Categoria: comunicati stampa

  • Gianni Fiorellino: da oggi in radio e in digitale “Comme me manche”

    Dal 25 settembre è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Comme me manche”, il nuovo singolo di Gianni Fiorellino distribuito da Zeus Record che anticipa il nuovo album di inediti in uscita nella primavera 2027.

    “Comme me manche” segna l’atteso ritorno di Gianni Fiorellino con un brano scritto e composto a quattro mani con Carmela D’Agostino e prodotto dallo stesso Fiorellino insieme a Manuel Erri.

    Il singolo rappresenta un nuovo e stimolante capitolo artistico: un’inedita fusione tra pulsazioni deep house e la linea melodica tipica del repertorio dell’artista. L’arrangiamento si apre a sonorità dal respiro marcatamente internazionale, dove gli elementi elettronici dialogano con una vocalità grintosa, carica di pathos e trasporto.

    Il brano mette a fuoco una storia d’amore in bilico tra la ferita della rottura e la speranza tenace di un riavvicinamento. Attraverso un’alternanza naturale tra dialetto napoletano e italiano, la narrazione fotografa il peso del rimorso e la consapevolezza di una distrazione fatale, senza cercare alibi: emerge la nostalgia viva di un’intimità condivisa e la certezza viscerale che quel sentimento scorra ancora forte in entrambi. Lungi dal risolversi in una semplice resa, la traccia si trasforma in un appello sincero e maturo, teso a riavvolgere il tempo, azzerare le distanze e stringersi di nuovo per non lasciarsi più.

    “Che vita fosse si nun t’esse maie ncuntrata, sta malatia senza ‘e nun se po sana’, io e te nun c’ammo maie lassato overamente, st’ammore scorre ancora forte dint’e vene…”  (Gianni Fiorellino)


    Guarda il videoclip su YouTube: ​​https://youtu.be/mCKR1gRmGRc?is=HC2TPMdSKSp2J4Oi

     

     Biografia

    Gianni Fiorellino, classe 1982 (con ben 18 album all’attivo), è un cantautore italiano. A 7 anni inizia gli studi di pianoforte, strumento in cui conseguirà in seguito il diploma al Conservatorio. Sin da giovanissimo si esibisce in pubblico nei locali e nei teatri napoletani, ottenendo un successo che, a soli 12 anni, gli consente di incidere E io canto, il suo primo disco.

    Nel 2002 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con la canzone Ricomincerei, classificandosi al quarto posto. Sempre nel 2002 si concede una prestigiosa parentesi jazz come protagonista, in acustico al pianoforte, di un concerto al Festival dei Due Mondi di Spoleto, insieme a musicisti del calibro di Massimo Moriconi al contrabbasso, Alessandro Canini alla batteria, Lino Esposito alle chitarre, il bluesman Roberto Ciotti e l’incantevole voce di Kelly Joyce.

    Nel 2003 torna al Festival di Sanremo presentando il brano Bastava un niente, posizionandosi al 5° posto nella classifica finale.

    Nel 2004 partecipa a Music Farm, il primo reality show musicale di Rai 2, e nello stesso anno incide il suo primo “live” durante un memorabile concerto tenutosi a Napoli in Piazza Diaz.

    Nel 2005 realizza, con la collaborazione di Kevin Hettenne, Dodi Battaglia e Mario Reyes, le dieci tracce che compongono l’album Passion.

    Nel 2006 affronta una lunga e fortunata parentesi teatrale che lo vede protagonista di Masaniello, il musical, per la regia di Tato Russo.

    Nel 2007 incide un duetto con Fiordaliso dal titolo Io muoio, caratterizzato da sperimentazioni pop-melodiche.

    Nel 2008, oltre a partecipare alle fasi di qualificazione per la Bulgaria all’Eurovision Song Contest, incide la sua seconda raccolta intitolata XLMC – Per la mia città, presentata dal vivo il 27 dicembre in un concerto nella centralissima Piazza Dante a Napoli.

    Dopo una pausa personale, torna nel 2015 su etichetta Zeus Records: firma insieme a Vincenzo D’Agostino il disco interamente in napoletano Io mantengo le promesse, che vede la partecipazione di Lele Melotti alla batteria.

    Tra il 2017 e il 2023 intraprende un lungo tour teatrale che registra il tutto esaurito nei più grandi teatri della Campania.

    Il 31 maggio 2024 arriva “l’occasione della vita”: la sua musica riunisce 17.000 persone nel luogo più suggestivo della città, lo Stadio Diego Armando Maradona. L’evento riceve il patrocinio del Comune di Napoli e della Città Metropolitana. Sempre nel 2024 presenta, in collaborazione con Prime Video, il docu-film Aspettami stanotte, patrocinato dal Comune di Sanremo, che supera le 50.000 ore di streaming.

    Nel 2025 registra un sold out all’Arena Flegrea con uno spettacolo rock accompagnato dalla leggenda Mike Terrana. L’evento, patrocinato dal Comune di Napoli e dalla Città Metropolitana, rientra nelle celebrazioni per i 2.500 anni della città.

    Nello stesso periodo pubblica il suo primo libro, Solo se c’è amore, diventato Bestseller Amazon per 7 mesi e presentato al Salone del Libro di Torino. A luglio il volume viene inserito nella rassegna del Circolo Letterario di Sanremo, riscuotendo un notevole successo. Grazie a questo progetto culturale, partecipa all’iniziativa “Io leggo perché”, visitando circa 50 scuole della Regione Campania.

    A settembre è uno dei protagonisti di Napoli Musa Live, il grande concerto in Piazza del Plebiscito per i 2.500 anni della città.

    Il 24 giugno 2026 presso Piazza Carlo di Borbone, Reggia di Caserta si esibisce davanti a 9.000 persone accompagnato da Maria Grazia Cucinotta, Federico Zampaglione dei Tiromancino, Andrea Sannino, Franco Ricciardi e Roberto Colella.

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  • “Come vernice”: Duedimé racconta il tempo lungo in cui sai che ti fa male ma non sei ancora riuscita a uscirne

    «A volte vorrei essere ossa,
    quella taglia in meno che manca»

    «Chiedo scusa se esisto
    e se occupo un posto
    »

    «Ho lasciato il cuore in un barattolo,
    ne vedo il fondo ma non lo sento,
    tra qualche ora sarà un peso addosso
    e io sarò da sola a ricominciare da me.
    Sei tutti i chili che ho addosso
    e tutto il tempo che ho perso.»

    Prima vengono le parole, i giudizi, le accuse, le colpe attribuite abbastanza a lungo da diventare plausibili anche per chi le riceve, fino a trasformarsi nella misura di sé e del proprio valore. Poi quelle parole cominciano a modificare il modo in cui ci si percepisce e, a un certo punto, può diventare difficile capire dove finisca ciò che siamo e dove cominci ciò che qualcuno ci ha convinto di essere.

    Duedimé ha impiegato dieci anni e dieci canzoni per tornare a distinguere le due cose. Da questo percorso di rielaborazione e consapevolezza nasce “Come vernice”, il suo debut album prodotto da Roberto Terranova e disponibile su tutti i digital store per INDACO Records/ADA Music Italy.

    Il titolo richiama la vernice che, nel disco, diventa la metafora di tutto ciò che può depositarsi addosso a una persona all’interno di una relazione disfunzionale, fino a modificare il modo in cui vede sé stessa. Uno strato sopra l’altro, che nel lungo periodo sostituiscono la forma originaria.

    Scrostarli significa allora compiere l’operazione inversa, separando ciò che ci appartiene davvero da tutto quello che, nel tempo, abbiamo finito per credere nostro.

    “Come vernice” si apre con “Zero (preludio)”, brano in cui Duedimé fissa uno specchio senza riconoscersi, e si chiude con “Come vernice (epilogo)”, dove di quello specchio deformante non accetta più l’immagine: «E come vernice lo strato si scrosta e non ho la forma dei tuoi tocchi».

    Tra quei due estremi ci sono una relazione tossica, la manipolazione psicologica, il bisogno di essere scelta, la progressiva perdita di identità, il rapporto complicato con il cibo e con il proprio peso, la depressione, la sensazione di non essere mai abbastanza, la rabbia, il tentativo di andarsene, le ricadute e, infine, la riconquista di uno spazio personale.

    Un disco che non arriva a guarigione avvenuta, dunque, ma conserva e attraversa tutte le fasi che la precedono, in quel tempo spesso lungo nel quale si comincia a riconoscere ciò che sta accadendo senza essere ancora riusciti a uscirne.

    La violenza psicologica all’interno della coppia riguarda ancora una quota rilevante di donne. Secondo i dati Istat riferiti al 2025, il 17,9% delle donne che hanno o hanno avuto un partner dichiara di averla subita; tra quelle con un ex partner la percentuale sale al 27,9%. Controllo, isolamento, svalorizzazione, violenza verbale, minacce e intimidazioni rientrano tra le forme più comuni rilevate dall’Istituto.

    Conseguenze che restano quasi sempre invisibili e su cui il disco di Duedimé insiste maggiormente, perché ciò che una relazione disfunzionale lascia dietro di sé può continuare a incidere anche molto tempo dopo la sua fine. Il corpo si vede; molto meno visibile è ciò che può portare una persona a guardarlo diversamente, a misurarne continuamente il valore, modificando il proprio rapporto con il cibo per desiderare di occupare meno spazio, fino a pensare che essere “meno” possa significare essere finalmente abbastanza.

    In “Sei tutti i chili che ho addosso”, Duedimé mette nello stesso verso il peso fisico e quello del tempo perduto: «Sei tutti i chili che ho addosso e tutto il tempo che ho perso». I chili diventano così anche il conto di ciò che quella relazione ha lasciato dietro di sé, mentre il giudizio ricevuto negli anni continua a interferire con il modo in cui lei guarda il proprio corpo. Un malessere che arriva dritto fino allo stomaco – «mi fai svegliare ogni giorno con lo stomaco rotto da menta e caffè senza zucchero» – in una Bologna che l’artista racconta di attraversare quasi senza sentirla: «Bologna è un cumulo di passi, li cammino e non li sento». Un’immobilità che tiene sotto scacco anche il futuro – «Forse il futuro mi è passato accanto ma non ho la forza per guardare attorno a me», facendo sì che il tempo perso non riguardi soltanto gli anni già trascorsi, ma anche le possibilità, le occasioni e i pezzi di vita che le sono scivolati accanto mentre cercava semplicemente di resistere.

    Cibo e peso tornano anche nelle tracce successive. In “Si chiama Karma o si chiama Fortuna”, scritto durante uno dei periodi più difficili del binge eating di cui Duedimé ha sofferto, una scatola di biscotti è vuota, lo stomaco grida «non voglio più niente» e subito dopo arrivano «carboidrati e incertezze». Il senso di sazietà arriva insieme al senso di colpa e al bisogno di riempire un vuoto che con la fame non aveva nulla a che fare. In “Equilibrio (questo sconosciuto)” il corpo viene raggiunto da un’altra sequenza di rigide prescrizioni: dimagrire, camminare, mangiare poco e spesso, mentre intorno sembrano essere tutti laureati, fidanzati, realizzati e capaci di stare al passo con una normalità dalla quale lei continua a sentirsi esclusa. Quei versi non autorizzano diagnosi e non bastano, naturalmente, per definire la complessità di un disturbo alimentare, ma sarebbe altrettanto sbagliato considerarli di poco conto: peso, cibo, taglia e valore personale tornano più volte nell’album e finiscono per comporre un quadro nel quale il rapporto con il corpo non può essere separato da tutto ciò che Duedimé ha raccontato fino a quel momento.

    E in “Non farò a meno della vita”, subito dopo aver desiderato di essere «ossa», l’artista si risponde: «Faccio a pugni con me stessa ma poi mi dico che le ossa, quelle no, non riescono a cantare». Non c’è ancora l’accettazione di sé, né sarebbe credibile raccontarla come una conquista improvvisa. C’è però un pensiero che interrompe, almeno per un momento, il desiderio di essere più piccola: quel corpo è anche ciò che le permette di cantare, respirare, occupare spazio, vivere.

    Le canzoni raccolte in “Come vernice” sono state scritte nell’arco di un decennio. Alcune risalgono a quando Duedimé aveva diciannove anni e viaggiava sui regionali per studiare in Conservatorio; altre appartengono agli anni romani, divisi tra studio e lavoro in una caffetteria; altre ancora sono nate a Bologna. Non erano state pensate come capitoli consecutivi della stessa storia, ma rileggendole a distanza di tempo la cantautrice ha riconosciuto molti punti in comune. Vi ha ritrovato il rapporto complesso con sé stessa e con il concetto di amore, la depressione, i disturbi alimentari, la dipendenza affettiva, le aspettative, le frasi alle quali aveva creduto e le parti del proprio corpo che aveva imparato a rifiutare annullando sé stessa nell’immagine riflessa di uno sguardo esterno.

    Dieci canzoni nate in tempi e città differenti stavano raccontando, senza essere state programmate per farlo, la stessa lunga uscita da una condizione che per anni aveva inciso sul modo in cui si percepiva.

    «Nella scrittura di queste canzoni ho deciso, come punto di partenza, di abbracciarmi, comprendermi e perdonarmi» – racconta Duedimé.

    L’artista parla anche di “terapia” per descrivere questi brani. Il termine non sostituisce naturalmente un percorso clinico; racconta piuttosto che cosa abbia significato, per lei, scrivere mentre molte di quelle esperienze erano ancora troppo vicine per essere osservate a debita distanza.

    Pop, pop-rock e indie costituiscono la matrice sonora principale di “Come vernice”, ma negli arrangiamenti c’è spazio anche per il blues, l’elettronica e la canzone d’autore italiana, con la parola sempre in primo piano.

    “Come vernice” è un disco sul rapporto tra identità, corpo, valore personale e relazioni; su quanto facilmente il giudizio di qualcuno possa entrare nel modo in cui impariamo a guardarci e su quanto tempo possa servire per distinguere ciò che ci appartiene davvero da ciò che abbiamo finito per credere nostro.

    Perché basta ascoltare le dieci tracce per capire che la difficoltà maggiore non è quasi mai quella di uscire da una relazione disfunzionale, ma riconoscere e superare tutte le ferite che quella relazione ci ha lasciato: nel modo di amare, di mangiare, di rispettare sé stessi e perfino di immaginare il futuro.

    “Come vernice” racconta, con la consapevolezza di chi quel tempo intermedio, spesso lunghissimo, lo ha attraversato, la fase in cui una persona non è più completamente dentro ciò che le ha fatto male, ma non ne è ancora del tutto fuori. Perché quando finalmente lo strato comincia a scrostarsi, quello che rimane non è una persona nuova, ma la possibilità di riconoscere di nuovo la propria forma e ricominciare. E forse ricominciare significa prima di tutto questo: riuscire, finalmente, a riconoscersi senza avere più bisogno che sia qualcun altro a definirci.

    A seguire, tracklist e track by track dell’album.

    “Come vernice” – Tracklist:

    1. Zero (preludio)
    2. Abitudinaria novità
    3. Sei tutti i chili che ho addosso
    4. Si chiama Karma o si chiama Fortuna
    5. La ragazza che non c’è
    6. Non farò a meno della vita
    7. Equilibrio (questo sconosciuto)
    8. La danza
    9. Negazioni
    10. Come vernice (epilogo)

    “Come vernice” – Track by track

    “Zero” apre il disco nel momento in cui Duedimé non riesce più a riconoscersi nello sguardo che ha imparato ad avere di sé. Fissa prima un muro, poi uno specchio. Nel secondo non si riconosce. È ancora emotivamente ferma davanti alla persona che l’ha fatta sentire irrilevante: «Sono una per gli altri, zero per te». Il giudizio dell’altro ha ancora il potere di determinare il proprio valore. Lei continua a cercarne il nome, l’odore, le parole; una parte di sé è ancora completamente legata a quella relazione. La risalita di “Come vernice” parte da qui.

    In “Abitudinaria novità” compare per la prima volta una frase che rompe il meccanismo raccontato in “Zero”: «sono io la mia cura». Prima di arrivarci, però, Duedimé attraversa la fase di chi continua a chiedere scusa persino mentre sta male. «Chiedo scusa se esisto e se occupo un posto», scrive; poco dopo corregge la direzione di quelle scuse: «Avrei dovuto chiederlo a me». Compare anche un livido sul braccio che la protagonista sente ancora addosso. La relazione viene raccontata mediante ciò che ha lasciato sul corpo, nei sogni e nella percezione del proprio diritto a occupare uno spazio.

    “Sei tutti i chili che ho addosso”. Bologna illumina tutto tranne la protagonista del brano. “Sei tutti i chili che ho addosso” lega la fine di una relazione al rapporto con il cibo e con il corpo. Le luci della città, i treni, il caffè senza zucchero, il ricordo di un lavandino condiviso ricostruiscono i tratti di un’assenza; non solo dell’altro, ma di sé nel proprio tempo.

    “Si chiama Karma o si chiama Fortuna” cambia registro e lascia entrare l’ironia senza ridurre il percorso doloroso e complesso che Duedimé sta raccontando. Il brano nasce durante uno dei periodi più difficili del binge eating di cui ha sofferto: la scatola di biscotti della nonna è vuota perché è stata finita in pochi minuti, di notte, durante un’abbuffata. Poi arriva il senso di pienezza – «lo stomaco grida: non voglio più niente» – ma poco dopo ricomincia la ricerca del cibo: «ed io ancora carboidrati e incertezze». Non è fame, ma il tentativo di riempire attraverso il cibo un vuoto che il cibo non può colmare. Carboidrati, stanchezza, rabbia e sarcasmo convivono in una scrittura volutamente pungente, capace di passare dalla scatola di biscotti della nonna a una riflessione: essere stata amata «per finta, per tristezza o paura». Duedimé scherza mentre tenta ancora di capire che cosa le sia successo. A un certo punto compare l’immagine di un fiore: piccolo, fragile, incapace però di interrogarsi sulla legittimità della propria esistenza. «Un fiore non sceglie, un fiore fiorisce senza pensare».

    “La ragazza che non c’è” racconta la sensazione di essere accanto a qualcuno e sentirsi cancellati. Una forma di assenza che può esistere anche senza una separazione: due persone possono condividere la stessa stanza e non incontrarsi più – «Da due mesi nella stessa stanza, io di nuovo non sono abbastanza». La protagonista prova a spiegarsi, ma paragona il tentativo al voler fare «ingoiare una goccia al mare». Il pensiero si accumula fino a diventare stagnante; le promesse sono vetri rotti; il silenzio produce un’eco.

    “Non farò a meno della vita” è il brano in cui Duedimé smette almeno per un istante di considerare la propria presenza come qualcosa da restringere. Il testo affronta senza metafore il rapporto problematico con il proprio corpo e il desiderio di ridurlo ancora, fino quasi a cancellarlo: «A volte vorrei essere ossa, quella taglia in meno che manca». Poi arriva una delle frasi che meglio spiegano il progetto: «Ma poi mi dico che le ossa, quelle no, non riescono a cantare». La musica e la voce diventano il motivo per non scomparire. Duedimé rivendica il mare, il sole, i rumori, le sensazioni e perfino le cose apparentemente insignificanti. Non afferma di essere improvvisamente felice, ma dice di voler continuare a esserci prima ancora di sapere precisamente come. Alla fine trova anche la libertà di piangere tutto quello che aveva trattenuto.

    Dimagrisci. Cammina. Studia. Mangia meglio. Agisci. Cambia. Non lamentarti. “Equilibrio (questo sconosciuto)” mette in fila il rumore dei consigli non richiesti, delle aspettative sociali e delle frasi con cui spesso si pretende di risolvere dall’esterno un disagio che non si conosce. Qui il sarcasmo diventa il modo più efficace per restituire l’assurdità di tutte quelle prescrizioni. Da una parte c’è la pressione di una normalità perfettamente confezionata – «tutti laureati, fidanzati, realizzati, tutti un po’ Mulino Bianco» -, dall’altra una ragazza che passa le notti sveglia e si domanda dove stia sbagliando. Nel brano arriva anche la voce della relazione: «Sei solo una bambina, sempre lì a sognare», e quel «qui serve uno bravo» ripetuto fino a diventare continua svalutazione. Alla fine, più che trovare l’equilibrio, Duedimé comincia a rifiutare chi pretende di indicarglielo.

    All’inizio de “La danza”, il movimento è qualcosa che la protagonista subisce. Le mani dell’altra persona stringono sempre più forte, il controllo viene meno, la testa gira e lei cade stanca nella stanza. Poi una mano la risolleva dal fondo. Non viene specificato a chi appartenga, può arrivare anche da sé stessa. Ciò che conta è che, nell’ultima ripetizione, Duedimé non subisce più la danza: la balla leggera. Leggera ma finalmente consapevole. Cade ancora, ma questa volta ride. La stanza è la stessa; è cambiato il modo in cui lei riesce a viverci dentro.

    Quando la relazione finisce, rimane il problema di imparare a non riempire immediatamente il vuoto con qualcun altro. “Negazioni” è il brano della distanza e della piena consapevolezza. Duedimé non vuole odiare, non vuole dimenticare forzatamente e soprattutto non vuole occupare ogni giornata di voci e facce pur di non sentire il peso dell’assenza. Ha imparato qualcosa che all’inizio del disco non sapeva ancora fare: stare nel silenzio – «Di me ho scoperto quel meglio, quello che con te io avevo perso». Non servono una nuova relazione, una vendetta o la cancellazione del passato; serve imparare a non ricadere nelle stesse braccia.

    “Come vernice (epilogo)”. Alla fine rimane la domanda da cui tutto il disco è nato: quanto di ciò che pensiamo di essere appartiene davvero a noi? Nella title track Duedimé riconosce le forme che qualcun altro aveva “ricalcato” dentro la sua testa e il colore che aveva falsificato per abitudine, paura o dovere. La vernice, finalmente, comincia a staccarsi – «Lo strato si scrosta e non ho la forma dei tuoi tocchi». Scrostare non significa diventare una persona nuova, ma riconoscere ciò che esisteva prima che lo sguardo di qualcun altro cominciasse a modificarne la forma. Anche il ritornello cambia destinatario. Duedimé non parla più alla persona da cui cercava una conferma nelle prime tracce. Parla a sé stessa: «Non spargere te stessa al vento invece di investire su di te, non sei tenuta a dissetarti di lui quando non vuoi per cercare d’innaffiarti un po’». “Come vernice” termina così nello stesso punto verso cui l’intero album ha cercato di arrivare: la possibilità di ricominciare senza chiedere a un’altra persona quale forma si debba avere.

  • Cardo: il 25 settembre esce l’EP d’esordio “Volerò via”

    Dal 25 settembre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming “Volerò via”, il primo ep di Cardo dal quale è estratto il singolo in rotazione radiofonica “Heyyy”.

    Ad aprire la tracklist è “Heyyy”, il singolo in radio, un brano dalle decise sonorità EDM guidato da un pianoforte che evoca immediatamente l’energia degli anni ’90. La traccia esplora il gioco dei contrasti — luce e buio, bene e male —, concetti che non potrebbero esistere senza il proprio opposto. Nel momento in cui ogni punto fermo viene a mancare, si spalanca l’abisso: un vuoto che sa essere pericolosamente magnetico. È qui che il confine tra paura e attrazione si assottiglia, fino a quando il timore muta in rabbia, trasformandosi in una necessaria valvola di sfogo. 

    “Volerò Via”… e adesso?! L’illusione del tempo: forse è questo il tema centrale dell’EP. Il presente è tutto ciò che abbiamo, CARDO è stanco di vivere nel futuro. I temi e le emozioni toccati dentro le tracce sono molti, e tutti girano attorno a una sola domanda: se oggi fosse l’ultimo giorno, come vivremmo? Le sonorità sono elettroniche, dall’EDM alla dubstep. Le parole serie, ma non troppo. L’ironia è importante!

     TRACK-LIST:

    Heyyy

    Questa Notte

    Siamo Solo Noi

    Nel Paese Dei Balocchi

    Volerò Via

    2DAY

    Commenta l’artista sull’ep: “Descrivere un brano o in questo caso un EP mi mette sempre in crisi, fatico ad aggiungere parole oltre a tutte quelle che ho già scritto.. L’unica cosa che mi viene in mente è che mi sono divertito molto!”

    Biografia

    Simone Cardelli nasce a Imola il 15 Giugno 2002.

    Inizia gli studi di pianoforte all’età di 5 anni per poi interromperli all’età di 13 proseguendo da autodidatta. All’età di 18 anni si avvicina da autodidatta alla produzione musicale servendosi principalmente di FL Studio. Da sempre scrive ed inizia così a comporre i primi brani.

    Le reference musicali che lo ispirano sono molte, dato l’ascolto dei generi più disparati.

    Attraverso la sua musica, Simone si racconta, condividendo sentimenti, dolori e riflessioni sulla società, con l’obiettivo di connettersi con più persone possibili, senza distinzione di età.

    “Volerò via” è il primo ep di Cardo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 25 settembre 2026 dal quale è estratto il singolo in rotazione radiofonica “Heyyy”.

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  • “Isole” è il nuovo singolo di Michele Montani

    Dal 25 settembre 2026 sarà disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali “ISOLE”, il nuovo singolo di Michele Montani per Il Branco Publishing.

    “Isole” è una canzone che racconta un paradosso del nostro tempo: siamo costantemente connessi, ma sempre più incapaci di comunicare davvero. Come isole, custodiamo paesaggi interiori, fragilità e bellezze che restano nascoste dietro silenzi, paure e distanze emotive. In un mare di persone, cerchiamo di essere visti e compresi, mentre l’amore rischia di diventare un’abitudine fragile e inconsistente. Il brano è il viaggio di chi continua a cercare la propria identità, circondato da milioni di altre isole, nella speranza di trovare finalmente un ponte verso qualcuno.

    Racconta l’artista a proposito della canzone: “Con ‘Isole’ ho voluto raccontare quanto sia facile sentirsi soli anche in un mondo che ci tiene costantemente connessi. Ognuno di noi custodisce emozioni, paure e bellezze che spesso restano invisibili, come un’isola in mezzo al mare. Il sound di questo brano racconta la ricerca di un contatto autentico e la voglia di ritrovare la propria identità, oltre al rumore e alle apparenze”.

    Il videoclip mette in luce un dualismo che l’artista descrive così: “Io, in bianco. Sempre Io, in nero. Due facce della stessa medaglia che si alternano. Da un lato la luce accecante di una vita sempre connessa, mostrata, notificata. Dall’altro il buio, l’ombra di uno schermo spento, il silenzio profondo in cui sprofondiamo quando posiamo il telefono. Ecco l’illusione in cui viviamo: la sensazione di avere tutto il mondo a portata di click e, allo stesso tempo, la costante e tremenda incapacità di comunicare davvero ciò che sentiamo. Siamo iperconnessi, ma anche così soli. Come isole”.

    Guarda il videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=8myUpT1x7lY

     

    Biografia

    Michele Montani si avvicina alla musica da adolescente, studiando clarinetto e diplomandosi al conservatorio. Contemporaneamente scopre la sua passione per il canto, che lo porta a diplomarsi come Interprete di Musica Leggera presso il CET di Mogol. I suoi gusti musicali spaziano dal pop al soul e al gospel e i suoi modelli di riferimento sono Beyoncé, Calum Scott, John Legend e Giorgia. Ha così iniziato a pubblicare alcuni inediti (Spazio Invisibile, Stare Senza Te) prima di intraprendere una collaborazione con Up Music, per il suo ultimo progetto. La musica, per lui, è racconto intimo, autentico e intenso delle contraddizioni della realtà in cui viviamo. 

    “Isole” è il nuovo singolo di Michele Montani disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali dal 25 settembre 2026. 

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  • Varirischy torna il 19 Settembre con «Solo cazzate infinite», tra sarcasmo e sonorità abrasive

    Varirischy è il progetto cantautorale di Emiliano Bianchi, nato a Follonica, sulla costa toscana, e cresciuto nel rione Senzuno, un quartiere di pescatori, operai e persone ispirate da varie forme d’arte, tutte rigorosamente autodidatte. Autodidatta anche lui, si definisce «piccolo paroliere di periferia, più adatto alla vita acquatica che a quella terrestre».

    Il mare viene prima di tutto: le barche, la luna, le persone silenziose, lo stile gotico, le cose e le persone che riescono ancora a stupire. L’attività che gli è riuscita meglio nella vita, sostiene, è il windsurf. È un amante incondizionato dei grandi cantautori italiani e stranieri di ogni epoca, oltre che convinto sostenitore della teoria secondo cui la musica sarebbe potuta finire nel 2000.

    Scrive da oltre trent’anni racconti e testi di canzoni, sempre a mano e di getto. Il progetto è attivo discograficamente da pochi mesi e pubblica esclusivamente singoli, ciascuno con un’identità stilistica propria: dal rock grunge dell’esordio «Varirischy» al pop di «Velluto Rosso», fino al rock industrial dell’ultima uscita, «Solo cazzate infinite».

    Ascolta, SALVA e aggiungi in playlist Varirischy!

    📸 @emiliano_bianchi3

    🎧 Varirischy su Spotify

    🎵 «Solo cazzate infinite»

    🎵 «Velluto Rosso»

    🎵 «Varirischy»

    Varirischy BIOGRAFIA

  • “Very” è il nuovo singolo degli U-MAN

    Da venerdì 25 settembre 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Very”, il nuovo singolo degli U-MAN per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “Very” è un brano pop rock che racconta una storia d’amore nata dall’incontro di due persone che sembrano riconoscersi fin dal primo momento come parte dello stesso destino. Al centro della canzone c’è un legame che si consolida giorno dopo giorno. Tra le immagini utilizzate compare quella della pioggia che lava via il dolore, metafora degli ostacoli superati insieme. Il racconto arriva fino alla promessa di matrimonio e alla volontà di continuare a condividere lo stesso percorso. Il brano è caratterizzato da sonorità pop rock lente e delicate, che accompagnano la dimensione sentimentale del testo. L’arrangiamento cresce gradualmente fino al ritornello, dove l’ingresso di tutti gli strumenti rende il suono più deciso e segna il momento di maggiore intensità del brano.

    Spiega la band a proposito della canzone: «“Very” racconta una storia d’amore molto semplice ma allo stesso tempo profonda: quella di due persone che si incontrano e, quasi immediatamente, sentono di aver trovato qualcosa di speciale. Il brano parla di tutti quei momenti che costruiscono una relazione nel corso degli anni: le risate, i sogni, i momenti belli, ma anche le difficoltà che inevitabilmente fanno parte di ogni storia. Quello che volevamo raccontare è proprio la forza di avere accanto una persona che rimane con te in ogni momento e che, con il tempo, diventa parte della tua vita e della tua storia. Nel testo c’è anche il ricordo del primo incontro, di quel momento in cui capisci che devi provarci perché davanti a te potrebbe esserci la persona che stavi aspettando. Da lì nasce il desiderio di costruire qualcosa insieme, di condividere tutto e di non lasciarsi andare. Per noi “Very” è soprattutto una canzone che parla della fortuna di incontrare qualcuno con cui sentirsi davvero completi. Un amore che non significa essere perfetti, ma scegliere ogni giorno di restare insieme, superare le difficoltà e continuare a costruire il proprio cammino». 

    Il videoclip ufficiale di “Very” porta in immagini la storia raccontata dalla canzone, alternando la performance della band sul palco ad una coreografia affidata a due ballerini di danza classica.

    La danza diventa il filo conduttore del video e segue le diverse fasi del rapporto: dal primo incontro alla scoperta reciproca, fino alla complicità che si sviluppa nel tempo. Gesti, sguardi e movimenti raccontano anche i momenti più difficili e la volontà dei due protagonisti di rimanere uniti.

    L’alternanza tra l’esibizione della band e la coreografia costruisce così un dialogo tra musica e immagini, dando una rappresentazione visiva al tema centrale del brano: un legame che cresce e si consolida nel tempo.

    Guarda il videoclip di “Very” su YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=91TUUqlGuag 

    U-MAN | BIOGRAFIA

    Gli U-MAN sono una band composta da Jacopo Di Giuseppe (voce), Luca Fareri (batteria), Sebastian Marino (tastiere), Alessandro Borgo Caratti (chitarra) e Fabio Penna (basso). Cinque amici d’infanzia, legati dalla stessa passione per la musica, quindici anni fa decisero di trasformare i loro sogni in una band pop rock. Tra sale prove improvvisate, notti passate a scrivere testi e melodie, e l’energia di chi crede davvero in qualcosa, nacquero decine di canzoni che raccontavano la loro amicizia, le paure e le speranze di una generazione.

    Poi la vita li portò lontano: lavori, scelte diverse, città diverse. La band si fermò, lasciando quelle canzoni chiuse in vecchi demo e ricordi mai dimenticati. Ognuno prese la propria strada, convinto che quel capitolo fosse ormai finito. Ma il destino aveva altri piani. Circa un anno fa, quasi per caso, i cinque si sono ritrovati. Bastarono poche note, qualche vecchia registrazione e la stessa complicità di sempre per capire che quella storia non era davvero finita. Così hanno deciso di riformare la band originale, riportare in vita quei brani e dare finalmente voce a un progetto rimasto sospeso nel tempo. Oggi, con la maturità di chi ha vissuto esperienze diverse ma con lo stesso fuoco di allora, tornano insieme con un obiettivo chiaro: far uscire la loro musica e tentare, ancora una volta, la scalata al successo. 

    “Very” è il nuovo singolo degli U-MAN disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 25 settembre.

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  • “Icaro” è il nuovo singolo di Froyd

    Dal 25 settembre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Icaro”, il nuovo singolo di Froyd (Maionese Project).

    “Icaro” è un brano alternative blues rock contaminato da elementi elettronici che affronta il tema della follia e dell’esaurimento nervoso.

    Ispirandosi alla figura mitologica di Icaro — il giovane che osa spingersi oltre il limite umano avvicinandosi troppo al sole —, l’artista trasforma il mito in una metafora della società contemporanea: un contesto in cui l’individuo è costantemente spinto a essere più produttivo e performante, fino a consumare se stesso nel tentativo di superare ogni barriera.

    Il brano nasce dall’osservazione di una condizione condivisa da molte persone vicine al cantautore, ma affonda le radici anche in un’esperienza personale che rende il racconto autentico e viscerale. Sul piano sonoro, chitarre distorte dal timbro acido si intrecciano con synth affilati, dando vita a una trama tesa e tagliente; contemporaneamente, basso e batteria scandiscono un groove incalzante che trascina l’ascoltatore in una spirale di crescente pressione e inquietudine.

    “Icaro” diventa così un grido di ribellione e disperazione contro una realtà che esige sempre di più, fino a snaturare la nostra stessa umanità.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Icaro incarna alla perfezione lo spirito del mio nuovo EP, sia dal punto di vista sonoro sia per i messaggi e i contenuti che porta con sé. Il riff principale del brano, groovy e tagliente, è nato durante una jam in sala prove con il mio gruppo e, fin dal primo momento, ho sentito che aveva qualcosa di speciale. Quando ho inviato la demo a Nubula, il mio produttore, ne è rimasto subito colpito e ci siamo messi immediatamente al lavoro per trovare l’arrangiamento migliore. Per rendere il suono delle chitarre ancora più acido e pungente, abbiamo fatto passare il segnale attraverso una noise box. Il tema del brano è emerso da esperienze personali e di amici afflitti da condizioni di stress e disagio, causate dall’esigenza malsana di iper performare per raggiungere sempre nuovi obiettivi. Sentivo l’urgenza di scriverci una canzone e quale poteva essere un accompagnamento musicale migliore se non questo. Credo che la figura mitologica di Icaro possa rappresentare bene la situazione lavorativa e sociale disumana che assorbe e soffoca i giovani di oggi.”

    Biografia

    Il progetto Froyd prende vita nel gennaio del 2025, tra le nebbie di un inverno che segna la svolta artistica di Andrea Frosi. Dopo un percorso solido come chitarrista e busker, Andrea decide di intraprendere la dimensione solista e cantautoriale, mettendo a nudo la propria identità e visione musicale.

    Le radici di Froyd affondano nel blues e nel rock più viscerale, attingendo alla forza espressiva e all’intensità dei grandi maestri degli anni Settanta, come Jimmy Page e Jimi Hendrix. Un legame viscerale con le sei corde nato a soli dieci anni, coltivato prima con studi privati e poi perfezionato presso la prestigiosa scuola milanese NAM. La voce arriva più tardi, durante i mesi di isolamento della pandemia: una pausa forzata trasformata nell’opportunità di esplorare, studiare e padroneggiare questo nuovo strumento espressivo.

    A tracciare le coordinate stilistiche del progetto sono singoli come Déjà vu, Manifesto e Tuo, brani in cui la tecnica chitarristica si fonde con una scrittura autentica e diretta, lontana dalle formule preconfezionate.

    Dietro la musica di Froyd gravita una squadra coesa che ne cura ogni dettaglio sonoro e visivo: Nubula (produzione e arrangiamenti), Eliachesuona (co-scrittura), Cecilia Miradoli e Livrea (vocal coaching), Kimerica (social media & visual identity), Ivan KP (foto e video) e The Passenger (artwork). Nelle esibizioni dal vivo, l’impatto del progetto prende corpo grazie a una band affiatata composta da Gianluca Pistani, Federico Negro, Beatrice Finiguerra e Aleister Pasciolla.

    La musica di Froyd si rivolge a una generazione – in particolare a quel pubblico tra i 20 e i 35 anni – che cerca un’alternativa all’omologazione del mainstream contemporaneo. L’obiettivo è costruire un canale di condivisione autentica e umana per dare voce ad ansie, fragilità e speranze generazionali. Per Andrea vivere esclusivamente di musica non è una semplice ambizione, ma l’unica strada possibile per dare voce a ciò che è.

    “Icaro” è il nuovo singolo di Froyd, disponibile su tutte le piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 25 settembre 2026.

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  • “Iodio” è il nuovo singolo dei The Vice

    Dal 25 settembre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Iodio”, il nuovo singolo dei The Vice pubblicato per l’etichetta Matilde Dischi.

    “Iodio” è un brano che esplora il tema della nostalgia legata a momenti di goliardia, vissuti con l’inconsapevolezza di trovarsi nel pieno di una relazione fatta di passione, divertimento e godimenti estivi. Attraversata da una brezza tardo-estiva, la narrazione descrive ricordi vividi arricchiti da sfumature romantiche. Dal punto di vista musicale, il singolo racchiude tutto l’inventario sonoro tipico dei The Vice: un mix coinvolgente che aggancia il funky, la disco e la house, avvicinandosi alle sfumature di uno stile “sunset” che fa da perfetto sfondo al racconto.

    Racconta Vincenzo Tocco, autore e co-compositore insieme a Fabio Mancuso, a proposito della genesi del brano: “È un brano nato come tanti altri dall’assemblaggio di pezzi di progressioni di accordi e strutture musicali abbozzate. Il racconto nasce dopo una notte trascorsa senza dormire a Valencia in attesa di prendere un volo per Tenerife. Dopo la notte avremmo dovuto attraversare tutta la giornata prima di andare a prendere l’aereo. Siamo andati in spiaggia all’aurora e lì, l’argentea patina d’acqua che avevo di fronte mi ha messo di fronte un’immaginaria storia di passione vissuta dopo una serata e già caduta nella nostalgia all’alba del giorno successivo. Siamo arrivati a Tenerife io e FabioZeta (Fabio Mancuso) ci siamo chiusi nell’appartamento prenotato con un computer e una tastierina presa in affitto dall’unico negozietto di musica della zona. Nei mesi precedenti avevo abbozzato delle linee di accordi che avevo portato con me per eventuali idee di composizione. Abbiamo preso il testo scritto a Valencia (e la cover è lo scatto di uno dei momenti in cui scrivevo il testo) e abbiamo iniziato la produzione. Nel giro di 10 giorni, alternando registrazioni a serate in giro per l’isola, abbiamo prodotto Iodio“.

    BIO

    Dall’arcobalenico e scintillante marchio sonoro dei The Vice scaturisce un messaggio chiaro e dirompente: il “vizio” di vivere e godere attraverso una musica nuova. Il progetto nasce dall’intuizione del cantante, pianista e compositore Vincenzo Tocco, maturata dopo diverse esperienze dal vivo nei locali londinesi. Raggiunta la formazione definitiva a Milano nel 2021, la band propone uno stile che racconta storie e personaggi di vita mondana, con un sound che alterna ritmi pop, fresche cadenze dance, riff indie-rock e melodie romantiche.  Le loro influenze fondono il mondo di David Bowie, Lady Gaga, Queen e Dua Lipa con i groove di Giorgio Moroder, della disco contemporanea e del vintage italiano di Raffaella Carrà, senza tralasciare sfumature care al cantautorato. Hanno un’intensa attività live nei principali locali milanesi (dall’Apollo Theatre all’Arci Bellezza e all’Hard Rock Café) e nel 2025 sono approdati fino ai Bootcamp di X-Factor, distinguendosi con la cover di “Ballo Ballo“. Con un nutrito repertorio di inediti, tra cui l’EP “Cadeaux” (2024) e singoli come “Pelle Contro Pelle“, “Macedonia” e “Viziomania“, i The Vice continuano a espandere il proprio universo sonoro. 

    “Iodio” è il nuovo singolo dei The Vice per Matilde Dischi, disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica dal 25 settembre 2026. 

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    Vincenzo Tocco –
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  • Una vittima impopolare. Un crimine impossibile. Un assassino in libertà. Per la prima volta arriva in Italia J. R. Ellis con il romanzo giallo “Il corpo nella grotta”

    Con “Il corpo nella grotta” Indomitus Publishing porta per la prima volta in Italia dal 17 settembre J. R. Ellis, voce ormai consolidata del giallo britannico contemporaneo e autore della serie “Misteri e omicidi nello Yorkshire (Yorkshire Murder Mysteries)”, che dal 2017 ha conquistato lettori in tutto il mondo con oltre due milioni di copie vendute e tredici volumi.

    In questo primo capitolo della serie un cadavere affiora dal buio di una grotta labirintica nelle Dales dello Yorkshire: un delitto impossibile che sfida ogni logica.

    A capo delle indagini, l’ispettore Jim Oldroyd – veterano delle brume britanniche – e il detective Carter, appena sbarcato dalla caotica Londra. La vittima? Dave Atkins: un uomo che il villaggio conosceva bene e amava poco. I sospettati abbondano, ma il mistero su come il corpo sia finito in quell’anfratto inaccessibile resta fitto.

    Quando un testimone chiave viene messo a tacere per sempre, l’assassino rivela la sua spietatezza: è disposto a tutto per seppellire la verità. Nella comunità chiusa dello Yorkshire, segreti sepolti riaffiorano e menzogne si intrecciano come stalattiti. Ma Oldroyd sa che la chiave è proprio laggiù, in un abisso più nero della grotta stessa.

    “Non è soltanto l’arrivo di un bestseller inglese: è l’ingresso di un universo narrativo riconoscibile, radicato in un territorio preciso e costruito con la pazienza di chi conosce davvero i luoghi di cui scrive – ha commentato l’editore Davide Radice.

    John R. Ellis ha passato gran parte della vita nello Yorkshire. Ha camminato le sue colline, ascoltato le storie dei suoi villaggi e, dopo una lunga carriera nell’insegnamento, ha trasformato quella conoscenza in romanzi unendo la struttura elegante del giallo classico (il “come è stato fatto” tanto quanto il “chi è stato”, nella tradizione che va da Agatha Christie a John Dickson Carr e Jonathan Creek) a un procedural sobrio e a un’ambientazione ricercata nei dettagli: campagna, comunità chiuse, speleologia, dialetto, storia locale.

    Per Indomitus questo lancio ha, quindi, un valore strategico.

    Portiamo in Italia una serie già lunga, già amata, già tradotta in altre lingue, con un protagonista ricorrente e un territorio — lo Yorkshire, “God’s Own Country” — che oggi intercetta lo stesso gusto dei lettori di Ann Cleeves, dei village mystery e dei procedural televisivi britannici. ‘Il corpo nella grotta’ non è un titolo isolato: è la porta di ingresso a un catalogo di tredici indagini.

    L’uscita italiana del 17 settembre 2026 è l’occasione per presentare non solo un romanzo, ma un autore da costruire nel tempo, con una voce autentica, una geografia forte e una fedeltà rara al patto col lettore: un enigma onesto, un luogo che si può quasi toccare, e personaggi che si ha voglia di tornare a seguire volume dopo volume”.

    I lettori di lingua inglese lodano il ritmo calibrato, i colpi di scena, i personaggi che sanno di gente vera — lavoratori, vicini, provinciali senza caricatura — e uno stile che tiene insieme prosa limpida e capacità evocativa, senza indulgere nel gore.

    Per questo il libro parla a più pubblici insieme: a chi ama i cozy mysteries e l’atmosfera dei villaggi inglesi; a chi cerca un poliziesco metodico, fatto di indizi e lavoro di squadra; a chi vuole enigmi alla Christie, con un cadavere in un luogo inaccessibile e una spiegazione che deve essere all’altezza del mistero; a chi preferisce le serie incentrate sui personaggi e vuole seguire Oldroyd e Carter libro dopo libro. È giallo britannico di piacere, non di brutale violenza: intelligente, radicato, accogliente eppure capace di scurirsi quando la comunità inizia a cedere i propri segreti.


    DATI TECNICI

    Titolo: Il corpo nella grotta

    Autore: J. R. Ellis

    Casa editrice: Indomitus Publishing

    Data di pubblicazione: 17 settembre 2026

    Costo: ebook € 6,99 (in esclusiva su Amazon, incluso in Kindle Unlimited) / paperback € 18,99 in libreria e su tutti gli store online

    Pagine: 354

    Link al sito: https://www.amazon.it/dp/B0G8LX7V37 e https://www.indomitus-publishing.it/product/corpo-nella-grotta-jrellis/


    BIOGRAFIA AUTORE

    John R. Ellis ha vissuto nello Yorkshire per gran parte della sua vita e ha trascorso molti anni esplorando i diversi paesaggi, la storia, la lingua e le comunità dello Yorkshire.

    Si è recentemente ritirato dopo una carriera nell’insegnamento, principalmente nell’istruzione superiore nella zona di Leeds. Oltre alla serie “Misteri e omicidi nello Yorkshire”, scrive poesie, storie di fantasmi e biografie.

    PROFILO CASA EDITRICE

    Indomitus Publishing è una casa editrice alternativa, indipendente e attenta nello scegliere accuratamente storie avvincenti per il mercato editoriale dando fiducia ai bravi Autori italiani e rispettando la natura grazie ad un’attenta pianificazione delle tirature per evitare sprechi.


  • “La bambina senza sangue”: il noir di Franco Monero continua a conquistare lettori e giurie

    Non si spegne l’attenzione attorno a “La bambina senza sangue”, il nuovo romanzo di Franco Monero che continua a raccogliere consensi a mesi dalla sua uscita.

    Pubblicato lo scorso marzo da Robin Edizioni, il settimo libro dello scrittore ha ricevuto a inizio luglio una Menzione Speciale della Giuria del Premio Letterario Garfagnana in Giallo per il miglior Noir di Tensione Emotiva, confermando la forza di una storia capace di tenere il lettore con il fiato sospeso e lasciare il segno.

    A Bayeux, un tempo tranquilla cittadina della Normandia, il sangue è un debito che va pagato fino all’ultima goccia.

    Tutto ha inizio con un urlo nella notte. Un vecchio fabbro ucciso nella sua bottega, un corpo abbandonato su una barca alla deriva e un’unica enigmatica firma: le lettere di un nome perduto.

    Il commissario Pierre Planté, arrivato da Parigi in cerca di pace dai propri demoni, si ritrova suo malgrado catapultato in una scia di omicidi rituali, scoprendo ben presto che le vittime condividono tra loro un dettaglio inquietante: un gruppo sanguigno raro e un legame invisibile con una tragedia dimenticata.

    Mentre la nebbia si alza sulle strade di Bayeux, Planté dovrà scavare tra i segreti di una comunità che preferirebbe dimenticare, scoprendo che la vendetta è un piatto che attraversa le generazioni.

    “Ho scritto questo romanzo principalmente per la volontà di portare avanti la vita e il lavoro del personaggio che ormai da cinque romanzi mi accompagna: il commissario Pierre Planté – ha dichiarato l’autore. 

    Il suo nome si è legato indissolubilmente al mio e ormai noi due siamo una cosa sola. Mentre io lo aiuto a risolvere il caso, lui aiuta me ad affrontare le paure, a superare gli ostacoli della vita. Negli anni su di lui ho riversato i fantasmi del mio passato, l’ansia che mi corrode l’anima, gli errori, le sconfitte. E ogni suo successo è anche un mio successo.

    Nonostante i miei romanzi siano ambientati negli anni ’60, come sempre ho cercato di trattare all’interno temi di attualità quali la solitudine, l’abbandono, la rabbia, problematiche che affliggono gran parte della popolazione mondiale, che spesso si ritrova ad affrontarle senza alcun appoggio, rischiando così di soccombere al male. Non mancano però la voglia di rivalsa, il pentimento, la giustizia e la ragione, proprio quest’ultima porterà il commissario Planté a prendere un’importante decisione al termine del romanzo”.

    “Franco Monero è uno scrittore solido, strutturato; le sue ambientazioni dalle sfumature espressionistiche, in cui non tutto è rivelato o non rivelabile, ne fanno un Autore gradito per la Casa Editrice, che lo colloca in una collana dedicata al Noir ambiguo dove il male non è sempre tale e dove non sempre merita di perdere – ha commentato il direttore editoriale Claudio Maria Messina.

    Una collana dove conta soprattutto la qualità della scrittura e la sua capacità di tenere alta la ‘tensione emotiva’ del suo narrare”.

    Un romanzo intenso, insomma, che scava nelle pieghe della sofferenza umana e della redenzione. Una storia di amore incondizionato, nata dal buio di una tragedia e destinata a sfidare le convenzioni e il tempo.

    Dati tecnici

    Titolo: La bambina senza sangue

    Autore: Franco Monero

    Uscita: 3 marzo 2026

    Casa editrice: Robin Edizioni

    Collana: Robin&Sons

    Pagine: 571

    Costo: 22 €

    Biografia

    Franco Monero nasce nel 1969 ad Acqui Terme e appartenendo al mondo dei Pesci non potrebbe essere che un sognatore ostinato, sempre con la testa a spasso tra le nuvole.

    Gran sportivo in gioventù, alle scuole superiori detiene tutt’ora il record di assenze giustificate facendo parte delle rappresentative di calcio, atletica, pallavolo, pallamano e basket.

    Lascia gli studi per inseguire un sogno che ben presto, però, gli verrà portato via.

    Negli anni a venire si dedica soprattutto al disegno e alla pittura, sue grandi passioni fin da ragazzino.

    Nel 1999 prende parte alle riprese del film di Guido Chiesa “Il partigiano Johnny”, ma è nella scrittura che trova un nuovo percorso. Così nel 2003 partecipa, con l’inedito “Le verità segrete”, al premio letterario l’Autore indetto dalla Maremmi Editore Firenze, a cui seguirà la pubblicazione da parte della stessa casa editrice.

    Nel 2007 Franco Monero pubblica con Seneca Edizioni Torino il suo secondo legal-thriller “Il lato oscuro della luna”.

    Nel 2008 la nascita della primogenita Sofia lo allontana per un po’ dal mondo della scrittura, ma qualche anno dopo dalla penna dell’autore fuoriesce la figura di Pierre Planté, commissario di polizia in una Parigi degli anni ’60, impegnato a risolvere intricati enigmi che lo porteranno a verità sconcertanti, nonché a combattere i fantasmi di un doloroso passato che puntualmente riemergeranno nella sua mente.

    Così nel 2012 esce “La rondine di cristallo” a cui farà seguito nel 2016 “Il riflesso del male” (entrambi pubblicati con Robin Edizioni), thriller psicologici che tengono incollati i lettori fino all’ultima riga dell’ultima pagina.

    Seguono nel 2019 “La scelta di Planté” e nel 2021 “Le conseguenze del peccato” entrambi pubblicati con Oakmond Publishing.

    A marzo 2026, una volta tornato alla casa madre Robin Edizioni, pubblica il quinto capitolo delle avventure del commissario Planté: “La bambina senza sangue”.

    Sempre nel 2021 Franco Monero partecipa e vince il concorso di pittura “Fuoco e Colore” con il quadro intitolato “Sveglia”.

    Nel 2020 e 2021 Franco Monero è stato vicecampione nazionale di Viet vo Dao (arti marziali vietnamite).

    Dal 2023 Franco Monero collabora con la compagnia teatrale “Colline 50” di Canelli diventandone, poco dopo, sceneggiatore e regista.