Una parte sempre più significativa del rap contemporaneo non nasce più soltanto in studio, nella forma chiusa del singolo o dell’album, ma nel flusso rapido dei social: freestyle pubblicati come esercizi di stile, reel che diventano piccoli palchi digitali, strofe condivise, salvate, richieste, rimandate da una community prima ancora di arrivare sulle piattaforme ufficiali. In questa zona di transito, spesso sottovalutata, matura “Hardchive.exe” (Ciao Proprio Label/ Symphonic), il nuovo progetto di Malakooda, rapper e autore parmigiano che sceglie di trasformare i propri freestyle più apprezzati dal pubblico in un lavoro unitario, pensato per sottrarli alla dispersione dell’algoritmo e farli confluire in un catalogo sonoro strutturato.
Il titolo gioca su una doppia lettura: da un lato l’idea di archivio, dall’altro il rimando a un’estetica digitale ormai consumata, fatta di file eseguibili, motori di ricerca obsoleti, siti disturbanti, pagine dimenticate, frammenti di un web sempre più complesso e inquieto. “Hardchive.exe” nasce così come raccolta, ma assume subito una valenza differente, che non è quella del semplice recupero di materiale già apparso online, bensì quella di una chiusura della prima fase artistica, di una messa a fuoco del linguaggio e di una dichiarazione di appartenenza a una scena rap che privilegia ancora tecnica, densità, immaginario e collisione tra registri.
Il progetto raccoglie freestyle che, nel tempo, hanno totalizzato circa 400 mila visualizzazioni su Instagram, tutti accompagnati dai rispettivi videoclip ma mai pubblicati ufficialmente prima d’ora. Attorno a questa matrice si innesta l’inedito “Chupacabra”, realizzato con Esa AKA El Presidente, figura storica della cultura hip hop italiana, su produzione dello stesso Esa, e la Live Version di “Codex Gigas”, traccia legata alla vittoria di Malakooda in un contest al Barrio’s Live di Milano, davanti a circa un centinaio di partecipanti.
La presenza di Esa, ben lontana dal semplice featuring di richiamo, è un riconoscimento della traiettoria tracciata finora dall’artista: “Chupacabra” nasce infatti come premio e come sigillo di una fase in cui Malakooda ha portato sul palco la propria scrittura, ottenendo podi e vittorie in contest rap di rilievo. Il brano ruota attorno a una metafora: ogni “GOAT”, inteso insieme come capra e come acronimo di “greatest of all time”, può avere un predatore nascosto nella catena alimentare. Il Chupacabra diventa così l’immagine dell’artista che resta nell’ombra, non ancora sovraesposto, ma già competitivo per scrittura, ambizione e presenza scenica.
“Hardchive.exe” non è un concept album in senso stretto, ma possiede un immaginario compatto, cucito su suoni grezzi e industrial, riferimenti al cinema horror, citazioni cinematografiche e pop, barre fitte, punchline continue, pochissimi ritornelli tradizionali.

Nelle tracce affiorano riferimenti al cinema horror di Lamberto Bava, a “Ghost in the Shell”, “Blade”, “Psycho”, al grindhouse, al fantasy, alla cultura videoludica e al rap battle, insieme alla provincia, alla religione, all’ironia nera e a una continua deformazione linguistica. Un repertorio di immagini e citazioni che viene usato come parte integrante di una scrittura volutamente aspra, stratificata, refrattaria alla forma più prevedibile di un certo tipo di rap degli ultimi anni.
Accanto a Esa, il progetto include anche la collaborazione con gli IJEN KAI, band cyberpunk giapponese con cui Malakooda condivide la ricerca di sonorità industriali e sperimentali. La produzione di “Merda Duomo”, registrata e curata in studio da Jack The Smoker, aggiunge un ulteriore tassello alla dimensione street e contaminata del lavoro, confermando la volontà dell’artista di muoversi dentro un rap capace di assorbire cinema, distorsioni elettroniche, immaginario urban e sperimentazione.
Prodotto e pubblicato da Ciao Proprio Label, con distribuzione Symphonic, “Hardchive.exe” vede tra i produttori Esa AKA El Presidente, 2Twins, IJEN KAI e squirl beats. Il video social ufficiale di “Chupacabra”, curato personalmente da Malakooda anche sul fronte grafico, vede la partecipazione di Esa alle riprese e conferma la natura artigianale, visiva e multidisciplinare del progetto.
«“Hardchive.exe” chiude una piccola era del mio percorso – conclude Malakooda -. Sono brani che negli anni hanno avuto una vita propria su Instagram e che molte persone mi chiedevano di poter ascoltare sulle piattaforme. Ho voluto raccoglierli senza snaturarli, lasciando intatta quella parte grezza, diretta, quasi da file ritrovato. “Chupacabra”, con Esa, rappresenta la chiusura del cerchio: nasce da una vittoria live e porta nel progetto l’idea che la competitività di un artista non coincida sempre con la sua esposizione pubblica.»
A seguire, tracklist e track by track del disco.
“Hardchive.exe” – Tracklist:
1. Chupacabra feat. Esa AKA El Presidente
2. Unholy
3. Ectoplasmon
4. Soqquadri Astratti
5. Merda Duomo
6. Witchcraft
7. Codex Gigas – Live Version
“Hardchive.exe” – Track by track:
Chupacabra feat. Esa AKA El Presidente- Il brano più rappresentativo del progetto e unico vero inedito dell’EP. Su una produzione firmata Esa AKA El Presidente, Malakooda lavora sul concetto di predatore nascosto: se il rap ha trasformato la figura del “GOAT” in misura di superiorità, “Chupacabra” introduce un’immagine più minacciosa e meno celebrativa, quella di chi resta fuori dal centro della scena ma può comunque insidiare la gerarchia. Il testo procede per punchline serrate, riferimenti horror e cultura pop, con un’apertura che porta subito l’ascoltatore dentro un cinema mentale fatto di demoni, inferni urbani e barre ad alta densità.
Unholy. Una traccia attraversata da immagini religiose deformate, figure femminili ambigue, riferimenti al fantasy, al cinema, al fumetto e a una scrittura che opera sul confine tra ironia feroce e inquietudine. “Unholy” è uno dei brani in cui si percepisce meglio la capacità di Malakooda di alternare citazione alta e immaginario pop senza gerarchie, facendo convivere Hattori Hanzo, le Idi di Marzo, il Quidditch, Man Ray e Blade in un rap teatrale e volutamente irregolare.
Ectoplasmon. Il titolo contiene già la cifra dell’artista: la torsione linguistica, il gioco verbale, la capacità di trasformare un riferimento, un simbolo, in elemento disturbante. “Ectoplasmon” fonde rancore, social, identità contraffatte, industry plants, cultura visual, cinema e scrittura come esercizio di resistenza. Malakooda non si limita a rappare, ma occupa lo spazio come se ogni barra fosse una presa di posizione contro l’omologazione e la ripetizione dei modelli.
Soqquadri Astratti. Più narrativo e sentimentale, ma senza rinunciare alla spigolosità della scrittura, “Soqquadri Astratti” dona al progetto una dimensione più relazionale, fatta di quadri spezzati, bugie, famiglia, quartiere, amore e disillusione. Il brano alterna immagini reali e tagli surreali, con una scrittura che passa dal calendario Maya alle panchine, dai tacchi alti al “parco gemellare”, fino a una chiusura che mette in evidenza la distanza tra appartenenza e disincanto, tra casa e smarrimento.
Merda Duomo. Prodotta dagli IJEN KAI e registrata in studio da Jack The Smoker, “Merda Duomo” è una delle tracce più industriali e abrasive del progetto. Il brano dà vita a un immaginario urban sporco, quasi post-industriale: il centro città è raccontato come ingorgo, soffitto basso, ansia, favelas, culto dell’eccesso e sarcasmo religioso. Malakooda usa la città come spazio deformato, luogo di attrito sociale e mentale, con una scrittura che attacca tanto l’estetica patinata quanto la retorica del successo.
Witchcraft. Una traccia dominata da atmosfera nera, riferimenti gotici e immaginario fashion-dark. Dracula, Père-Lachaise, maschere da hockey, Michele Lamy, simbologie occulte e cultura street convivono in un brano che sembra muoversi tra rituale rap e sfilata notturna. “Witchcraft” mette in primo piano la dimensione performativa di Malakooda: non solo scrittura tecnica, ma personaggio, corpo scenico, iconografia.
Codex Gigas – Live Version. La chiusura del progetto è affidata alla dimensione live, elemento essenziale per comprendere il percorso recente di Malakooda. “Codex Gigas” racchiude nel titolo il riferimento al celebre manoscritto medievale noto anche come “Bibbia del Diavolo” e lo traduce in un pezzo rap denso, brutale, che mescola immagini infernali, cinema horror, tasse, vendetta, scuola, assenze e disciplina della scrittura. La Live Version conserva l’energia del palco e collega il progetto alle vittorie nei contest, confermando la centralità della performance nella sua identità artistica.
Con “Hardchive.exe”, Malakooda non archivia soltanto una stagione di freestyle, ma ne definisce il valore, ne riconosce la funzione e la porta fuori dalla temporalità rapida dei social. Il risultato è un progetto che trasforma la richiesta del pubblico in struttura discografica compatta, il materiale nato online in repertorio ufficiale, la tecnica in cifra stilistica. Un lavoro che chiude una fase, ma soprattutto chiarisce la direzione di un autore capace di intrecciare scrittura, immaginario, palco e produzione visiva con una consapevolezza e un’identità sempre più definite.