Autore: AndreaInfusino

  • “Mantra” è il nuovo singolo di Alberto Conti

    Dal 10 luglio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica  “Mantra”, il nuovo singolo di Alberto Conti.

    “Mantra” è un brano solare e fresco che racconta un amore travolgente, capace di radicarsi nella quotidianità e nei pensieri proprio come un mantra. Una dedica profonda che non nasconde le difficoltà («accetterai qualunque parte oscura di me»), ma che celebra la complicità di due persone che combattono con il proprio io e scelgono di viversi senza riserve, a «mille anni luce da qualsiasi cliché».

    Il brano si sviluppa come un invito a lasciarsi andare alla gioia e a vivere il presente, trovando nell’altro quella vibrazione positiva – «leggera come un vento caldo» – capace di rimettere in sesto la giornata. Tra immagini che evocano «un tuffo dentro l’estate, i fiori, i viaggi e la pace», la traccia unisce un ritmo travolgente a una narrazione sentimentale sincera, in cui i piccoli gesti e le parole ripetute diventano la colonna sonora di una relazione autentica.

    Commenta l’artista sul nuovo singolo:Mantra è un brano che per me è molto importante, riesce sempre a mettermi di buon umore. In questo pezzo ho voluto parlare delle emozioni travolgenti che una relazione può portare cercando di far immedesimare gli ascoltatori in quello che dico”

    Biografia

    Alberto Conti (Modena, 15 agosto 2003) è un cantautore e chitarrista che unisce una solida formazione accademica a influenze contemporanee. Inizia a studiare la chitarra a soli otto anni, prosegue il percorso al Liceo Musicale di Modena – dove si diploma in chitarra classica – e si laurea successivamente in chitarra jazz al Conservatorio di Parma.

    Nel 2022 partecipa a Italia’s Got Talent, dove si fa conoscere dal grande pubblico distinguendosi per la qualità della sua esibizione e ottenendo un’ottima accoglienza da parte dei giudici. Nel 2025 avvia il suo percorso discografico in collaborazione con il produttore Alex Bagnoli: insieme a lui realizza i brani che comporranno il suo primo album, un progetto che unisce ricerca sonora e autenticità espressiva. Nel team creativo è presente anche Marco Baroni, che contribuisce come coautore dei testi, arricchendo ogni canzone di sfumature inedite e profondità narrativa.

    Ad anticipare l’album di debutto è il primo singolo “Sogni in svendita”. Il progetto si distingue per originalità e freschezza, proponendo un linguaggio musicale personale e distante dalle mode dominanti nel panorama italiano. Tra i suoi attuali artisti di riferimento spiccano John Mayer, Sam Fender e Jacob Collier.

    Le sue canzoni sono scritte per i ragazzi della sua età, con l’obiettivo di raccontare la vita di tutti i giorni e le esperienze della sua generazione, pur mantenendo l’ambizione di arrivare al cuore di un pubblico il più ampio possibile. La dimensione dal vivo rappresenta lo spazio più naturale per Alberto: chitarra e voce diventano strumenti diretti per trasmettere la sua musica con semplicità, ponendosi come elementi centrali e irrinunciabili di tutto il suo percorso artistico.

    “Mantra” è il nuovo singolo di Alberto Conti disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 10 luglio 2026.

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  • “Più non basta” è il nuovo singolo di The Lacroix feat. Littamè

    Da venerdì 10 luglio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Più non basta”, il nuovo singolo di The Lacroix feat. Littamè per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “Più non basta” è un brano dalle influenze afro, sostenuto da un beat leggero e coinvolgente che unisce ritmo ed energia positiva. La canzone racconta il desiderio di superare continuamente i propri limiti, trasformando la musica in un messaggio di incoraggiamento per chi sogna in grande. L’invito dell’artista è quello di inseguire i propri obiettivi con determinazione, senza dimenticare che ogni conquista richiede consapevolezza, equilibrio e la capacità di affrontare i rischi che inevitabilmente comporta. 

    Spiega l’artista a proposito del brano: “Scrivo la mia musica seguendo l’istinto. Mi lascio ispirare da qualsiasi cosa che mi colpisce, come un film, una serie tv o una persona. Ogni dettaglio può trasformarsi in un’idea, in una frase o in una melodia. Quando arriva l’ispirazione non aspetto, scrivo di getto, in qualsiasi momento della giornata, soprattutto di notte, in cui nascono le mie idee migliori”.

    THE LACROIX | BIOGRAFIA

    Moreno Cavaleri, in arte The Lacroix, è un artista lombardo che ha sempre considerato la musica il centro del proprio percorso creativo. Fin da giovanissimo cresce ascoltando i grandi nomi del rap, maturando però la volontà di distinguersi attraverso uno stile personale, originale e fuori dagli schemi.

    Nasce così il progetto The Lacroix, espressione di una visione artistica orientata a lasciare un segno autentico e a raggiungere il maggior numero possibile di ascoltatori con la propria musica.

    Dopo un primo periodo di ricerca e sperimentazione, pubblica i singoli “FIGLIO DI RA” e “NERONE”, brani ispirati a figure storiche di grande impatto che riflettono il desiderio dell’artista di lasciare un’impronta duratura nel panorama musicale, proprio come quei personaggi hanno fatto nella storia.

    Successivamente pubblica “MY WAY (WAY MY)”, un brano più personale e introspettivo, nel quale mostra il suo lato più autentico e permette al pubblico di conoscere la persona che si cela dietro il nome The Lacroix.

    “Più non basta” è il nuovo singolo di The Lacroix feat. Littamè, disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 10 luglio.

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  • Il Sud America che non esiste: i Ferrinis raccontano l’estate degli italiani come fantasia e bisogno di altrove

    L’estate italiana ha smesso da tempo di essere soltanto una stagione. È diventata una promessa di sparizione temporanea, una parentesi in cui provare a lasciare indietro la pressione accumulata durante l’anno, le relazioni consumate dall’analisi continua, le città diventate troppo strette, la necessità permanente di spiegarsi, mostrarsi, funzionare. Si parte, o si sogna di partire, non solo per andare da qualche parte, ma per immaginarsi diversi: più leggeri, più fisici, più istintivi, finalmente lontani dal controllo.

    In questa “fame di altrove” trova la propria collocazione “Sud America”, il nuovo singolo dei fratelli forlivesi Ferrinis, che non aggiunge semplicemente un’altra canzone al repertorio estivo 2026, ma racconta quanto oggi, l’estate, non coincida più soltanto con il tempo libero, ma con l’idea, sempre più desiderata e al contempo difficile da raggiungere, di una vita sottratta alla prestazione continua.

    Non una canzone sulla vacanza, dunque, ma su ciò che la vacanza rappresenta oggi: il bisogno di vivere per una notte un luogo reale o immaginato in cui il pensiero si scioglie nel caldo, la pelle salata prende il posto delle spiegazioni e l’estate torna a essere l’unico territorio possibile per sentirsi ancora vivi senza doverlo dimostrare.

    Gli ultimi dati economici confermano quanto questo bisogno sia concreto.

    Secondo Federalberghi, già il ponte del 2 giugno ha messo in viaggio oltre 14 milioni di italiani, con un giro d’affari stimato in 6,9 miliardi di euro. Le analisi sulle abitudini turistiche del 2026 raccontano inoltre soggiorni più brevi, prenotazioni tardive e scelte sempre più condizionate dal budget. Numeri che non parlano soltanto di turismo, ma di una necessità comune di distanza e alleggerimento. Se la vacanza resta imprescindibile anche quando costa di più, dura meno e richiede maggiore attenzione ad ogni dettaglio, significa che non risponde solo al bisogno di riposo, ma a una richiesta più ampia di tregua dalla sollecitazione quotidiana.

    Mentre il costo della vita incide sulle partenze, accorcia i soggiorni, spinge molti a scegliere mete più accessibili e trasforma anche pochi giorni lontano da casa in una decisione da misurare minuziosamente, la vacanza continua a occupare un posto enorme nell’immaginario italiano, senza però coincidere soltanto con il riposo, ma con la promessa di una parentesi in cui mente e corpo possono tornare prima dell’agenda, la cura di sé prima degli obblighi, la possibilità di sentirsi vivi prima della necessità di essere sempre efficienti.

    Il Sud America cantato dai Ferrinis risponde esattamente questo desiderio, perché non è una meta da raggiungere, né una cartolina da consumare in tre minuti di ritornello, ma la forma calda e immediata che assume l’estate quando smette di essere calendario e diventa via d’uscita dalla propria vita ordinaria. Calore, notte, pelle, mare, ballo, cocktail, sabbia bagnata e musica fino all’alba compongono un quadro sensoriale immediato, ma il centro del brano non è la destinazione. È la necessità di stare, anche solo per qualche ora, distanti dalla frenesia e vicini a sé stessi.

    Non importa se quel Sud America sia davvero raggiunto, sognato, ricordato o soltanto immaginato; conta ciò che rappresenta nel momento in cui entra nelle giornate, nella possibilità di vivere, seppur per poco tempo, fuori dalla pressione di essere sempre produttivi, leggibili, presenti, fedeli a un’immagine di sé che durante l’anno diventa spesso una gabbia elegante.

    Questa idea di fuga passa attraverso la figura femminile attorno a cui ruota il testo, che non è un pretesto narrativo di un incontro balneare, ma il volto, la musa dell’altrove che il protagonista cerca; il simbolo stesso di una terra lontana e travolgente, capace di far girare la testa e di far dimenticare il bisogno di parola.

    Nel presente iperfotografato delle partenze, in cui anche la vacanza è diventata contenuto, status, racconto da pubblicare e prova visiva di una felicità da esibire, “Sud America” – accompagnato dal videoclip ufficiale diretto da Samuele Apperti – sceglie di non descrivere il viaggio come destinazione da raggiungere, bensì come fantasia da abbracciare.

    Dopo aver descritto la compressione affettiva di “Luci Viola” e la consapevolezza dolorosa di “Brucia Addosso”, Maicol e Mattia Ferrini sembrano portare la loro musica verso una domanda diversa: cosa resta di noi quando smettiamo, almeno per qualche ora, di analizzarci?

    «“Sud America” non è semplicemente il racconto di una parentesi balneare – raccontano Maicol e Mattia -, ma la storia di un’evasione personale in cui perdersi diventa l’unico modo per ritrovarsi. Volevamo scrivere un brano che avesse il calore dell’estate, il movimento della notte e quella sensazione specifica che si prova quando, per qualche ora, smetti di pensare a tutto e ti lasci portare da quello che sta accadendo. Il Sud America, per noi, non è solo un luogo, ma un’energia, una persona che ti attraversa e ti fa dimenticare tutto il resto.»

    La prima immagine ha la grana di una polaroid scattata sotto una luce accecante, tra occhiali da sole tolti in fretta e l’attesa di un atterraggio che profuma di indipendenza. Da lì, i Ferrinis costruiscono una sequenza di immagini in cui i cocktail al tramonto e il ghiaccio che scivola sulla schiena diventano il linguaggio di una notte dove il bisogno di tornare a sé prende il posto delle spiegazioni.

    «Ho parcheggiato i sogni sui tuoi fianchi», cantano i due fratelli forlivesi, fermando in un unico verso il momento in cui la razionalità cede il passo al ritmo, il pensiero si allenta e la musica accompagna i battiti fino all’alba. La ragazza al centro del testo è, metaforicamente, il richiamo di una libertà che non chiede di essere definita per essere vissuta.

    Abbandonando momentaneamente le atmosfere notturne e sature dei neon cittadini che hanno fatto da fil rouge alle loro ultime release, i Ferrinis scelgono di cantare la spensieratezza responsabile di chi sceglie di tuffarsi nell’estate senza paracadute. Sonorità pop-dance moderne si fondono con un immaginario che sa di festa e di liberazione, dimostrando ancora una volta la versatilità di un progetto che non teme di reinventarsi, pur restando fedele alla propria urgenza narrativa.

  • “Libera” è il nuovo singolo di Kilian

    Dal 10 luglio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Libera”, il nuovo singolo di Kilian disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 2 luglio per PLUMA dischi.

    “Libera” è un brano che è nato durante una sessione casalinga tra l’artista e Ormə (Omar Remi Salis), spinti dal desiderio di dare vita a un prodotto organico, vibrante e con una forte impronta elettronica. Il fulcro creativo della produzione è stato il celebre synth Juno: è bastato trovare un suono decisamente bounce, insieme agli accordi e alla struttura principale, per definire oltre il 70% dell’architettura dell’intero brano.

    Il sintetizzatore non ha guidato solo la struttura, ma è stato fuso con un sample drum per dare forma a tutti gli shaker e alle percussioni tonali che caratterizzano la traccia. Successivamente, il lavoro di produzione è stato rifinito riscrevendo la drum e registrando elementi reali come il basso, la kalimba e persino il suono dei tubi, elementi scelti appositamente per restituire un’immediata sensazione di freschezza e di gioco. A completare il sound design e l’atmosfera, è stato infine inserito un field recording con le voci di alcuni bambini al parco.

    Il testo è nato in modo estremamente spontaneo, quasi come un fiume in piena: all’artista è bastato focalizzare il pensiero su una persona in particolare e sul suo personalissimo modo di intendere la vita per stendere le parole del brano.

    Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: “Questo pezzo è una dedica ad una persona importante che mi ispira spesso a fare scelte più allineate al mio sentire anche se si scontrano con un senso comune. Mi ispira a trovare me stesso in un sistema che tenta di categorizzare sempre di più e che svaluta i risultati raggiunti“ 

    BIO

    Kilian è un artista, produttore e dj.

    Fin da piccolo ha sempre cercato delle modalità espressive per creare il proprio piccolo cosmo.

    Nell’adolescenza scrive e suona in progetti di vario genere, finché non sente l’esigenza di approfondire la composizione e la produzione.

    Si trasferisce a Milano, dove lavora come produttore e direttore artistico per altri artisti; pubblica l’EP “PIOGGIA ULTRA” per Pluma Dischi (2024), seguito da “PIOGGIA ULTRA REMIX”.

    Kilian non ha una formula: la creazione di un brano può partire da alcune intuizioni sonore che vengono manipolate secondo le esigenze emotive riversate sul testo.

    Nei brani vengono mescolati elementi di elettronica, fortemente influenzati dal panorama UK, con strumenti acustici e testi che rimandano al cantautorato italiano.

    Il risultato è una sonorità ibrida, vibrante e dinamica.

    Ad aprile 2026 esce “Tempesta elettrica”.

    “Libera” è il nuovo singolo di Kilian disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 2 luglio 2026 per PLUMA dischi e in rotazione radiofonica dal 10 luglio. 

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  • L’Italia invisibile: “Un ragazzo qualunque” racconta chi abita lo spazio bianco tra un post e l’altro

    «La battaglia non è un contenuto»

    Ogni giorno scorrono immagini, indignazioni prefabbricate, vite rese pubbliche in pochi secondi e un solo click; poi, appena il flusso passa oltre, restano le difficoltà non archiviate, le storie comuni non spettacolarizzate abbastanza da meritare attenzione. È l’Italia invisibile, quella che abita lo spazio bianco: la zona muta tra un’esposizione e l’altra, dove la vita continua anche quando nessuno la sta guardando. La vita di chi resta fuori dal fotogramma, nei minuti che non diventano contenuto, nei rapporti che non appaiono sui feed, nei lavori senza prestigio, nei sogni che non hanno ancora trovato la possibilità di realizzarsi. “Un ragazzo qualunque”, quinto album di Occhic, nasce come diario di bordo scritto tra i vicoli e i bar di provincia, dove i giorni si susseguono senza la necessità di essere certificati da uno schermo.

    Dodici brani realizzati tra Ozieri e Sassari raccontano un Paese che misura tutto, dai sentimenti agli stream, e seguono la vita di chi prova a restare integro mentre tutto intorno chiede esposizione, velocità e rendimento.

    Lontano dalla mitizzazione, “Un ragazzo qualunque” fotografa quotidianità, pensieri e valori del cosiddetto “ragazzo normale”, quello che cammina nella direzione dei propri obiettivi senza appoggi e favoritismi, senza maschere da indossare, senza quell’immediata leggibilità che oggi sembra decidere il destino delle persone. «C’è un ragazzo in fondo alla strada con le mani in tasca e la testa bassa, osserva il mondo che gira veloce mentre lui resta qui»: il mondo corre, lui no. Il mondo produce tracce, prove di sé, segnali, frenesia; lui resta fermo nel punto in cui il tempo degli altri diventa metro della propria inadeguatezza. Da questa distanza prende avvio tutto il lavoro.

    L’idea alla base del disco non è la semplice storia di un ragazzo che si sente escluso. Occhic vuole restituire dignità alla sua esistenza, sottraendola alla caricatura del perdente, del fragile, a quel pietismo fatto di frasi di circostanza. Nei brani di “Un ragazzo qualunque” il protagonista attraversa una routine che non trova facilmente una forma spendibile: i social come distorsione e dipendenza, il lavoro che si sfarina, i rapporti affettivi in cui emozioni, attenzioni e sentimenti sembrano perdere valore, i locali di provincia in cui il sogno musicale continua a bussare anche quando nessuno apre, un Paese che promette e poi ritira, una parola pubblica sempre più incline al riflesso immediato e sempre meno disponibile all’ascolto. Tutto questo compare nel progetto fin dalla sua matrice.

    La prospettiva dell’album non è il frutto di una scelta improvvisa, ma il risultato di una sedimentazione analitica che attraversa l’intera produzione dell’artista. Per Occhic, guardare dove gli altri distolgono lo sguardo è una necessità metodologica prima ancora che creativa, un modo per presidiare la realtà prima che venga filtrata e resa inoffensiva. Dopo “Ribelle”, “Nomen Omen”, “Il diario dei Pensieri”, “Turning Point” e un brano come “Sangue nelle Mani”, che affrontava la violenza da un punto di vista volutamente scomodo, l’artista sardo torna a concentrarsi sulle complessità del presente, questa volta abbassando il fuoco dall’evento estremo all’ordinario. La sua traiettoria resta quella di portare nelle canzoni quello che di solito viene lasciato ai bordi della conversazione, lavorare su temi civili e privati senza separarli artificialmente, usare le canzoni come campo di dialogo tra esperienza personale, attualità e dimensione sociale. In “Un ragazzo qualunque” questa direzione artistica si condensa attorno a una figura che non ha niente di eroico e proprio per questo assomiglia a molti.

    «La fretta di questo tempo ci ha abituati a guardare quasi soltanto quello che buca subito lo schermo – dichiara l’artista -. Io volevo fermarmi su tutti gli aspetti che restano nel mezzo: l’imbarazzo, il ritardo, le attese, i lavori comuni, i rapporti storti, il sogno di suonare senza avere già il vestito giusto per essere preso sul serio.»

    Questa dichiarazione, al netto della sua immediatezza, chiarisce una cosa essenziale: il digitale non è il nemico da abbattere, ma il contesto che ci ha abituati a semplificare tutto. Occhic non punta il dito contro i social, ma osserva come il bisogno di apparire ci obblighi a nascondere i nostri momenti di fragilità per trasformarli in contenuti pronti al consumo. Il rischio che il disco mette in luce è questo: svendere la propria verità per renderla comprensibile a un algoritmo. In “Easy Money”, dove «sorrisi da schermo» e «vita creata con filtri e contratto» viene descritto un paesaggio in cui intimità, amore, immagine e denaro finiscono sullo stesso piano, con il risultato di una realtà lisciata, pronta per l’uso, ma incapace di sostenersi fino in fondo.

    Lo stesso tema, con un approccio più tagliente, riappare in “Battaglie in Streaming”. Qui il punto non è banalmente l’ipocrisia della rete, bensì la trasformazione di ogni causa in formato, di ogni ferita in materiale espositivo. Il testo distingue con estrema chiarezza dolore vero e dolore allestito, chi combatte davvero e chi si dispone bene in camera prima di prendere posizione. «La battaglia non è un contenuto» è la frase che riassume meglio il brano, e anche una delle chiavi dell’album: la parte che conta non coincide con quella che si vede di più. La voce sincera, suggerisce Occhic, non è per forza la più presente nel feed; spesso è quella che non ha un minuto preciso in cui entrare, che non sa darsi subito una forma vincente, che resta fuori tempo. È, di nuovo, quel bianco tra un post e l’altro in cui la vita continua a chiedere presenza effettiva.

    A questa linea appartiene anche “Sensori in Tilt”, brano sul logoramento del confronto pubblico. La sensazione è quella di una società che reagisce sempre e ascolta quasi mai. Si può ridere sempre meno, parlare sempre meno, sostare sempre meno; ogni parola diventa miccia, ogni opinione pretesto, ogni differenza una pratica rapida di esclusione. «Connessi h24, ma il cuore è offline»: non c’è soltanto una saturazione tecnologica, c’è un impoverimento del tempo disponibile per guardarsi, per spiegarsi, per contraddirsi senza trasformare tutto in scontro permanente. Lo spazio bianco, in questo caso, è quello che non riusciamo più a lasciare tra una reazione e l’altra.

    Il messaggio dell’album, però, non resta confinato alla critica del presente digitale. “Un ragazzo qualunque” funziona perché estende quel vuoto anche alla vita materiale, alla provincia, ai rapporti affettivi, alla filiera musicale, al Paese reale. “Sognando Palchi” sposta subito il discorso dal sogno alla sua realizzazione pratica: locali spenti, notti in bianco, centralità che non arriva, la sensazione di restare «solo un comprimario, un cameo da non ricordare». Qui il bianco non è il silenzio romantico del fuori scena, ma la parte di lavoro e frustrazione che nessuno racconta quando parla di vocazione artistica. Il palco viene immaginato, rincorso, quasi toccato; intanto si continua a suonare in un contesto in cui la visibilità sembra precedere la fiducia, e la fiducia precedere perfino l’ascolto. È una canzone importante perché toglie ogni patina al desiderio di vivere di musica e lo rimette nella sua verità più concreta: locali, errori, attese, marginalità, ostinazione.

    “Numeri o Niente” entra nel merito con ancora meno morbidezza. «Tutti parlano di hit, di views e di like. Se non fai i numeri, sei invisibile nel mic». L’industria musicale, letta dal bordo, appare qui come un luogo che osserva soltanto ciò che arriva già certificato, che confonde il segnale con il valore, che accetta il rischio soltanto quando ha smesso di esserlo. Nel quadro del disco questo brano non serve a ribadire un lamento noto; serve a mostrare una forma precisa di selezione: esiste una vita artistica che si consuma interamente nel tratto prima della prova pubblica, nel tempo in cui si scrive, si attende, si insiste, si chiede ascolto senza poterne garantire il ritorno immediato. È una forma di esistenza che il mercato guarda poco e che “Un ragazzo qualunque” sceglie invece di raccontare.

    «Non volevo fare un disco di recriminazione – aggiunge l’artista -. Mi interessava mostrare quanto materiale di vita resta fuori da quello che si vede. Anche nel lavoro musicale succede così. Prima del post in cui sembri arrivato c’è un tempo lungo, poco elegante, spesso umiliante. È in quel tempo che capisci chi sei davvero e se hai ancora voglia di continuare.»

    Questa chiave di lettura trova un contrappunto forte in “Parole Vuote”, probabilmente una delle tracce più forti dell’album sul piano dell’identità. «Parlo piano, ma non per timidezza, è solo che ascolto più di quanto parlo»; poi ancora: «Qui tutto funziona per conoscenze, non per talento, né per merito». Il brano mette insieme diverse cose senza doverle giustificare: insofferenza, fatica a stare dentro dinamiche già truccate, desiderio di andarsene. È una canzone che non cerca simpatia e non chiede di essere capita in anticipo. Lo spazio bianco, qui, coincide con la scelta di non riempire tutto di parole, di non spiegarsi più del necessario, di sottrarsi al lessico di chi parla troppo per non dire.

    Lo stesso vale, con un taglio affettivo, per “Bravo Ragazzo”. La figura del ragazzo gentile è stata quasi sempre trattata come quella di un ingenuo da correggere, come una comparsa destinata a perdere. Occhic non la idealizza, però la osserva da vicino. Il personaggio del brano ascolta, aspetta, raccoglie i pezzi, resta disponibile quando tutto si è già rotto. Non c’è orgoglio morale in questo ritratto; c’è stanchezza, forse persino una forma di umiliazione quieta, quella di chi si accorge che la pazienza e la cura valgono poco in una scena in cui il gesto brusco continua ad apparire più forte del gesto saldo. Anche qui il disco trova il suo tema dove di solito non si guarda: nella porzione di rapporto che resta quando la parte esibita è finita, quando la storia da mostrare si è chiusa e comincia il lavoro più duro, quello di restare interi.

    Poi c’è “Oh Italia”, brano che porta dentro il disco il lavoro povero, le promesse evaporate, i giovani che partono, il talento che emigra, i bar di provincia come ultimo luogo in cui qualcuno continua a cantare anche mentre la speranza si accorcia. Non è un pezzo di analisi istituzionale, e non deve esserlo. Sta però dentro una tradizione precisa di scrittura civile che usa il dettaglio popolare per parlare di stanchezza sociale. Quando l’Italia del brano appare come «terra di promesse non mantenute», non c’è bisogno di sovrastrutture. Il disco, a quel punto, ha già chiarito che il ragazzo qualunque non è soltanto una figura privata. È anche il figlio di un Paese che consuma aspettative, che chiede adattamento continuo, che costringe a misurare il proprio valore sul terreno sbagliato. Lo spazio bianco, in “Oh Italia”, è perfino geografico: sta fra chi parte e chi resta, fra chi viene celebrato e chi continua a vivere dietro il banco del destino.

    “Il Mio Destino” ha una funzione diversa. Riporta la musica al centro come asse biografico, ricuce i lavori precedenti, rimette in fila un percorso che da “Ribelle” a “Turning Point” passa come una stessa linea di fedeltà. È uno dei pochi momenti in cui l’album si guarda con più decisione, ma lo fa senza compiacersi: la musica viene chiamata come destino, disciplina, fedeltà a una direzione, non come marchio identitario da esibire. Serve anche questo, dentro un progetto del genere: ricordare che il ragazzo qualunque non è soltanto la vittima di un tempo malato. È anche uno che insiste, che si ostina, che continua a darsi una forma anche quando quella forma non trova subito un posto.

    A completare il quadro c’è “In Trincea”, titolo già eloquente per un brano noto anche come “Leoni da Tastiera”. La guerra quotidiana del commento, della sentenza rapida, dell’aggressione a distanza, qui viene letta non tanto come deviazione morale, quanto come clima. Vivere in trincea significa trascorrere il tempo con la sensazione di dover reagire a tutto, presidiare tutto, difendersi da tutto. È un atteggiamento difensivo che il disco conosce bene e che prova a declinare proprio scegliendo, nella maggior parte dei casi, la lentezza, il racconto di ciò che non entra subito nei feed. Di qui anche il ruolo che assume “Meglio Il Silenzio”: il titolo dialoga perfettamente con il resto del disco, perché suggerisce il rifiuto di riempire ogni spazio disponibile. In un album che parla di vuoti, attese e sovraesposizione, il silenzio assume un valore fondamentale e non come rinuncia, ma come argine.

    “Un ragazzo qualunque” non disperde il proprio senso inseguendo troppe tesi e non prova a farsi grande con parole troppo grandi. Sceglie invece un’angolazione che oggi, anche nella musica, viene spesso lasciata marginale: quella della vita ordinaria, della provincia, del digitale, del sogno artistico, della dolcezza, del disagio. In tal senso, il tema che attraversa il disco, il racconto di chi abita quello spazio bianco tra un post e l’altro, non appartiene soltanto alla rete. Riguarda la parte di vita che non trova titolo, quella che non si lascia comprimere in una caption, quella che rimane dopo ogni presa di posizione rapida, dopo ogni entusiasmo breve, dopo ogni giudizio già pronto. Riguarda tutti i minuti in cui non stiamo comunicando niente a nessuno e però continuiamo a essere ciò che siamo, con i nostri lavori storti, i desideri poco eleganti, le esitazioni, le attese, i caratteri fuori moda, le giornate in cui sembriamo meno rilevanti solo perché non ci mettiamo in mostra. “Un ragazzo qualunque” decide di restare lì, in quella parte di esistenza che non si lascia semplificare, che non chiede di essere resa più brillante per bucare uno schermo. In una realtà che chiede a chiunque di diventare visibile prima ancora di essere davvero visto, il disco sceglie di soffermarsi proprio dove quasi nessuno guarda.

    “Un ragazzo qualunque” – Tracklist:

    1. Un Ragazzo Qualunque
    2. Il Mio Destino
    3. Easy Money
    4. In Trincea
    5. Bravo Ragazzo
    6. Sognando Palchi
    7. Parole Vuote
    8. Meglio Il Silenzio
    9. Battaglie In Streaming
    10. Sensori In Tilt
    11. Oh Italia
    12. Numeri O Niente

  • “Sale” (Chillhouse Rmx) è il nuovo singolo di Nùvo

    Dal 10 luglio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e rotazione radiofonica la versione chillhouse Rmx di “Sale”, il nuovo singolo di NÙVO.

    “SALE (Chill House Rmx)” nasce dal desiderio di offrire una nuova prospettiva al singolo originale, reinterpretandolo attraverso sonorità Chill House dal respiro internazionale. Pur mantenendo intatta la forza melodica e il significato del testo, il brano si veste di atmosfere più luminose, ritmiche morbide e una produzione elettronica elegante, pensata per evocare il senso di libertà e leggerezza tipico della stagione estiva.

    La scelta di realizzare questa versione nasce dalla volontà di dimostrare come “Sale” possa vivere in una dimensione sonora diversa, raggiungendo un nuovo pubblico senza perdere la propria identità emotiva. L’obiettivo è valorizzare il brano in un contesto più contemporaneo e trasversale, mantenendo al centro la voce e il messaggio dell’artista. Con questa reinterpretazione, Nùvo conferma il proprio percorso di ricerca artistica, esplorando nuovi linguaggi musicali e ampliando l’universo espressivo di “Sale” senza snaturarne l’essenza.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Quando ho deciso di realizzare questa versione di Sale, non volevo semplicemente creare un remix. Sentivo il bisogno di far vivere il brano in una nuova dimensione, più luminosa e leggera, senza tradirne il significato. Ho immaginato quelle stesse emozioni accompagnare un tramonto sul mare, un viaggio in auto con i finestrini abbassati o una notte d’estate. La scelta di una produzione Chill House nasce proprio da questo: dare al brano un nuovo respiro e dimostrare che una canzone può raccontare la stessa storia con colori diversi. Per me questo RMX rappresenta un’evoluzione naturale del mio percorso artistico e un modo per avvicinare SALE a un pubblico ancora più ampio, mantenendone intatta l’anima.”

    BIOGRAFIA

    Nùvo ha iniziato a fare musica all’età di 12 anni suonando il violino, per poi passare alla scrittura di brani dance verso i 16 anni; da lì è nata la voglia di studiare canto e di dare lui stesso la voce alle proprie canzoni. Dopo aver preso parte ad alcuni progetti di musica dance per qualche anno, si è approcciato a una musica pop con sonorità più leggere e romantiche.

    Le sue ispirazioni arrivano sempre e comunque dalla dance: per citarne alcuni, artisti come David Guetta, Black Eyed Peas, Lady Gaga, Cascada, ecc. Al momento Nùvo ha all’attivo un primo singolo e collabora con un suo arrangiatore personale.

    Il target a cui sono rivolte le sue canzoni può spaziare dai 15 ai 60 anni, a seconda dei gusti. Con la sua musica racconta l’amore, non sempre però in chiave triste, ma anche come sentimento libero e spensierato e, a volte, con una punta di ironia. Il suo obiettivo è quello di arrivare al cuore della gente e, per questo, sa che non c’è un tempo misurabile: può succedere in un anno o richiedere più tempo.

    A marzo 2026 pubblica il brano “Tra le mie felpe”.

    A giugno 2026 esce “Sale”.

    “Sale” (Chillhouse Rmx) è il nuovo singolo di Nùvo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 10 luglio 2026.

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  • Musica, design e cultura d’impresa: giovedì 16 luglio a Milano la premiazione e il live della band vincitrice del contest GBIM JAZZ Experience

    La prima edizione del format promosso da Gruppobea e Imola Ceramica, che ha intrecciato architettura, creatività e suoni contemporanei, si concluderà con il concerto del trio Anodic Breath

    MILANO – Una serata imperdibile con musica sotto lo stelle, good vibes, bollicine a volontà e uno sfizioso aperitivo finger food per festeggiare il successo di un’iniziativa atipica, che ha fatto incontrare il mondo del design e quello del jazz, e per dare appuntamento alla seconda edizione (in programma la prossima primavera): si concluderà giovedì 16 luglio, a Milano, presso gli spazi esterni della sede del Gruppobea, in via Toffetti 31, la prima edizione del concept GBIM JAZZ Experience con la premiazione e l’esibizione della band vincitrice, ovvero il trio Anodic Breath (inizio live ore 19.45; ingresso libero dalle ore 19.30 con prenotazione obbligatoria all’indirizzo info@gbimjazz.it; i più veloci riceveranno una mail di conferma).

    Ideato e promosso da Gruppobea e Imola Ceramica, questo format inedito ha dato vita ad un evento culturale che ha investigato nuove architetture sensoriali all’insegna della creatività, intrecciando architettura, suoni contemporanei e cultura d’impresa. Il progetto è nato grazie alla collaborazione tra i due partner commerciali e il direttore artistico Antonio Ribatti, instancabile tessitore di relazioni culturali e artefice di stagioni musicali di rilievo nazionale, tra cui l’AHUM Milano Jazz Festival. Per la prima edizione di GBIM JAZZ Experience sono stati selezionati tre gruppi musicali: il trio DjangoBop Vibes (composto da Gabriele Boggio Ferraris, Davide Parisi e Jimmy Straniero), con un repertorio ispirato al jazz manouche; il duo Martha J. & Chebat (Martha e Francesco Chebat) con un progetto in bilico tra folk e jazz song; infine, il trio Anodic Breath (Vijaya Trentin, Ludovico Elia e Myra), la band vincitrice (nominata da una giuria di esperti del settore dell’architettura e del design, tra i quali Laura Galloni, docente del Politecnico di Milano), il cui sound è un mix di sonorità elettroniche e ambient.

    La band vincitrice

    Muovendosi tra composizione e improvvisazione, il trio Anodic Breath sviluppa paesaggi sonori lenti e immersivi, pensati per un ascolto profondo e attento. Vijaya Trentin, pianista, cantante e compositrice, costruisce campi armonici e organizza lo spazio sonoro tra evocazioni jazz e reminiscenze cinematografiche. La sua ricerca attraversa il jazz, la scrittura cantautorale e il pop contemporaneo. Nel 2023 pubblica Chrysalis, il suo primo album in trio jazz, e presenta al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano un omaggio a Chick Corea (Children’s Song). Dal 2024 porta la sua musica in rassegne e contesti di rilievo, tra cui la Casa del Jazz di Roma e la manifestazione Piano City Palermo. È attualmente impegnata nella promozione del nuovo album indie-pop Acqva e nello sviluppo del progetto strumentale Del mareLudovico Elia è architetto e musicista formato in Conservatorio, specializzato in tromba rinascimentale e barocca. Collabora stabilmente con istituzioni di rilievo nel panorama della musica antica. La sua identità artistica si definisce nella sinergia tra spazio fisico e spazio sonoro. Negli ultimi anni la sua ricerca si è estesa al jazz e alla musica elettronica, dando vita a progetti ibridi e contemporanei. Myra è DJ e performer che innesta texture elettroniche ed elaborazioni digitali. Il suo sound nasce dalla raccolta di suoni e memorie, trasformati in narrazioni che prendono vita sul dancefloor. Echi disco, flussi progressive e accenti rock si fondono in percorsi ibridi, liberi da confini di genere. I suoi DJ set sono modellati dallo spazio e dal contesto, in un dialogo costante tra presenza, suono e pubblico.

    Oltre a eseguire i brani dal proprio repertorio, ogni formazione che ha partecipato al contest GBIM JAZZ Experience ha presentato una composizione inedita, appositamente ideata e dedicata ad una collezione di Imola Ceramica. Il trio Anodic Breath, vincitore della prima edizione di questo format, ha presentato il brano Follow Echoes dedicato alla collezione Azuma Rock di Imola Ceramica.

    Le registrazioni dei tre gruppi entreranno a far parte di una compilation digitale disponibile su Spotify e YouTube. GBIM JAZZ Experience, infine, ha visto la collaborazione di Delabeat, producer e pianista jazz italo-francese attivo tra Milano e Parigi e distribuito da JE Entertainment. Delabeat ha realizzato una reinterpretazione in chiave urban, acid jazz e house della composizione inedita della band vincitrice dedicata alla collezione Imola.

     
    GBIM JAZZ EXPERIENCE – PRIMA EDIZIONE
    Milano, dal 12 marzo al 16 luglio 2026

    Giovedì 12 marzo 2026, ore 19:00
    DJANGOBOP VIBES – Bebop e swing manouche
    Gabriele Boggio Ferraris (vibrafono), Davide Parisi (chitarra), Jimmy Straniero (contrabbasso).

    Giovedì 9 aprile 2026, ore 19:00
    MARTHA J. & CHEBAT – Folk e jazz song
    Martha J. (voce), Francesco Chebat (fender rhodes).

    Giovedì 7 maggio 2026, ore 19:00
    ANODIC BREATH – Jazz elettroacustico ambient
    Vijaya Trentin (piano, voce), Ludovico Elia (tromba, effetti), Myra (sound design, elettronica).

    Giovedì 16 luglio 2026, ore 19:45 (ingresso ore 19:30)
    CONCERTO SOTTO LE STELLE – FINALE E PREMIAZIONE

  • JAZZaltro: Vik and the Doctors of Jive  in concerto giovedì 9 luglio a Busto Arsizio (Va)


     

    MILANO – Fa di nuovo tappa a Busto Arsizio (Va) la XVII edizione della rassegna JAZZaltro, che dal 2010 porta i suoni e le musiche del mondo nelle province di Varese e Milano: giovedì 9 luglio, presso i grandiosi spazi di Villa Ottolini Tosi (in via Volta 4), saranno di scena Vik and the Doctors of Jive per un concerto che si annuncia davvero irresistibile (inizio live ore 21, ingresso libero con libera donazione; in caso di maltempo, si terrà nella Sala Pro Busto). L’appuntamento è realizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale della Città di Busto Arsizio ed è inserito all’interno del palinsesto di eventi BA Estate.
    Il Jive è il suono che ha caratterizzato più di ogni altro i locali dove si suonava Jazz o, almeno, dove si suonava per ballarlo: a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta per “jive” s’intendeva la musica swing da ballo, proposta da personaggi del calibro di Louis Armstrong e Louis Prima, considerato ancora oggi il numero uno del genere. Proprio Louis Prima è una delle grandi passioni di Vik, all’anagrafe Vittorio Marzioli, leader, ideatore e voce dei Doctors of Jive. Doppiopetto bianco e nero, cappello a falde larghe e l’aria da gangster, Vik e la sua band presenteranno un repertorio di grandi classici dello Swing americano e italiano degli anni Cinquanta e Sessanta (da Fred Buscaglione a Frank Sinatra fino a Renato Carosone) in un concerto-spettacolo che mescolerà brani di ispirazione jazzistica a pezzi tradizionali ai quali i “Dottori del Jive” imprimeranno il loro personalissimo e inconfondibile ritmo shuffle. Con la sua voce roca, elevata a originale cifra stilistica, Vik sarà il mattatore della serata e il protagonista di una serie di sketch gustosissimi, creando uno spettacolo nello spettacolo, al tempo stesso elegante, leggero e divertente. Il concerto alternerà momenti “one man show” ad altri di grande coinvolgimento: tutti gli artisti sul palco daranno vita, infatti, a situazioni di collaudata complicità, interagendo con il pubblico. Insieme a Vik si esibiranno Germano Zenga (sax tenore), Marco Gianotti (contrabbasso), Paolo De Ceglie (tromba), Carlo Napolitano (trombone), Giulio Stromendo (pianoforte), Tommy Bradascio (batteria) e Vince Tempera, protagonista della storia della musica italiana, per trent’anni firma autorevole del Festival di Sanremo e autore di melodie indimenticabili che hanno accompagnato intere generazioni (come Ufo Robot Anna dai capelli rossi), nei panni dello special guest.
    La XVII edizione di JAZZaltro proseguirà con una programmazione all’insegna della musica di qualità fino al prossimo settembre con tanti imperdibili appuntamenti: da ricordare, tra gli altri, il live del quartetto guidato dal chitarrista e compositore Luca Falomi il 23 agosto a Legnano (Mi) e l’esibizione in piano solo di Enrico Pieranunzi, nome di punta del jazz italiano, il 6 settembre a Olgiate Olona (Va).

    JAZZaltro – XVII edizione – Dal 21 giugno al 6 settembre 2026
    Domenica 21 giugno
    Fagnano Olona (Va)
    Ore 6 – Concerto all’alba e Yoga
    Calipolis, via C. Colombo 80 – Approdo del Parco del Medio Olona
    Sonia Spinello (voce, daf, kalimba) e Ashti Abdo (saz, sansula, oud, duduk, effetti e voce)

    Domenica 28 giugno
    Olgiate Olona (Va)
    Ore 21, Cortile del Municipio, via L. Greppi 4
    Sugarpie & The Candymen
    Lara Ferrari (voce), Jacopo Delfini (chitarra gipsy), Renato Podestà (chitarra semiacustica),  Marco Zammuto (contrabbasso), Roberto Lupo (batteria)

    Giovedì 2 luglio
    Busto Arsizio (Va)
    Ore 21, Giardino Quadrato del Museo del Tessile, via L. Galvani 2
    Gaia Cuatro
    Aska Maret Kaneko (voce, violino), Natalio Luis Mangalavite (pianoforte), Carlos “el Tero” Buschini (basso, contrabbasso), Tomohiro Yahiro (percussioni)


    Domenica 5 luglio
    San Giorgio su Legnano (Mi)
    Ore 21, piazza Mazzini
    Michele Fazio World Trio feat. Tomohiro Yahiro
    Michele Fazio (pianoforte), Aska Maret Kaneko (voce, violino), Carlos “el Tero” Buschini (basso acustico), guest Tomohiro Yahiro (percussioni)

    Giovedì 9 luglio
    Busto Arsizio (Va)
    Ore 21, Villa Ottolini Tosi, via A. Volta 4
    Vik & The Doctors of Jive
    Vittorio Marzioli (voce), Germano Zenga (sax tenore), Marco Gianotti (contrabbasso), Paolo De Ceglie (tromba), Carlo Napolitano (trombone), Giulio Stromendo (pianoforte), Tommy Bradascio (batteria), Vince Tempera (special guest)

    Venerdì 7 agosto
    Legnano (Mi)
    Ore 21, Parco fluviale Isola del Castello, via Castello 1
    Luigi Martinale Quartet & Orchestra da Camera del Conservatorio Ghedini di Cuneo
    Luigi Martinale (pianoforte), Gianni Virone (sax soprano e tenore), Yuri Goloubev (contrabbasso), Zaza Desiderio (batteria) e 16 elementi dell’Orchestra da Camera

    Domenica 23 agosto
    Legnano (Mi)
    Ore 21, Parco fluviale Isola del Castello, via Castello 1
    Luca Falomi Myricae Quartet
    Luca Falomi (chitarre), Eugenia Canale (pianoforte), Stefano Della Casa (violoncello), Max Trabucco (batteria)

    Sabato 29 agosto
    Castellanza (Va)
    Ore 21, Cortile del Municipio, via delle Rimembranze 4
    Francesco Schepisi Elevation Quartet
    Francesco Schepisi (pianoforte), Samantha Spinazzola (voce), Antonello Losacco (basso), Fabio Delle Foglie (batteria)

    Domenica 30 agosto
    Legnano (Mi)
    Ore 21, Parco fluviale Isola del Castello, via Castello 1
    TeBuCaSe Quartet
    Max Tempia (organo hammond), Fabio Buonarota (tromba), Mario Caccia (basso), Massimo Serra (batteria)

    Domenica 6 settembre
    Olgiate Olona (Va)
    Ore 11, Cortile del Municipio, via L. Greppi 4
    Enrico Pieranunzi piano solo (concerto e aperitivo)
  • Il violoncello pop di Alberto Casadei, giovani pianisti da tutto il mondo,  il fascino del tango, colonne sonore senza tempo e un concerto lirico tutto da ridere:  gli imperdibili appuntamenti di luglio del festival Onde musicali


    Prosegue la nona edizione della manifestazione organizzata dall’Associazione Luigi Tadini e dall’ente di promozione turistica Visit Lake Iseo: guida agli eventi più interessanti in programma nel mese di luglio sulle due sponde del Sebino  

     

    ISEO (BS) – Dopo i tanti appuntamenti di giugno, seguiti da un pubblico particolarmente numeroso, la nona edizione di Onde musicali sul Lago d’Iseo, il festival organizzato dall’Associazione Luigi Tadini di Lovere in collaborazione con Visit Lake Iseo, l’ente di promozione turistica del Lago d’Iseo, proseguirà nel mese di luglio con un fitto calendario di eventi che animeranno i luoghi più suggestivi delle due sponde del Sebino e di alcune località limitrofe, con il coinvolgimento di una ventina di Comuni delle province di Bergamo e Brescia.
    Come ormai da tradizione, anche quest’anno il festival darà spazio alle giovani promesse della musica internazionale che parteciperanno all’International Piano Campus, giunto alla diciasettesima edizione. Ospitato dall’11 al 26 luglio presso la prestigiosa Accademia Tadini di Lovere (Bg) e organizzato dall’associazione culturale Pianofriends, il Campus è pensato per offrire ai partecipanti un’esperienza formativa completa, orientata alla pratica concertistica e alla preparazione concorsuale. I docenti saranno Vincenzo Balzani, direttore artistico di Pianofriends e del Concorso Tadini, Philippe Raskin, pianista e docente presso l’Accademia di Vienna, e Giuseppe Andaloro, concertista di fama internazionale al quale è stato richiesto di focalizzare lo studio sul repertorio per pianoforte e orchestra a due pianoforti: un ambito fondamentale nella formazione di un pianista per affrontare il repertorio concertistico e i principali concorsi internazionali con maggiore consapevolezza. Particolare attenzione è riservata, come sempre, ai pianisti più piccoli, grazie alla presenza e all’esperienza di Catia Iglesias, presidente di Pianofriends, e Giovanna Di Donna, che garantiscono un approccio didattico attento, empatico e personalizzato, capace di accompagnare i più giovani nel loro primo percorso di crescita musicale.
    Il Campus culminerà in un ricco programma di esibizioni, che vedranno protagonisti i pianisti partecipanti: sabato 18 luglio il Salone dei concerti dell’Accademia Tadini di Lovere (ore 21) accoglierà Davide Ranaldi, vincitore della IX edizione del Tadini International Piano Competition. Diplomatosi presso il Conservatorio di Milano con il massimo dei voti, lode e menzione speciale per le sue «eccezionali qualità tecniche e musicali» e in seguito presso il Conservatorio di Pavia, Rinaldi è considerato un musicista dalla personalità sincera e coinvolgente. Oltre al Tadini International, a soli 26 anni ha già vinto diversi altri premi internazionali tra cui l’Euregio Piano Award in Germania, il Concorso Internazionale Rovere d’Oro e il Premio Venezia XXXVII, riservato ai migliori diplomati dei Conservatori italiani. Il giovane pianista lombardo eseguirà la Piano Sonata (Divertimento) n. 15 in Mi maggiore Hob:XVI:13 di Haydn, l’Arabeske op. 18 e il Carnaval op. 9 di Schumann, la Suite Bergamasque di Debussy e la Sonata n. 7 di Prokofiev. Domenica 19 luglio, sempre presso il Salone dei concerti dell’Accademia Tadini di Lovere sarà, invece, la volta del diciasettenne spagnolo Daniel Bertomeu Garrido, vincitore nel 2025 del prestigioso Cesar Franck Competition di Bruxelles, nonché di diversi altri concorsi quali l’International Piano Competition Junior Las Rozas, il Santa Cecilia Junior International Piano Competition e il MozArte International Piano Competition. Nel programma che Daniel eseguirà a Lovere (alle ore 21) spicca la Fantasia quasi Sonata Après une lecture de Dante, tratta dalla seconda suite delle Années de Pèlegrinage di Liszt. 

     

    Tra gli altri appuntamenti del festival spicca il concerto di Alberto Casadei a Pisogne (Bs), sabato 18 luglio (via San Marco, ore 21). Figlio d’arte (il padre è Claudio Casadei, già primo violoncello dell’ensemble I Solisti della Scala con Claudio Abbado), il riminese Casadei è uno dei violoncellisti più entusiasmanti di oggi e brilla sia come solista sia come musicista da camera. Si dedica, inoltre, alla composizione, ricercando nuove possibilità espressive per il suo strumento in chiave classica ed elettrica. Non solo: insieme Luca Natali Stradivari, ultimo discendente della leggendaria dinastia cremonese, ha fondato la Stradivari International Music Academy. Ha calcato alcuni fra i palcoscenici più prestigiosi del mondo, dalla Great Hall del Conservatorio di Mosca alla Royal Albert Hall di Londra, la Salle Cortot di Parigi, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Manzoni di Milano, il Teatro Nazionale dell’Istria, la Kaiser Friedrich Halle di Mönchengladbach, il Tivoli Vredenburg di Utrecht e la Philharmonie Haarlem. Con il violoncello elettrico, Casadei eseguirà a Pisogne musica di sua composizione e brani pop tra cui Shape of You di Ed Sheeran, Viva la Vida dei Coldplay e Children di Robert Miles. 
    La stessa sera, sulla sponda bergamasca del Sebino, a Predore, presso l’auditorium civico di via Arrio Muciano 14 (ore 21), merita una speciale attenzione anche il concerto Histoire du tango: Cesare Carretta (violino), Andrea Coruzzi (bandoneon e fisarmonica) e Nicola Ziliani (contrabbasso) condurranno il pubblico attraverso un affascinante excursus nella storia del celebre ballo argentino. Verranno eseguiti brani di Gardel (Pour una Cabeza), Villildo (El Choclo
), Rodriguez (La Cumparsita), Piazzolla (Histoire du Tango, Adios Nonino, Chiquilin de Bachin, Inverno Portegno, Oblivion, Esqualo), Galliano (Tango pour Claude
) ma non solo. Nel trio spicca la presenza di Cesare Carretta, che ha suonato con la Symphonica d’Italia diretta dal maestro Lorin Maazel e con altre prestigiose orchestre e gruppi da camera, fra cui l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra di Padova e del Veneto e l’Orchestra Filarmonica Italiana, per la quale è solista e arrangiatore. Carretta svolge, inoltre, un’intensa attività nel panorama jazzistico italiano (ha collaborato, tra gli altri, con Rava, Bollani, Bosso, Pieranunzi, Magoni e Zavalloni) ed è fondatore dell’ensemble JAS (Jazz Acoustic Strings). È stato, infine, il primo violino del quartetto d’archi di Franco Battiato. 
     
     
    Scorrendo gli altri appuntamenti del mese si arriva a sabato 25 luglio, quando presso l’Eremo di San Defendente, luogo di grande suggestione con una spettacolare vista sul Sebino, raggiungibile da Esmate (Bg) con una bella passeggiata di circa 40 minuti, il Duo DissonAnce presenterà al pubblico Il favoloso mondo del cinema (inizio concerto ore 21). I fisarmonicisti Roberto Caberlotto e Gilberto Meneghin eseguiranno alcune delle colonne sonore che hanno segnato la storia della settima arte, evocando celebri collaborazioni tra compositori e registi: da Prokofiev-Eisenstein a Hermann-Hitchcock, da Rota-Fellini a Morricone-Leone fino a Williams–Spielberg. L’esecuzione di famosi brani di Bernstein (Ouverture da West Side Story), Herrmann (Ouverture da Intrigo internazionale), Morricone (un omaggio in forma di suite delle musiche scritte per Sergio Leone), Tiersen (suite da Il favoloso mondo di Amélie) e di altri grandi autori verrà accompagnata da brevi riflessioni sul valore espressivo della musica nel linguaggio cinematografico. Caberlotto e Meneghin, che si sono conosciuti nel 2005 ad un corso di perfezionamento dopo il diploma al Conservatorio di Firenze, hanno inciso diversi album e collaborato con formazioni e artisti prestigiosi, tra cui l’Orchestra d’Archi Italiana, la violinista Cecilia Ziano e l’attrice Laura Curino. Alcuni compositori, tra i quali lo stesso Morricone, hanno dedicato brani originali al duo, riconoscendo nel loro approccio una valorizzazione dell’identità timbrica e interpretativa del loro strumento.
    Infine, domenica 26 luglio, presso la Cittadella della Musica e dell’Arte di Marone (Bs) andrà in scena il Victor Borge Tribute (ore 21), concerto lirico-vocale, ironico e divertente, con momenti di puro cabaret, che vedrà protagonisti il soprano Angela Gandolfo e il pianista Roberto Barrali. Musicista e comico danese naturalizzato statunitense, Victor Borge sfruttava le sue ottime capacità pianistiche alternando monologhi a scherzi in musica e a sprazzi di autentico pianismo classico. Animati anch’essi da una vena ironica e brillante, Gandolfo e Barrali hanno voluto omaggiare questo grande artista, mettendosi in gioco per offrire al pubblico un repertorio considerato “serio” (incluse alcune romanze di Verdi e Puccini) eseguito in modo esilarante.

     

    Da ricordare che quest’anno ricorre un compleanno importante, il centenario della Motonave Capitanio 1926, il battello più antico del Lago d’Iseo, patrimonio e memoria storica della navigazione lacustre: la ricorrenza verrà festeggiata con sette concerti in programma fino al 5 settembre tra Lovere, Marone, Iseo, Predore, Paratico, Pisogne e Castro e ospitati a bordo dello splendida e storica imbarcazione.

     

    Onde musicali sul Lago d’Iseo è reso possibile grazie al contributo di Regione Lombardia, al supporto straordinario della Fondazione della Comunità Bergamasca e al sostegno degli sponsor Navigazione Lago d’Iseo, Rotary Club Lovere-Iseo-Breno, Comisa, Bertoni antinfortunistica industriale, Gfelti, Antica Fratta Franciacorta e Lions Club Lovere). Come sempre, tutti  gli eventi del festival sono a ingresso libero, ad eccezione di tre concerti speciali: quello del 27 giugno scorso alla Rocca Martinengo di Monte Isola e i due che andranno in scena sull’Isola di Loreto il 5 settembre, a chiusura della rassegna.

     

    Programma completo del festival, acquisto dei biglietti e aggiornamenti on line qui: visitlakeiseo.info