Categoria: comunicati stampa

  • Eventi in Jazz: il grande swing nazionale e internazionale  con Ray Gelato e Vik & The Doctors of Jive  sabato 17 ottobre al Teatro Sociale di Busto Arsizio (Va) 


    Sul palco anche il trio vocale Ladies in Tune e Tommaso Maria Parazzoli, ballerino di tip tap 

    MILANO – Dopo l’emozionante tributo a Franco Cerri e il coinvolgente concerto degli Area Open Project prosegue la nuova edizione della rassegna Eventi in Jazz, in programma fino al 20 novembre nelle città di Busto Arsizio e Castellanza, in provincia di Varese. Il terzo appuntamento stagionale è nel segno del grande swing nazionale e internazionale ed è in programma sabato 17 ottobre al Teatro Sociale di Busto Arsizio (inizio live ore 21, ingresso 10-12 euro, prevendite on line su www.vivaticket.com/it/ticket/ray-gelato-e-l-era-dello-swing/315012), protagonista assoluto Ray Gelato. Londinese, figlio di un militare americano di stanza in Gran Bretagna, cresciuto ascoltando da un lato le canzoni di Frank Sinatra e Dean Martin, dall’altro rock & roll e jive, con il suo swing ironico che sa d’altri tempi Ray Gelato è amatissimo dal pubblico di tutto il mondo. Nel suo stile e nella sua estetica non vanno dimenticati neppure i riferimenti a Buscaglione, Carosone, Rabagliati e Natalino Otto: nel suo repertorio Tu vuo’ fa l’americano va quindi a braccetto con Just A Gigolo, O Marie con Everybody Loves Somebody, Carina con I Ain’t Got Nobody, That’s Amore con Just One of Those Things. A partire dalla sintesi di queste influenze, il cantante e sassofonista inglese ha costruito una formula personale ed esplosiva che ripropone con freschezza, energia e un irresistibile sense of humour la musica spensierata che si suonava e si ballava negli anni ‘50 e ‘60. Del tutto naturale, quindi, che ad affiancarlo sul palco del Teatro Sociale di Busto Arsizio ci sarà la trascinante band Vik & The Doctors of Jive guidata da Vittorio Marzioli, specializzata in grandi classici dello Swing americano e italiano. A rendere la serata ancora più spettacolare e divertente si esibiranno, inoltre, Tommaso Maria Parazzoli, ballerino di tip tap (campione mondiale juniores), e le Ladies in Tune, trio vocale swing nato nel 2013 per far rivivere le tipiche armonie e lo stile spensierato degli anni Quaranta. Ispirate a formazioni storiche come il Trio Lescano e le Andrews Sisters, le tre cantanti (Alessia Turcato, Giulia La Torre e Selena Galleri) uniscono un look rigorosamente vintage a un repertorio che spazia dai grandi classici dell’epoca fino a successi pop contemporanei, riarrangiati in chiave retrò.
     
    Martedì 20 ottobre la manifestazione si sposterà a Castellanza per una serata di grande musica internazionale, grazie alla proposta di una formazione all stars capace di attraversare il Soul, il Funk, il Blues e il Jazz con il linguaggio del groove e dell’improvvisazione: il Cinema Teatro Dante accoglierà, infatti, il trio del chitarrista italoamericano Davide Pannozzo, “impreziosito” dalla presenza di due fuoriclasse assoluti quali Steve Ferrone, icona mondale della batteria (che nel corso della sua brillante carriera ha collaborato con artisti come Eric Clapton, George Harrison, Michael Jackson, Paul Simon, Aretha Franklin, Johnny Cash, Chaka Khan e George Benson), ed Etienne Stadwijk, tastierista, pianista e arrangiatore di straordinaria versatilità che ha portato il suo talento nel Jazz, nel Soul e nella World Music, collaborando con protagonisti come Paul Simon, Richard Bona, Kenny Garrett, Marcus Miller e Sadao Watanabe, solo per citarne alcuni.

     

    Si cambierà decisamente registro venerdì 30 ottobre, sempre a Castellanza, per il secondo dei due tributi della nuova edizione di Eventi in Jazz: a essere omaggiato sarà Emilio Soana, straordinario trombettista scomparso all’inizio del 2025. Sul palco del Cinema Teatro Dante si esibiranno, oltre alla Simply Bop Big Band, alcuni dei più noti jazzisti italiani (da Paolo Tomelleri a Rudy Migliardi) e diversi colleghi di strumento di Soana, ovvero i trombettisti Mauro Brunini, Alberto Mandarini, Daniele Moretto e Sergio Orlandi.

    Infine, venerdì 20 novembre si tornerà a Busto Arsizio per l’evento di chiusura della manifestazione, concerto spin-off del calendario ufficiale, ovvero l’esibizione del quartetto di Chicco Gussoni, tra i chitarristi più apprezzati e richiesti del panorama pop. Eccellenza musicale del territorio (è nato e vive a Busto Arsizio), Gussoni si è affermato sulla scena italiana e su quella internazionale (ha collaborato, tra gli altri, con Sting, Brian May, Battiato, Baglioni, Ramazzotti e Pausini) e condividerà il palco del Teatro Sociale con Tony Guerrieri (voce), Johnny Pozzi (pianoforte e tastiere) e Dario Tanghetti (percussioni).

    Eventi in Jazz gode del contributo delle amministrazioni comunali di Busto Arsizio e Castellanza e del sostegno di alcuni sponsor (Studio legale Puce & Partners, Mogon Pharmaceuticals e Gemas). Come sempre, la direzione artistica è di Mario Caccia, patron della casa discografica Abeat Records

    EVENTI IN JAZZ – DAL 2 OTTOBRE AL 20 NOVEMBRE 2026
    Venerdì 2 ottobre 2026
    Busto Arsizio (Va)
    Teatro Sociale, via Dante 20.
    Cento di questi Cerri
    Alberto Gurrisi (organo hammond), Alessandro Usai (chitarre) e Roberto Paglieri (batteria);
    Civica Jazz Orchestra diretta da Luca Missiti;
    Dado Moroni (pianoforte), Riccardo Fioravanti (contrabbasso) e Stefano Bagnoli (batteria).

    Sabato 10 ottobre 2026
    Busto Arsizio (Va)
    Teatro Sociale, via Dante 20.
    Area Open Project
    Claudia Tellini (voce), Patrizio Fariselli (tastiere, composizioni e arrangiamenti), Stefano Fariselli (sax, clarinetto basso e flauto), Marco Micheli (contrabbasso), Walter Paoli (batteria).

    Sabato 17 ottobre 2026
    Busto Arsizio (Va)
    Teatro Sociale, via Dante 20.
    Ray Gelato e l’era dello swing
    Ray Gelato (voce, sax);
    Vik & The Doctors of Jive: Vik alias Vittorio Marzioli (voce, conduttore), Germano Zenga (sax tenore), Paolo De Ceglie (tromba), Carlo Napolitano (trombone), Giulio Stromendo (pianoforte), Marco Gianotti (contrabbasso), Tommy Bradascio (batteria);
    Ladies in tune: Alessia Turcato (voce), Giulia La Torre (voce), Selena Galleri (voce);
    Tommaso Maria Parazzoli (tip tap dancer).

    Martedì 20 ottobre 2026
    Castellanza (Va)
    Cinema Teatro Dante, via Dante 5.
    Davide Pannozzo Trio feat. Etienne Stadwijk & Steve Ferrone
    Davide Pannozzo (chitarra), Etienne Stadwijk (tastiere), Steve Ferrone (batteria).

    Venerdì 30 ottobre 2026
    Castellanza (Va)
    Cinema Teatro Dante, via Dante 5.
    Omaggio a Emilio Soana
    Paolo Tomelleri (clarinetto);
    Rudy Migliardi (trombone);
    Mauro Brunini (tromba);
    Alberto Mandarini (tromba);
    Daniele Moretto (tromba);
    Sergio Orlandi (tromba);
    Simply Bop Big Band;
    Alice Tosetto & Claudio Borroni (voci).

    Venerdì 20 novembre 2026
    Busto Arsizio (Va)
    Teatro Sociale, via Dante 20.
    Chicco Gussoni Quartet – Spin-off (ingresso a libera donazione)
    Chicco Gussoni (chitarra), Tony Guerrieri (voce), Johnny Pozzi (pianoforte, tastiere), Dario Tanghetti (percussioni).
     
    Inizio concerti: ore 21.
    Biglietti: ingresso 12 euro; ridotto (10 euro) dai 20 ai 26 anni; gratuito per gli Under 20 (da prenotare via mail scrivendo a management@abeatrecords.com).
    Abbonamento a cinque concerti: 48 euro.
    Prevendite on line: www.vivaticket.com/it/tour/eventi-in-jazz/3891
    Informazioni: management@abeatrecords.com; cell: 3478906468.
    On line: www.facebook.com/eventiinjazz
    Instagram: Eventi in Jazz

      
  • Atelier Musicale: viaggio nel Novecento italiano con il duo Bini-Rota  sabato 10 ottobre alla Camera del Lavoro di Milano 


    Pagine di Petrassi, Bettinelli, Fellegara, Testi e Pilati con la flautista Antonella Bini e il pianista Gabriele Rota per il secondo concerto stagionale della rassegna organizzata dall’associazione culturale Secondo Maggio

    MILANO – Il collaudato e celebrato duo composto dalla flautista Antonella Bini e dal pianista Gabriele Rota apre sabato 10 ottobre alla Camera del Lavoro di Milano la parte dell’Atelier Musicale, la rassegna a cura dell’associazione culturale Secondo Maggio, dedicata alla musica eurocolta, presentando un percorso che attraversa il Novecento italiano (inizio live ore 17.30; ingresso 10 euro con tessera associativa).
    La figura centrale di questa proposta è, ovviamente, Goffredo Petrassi, il Maestro che ha rappresentato al massimo livello la musica italiana del secolo scorso. Dal neoclassicismo a Stravinsky, dalla dodecafonia alla musica per film, la sua vasta produzione ha evidenziato un’assoluta originalità di tratto. La Toccata in programma riunisce la scrittura polifonica seicentesca  all’armonia moderna, evidenziando lo spirito stesso del mondo petrassiano. Intorno a lui, Bruno Bettinelli ne condivide la varietà di tratto e la curiosità per le diverse anime del Novecento musicale, affrontate però senza plagi o rigorose appartenenze, come dimostra la Sonatina da concerto per flauto e pianoforte, brillante e raffinata pagina che aprirà il concerto. Di Vittorio Fellegara (Berceuse per flauto e pianoforte) si apprezza la componente lirica, oltre al rapporto costruttivo tra modernità e tradizione, un tratto che caratterizza gran parte del programma, mentre Flavio Testi (Cielo op.29 per flauto solo) porta nelle sue composizioni una forte tensione etica e sociale. Immaginifica è la sua splendida pagina per flauto solo. Infine, c’è Mario Pilati: poco noto al pubblico, durante la sua breve vita fu uno dei personaggi di maggior spicco della scena nazionale, un autore che guardava alla tradizione classica, ma senza chiudere gli occhi di fronte alle idee più avanzate del tempo in cui visse. La Sonata per flauto e pianoforte op.38 che verrà presentata vinse, nel 1927, il prestigioso Premio Coolidge, che diede notorietà internazionale al suo autore.
    Questo repertorio verrà eseguito, come detto, da un duo tra i più apprezzati nel panorama italiano, quello composto da Antonella Bini e Gabriele Rota. Formatosi nel 2011, il duo ha al suo attivo esibizioni in importanti rassegne e festival, dove ha sempre ricevuto il pieno consenso del pubblico per la grande professionalità e per l’amore per la musica che traspare dalle sue esibizioni. Il raggio d’azione di questo duo spazia dal classico al contemporaneo, quest’ultimo anche in collaborazione con compositori di oggi quali Anzaghi, Pinelli, Sonia Bo e altri.
    Antonella Bini, vincitrice del Premio Stockausen nel 2025, vanta una prestigiosa carriera internazionale ed è strumentista dallo straordinario controllo tecnico ed emotivo. Gabriele Rota, anch’egli artista dall’articolata carriera internazionale, come disse il pianista Aldo Ciccolini, ha la facoltà miracolosa di assimilare stili diversi quanto quella di imprimere nelle dita lavori di grande difficoltà.

    ATELIER MUSICALE, XXXII EDIZIONE
    SABATO 10 OTTOBRE 2026, ORE 17.30
    Duo Bini-Rota
    Attraverso il Novecento italiano
    Antonella Bini (flauto), Gabriele Rota (pianoforte).

    Programma
    B. Bettinelli: Sonatina da concerto per flauto e pianoforte
    
(Allegretto sereno/Recitativo arioso/Rondò: Allegro vivo);
    G. Petrassi: Toccata per pianoforte solo;
    V. Fellegara: Berceuse per flauto e pianoforte;
    F. Testi: Cielo op.29 per flauto solo;
    M. Pilati: Sonata per flauto e pianoforte op.38;
    (Allegro moderato/Lento e sostenuto/Lievemente mosso).

    Introduce Maurizio Franco.

    Dove: Auditorium Di Vittorio della Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43, 20122 Milano.
    Ingresso: 10 euro con tessera ordinaria (5 euro) o di sostegno (10 euro).
    Abbonamento per l’intera stagione: 80 euro.
    Direzione e coordinamento artistico: Giuseppe Garbarino e Maurizio Franco.
    Organizzazione: associazione culturale Secondo Maggio.
    Presidente: Gianni Bombaci; vicepresidente: Enrico Intra.
  • Rocco Panzanelli – Zona di Transito Da venerdì 9 ottobre 2026, disponibile questo nuovo disco soltanto in formato digitale


    Prodotto dall’etichetta indipendente Wow Records, disponibile solo sulle piattaforme digitali da venerdì 9 ottobre, Zona di Transito è la nuova pubblicazione discografica del talentuoso cantante, batterista e compositore Rocco Panzanelli, affiancato in questo album da tre valenti partner di note: Daniele Del Gobbo (pianoforte), Michele Porcu (chitarra) e Tommaso Petri (basso).
    Il CD contiene sei brani originali scaturiti dall’estro compositivo del leader, mentre Crosscurrent è a firma del grande pianista jazz Lennie Tristano, composizione riarrangiata dallo stesso Panzanelli.
    “Zona di Transito” è un disco incentrato sul movimento inteso a livello emotivo. Le sette tracce accendono una luce interiore volta a indagare profondamente nei luoghi emozionali incontrati durante il percorso di Rocco Panzanelli. Il cambiamento rappresenta il leitmotiv dell’album, in quanto la forza motrice generata dalla musica produce proprio un cambiamento strettamente legato al movimento.
    Così, l’autore del CD racconta la genesi e descrive il mood: «Zona di Transito è dedicato a tutti coloro che, come me, credono che vivere sia continuare a svelare noi stessi. A volte, per tirarsi fuori qualcosa e darsi al mondo, ci vuole davvero coraggio. Ho composto questi brani nel mio ultimo anno di conservatorio, momento nel quale per la prima volta mi chiesi che posto potessi avere nella musica. Sono stato accompagnato da un gruppo di amici veri e da un insegnante speciale. È anche grazie a loro che, infine, ho compreso che creare vuol dire scoprirsi e che vale tutta la fatica e il lavoro spesi nell’impresa. Non credo si possa davvero raggiungere il proprio posto nella musica, però continuo a essere mosso da un’inequivocabile voce che mi sussurra “incontriamoci là”. Dedico questo lavoro a Fabrizio Sferra e Yavanna».
    Biografia
    Musicista sensibile, comunicativo e creativo, Rocco Panzanelli è un batterista, cantante e compositore di talento. Dal 2025 canta da tenore per l’ensemble vincitore di “Grammy Awards” Anùna. È inoltre batterista e cantante per l’ensemble vincitore dell’European Celtic Contest 2025 Trinaluna. Nel 2018 entra nel triennio di alta formazione della Siena Jazz University, laureandosi nel 2022. Negli anni studia con Alessandro Paternesi, Enrico Morello, Francesco Petreni ed Ettore Fioravanti. Nel 2025 si laurea al biennio di batteria jazz al conservatorio Morlacchi di Perugia con il docente Lorenzo Tucci, poi con Fabrizio Sferra. Nel 2019 e 2020 partecipa ai seminari estivi di Siena Jazz.
  • Atelier Musicale: il jazz europeo e contemporaneo  dell’Aphorism Collective sabato 17 ottobre alla Camera del Lavoro di Milano


    Per il terzo appuntamento stagionale della rassegna organizzata dall’associazione culturale Secondo Maggio sarà di scena il quintetto formato da Domenic Landolf (sax tenore, clarinetto basso), Michael Beck (pianoforte), Jorge Rossy (vibrafono), Arne Huber (contrabbasso) e Iago Fernandez (batteria)  

    MILANO – L’Atelier Musicale, la rassegna in bilico tra jazz, classica e contemporanea organizzata dall’associazione culturale Secondo Maggio, ospita anche quest’anno un gruppo internazionale di alto profilo progettuale e artistico, che riunisce musicisti svizzeri, spagnoli e tedeschi di grande livello in un quintetto che sviluppa ulteriormente la storia del progetto Aphorism, nato come trio (Beck, Landolf, Rossy) nel 2013, ampliatosi nel 2020 con l’arrivo di Huber e oggi approdato alla formula del quintetto grazie all’ingresso nella formazione di Iago Fernandez. Questo collettivo, che propone un jazz davvero contemporaneo, sarà in scena sabato 17 ottobre alla Camera del Lavoro di Milano (inizio live ore 17.30; ingresso 10 euro con tessera associativa).
    Il nome della proposta, il cui ultimo disco è Portrait, registrato nel 2021 in quartetto, evidenzia uno degli aspetti della sua poetica: concisione, pensiero fulmineo e illuminante, che si realizza in un dialogo collettivo in cui i ruoli tradizionali degli strumenti vengono superati dal modo in cui la musica circola liberamente tra i musicisti, attentissimi a cogliere ogni suggestione sonora per sviluppare un discorso cangiante e creativo. Tutto ciò avviene in un territorio non segnato da improvvisazione radicale, bensì governato da strutture coerenti, per quanto “aperte”, e dall’amore per la melodia, per il racconto musicale chiaro e conciso da realizzare in un contesto cameristico.
    Le composizioni, in parte provenienti dall’ultimo album e in parte scritte per l’occasione, sono tutte dei membri del gruppo, artisti rilevanti della scena continentale del jazz, a cominciare da Jorge Rossy, musicista catalano per dieci anni batterista del trio di Brad Mehldau (ha collaborato ampiamente anche con Chick Corea, Carla Bley e Wayne Shorter), dedicatosi poi al pianoforte e infine al vibrafono, vera punta di diamante del jazz spagnolo contemporaneo. Spagnolo (galiziano) e ultimo arrivo del collettivo è anche Iago Fernandez, definito “il poeta della batteria” dallo stesso Rossy, che vanta una lunga carriera internazionale. Catalizzatore del gruppo è il pianista svizzero Michael Beck, eccellente strumentista, didatta, autore di musica per film, musicista progettuale che ha collaborato con jazzisti europei e americani di grande sensibilità. Svizzero è pure il sassofonista e clarinettista Domenic Landolf, dall’eccezionale padronanza strumentale, già al fianco di nomi del calibro di Bill Holman, Joe Lovano e Bill Carrothers. Infine, c’è il bassista tedesco Arne Huber, musicista di grande competenza e completezza, presente in molti gruppi della scena europea, tra cui quelli di Nils Petter Molvær e Julien Lourau.

    ATELIER MUSICALE – XXXII EDIZIONE
    SABATO 17 OTTOBRE 2026, ORE 17.30
    Aphorism Collective
    Domenic Landolf (sax tenore, clarinetto basso), Michael Beck (pianoforte), Jorge Rossy (vibrafono), Arne Huber (contrabbasso), Iago Fernandez (batteria).
    Programma: composizioni originali dei musicisti del gruppo.
    Prima esecuzione italiana.
    Introduce Maurizio Franco.

    Dove: Auditorium Di Vittorio della Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43, 20122 Milano.
    Inizio concerto: ore 17.30.
    Ingresso: 10 euro con tessera ordinaria (5 euro) o di sostegno (10 euro).
    Abbonamento per l’intera stagione: 80 euro.
    Direzione e coordinamento artistico: Giuseppe Garbarino e Maurizio Franco.
    Organizzazione: associazione culturale Secondo Maggio.
    Presidente: Gianni Bombaci; vicepresidente: Enrico Intra.
  • “Il Premio” è il nuovo singolo dei Sommossa

    Da venerdì 16 ottobre 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “IL PREMIO” (Overdub Recordings) il nuovo singolo dei SOMMOSSA. 

    Il brano “Il Premio” racconta la vera storia di una donna che, a cinquant’anni, perde il lavoro e si trova costretta a ripartire. Madre e moglie, affronta un momento di forte cambiamento cercando di ricostruire il proprio equilibrio e di guardare al futuro senza arrendersi alle difficoltà.

    Attraverso la sua esperienza, la canzone affronta temi come la capacità di reagire, il senso di responsabilità e la forza necessaria per rimettersi in gioco. La sua storia diventa così il punto di partenza per raccontare quella di molte donne che, in momenti diversi della propria vita, hanno dovuto ricominciare. 

    Spiega la band a proposito del nuovo brano: “Questo singolo si inserisce all’interno dell’album come ogni altra canzone da noi scritta, non tanto per la musica quanto per la scrittura dei testi: l’unico denominatore comune è la realtà che ci circonda. Stiamo invecchiando, ma non per questo abbiamo smesso di farci domande. Mancano molte risposte che siano davvero valide però. Grazie al cielo la musica continua ad essere una tra le poche certezze di questa vita”. 

    SOMMOSSA | BIOGRAFIA

    La genesi dei SOMMOSSA possiede in verità radici profonde. La solida amicizia tra Diego Bizzaro (voce/chitarra) e Paolo Martini (basso) nata nel 2004 ha dato natali a precedenti ed importanti progetti artistici, tra questi Ivy Garden Of The Desert (quattro dischi pubblicati per la Nasoni Records). Spinto dall’urgenza di spostarsi ad un cantato in italiano, abbandonando per sempre l’inglese, Diego arriva a conoscere Marco Tirenna (batteria). Non si tratterà di una semplice collaborazione artistica: Diego, Paolo e Marco daranno vita ai SOMMOSSA ad ottobre 2016 sviluppando in pochi mesi materiale per due dischi. Dopo l’esordio con “Autentica”, pubblicato nel 2018 da Overdub Recordings, la band si prepara all’uscita del secondo album. 

    “Il Premio” è il nuovo singolo dei Sommossa pubblicato da Overdub Recordings disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 16 ottobre.

    FACEBOOK https://www.facebook.com/sommossarmata/

    INSTAGRAM https://www.instagram.com/sommossa_indie_anni90/

    SPOTIFY https://open.spotify.com/intl-it/artist/606cYa5OPEI7S90NyPf4vD

  • Salute mentale e benessere psicologico: sabato 24 ottobre a Milano “Divergenze convergenti”, una giornata tra laboratori creativi, ascolto, dialogo, relazioni sociali, cultura e musica


    Workshop di musicoterapia, consulenze filosofiche, servizi informativi e di orientamento, indicazioni sui percorsi di prevenzione, sostegno e cura ma non solo: il centro polifunzionale PARCO ospita l’iniziativa “Divergenze convergenti” promossa dalle associazioni Genitori e Figli Educational e AHUM nell’ambito della quinta edizione di Milano4MentalHealth. In serata il concerto del cantautore Claudio Sanfilippo   

    MILANO – Laboratori musicali e creativi, banchetti informativi, consulenze filosofiche, momenti di ascolto e di dialogo, una mostra fotografica e, in chiusura, il concerto del cantautore Claudio Sanfilippo: sono gli ingredienti di Divergenze convergenti, appuntamento inserito nell’ambito della quinta edizione di Milano4MentalHealth, l’iniziativa del Comune di Milano dedicata alla promozione della salute mentale e alla collaborazione tra istituzioni, servizi, associazioni, professionisti, realtà territoriali e del terzo settore con l’obiettivo di scardinare i pregiudizi e far riconoscere il benessere psicologico come una responsabilità condivisa.
    Divergenze convergenti è in programma sabato 24 ottobre, dalle ore 15 alle 22, presso il centro polifunzionale e multidisciplinare PARCO (acronimo di Polillo ARt COntainer), in via Binda 30, nel quartiere Barona. Promossa dall’associazione eGeF, ovvero Genitori e Figli Educational, realtà che opera per la costruzione della salute fin dall’infanzia con un metodo che integra cultura scientifica e umanistica, e da AHUM, associazione culturale che da oltre trent’anni organizza festival e rassegne musicali a Milano e nell’hinterland, l’iniziativa nasce dall’idea che una domanda, un dubbio o uno sguardo diverso possano diventare un seme capace di mettere radici e si configura come una giornata aperta a tutti, dedicata non solo alla salute mentale, ma anche all’ascolto e alla relazione. Il tutto, come detto, attraverso musica, cultura e consulenza filosofica. L’obiettivo non è fornire risposte definitive, ma creare le condizioni per nuove domande e per uno sguardo più attento verso sé stessi e gli altri.
    La giornata di Divergenze convergenti si aprirà alle ore 15.30 con il laboratorio musicale “Dal caos all’ascolto” per bambini dai 6 ai 10 anni di età, a cura del musicoterapeuta Mirko Banfi. Partendo dalla libera esplorazione della voce e del corpo, lavorando su ascolto, attenzione, attesa, espressione e relazione e utilizzando piccoli strumenti e oggetti sonori, i partecipanti daranno vita a una composizione musicale condivisa. Poi sarà la volta di “Armonie e dissonanze. L’arte di accordar-si” (ore 16 con replica alle 17.30), laboratorio di pratica filosofica e ascolto musicale aperto a tutti e coordinato da Cristina Alabastro, esperta di connessioni tra filosofia e psichiatria. La musica diventa innesco emotivo: apre immagini, ricordi e stati d’animo. Il dialogo filosofico offre poi gli strumenti per riconoscere ciò che è emerso, interrogarlo, guardarlo da nuovi punti di vista, trasformando l’ascolto in un’occasione di riflessione e crescita personale.
    Alle ore 17 Mirko Banfi animerà anche “Io, tu, noi”, workshop musicale (rivolto a ragazzi a partire dai 15 anni e agli adulti di ogni età) dedicato al passaggio dall’io alla dimensione collettiva. Un ritmo, un gesto, una voce o un suono diventano il contributo di ciascuno. Attraverso semplici esercizi di improvvisazione e ascolto, i contributi individuali vengono organizzati in una breve performance sonora. L’attività lavora su partecipazione, fiducia, ascolto reciproco e senso di appartenenza.
    “Fragili frequenze” è il titolo del racconto multimediale (ore 19), tra video, fotografie ed estratti da film, ideato da Antonio Ribatti, il direttore artistico di AHUM, che parlerà delle fragilità e delle “divergenze”, intese come possibilità di rivelazione, di alcuni grandi protagonisti nella storia della musica (da Sergej Rachmaninov a Bruce Springsteen, da Robert Schumann a Jaco Pastorius, da Thelonious Monk a Amy Winehouse). Infine, in chiusura di giornata (ore 20.30), spazio al recital di Claudio Sanfilippo, nome di punta della scena cantautorale italiana (ma anche scrittore e poeta) e autore, tra gli altri, di Mina ed Eugenio Finardi: nella sua performance si mescoleranno canzoni “fatte a mano raccontate dall’artista”, parole e momenti di confronto e dialogo con il pubblico.
    Per tutta la durata dell’evento saranno disponibili, oltre a un servizio bar, punti informativi e di orientamento sulla salute mentale (con distribuzione di materiali e indicazioni sui percorsi di prevenzione, sostegno e cura) alla presenza di professionisti e realtà del territorio. Da segnalare, infine, la mostra fotografica digitale dedicata ai 25 anni di attività di AHUM.

    Divergenze convergenti è il primo appuntamento di Progetto Polis, l’iniziativa maturata da eGeF nel corso degli ultimi anni e dedicata all’inclusione sociale attraverso l’arte e la formazione lavoro. Un percorso che coinvolge una rete di realtà culturali, artistiche, accademiche e cliniche, tra cui l’associazione scientifico-culturale Dina Vallino, e che si propone di portare la riflessione sulla salute mentale fuori dai luoghi di cura, trasformandola in un’esperienza pubblica di ascolto, partecipazione e relazione. Pensato per intrecciare in modo continuativo salute mentale, musica e cultura, oggi questo percorso inizia a prendere forma concreta attraverso il sodalizio con AHUM.


    Programma completo e informazioni:


    Modalità di partecipazione
    Tutte le attività di Divergenze convergenti sono a ingresso gratuito


  • OSA MUSIC: nasce la nuova realtà fondata da Filadelfo Castro

    Dall’esperienza del produttore, compositore e arrangiatore Filadelfo Castro prende vita una nuova realtà dedicata ad artisti, autori, produttori e discografici con sede ai Beatfactory Recording Studios di Como.

    OSA MUSIC è la nuova company indipendente con sede presso i Beatfactory Recording Studios di Como, pensata per offrire un punto di riferimento professionale a chi opera nella musica e desidera evolvere il proprio talento all’interno di una realtà fresca, innovativa e creata da artisti per gli artisti.

    OSA MUSIC sviluppa la propria attività su quattro aree principali: Management, Publishing, Label e Consulenza nel music business, con l’obiettivo di accompagnare artisti, autori, produttori e discografici nelle diverse fasi di sviluppo della propria carriera e della propria crescita artistica e musicale.

    A fondare OSA MUSIC è Filadelfo Castro, produttore, arrangiatore, compositore televisivo e direttore d’orchestra tra i professionisti più attivi della scena musicale italiana. Nel corso della sua carriera ha firmato o co-firmato oltre 150 tra singoli e album per Major label come Universal, Sony, Warner, BMG e numerose altre etichette indipendenti, collaborando con alcuni dei principali protagonisti della musica italiana. Nel 2020 Castro ha diretto l’orchestra al Festival di Sanremo per Rita Pavone. Nel 2024 ha inoltre conquistato un Emmy Award come compositore della serie televisiva americana Italy Made with Love. Un percorso che attraversa in modo trasversale produzione discografica, musica per immagini e consulenza musicale, con colonne sonore, sigle e musiche realizzate per produzioni Rai, Mediaset, Disney, Netflix, Prime Video e  tutti i broadcaster e piattaforme.

    «OSA MUSIC nasce dalla volontà di mettere a disposizione di artisti, autori, produttori e professionisti tutta l’esperienza maturata in anni di lavoro nella musica e nell’audiovisivo», dichiara Filadelfo Castro. «Oggi il music business richiede competenze sempre più trasversali: non basta realizzare una grande canzone, bisogna sapere come svilupparla, proteggerla, posizionarla e costruire intorno ad essa un progetto. OSA MUSIC vuole essere un partner per affrontare queste sfide, con un approccio indipendente, concreto e orientato alla crescita.»

    Il roster di partenza di OSA MUSIC è composto da autori e artisti che esprimono generazioni, linguaggi e percorsi creativi differenti, accomunati da una forte identità autoriale:

    Stefano Paviani: Autore, compositore e produttore artistico multi-platino, classe 1984, vanta una lunga esperienza nella discografia, nel cinema e nella televisione italiana. Ha scritto per artisti come Laura Pausini, Elodie, LDA, Dear Jack, Marco Carta, Loredana Errore, Nashley, Cara, Dodi Battaglia, Riccardo Fogli, Ivana Spagna, Ronn Moss e Oliver Onions. Vincitore di un Latin Grammy Award con Laura Pausini, Paviani ha partecipato come autore a tre edizioni del Festival di Sanremo, ha scritto brani per programmi come X Factor e The Voice e ha ricevuto il Premio Lunezia. Il suo percorso si intreccia inoltre con quello di Beatfactory e Filadelfo Castro nella realizzazione di sigle e soundtrack per Rai, Mediaset, Netflix, Amazon Prime e Sky, inclusa la colonna sonora del docufilm I Guardiani del Mare (79ª Mostra del Cinema di Venezia).

    Vincenzo Fasano: Artista, autore e cantautore visionario (all’anagrafe Gianluca Florulli). Ha pubblicato quattro album – tra cui Il Sangue, Fantastico e Acquapunk – collaborando con autori come Davide Simonetta e Matteo Buzzanca, e ha portato i propri progetti in tour in Italia, Francia e Spagna fino allo Human Rights Tour 50° di Amnesty International. Autore per interpreti come Paola Turci ed Elodie, nel 2024 ha partecipato al brano Metà di Qualcosa (con Dargen D’Amico e Rkomi nell’album Ciao America). Il suo recente progetto, Padre Terra – L’ego non è sostenibile, unisce musica, spettacolo e ambiente, con colonna sonora pubblicata nel 2025 da Metatron Group, in co-edizione con Edizioni Curci e distribuita da Universal Music Italia.

    Sabrina Bow: Ventiquattro anni, cantautrice veronese che rappresenta l’apertura di OSA MUSIC alla nuova generazione di talenti. Dalla scrittura intima nella propria cameretta al debutto con il brano Film Mentale, nel maggio 2026 ha portato il suo percorso pop sui palchi e sui social, venendo intercettata da OSA MUSIC per accompagnarne lo sviluppo artistico e discografico a lungo termine.

    Sito Web https://www.osamusic.it/

    Instagram https://www.instagram.com/osa_music_management

  • Premio Ciampi XXIX Edizione dal 6 al 13 novembre 2026 Livorno “Oltre l’orizzonte c’è un’altra terra”


     

    Musica, arte contemporanea, fumetto, poesia, fotografia e cinema

    Litfiba, Giovanni Lindo Ferretti, Giorgio Conte, Gaia Banfi, Krano e molti altri

    serata finale venerdì 13 novembre al Teatro Goldoni di Livorno

     

    La cantautrice Magma è la vincitrice del Concorso Nazionale. Il premio per la miglior cover di Piero Ciampi va a Giovanni Conelli

     

    Dal 6 al 13 novembre a Livorno prende il via la ventinovesima edizione del Premio Ciampi intitolata “Oltre l’orizzonte c’è un’altra terra”. Venti gli appuntamenti sparsi nella città, dedicati alla musica, all’arte contemporanea, al fumetto, alla poesia, alla fotografia e da quest’anno anche al cinema.

     

    Tanti gli ospiti in cartellone nella serata finale che si svolgerà venerdì 13 novembre al Teatro Goldoni: Litfiba, Giovanni Lindo Ferretti, Giorgio Conte, Gaia Banfi, Krano sono solo alcuni degli artisti chiamati a esibirsi e ricevere i numerosi premi di questa edizione.

    Prosegue la collaborazione fra il Premio Ciampi e l’Arci nazionale, inaugurata lo scorso anno, così come il legame con il Festival “Fino al cuore della rivolta” di Fosdinovo. 

     

    Ancora una volta il Premio Ciampi Città di Livorno sceglie un titolo emblematico che vuole anche essere una dichiarazione di intenti. Nel corso delle più recenti edizioni del Premio – dichiarano gli organizzatori – ci siamo resi conto di quanto sia vivo e vitale il mondo di coloro che nella musica non si rassegnano alla banalità, facendo ricorso a sempre nuove modalità creative e a una visione dell’arte che diventa anche visione del mondo. Questa sensazione rincuorante ci ha indotto a chiamare l’edizione 2026 “Oltre l’orizzonte c’è un’altra terra”, un verso tratto da una poco nota canzone ciampiana (Se… Ma… No…). Intorno a noi la situazione resta drammatica, tuttavia ci sembra importante rafforzare l’idea di una comunione di intenti che, come nella celebre canzone di fine anni ‘60 Wooden Ships, consenta di fare vela verso un’altra terra. Un’altra terra che, magari, è meno lontana di quel che sembra. Il Premio Ciampi è pronto a salpare.

     

    In mezzo a questi eventi e situazioni la figura di riferimento resta Piero Ciampi, il cui ruolo di artista alieno a ogni compromesso risulta sempre più importante proprio in considerazione della omologazione culturale contemporanea. Una figura, quella di Ciampi, da sempre ammirata dai tanti artisti che dal 1995 sono stati protagonisti del Premio: Franco Battiato, Fabrizio e Cristiano De André, Patty Pravo, Francesco Guccini, Nada, Roberto Vecchioni, Teresa De Sio, La Crus, Ligabue, Vinicio Capossela, CCCP – Fedeli alla Linea, Carmen Consoli, Teho Teardo, Iosonouncane, Jack Bruce, Steve Wynn, Elliott Murphy e l’elenco sarebbe ancora lunghissimo. 

     

    Ed è quindi con lo stesso spirito che si apre questa nuova edizione del Premio, che nel corso della serata finale del 13 novembre vede fra i suoi protagonisti tre nomi che, a dispetto di carriere importanti e ricche di soddisfazioni, hanno sempre saputo essere se stessi senza paura di dispiacere a qualcuno.

     

    I Premi alla Carriera quest’anno saranno consegnati ai Litfiba, a Giovanni Lindo Ferrettie e a Giorgio Conte.

     

    I Litfiba, la loro reputazione di padri fondatori del rock italiano è indiscutibile, così come la loro capacità di affrontare a muso duro la realtà e i suoi aspetti più spiacevoli. Giovanni Lindo Ferretti è da sempre uno dei grandi visionari della nostra musica, protagonista di pagine sonore straordinarie e di assoluta unicità (non solo in ambito italiano) sia nella sua carriera solista che insieme a CCCP – Fedeli alla linea, C.S.I. e PGR. Doveroso è anche il riconoscimento per Giorgio Conte, autore di canzoni per nomi importanti della musica italiana, ma anche suadente narratore di storie che trascendono tempi e luoghi per diventare universali.

     

    Una categoria di artisti che il Premio sostiene da sempre è quella degli outsider, ovvero chi, come ha fatto Piero Ciampi, segue un proprio percorso, incurante di ciò che suggeriscono le convenzioni. Ecco, dunque, due Premi Ciampi inevitabili: il primo è per Gaia Banfi e la sua musica fatta di una bellezza aspra, struggente e tuttavia rincuorante; il secondo va a Krano, la cui creatività ha sempre avuto modalità impervie, eppure capaci di arrivare al cuore e che lo hanno portato quest’anno a ricevere un prestigioso David di Donatello per la colonna sonora del film “Le città di pianura”. 

     

    La serata del 13 novembre vedrà sul palco anche i vincitori dei due riconoscimenti tradizionalmente assegnati. A ricevere il Premio del Concorso Nazionale musicale sarà Florinda Venturella, in arte Magma. Invece, il Premio per la Miglior Cover di un brano ciampiano va invece a Giovanni Conelli. Quanto al Premio che per il secondo anno viene assegnato dall’Arci, la scelta è caduta su Elena Romano. Sul palco del Goldoni salirà anche Januaria, vincitrice del concorso legato alla prima edizione di “La Calabria omaggia Piero Ciampi”.

     

    La serata del 13 novembre vedrà la consegna di altri riconoscimenti legati al nome di Piero Ciampi.

     

    Come da tradizione, il Premio Ciampi Valigie Rosse, dedicato alla poesia, si rivolge sia all’ambito italiano che a quello internazionale. Per il nostro paese a essere premiato è Valerio Vallini. In ambito internazionale è stato prescelto lo statunitense Mathias Svalina. Vincitore della quarta edizione del Premio Ciampi a Fumetti (a cura di Guido Siliotto) è Andrea Bruno, autore tra i più raffinati e significativi del panorama contemporaneo della nona arte. Il Premio Ciampi L’Altrarte, dedicato alle arti visive e performative e coordinato da Riccardo Bargellini, consegna i suoi riconoscimenti a Lamberto Pignotti, tra i fondatori del Gruppo 63 e del Gruppo 70, e ad Hogre, artista anonimo nonché esponente conosciuto a livello internazionale del subvertising. L’edizione 2026 segna un’importante novità, ovvero la prima edizione del Premio Ciampi Cinema, curato da Marco Bruciati e assegnato a Virgilio Villoresi.

    Presentatore della serata del 13 novembre è Paolo Pasi, mentre la parte visuale è a cura di Riccardo Gioli.

     

    IL CONVEGNO NAZIONALE

     

    Il pomeriggio del 13 novembre è caratterizzato da un altro evento da sempre legato al Premio Ciampi, il Convegno Nazionale, coordinato da Antonio Vivaldi e ospitato nella Sala Mascagni del Teatro Goldoni a partire dalle ore 16.

     

    Enrico De Angelis illustra la genesi del volume da lui curato Tutto Ciampi – Canzoni, poesie e racconti di Piero Ciampi (squi[libri]) che va considerato un ampliamento e aggiornamento del celebre e ormai introvabile “Tutta l’opera”, uscito nel 1992.

    Enrico Lazzeri, in arte DJ Henry, presenta il volume “Ballare nella catastrofe”, in cui i racconti sul Djing si uniscono a composizioni poetiche per spiegare come la musica di una festa possa sconfiggere, almeno dentro di noi, le guerre di questo mondo.

    Due gli album musicali presentati. Il primo è ” L’amore è tutto qui” del Collettivo Ciampi a cui partecipano alcuni vincitori del Premio Ciampi come Michela Lombardi, Marco Rovelli, Marco Panattoni e Le Onde Martenot, mentre un brano è recitato dal regista Mimmo Calopresti. Il secondo è “Piero è passato di qui vol. 2” di Alessia Arena e Chiara Riondino. Se nel primo volume Alessia e Chiara avevano interpretato le canzoni anni ‘60 di Ciampi, qui affrontano con la medesima sensibilità quelle del decennio successivo.

     

    Marco Trulli, Responsabile cultura e giovani di Arci Nazionale, parla di “FestA!”, un lavoro che, attraverso un percorso partecipato e coordinato dalla Commissione cultura e giovani di Arci nazionale, ha coinvolto decine di realtà italiane impegnate nell’organizzazione di festival. Una visione che persegue la sostenibilità e la cura, senza mettere al centro il profitto. 

    Carmine Giordano e Jennà Romano presentano il cortometraggio “Come il vento del porto (sulle tracce di Piero Ciampi)”, ideato e scritto da Jennà Romano e Antonio Vivaldi con la regia di Carmine Giordano e realizzato in collaborazione con l’associazione Premio Ciampi. Un percorso nel cuore di Livorno attraverso gli incontri con “ciampiani doc”: musicisti, scrittori, giornalisti e semplici appassionati.

    Lorenzo Lepore racconta la genesi e gli sviluppi ancora da mappare del recital itinerante “In(Ciampi) – gli outsider dello stivale”, basato sul racconto della figura di Piero Ciampi attraverso le sue canzoni. Nel ruolo di protagonisti ci sono giovani artisti outsider delle scene underground italiane.

    Numerosi sono gli eventi legati al Premio Ciampi che precedono la serata finale. 

     

    GLI APPUNTAMENTI DAL 6 AL 12 NOVEMBRE

     

    Si parte il 6 novembre, alle ore 17. Extra Factory ospita l’inaugurazione della terza edizione di “In-Ciampi di fotografia”, concorso e mostra dedicati all’incontro tra fotografia contemporanea e universo poetico ciampiano, curato da Fabrizio Razzauti. Alle 21, presso Artemis Books & Coffee, Sara Jane Ghiotti presenta il nuovo album “Morning Evening”, ispirato al romanzo “Morgon og Kveld” di Jon Fosse.

    Il 7 novembre sul palco del Surfer Joe (Piazzale Pietro Mascagni 2, Livorno) Lorenzo Lepore propone il concerto-recital “In-Ciampi – Livorno canta Piero Ciampi”, un racconto inedito in cui Piero viene reinterpretato da giovani artisti della scena labronica. Il 10 novembre, alle ore 18, lo Studio di Architettura 70m2 ospita la mostra di Davide Toffolo / Scatola nera “Allegri Ragazzi Morti, Nirvana, Andrea Pazienza ed altre anomale rockstar”. L’11 novembre alle ore 21.00 il Premio Ciampi approda all’Ex Depot per“La presenza di Piero Ciampi nell’editoria italiana. Il 12 novembre alle 17, al Mondadori Bookstore si inaugura la mostra di Selene Bertagnini e Carolina Tucci “Le parole suonano strane”. Nello stesso spazio, alle 18, si parlerà con Giorgio Conte del suo libro “Biglietto serie L 273505 (venduto a Voghera)”, edito da Valigie Rosse. Ci sarà il giornalista e scrittore Paolo Pasi.

     

    Sempre il 12 novembre, alle 21.00, il Cinema Il Grattacielo (via del Platano, 6 Livorno) la prima edizione del Premio Ciampi Cinema, curato da Marco Bruciati e assegnato a Virgilio Villoresi. La serata prevede la proiezione di Orfeo (tratto da “Poema a fumetti” di Dino Buzzati), un’opera visionaria che intreccia cinema, musica e sperimentazione attraverso un linguaggio di grande invenzione visiva.

     

    La prevendita dei biglietti per la serata finale (Teatro Goldoni) prenderà avvio martedi 6 ottobre.

    Il Premio Ciampi Città di Livorno è organizzato da Associazione Premio Ciampi ed Arci in collaborazione con Comune di Livorno, Fondazione Livorno, Regione Toscana, Fondazione Teatro di Livorno. Inoltre, il Premio Ciampi ringrazia per la collaborazione: Valigie Rosse edizioni, Il Popolo del Blues, cooperativa sociale Brikke Brakke, Extra Factory-Arts&Culture, Artemis Books & Coffee, Surfer Joe, Studio di architettura 70m2, Centro artistico il Grattacielo, Ex Depot, Mondadori Bookstore, ViadelCampo29rosso. 

     

    Prevendita biglietti: Teatro Goldoni e punti vendita del circuito Ticketone.

    Biglietteria on-line: www.goldoniteatro.it  – www.ticketone.it

    Per info: Biglietteria Teatro Goldoni: 0586204290

    orario: martedì/giovedì dalle 10.00 alle 13.00

    mercoledì/venerdì/sabato dalle 16.30 alle 19.30

  • Se a un bambino insegnano che il futuro è già scritto, crescerà libero o diventerà un pupazzo? Smash Brown straccia il copione con “Invicta”

    Ci sono bambini ai quali viene chiesto molto presto che cosa vorranno fare da grandi, e ce ne sono altri che, ancora prima di poter rispondere, hanno già imparato quale futuro aspettarsi. Un lavoro, uno stipendio, la fatica, la necessità di adattarsi. E la sensazione che desiderare qualcosa di diverso sia un privilegio, un capriccio o, peggio ancora, un errore.

    Il bambino di “Invicta”, il nuovo singolo di Smash Brown prodotto da Kaizén, quel futuro riesce già a vederlo nitidamente.

    Non ha ancora il volto di un adulto, ma ne immagina la stanchezza e, in qualche modo, riesce già a coglierne e sentirne tutto il peso. Si vede piegato da lavori di fatica, intrappolato in giornate che si somigliano, costretto dentro un sistema nel quale il confine tra scegliere la propria vita e imparare semplicemente a sopportarla diventa sempre più labile e sottile.

    Poi, nel videoclip in bianco e nero diretto da Francesca Ramini, qualcosa si rompe. Alla fine del video, quel bambino compie un gesto crudo e spiazzante: impicca un pupazzo. A morire non è l’uomo che sarà, ma la sagoma che qualcun altro aveva già deciso che sarebbe diventato.

    E se quella raccontata da Smash Brown fosse soltanto una paura infantile, probabilmente basterebbe crescere per scoprirla infondata. Ma i dati attuali raccontano che la situazione di partenza continua a incidere in modo tangibile sulle possibilità che incontreremo dopo. Ancora oggi, origine familiare, livello di istruzione dei genitori e condizioni economiche contribuiscono a determinare quanto sia ampio, o ristretto, il ventaglio delle opportunità accessibili.

    La fotografia scattata dall’ultimo Rapporto annuale ISTAT sui percorsi generazionali mostra un’immobilità sociale dai tratti quasi ereditari: tra chi cresce in famiglie con un basso livello di scolarizzazione, solo il 17,6% riesce a conquistare un titolo universitario; una percentuale che s’impenna quasi all’75% per i figli di laureati.

    Non si tratta di invocare un determinismo cieco, ma di prendere atto dell’evidenza che la linea del traguardo non è uguale per tutti perché non è uguale la distanza che si è costretti a coprire soltanto per rivendicare il diritto alla scelta.

    L’intento di “Invicta” non è quello di raccontare la povertà, né quello di anatomizzare la marginalità o di trasformare il lavoro in una condanna, ma di mettere in scena il momento in cui ci si accorge che la traiettoria intrapresa non coincide davvero con la propria volontà, ma con il perimetro che, nel tempo, si è imparato a considerare invalicabile. Una gabbia invisibile che Smash Brown sceglie di frantumare, perché a volte la vita che stiamo vivendo non è quella che avremmo scelto, ma semplicemente quella che abbiamo imparato a ritenere possibile.

    «”Invicta” è nato per risvegliare i cervelli – racconta l’artista –. Per parlare a una massa che è stata convinta a non pensare più, assuefatta, quasi anestetizzata. Volevo fare un brano che rompesse, che desse fastidio, che mettesse in discussione un sistema che troppo spesso ci abitua a diventare ciò che ci viene richiesto di essere.»

    Classe 1989, figlio di operai, Alem Toniazzo – questo il suo nome all’anagrafe – cresce nel Vicentino e comincia a scrivere i primi testi a tredici anni. Il rap arriva presto e diventa il luogo in cui tradurre quello che vede intorno a sé: il lavoro, le aspettative, il senso di appartenenza e, insieme, la difficoltà di riconoscersi in una strada già tracciata.

    In “Invicta” quella provenienza non viene nascosta e si sente tutta. Ci sono la paga minima, la malta, il cantiere; c’è la fatica di chi la pagnotta se la guadagna «nove ore a volta» e c’è persino l’immagine brutalmente concreta di un cantiere dal quale si può uscire in barella. In questo caso, però, non è una metafora. Quando Smash Brown rappa di aver «lasciato metà piede in Svizzera», racconta un episodio reale della propria vita: circa dieci anni fa, durante un lavoro in cantiere, una trave gli cade addosso accidentalmente e l’incidente gli costa l’amputazione di parte del piede. Uno spartiacque personale prima ancora che artistico, perché Alem racconta che proprio da quel momento comincia a prendere davvero sul serio la musica: non più soltanto come spazio di sfogo o vocazione tenuta ai margini, ma come qualcosa a cui decidere finalmente di dare forma.

    “Invicta” nasce anche da qui, da un corpo che porta concretamente i segni del lavoro e da una vita che, dopo quell’incidente, prende una direzione diversa. Un pezzo duro, fisico, attraversato da un flow serrato e da una scrittura che porta la frustrazione là dove nasce, senza cercare di romanticizzarla o edulcorarla: dentro le case, nelle famiglie, nelle aspettative sociali e nel timore di non riuscire a trasformare una vocazione in una possibilità effettiva. E in una domanda di fondo che attraversa tutto il pezzo: quanto costa continuare ad ascoltarsi quando la vita sembra suggerirti che sarebbe molto più semplice smettere?

    In questo interrogativo il DNA operaio di Smash Brown incontra la natura più profondamente esistenziale del brano, quella di non rifiutare le proprie origini, ma di non lasciare che siano loro – o qualunque altra condizione di partenza – a stabilire fino a dove sia lecito immaginare il futuro.

    Una presa di coscienza che si riflette direttamente sulla sua identità artistica.

    Nel 2016 Alem fonda i DNrimA con il fratello Christian, collezionando palchi, contest e vittorie, ma attraversando anche interruzioni e passaggi complessi, fino all’avvio del percorso solista nel 2024. È in questa fase che Alem, il suo nome anagrafico utilizzato fino a quel momento anche come nome d’arte, smette di rispecchiarlo. Alem sente il bisogno di una nuova firma e pensa inizialmente a Smash Bronson. Sarà poi il suo produttore, Kaizén, quasi per una svista verbale, a restituirglielo trasformato: Smash Brown. Due parole che, pronunciate insieme, suonano immediatamente giuste e che finiscono per contenere, quasi per coincidenza, diversi richiami alla sua identità musicale.

    Smash porta con sé un riferimento preciso alla storia della boxe: The Smash era il nome che il peso massimo Donovan “Razor” Ruddock aveva dato al suo colpo più celebre, un ibrido tra gancio e uppercut lanciato lungo una traiettoria anomala e reso noto dalla potenza con cui riusciva ad andare a segno.

    Poi c’è Brown. Per chi conosce la storia del rap italiano, il pensiero corre quasi inevitabilmente a Primo Brown, tra le figure che hanno contribuito a diffondere e consolidare la cultura hip hop nel nostro Paese e indimenticata voce dei Cor Veleno. Andando più a ritroso, quella stessa parola conduce a James Brown, artista decisivo per quell’attenzione al ritmo, al break e al groove dalla quale l’hip hop avrebbe poi attinto per decenni attraverso campionamenti, scomposizioni e riletture. Ma brown è anche, semplicemente, un colore: terroso, scuro senza essere nero, denso, composto da sfumature differenti che, sovrapponendosi, generano una tonalità difficile da ridurre a una sola componente. Ed è forse proprio quest’ultima associazione quella che finisce per aderire meglio alla musica di Alem: cupa senza utilizzare l’oscurità come maschera, dura senza rinunciare alla profondità, tecnica senza ridursi a un esercizio stilistico fine a sé stesso.

    Un’attitudine sonora e concettuale che si condensa pienamente in questo nuovo tassello del suo percorso.

    Il nuovo singolo, infatti, anziché celebrare chi “ce l’ha fatta”, parla a chi sa quanto poco sia bastato, in certi momenti, perché la propria vita prendesse tutt’altra direzione. “Invicta”, del resto, significa letteralmente non vinta, non conquistata. Un termine latino che rappresenta perfettamente il messaggio del pezzo, perché il punto non è vincere contro qualcuno, ma riuscire a non consegnargli la propria possibilità di scegliere.

    Nel videoclip, interamente in bianco e nero, realizzato da Francesca Ramini, il protagonista è un bambino, di cui non vediamo mai il volto. Potrebbe essere Alem. Potrebbe essere uno dei ragazzi ai quali oggi viene chiesto di adattarsi ancora prima di avere scoperto a cosa. Potrebbe essere il bambino che ciascuno è stato prima di imparare quali desideri fossero considerati realistici e quali no. Il pupazzo che compare nel filmato diventa così la rappresentazione più semplice e feroce dell’intero meccanismo: un corpo mosso da altri, al quale qualcuno assegna gesti, direzione e destino. Alla fine il bambino lo impicca. Non perché “Invicta” voglia offrire una risposta, né perché basti ribellarsi per cambiare le proprie condizioni, ma perché prima di costruire una vita diversa occorre almeno accorgersi dei fili che la sostengono e la direzionano.

    «Questo brano rappresenta la ribellione interiore che mi accompagna da quando ne ho memoria – conclude Smash Brown –. Vorrei che soprattutto le nuove generazioni capissero che sentirsi diversi, non riconoscersi nel gruppo o non riuscire ad adattarsi a ciò che sembra già stabilito non è necessariamente qualcosa di cui avere paura.»

    “Invicta” non dice che tutti debbano lasciare un lavoro, non suggerisce che una professione valga più di un’altra e non trasforma la fatica operaia in un nemico. Dice che nessuna vita dovrebbe essere accettata soltanto perché sembra essere l’unica disponibile.

    A tredici anni Alem scriveva rime. Ha lavorato, aspettato, attraversato cadute e ripartenze. Avrebbe potuto smettere molte volte, accettare che quella vocazione rimanesse ai margini della sua vita e che il resto fosse già sufficientemente scritto.  Non l’ha fatto. E in questa tenacia “Invicta” trova il suo significato: non nella retorica di chi sostiene che basti volerlo, né nella celebrazione consolatoria di chi “ce l’ha fatta”, ma nella scelta ostinata di continuare a riconoscersi anche quando sarebbe stato più semplice adeguarsi.

    Oggi Alem porta nella propria musica tutto quello da cui proviene, senza rinnegarlo e senza permettere che diventi un confine. La fabbrica, il cantiere, la fatica, la famiglia, gli anni trascorsi a cercare uno spazio per ciò che sentiva di dover fare non restano fuori dalla sua storia artistica, ma ne diventano parte. Ed è così che Smash Brown trasforma il DNA operaio in un banger esistenziale contro l’anestesia di massa. Non per raccontare che esista una via d’uscita uguale per tutti, ma per ricordare che, prima ancora di trovarla, bisogna accorgersi di avere ancora il diritto di cercarla.

  • Quando emigrare significa allontanarsi anche da chi si ama: i Ferrinis raccontano l’altra faccia delle partenze

    Lei è su una spiaggia a Dubai, lui è rimasto nel freddo di dicembre. In mezzo ci sono messaggi non letti, orari che non coincidono e una notte da passare insieme prima della partenza.

    È la storia di “Salva questa notte”, il nuovo singolo dei Ferrinis, Maicol e Mattia Ferrini, che dopo “Sud America” tornano a parlare d’amore raccontando una situazione diversa: due persone stanno insieme, il sentimento c’è ancora, ma una delle due deve andare via.

    Dubai e dicembre, due immagini sufficienti a raccontare quanto possano diventare diverse, nello stesso momento, le vite di due persone che fino a poco prima condividevano gli stessi posti. Poi, «mille messaggi non letti», le spunte nascoste, i «che ore sono da te?» e una notte senza dormire pur di non perdere tempo insieme. Sono i piccoli dettagli di una distanza che comincia a diventare reale ancora prima dei chilometri: cambia l’ora in cui chiamarsi, cambia il momento in cui raccontarsi una giornata, cambia perfino il significato di un messaggio che resta senza risposta.

    Una situazione tutt’altro che rara anche fuori dalle canzoni. Secondo gli ultimi dati pubblicati da Istat, nel 2025 109 mila italiani hanno trasferito la propria residenza all’estero. L’età media era di 34 anni; il 36,2% di chi è partito aveva tra i 25 e i 34 anni e il 13,2% tra i 18 e i 24. Quasi la metà degli espatri, quindi, ha riguardato persone tra i 18 e i 34 anni.

    Sono gli anni in cui spesso si prova a far coincidere lavoro, progetti personali e relazioni. Non sempre, però, nello stesso posto. In “Salva questa notte” la partenza non arriva dopo una crisi e non serve a misurare la solidità del rapporto. Nel finale, Maicol e Mattia cantano «Metti al primo posto ciò che vuoi, ma non ti scordare mai di noi»; un verso che sintetizza perfettamente il senso del pezzo. Chi resta non chiede di essere scelto al posto di tutto il resto; chiede che quel rapporto continui ad avere un posto anche nella vita che verrà.

    «Quando una persona parte, la prima reazione è pensare a quello che cambia: gli orari, i messaggi, le abitudini – raccontano Maicol e Mattia -. Nel brano, però, volevamo far passare anche un altro messaggio: puoi desiderare che qualcuno resti senza chiedergli di rinunciare a quello che vuole fare. “Metti al primo posto ciò che vuoi, ma non ti scordare mai di noi” è nato da lì ed è il verso che racconta meglio quello che avevamo in mente.»

    Cambiano il luogo, la lingua, gli orari e le giornate, ma resta qualcosa che i due protagonisti possono ancora guardare nello stesso momento, anche da due parti diverse del mondo: la luna – «Leggi il futuro in una lingua straniera, ma la luna è la stessa».

    Negli ultimi singoli i Ferrinis hanno spesso raccontato relazioni nel momento in cui qualcosa smette di funzionare come prima. In “Non Voglio Niente Di Più” avevano scritto del momento in cui ciò che si ha può finalmente bastare; “Luci Viola” fotografava invece una storia arrivata a un punto in cui avere avuto tutto non era bastato a salvarla. Con “Sud America”, rilasciato a fine giugno, il racconto si era spostato altrove, verso la voglia di andarsene anche solo per qualche giorno e lasciare indietro pensieri e pressioni. Ora, con “Salva questa notte” la partenza diventa reale e lascia a casa una relazione che spera di continuare ad essere casa anche dall’altra parte del mondo.

    Il brano resta nel tempo sospeso in cui nulla è ancora finito, ma niente può più essere dato per scontato. E forse è proprio questo uno dei pensieri che lascia all’ascoltatore: nessun rapporto dovrebbe esserlo davvero, perché anche ciò che sembra solido ha bisogno di continuare a essere scelto, ascoltato, tenuto vivo. “Salva questa notte” si ferma lì, prima della partenza, quando il rapporto esiste ancora nella forma conosciuta fino a quel momento e il resto deve ancora essere scritto. È quella la notte che i Ferrinis scelgono di salvare.