciano 14 (ore 21), merita una speciale attenzione anche il concerto Histoire du tango: Cesare Carretta (violino), Andrea Coruzzi (bandoneon e fisarmonica) e Nicola Ziliani (contrabbasso) condurranno il pubblico attraverso un affascinante excursus nella storia del celebre ballo argentino. Verranno eseguiti brani di Gardel (Pour una Cabeza), Villildo (El Choclo
), Rodriguez (La Cumparsita), Piazzolla (Histoire du Tango, Adios Nonino, Chiquilin de Bachin, Inverno Portegno, Oblivion, Esqualo), Galliano (Tango pour Claude
) ma non solo. Nel trio spicca la presenza di Cesare Carretta, che ha suonato con la Symphonica d’Italia diretta dal maestro Lorin Maazel e con altre prestigiose orchestre e gruppi da camera, fra cui l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra di Padova e del Veneto e l’Orchestra Filarmonica Italiana, per la quale è solista e arrangiatore. Carretta svolge, inoltre, un’intensa attività nel panorama jazzistico italiano (ha collaborato, tra gli altri, con Rava, Bollani, Bosso, Pieranunzi, Magoni e Zavalloni) ed è fondatore dell’ensemble JAS (Jazz Acoustic Strings). È stato, infine, il primo violino del quartetto d’archi di Franco Battiato. 
     
     
    Scorrendo gli altri appuntamenti del mese si arriva a sabato 25 luglio, quando presso l’Eremo di San Defendente, luogo di grande suggestione con una spettacolare vista sul Sebino, raggiungibile da Esmate (Bg) con una bella passeggiata di circa 40 minuti, il Duo DissonAnce presenterà al pubblico Il favoloso mondo del cinema (inizio concerto ore 21). I fisarmonicisti Roberto Caberlotto e Gilberto Meneghin eseguiranno alcune delle colonne sonore che hanno segnato la storia della settima arte, evocando celebri collaborazioni tra compositori e registi: da Prokofiev-Eisenstein a Hermann-Hitchcock, da Rota-Fellini a Morricone-Leone fino a Williams–Spielberg. L’esecuzione di famosi brani di Bernstein (Ouverture da West Side Story), Herrmann (Ouverture da Intrigo internazionale), Morricone (un omaggio in forma di suite delle musiche scritte per Sergio Leone), Tiersen (suite da Il favoloso mondo di Amélie) e di altri grandi autori verrà accompagnata da brevi riflessioni sul valore espressivo della musica nel linguaggio cinematografico. Caberlotto e Meneghin, che si sono conosciuti nel 2005 ad un corso di perfezionamento dopo il diploma al Conservatorio di Firenze, hanno inciso diversi album e collaborato con formazioni e artisti prestigiosi, tra cui l’Orchestra d’Archi Italiana, la violinista Cecilia Ziano e l’attrice Laura Curino. Alcuni compositori, tra i quali lo stesso Morricone, hanno dedicato brani originali al duo, riconoscendo nel loro approccio una valorizzazione dell’identità timbrica e interpretativa del loro strumento.
    Infine, domenica 26 luglio, presso la Cittadella della Musica e dell’Arte di Marone (Bs) andrà in scena il Victor Borge Tribute (ore 21), concerto lirico-vocale, ironico e divertente, con momenti di puro cabaret, che vedrà protagonisti il soprano Angela Gandolfo e il pianista Roberto Barrali. Musicista e comico danese naturalizzato statunitense, Victor Borge sfruttava le sue ottime capacità pianistiche alternando monologhi a scherzi in musica e a sprazzi di autentico pianismo classico. Animati anch’essi da una vena ironica e brillante, Gandolfo e Barrali hanno voluto omaggiare questo grande artista, mettendosi in gioco per offrire al pubblico un repertorio considerato “serio” (incluse alcune romanze di Verdi e Puccini) eseguito in modo esilarante.

     

    Da ricordare che quest’anno ricorre un compleanno importante, il centenario della Motonave Capitanio 1926, il battello più antico del Lago d’Iseo, patrimonio e memoria storica della navigazione lacustre: la ricorrenza verrà festeggiata con sette concerti in programma fino al 5 settembre tra Lovere, Marone, Iseo, Predore, Paratico, Pisogne e Castro e ospitati a bordo dello splendida e storica imbarcazione.

     

    Onde musicali sul Lago d’Iseo è reso possibile grazie al contributo di Regione Lombardia, al supporto straordinario della Fondazione della Comunità Bergamasca e al sostegno degli sponsor Navigazione Lago d’Iseo, Rotary Club Lovere-Iseo-Breno, Comisa, Bertoni antinfortunistica industriale, Gfelti, Antica Fratta Franciacorta e Lions Club Lovere). Come sempre, tutti  gli eventi del festival sono a ingresso libero, ad eccezione di tre concerti speciali: quello del 27 giugno scorso alla Rocca Martinengo di Monte Isola e i due che andranno in scena sull’Isola di Loreto il 5 settembre, a chiusura della rassegna.

     

    Programma completo del festival, acquisto dei biglietti e aggiornamenti on line qui: visitlakeiseo.info
  • IL TANGO DOPO PIAZZOLLA: QUINTETO REVOLUCIONARIO E SILVIO ZALAMBANI TRACCIANO NUOVE ROTTE CON IL NUOVO ALBUM ‘PIAZZOLLA Y MÁS ALLÁ’

    L’eredità artistica di Astor Piazzolla continua a generare nuovi percorsi creativi e nuove prospettive espressive.

    È da questa premessa che nasce “Piazzolla y más allá”, il nuovo album che vede protagonisti il Quinteto Revolucionario, formazione ufficiale della Fondazione Astor Piazzolla di Buenos Aires, e il sassofonista e compositore italiano Silvio Zalambani, tra i più autorevoli interpreti europei del tango contemporaneo.

    In uscita su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico a partire da venerdì 19 giugno, il disco, distribuito da Borgatti Edizioni Musicali – Crocus con il supporto dell’ufficio stampa A-Z Press, rappresenta un viaggio musicale che prende le mosse dall’opera del grande compositore argentino per spingersi oltre i confini del Tango Nuevo, esplorando le evoluzioni più attuali della scena musicale di Buenos Aires.

    Quinteto Revolucionario e Silvio Zalambani: “Piazzolla y más allá”

    Considerato dalla critica internazionale il più importante ensemble dedicato all’interpretazione dell’opera piazzolliana, il Quinteto Revolucionario è composto da Cristian Zárate (pianoforte), Sebastián Prusak (violino), Joaquín Benítez Kitegroski (bandoneón), Esteban Falabella (chitarra) e Sergio Rivas (contrabbasso). Al loro fianco, Silvio Zalambani porta il proprio contributo artistico maturato attraverso una lunga attività internazionale che lo ha visto rappresentare l’Italia in diverse edizioni della Cumbre Mundial del Tango, inclusa quella del 2026 a Granada.

    Il risultato è un lavoro che si inserisce nel solco della tradizione senza rinunciare a una forte vocazione innovativa alternando alcune delle più significative composizioni di Astor Piazzolla a brani originali firmati dallo stesso Zalambani, da Leonardo Sánchez e da Cristian Zárate, autore anche di tutti gli arrangiamenti.

    Attraverso gli strumenti simbolo del tango moderno, le tracce dell’album – registrate a Buenos Aires sotto la direzione dell’ingegnere del suono Mariano Beyoglonian – dialogano costantemente con la lezione di Piazzolla, non come semplice omaggio ma come prosecuzione di una ricerca artistica che continua ancora oggi a ispirare nuove forme espressive. Un lavoro che racconta il tango del XXI secolo: aperto, dinamico, meticcio e profondamente radicato nella tradizione culturale di Buenos Aires.

  • “Cantautorap” è il nuovo singolo di Digaonthemic prodotto da Mari Sugli Alberi

    Da venerdì 3 luglio 2026 è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Cantautorap”, il nuovo singolo di Digaonthemic prodotto da Mari Sugli Alberi.

     

    “Cantautorap”, title track dell’omonimo album in uscita il 10 luglio, racconta il momento in cui il bisogno di appartenere ad un genere lascia spazio alla costruzione di una propria identità artistica. Una riflessione che attraversa tutto il brano e trova sintesi nel ritornello: «troppo pop per il rap, troppo hip hop per la trap, troppo rap per il rock, troppo soul per il punk». La canzone prende forma dall’incontro tra le diverse influenze che hanno accompagnato il cammino musicale di Digaonthemic: cantautorato, rap, reggae, rock e sonorità contemporanee convivono senza la necessità di essere ricondotte ad una definizione precisa.

    “Cantautorap” diventa così il racconto di un’esperienza personale e artistica, in cui le contaminazioni si trasformano in uno spazio espressivo libero da schemi e categorie, lasciando che sia la musica stessa a parlare.

    Per anni Digaonthemic ha cercato di dare un nome alla propria musica. Rap, cantautorato, indie, reggae e rock: ogni definizione sembrava raccontarne una parte, senza riuscire davvero a racchiuderla. È da questo percorso che nasce il nuovo singolo, prodotto da Mari Sugli Alberi, trio composto da Matteo Corazza, Giovanni Rigoni e Federico Celia. Mix e mastering sono a cura di Luca Liessi, in arte James Cella. L’artwork del singolo, così come quello dell’album, è stato realizzato da Jonny Mancin, in arte Jeft, che ha saputo dare un’impronta unica con la sua visione.

    Spiega l’artista a proposito del brano: «Cantautorap nasce dal ritornello che ho scritto senza alcun riferimento musicale, con il chitarrista Giovanni Rigoni, componente dei Mari sugli alberi, è scattata la giusta scintilla che ha guidato le mie metriche e melodie fino alla creazione del brano grazie al contributo fondamentale di Matteo Corazza e Federico Celia, gli altri due componenti della band. Insieme ai Mari si è creata una grande alchimia artistica ed umana, questo ha reso ancora più unico il lavoro finale».

     

    Il videoclip di “Cantautorap”, girato tra lo storico Cinema Turroni di Oderzo e i suggestivi vigneti della campagna veneta, racconta l’incontro tra generazioni diverse attraverso il linguaggio universale della musica. La storia si apre all’interno del cinema, dove Digaonthemic e Mari Sugli Alberi si esibiscono davanti ai ballerini della compagnia Ballando sull’Onda, composta da uomini e donne over settanta. Quella che inizialmente appare come una distanza generazionale si trasforma progressivamente in partecipazione, emozione e condivisione, fino a culminare in eleganti scene di danza immerse nella natura. Le immagini si alternano ad una grande tavolata tra i vigneti, tra vino, pasta e musica, celebrando il valore dello stare insieme. Le riprese aeree mostrano dall’alto i filari che disegnano suggestive geometrie naturali, amplificando il senso di libertà e armonia che attraversa l’intero videoclip. La regia, la direzione artistica e il montaggio del videoclip sono stati curati da Andrea Digati (Digaonthemic), con riprese a terra di Luca Liessi (James Cella) e riprese aeree di Leandro Schizzi.

    Guarda il videoclip di “Cantautorap” su YouTube https://www.youtube.com/watch?v=_pqf64cyyWo

     

    DIGAONTHEMIC | BIOGRAFIA

    Digaonthemic è un cantautore e rapper italiano, residente da anni a Oderzo, in provincia di Treviso, che ha costruito il proprio percorso artistico seguendo un’unica regola: lasciare che sia la musica a dettare la direzione, senza piegarsi alle etichette.

    La sua scrittura nasce dall’incontro tra la metrica del rap e la profondità del cantautorato italiano, dando vita a uno stile personale in cui tecnica, melodia e narrazione convivono in equilibrio. Ogni brano prende forma da esperienze vissute, osservazioni quotidiane e immagini capaci di trasformare storie intime in racconti universali.

    Dopo gli esordi con i The Fox, con cui pubblica quattro album, prosegue il proprio percorso da solista affinando una cifra artistica sempre più riconoscibile. Negli anni pubblica brani come Darling, Rafiki e Maracujá, anticipando una continua ricerca sonora che trova piena espressione in CANTAUTORAP.

    Più che rincorrere le tendenze, Digaonthemic sceglie di costruire un’identità autentica, dove ogni progetto rappresenta un’evoluzione naturale del precedente. La sua musica attraversa rap, pop, reggae e influenze cantautorali senza appartenere completamente a nessuno di questi mondi, trovando forza proprio nella contaminazione.

    Oggi Digaonthemic si presenta come un artista che mette al centro il contenuto, convinto che la musica più efficace sia quella capace di raccontare una vita prima ancora di un genere.

    Con alle spalle vent’anni di percorso artistico, Digaonthemic inizia a scrivere i suoi primi testi all’età di quindici anni e pubblica il suo primo album a diciotto. Da allora porta avanti un’evoluzione costante, costruendo un’identità musicale che nasce dalla contaminazione tra generi e dalla ricerca di una scrittura autentica.

    “Cantautorap” è il nuovo singolo di Digaonthemic prodotto da Mari Sugli Alberi disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 3 luglio.

     

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  • Uscito “In Absentia e altri racconti di Voce Narrante” di Matteo Nerbi, un’opera in cui memoria, amore, nostalgia e perdita vengono esplorati attraverso la ricerca di ciò che Voce Narrante definisce, semplicemente, “l’anima”

    Matteo Nerbi, dopo il successo riscosso con “Utrum” (GFE, 2024), raccolta premiata in oltre venti concorsi letterari, tra cui il primo premio a “La via dei libri” nella cornice del Premio Bancarella, è tornato in libreria con il seguito ideale “In Absentia e altri racconti di Voce Narrante”.

    Cosa resta, quando qualcosa non c’è più?

    Non il vuoto, ma una presenza diversa: più sottile, più difficile da nominare. Una traccia che si annida nei gesti, negli oggetti, nei suoni. Qualcosa che continua a parlare, anche quando non c’è più nessuno a rispondere.

    I racconti di In absentia si muovono dentro questo spazio sospeso, tra memoria e presente, tra voce e silenzio, tra ciò che è stato e ciò che ancora resiste.

    Un incontro che non si è mai davvero interrotto.

    Una perdita che cambia forma.

    Un dialogo impossibile che trova voce altrove.

    Tra voci e silenzio, un carillon accende un legame inatteso.

    Ad accompagnare il lettore è Voce Narrante che osserva, interroga, talvolta si espone. Non solo testimone, ma coscienza che attraversa le storie, cercando un senso dove il senso sembra smarrito, con la consapevolezza che queste pagine non offrono risposte, ma aprono varchi.

    Come in un concept album musicale, tra una Intro e una Outro, ogni racconto risuona nell’altro, affidando alla metafora musicale il compito di dire ciò che il linguaggio, da solo, non riesce a trattenere.

    Perché ciò che è perduto non scompare davvero: muta, si trasfigura, e continua a esistere altrove.

    «Forse, domandandoci cosa sia davvero l’assenza di ciò che abbiamo perduto, potremo scorgerla nel riflesso di luoghi e cose che continuano a vibrare dentro di noi e che ancora abitiamo, nel silenzio delle nostre emozioni» – ha spiegato, infatti, l’autore.

    Fin dalle prime pagine, Voce Narrante invita a non limitarsi alla sola lettura: la musica, più volte invocata nel testo come colonna sonora di situazioni emotive, diventa parte integrante dell’esperienza narrata, come una vera e propria “metafora musicale”, attraverso cui i ricordi e gli stati d’animo possono essere percepiti in modo polisensoriale e profondo.

    Nel racconto In absentia”, che dà il titolo alla raccolta, la vita di Guido è scandita dall’incontro domenicale con Fosca, l’amore della propria vita, che tuttavia si disvela inaspettatamente come un amor perduto con la vita stessa, dal che il racconto trascende in un dialogo con l’assenza e in una struggente riflessione sull’amore oltre la morte; tuttavia, In absentia sottintende nel finale una doppia disvelazione che ribalterà ogni certezza, mettendo a dura prova sia Guido che il lettore, nell’arrendersi al fatto che c’è qualcosa di ancora più difficile da accettare “dell’amore oltre la morte”.

    Con Guida all’ascolto del mare in burrasca” la narrazione si apre a una dimensione più intimista: come due vecchi amici, Voce Narrante e Glauco si ritrovano sul litorale marittimo un giorno d’inverno, sconvolto dalla tempesta, un luogo freddo e inospitale che tuttavia attrae solitari esseri umani in cerca di risposte, alla portata soltanto di chi accetta di ascoltare le onde e di bagnarsi i piedi in quel mare. Lì, una poesia d’amore, donata con la timidezza dell’anonimato in un plico bagnato dalla pioggia, emerge come frammento di confessioni, affidate a un foglio tanto fragile, ma capace di sconvolgere lo “spazio tempo emotivo” dei personaggi.

    Ne I mille orologi di Valeri” il tempo diventa presenza concreta, simbolicamente rappresentata da antichi orologi a muro, collezionati con cura, oppure da un anacronistico orologio da tasca, custodito come un ricordo paterno, accompagnando personaggi sospesi tra nostalgia e bisogno di comprensione di sé; in quell’atmosfera, tra due mondi in apparenza irrimediabilmente chiusi all’esterno, come quello di Valeri, bambino autistico, e quello di un’anziana donna affetta da Alzheimer, lo scoccare della musica di un antico carillon darà vita a un “miracolo verosimile”, consumato nella decadente bottega di un vecchio orologiaio.

    Infine, Né fretta, né moka, solo freddo di primavera” conduce il lettore nella dimensione quotidiana e disillusa di Miche che, privato dal destino della sua amata Mina, si trascina in una fredda primavera, sopravvivendo in un’atmosfera carica di silenzi e sottintesi emotivi; tuttavia, un dialogo tra amici appassionati di cinema lo accompagnerà al sonno della notte, con un inconsapevole carico di speranza e quello che avrebbe potuto essere soltanto un sogno turbato si trasformerà in un ponte tra due mondi non comunicanti.

    In tutta l’opera, narrativa, musica e poesia convivono continuamente: versi declamati dai personaggi, richiami musicali (a opere antiche o contemporanee, così come a opere universalmente note oppure solo per appassionati di genere) e immagini liriche ampliano il racconto, trasformando la lettura in un’esperienza immersiva, con linguaggio polisemico; non è un caso che mediante il Qrcode stampato alle prime pagine, Voce Narrante rimandi il lettore a un proprio canale YouTube dove poter ascoltare, non soltanto la selezione ecclettica dei brani musicali invocati nel testo come “metafore musicali”, ma anche la lettura delle sue poesie, da sé medesimo musicate con pianistica passione, in una sorta di reading che è appendice dell’opera stessa, eventualmente replicabile “live” in occasione della presentazione dell’opera, così che l’evento possa trascendere in una dimensione musico-letteraria.

    DATI TECNICI

    Titolo: In absentia e altri racconti di Voce Narrante

    Autore: Matteo Nerbi

    Editore: GFE

    Data di uscita: 13 aprile 2026

    ISBN-13: 979-1281164772

    Costo euro: 15,00

    Lunghezza stampa: 154 pagine

    L’AUTORE

    Matteo Nerbi (Carrara, 1976) è avvocato civilista, laureato in Giurisprudenza all’Università di Pisa e abilitato alla professione forense. Da sempre appassionato di musica e letteratura, affianca all’attività professionale una intensa produzione narrativa e poetica. 

    Ha esordito nel 2024 con la raccolta di racconti “Utrum e altri racconti di Voce Narrante” (Edizioni GFE), seguita nel 2026 da “In absentia e altri racconti di Voce Narrante”, confermando una scrittura attenta alle dinamiche interiori e ai temi esistenziali. Parallelamente coltiva la poesia, pubblicando sillogi e componimenti su riviste letterarie specializzate, tra cui Luogos, e in numerose antologie italiane e internazionali. Alcune sue opere poetiche sono state tradotte e pubblicate anche in lingua polacca e inglese. 

    La sua attività letteraria ha ottenuto un significativo riscontro nel panorama dei concorsi nazionali e internazionali. “Utrum e altri racconti di Voce Narrante” ha ricevuto oltre venti riconoscimenti, tra cui il Premio della Presidenza al Cygnus Aureus 2024, il Primo Premio al Premio Internazionale La Via dei Libri – Città di Pontremoli, il Premio Speciale della Giuria al Premio Letterario Città di Latina e numerose menzioni d’onore, segnalazioni di merito e finali prestigiose. 

    Anche le opere confluite in “In absentia e altri racconti di Voce Narrante” hanno ottenuto importanti risultati prima della pubblicazione, tra cui il Primo Premio al Premio Nazionale Alda Merini per il racconto Oltre l’ultima sigaretta di Zeno (spin off di In absentia) e il Secondo Premio al Premio Jubileum Peregrinantes Spem per l’intera raccolta inedita. 

    Nel campo della poesia si distingue soprattutto con il testo “Nottetempo”, più volte premiato, oltre che con componimenti come Prestes, Prima neve, Fine Marzo e Lassù, la sera, che gli hanno valso premi, menzioni d’onore e riconoscimenti in numerosi concorsi letterari italiani. 

    Dal 2025 è inoltre chiamato a far parte delle giurie di diversi premi letterari, a testimonianza del riconoscimento acquisito nel panorama culturale contemporaneo.