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  • “Altolà” è il nuovo singolo di GIUMMO

    Dal 23 ottobre 2026 è disponibile in radio “ALTOLÀ”, il nuovo singolo di GIUMMO (Matilde Dischi) già sulle piattaforme digitali dal 9 ottobre 2026.

    “Altolà” parla delle difficoltà e della rabbia nella vita di tutti i giorni. Il titolo significa fermarsi e dire basta a chi giudica senza sapere. È come dire: “Altolà, prima di parlare pensa a quello che dici”. La canzone racconta la fatica di lavorare e di arrivare a fine mese. Parla di una vita pesante, dove ogni giorno sembra sempre uguale. Critica anche i social e le persone che fingono che vada tutto bene. Rappresenta chi è stanco delle false apparenze e di essere sempre giudicato. “Altolà” diventa quindi una risposta forte verso chi punta il dito. Il “bang bang” ripetuto nel ritornello indica la reazione e lo sfogo di tutta questa rabbia. In poche parole, la canzone dice: prima di giudicarmi, fermati e ascolta.

    Racconta l’artista a proposito della canzone: «“Altolà” nasce dalla rabbia che accumulo ogni giorno e dalla frustrazione di impegnarmi con costanza nel mio lavoro e nella vita di tutti i giorni, senza riuscire sempre ad arrivare a fine mese. È la realtà di una vita lavorativa normale, da dipendente, fatta di sacrifici, impegno e giornate che spesso sembrano tutte uguali. A un certo punto ho sentito il bisogno di tirare fuori tutto quello che avevo dentro, di sfogarmi e mettere in musica quella rabbia. È così che ho alzato la mano e mi sono detto: “Altolà”. All’interno del mio progetto, questo brano rappresenta una delle tracce più introspettive, ma allo stesso tempo taglienti, perché dietro la provocazione c’è qualcosa di profondamente reale. È un modo per dire basta ai giudizi e alle apparenze, ma anche per ricordare a me stesso e a chi si ritrova nelle mie parole di non mollare. Perché, nonostante tutto, bisogna continuare ad andare avanti: prima o poi, ce la fai».

     

    Il videoclip della canzone si sviluppa attraverso un’estetica urbana, cupa e cinematografica, caratterizzata da ambientazioni notturne, spazi industriali e giochi di luce e ombra prevalentemente in bianco e nero. Il protagonista, GIUMMO, indossa una felpa con cappuccio e la propria maschera identificativa, mantenendo l’anonimato e rafforzando l’identità visiva del progetto artistico. Le immagini alternano inquadrature statiche e dinamiche, riprese in ambienti urbani e industriali, primi piani del protagonista e sequenze dal forte impatto visivo, con effetti grafici e contrasti luminosi. Il montaggio accompagna l’atmosfera del brano, costruendo un linguaggio visivo essenziale, diretto e d’impatto, incentrato sulla figura dell’artista e sulla sua identità. Il videoclip è concepito come opera audiovisiva promozionale e artistica a supporto del singolo musicale “Altolà”.

     

    Guarda il videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=Yy4eT6Ooaaw

     

    Biografia

    GIUMMO è un progetto Urban Noir che si muove sul confine tra realtà e finzione. Nessuno sa davvero chi si nasconda dietro la maschera: c’è chi sostiene che sia un uomo nato tra cemento, polvere e cantieri, e chi invece lo considera il prodotto di un algoritmo o di un’intelligenza artificiale. In questa ambiguità prende forma un personaggio che non racconta sé stesso, ma le contraddizioni, le paure e le frustrazioni della società contemporanea. Attraverso un linguaggio diretto, immagini crude e atmosfere oscure, GIUMMO dà voce all’“operaio urbano”: una figura simbolica che osserva il mondo da fuori, ne decifra le incoerenze e le restituisce in musica senza cercare approvazione, ma una reazione.

    “Altolà” è il nuovo singolo di GIUMMO disponibile in digitale dal 9 ottobre e in radio dal 23 ottobre 2026.

     

    CONTATTI & SOCIAL

    Instagram: https://www.instagram.com/giummo.gg

    TikTok: https://www.tiktok.com/@giummo.gg

    Facebook: https://www.facebook.com/people/Giummo/61590996545755/#

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  • the Fedd accende i riflettori sul proprio debutto: fuori “You Never Saw Me”

    THE FEDD, IL DEBUTTO DISCOGRAFICO CON “YOU NEVER SAW ME”

    La cantautrice bresciana inaugura il proprio percorso discografico con Label 33 Records. Il singolo è disponibile dal 23 ottobre con distribuzione Altafonte.

    23 ottobre 2026 — Comunicato stampa

    È disponibile da oggi “You Never Saw Me”, il singolo che segna il debutto discografico di the Fedd, progetto artistico di Federica Maria Dima, cantautrice nata a Brescia nel 1997. La pubblicazione inaugura una nuova fase del suo percorso musicale e presenta al pubblico un’identità artistica che trova nel rock il proprio principale riferimento espressivo.

    Il singolo esce per Label 33 Records, etichetta indipendente impegnata nello sviluppo di nuovi progetti musicali, con distribuzione digitale affidata ad Altafonte.

    Un debutto, una scelta di identità

    Dietro il nome the Fedd c’è un percorso personale che si sviluppa attraverso scelte, cambiamenti e la volontà di dare spazio alla musica. Dopo gli studi universitari e il conseguimento della laurea in Economia, Federica ha deciso di orientare il proprio futuro verso la sua vocazione artistica, trasformando una passione in un progetto concreto.

    La sua proposta si colloca nell’area del rock contemporaneo e si fonda sulla ricerca di un linguaggio personale, nel quale l’esigenza di esprimersi e la costruzione di un’identità riconoscibile assumono un ruolo centrale.

    Già dal titolo, You Never Saw Me apre una riflessione sul tema dello sguardo e del riconoscimento: essere visti, compresi e percepiti oltre le apparenze. Una suggestione che accompagna il lancio del progetto e ne introduce il primo capitolo discografico, lasciando all’ascoltatore lo spazio per costruire la propria interpretazione.

    Label 33 Records: sviluppo artistico e visione indipendente

    L’uscita rappresenta una nuova tappa nel lavoro di scouting e sviluppo artistico di Label 33 Records, realtà indipendente che affianca gli artisti nella costruzione dei loro percorsi discografici.

    La collaborazione con the Fedd si inserisce in una prospettiva di crescita che mette al centro la personalità dell’artista e la definizione di una direzione musicale riconoscibile. La distribuzione affidata ad Altafonte accompagna il lancio del singolo sulle piattaforme digitali, aprendo ufficialmente il progetto al pubblico.

    Con You Never Saw Me, the Fedd dà inizio al proprio percorso discografico. Un primo passo che porta con sé una scelta precisa: dare forma alla propria identità attraverso la musica e iniziare a costruire, pubblicazione dopo pubblicazione, una storia artistica personale.

    SCHEDA DELLA RELEASE

    Ufficio stampa e contatti: Label 33 Records

  • Un politico sequestrato a Roma. Una crisi di governo senza precedenti. Un’élite senza volto pronta a riscrivere il destino dell’Italia. Uscito il political thriller “I custodi del potere” di G. L. Barone

    Con “I custodi del potere”, Indomitus Publishing riporta i lettori nell’universo narrativo de “I Tredici”, la saga geopolitica firmata da G. L. Barone, tra intrighi internazionali, giochi di potere e complotti che minacciano gli equilibri politici, fra i thriller cospirazionisti italiani più seguiti degli ultimi anni.

    A chi è consigliato “I custodi del potere” di G. L. Barone?

    “I custodi del potere” di G. L. Barone è consigliato a chi ama i political thriller e i romanzi di spionaggio ad alta tensione: sequestri eccellenti, crisi di governo, servizi segreti ed élite senza volto. È il quarto capitolo della saga “I Tredici” pubblicata da Indomitus Publishing e parla ai lettori di Dan Brown, Tom Clancy e James Rollins.

    Un commando armato irrompe in un ristorante di Trastevere. In pochi minuti di fuoco e sangue, l’onorevole Roberto Canova viene rapito sotto gli occhi della giornalista Allegra Leone, alla quale stava per chiedere di sposarlo. Miracolosamente illesa, quando la donna torna a casa scopre che anche il suo appartamento è stato messo a soqquadro. Perché rapire un politico? E cosa cercano con tanta furia proprio da lei?

    Mentre l’Italia precipita nel caos e il popolo invoca l’uomo della provvidenza, Allegra si ritrova sola contro un nemico invisibile. Per ritrovare Roberto dovrà unire nuovamente le forze con Lorenzo Fossati, l’ex magistrato che credeva di aver chiuso i conti con il passato, e con Eva, la donna che porta con sé segreti troppo pericolosi per essere rivelati. Il rapimento di Canova infatti non è un atto isolato: è solo la prima tessera di un domino globale.

    Dai palazzi del potere di Roma alle ville blindate del Gargano, l’incontro con l’enigmatico agente dei servizi segreti Modigliani li spingerà a scavare sempre più a fondo. Ma la verità è un labirinto di specchi: ogni alleato può essere un traditore e ogni certezza una trappola. E il vero nemico non ha volto, ma un nome che conoscono fin troppo bene: i Tredici.

    In un gioco dove sfidare il Deep State significa rischiare tutto, Allegra e Fossati dovranno decidere fino a che punto sono disposti a spingersi… perché quando si affrontano i custodi del potere, la vittoria può essere solo un altro modo per morire.

    “L’idea da cui nasce ‘I custodi del potere’ è una domanda che, negli ultimi anni, mi sono posto sempre più spesso – ha dichiarato l’autore. Vediamo infatti quasi ogni giorno decisioni che ricadono sulla vita quotidiana di milioni di persone e che non sempre è facile comprendere fino in fondo: le scelte sulle armi e sulla guerra, ad esempio; o le sanzioni alla Russia, che danneggiano più noi che loro; oppure l’abbandono progressivo del gas russo, l’aumento dei costi dell’energia, le politiche sulla transizione energetica e, oggi, le conseguenze della crisi di Hormuz.

    Non voglio entrare nel merito delle singole decisioni, né sostenere che dietro ognuna di esse ci sia necessariamente un disegno nascosto. Da scrittore, però, in particolare da uno che si fa delle domande, mi sono fatto quella più scomoda: e se non capissimo le decisioni, semplicemente perché chi le prende non risponde soltanto agli interessi del proprio Paese e dei propri cittadini, ma anche a quelli di qualcun altro?

    Quando viene un dubbio simile, per uno scrittore c’è una cosa irresistibile da fare: trasformarlo in una storia. È da qui che nasce la serie sui Tredici e “I custodi del potere”, in particolare, affronta questo tema in modo credo abbastanza esaustivo: nel romanzo immagino l’esistenza di un potere che non si presenta alle elezioni, che non compare nei telegiornali e non ha bisogno di occupare nessuna posizione. Un potere economico e finanziario enorme, capace di influenzare la politica senza apparire.

    Nel libro, con il linguaggio del thriller d’azione e con gli ingredienti che i miei lettori apprezzano – scene d’azione, omicidi, rapimenti, attentati – cerco di rispondere alla domanda che mi sono fatto, che più o meno suona così: chi governa chi ci governa?

    Questa, in fondo, è l’idea alla base del romanzo. Un’idea che non pretende di spiegare la realtà, ma che credo sia abbastanza inquietante da meritare un thriller”.

    “La serie ha costruito il proprio pubblico su un ritmo serrato, quasi da binge-watching, e su intrecci di poteri forti, servizi segreti e minacce globali, sulla scia di Dan Brown ma con una geografia italiana ed europea curata e credibile – ha commentato l’editore Davide Radice.

    ‘I custodi del potere’ spinge quella formula sul terreno del political thriller e dello spionaggio istituzionale: sequestri eccellenti, verità ribaltate, alleati che possono essere traditori”

    Un romanzo che sarà sicuramente apprezzato dai lettori di Tom Clancy e James Rollins per tensione istituzionale e azione paramilitare, perché la creatività italiana e la qualità di romanziere di G. L. Barone non sono seconde a nessuno.

    DATI TECNICI

    Titolo: I custodi del potere

    Autore: G.L. Barone

    Casa editrice: Indomitus Publishing

    Data di pubblicazione: 15 ottobre 2026

    Costo: ebook € 6,99 (in esclusiva su Amazon, incluso in Kindle Unlimited) / paperback € 17,99 in libreria e su tutti gli store online

    Pagine: 334

    Link al sito: https://www.amazon.it/dp/B0HCVYSYWL e https://www.indomitus-publishing.it/product/custodi-del-potere-glbarone/


    BIOGRAFIA AUTORE

    G. L. Barone è nato a Varese nel 1974, è laureato in Giurisprudenza e nel tempo libero suona in un gruppo metal.

    Con Newton Compton ha pubblicato “La cospirazione degli Illuminati”, “Il sigillo dei tredici massoni”, “La chiave di Dante”, “I manoscritti perduti degli Illuminati”, “Codice Fenice saga”, “L’alchimista di Venezia”, “La pergamena dei segreti”, “Cospirazione Gonzaga” e “L’eredità degli Sforza”.

    È anche autore del romanzo “Il falso Messia” (AltreVoci), del serial ebook “Il tesoro perduto dei templari”, di uno dei racconti della raccolta “Sette delitti sotto la neve” e dell’Ebook “Reichland – L’aquila delle dodici stelle”.

    I suoi libri sono tradotti in inglese, portoghese e spagnolo e sono venduti in oltre 20 Paesi. Il suo sito è www.glbarone.it

    PROFILO CASA EDITRICE

    Indomitus Publishing è una casa editrice alternativa, indipendente e attenta nello scegliere accuratamente storie avvincenti per il mercato editoriale dando fiducia ai bravi Autori italiani e rispettando la natura grazie ad un’attenta pianificazione delle tirature per evitare sprechi.


  • the Fedd accende i riflettori sul proprio debutto: fuori “You Never Saw Me”

    THE FEDD, IL DEBUTTO DISCOGRAFICO CON “YOU NEVER SAW ME”

    La cantautrice bresciana inaugura il proprio percorso discografico con Label 33 Records. Il singolo è disponibile dal 23 ottobre con distribuzione Altafonte.

    23 ottobre 2026 — Comunicato stampa

    È disponibile da oggi “You Never Saw Me”, il singolo che segna il debutto discografico di the Fedd, progetto artistico di Federica Maria Dima, cantautrice nata a Brescia nel 1997. La pubblicazione inaugura una nuova fase del suo percorso musicale e presenta al pubblico un’identità artistica che trova nel rock il proprio principale riferimento espressivo.

    Il singolo esce per Label 33 Records, etichetta indipendente impegnata nello sviluppo di nuovi progetti musicali, con distribuzione digitale affidata ad Altafonte.

    Un debutto, una scelta di identità

    Dietro il nome the Fedd c’è un percorso personale che si sviluppa attraverso scelte, cambiamenti e la volontà di dare spazio alla musica. Dopo gli studi universitari e il conseguimento della laurea in Economia, Federica ha deciso di orientare il proprio futuro verso la sua vocazione artistica, trasformando una passione in un progetto concreto.

    La sua proposta si colloca nell’area del rock contemporaneo e si fonda sulla ricerca di un linguaggio personale, nel quale l’esigenza di esprimersi e la costruzione di un’identità riconoscibile assumono un ruolo centrale.

    Già dal titolo, You Never Saw Me apre una riflessione sul tema dello sguardo e del riconoscimento: essere visti, compresi e percepiti oltre le apparenze. Una suggestione che accompagna il lancio del progetto e ne introduce il primo capitolo discografico, lasciando all’ascoltatore lo spazio per costruire la propria interpretazione.

    Label 33 Records: sviluppo artistico e visione indipendente

    L’uscita rappresenta una nuova tappa nel lavoro di scouting e sviluppo artistico di Label 33 Records, realtà indipendente che affianca gli artisti nella costruzione dei loro percorsi discografici.

    La collaborazione con the Fedd si inserisce in una prospettiva di crescita che mette al centro la personalità dell’artista e la definizione di una direzione musicale riconoscibile. La distribuzione affidata ad Altafonte accompagna il lancio del singolo sulle piattaforme digitali, aprendo ufficialmente il progetto al pubblico.

    Con You Never Saw Me, the Fedd dà inizio al proprio percorso discografico. Un primo passo che porta con sé una scelta precisa: dare forma alla propria identità attraverso la musica e iniziare a costruire, pubblicazione dopo pubblicazione, una storia artistica personale.

    SCHEDA DELLA RELEASE

    Ufficio stampa e contatti: Label 33 Records

  • Uno studio del 2026 indaga il rapporto tra luoghi e identità: la stessa relazione al centro del nuovo singolo di Bilavinia

    Non perdiamo soltanto le persone. Perdiamo case, stanze, strade, panorami. Perdiamo spazi nei quali abbiamo lasciato versioni di noi che non esistono più. E qualche volta basta tornarci, o sapere che non potremo tornarci nello stesso modo, perché un indirizzo non sia più soltanto un punto sulla mappa e diventi qualcosa che continuiamo a chiamare casa anche quando casa non può più essere.

    Questo è ciò che racconta “Camera sul mare”, il nuovo singolo di Bilavinia, scritto nell’aprile del 2026 e pubblicato a pochi mesi da “Settembre”, brano con cui la cantautrice milanese aveva inaugurato il proprio percorso discografico la scorsa estate.

    Quella sera Bilavinia non stava cercando un nuovo singolo, non pensava a un disco e non immaginava che quelle parole sarebbero finite in studio.

    Aveva bisogno di scrivere. E ciò che ha scritto non era rivolto a una persona.

    «Non immaginavo che sarebbe diventata una canzone vera, né che quello che stavo provando in quel momento sarebbe potuto diventare di altri – dichiara -. Ma forse le canzoni non le creiamo sempre noi: qualche volta sono loro a venirci a trovare quando ne abbiamo bisogno.»

    La storia personale da cui nasce “Camera sul mare” incontra oggi un tema che la ricerca sta tornando a osservare da vicino: il rapporto tra luoghi, appartenenza e identità. Nel marzo 2026 Ashley N. Krause e altri sei ricercatori hanno pubblicato uno studio condotto attraverso cinque esperimenti e rilevazioni, osservando come gli spazi ai quali siamo fortemente legati siano associati alla percezione di coerenza, significato e direzione della propria vita, e come anche il semplice richiamarli alla memoria possa incidere su queste dimensioni.

    “Camera sul mare” nasce mesi prima e da tutt’altra esperienza, ma arriva sorprendentemente vicino alla stessa idea: la possibilità che un ambiente al quale abbiamo legato una parte della nostra identità continui a esistere e, nello stesso tempo, perda ciò che fino a quel momento lo rendeva casa. E che, insieme a quell’ambiente, si perda anche una parte di noi.

    Nel brano, questa appartenenza prende le sembianze di riferimenti precisi, radicati e custoditi nei ricordi personali dell’artista. Bilavinia parla infatti del mare visto dall’autostrada, della Statale, di un molo, di una stanza d’albergo diventata negli anni un porto sicuro. Interlocutori reali, destinatari della mancanza, del perdono e del saluto che prendono il posto che solitamente occupa una persona.

    Quando scrive «Voglio solo andare a casa ma casa non c’è» non sta parlando di un luogo scomparso, ma del momento in cui quel luogo continua a esistere pur non potendo più essere abitato, fisicamente o emotivamente, nello stesso modo. E nel finale, dopo aver attraversato strade, mare e ricordi, il rapporto si apre anche alla persona associata a quella perdita e i due piani — quello affettivo e quello geografico — finiscono per sovrapporsi: «Ora vado, ti perdono, scusa se non ti saluto, mi mancherai. Ti aspetto alle prossime vite o in paradiso. Conservami una camera sul mare.»

    Da questa ultima richiesta nasce il titolo del brano: una stanza da lasciare idealmente libera là dove si continua a sentire di appartenere, anche sapendo che tornarci non restituirebbe più ciò che siamo stati.

    «Questa canzone parla d’amore, ma non nel senso più tradizionale del termine – prosegue Bilavinia -. Parla dell’amore per un luogo. E come ogni amore porta con sé anche il vuoto della mancanza e il senso di abbandono che proviamo quando qualcosa che sentivamo nostro non può più esserlo allo stesso modo. Mi piace pensare che aver trasformato quello che sentivo in una canzone sia diventato un modo per rendere omaggio a qualcosa che mi ha profondamente formata.»

    “Camera sul mare” segna anche un passaggio nella definizione artistica di Bilavinia. Veronica Lavinia, questo il suo nome, nasce come interprete e arriva alla scrittura successivamente, portando nei brani una concezione molto chiara della vocalità: non utilizzarla per dimostrare ciò che sa fare, ma lasciare che sia la canzone a stabilire quanto spazio debba avere la voce.

    «Per me la musica viene prima – conclude -: la voce deve essere al suo servizio, non al servizio di chi canta. Non mi interessa che una canzone serva a dimostrare che cosa so fare vocalmente. Mi interessa che sia convincente, coerente, armoniosa e capace di trasmettere ciò che desidero comunicare.»

    Prodotto e co-composto nella parte strumentale da Alessandro Mancuso al Relik Studio di Gallarate, con le parti pianistiche di Jacopo Bellometti, “Camera sul mare” anticipa anche la direzione del primo album di Bilavinia, previsto per il 2027.

    Alla fine resta una stanza affacciata sul mare; non come spazio in cui tornare, ma come immagine da conservare quando tutto il resto ha già cambiato significato. È da lì che Bilavinia sceglie di salutare ciò che è stato, lasciando aperta soltanto una possibilità: che certi luoghi possano continuare a esistere dentro di noi anche quando non possiamo più viverli nello stesso modo.

  • “SOLO IL CIELO SOPRA DI NOI”: A ROMA L’ARTE INCONTRA LA POESIA IN UN CORALE INNO ALLA LIBERTÀ

    Mostra d’arte e performance poetica dal 16 novembre al 4 dicembre 2026. Inaugurazione e performance il 16 novembre alle ore 17.00. Quattro voci femminili per dare corpo ai versi di Rossana Coratella.

    Roma si prepara ad accogliere “Solo il cielo sopra di noi”, una mostra d’arte accompagnata da una performance poetica che nasce da un verso e si trasforma in un invito a guardare oltre i confini del quotidiano.

    Il titolo dell’iniziativa è tratto da una poesia di Rossana Coratella e racchiude già la filosofia di un progetto che mette in dialogo arte, poesia ed emozione, proponendo al pubblico uno spazio di libertà, bellezza e condivisione.

    La mostra sarà visitabile dal 16 novembre al 4 dicembre 2026, mentre l’inaugurazione, con la performance poetica, si terrà lunedì 16 novembre alle ore 17.00 a Roma.

    “Solo il cielo sopra di noi” vuole essere soprattutto un’esperienza sensoriale e umana: l’arte diventa infatti un linguaggio capace di attraversare barriere e differenze, mentre la poesia offre alle emozioni uno spazio nel quale essere ascoltate e condivise.

    Particolarmente significativa sarà la performance inaugurale, costruita attraverso una lettura corale al femminile di brani poetici di Rossana Coratella. A dare voce ai versi saranno Eleonora Salvadori, Sara Pastore e Caterina Boccardi, quattro interpreti chiamate a restituire attraverso sensibilità e registri differenti la forza evocativa della parola poetica.

    L’iniziativa è promossa dall’associazione Comunicare Donna, con il contributo del Comune di Roma, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. L’appuntamento sarà inoltre accompagnato dalla presentazione di un catalogo inedito, realizzato con Casa Editrice Cangemi Editore, a testimonianza della volontà di lasciare una traccia editoriale e culturale del progetto.

    Testi in catalogo di Claudio Crescentini e Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona.

    Non soltanto una mostra, dunque, ma un percorso nel quale le diverse forme dell’espressione artistica cercano un punto d’incontro. Un progetto che affida alla cultura la possibilità di creare relazione, suggerire nuove prospettive e ricordare quanto sia ancora necessario uno spazio nel quale fermarsi, ascoltare e lasciarsi attraversare dalla bellezza.

  • Riparte la rassegna Musique Royale alla Reggia di Monza:  il “genio oscurato” di Webern e Weibern sabato 24 ottobre al Teatro di Corte  con la pianista Liubov Gromoglasova e il Quartetto Adorno


    MONZA – Una nuova stagione della rassegna Musique Royale, che da un paio d’anni propone al Teatro di Corte della Reggia di Monza concerti di classica e di jazz e spettacoli musicali per l’infanzia, è alle porte. Organizzata dall’associazione culturale Musicamorfosi e dall’Orchestra Canova con il contributo del ministero della Cultura e del Comune di Monza e in collaborazione con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e Fondazione La Società dei Concerti di Milano, il supporto di Acinque e Banco Desio e il sostegno della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, Musique Royale ripartirà sabato 24 ottobre (ore 18.30, biglietti 10-15 euro). Il primo appuntamento è il concerto intitolato “Genio oscurato”, protagonisti la pianista lettone Liubov Gromoglasova e il Quartetto Adorno. In programma pagine di Webern (Langsamer Satz) e Weinberg (Quintetto per pianoforte e archi, op. 18), due compositori accomunati dal fatto di essere rimasti, per così dire, nell’ombra.
    Esponente di punta della Seconda Scuola di Vienna, Anton Webern visse, infatti, in un isolamento quasi totale durante l’occupazione nazista dell’Austria e la sua musica fu proibita in quanto considerata “arte degenerata”. È un vero peccato che ancora oggi sia raramente eseguita. Il breve movimento di quartetto (una manciata di minuti) che aprirà il concerto e che affonda le radici nel Romanticismo post- brahmsiano e nella tonalità è un lavoro giovanile, molto intenso, in cui l’amore è fonte costante di ispirazione.  
    Mieczysław Weinberg è stato un compositore polacco di origine ebraica, considerato un genio dimenticato del Novecento. La sua musica è stata messa a tacere a lungo – se non addirittura ignorata – a causa delle persecuzioni, naziste prima e del regime sovietico poi. Weinberg fu un musicista capace di trasformare il peso della storia in una vibrante energia umana e il suo Quintetto per pianoforte e archi, scritto nel 1944, riflette l’impatto sconvolgente degli anni della Seconda guerra mondiale. Eseguito per la prima volta il 18 marzo 1945 dal pianista Emil Gilels, allora giovanissimo, con il Quartetto del Teatro Bolshoi, verrà riproposto al Teatro di Corte della Reggia di Monza a vent’anni dalla scomparsa dell’autore.
    Originaria di Riga, diplomatasi con lode al Conservatorio Tchaikovsky di Mosca e perfezionatasi, tra gli altri, con Christopher Elton alla Royal Academy of Music di Londra e William Fong alla Purcell School of Music, Liubov Gromoglasova si esibisce con successo sui palcoscenici di tutto il mondo come solista, in duo pianistico con la sorella Anastasia e con varie formazioni. È considerata una delle maggiori virtuose del pianoforte.
    Il Quartetto Adorno è formato da Edoardo Zosi (violino), Liù Pelliciari (violino), Benedetta Bucci (viola) e Maria Salvatori (violoncello). Cresciuti in seno all’Accademia Stauffer di Cremona, i quattro musicisti hanno assimilato dai loro maestri (Salvatore Accardo, Bruno Giuranna e Rocco Filippini) la grande passione per la musica da camera. A livello internazionale il Quartetto Adorno si è fatto conoscere aggiudicandosi il Terzo Premio (con Primo non assegnato), il Premio del Pubblico e il Premio Speciale per la migliore esecuzione del brano contemporaneo di Silvia Colasanti nell’edizione 2017 del prestigioso Concorso Internazionale Premio Paolo Borciani. I quattro musicisti hanno tenuto concerti per importanti società italiane ed estere, tra cui la Wigmore Hall di Londra, il Ravenna Festival, MITO Festival e il Festival dei Due Mondi di Spoleto, e hanno all’attivo collaborazioni con grandi artisti quali Paul Badura-Skoda, Miguel Da Silva, Bruno Canino, Alessandro Carbonare, Louis Lortie, Giovanni Sollima, Enrico Bronzi ma non solo.

    Prevendite online e programma completo su www.musicamorfosi.it/musique-royale/
  • Cristina D’Avena riaccende la magia a Milano: il 14 novembre all’Alcatraz un nuovo show insieme ai Gem Boy


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    Le canzoni che hanno accompagnato l’infanzia di intere generazioni tornano a risuonare dal vivo, con un pizzico di nostalgia e irriverenza. Sabato 14 novembre 2026, Cristina D’Avena salirà sul palco dell’Alcatraz di Milano insieme ai Gem Boy per il nuovo “Cristina D’Avena feat. Gem Boy Show”.

    Biglietti in prevendita sulla piattaforma DICE

    Cristina D’Avena, da decenni un’icona della musica italiana grazie alle indimenticabili sigle dei cartoni animati, porterà sul palco del club milanese uno spettacolo che, come una macchina del tempo, catapulterà il pubblico dagli anni Ottanta ai Duemila in una sola serata.

    Da “Kiss me Licia” a “Occhi di Gatto”, passando per “Mila e Shiro”, “Doraemon” e molte altre, la voce inconfondibile di Cristina si intreccerà ancora una volta con l’ironia pungente dei Gem Boy, dando vita a uno show in cui musica e divertimento saranno i protagonisti assoluti.

    Le sigle più amate torneranno dunque in una veste rinnovata, con nuovi arrangiamenti e una scaletta tutta da scoprire, arricchita da chicche e sorprese speciali che, al momento, rimangono rigorosamente top secret.

    Con un repertorio in grado di unire sogni e ricordi, Cristina D’Avena e i Gem Boy promettono di regalare un concerto capace di emozionare e sorprendere tutti.

    A raccontare l’entusiasmo per questo nuovo spettacolo è la stessa Cristina:

    «Tornare all’Alcatraz è sempre elettrizzante: siamo molto legati a questo posto perché ci ha accolto tante volte con un calore e un affetto indescrivibili. L’anno prossimo saranno vent’anni di musica e risate assieme ai Gem Boy e alle migliaia di persone che sono venute a cantare con noi. Anche questa volta siamo pronti a far divertire il pubblico, e io non vedo l’ora di portare tutti nel magico mondo delle nostre sigle del cuore!»

    Carletto FX, frontman dei Gem Boy, descrive così l’atmosfera che si respirerà durante lo show:

    «È l’unico concerto in cui puoi trovare nello stesso luogo chi indossa le orecchie da gatto, chi veste la maglia dei Puffi e chi beve una birra cantando a memoria ogni singola parola. Un’esperienza liberatoria dove nessuno si prende troppo sul serio.»

    Cristina D’Avena e i Gem Boy rappresentano un sodalizio artistico consolidato nel panorama italiano della musica live. In quasi vent’anni di collaborazione, hanno saputo conquistare il pubblico con concerti sold out in tutta Italia, reinterpretando i brani più celebri anche in chiave rock, senza tradirne il valore affettivo.

    Un’intesa artistica unica che, con Cristina D’Avena alla guida, mantiene vivo il legame con il pubblico di ieri, di oggi e di domani.

  • “Punto di bianco” è il nuovo singolo di Nùvo

    Dal 23 ottobre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e rotazione radiofonica “Punto di bianco”, il nuovo singolo di NÙVO.

    “Punto di bianco” è un brano pop dalle sonorità fresche, energiche e contemporanee, che racconta il desiderio di ritrovare il proprio equilibrio liberandosi dalle aspettative esterne e dalle pressioni quotidiane.

    Il testo affronta il tema della libertà personale e della riscoperta di sé, attraverso un percorso di consapevolezza che spinge a lasciar andare il superfluo, abbandonare la ricerca di approvazione e scegliere di vivere secondo i propri ritmi. Il “punto di bianco” diventa così il simbolo di un nuovo inizio: una tela pulita, uno spazio mentale di leggerezza e autenticità in cui ritrovare la propria direzione.

    Dal punto di vista musicale, il singolo si caratterizza per un sound pop-elettronico con evidenti richiami alle sonorità synth-pop ed electro-funk degli anni ’80, reinterpretate attraverso una produzione moderna e dinamica. Sintetizzatori rétro, linee di basso pulsanti e ritmiche elettroniche costruiscono un groove energico e coinvolgente, mentre le melodie immediate e i ritornelli aperti conferiscono al pezzo una spiccata vocazione radiofonica.

    L’alternanza tra strofe ritmate, aperture melodiche e inserti strumentali dà vita a un arrangiamento vivace e riconoscibile, capace di fondere nostalgia vintage e dance-pop attuale. Il risultato è una traccia solare e trascinante, che trasforma la ricerca di serenità interiore in pura energia da ballare.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Punto di bianco è un brano nato in maniera del tutto spontanea, da un momento di condivisione. Una sera, mentre ero a casa di Diego Ferrari, mi capitò di leggere una poesia che aveva scritto. Quelle parole mi colpirono particolarmente e da lì nacque l’idea di trasformarle in una canzone. Abbiamo così iniziato a lavorarci insieme, dando vita a un brano scritto a quattro mani, nel quale abbiamo cercato di mantenere il significato originale della poesia, sviluppandolo attraverso la musica. È una canzone che parla di libertà, di leggerezza e della voglia di vivere seguendo i propri ritmi, senza dover dimostrare continuamente qualcosa agli altri. Dal punto di vista musicale, volevo un brano energico, capace di trasmettere positività e voglia di muoversi. Le sonorità elettroniche, il groove funky e i richiami agli anni ’80 rappresentano una parte importante del mio mondo musicale, che con questo singolo ho voluto esplorare maggiormente.” 

    Il videoclip di “Punto di bianco” di NÙVO, diretto da Giovanni Baracchi e realizzato con il contributo alla produzione di Diego Ferrari (coautore del brano insieme all’artista), è stato girato all’interno dello storico club LAB16, in via Zamboni, nel cuore di Bologna.

    La scelta della location sposa appieno l’anima del brano: un contesto visivo dinamico e vibrante che dialoga alla perfezione con le sonorità pop-elettroniche, le pulsazioni dance e i richiami agli anni ’80 della traccia.

    Elemento cardine del progetto visivo è la componente coreografica, curata da Jasmine Smith – ballerina, insegnante e coreografa con oltre quindici anni di esperienza tra tour, spettacoli teatrali e videoclip al fianco di artisti di fama nazionale e internazionale. Oltre a firmare i movimenti di scena, Smith ha selezionato il corpo di ballo composto da Margherita Avoni, Carlotta Barbieri, Laura Caminiti e Ardyn Mirko Ren Pasquali, con le tre danzatrici provenienti dalla prestigiosa Flash Dance Academy di Bologna (realtà diretta dalla stessa Smith insieme a Giulia Volta).

    Attraverso l’energia, il sincronismo e l’espressività della danza – arricchita dalla partecipazione corale di numerose comparse – il video ricrea una coinvolgente atmosfera di festa e condivisione. Il risultato è un racconto per immagini che amplifica il messaggio di “Punto di bianco”: un invito a scrollarsi di dosso il giudizio altrui, ritrovare il proprio centro e riscoprire la bellezza di vivere con autenticità e leggerezza.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://youtu.be/adeK3Uvt6tY

    BIOGRAFIA

    Il percorso artistico di NÙVO affonda le sue radici nell’adolescenza e nella musica classica: all’età di 12 anni inizia a studiare violino e sperimenta un primo approccio con il canto lirico, costruendo così una solida base accademica. Intorno ai 16 anni si avvicina alla scrittura, alla produzione di musica dance e allo studio del canto moderno, spinto dal desiderio di interpretare in prima persona i propri brani. Dopo diverse esperienze nel panorama clubbing e una successiva pausa artistica durata circa otto anni, torna alla musica con una rinnovata maturità, dando vita a un progetto personale capace di fondere sensibilità cantautorale, melodia pop ed energia da dancefloor.

    Il suo immaginario sonoro attinge a piene mani dal pop e dalla dance internazionale: icone come Michael Jackson, Madonna, Lady Gaga, David Guetta, i Black Eyed Peas e i Cascada hanno segnato profondamente la sua visione ritmica ed elettronica, insegnandogli a combinare immediatezza melodica, sintetizzatori vibranti e produzioni dinamiche, mantenendo sempre vivo il dialogo con le proprie radici classiche.

    Nelle sue canzoni NÙVO racconta la vita autentica e quotidiana: sentimenti, relazioni, libertà personale, vulnerabilità e ricerca del proprio equilibrio. L’amore viene esplorato in tutte le sue sfumature – dalla nostalgia alla passione, fino alla leggerezza e a un pizzico di ironia – partendo da immagini e dettagli concreti nei quali chiunque può rispecchiarsi. Senza barriere generazionali o di genere, la sua proposta artistica punta a un pubblico trasversale attraverso una connessione sincera ed emotiva, alternando momenti introspettivi a tracce energiche e spensierate.

    Il 2026 segna il debutto discografico ufficiale del progetto, supportato da un team di professionisti: la produzione musicale e gli arrangiamenti sono affidati a Davide Semprini, la regia visiva a Giovanni Baracchi e la promozione a Red&Blue Music Relations. Durante il 2026 pubblica i singoli “Tra le mie felpe”, “Sale” e “Resto io”, tappe che compongono il concept narrativo dei “3 Battiti”.

    “Punto di bianco” è il nuovo singolo di Nùvo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 23 ottobre 2026.

    TikTok – https://www.tiktok.com/@nuvoofficialpage

    Instagram – https://www.instagram.com/nuvo__officialpage

    Spotify – https://open.spotify.com/artist/3x8C3RS6rohRn90TWB5a0X?si=skaTAPxuRTOUApn12qkdhA

  • TOMMASO IMPERIALI: dal 23 ottobre in digitale e in radio “L’INFINITO È FINITO”

    Dal 23 ottobre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “L’infinito è finito”, il nuovo singolo di Tommaso Imperiali per Altavibe Music distribuito da The Saifam Group.

    A pochi mesi dall’uscita dell’LP “Inni generazionali” (pubblicato a giugno in digitale e vinile e accompagnato da un mini-tour tra Lombardia e Nord Italia sia in acustico sia con la band al completo), il cantautore comasco Tommaso Imperiali torna con il suo nuovo singolo, “L’infinito è finito”.

    Il brano è una lucida riflessione sul tramonto delle illusioni e sulla fragilità delle promesse davanti a un futuro sempre più incerto. Alla disillusione si contrappone tuttavia la spinta a non arrendersi: la consapevolezza che «la storia non si fa con i soli di sax» non cancella la necessità di continuare a credere in qualcosa, anche quando ciò che sembrava infinito si rivela effimero.

    Sul piano sonoro, Imperiali unisce la matrice cantautorale a un sound di dichiarata ispirazione americana: chitarre energiche e riff graffianti di sassofono richiamano le atmosfere d’oltreoceano degli anni ’80 e la lezione di Bruce Springsteen.

    La traccia è prodotta da Lorenzo Cazzaniga, con le partecipazioni di Michele Burgo alla batteria,  Tommaso Roscio al sassofono e Federico Gemignani alle tastiere. Le registrazioni e il mix sono stati curati da Cazzaniga presso gli Alari Park Studios di Cernusco sul Naviglio (MI).


    Spiega l’artista a proposito del singolo:  “È il primo passo di una nuova parte del percorso che ho iniziato con Inni generazionali. Da un lato c’è una continuità con le canzoni dell’album, dall’altro lo sento come l’inizio di una direzione nuova, più rock nei suoni e più diretta nella scrittura. Abbiamo già pronti altri pezzi così e non vedo l’ora di aggiungerli alle prossime scalette”

    Il singolo è accompagnato dal videoclip ufficiale diretto da Giada Garattoni con l’aiuto regia di Filippo Gerardi. Nel video Tommaso Imperiali è affiancato dal chitarrista Daketo e dal sassofonista Tommaso Roscio, entrambi componenti stabili della formazione live che da anni accompagna l’artista sui palchi.


    Pre-salva il brano



    Biografia

    Tommaso Imperiali è un cantautore comasco, classe 1999.

    Nel 2015 inizia a suonare con la band Five Quarters, che negli anni diventa una delle realtà più seguite della scena comasca, con oltre 150 concerti all’attivo e la partecipazione a X Factor 2019.

    Nel 2022 avvia la propria carriera solista e nello stesso anno partecipa ad Area Sanremo, rientrando tra i finalisti.

    A ottobre 2023 pubblica Meccanismi di difesa, LP autoprodotto di otto tracce che coniuga una scrittura cantautorale a un sound da rock band di ispirazione americana. Sempre nel 2023, insieme a Daketo, vince il contest nazionale Cover Me, dedicato alle migliori interpretazioni dei brani di Bruce Springsteen.

    A gennaio 2025 firma con l’etichetta indipendente Altavibe e tra il 2025 e il 2026 porta avanti un’intensa attività live, sia in acustico sia in full band, con oltre 40 date tra Lombardia e Nord Italia; tra queste spiccano l’apertura al concerto di Davide Van De Sfroos al Lake Sound Park di Como, l’esibizione in Piazza SS. Annunziata a Firenze, il live al Teatro Sociale di Como e la serata conclusiva del Milano Film Fest.

    A giugno 2026 esce l’album Inni Generazionali, disponibile anche in vinile e distribuito da Saifam Music, accompagnato da un mini-tour promozionale.

    Attivo anche come compositore teatrale, dal 2023 collabora stabilmente con la compagnia Dimore Creative: è in scena come musicista in Ecologia Capitalista (di e con Pietro Cerchiello, con oltre 70 repliche tra Italia e Svizzera) e firma regia e musiche di Concerto per uno sconosciuto, spettacolo vincitore del Premio Scenario 2025 e in tournée da gennaio 2026.

    Sempre nel 2026 firma le musiche ed è sul palco nell’Aiace di Sofocle prodotto da Teatro Pubblico Ligure (per la regia di Sergio Maifredi), che ha debuttato a Tindari ad agosto e approderà nei teatri nel 2027.

    Collabora inoltre stabilmente con la realtà bolognese Officina Roversi.