Categoria: comunicati stampa

  • “I believe in love” è il nuovo singolo di Chiara Pastò

    Dal 9 ottobre 2026 sarà in rotazione radiofonica “I believe in love”, il nuovo singolo di Chiara Pastò  disponibile sulle piattaforme di streaming digitale dal 24 settembre. 

    “I believe in love” è una dichiarazione d’intenti che celebra la libertà, l’autenticità e la forza di credere nell’amore. Il singolo nasce dal bisogno di vivere secondo la propria natura, rivendicando il diritto di sognare senza ferire gli altri. Come recita il testo: «Io vorrei vivere come mi pare / Ma non per questo vorrei farti del male / Solo vivere libera». La libertà diventa consapevolezza interiore e ricerca di quella pace che la realtà esterna spesso fatica a offrire. Il viaggio descritto è intimo e profondo, affrontato a piedi nudi e guidato da una certezza incrollabile. Il mantra “I believe in love” si fa presa di posizione vitale, rispondendo all’inquietudine e alla smania di senso. Sul piano musicale, il brano fonde pop d’autore, energia dance e calde sfumature soul in un ritmo dinamico e coinvolgente. Ne nasce un contrasto riuscito ed efficace tra la voglia trascinante di ballare e la necessità di guardarsi dentro. Il videoclip traduce la narrazione in immagini luminose, ambientate in scenari naturali dominati da acqua e luce. La natura diventa rifugio di rigenerazione e richiamo al rispetto dell’ambiente, specchio del nostro equilibrio interiore. Tra riflessione e vitalità, il pezzo invita ad ascoltarsi, a proteggere i propri ideali e a non cedere allo sconforto. Un vero inno alla resilienza: credere nell’amore è la scelta più coraggiosa per accendere una luce nel disorientamento del presente.

    Commenta l’artista sul nuovo singolo: «Mi piaceva l’idea di raccontare la musica come qualcosa che può davvero salvarci, anche solo per qualche minuto, dalla pesantezza e dalla bruttezza della quotidianità.
    Il videoclip parte proprio da una situazione molto semplice: una brutta giornata, il caos, le persone, uno spintone mentre salgo sull’autobus. Sono piccole cose che, sommate, possono condizionare il nostro modo di vivere una giornata. Poi metto le cuffiette, parte la mia canzone e qualcosa cambia. Non cambia necessariamente ciò che c’è fuori, ma cambia il modo in cui io lo percepisco.  La musica diventa un rifugio, uno spazio tutto mio in cui ritrovare bellezza, libertà e pace.
    C’è anche un significato più profondo: cercare la pace dentro di me, perché fuori, purtroppo, la pace spesso manca. Lo vediamo continuamente nel mondo che ci circonda e proprio per questo credo sia ancora più importante riuscire a coltivare dentro di noi uno spazio di serenità, di rispetto e di bellezza. La natura, in questo percorso, ha un ruolo fondamentale. Credo che stare a contatto con la natura ci permetta di riconnetterci con noi stessi e di ritrovare una serenità che spesso, nella frenesia della vita quotidiana, perdiamo. Per questo penso che rispettarla sia anche un modo per rispettare noi stessi: siamo parte di ciò che ci circonda e non possiamo dimenticarlo.

    Da lì nasce anche la parte più visionaria del videoclip, realizzata attraverso l’intelligenza artificiale: quello che accade dentro di me comincia a riflettersi anche all’esterno e la realtà si trasforma in qualcosa di straordinario, quasi magico. La natura diventa così lo specchio di una bellezza interiore che finalmente riesco a ritrovare. Credo molto nel potere della musica. Non può risolvere tutti i problemi, ma può aiutarci a viverli diversamente, a sentirci meno soli e a ritrovare qualcosa di bello anche quando intorno a noi sembra esserci soltanto caos. E forse è proprio questa, per me, una delle forme più autentiche di libertà: riuscire a trovare la pace dentro di sé, rispettare ciò che ci circonda e lasciare che quella pace trasformi anche il modo in cui guardiamo il mondo.» 

    Il videoclip di “I believe in love”, nato da un’idea di Chiara Pastò e Tiziano Mion, diretto da Elia Pellegrini e ambientato in parte nei suggestivi scenari dei Colli Euganei, traduce in immagini un’idea di libertà autentica e viscerale. Grazie a un linguaggio visivo fortemente evocativo e all’impiego dell’intelligenza artificiale, l’opera modella paesaggi straordinari sospesi tra reale e onirico. La natura cessa di essere un semplice sfondo per farsi protagonista: un rifugio catartico in cui riscoprire l’armonia con l’ambiente e con gli altri, senza mai smettere di ascoltare la propria voce interiore. Ne nasce un viaggio simbolico e consapevole verso la pace interiore, fondato sulla convinzione che la bellezza che custodiamo dentro di noi sia la stessa capace di illuminare il mondo circostante.

     

    Guarda il videoclip su YouTube: https://youtu.be/uBpOWidcSOA

    BIOGRAFIA

    Chiara Pastò nasce in provincia di Padova e scopre la propria vocazione artistica fin dall’infanzia, quando le prime recite alla scuola materna accendono in lei il desiderio di esplorare il mondo delle note. All’età di tredici anni intraprende lo studio del canto, del violino e del pianoforte — strumento con cui tuttora compone e arrangia —, scegliendo presto di dedicarsi anima e corpo alla voce, vissuta come autentica necessità espressiva dell’anima.

    Durante l’adolescenza, gli ascolti del pop internazionale e del cantautorato italiano incontrano la folgorazione per il jazz e il blues. Frequenta il Conservatorio di Vicenza, formandosi con autorevoli figure della scena nazionale e conseguendo nel 2022 la laurea specialistica in Canto Jazz con il massimo dei voti.

    Attiva come professionista da circa dieci anni, a fine 2018 (fino al 2023) avvia la collaborazione con l’etichetta Velut Luna, con cui pubblica quattro album tra standard jazz e pop raffinato. Sul fronte live calca palchi prestigiosi: dal Teatro Olimpico di Vicenza allo storico club Alexander Platz di Roma insieme ai Baraonna, fino al festival Uno Jazz & Blues di Sanremo (in cartellone con star del calibro di Herbie Hancock) e all’apertura del concerto dei Ricchi & Poveri in Svizzera per il Christmas Session 2024 con il progetto Illegal Love.

    Rifiutando ogni etichetta di genere, Chiara fa della versatilità la propria cifra stilistica. Le sue influenze spaziano dalle grandi voci soul e R&B (Whitney Houston, Beyoncé, Sade, Etta James) al pop moderno (Loreen, Rosalía), fino ai giganti del jazz (Miles Davis, Duke Ellington) e ai maestri della musica italiana (Mina, Ornella Vanoni, Lucio Battisti, Mango, Cesare Cremonini).

    Negli ultimi due anni ha dato avvio a una nuova fase incentrata su brani inediti, affiancata da un team di produzione composto da Tiziano Mion (autore, co-compositore e curatore visual) e Cristian Piccinelli (arrangiamenti e registrazioni).

    Con l’obiettivo di definire un’identità sonora originale e coraggiosa, Chiara fa della sua musica un porto sicuro per chi ascolta: uno spazio in cui emozionarsi, divertirsi e sentirsi compresi. Guardando verso palcoscenici sempre più ampi in Italia e all’estero, il suo percorso prosegue con la determinazione di chi vuole lasciare un segno duraturo attraverso la verità delle proprie emozioni.

    “I believe in love” è il nuovo singolo di Chiara Pastò disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 24 settembre 2026 e in rotazione radiofonica dal 9 ottobre.

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  • “Ballarò” è il nuovo singolo di Roberto Vallerignani

    Dal 2 ottobre 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Ballarò”, il nuovo singolo di Roberto Vallerignani per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “Ballarò” è l’istantanea lucida di una drammatica contraddizione contemporanea. Il Mediterraneo, storicamente celebrato come culla della cultura occidentale, si trasforma nel riflesso tragico del nostro presente: un confine liquido diventato la tomba di chi attraversa il mare inseguendo la speranza di un futuro migliore sulla sponda opposta. A questa tragedia fa da contraltare il rumore di fondo della società: un chiacchiericcio sgarbato, di pancia, distratto e superficiale, che anima molte teste vuote e riduce la sofferenza a sterile polarizzazione. Con uno sguardo disincantato, il brano mette a nudo l’ipocrisia del raffronto tra “noi” e gli “altri”, trasformando lo sdegno civile in forza espressiva. 

    Commenta l’artista sul nuovo singolo: “Ho avuto questa idea accompagnando la produzione di un gruppo, Amico Fragile, cover band di Fabrizio De André. Con Alessandro Acciaro, frontman del gruppo, ci siamo detti tante volte di voler tornare a quel tipo di espressione musicale. I primi due brani, Lo straniero e Il funambolo, li abbiamo affidati a Michele Ascolese, musicista che era intervenuto a diverse session del gruppo. Le giornate trascorse a lavorare e a registrare quei brani rimarranno nella mia memoria, per l’intensità e il coinvolgimento di tutti in un progetto ‘importante’. Poi, l’impatto col pubblico: i due brani sono stati inseriti nella scaletta dei concerti e a fine serata in tanti chiedevano in quale album di Faber fossero contenuti. Una soddisfazione niente male. Eravamo sulla strada giusta. Poi il covid, lo stop forzato a tutto, la ripartenza difficile, con divergenze crescenti tra le parti, lo stop definitivo. A cui hanno fatto seguito lunghe chiacchierate con Lele Anastasi e Stefano Pettirossi, gli arrangiatori di tutti gli altri brani, convinti che un lavoro così articolato e profondo non potesse essere abbandonato. Alla fine, il sodalizio con Mauro Antonelli, ragazzo dalla voce maestosa, elegante, che subito si è calato con entusiasmo nel progetto.”

    Il videoclip di “Ballarò” si apre con una scena emblematica: una barca di pescatori esce in mare aperto e si imbatte in un barcone fatiscente, drammaticamente a rischio di ribaltamento. L’equipaggio lancia subito l’allarme alla Guardia Costiera, che interviene con prontezza — un passaggio visivo e narrativo che rende un doveroso e sentito omaggio al prezioso operato umanitario svolto quotidianamente dagli operatori del soccorso in mare.

    Mentre sulle acque si consuma la tragedia, sulla terraferma la vita scorre indisturbata. È proprio in questa profonda indifferenza che si annida la rabbia sociale: quella tensione sterile, costantemente a caccia di un colpevole, in cui i penultimi finiscono per accanirsi contro gli ultimi tra scherno e risentimento, azzerando ogni traccia di empatia e solidarietà umana.

    Nato da un’idea di Roberto Vallerignani, che ne ha curato anche la direzione e il montaggio, il video elegge il Mar Mediterraneo a palcoscenico simbolico. La narrazione visiva fa dialogare la fiction — generata attraverso l’intelligenza artificiale — con la cruda realtà: il potente stacco visivo creato dall’inserimento di immagini autentiche girate dalla Guardia Costiera rappresenta un autentico colpo allo stomaco per chiunque conservi un briciolo di sensibilità. A fare da cornice estetica a questa narrazione è l’uso del bianco e nero: una precisa scelta di stile che dona alle sequenze una dimensione quasi d’altri tempi, come a ricordare quei classici cinematografici capaci di commuovere lo spettatore, pur denunciando una ferita dolorosamente attuale. 


    Biografia

    Roberto Vallerignani nasce e vive a Narni. Autore poliedrico e regista, muove i primi passi nel mondo dell’arte con il concept musicale “Camel Obsession”, divenuto poi un film-documento diretto da Folco Napolini con protagonisti Amanda Sandrelli e Blas Roca-Rey. Firma inoltre la regia e i testi del musical “Ogni Bambino è un Re”, realizzato insieme ai Jalisse.

    Nel cinema ha all’attivo tre produzioni di cui ha curato regia, sceneggiatura e colonne sonore originali: il lungometraggio “Ed è subito sera”, il cortometraggio “Rimmel” (pluripremiato nei festival internazionali) e il corto “La peste”, selezionato in numerose rassegne. Attivo anche sul fronte letterario, dopo le pubblicazioni di “La sella del vento” (adattato per il grande schermo dal regista Andrea Sbarretti), “Angelo ingordo” e “Bentornati a Villa Paradiso”, è in uscita la sua quarta opera: la raccolta di racconti e poesie “Frame” (Edizioni L’Arca di Noè).

    Dopo diverse esperienze come produttore (Outback, Amico Fragile, M&M) e il percorso vicino al rock progressive di Camel Obsession, Vallerignani approda alla canzone d’autore con l’album “Dell’amore e di altre inezie”, anticipato dal singolo “Ballarò”. Il disco, frutto di una lavorazione durata circa sei anni a causa dei rallentamenti imposti dalla pandemia, affonda le proprie radici nel cantautorato italiano degli anni ’70 e ’80 e nel progressive classico — terreno comune che in passato avrebbe dovuto ospitare anche una collaborazione con Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso.

    Il progetto si avvale della collaborazione di musicisti di primo piano del panorama nazionale: Michele Ascolese (storico chitarrista di Fabrizio De André, curatore degli arrangiamenti di due brani), il batterista Lele Anastasi (Venditti, Zarrillo), il pianista e arrangiatore Stefano Pettirossi (Mogol) e il chitarrista Davide Pieralisi (Zarrillo, Alessandra Amoroso).

    Con una scrittura densa e orientata a un alfabeto espressivo ampio, Vallerignani sceglie di dar voce alle solitudini e a quegli invisibili che hanno costruito silenziosamente il Paese con dignità e sacrificio. Un racconto che mette a nudo le ipocrisie e il cinismo contemporaneo, con il preciso intento di insinuare negli ascoltatori il valore trasformativo del dubbio.

    “Ballarò” è il nuovo singolo di Roberto Vallerignani disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 2 ottobre 2026.

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  • Essere uomo significa davvero non avere paura? Demider parte da una domanda personale e arriva a un tema generazionale

    «Sono stanco di ’sta storia che essere uomo sia sinonimo di diventare grande sminuendo gli altri».

    Demider lo scrive nel suo nuovo singolo, “Posto sicuro” (Daylite lab/Daylite Records/Believe Digital), dopo essersi chiesto per anni se fosse abbastanza uomo per le persone che ama.

    Perché essere più forte degli altri non gli è mai interessato. Voleva essere abbastanza forte per gli altri: proteggerli, esserci quando serviva, riuscire a sostenerli nel momento del bisogno.

    Poi la realtà gli ha presentato situazioni nelle quali volerlo non bastava.

    Un amico mette la famiglia in macchina e lascia il proprio Paese. Un altro subisce una violenza e resta con i punti sul volto.

    Tra queste storie ce n’è anche una che viene da più lontano: quella di sua nonna, legata al ricordo di un campo profughi. Un riferimento che sposta il racconto indietro di una generazione e rimanda a una sicurezza che, prima ancora di essere cercata, può semplicemente venire meno.

    E poi c’è la donna che ama.

    Quando Demider entra nella sua vita, parte di ciò che lei ha attraversato, momenti descritti come un «inferno», sono già successi. Può esserci da quel momento in avanti, ma non tornare indietro, né proteggerla da un dolore che appartiene a un tempo in cui ancora non si conoscevano.

    Demider è cresciuto con l’idea che fossero i più forti ad aprire la strada agli altri, ma un amico può essere costretto a partire, un altro può trovarsi al centro di una rissa, e la persona che ami può avere già conosciuto una grande sofferenza quando tu ancora non c’eri. Voler essere quello su cui gli altri possono contare, a quel punto, significa fare i conti anche con ciò che non dipende da te.

    E questa consapevolezza ha portato l’artista a domandarsi: quanto del proprio valore si può affidare alla capacità di proteggere le persone che si amano?

    Demider appartiene a una generazione cresciuta mentre il modo di raccontare cosa significhi essere uomini stava cambiando, ma senza che i modelli precedenti fossero davvero scomparsi.

    Tra questi, quello dell’“uomo vero” è infatti ancora presente in Italia: l’uomo che non mostra paura, che affronta le difficoltà con coraggio, che si assume il compito di proteggere chi gli sta accanto. Una concezione che negli ultimi decenni ha iniziato a convivere con modi diversi di essere uomini, anche grazie a Millennials e Gen Z, che hanno contribuito significativamente a mettere in discussione alcuni stereotipi legati alla mascolinità, soprattutto nel rapporto con le emozioni e con la possibilità di mostrarsi vulnerabili. Ma l’idea che esista un modo corretto di essere un “vero uomo” non è stata del tutto abbandonata.

    Che queste aspettative non siano ancora soltanto un retaggio del passato emerge anche dall’indagine “Dimensione Uomo” realizzata da Eurispes nel 2025: il 64,8% degli intervistati dichiara di sentirsi, almeno in qualche misura, condizionato dalle aspettative sociali legate all’essere uomo. Più di uno su quattro afferma inoltre di sentire il bisogno di nascondere o reprimere alcune emozioni per apparire più forte o mascolino.

    Quando ciò che succede fuori diventa troppo grande da affrontare, Demider ha un luogo nel quale chiudersi. Il “posto sicuro” del titolo nasce così: come un rifugio creato per tenere fuori la paura. Con il tempo, però, è proprio quella paura a crescere al suo interno. L’artista descrive uno spazio che avrebbe dovuto proteggerlo e che finisce invece per bloccarlo, fino a rendergli sempre più difficile affrontare ciò da cui cercava riparo.

    Ad aprire una breccia è la donna che vorrebbe riuscire a proteggere.

    Demider arriva a immaginare di poterla tenere al sicuro «chiudendola in un palmo». Poi scrive: «Fare l’uomo vero che non trema di fronte a un nemico, ma sei tu che mi accarezzi quando piango».

    L’immagine sulla quale aveva costruito il proprio ruolo si rovescia in due versi. La persona che ha conosciuto un dolore dal quale lui avrebbe voluto difenderla è anche quella davanti alla quale può mostrarsi mentre piange. E questo non gli impedisce di voler esserci per lei; gli mostra, piuttosto, che esserci non richiede necessariamente di essere sempre quello che non trema.

    Da qui, il tentativo di uscire dal rifugio.

    Demider racconta di aver iniziato a parlare delle proprie paure perché condividerle, invece di nasconderle, sembra far perdere loro terreno. “Posto sicuro” è figlio di quella stessa necessità: dichiarare un senso di inadeguatezza che per molto tempo aveva preferito gestire da solo.

    Nel ritornello la donna alla quale si rivolge cambia persino il modo in cui guarda ciò che ha intorno: «Ti mando un bacio di Klimt, cambi come vedo il mondo, togli i veli di Magritte».

    Due riferimenti alla pittura dentro una canzone che, dall’inizio alla fine, parla soprattutto di una percezione: quella di un ragazzo cresciuto pensando che diventare uomo significasse anche essere abbastanza forte da aprire la strada agli altri e che si trova, invece, davanti al limite più difficile da accettare: amare qualcuno non significa avere il potere di impedire che soffra.

    “Posto sicuro”, nato da un sample di chitarra successivamente riarrangiato in una produzione hip hop e R&B firmata da Federico “Ash” Ascenzi, prova a ridefinire il senso stesso del prendersi cura: non come rinuncia agli altri, ma come capacità di esserci anche quando non si può controllare ciò che accade loro, quando si arriva dopo e quando si scopre che anche chi vorremmo proteggere può diventare, a sua volta, il nostro posto sicuro.

  • Niente pietismo, niente “storia di coraggio”: Pierluigi Pieretti racconta una notte che vorrebbe non finisse

    Pierluigi Pieretti convive dalla nascita con una disabilità che comporta difficoltà fisiche e dolori cronici. Nel 2004, a 21 anni, la propria condizione di salute lo porta ad attraversare una forte depressione e, per un periodo, anche a pensare di abbandonare la musica.

    Ventidue anni dopo, pubblica una canzone che non parla del dolore, della malattia o del superamento di un ostacolo. Parla di una donna.

    Il nuovo singolo, “Balla con me”, pubblicato da INDACO Records e distribuito da ADA Music Italy/Warner Music Italy, racconta una notte nata da un incontro inatteso e dalla voglia di capire dove può portare. Lei arriva mentre il sole lascia spazio alle prime luci della sera. Indossa una giacca di pelle, sorride, lui perde il filo del discorso davanti agli amici. Poco dopo i due sono in macchina senza una destinazione precisa, cantano a squarciagola sbagliando le parole, si raccontano sogni e verità e attraversano una città che sembra accompagnarli fino all’alba.

    Per Pieretti “Balla con me” è una canzone diversa da quelle pubblicate negli ultimi anni. Nel 2024, in “Finally Free”, il cantautore capitolino aveva parlato apertamente delle paure, delle insicurezze e del rapporto con una disabilità che lo accompagna dalla nascita e, in quella canzone, c’erano anche la depressione affrontata a 21 anni e un percorso lungo verso l’accettazione della propria condizione.

    Il nuovo singolo arriva in un momento successivo, in una fase del suo percorso artistico e personale in cui sembra concedersi una libertà diversa, quella di non dover sempre spiegare il proprio dolore e di lasciare spazio anche alla leggerezza, all’istinto e alla possibilità di vivere una storia senza sapere subito come andrà, senza bisogno di programmare e decidere tutto in anticipo.

    «Per tanto tempo ho avuto un rapporto molto serio con tutto quello che mi succedeva – racconta Pieretti –, forse anche perché la mia condizione mi ha obbligato presto a fare i conti con il dolore, con i limiti e con quello che potevo o non potevo fare. “Balla con me” nasce invece da una parte di me che oggi riesco a lasciar affiorare con più facilità: quella che non ha bisogno di controllare tutto, che può vivere un incontro, divertirsi, lasciarsi sorprendere e vedere semplicemente dove porta.»

    La leggerezza non cancella certo quanto la sua condizione abbia inciso sulla sua vita negli anni; gli permette però di non restare fermo a una sola versione di sé. La disabilità ha avuto e continua ad avere conseguenze molto concrete nella sua vita, ma non può diventare l’unico filtro attraverso cui leggere tutto il resto – la musica, gli affetti, l’attrazione, la possibilità di vivere una notte senza sentirsi obbligati a darle subito una definizione -, né quello attraverso cui essere guardato dagli altri.

    Per chi convive con una disabilità fisica, il corpo viene ancora raccontato molto spesso attraverso ciò che fatica a fare: il limite, la cura, il dolore, la conquista di un traguardo. Per Pieretti è stato anche il luogo delle rinunce, delle paure e di tutto ciò che sembrava più difficile da concedersi.

    La musica è stata negli anni il canale attraverso cui Pieretti ha raccontato anche gli aspetti più difficili della propria vita. Prima il pianoforte, poi le canzoni, fino alla possibilità di mettere in parole una parte della propria esperienza che era rimasta più difficile da affrontare.

    In “Balla con me” quel corpo balla, si avvicina a una donna e vuole soltanto che una notte duri qualche ora in più. È il corpo di un uomo che vive un’attrazione, con la stessa semplicità con cui potrebbe viverla qualsiasi altro uomo.

    Sembra un piccolo dettaglio, ma nel racconto pubblico della disabilità non lo è affatto.

    Pieretti non vuole che la propria storia venga cancellata o ridimensionata, ma sente il bisogno di non essere ricondotto ogni volta soltanto a ciò che ha dovuto affrontare.

    “Balla con me” nasce anche dalla volontà di dare spazio a esperienze che nel racconto della disabilità restano ancora spesso ai margini: il desiderio, l’attrazione, la leggerezza, la possibilità di vivere una relazione senza che la condizione fisica finisca per definire tutto il resto.

    Il tema va infatti ben oltre la sua storia personale e trova riscontro anche nei dati: una ricerca pubblicata nel 2024 su Historia y Comunicación Social, che ha analizzato telegiornali e quotidiani spagnoli, ha rilevato una presenza ancora insufficiente delle persone con disabilità nell’informazione e una partecipazione diretta molto limitata nel racconto che le riguarda. In Italia, uno studio pubblicato su Journalism e basato su interviste approfondite a 17 giornalisti che si occupano da anni di disabilità ha evidenziato come il tema continui spesso a ricevere uno spazio limitato nel lavoro delle redazioni.

    Ancora più espliciti i risultati di un’indagine diffusa nel 2025 dall’European Network on Independent Living: il 50% degli intervistati ritiene che i media tendano a raccontare le persone con disabilità concentrandosi soprattutto sulla disabilità stessa; più dell’80% considera la rappresentazione mediatica determinante nel modo in cui la società guarda alla disabilità. Tra le criticità segnalate ricorrono stereotipi, pietismo e quella narrazione eccezionale che trasforma attività comuni in prove di coraggio o esempi da ammirare.

    I dati raccontano quindi un problema che riguarda anche il modo in cui scegliamo di guardare e rappresentare la disabilità ed è anche per questo che una canzone come “Balla con me” può raccontare qualcosa di diverso e di meno scontato di quanto sembri. Pieretti non compie imprese, non supera ostacoli, non chiede di essere considerato un esempio. Incontra una donna, ne è attratto, sale in macchina con lei e vorrebbe che la notte durasse ancora. Una storia normalissima, che proprio nella possibilità di essere tale dà a chi la vive il diritto di non doverla spiegare.

    Il sax accompagna il brano e assume un ruolo importante soprattutto nel ritornello, conferendo al brano un’energia più calda e immediata. Una scelta che prosegue la direzione più ritmica già emersa nelle pubblicazioni recenti di Pieretti e lo porta ancora più lontano dalle atmosfere prevalentemente strumentali degli esordi.

    Il cambiamento, del resto, si sente anche nella musica. Pieretti era partito dal pianoforte solo di “The Sea”, nel 2022, per poi ampliare la scrittura alle parti orchestrali con “The Journey”. La voce arriva nel 2024 con “La Nostra Canzone” e trova spazio, insieme al pianoforte, anche nei dieci brani di “Under The Moonlight”, album pubblicato l’anno successivo tra italiano e inglese.

    Con il tempo, nella scrittura trova sempre più spazio anche la sua città, Roma, che diventa parte delle storie che racconta. In “Quante Volte” Piazza di Spagna, via Nomentana e il passaggio della linea 60 accompagnano il ricordo di una relazione mancata. Con “Roma stasera” il suono diventa più ritmico, arriva il funk pop e la Capitale si sposta nella notte, tra movida e magnetismo.

    “Balla con me” prosegue lungo questa direzione e aggiunge il sax, un ritornello immediato e una scrittura che richiama una serie di immagini molto semplici: un bar, una donna che entra, una macchina, una città attraversata senza meta, due persone che continuano a parlare e cantare mentre le ore passano.

    A guardarli in fila, gli ultimi anni di Pieretti raccontano anche questo: un musicista nato artisticamente al pianoforte che ha cominciato poco alla volta a usare la voce, a portare nelle canzoni la propria città e a scrivere in modo sempre più libero, personale e diretto. Alla fine di “Balla con me” restano due persone che vorrebbero soltanto rimandare il momento dei saluti.

    Un uomo ha incontrato una donna che gli piace e ci ha scritto una canzone. Forse, per una volta, può bastare questo: riconoscersi nella storia prima ancora che nella condizione di chi la racconta.

  • Dal concept “Prisoner of War” a “Streaming Madness”: i Flashback of Anger non smettono di lottare

    FLASHBACK OF ANGER
    “Streaming Madness”

    L’OSSESSIONE PER I NUMERI

    ASCOLTA “STREAMING MADNESS”!

    https://orcd.co/flashbackofanger-streamingmadness

    I Flashback of Anger tornano con “Streaming Madness”, terzo singolo pubblicato dalla band nel 2026 e nuovo capitolo della loro produzione power metal. Chitarre virtuosistiche, ritornelli immediati e una scrittura melodica sostenuta da ritmi serrati danno forma a un brano che guarda alla tradizione del genere senza rinunciare a un suono contemporaneo.
    Il bersaglio, questa volta, è l’industria musicale dell’era dello streaming: un sistema dove dischi, canzoni e artisti vengono consumati alla velocità di uno swipe, mentre l’ascolto perde progressivamente profondità. “We used to lose ourselves in every note / Now it’s swipes and clicks” fotografa il passaggio da un rapporto immersivo con la musica a una fruizione rapida, governata dagli algoritmi e da soglie d’attenzione sempre più brevi.
    La band mette nel mirino anche le logiche commerciali che hanno progressivamente piegato l’arte alle dinamiche dell’intrattenimento digitale. “The industry’s broken, it’s a corporate crime” porta questa critica al centro del brano, senza lasciare fuori la dimensione personale di chi continua a cercare nella musica qualcosa che vada oltre il consumo immediato.
    Da qui nasce la parte più combattiva di “Streaming Madness”: la musica torna a essere terreno di scontro e la voce della band si unisce a quella di chi non vuole accettare il meccanismo. “Music’s a war, but we hold the key” riassume questa presa di posizione: il rumore dello streaming può essere assordante, ma la passione resta nelle mani di chi ascolta, suona e sceglie di non lasciarla andare.

    I Flashback of Anger nascono nel giugno 2003 come progetto power metal dalle forti influenze melodiche e neoclassiche.
    Dopo i primi riscontri nella scena underground, la band ottiene un’importante opportunità registrando l’album d’esordio “Splinters of Life” presso gli High Gain Studios, sotto la direzione artistica di Dirk Schlächter dei Gamma Ray. Nello stesso periodo Alessio Gori entra a far parte della line-up live dei Gamma Ray come tastierista ufficiale durante l’Hellish Rock Tour 2007/2008 insieme agli Helloween.
    Pubblicato nel 2009 dall’etichetta Limb Music, “Splinters of Life” segna l’inizio del percorso discografico della band. Dopo un periodo di pausa dovuto alla scomparsa del bassista Francesco Masini, nel 2012 entra in formazione Andrea Torricini dei Vision Divine, contribuendo alla realizzazione del secondo album “T.S.R. (Terminate And Stay Resident)”, pubblicato nel 2014 dalla tedesca IceWarrior Records. Nel brano “Black Prince” compare come ospite speciale Fabio Lione, noto per il suo lavoro con Vision Divine, Rhapsody of Fire e Angra.
    Nel 2018 i Flashback of Anger pubblicano il terzo album “Shades”, ancora per IceWarrior Records, con una formazione composta da Alessio Gori alla voce e alle tastiere, Gianmarco Lotti alla chitarra, Marco Moroni al basso e Lorenzo Innocenti alla batteria.
    Il quarto lavoro in studio, “Prisoner of War”, esce il 26 settembre 2024 in completa autoproduzione, sia in formato fisico che digitale. Si tratta di un concept album dedicato al tema della guerra, ispirato dagli eventi che segnano il presente.
    Nel 2025 Matteo Bonini rientra nella formazione come seconda chitarra, contribuendo a rafforzare ulteriormente il sound della band. Nel marzo 2026 i Flashback of Anger pubblicano il singolo “Shining Life“ e a giugno “Meaningless Words”, nuovi capitoli di un percorso che continua a svilupparsi mantenendo salde le proprie radici nel power metal europeo.

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  • Reggae, ironia e dialetto: EMAN presenta il nuovo brano “Scrusciu”

    EMAN
    “Scrusciu”

    UN REGGAE IN SICILIANO TRA SERENATE, RUMORE E SENTIMENTI

    ASCOLTA “SCRUSCIU”!

    https://orcd.co/eman-scrusciu

    Il nuovo brano di EMAN si intitola “SCRUSCIU”, un reggae scanzonato cantato in siciliano che racconta un corteggiamento sospeso tra tradizione, ironia e sentimento.
    Protagonista della storia è un uomo dal passato in ombra che cerca di conquistare una donna integerrima, apparentemente lontana dal suo mondo. Per riuscirci sceglie un gesto antico e allo stesso tempo rivoluzionario nella sua semplicità: presentarsi sotto la sua finestra e cantarle la loro storia, affidando alla musica quello che forse le parole da sole non riuscirebbero a dire.
    Il titolo racchiude il cuore del brano. “Scrusciu” in siciliano significa “rumore” e diventa così il filo conduttore di una domanda: quella musica resterà soltanto un rumore di fondo oppure riuscirà a trasformarsi in uno “scrusciu” d’amore capace di smuovere il cuore della donna?
    Anche musicalmente la parola assume un ruolo centrale. Nelle strofe “scrusciu” diventa un vero e proprio hook vocale: la sua ripetizione, sostenuta da una melodia circolare, crea un mantra immediato e riconoscibile. A sorreggerlo c’è una batteria one-drop asciutta ed essenziale, con un rullante netto che richiama quasi il colpo di un tamburo durante una festa di paese.
    Nell’inciso il brano cambia passo: la cassa si apre in quattro, il ritmo accelera e il one-drop lascia spazio allo steppers, facendo esplodere il pezzo e portandolo verso una dimensione ancora più diretta e trascinante.
    Con “SCRUSCIU”, EMAN costruisce così un brano immediato e accessibile senza rinunciare a una precisa identità: il reggae incontra la lingua siciliana, la tradizione della serenata dialoga con una produzione contemporanea e una semplice parola diventa ritmo, immagine e dichiarazione d’amore.

    Emanuele Pavano, in arte EMAN, è un cantautore siciliano. Inizia a scrivere canzoni all’età di 18 anni, parallelamente allo studio della chitarra, per poi ampliare il proprio percorso musicale avvicinandosi anche alla batteria e alle percussioni.
    Da sempre interessato alla contaminazione tra linguaggi e sonorità differenti, nel corso degli anni EMAN ha esplorato diversi generi, sviluppando un approccio alla scrittura libero da etichette e confini prestabiliti.
    Alla base della sua visione artistica c’è infatti l’idea che la musica non debba necessariamente essere suddivisa in categorie: ciò che conta è soprattutto l’autenticità dell’espressione e la capacità di un brano di restituire qualcosa di vero.

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  • “Mai Mai” è il nuovo singolo di Sant’Andrè

    Da venerdì 2 ottobre 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Mai Mai”, il nuovo singolo di Sant’Andrè per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy. 

    “Mai Mai” è un brano che racconta una relazione vissuta con leggerezza, all’ombra del partner dell’altra persona. L’artista si ritrova così nel ruolo del terzo incomodo, dentro un’avventura destinata fin dall’inizio ad avere vita breve.

    Prodotto dallo stesso Sant’Andrè, il pezzo anticipa le sonorità del prossimo disco e nasce dalla ricerca musicale portata avanti dall’artista negli ultimi anni. Anche la scrittura segue una direzione precisa, raccontando la storia attraverso immagini e situazioni in cui ironia e narrazione si intrecciano. 

    Dichiara l’artista a proposito del brano: “Nel nuovo disco di prossima uscita parlo di amore e autostima, e di come l’Erasmus mi abbia fatto realizzare tanto su queste due cose. Mai Mai si inserisce proprio in questo frangente: descrivo una ragazza che ha già un altro, ma si vive il nostro rapporto come una parentesi. Allo stesso modo la vivo come una parentesi anche io, conscio che avrà vita molto breve.

    Ho scritto tutto il progetto proprio durante il viaggio, mettendo nei brani letteralmente ciò che mi capitava. Mai Mai è il risultato di vita vissuta messa a brano, in maniera schietta e raccontata con un intento quasi cinematografico”. 

    BIOGRAFIA

    Sant’André ha cominciato intorno ai 13 anni, sia a produrre che a scrivere. Negli anni ha mescolato tutte le influenze derivanti dai suoi ascolti, arrivando a definire una linea artistica originale e solida. Principalmente, queste influenze derivano da oltreoceano: Mac Miller, Tyler the Creator, Kanye, Tame Impala ma anche il concittadino Salmo e Marracash.

    I brani must-hear sono presenti proprio nel disco di prossima uscita.

    Nel corso degli anni ha conosciuto Kaizén, produttore con cui ha affinato le sue skills collaborando alla produzione del disco di En?gma “Totem”: questo incontro ha dato inizio ad un’amicizia e un affiancamento di Kaizén che fa da consulente artistico e ingegnere del suono dei suoi lavori.

    Con il disco di prossima uscita, Sant’André vuole raccontare, partendo dalla sua esperienza in Erasmus, alcune riflessioni sull’amore verso se stessi e verso gli altri e di come quest’ultimo si interfaccia con la dinamica del viaggio, dovendo andar via dopo pochi mesi.

    “Mai Mai” è il nuovo singolo di Sant’Andrè disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 2 ottobre.

     

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  • Dare, ma con misura: esce “Metà per Me” di Alberto Baldo

    ALBERTO BALDO
    “Metà per Me”
    UNA BALLATA SULLA GENEROSITÁ E SUL SAPER PRESERVARE SE STESSI

    ASCOLTA “METÁ PER ME”!

    https://orcd.co/albertobaldo-metaperme

    Dopo “Mojito alle Hawaii”, il cantautore presenta un nuovo singolo dedicato a chi continua a dare agli altri senza chiedere nulla in cambio.

    Dopo il ritorno con “Mojito alle Hawaii”, Alberto Baldo presenta “Metà per me”, il nuovo singolo che racconta la natura di chi non riesce a fare a meno di donarsi agli altri, anche senza avere garanzie su ciò che riceverà in cambio.

    Una ballata intima che sceglie di parlare al plurale, attraverso un “noi” in cui possono riconoscersi tutte quelle persone che, pur avendo poco, continuano a trovare qualcosa da offrire. Tempo, attenzione, energie, sentimenti: una forma di generosità tenace che non nasce dall’aspettativa di essere ricambiati, ma da un modo profondamente istintivo di stare al mondo.

    Al centro del brano c’è però anche la necessità di non dimenticare se stessi. Dare, sì, ma imparando a conservare sempre “metà per sé” nel serbatoio: uno spazio da proteggere per non esaurirsi e, allo stesso tempo, non rinunciare alla propria natura.

    “Metà per me” racconta così un equilibrio delicato tra apertura verso gli altri e cura di sé, affidandosi a un’immagine semplice ma evocativa: continuare ad annaffiare un terreno apparentemente arido e piantare un seme, anche senza sapere se un giorno lo si vedrà crescere.

    Un gesto che diventa metafora della fiducia e della capacità di continuare a dare valore alle cose, anche quando non esiste alcuna certezza sul loro futuro.

    Alberto Baldo è un cantautore pop della provincia di Padova, che affonda le radici nella tradizione italiana, ma con uno sguardo contemporaneo e personale. La sua musica nasce dall’incontro tra introspezione, fragilità e attenzione sociale: un equilibrio che elabora esperienze quotidiane, contraddizioni e le trasformazioni del tempo in canzoni capaci di parlare in modo diretto. La sua scrittura, ricca di immagini e simboli, richiama suggestioni poetiche e letterarie, trasformando emozioni e osservazioni in testi che uniscono immediatezza e profondità.

    I suoi brani affrontano temi come la fragilità umana, le disparità sociali, il tradimento delle aspettative e le sfide che il tempo impone. Ha pubblicato sette singoli, prodotti con la collaborazione dell’arrangiatore Franco Poggiali Berlinghieri e di altri musicisti, ottenendo riconoscimenti in contest internazionali. Porta in musica un bagaglio di vita e di esperienze che diventano occasione di riflessione e visione sincera, spontanea e profondamente emotiva, con l’obiettivo di lasciare una traccia in chi ascolta.

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  • Rita Zingariello: dal 9 ottobre il nuovo album “A mente scalza”, anticipato dal singolo “Le balene di notte”

    Dal 9 ottobre 2026 sarà disponibile in vinile e sulle piattaforme digitali di streaming “A mente scalza”, il nuovo album di Rita Zingariello per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy. Il progetto sarà anticipato dal singolo “Le balene di notte” disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in radio dal 2 ottobre. 

    “Le balene di notte” è la traccia che apre il disco con una riflessione sul tempo che scorre e sulla consapevolezza di abitarlo. Rita Zingariello volge lo sguardo a ciò che non è stato possibile cambiare e a quanto avrebbe potuto fare diversamente: i pensieri prendono così la forma di “balene”, presenze enormi e silenziose che incarnano tutto ciò che non si può trattenere né governare. 

    Commenta l’artista sul nuovo singolo: “In questa canzone racconto il tempo che passa e il modo in cui ho imparato ad abitarlo. A poco più di quarant’anni guardo indietro facendo i conti con ciò che non ho potuto cambiare e con il dubbio di quello che, forse, avrei potuto fare meglio. I miei pensieri, enormi e silenziosi, mi attraversano come balene impossibili da trattenere, ricordandomi che non tutto può essere governato. Ho chiesto al coro in fase di registrazione di cantare un potente ‘bo bo bo bo bo’ in diversi momenti della canzone per riuscire ad esprimere il rumore dei pensieri ingombranti che hanno dato vita al testo.”

    “A mente scalza” è un album che attraversa il tempo, le relazioni, le fragilità, la fiducia, il desiderio e il cambiamento. Le otto tracce compongono un racconto intimo nel quale la cantautrice osserva ciò che accade quando si lasciano cadere le difese e si accetta di stare dentro alle domande, senza cercare necessariamente risposte definitive.

    Il disco alterna dimensione acustica, scrittura d’autore e sensibilità jazz, con la partecipazione di Ferruccio Spinetti, Ernesto Marciante, Fabrizio Bosso, dei Flowing Chords di Margherita Flore e di Valter Sivilotti.

    La produzione artistica ed esecutiva è firmata dalla stessa Rita Zingariello, che ha curato gli arrangiamenti insieme a Vincenzo Cristallo, affiancati da Margherita Flore per le partiture vocali dei Flowing Chords e da Valter Sivilotti per la sezione archi del brano Scivola. Il lavoro in studio ha preso forma principalmente presso il Suonimpressi Studio, con sessioni dedicate per i contributi solisti: la tromba di Fabrizio Bosso è stata incisa al Mast Recording Studio, mentre il contrabbasso di Ferruccio Spinetti è stato registrato al Virus Recording Studio. L’intero progetto è stato poi affidato alle cure di Paolo De Stefani per missaggio e mastering al Mid & Side Studio.

    TRACK-LIST

    Le balene di notte

    Fidarsi (feat. Ferruccio Spinetti)

    Il giorno della festa

    Malaluna

    Di silenzi (feat. Ernesto Marciante)

    Inciampa pure

    A mente scalza

    Scivola (feat. Fabrizio Bosso)

    Spiega l’artista a proposito del progetto: “A MENTE SCALZA nasce dal bisogno di guardare quello che ho vissuto senza più cercare di addomesticarlo. In queste canzoni ci sono il tempo che passa, la paura, la fiducia, l’amore, le cadute e la necessità di lasciare andare. È un disco nel quale provo a togliere il rumore e le risposte già pronte, per tornare alle domande che contano. Scrivere queste canzoni significa per me accettare che non tutto si può controllare e che, a volte, proprio quando si inciampa o si lascia andare qualcosa, si apre la possibilità di ricominciare.” 

    Biografia

    Rita Zingariello è una cantautrice pugliese, originaria di Gravina in Puglia, con un percorso artistico quasi ventennale. Avvicinatasi alla musica fin da bambina con lo studio del pianoforte, si diploma in canto nel 2005 e debutta tre anni dopo con l’EP È alba, inaugurando una ricerca sonora che fonde canzone d’autore, pop, jazz e arrangiamenti acustici.

    Nel corso della sua carriera discografica ha pubblicato progetti come Incondizionatamente, Possibili percorsi, Il canto dell’ape, I giganti e la bambina – cover a richiesta e l’EP Al di là delle stelle. Una produzione scandita da brani cardine del suo repertorio: dalla title track a pezzi intensi come Eroe, A volte il caso, Amsterdam e Senza nota sul finale fino a Ballo ferma, inserito da All Music Italia tra le migliori canzoni del 2018.

    All’attività in studio affianca una presenza costante dal vivo, condividendo il palco con artisti come Gino Paoli, Danilo Rea, Paola Turci, Mario Venuti e la PFM, oltre a collaborare con Mogol. Numerosi anche i riconoscimenti ricevuti: da Sanremo Rock a Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty, passando per Frequenze Mediterranee e Biella Festival. Con il disco Il canto dell’ape ottiene premi e menzioni all’InediTo, al Premio Pigro (Ivan Graziani) e al Premio Peppino Impastato, vincendo inoltre la prima edizione del Premio Pascoli grazie alla composizione originale su Patria.

    Polistrumentista a pianoforte e chitarra, riconosce tra i propri riferimenti Pino Daniele, Jacob Collier, Joe Barbieri, Joni Mitchell, Billie Eilish, MARO e Fabio Concato. La sua scrittura scaturisce dall’osservazione del tempo, dei sentimenti e della memoria, trasformando in musica i dubbi interiori. Si rivolge a un pubblico sensibile, attento alla cura dei testi e orientato alla dimensione teatrale e raccolta.

    Per la realizzazione dei suoi progetti si avvale di un team composto da Claudio Francesco Ongaro (management), Dalia Gravela (creative consultant), Annarita Mattei (imagine consultant), Alberto Mocellin (videomaker) e dal grafico Giuseppe Incampo, autore delle illustrazioni per copertina e booklet del nuovo lavoro. Con A mente scalza, Rita Zingariello consolida questo legame con chi ascolta, scegliendo contesti d’ascolto raccolti dove dare risalto a profondità, intimità e ricerca estetica.

    “A mente scalza” è il nuovo album di Rita Zingariello disponibile in vinile e sulle piattaforme digitali di streaming dal 9 ottobre 2026 anticipato dal singolo “Le balene di notte” in radio dal 2 ottobre.

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  • Edamame, la sera accende le idee: fuori il primo estratto da “Crediamo alle mucche volanti

    EDAMAME
    “Alla Sera, Nascono le Idee”
    ASCOLTA “ALLA SERA, NASCONO LE IDEE”!

    ffm.to/edamame-allaseranasconoleidee

    IL NUOVO SINGOLO APRE “CREDIAMO ALLE MUCCHE VOLANTI”, L’ EP CHE SEGNA L’INIZIO DI UN NUOVO CAPITOLO PER LA BAND

    “Alla Sera, Nascono le Idee” è il nuovo singolo degli Edamame e il primo passo verso “Crediamo alle mucche volanti”, EP di quattro tracce con cui la formazione inaugura una nuova fase del proprio percorso artistico.
    Breve e incisivo, il brano è stato pensato come una vera e propria porta d’ingresso nel nuovo progetto: pochi minuti che anticipano l’atmosfera e il carattere delle tracce successive, introducendo immediatamente l’ascoltatore nel nuovo universo sonoro della band.
    Con “Crediamo alle mucche volanti” gli Edamame scelgono infatti di rimettere in discussione parte dell’identità musicale costruita negli anni, muovendosi verso una scrittura e un sound più maturi e consapevoli. Le nuove sonorità riprendono il percorso già anticipato dal precedente singolo “Disse Ken”, anch’esso incluso nell’EP, ma lo sviluppano ulteriormente, segnando una distanza più netta rispetto alle produzioni del passato.
    “Alla Sera, Nascono le Idee” assume così un ruolo preciso all’interno del progetto: non soltanto quello di presentare il nuovo lavoro, ma di definirne fin dall’inizio il temperamento. Una traccia essenziale e immediata che funziona come trampolino di lancio verso ciò che verrà dopo.

    Gli Edamame nascono come duo, si trasformano in trio e, nel giro di pochi anni, tornano alla loro essenza originaria a due elementi.
    La formazione attuale è composta da Matteo Verga, alla batteria e ai synth, e Andrea Manca, alle voci, chitarre e tastiere.
    La forte complicità tra i due musicisti si traduce in un sound che fonde un alternative rock energico con atmosfere dream pop, attraversate da venature stoner che emergono tra le trame sonore.

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