Categoria: comunicati stampa

  • “Mal di Testa”: Marika racconta una relazione che si sgretola

    MARIKA

    “Mal di Testa”

    ASCOLTA “MAL DI TESTA”!

    https://orcd.co/marika-malditesta

    UNA RELAZIONE CHE SI SGRETOLA TRA DISTANZA, EGOISMO E IL PESO DEGLI SGUARDI DEGLI ALTRI

    “Mal di Testa”, il nuovo singolo di Marika, racconta il momento in cui una relazione comincia a sgretolarsi e il distacco dell’altra persona porta con sé comportamenti egoisti e ingiusti, capaci di trasformare il rapporto in una fonte continua di disagio.

    Al centro del brano c’è una relazione diventata tossica, nella quale la distanza non arriva in maniera netta, ma si manifesta attraverso atteggiamenti che feriscono e creano una situazione sempre più difficile da sostenere. Un malessere che non rimane confinato alla coppia, ma diventa evidente anche agli occhi di chi le sta intorno.

    “Mal di Testa” racconta così anche il peso dello sguardo degli altri: le battute, i commenti e quelle situazioni in cui le persone intorno sembrano accorgersi di ciò che sta succedendo e finiscono, volontariamente o meno, per mettere ancora più in imbarazzo chi sta vivendo quel rapporto.

    Il titolo diventa la sintesi di una condizione emotiva logorante: quel “mal di testa” provocato da una relazione che, invece di essere un luogo sicuro, si trasforma in una continua fonte di tensione.

    Con “Mal di Testa”, Marika porta in musica una dinamica sentimentale tanto dolorosa quanto riconoscibile, raccontando il momento in cui prendere le distanze da qualcuno significa anche fare i conti con ciò che quella relazione ha lasciato dietro di sé.

    Marika è una giovane cantante e cantautrice di 14 anni. Si avvicina alla musica fin da piccola grazie al papà Alessandro e inizia il suo percorso studiando pianoforte, per poi dedicarsi anche al canto sotto la guida dell’insegnante lirico Simone Angippi.

    Prosegue la sua formazione entrando nella Focus On You Academy e nel 2024 partecipa a “Io Canto Family”, in onda su Canale 5, riuscendo ad arrivare fino alla finale.

    Nel 2026 firma con Sorry Mom! con cui inizia un nuovo capitolo artistico.

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  • 7RI8, dalle Dolomiti un nuovo singolo: “Pensi Mai”

    7RI8

    “Pensi Mai”

    IL PESO DEI NOSTRI PENSIERI

    ASCOLTA “PENSI MAI”!

    https://ffm.to/7ri8-pensimai

    “Pensi Mai”, il nuovo singolo dei 7RI8, segna l’inizio di una nuova fase per la band e apre la strada verso il secondo album. Una direzione artistica più immediata e legata al presente, al qui e ora, che sta caratterizzando anche i nuovi brani a cui il gruppo sta lavorando in sala prove.

    Al centro di “Pensi Mai” c’è una domanda apparentemente semplice, ma capace di innescare un vero cortocircuito mentale: quanto potere diamo ai nostri stessi pensieri?

    Il brano si sviluppa intorno a un paradosso racchiuso nella frase “Pensi mai se non pensi mai ai tuoi pensieri che peso dai?”. Un gioco di parole che diventa il punto di partenza per interrogarsi sul valore che attribuiamo a ciò che attraversa la nostra mente e, soprattutto, su quanto quel peso possa condizionare la nostra vita.

    Non è un invito all’inconsapevolezza o alla superficialità.

    Al contrario, “Pensi Mai” parla di consapevolezza emotiva: della capacità di fermarsi, osservare ciò che ci sta accadendo e provare a ridimensionare pensieri, situazioni e persone quando iniziano a schiacciarci, farci sentire piccoli o avvelenare lentamente il nostro quotidiano.

    Il messaggio diventa allora diretto: fermarsi, riconoscere ciò che ci sta facendo male e provare a decidere consapevolmente quanto potere concedergli.

    Musicalmente i 7RI8 traducono questo concetto attraverso la struttura ipnotica di un mantra psichedelico, costruendo quella che la band definisce una sorta di “manipolazione al contrario”: un cortocircuito che non vuole imprigionare l’ascoltatore nei propri pensieri, ma provare a liberarlo dal loro peso.

    Con “Pensi Mai” i 7RI8 guardano così al presente e, contemporaneamente, iniziano a tracciare la strada verso il loro secondo disco, inaugurando una nuova fase del proprio percorso artistico.

    Il 7RI8, a.k.a. TRIO78, sono una band alternative/grunge italiana nata nel 2019 a Belluno, in Veneto, tra le Dolomiti e il mare Adriatico.

    La musica del trio è una graffiante esplosione di vibes, nata per risvegliare emozioni e costruita mescolando groove moderni e più tradizionali alle distorsioni che richiamano il grunge, il punk e l’alternative rock degli anni ’90 e 2000. A completare il sound della band c’è una passione condivisa per la musica degli anni ’80, che emerge in maniera più sottile nelle melodie e nelle ritmiche.

    Forti dell’esperienza live maturata sul territorio anche attraverso progetti precedenti e paralleli, il 7RI8 hanno fatto del rapporto diretto con il pubblico uno dei propri punti di forza.

    Il 7RI8 suonano per le persone, con l’obiettivo di emozionare ed emozionarsi insieme, portando sul palco le storie racchiuse nei loro brani.

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  • “Paura di Vivere”: Elena Ley e la sincerità che vince sul silenzio

    ELENA LEY

    “Paura di Vivere”

    ASCOLTA “PAURA DI VIVERE”!

    IL NUOVO SINGOLO DELLA CANTAUTRICE CON BASE A BARCELLONA IN ATTESA DELL’ ALBUM DI PROSSIMA USCITA

    https://listen.music-hub.com/ethgu6

     

    Dopo “Multitasking Queen” e “Andare via”, arriva “Paura di vivere”, il terzo brano estratto da “Connectando”, il nuovo album di inediti di Elena Ley in uscita il prossimo 16 ottobre.

    “Paura di vivere” nasce da una domanda: quanto di ciò che ci hanno insegnato sulla felicità, sull’amore e sul vivere senza rimpianti è davvero così? La canzone riflette sulle pressioni, sulle scelte e sulle cose che spesso non abbiamo il coraggio di dire, confondendo il silenzio con la diplomazia. È un invito a comunicare con più sincerità, ad accettare che ogni scelta comporta una rinuncia e, soprattutto, a ritrovare un sorriso vero, non quello che indossiamo per non disturbare.

    «Alla fine non si tratta di vivere senza paura, ma di trovare il coraggio di vivere con un sorriso vero».

    Ad accompagnare l’uscita del singolo anche un suggestivo VIDEOCLIP girato da Manuel Mira durante le caldissime giornate d’agosto di Barcellona tra il porto e le strade della città intorno alla celebre statua di Cristoforo Colombo.

    La presenza dell’attore (Juan Soto) diventa il simbolo di ciò che desideriamo ma che, se ottenuto, può portarci a rinunciare ad altre parti della nostra vita. Il suo personaggio rappresenta quella possibilità apparentemente perfetta che ci attrae e ci mette davanti alle nostre scelte, alle priorità e alle conseguenze.

    In alcune riprese Elena legge “Lettere d’amore” di Gabriele D’Annunzio, uno dei suoi autori preferiti, non solo come omaggio alla letteratura italiana, ma anche come simbolo delle parole che rimangono dentro di noi. Scrivere una lettera significa avere il coraggio di mettere nero su bianco ciò che proviamo, anche quando dirlo a voce fa paura.

    Nel videoclip, quelle pagine diventano così un richiamo alla necessità di comunicare con sincerità, invece di nascondersi dietro il silenzio o dietro sorrisi di cortesia.

    Il videoclip accompagna così la protagonista in un percorso fatto di desiderio, scelta e consapevolezza: perché vivere davvero non significa ottenere tutto ciò che desideriamo, ma imparare a scegliere senza paura e a ritrovare un sorriso autentico.

    Elena Ley è una cantautrice, compositrice e poetessa italiana di Milano residente a Barcellona.

    La sua musica unisce il cantautorato italiano contemporaneo a influenze Americana e alla sensibilità mediterranea, dando vita a canzoni personali, intime e profondamente narrative.

    Ha vissuto e lavorato tra Italia, Germania (ha una seconda nazionalitá tedesca per scelta), Spagna e Stati Uniti, esperienze che hanno contribuito a definire il suo modo di scrivere e di guardare al mondo. Canta in italiano, spagnolo e inglese e porta nella sua musica il dialogo tra culture diverse.

    Nel 2025 ha ottenuto il secondo premio a Sanremo Senior con “Camminando”, brano che fa parte del nuovo album “CONNECTANDO”.

    È stata inoltre semifinalista ai MIN Awards in Spagna e agli International Songwriting Awards negli Stati Uniti.

    Con la sua voce, la chitarra e testi che parlano di relazioni, libertà, cambiamento, paure e scelte, Elena Ley propone una musica autentica e senza confini, sospesa tra Italia, Spagna e Germania.

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  • Notturna pubblicano “Tivù”, un brano compatto e potente

    NOTTURNA

    “Tivù”

    UNA CRITICA ALLA TELEVISIONE CONTEMPORANEA

    ASCOLTA “TIVÙ”!

    Spotify: https://shortlink.win/1yi4k

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    Apple Music: https://shortlink.win/1E4v2

    Deezer: https://shortlink.win/1E4vE

    Amazon Music: https://shortlink.win/1yid1

    La band, capitanata da Michele Rizzi, autore, compositore, chitarrista, cantante, produttore e tecnico del suono, presenta “Tivù”, il nuovo singolo che attraverso musica e parole propone una riflessione diretta e provocatoria sul ruolo della televisione nella società contemporanea.

    Al centro del brano c’è uno sguardo critico nei confronti di quella televisione che, secondo l’artista, tende sempre più spesso a privilegiare l’intrattenimento facile e la ripetizione di format già collaudati, rischiando di distogliere l’attenzione da temi e questioni ben più rilevanti.

    “Tivù” parte proprio da questa contraddizione: da una parte la televisione come strumento di svago, capace di entrare ogni giorno nelle case di milioni di persone; dall’altra la sensazione di trovarsi davanti a palinsesti sempre più prevedibili, nei quali la ricerca di idee nuove lascia spesso spazio a formule già sperimentate e considerate più sicure.

    Non tutto, però, viene messo sullo stesso piano. Nel brano trova spazio anche il valore della divulgazione scientifica, storica e documentaristica, vista come una delle espressioni più interessanti del mezzo televisivo: una televisione capace di approfondire, stimolare curiosità e invitare alla riflessione, contrapponendosi alla velocità e alla frammentazione che caratterizzano buona parte dei contenuti consumati quotidianamente sui social.

    La critica dei Notturna arriva inevitabilmente anche alla musica, spesso proposta al grande pubblico attraverso dinamiche che, nella visione dell’artista, tendono a privilegiare prodotti fortemente omologati e ripetuti fino a trasformarsi quasi in un mantra.

    Il singolo è stato registrato e prodotto interamente da Michele Rizzi, che ne ha curato personalmente ogni fase della realizzazione: dalle chitarre alle tastiere, dal basso alle voci, fino al mixaggio e al mastering, con la preziosa partecipazione di  Michele Manfredi alla batteria.

    Il risultato è un brano compatto e potente, nel quale produzione e contenuto procedono nella stessa direzione: scuotere l’ascoltatore, provocarlo e, soprattutto, invitarlo a guardare con maggiore consapevolezza ciò che passa ogni giorno davanti ai suoi occhi.

    I Notturna nascono alla fine degli anni ’80 da un’idea di Michele Rizzi, cantante, chitarrista e autore, oggi anche produttore e sound engineer della band. Il progetto propone un sound definito dallo stesso Rizzi new romantic rock progressive, caratterizzato da atmosfere avvolgenti e da una scrittura che unisce diverse influenze rock.

    Dopo numerose esperienze live, nel 1994 pubblicano il primo EP “Un’altra Luna”, seguito nel 1998 dall’album “Illusioni”, registrato al Palace Recording di Udine e distribuito in collaborazione con Bluetattoomusic. Il disco ottiene riscontri positivi dalla stampa specializzata e nel 1999 la band riceve una nomination come miglior rock band emergente da Radio 105 Network.

    Tra il 1999 e il 2001 i Notturna aprono i concerti di Timoria, Tiromancino e Meganoidi. Nel 2006 pubblicano “Le tue ali”, distribuito da Frontiers e accolto positivamente anche dalla stampa internazionale.

    Dopo la scomparsa nel 2010 dello storico bassista e amico Stefano Simoni, la band attraversa un lungo e difficile periodo, tornando alla discografia nel 2013 con l’EP “Dentro me”, seguito dall’omonimo album nel 2014.

    Nel 2021 esce “Tra gli Angeli”, album che vede anche la partecipazione alle tastiere di Derek Sherinian. Oggi i Notturna proseguono la loro attività con Michele Rizzi anche al basso e sono al lavoro su nuove produzioni e singoli previsti nel corso del 2026.

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  • Liqueedo, il Grande Lebowski diventa canzone: “Lebowsky Song”

    LIQUEEDO

    “Lebowsky Song”

    LA SVOLTA SONORA CHE ACCOMPAGNA IL CELEBRE PERSONAGGIO DEL CINEMA

    ASCOLTA “LEBOWSKY SONG”!

    https://benext.lnk.to/lebowsky

    GUARDA IL VIDEO

    Con “Lebowsky Song”, Liqueedo apre una porta che nei suoi lavori precedenti era rimasta chiusa. Il dream pop e le atmosfere manchester lasciano spazio a chitarre distorte, ritmi serrati e una produzione spinta fino alla saturazione.

    Il risultato ha il passo nervoso del post-punk contemporaneo, il rumore di A Place to Bury Strangers e una certa sporcizia lo-fi che richiama alcune produzioni di Damon Albarn.

    Arturo Molinara prende l’universo surreale de “Il Grande Lebowski” e lo porta fuori dal film, dentro una realtà fatta di pubblicità, consumo, prestazioni, successo esibito e corse senza traguardo.

    Al centro del brano c’è una scelta molto semplice: fermarsi.

    Lasciare per un po’ il rumore del mondo, ascoltare musica, bere qualcosa, giocare a bowling con gli amici e smettere di chiedersi quale dovrebbe essere il prossimo obiettivo.

    Il “Dude” diventa così una figura attraverso cui guardare alle nostre ossessioni quotidiane con maggiore distanza e una buona dose di sarcasmo.

    “Lebowsky Song” propone una semplice sottrazione. Meno velocità, meno apparenza, meno bisogno di dimostrare qualcosa, solo vivere secondo una misura personale, anche quando tutto intorno spinge nella direzione opposta.

    La traccia più imprevedibile del repertorio di Liqueedo diventa quindi anche una dichiarazione di libertà: cambiare suono quando serve, spostarsi dove la canzone chiede di andare e non concedere al proprio percorso il lusso di diventare prevedibile.

    Dietro il nome Liqueedo c’è Arturo Molinara, cantautore salernitano cresciuto con la musica britannica come punto di riferimento. A quindici anni canta Stone Roses, The Smiths, Oasis e Sex Pistols in una cover band composta da musicisti molto più grandi di lui.

    Con gli Oceans arrivano i primi concerti, prima a Salerno e poi in diverse città italiane. Il primo demo raggiunge radio italiane e straniere, fino alla rotazione di Echoic Memories su Insomnia Radio UK.

    Durante il periodo Covid prende forma Liqueedo, progetto nato dal recupero di vecchi provini e dalla scrittura di nuovo materiale. Il passato torna a dialogare con il presente senza trasformarsi in nostalgia.

    Il progetto viene notato da Marco Biondi, storico dj e produttore discografico, e successivamente entra nel roster di SorryMom!.

    Il primo anno porta due singoli: “Out of Nowhere”, diretto verso il rock’n’roll, e “1999”, più intimo e ipnotico. Nel 2026 arriva “English Rose”, immersione nelle atmosfere dream pop britanniche legate a Smiths e Stone Roses.

    Con “Lebowsky Song” il percorso cambia ancora direzione e mostra quanto sia ampio il territorio musicale in cui Liqueedo decide di muoversi.

    Dal vivo il progetto assume diverse forme: solo voce e chitarra, duo, trio oppure band completa.

    In quest’ultima formazione Arturo Molinara è affiancato da Andrea Bruno al basso, Gaetano Di Iorio alla chitarra e Antonio Pappacoda alla batteria.

    Negli ultimi mesi Liqueedo ha condiviso il palco, tra gli altri, con Cristiano Godano, Meganoidi, Gian Maria Accusani e Sick Tamburo, Morgan, Bandabardò, Modena City Ramblers, Gianluca Grignani, Cor Veleno e Francesco Di Bella.

    Una storia che continua a svilupparsi dal vivo, con una certezza precisa: il rock suonato da una band davanti a un pubblico conserva ancora tutto il suo peso.

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  • Becoming Bellatrix pubblicano “Red Burning Star”, tra rinascita e nuova energia

    BECOMING BELLATRIX

    “Red Burning Star”

    QUATTRO MINUTI DI PUNK ROCK, VELOCITÀ ED EMOZIONI VISSUTE IN PRIMA PERSONA

    ASCOLTA “RED BURNING STAR”!

    Spotify: https://shortlink.win/1E06W

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    Deezer: https://shortlink.win/1ydY0

    Amazon Music: https://shortlink.win/1E08g

    “Red Burning Star” è il nuovo singolo dei Becoming Bellatrix, un brano che sintetizza le influenze punk rock del gruppo attraverso un ritmo incalzante e un vero e proprio fiume di parole che accompagna l’ascoltatore per quattro minuti di euforia e velocità.

    Come molti dei brani contenuti in “Don’t Kill My Dreams”, primo album del quartetto trentino, anche “Red Burning Star” affonda le proprie radici in esperienze realmente vissute. È proprio dal vissuto personale che nascono le canzoni più sincere della band: storie che diventano musica conservando tutta la loro immediatezza, unicità e forza.

    “Red Burning Star” racconta quanto profondamente una persona possa entrare nella nostra vita, arrivando a scuotere certezze e convinzioni che sembravano ormai consolidate. Parla di quella sensazione di incompletezza che può nascere quando qualcuno diventa improvvisamente fondamentale, anche se prima del suo arrivo non ci si era mai sentiti davvero incompleti.

    Ma parla soprattutto di chi riesce ad ascoltarci davvero. Di quelle persone capaci di vedere anche le parti più difficili di noi, comprenderne i demoni e, invece di combatterli, trasformarne lo sguardo.

    Qualcuno che sa capire i tuoi demoni e disegnare piume sulle loro ali, mostrandoti così degli angeli.

    Questa è “Red Burning Star”: una corsa veloce e viscerale che unisce l’urgenza punk rock a un racconto profondamente personale, nato dall’incontro con qualcuno capace di cambiare il modo in cui guardiamo noi stessi.

    I Becoming Bellatrix costruiscono il proprio sound partendo dall’energia del punk rock, spingendola verso le sonorità dell’hard rock e del metal. La loro musica nasce dall’incontro delle diverse influenze con cui i componenti della band sono cresciuti e che continuano a far parte del loro percorso musicale. Senza la necessità di chiudersi all’interno di un’unica etichetta, il gruppo punta su brani diretti, energici e capaci di coinvolgere il pubblico.

    Il 6 dicembre 2025 pubblicano “Don’t Kill My Dreams”, album finalista al Trentin Music Award nella categoria Miglior Album. Il disco nasce con l’intento di unire le persone e incoraggiarle ad affrontare le proprie insicurezze, accogliendo il cambiamento anche nei momenti più complessi. Musicalmente, “Don’t Kill My Dreams” mescola pop punk, metal e rock alternativo in un muro sonoro eclettico ma coeso, diventando il biglietto da visita della band e un punto d’incontro tra ascoltatori di generazioni diverse.

    La dimensione live rappresenta un elemento centrale nell’identità dei Becoming Bellatrix ed è sul palco che la loro musica trova la sua espressione più immediata. Nel 2026 la band raggiunge le finali dello Skyfall Rock Contest e del Vicenza Rock Contest, consolidando ulteriormente il proprio percorso dal vivo.

    Con una nuova formazione e una rinnovata energia, i Becoming Bellatrix stanno attraversando una fase di cambiamento e rinascita. Il nuovo materiale segna un ulteriore passo nella loro evoluzione, con un sound ancora più potente, maturo e diretto.

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  • Syelune Vorne: quando il giudizio degli altri diventa più forte della propria voce

    Debole. Matta. Persino “bestia”. Ci sono parole che raccontano una persona e parole che finiscono per sostituirsi a lei.

    Syelune Vorne, cantautrice cubana naturalizzata italiana, racconta di averle sentite su di sé, insieme ad altre definizioni nelle quali non si è mai riconosciuta. Etichette nate anche dal modo in cui gentilezza ed educazione sono state talvolta interpretate come fragilità, fino a produrre una distanza sempre più marcata tra ciò che sentiva di essere e ciò che altri avevano deciso di vedere.

    “Confundieron (Oye mi voz)”, il suo nuovo singolo, parte proprio dal bisogno di trasformare questa esperienza in musica, parlando a tutte le persone che almeno una volta si sono sentite definite dagli altri prima ancora di riuscire a raccontarsi con la propria voce.

    Non una risposta rabbiosa, dunque, né il tentativo di ricostruire pubblicamente ciò che è accaduto, ma la volontà di ridare parola a chi per troppo tempo ha avuto paura di usarla.

    «La mia voce, in questa canzone, diventa la mia verità, il mio rifugio e il luogo in cui posso finalmente essere me stessa – dichiara l’artista -. Per molto tempo ho avuto paura del giudizio e del modo in cui gli altri potevano interpretarmi; oggi sento il bisogno di non lasciare più che siano le definizioni esterne a raccontarmi al mio posto. “Confundieron” non è una canzone frutto del desiderio di accusare qualcuno, ma della necessità di trasformare quello che ho vissuto in qualcosa che mi appartenga davvero e che possa, allo stesso tempo, parlare anche a chi si è sentito giudicato, frainteso o definito dagli altri prima ancora di riuscire a raccontarsi.»

    “Confundieron” è figlia di un’esperienza personale di Syelune, ma intercetta una dinamica che riguarda molte persone e, spesso, molte donne: essere continuamente interpretate attraverso definizioni esterne.

    Troppo fragili quando scelgono la gentilezza; troppo forti quando pongono dei limiti; troppo ambiziose quando decidono di ricominciare.

    Non è soltanto una percezione individuale. Gli stereotipi sui ruoli femminili continuano a essere presenti anche nel modo in cui la società misura ambizioni, aspettative e scelte delle donne. Nell’indagine ISTAT condotta nel 2023 sulla popolazione adulta tra i 18 e i 74 anni, il 20,4% degli intervistati riteneva che il successo professionale fosse più importante per un uomo che per una donna. Una seconda rilevazione ISTAT, sempre riferita al 2023 ma dedicata agli 11-19enni e pubblicata nel 2025, mostra invece che il 56,4% dei ragazzi considera la bellezza più importante per le ragazze che per i ragazzi. Due dati diversi, ma capaci di fotografare la stessa evidenza: quanto presto e quanto a lungo lo sguardo esterno continui a pesare sulla costruzione dell’identità di una donna.

    “Oye mi voz” — ascolta la mia voce — diventa così qualcosa di più di una frase contenuta in un titolo. È un invito a spostare il centro della narrazione di sé da ciò che gli altri hanno detto, pensato o proiettato su di noi a ciò che, finalmente, scegliamo di dire di noi stessi; il passaggio dalla definizione subita alla parola presa in prima persona, dal giudizio esterno alla possibilità di riconoscersi nella propria storia senza doverla più filtrare attraverso lo sguardo altrui. È la possibilità di dire: questa sono io, prima delle interpretazioni che avete proiettato su di me.

    Nel testo, la voce diventa «la mia libertà», «la mia verità senza trucco», fino a trasformarsi nella biografia stessa dell’artista “fatta movimento”. Non è più soltanto lo strumento attraverso cui canta, ma il luogo in cui torna a riconoscersi.

    Syelune non vuole ferire per riuscire finalmente a farsi sentire, ed è la canzone stessa a chiarirlo: «No uso palabras para herir» («Non uso parole per ferire»). La scelta di non utilizzare il proprio vissuto per restituire le parole ricevute con altre parole della stessa natura lascia spazio a una consapevolezza ormai acquisita, quella di chi ha smesso di identificarsi con le etichette che gli altri le hanno apposto e può finalmente riconoscersi senza dipendere da quelle definizioni.

    «Non volevo usare quello che ho vissuto per ferire o accusare qualcuno – prosegue -. Avevo bisogno di trasformarlo. Per me la musica può fare proprio questo: prendere qualcosa che ha fatto male e fartelo vedere in una forma che finalmente ti appartiene.»

    La produzione, firmata da Emanuele Proietti, porta la voce di Syelune Vorne molto vicino all’ascoltatore, lasciando all’interpretazione una presenza particolarmente diretta, quasi da presa live: una resa immediata, che conserva respiri, intensità e una forte sensazione di prossimità.

    È una caratteristica che dialoga direttamente con ciò che viene raccontato, perché se il centro della canzone è il diritto di riprendersi la propria voce, proprio quella voce non può restare in secondo piano.

    Il brano, accompagnato dal videoclip ufficiale girato a Roma sotto la direzione di Danilo D’Auria, arriva mentre Syelune Vorne sta ridefinendo con maggiore consapevolezza anche la propria identità artistica.

    Nata a Cuba e da anni residente in Italia, Syelune porta con sé un rapporto complesso con le proprie origini, fatto di appartenenza e orgoglio, ma anche di distanza e conflitto. L’Italia è il Paese in cui ha scelto di consolidare la propria attività da cantautrice e una nuova fase della propria vita, senza per questo rinunciare alla parte latina né sentirsi obbligata a scegliere tra due appartenenze.

    “Appartenere non significa scegliere” è la frase che oggi accompagna il suo progetto e che, in “Confundieron” assume un significato ancora più ampio: non due identità da mettere in competizione, ma due anime che convivono.

    E forse è proprio in questa convivenza, senza obbligo di scelta tra ciò che siamo e ciò che gli altri si aspettano che siamo, che “Confundieron” trova la sua dimensione naturale. Perché il tema non riguarda soltanto l’identità culturale, ma il diritto di sottrarsi alle definizioni altrui, ai ruoli già assegnati, perfino ai tempi che qualcuno considera “giusti” per cambiare strada, ricominciare o scegliere finalmente se stessi.

    Fino a che punto lasciamo che siano gli altri a stabilire chi dovremmo essere, e persino quando dovremmo diventarlo?

    Syelune Vorne, questa volta, ha scelto di non lasciare la risposta agli altri e di affidarla alla cosa che più di tutte le appartiene: la sua voce. Il resto, forse, comincia proprio nel momento in cui chi ascolta trova il coraggio di riconoscere anche la propria.

  • Dal 18 settembre sui digital store “Face to Face” di Ivano Icardi & Davide Liberti



    Da venerdì 18 settembre 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali di streaming “Face to face”, il nuovo album dei musicisti torinesi Ivano Icardi & Davide Liberti (© & ℗ 2026 Machiavelli Music per la label Machiavelli Music Artist Series).

    “Face to Face” è l’incontro diretto tra due voci strumentali che scelgono di mettersi a nudo senza filtri. La chitarra elettrica di Ivano Icardi — nota per l’identità timbrica definita e un linguaggio che unisce ricerca sonora, profondità melodica e sensibilità narrativa — incrocia il contrabbasso di Davide Liberti, musicista di grande maturità espressiva e straordinaria padronanza tecnica.

    Due strumenti apparentemente distanti trovano una profonda sintonia attraverso un dialogo continuo fatto di ascolto, dinamica e interplay. Più che un semplice duo, il progetto rappresenta un vero confronto d’identità musicali. L’album raccoglie dieci brani — nove composizioni originali e un’intensa rilettura di “Time After Time” — registrati e prodotti allo Skyline Studio di Torino.

    L’intesa artistica nasce da un equilibrio naturale tra composizione, improvvisazione e ricerca timbrica. Le atmosfere cinematiche e i momenti di maggiore tensione emotiva ruotano attorno a melodie forti, dando vita a brani strumentali che conservano la struttura e il respiro tipici della canzone.

    Al centro di tutto c’è la cura per il suono. Il timbro caldo e rotondo della chitarra di Icardi dialoga con il contrabbasso di Liberti, che si impone come voce protagonista tra virtuismo, precisione e una rara sensibilità melodica. La qualità di registrazione valorizza ogni singola sfumatura dell’interazione live.

    Pur inserendosi nel jazz contemporaneo, “Face to Face” ne valica i confini grazie a una scrittura melodica incisiva e a un’esplorazione sonora che richiama maestri come Pat Metheny e Bill Frisell. La tecnica non è mai fine a se stessa, ma rimane sempre al servizio dell’espressione e della narrazione.

    “Face to Face” è un album che trasforma la musica in un racconto condiviso, guidato da due personalità musicali uniche e da un linguaggio comune.

    TRACK-LIST:

    • Sunrays
    • Blue Essence
    • Path Of Life
    • Kid Savage
    • You Never Speak
    • Enery
    • Odessa
    • Sankarà
    • First Breath
    1. Time After Time


    Spiega Ivano Icardi a proposito del nuovo progetto discografico: “Questo progetto nasce da un bisogno di autenticità. Sentivo che la musica, per tornare a essere davvero mia, doveva liberarsi da ciò che è pensato, costruito, previsto. Avevo bisogno di ritrovare il gesto puro: il suono che nasce mentre lo stai cercando, la nota che arriva perché la stai ascoltando, non perché l’hai immaginata prima. Da questa urgenza ha preso forma il disco.

    Ho scelto di condividere questo percorso con Davide perché in lui riconosco una sensibilità umana e musicale rara. È un musicista capace di unire una tecnica eccelsa a una libertà improvvisativa fuori dal comune, una profondità di ascolto e una capacità di trasformare ogni istante in musica. La sua grandezza non è soltanto nello strumento, ma nel modo in cui riesce a dare significato a ogni nota. Con Davide la musica non si prepara: accade. Tra noi c’è un ascolto profondo, una fiducia che permette alla musica di muoversi da sola. Bastano pochi secondi, un’idea appena accennata, e tutto prende forma con naturalezza. Ricordo quando abbiamo affrontato First Breath: non avevamo nulla, solo una tonalità suggerita a mezza voce. Abbiamo iniziato a suonare e il brano è nato come un respiro condiviso, qualcosa che senti emergere e capisci subito che non devi controllare, ma soltanto accompagnare.

    Anche gli altri brani sono cresciuti così: da intuizioni, silenzi, piccoli frammenti diventati musica. È un disco che non nasce dal desiderio di impressionare, ma dalla necessità di essere autentico. Due strumenti che si incontrano, si ascoltano, si influenzano e scoprono insieme la direzione da prendere.

    Per me rappresenta una forma di libertà: la musica che torna a essere un atto vivo, presente, necessario. Un momento irripetibile in cui il suono non viene semplicemente eseguito, ma prende forma davanti a te.”

    Aggiunge Davide Liberti: “Questo progetto per me è stato un incontro raro. Con Ivano ho trovato una sintonia che non si costruisce: nasce. Durante i concerti dedicati a Unconventional ho percepito un dialogo naturale, un ascolto profondo, un modo di suonare insieme che andava oltre la musica. Da quella sensazione è nata l’idea di registrare un disco in duo, senza piani, senza strutture, lasciando che tutto accadesse nel momento.

    In studio abbiamo seguito la stessa filosofia. Alcuni brani sono nati da improvvisazioni pure, da gesti spontanei che si sono trasformati in musica senza essere cercati. Altri appartengono al nostro repertorio personale, brani che portiamo dentro da tempo e che qui hanno trovato una nuova forma, più intima e più essenziale. Questa combinazione ha dato al disco un equilibrio naturale: la libertà dell’istante e la profondità della nostra storia musicale.

    È stato sorprendente vedere come tutto si muovesse con fluidità. Bastava un accenno, un colore, e la musica prendeva forma da sola, senza forzature. Lavorare con Ivano significa condividere una visione della musica che mette al centro la sincerità: ogni nota ha un peso, ogni gesto un significato. La sua sensibilità artistica e umana rende questo dialogo qualcosa di prezioso.

    Questo disco non è stato progettato: è accaduto. È la testimonianza di due strumenti che si ascoltano, si fidano, si influenzano e trovano una direzione comune. Per me rappresenta un momento di verità: la musica che nasce libera, senza maschere, senza sovrastrutture. Un’esperienza rara, che sono felice di aver potuto vivere e fissare in queste registrazioni.”



    Ascolta qui l’album



    Biografie

    IVANO ICARDI

    Ivano Icardi è una delle voci più personali e riconoscibili della chitarra moderna italiana. Nato a Torino nel 1975, cresce circondato dalla musica e sviluppa fin da giovanissimo un linguaggio che unisce tecnica, sensibilità melodica e una profonda ricerca del suono.

    Dopo una lunga esperienza come produttore, autore e compositore per alcune tra le principali realtà discografiche e televisive — Warner, Sony, Universal, RAI, Mediaset, Sky e Walt Disney —, sceglie di riportare la chitarra al centro del proprio percorso creativo, intraprendendo una ricerca che lo conduce a definire un’identità musicale distintiva, sospesa tra jazz contemporaneo, narrativa sonora, rock e modern guitar.

    Il debutto solista arriva nel 2013 con Walking With The Giants, pubblicato dall’etichetta americana Favored Nations di Steve Vai. Negli anni successivi collabora con musicisti di fama internazionale come Gregg Bissonette, Bryan Beller, Fabrizio Grossi, John Giblin e Kenny Aronoff, consolidando una poetica in cui virtuosimo, melodia e ricerca timbrica convivono in perfetto equilibrio.

    Con So Far Away (2016), Live at Umbria Blues Festival (2019) e soprattutto Unconventional (2023), Icardi afferma una cifra stilistica matura, approfondita anche nel volume Unconventional – Un viaggio nell’arte della chitarra moderna (Volontè & Co.), dedicato alla sua visione artistica e al suo approccio allo strumento.

    Accanto all’attività discografica, porta avanti un’intensa attività concertistica con il proprio trio, esibendosi in festival e rassegne in tutta Italia e collaborando con alcuni dei più apprezzati musicisti della scena nazionale. Dal 2019 è fondatore e proprietario dello Skyline Studio di Vinovo, uno spazio creativo dedicato alla produzione discografica, alle colonne sonore e allo sviluppo di progetti artistici, dove competenze tecniche, sensibilità musicale e qualità sonora convergono in un’unica visione.

    Artista ufficiale Ibanez, produttore pluripremiato, compositore e docente con oltre trent’anni di esperienza, Ivano Icardi rappresenta oggi una figura di riferimento della chitarra contemporanea italiana. Il suo stile, caratterizzato da una forte riconoscibilità timbrica, unisce eleganza espressiva, profondità melodica e continua ricerca del suono, mettendo sempre la tecnica al servizio della musica e dell’emozione.

    INSTAGRAM  https://www.instagram.com/ivano_icardi


    DAVIDE LIBERTI

    Davide Liberti (Torino, 2 ottobre 1980) è un contrabbassista e bassista elettrico attivo nella scena jazz italiana, riconosciuto per la versatilità timbrica e per un linguaggio personale sviluppato sul contrabbasso a 5 corde. Inizia lo studio del basso elettrico a quattordici anni, per poi avvicinarsi al jazz e intraprendere da autodidatta il percorso sul contrabbasso, ispirato dall’ascolto di Scott LaFaro.

    Si forma al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino nel triennio jazzistico, consolidando una visione musicale aperta e contemporanea. Nel corso della sua carriera si esibisce in numerosi festival e rassegne nazionali e internazionali, tra cui Clusone, Iseo Jazz, Piacenza Jazz Festival, Cagliari Jazz Meeting, Trieste Love Jazz, Torino Jazz Festival, Bologna Jazz Festival, Jazz Piano Festival Praga, European Jazz Festival, Bucarest, Festival Voci Pigna.

    Ha collaborato con artisti di rilievo come Billy Cobham, Chad LB, Randy Brecker, Tineke Postma, Christian Escoudé, George Garzone, Maurizio Giammarco, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, Giovanni Falzone, Fabio Giachino, Emanuele Cisi, Furio Di Castri, Gianni Virone, Mattia Barbieri e molti altri, costruendo un percorso ricco di esperienze e progetti trasversali.

    È membro stabile del trio di Fabio Giachino e partecipa a diverse produzioni discografiche.

    Parallelamente all’attività concertistica, Liberti insegna contrabbasso e basso elettrico presso la Jazz School Torino e ha collaborato con la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di musicisti.

    La sua cifra stilistica unisce profondità espressiva, rigore ritmico e una sensibilità melodica che rende il suo suono immediatamente riconoscibile. Negli anni ha sviluppato un approccio che fonde tradizione jazzistica, modernità e una forte attenzione alla dimensione timbrica, qualità che lo rendono una presenza autorevole e ricercata nella scena contemporanea.

    INSTAGRAM  https://www.instagram.com/davideddie80

  • Dal 18 settembre sui digital store “Face to Face” di Ivano Icardi & Davide Liberti

    Da venerdì 18 settembre 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali di streaming “Face to face”, il nuovo album dei musicisti torinesi Ivano Icardi & Davide Liberti (© & ℗ 2026 Machiavelli Music per la label Machiavelli Music Artist Series).

    “Face to Face” è l’incontro diretto tra due voci strumentali che scelgono di mettersi a nudo senza filtri. La chitarra elettrica di Ivano Icardi — nota per l’identità timbrica definita e un linguaggio che unisce ricerca sonora, profondità melodica e sensibilità narrativa — incrocia il contrabbasso di Davide Liberti, musicista di grande maturità espressiva e straordinaria padronanza tecnica.

    Due strumenti apparentemente distanti trovano una profonda sintonia attraverso un dialogo continuo fatto di ascolto, dinamica e interplay. Più che un semplice duo, il progetto rappresenta un vero confronto d’identità musicali. L’album raccoglie dieci brani — nove composizioni originali e un’intensa rilettura di “Time After Time” — registrati e prodotti allo Skyline Studio di Torino.

    L’intesa artistica nasce da un equilibrio naturale tra composizione, improvvisazione e ricerca timbrica. Le atmosfere cinematiche e i momenti di maggiore tensione emotiva ruotano attorno a melodie forti, dando vita a brani strumentali che conservano la struttura e il respiro tipici della canzone.

    Al centro di tutto c’è la cura per il suono. Il timbro caldo e rotondo della chitarra di Icardi dialoga con il contrabbasso di Liberti, che si impone come voce protagonista tra virtuismo, precisione e una rara sensibilità melodica. La qualità di registrazione valorizza ogni singola sfumatura dell’interazione live.

    Pur inserendosi nel jazz contemporaneo, “Face to Face” ne valica i confini grazie a una scrittura melodica incisiva e a un’esplorazione sonora che richiama maestri come Pat Metheny e Bill Frisell. La tecnica non è mai fine a se stessa, ma rimane sempre al servizio dell’espressione e della narrazione.

    “Face to Face” è un album che trasforma la musica in un racconto condiviso, guidato da due personalità musicali uniche e da un linguaggio comune.

    TRACK-LIST:

    • Sunrays
    • Blue Essence
    • Path Of Life
    • Kid Savage
    • You Never Speak
    • Enery
    • Odessa
    • Sankarà
    • First Breath
    1. Time After Time


    Spiega Ivano Icardi a proposito del nuovo progetto discografico: “Questo progetto nasce da un bisogno di autenticità. Sentivo che la musica, per tornare a essere davvero mia, doveva liberarsi da ciò che è pensato, costruito, previsto. Avevo bisogno di ritrovare il gesto puro: il suono che nasce mentre lo stai cercando, la nota che arriva perché la stai ascoltando, non perché l’hai immaginata prima. Da questa urgenza ha preso forma il disco.

    Ho scelto di condividere questo percorso con Davide perché in lui riconosco una sensibilità umana e musicale rara. È un musicista capace di unire una tecnica eccelsa a una libertà improvvisativa fuori dal comune, una profondità di ascolto e una capacità di trasformare ogni istante in musica. La sua grandezza non è soltanto nello strumento, ma nel modo in cui riesce a dare significato a ogni nota. Con Davide la musica non si prepara: accade. Tra noi c’è un ascolto profondo, una fiducia che permette alla musica di muoversi da sola. Bastano pochi secondi, un’idea appena accennata, e tutto prende forma con naturalezza. Ricordo quando abbiamo affrontato First Breath: non avevamo nulla, solo una tonalità suggerita a mezza voce. Abbiamo iniziato a suonare e il brano è nato come un respiro condiviso, qualcosa che senti emergere e capisci subito che non devi controllare, ma soltanto accompagnare.

    Anche gli altri brani sono cresciuti così: da intuizioni, silenzi, piccoli frammenti diventati musica. È un disco che non nasce dal desiderio di impressionare, ma dalla necessità di essere autentico. Due strumenti che si incontrano, si ascoltano, si influenzano e scoprono insieme la direzione da prendere.

    Per me rappresenta una forma di libertà: la musica che torna a essere un atto vivo, presente, necessario. Un momento irripetibile in cui il suono non viene semplicemente eseguito, ma prende forma davanti a te.”

    Aggiunge Davide Liberti: “Questo progetto per me è stato un incontro raro. Con Ivano ho trovato una sintonia che non si costruisce: nasce. Durante i concerti dedicati a Unconventional ho percepito un dialogo naturale, un ascolto profondo, un modo di suonare insieme che andava oltre la musica. Da quella sensazione è nata l’idea di registrare un disco in duo, senza piani, senza strutture, lasciando che tutto accadesse nel momento.

    In studio abbiamo seguito la stessa filosofia. Alcuni brani sono nati da improvvisazioni pure, da gesti spontanei che si sono trasformati in musica senza essere cercati. Altri appartengono al nostro repertorio personale, brani che portiamo dentro da tempo e che qui hanno trovato una nuova forma, più intima e più essenziale. Questa combinazione ha dato al disco un equilibrio naturale: la libertà dell’istante e la profondità della nostra storia musicale.

    È stato sorprendente vedere come tutto si muovesse con fluidità. Bastava un accenno, un colore, e la musica prendeva forma da sola, senza forzature. Lavorare con Ivano significa condividere una visione della musica che mette al centro la sincerità: ogni nota ha un peso, ogni gesto un significato. La sua sensibilità artistica e umana rende questo dialogo qualcosa di prezioso.

    Questo disco non è stato progettato: è accaduto. È la testimonianza di due strumenti che si ascoltano, si fidano, si influenzano e trovano una direzione comune. Per me rappresenta un momento di verità: la musica che nasce libera, senza maschere, senza sovrastrutture. Un’esperienza rara, che sono felice di aver potuto vivere e fissare in queste registrazioni.”


    Ascolta qui l’album



    Biografie

    IVANO ICARDI

    Ivano Icardi è una delle voci più personali e riconoscibili della chitarra moderna italiana. Nato a Torino nel 1975, cresce circondato dalla musica e sviluppa fin da giovanissimo un linguaggio che unisce tecnica, sensibilità melodica e una profonda ricerca del suono.

    Dopo una lunga esperienza come produttore, autore e compositore per alcune tra le principali realtà discografiche e televisive — Warner, Sony, Universal, RAI, Mediaset, Sky e Walt Disney —, sceglie di riportare la chitarra al centro del proprio percorso creativo, intraprendendo una ricerca che lo conduce a definire un’identità musicale distintiva, sospesa tra jazz contemporaneo, narrativa sonora, rock e modern guitar.

    Il debutto solista arriva nel 2013 con Walking With The Giants, pubblicato dall’etichetta americana Favored Nations di Steve Vai. Negli anni successivi collabora con musicisti di fama internazionale come Gregg Bissonette, Bryan Beller, Fabrizio Grossi, John Giblin e Kenny Aronoff, consolidando una poetica in cui virtuosimo, melodia e ricerca timbrica convivono in perfetto equilibrio.

    Con So Far Away (2016), Live at Umbria Blues Festival (2019) e soprattutto Unconventional (2023), Icardi afferma una cifra stilistica matura, approfondita anche nel volume Unconventional – Un viaggio nell’arte della chitarra moderna (Volontè & Co.), dedicato alla sua visione artistica e al suo approccio allo strumento.

    Accanto all’attività discografica, porta avanti un’intensa attività concertistica con il proprio trio, esibendosi in festival e rassegne in tutta Italia e collaborando con alcuni dei più apprezzati musicisti della scena nazionale. Dal 2019 è fondatore e proprietario dello Skyline Studio di Vinovo, uno spazio creativo dedicato alla produzione discografica, alle colonne sonore e allo sviluppo di progetti artistici, dove competenze tecniche, sensibilità musicale e qualità sonora convergono in un’unica visione.

    Artista ufficiale Ibanez, produttore pluripremiato, compositore e docente con oltre trent’anni di esperienza, Ivano Icardi rappresenta oggi una figura di riferimento della chitarra contemporanea italiana. Il suo stile, caratterizzato da una forte riconoscibilità timbrica, unisce eleganza espressiva, profondità melodica e continua ricerca del suono, mettendo sempre la tecnica al servizio della musica e dell’emozione.

    INSTAGRAM  https://www.instagram.com/ivano_icardi

    DAVIDE LIBERTI

    Davide Liberti (Torino, 2 ottobre 1980) è un contrabbassista e bassista elettrico attivo nella scena jazz italiana, riconosciuto per la versatilità timbrica e per un linguaggio personale sviluppato sul contrabbasso a 5 corde. Inizia lo studio del basso elettrico a quattordici anni, per poi avvicinarsi al jazz e intraprendere da autodidatta il percorso sul contrabbasso, ispirato dall’ascolto di Scott LaFaro.

    Si forma al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino nel triennio jazzistico, consolidando una visione musicale aperta e contemporanea. Nel corso della sua carriera si esibisce in numerosi festival e rassegne nazionali e internazionali, tra cui Clusone, Iseo Jazz, Piacenza Jazz Festival, Cagliari Jazz Meeting, Trieste Love Jazz, Torino Jazz Festival, Bologna Jazz Festival, Jazz Piano Festival Praga, European Jazz Festival, Bucarest, Festival Voci Pigna.

    Ha collaborato con artisti di rilievo come Billy Cobham, Chad LB, Randy Brecker, Tineke Postma, Christian Escoudé, George Garzone, Maurizio Giammarco, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, Giovanni Falzone, Fabio Giachino, Emanuele Cisi, Furio Di Castri, Gianni Virone, Mattia Barbieri e molti altri, costruendo un percorso ricco di esperienze e progetti trasversali.

    È membro stabile del trio di Fabio Giachino e partecipa a diverse produzioni discografiche.

    Parallelamente all’attività concertistica, Liberti insegna contrabbasso e basso elettrico presso la Jazz School Torino e ha collaborato con la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di musicisti.

    La sua cifra stilistica unisce profondità espressiva, rigore ritmico e una sensibilità melodica che rende il suo suono immediatamente riconoscibile. Negli anni ha sviluppato un approccio che fonde tradizione jazzistica, modernità e una forte attenzione alla dimensione timbrica, qualità che lo rendono una presenza autorevole e ricercata nella scena contemporanea.

    INSTAGRAM  https://www.instagram.com/davideddie80

  • Filadelfo Castro è il compositore della colonna sonora della seconda stagione di “Roast in Peace”, da oggi su Prime Video

    Da venerdì 18 settembre è disponibile la nuova stagione di “Roast in Peace” su Prime Video: Filadelfo Castro firma la colonna sonora originale e la consulenza musicale della serie, portando sul set un inedito commento comico tra coro Gospel e organo dal vivo, realizzato con arrangiamenti polifonici innovativi e originali.

    Filadelfo Castro firma la colonna sonora originale e la consulenza musicale della seconda stagione di Roast in Peace, il celebre comedy show in arrivo il 18 settembre 2026 su Prime Video. Il compositore e produttore rinnova così la collaborazione con uno dei format di punta della piattaforma, alzando l’asticella della sperimentazione sonora televisiva.

    È anche nell’impronta musicale voluta da Filadelfo Castro e Francesco Lancia che risiede il cuore creativo di questa nuova stagione. Ispirandosi al Gospel tradizionale e contemporaneo, arricchito da influenze soul, R&B e hip hop, il compositore ha dato vita a un esperimento raro sul piccolo schermo: portare direttamente sul set un coro Gospel e un organista per eseguire dal vivo ogni stacco, jingle e commento musicale. Una presenza scenica e sonora attiva, dove le partiture scritte si fondono con momenti di pura improvvisazione che dialogano in tempo reale con i comici e con lo storytelling dello show.

    Tutti i brani strumentali originali sono composti da Filadelfo Castro che ha co-scritto anche le canzoni presenti nello show insieme a Stefano Paviani e Francesco Lancia.  I brani sono stati interamente prodotti, registrati e mixati dallo stesso Castro presso i suoi studi Beatfactory di Como. Tra gli ospiti musicali ci sarà anche un cameo di Francesca Michielin.

    Il soundscape ritma e amplifica così il meccanismo dissacrante del programma condotto da Michela Giraud, prodotto da Stand by me con la regia di Alessio Pollacci e il team autorale guidato da Francesco Lancia. In ogni episodio una celebrità assiste al proprio surreale “funerale”, tra battute al vetriolo e omaggi spietati. I “roastati” di quest’anno sono Alessandro Borghese, Giuseppe Cruciani, Fedez, Simona Ventura e Asia Argento, arrostiti in scena dai comici Max Angioni, Eleazaro Rossi, Stefano Rapone e Martina Catuzzi.

    “Un esperimento unico: unire composizioni complesse, testi comici e la sfida di un ensemble vocale dal vivo basato sulla polifonia. Ne sono molto orgoglioso.” (Filadelfo Castro)

    Biografia

    Filadelfo Castro è uno dei produttori più attivi della scena musicale italiana e tra i compositori televisivi più richiesti del Paese. Come produttore e arrangiatore firma o co-firma oltre 150 tra singoli e album per Universal, Sony, Warner, BMG e molte altre etichette, lavorando al fianco di alcuni dei nomi più importanti della musica italiana — tra cui Tiziano Ferro, LDA, Pooh, Max Pezzali, Rita Pavone, Dodi Battaglia, Riccardo Fogli, Amedeo Minghi, Shel Shapiro, Gatto Panceri, Valerio Scanu, Daniele Battaglia, Claudio Cecchetto, Maurizio Vandelli, Tony Esposito e Orietta Berti — e la sua attività varca i confini nazionali collaborando con artisti internazionali come Paolo Nutini, Chris Joyce (Simply Red), Ronn Moss, Tommy Emmanuel, Lola Ponce, Marie Claire D’Ubaldo, Al Di Meola, Miró e Pepe Lopez.

    Nel 2020 dirige l’orchestra al Festival di Sanremo per Rita Pavone, un traguardo che ne consacra la statura di direttore d’orchestra. Nel 2024 vince l’Emmy Award come compositore della serie TV americana Italy Made with Love, nella categoria Outstanding Educational & Informational Program, confermandosi tra i compositori di musica per le immagini — cinema, TV e pubblicità — più richiesti in Italia.

    La sua musica accompagna alcune tra le produzioni più seguite della televisione e dello streaming italiano e internazionale: firma colonne sonore e sigle di serie e film come Sara e Marti (Disney), Apri e vinci (Rai 2), L’Aquila 3:32 (Rai 2, prima serata), Dottori in corsia (Rai 3, prima serata), Ambrosoli – Il prezzo del coraggio (Rai 1, prima serata), Nuovi Eroi (Rai 3, prima serata), Jams (Rai Gulp) e I Cavalieri di Castelcorvo (Disney Italia). Compone inoltre per FERRO, il documentario di Prime Video sulla vita di Tiziano Ferro, e per la serie Netflix Di4ri. Il suo lavoro di compositore e consulente musicale attraversa show e docu-serie di grande richiamo come Dinner Club (stagioni 1, 2 e 3 – Prime Video), Unica (Netflix), The Ferragnez (Prime Video), Summer Job (Netflix), Ilary (Netflix), Roast in Peace (Prime Video) e molti altri titoli per Rai, LA7, TV8 e Real Time, tra cui Lingo, FarWest, Il forno delle meraviglie, Primo appuntamento, 100% Italia, In & Out e Facci ridere.

    Con base al Beatfactory Recording Studio di Como, Filadelfo Castro continua oggi a comporre, produrre e arrangiare, muovendosi con naturalezza tra musica applicata alle immagini e produzione discografica.

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