Dal 9 ottobre 2026 sarà in rotazione radiofonica “Play”, il nuovo singolo dell’artista romano Paulo Sabbatini che uscirà sulle piattaforme digitali di streaming dal 23 ottobre 2026 per Rosso al Tramonto (Edizioni Musicali: Il Branco Publishing SRL).
Scritto e composto dallo stesso Paolo Sabbatini insieme a Fabio Vaccaro, “Play” è un brano dal sound moderno che celebra la musica come un’autentica fonte generatrice di benessere e positività.
Racconta l’artista: “Attraverso ‘Play’ voglio trasmettere al pubblico un senso di leggerezza, oltre al benessere fisico e psicologico che provo quando canto, la forte passione che mi ha guidato in questo percorso musicale. È il racconto di un riscatto sociale, nato quando nessuno credeva in me e nemmeno io stesso, che si è trasformato in una vera e propria metamorfosi artistica”.
Ad accompagnare la release c’è un videoclip dal forte impatto visivo ed emotivo. Nel video, l’artista appare inizialmente sdraiato su un tavolo all’interno di un salone mentre intona il brano, per poi alzarsi e ballare come se la canzone fosse un’estensione stessa del suo corpo. Guardando fisso verso il pubblico, Sabbatini ne immagina la reazione, cercando un segnale forte di approvazione, condivisione, empatia ed emozione.
Paulo Sabbatini è un artista romano che ha intrapreso il suo percorso musicale circa un anno fa, dopo un’importante formazione con un vocal coach che gli ha permesso di trasformare la sua passione in un progetto concreto. Il suo stile si muove tra pop e rock, ispirandosi ad artisti come Carmen Consoli, Alessandra Amoroso, The Verve, Sting, Robbie Williams, Smashing Pumpkins ed Eros Ramazzotti. Pur non suonando strumenti musicali, Paulo mette al centro della sua musica l’interpretazione e l’emozione, con l’obiettivo di creare un legame autentico con chi ascolta. Supportato dal team di Up Music Studio, si rivolge a un pubblico trasversale, sia maschile che femminile, senza limiti di età. Per lui la musica è uno strumento capace di emozionare, unire e generare riflessione, svolgendo un importante ruolo emotivo e sociale. Il suo obiettivo è affermarsi come cantante professionista entro il prossimo anno, continuando a crescere artisticamente e a condividere la propria identità musicale con un pubblico sempre più ampio.
“Play” è il nuovo singolo di Paulo Sabbatini per Up Music disponibile dal 9 ottobre 2026 in rotazione radiofonica dal 23 ottobre 2026 sulle piattaforme digitali di streaming.
Quando un’eredità divide una famiglia, beni e denaro rappresentano soltanto la parte visibile del lascito. Le decisioni prese senza coinvolgere chi ne subirà le conseguenze, le verità taciute per anni e le volontà disattese continuano a incidere sui rapporti anche quando la successione è formalmente conclusa, perché insieme al patrimonio vengono trasmessi da una generazione all’altra silenzi, paure, conflitti irrisolti e responsabilità che nessun testamento registra.
Il nuovo singolo di Vi Skin, “SCUSA (Album Version)”, racconta il tradimento che può consumarsi proprio tra le persone alle quali abbiamo consegnato la parte più indifesa di noi: quella che non pensa di doversi proteggere, perché si sente amata.
Partendo da una vicenda familiare, la cantautrice ciociara osserva che cosa accade alla fiducia quando una verità scoperta anni dopo modifica anche il significato del passato. “Scusa” è la parola che avrebbe potuto aprire un confronto e riconoscere le conseguenze di quanto accaduto, ma, al suo posto, sono rimaste domande che l’artista ha racchiuso in una canzone:
«SCUSA (Album Version) – dichiara – nasce dal bisogno di dare voce a tutte quelle domande che, quando qualcuno decide per noi senza considerarci, rimangono senza una risposta chiara.»
All’origine del brano vi è la scoperta, avvenuta dopo la morte di una persona cara all’artista, che alcune volontà legate alla sua eredità non avevano trovato compimento e che una parte della storia familiare le era stata taciuta. Vi Skin sceglie di non trasformare la canzone nella ricostruzione pubblica di una contesa privata e concentra la scrittura sulle conseguenze di quella scoperta: la perdita di una certezza, il dubbio riversato sui ricordi e il bisogno di capire se sia possibile continuare ad amare qualcuno dopo aver scoperto di non essere stati coinvolti nelle sue decisioni.
Il significato di “Scusa” si intreccia così con una riflessione ben più ampia sulla maturità dei rapporti affettivi: considerare l’altro soltanto quando è presente e può manifestare il proprio dissenso significa riconoscergli davvero un posto nella nostra vita?
Per Vi Skin, amare richiede la capacità di prevedere l’effetto delle proprie azioni anche in assenza della persona sulla quale ricadranno, fermandosi a chiedersi: «Come si sentirà la persona che amo davanti a questa mia scelta?»
L’affetto non impone di rinunciare alla propria identità o di consegnare ad altri il diritto di decidere per noi; chiede però di uscire dalla propria prospettiva abbastanza da riconoscere quella di chi ci ha affidato la propria fiducia, perché come lei stessa afferma,
«amare è uscire da sé stessi, senza perdersi mai».
Nel testo del brano, il tradimento non coincide soltanto con l’atto che interrompe un rapporto, ma comprende tutto ciò che altera retroattivamente la percezione che ne avevamo. La scoperta di un’omissione attraversa le parole ricevute, interroga i ricordi e costringe a rileggere momenti che fino ad allora sembravano al riparo da ogni dubbio.
«Il tradimento è togliere certezze, omettere – prosegue Vi Skin -. È un insieme di silenzi che generano paura: paura di fidarsi ancora, di sbagliare ancora, di concedere a qualcuno la possibilità di ferirti.»
Una paura che rischia di trasferirsi sui rapporti successivi, chiamando persone estranee a rispondere di una colpa che non appartiene loro. Ma lasciare che il tradimento determini ogni scelta futura significherebbe continuare a subirne le conseguenze anche quando chi lo ha commesso non occupa più la nostra vita.
«Nel tempo ho capito che il tradimento non deve insegnarti a non fidarti più, ma a scegliere con più cura le persone a cui donare la tua fiducia. Ho capito che il modo migliore per scoprire se puoi fidarti di qualcuno è scegliere di fidarti.»
Una scelta che non cancella quanto è accaduto e non restituisce automaticamente credibilità a chi l’ha compromessa, ma consente alla persona ferita di stabilire chi meriti di entrare nella sua vita, senza affidare questa decisione alla paura. La fiducia smette così di essere l’ingenuità precedente alla delusione e diventa un atto consapevole, rivolto con maggiore cura alle persone capaci di accoglierlo.
Con “SCUSA (Album Version)”, accompagnato dalla parte grafica curata da Ilaria e Arianna Buggio, Vi Skin prosegue il lavoro con cui negli ultimi anni ha affrontato il modo in cui etichette, pregiudizi e ruoli prestabiliti intervengono sulla libertà delle persone. In “E tu?” aveva raccontato un amore sottratto alle definizioni e fondato sulla reciprocità; in “Calamita” aveva indicato nel pregiudizio una prigione costruita da chi sceglie di non conoscere. Questa volta, la sua penna si sposta all’interno della famiglia, dove il legame di sangue può diventare l’alibi con cui si giustificano decisioni, omissioni e silenzi che altrove non accetteremmo.
L’eredità assume allora un significato che supera ciò che può essere posseduto. Anche quanto abbiamo appreso vivendo all’interno dei legami familiari entra a tutti gli effetti nel patrimonio con cui affrontiamo la vita adulta, perché crescere significa riconoscere ciò che ci è stato consegnato senza il nostro consenso e decidere quale parte debba fermarsi con noi, prima che il dolore ricevuto diventi un comportamento destinato a ripetersi.
«Scrivo per non cancellarmi – conclude Vi Skin -. Perché quando non racconti la tua storia, rischi che qualcun altro lo faccia al posto tuo e, facendolo, può cambiarne il significato e i dettagli. Non scrivo per riscrivere il passato, ma perché il passato non riscriva me. Non posso cambiare la mia storia, ma posso impedire che venga raccontata senza la mia voce.»
È proprio quando smette di attendere dagli altri le parole che non sono mai arrivate che Vi Skin riconosce il significato più profondo del titolo: “Scusa” può essere rivolto anche a sé stessi, per tutte le volte in cui abbiamo dubitato di ciò che sentivamo, lasciato che il silenzio altrui parlasse al posto nostro o affidato a una risposta la possibilità di andare avanti. La storia rimane la stessa, ma smette di avere l’ultima parola su chi siamo oggi e su chi, consapevolmente, decideremo di essere domani.
Dal 9 ottobre 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming e in rotazione radiofonica “Terra piatta” , il nuovo singolo di Veronica Del Vecchio, in arte VDV, pubblicato per l’etichetta AltaVibe Music.
In “Terra Piatta”, VDV alza lo sguardo verso il cielo per raccontare una sensazione profondamente terrena: quella di sentirsi fuori posto in un mondo che sembra funzionare al contrario. Attraverso immagini cosmiche e richiami al contemporaneo — tra buchi neri, luna, metaverso e desideri espressi soffiando sul passato — il brano non cerca una via di fuga, ma una chiave per interpretare la realtà.
Al centro del pezzo c’è la frizione tra ciò che dovrebbe avere senso e ciò che si percepisce davvero: la luna è piena mentre dentro ci si sente vuoti, si ride mentre il soffitto trema, si cerca autenticità in una società costruita sulle apparenze. L’immagine paradossale della “terra piatta” diventa così la metafora perfetta di quei momenti in cui ogni certezza crolla all’improvviso. Un brano che affronta il disorientamento senza mai trasformarlo in resa, dosando ironia e tensione sincera nel tentativo di capire dove finisce la narrazione del mondo e dove comincia la nostra verità.
Spiega l’artista commenta a proposito del brano:«In questo brano ho usato metafore spaziali e immagini paradossali non per scappare dalla realtà, ma per provare a capirla. A volte mi capita di guardarmi intorno e sentirmi completamente fuori posto, come se tutto ciò che ho sempre dato per scontato improvvisamente non avesse più senso: è da questa sensazione che nasce l’idea assurda della “terra piatta”. Nel pezzo ammetto i miei blocchi, cerco una rotta e spesso mi fermo “a metà verso”, tra ciò che sembra reale e ciò che è solo illusione. Non ho risposte definitive né la pretesa di aver trovato la verità; preferisco continuare a cercarla osservando il mondo da una prospettiva un po’ storta, abbastanza lontana per metterlo in discussione, ma abbastanza vicina da sentirne ancora tutto il peso.»
Il videoclip di “Terra Piatta” traduce in immagini quel senso di alienazione che attraversa la traccia, costruendo uno spazio sospeso dove gesti ordinari e suggestioni cosmiche convivono a stretto contatto.
VDV si muove all’interno di paesaggi surreali — tra cieli mutevoli, nuvole e visioni del globo — in cui l’ambiente perde stabilità e smette di essere un mero fondale per farsi specchio del dubbio. La sua presenza resta l’unica ancora tangibile: il netto contrasto visivo tra il corpo reale dell’artista e una scenografia deliberatamente artificiale e fuori scala sottolinea la fatica di trovare un baricentro quando le coordinate attorno sembrano svanire.
Osservato da fuori, il pianeta appare quasi come un corpo estraneo. È la messa in scena del ritornello — «come se la terra oggi fosse piatta» —, un paradosso che assume senso non appena le nostre certezze interiori iniziano a incrinarsi. Lungi da qualsiasi richiamo letterale a teorie cospirative, il video sceglie il registro dell’assurdo come chiave espressiva, rendendo lo spazio profondo il riflesso di un disorientamento intimo.
Ne scaturisce una dimensione in cui reale e irreale finiscono per confondersi: un contesto che sembra assemblato al contrario e che racchiude il cuore del brano, perché quando ti senti fuori posto, spesso è il mondo intero a sembrarti improvvisamente storto.
Attualmente l’unico scrittore italiano vivente di narrativa pubblicato nelle collane ufficiali di una casa editrice cubana, Alessandro Zarlatti è tornato sul panorama editoriale con “Primo grado di separazione”, pubblicato da LFA Publisher.
Un’opera corale, intima e stratificata, che affronta le molteplici forme della distanza – geografica, affettiva, emotiva, generazionale – attraverso una struttura a voci intrecciate, come un mosaico di monologhi interiori e dialoghi trattenuti che danno forma a una rete familiare logorata dal tempo e dalla mancata comunicazione, eppure ancora animata da una volontà di ricomposizione.
A volte la distanza, infatti, non si misura in chilometri, ma in tutto quello che abbiamo scelto di non dire. Luna ha vent’anni e il cuore diviso tra il Messico e un’Italia che non le appartiene più. Torna per ritrovare Andrea, un padre che è rimasto fermo in un’eterna adolescenza e che ora si nasconde dietro il silenzio di una diagnosi che non riesce a pronunciare.
Intorno a loro si muove una costellazione di vite sospese: Ada, che parla con il fantasma del marito per non ammettere che la sua famiglia è un insieme di cocci; Leonardo, intrappolato in una relazione stinta; e Claudia, che combatte ogni giorno con un destino che ha stravolto ogni suo piano.
“Mi piaceva l’idea di esplorare spazi letterari che rappresentassero un mio ritorno a casa. Dopo alcuni romanzi che avevano la cifra comune di una sorta di nomadismo narrativo, ho sentito il bisogno e il richiamo del mio mondo – ha spiegato l’autore.
Mi sembrava il momento di andare a mettere le mani negli intrecci e nei nodi lasciati irrisolti nella mia personalissima Itaca. Per la prima volta ho sentito che certi demoni avevano trovato parole e voce per essere portati alla luce e raccontati.
È stata una stesura difficile. La decisione iniziale di lavorare nel solco di una completa lealtà alle dinamiche familiari e interiori mi ha costretto a confrontarmi giorno dopo giorno con tutte quelle casse sigillate che avevo riposto nella cantina della mia vita. Ma più questo accadeva più mi rendevo conto di quanto fosse urgente farlo. Si sono sbloccati versanti narrativi che non pensavo di poter visitare e mi sembra di aver consegnato un romanzo che ha le caratteristiche che io chiedo ai romanzi che scrivo e che leggo: onestà non negoziabile, nessun ammiccamento, nessun cedimento alla tentazione dell’intrattenimento tout court.
In un’epoca, del resto, dove sembra aver sempre più valore la dimensione del manifesto e del visibile, volevo rivendicare lo spazio del silenzio, o meglio, del segreto e del non dichiarato. Mi sembrava importante mettere in questione l’assioma secondo il quale nelle relazioni affettive sia supremo sintomo di salute quello del ‘dire tutto’. Mi piaceva esplorare, invece, quella dimensione in penombra dove maturano i nostri sentimenti e la nostra ricerca del senso della vita. I personaggi del romanzo giocano, come tutti noi, una doppia partita: quella esposta e quella invisibile. E sono due tavoli spesso lontanissimi e in molti casi in un conflitto insanabile. In questo quadro, la dimensione manifesta invece di avvicinare, allontana le persone, soffoca i sentimenti, costruisce solitudini. Da qui il titolo, ‘Primo grado di separazione’, e la direttrice principale del romanzo”.
Al grande filo conduttore dell’incomunicabilità, secondo cui i personaggi si parlano senza mai davvero dirsi le cose fondamentali, in un gioco costante di omissioni, allusioni e tentativi falliti di vicinanza, si affianca l’esplorazione profonda e coerente di un insieme di tematiche complesse e dolorose: la genitorialità vissuta come peso e come riscatto, la malattia, la disillusione, il fallimento, l’appartenenza familiare, la perdita.
Il dolore della normalitàfinisce così per attraversare il testo in maniera trasversale.
Dati tecnici
Titolo: Primo grado di separazione
Autore: Alessandro Zarlatti
Uscita: 2026
Casa Editrice: LFA Publisher
Numero pagine: 211
Costo: 18 Euro
ISBN-10: 883343933X
ISBN-13: 978-8833439334
Biografia
Alessandro Zarlatti nasce a Roma nel 1967. Ha studiato filosofia e ha collaborato con diverse testate giornalistiche. Ha vissuto per più di 25 anni all’Avana insegnando lingua italiana e pubblicando libri di successo: Alcune strade per Cuba (Ouverture Edizioni 2014) – Il salto (Ouverture Edizioni 2015) – Quattro parti di lui (Ouverture Edizioni 2018) – Destino Cuba edizione cubana (Editorial Abril 2019) – Meditazione a 4 zampe (Writeup Site Edizioni 2020) – Destino Cuba edizione italiana (Ouverture Edizioni 2021) – Le ultime ceneri dell’Avana (Il foglio Edizioni).
Attualmente è l’unico scrittore italiano vivente di narrativa pubblicato nelle collane ufficiali di una casa editrice cubana.
Oltre all’insegnamento della lingua italiana per stranieri attualmente cura la presentazione di libri per il canale “Passaparole” attivo in tutte le piattaforme e reti sociali.
Da venerdì 9 ottobre 2026 sarà disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali “Dragostea Din Tei” (Azzurra Music), il nuovo singolo di LEMURI IL VISIONARIO. L’artista è la voce maschile della cover interpretata da Haiducii.
“Dragostea Din Tei”torna in una veste completamente nuova con Lemuri il Visionario, nome d’arte di Vittorio Centrone, che per la prima volta reinterpreta da solista, in chiave acustica e rock, il celebre brano dance-pop in lingua rumena pubblicato nel 2003 dal gruppo moldavo O-Zone. Il pezzo, caratterizzato da un ritmo vivace, da un ritornello molto orecchiabile e da sonorità elettroniche, è diventato un grande successo internazionale.
Nel 2004 lo stesso Vittorio Centrone e la cantante rumena Haiducii ne hanno realizzato una propria versione, ottenendo anche loro una grande popolarità in Europa. Le due interpretazioni presentavano la stessa melodia e il celebre ritornello, ma con arrangiamenti e interpretazioni vocali differenti.
Dichiara l’artista a proposito del brano:«Dragostea Din Tei è ormai una parte importante della mia vita e della mia carriera artistica. Ricordo ancora il momento in cui, circa ventidue anni fa, fui chiamato a cantare il brano dall’etichetta discografica Universo per fare un duetto con l’artista rumena Paula Mitrache. Fu un momento di grande stupore ed emozione perché seppi soltanto una volta giunto in studio che avrei dovuto cantare in una lingua che non conoscevo. Alla fine, il risultato fu sorprendente così come fu sorprendente la scoperta che dopo pochi mesi la canzone sarebbe diventata virale in tutte le radio al punto da far partecipare Paula con il nome d’arte di Haiducii al Festival di Sanremo come ospite internazionale. Io all’epoca non fui incluso nel progetto perché il mio percorso artistico da cantautore strideva troppo con il tono dance della canzone e vissi la strana sensazione di ascoltare dappertutto la mia voce senza che nessuno sapesse che ero io. Raccontai per anni questa strana storia durante i miei concerti ma dopo vent’anni fu il destino a rendermi giustizia. Nella prima puntata del format televisivo di Rai 1 “The Voice Senior” 2024 di cui sono stato finalista, la redazione, conoscendo la storia mi fece una sorpresa. Invitò senza dirmelo Haiducii e alla fine della mia esibizione raccontammo pubblicamente il “segreto” e cantammo insieme per la prima volta dal vivo “Dragostea”. Fu un’emozione bellissima condivisa con milioni di telespettatori. Ora, proprio perché questa fortunata canzone fa parte della mia vita e molte persone sanno che sono la voce maschile, è arrivato il momento di condividere con il pubblico la mia personale visione musicale del brano. Sono sicuro che l’arrangiamento arriverà al cuore del pubblico e farà anche capire che “Dragostea Din Tei” non è soltanto una canzone nata per ballare e divertirsi ma può anche far sognare e viaggiare con la fantasia».
Giovedì 8 ottobre dalle ore 18.00, Lemuri il Visionario presenterà “Dragostea Din Tei” allo Studio Orizzonte Gallery di Roma, in via Antonio Bertoloni 1/C. L’appuntamento prevede un live acustico dell’artista e sarà disponibile anche un’edizione speciale e limitata in vinile 45 giri, autografata dall’artista, contenente “Dragostea Din Tei” (cover) e “Brigitta Vampira” (brano originale).
Il videoclip della nuova versione di “Dragostea Din Tei” di Lemuri il Visionario, prodotto dall’etichetta Azzurra Music, è stato realizzato in una suggestiva location nel cuore di Roma ed evoca atmosfere sognanti e ottocentesche, in linea con il nuovo arrangiamento. La partecipazione della giovane attrice Claudia Borgacci sottolinea la forza transgenerazionale del brano che, diventato un successo internazionale nel 2004, continua a distanza di ventidue anni ad emozionare e divertire il pubblico di ogni età e provenienza, confermandosi un evergreen musicale.
Il 2 dicembre 2026 alle ore 20.30 al Teatro Ghione di Roma, debutterà “Sarò Diverso”, lo spettacolo nato da un’idea di Vittorio Centrone e Antonio La Rosa. Un’opera pop che racconta, attraverso canzoni, disegni e immagini, la storia di Victor, un ragazzo timido, occhialuto e introverso che, grazie a un viaggio visionario, si trasforma in Lemuri, l’eroe dei suoi sogni. Nel corso del 2027 sono previste altre repliche in tutta Italia.
Sul palco Lemuri e Victor, interpretati rispettivamente da Vittorio Centrone e Antonio La Rosa, insieme a quattro musicisti, interagiscono con le illustrazioni del fumettista Marco Foffano e le immagini di Roberto Manfredi.
«“Sarò Diverso” è la rappresentazione artistica della mia vita. Ogni testo recitato, ogni disegno e ogni canzone evocano un momento del mio percorso. Non poteva quindi mancare “Dragostea Din Tei”, il brano che, nella versione di Haiducii, ha reso la mia voce famosa in tutto il mondo e che oggi reinterpreto in una mia personale versione. Forse c’è un piccolo Victor in ognuno di noi: quella parte ingenua e passionale che ci spinge verso le nostre mete. “Sarò Diverso” è una storia di formazione che invita a osare, a inseguire i propri sogni e a scoprire quanto sia importante perdersi per poi ritrovarsi. Perché la paura non è negativa di per sé: anche le persone veramente coraggiose hanno paura»,dichiara Lemuri Il Visionario.
LEMURI IL VISIONARIO | BIOGRAFIA
Lemuri il Visionario, nome d’arte di Vittorio Centrone, è un cantautore e artista italiano. Cresciuto a Pordenone negli anni del movimento musicale del Great Complotto, dal 1983 al 1992 è tastierista dei Futuritmi, una delle band rock italiane più apprezzate del periodo, con cui pubblica dischi e partecipa a importanti trasmissioni televisive e manifestazioni nazionali.
Dal 1992 intraprende la carriera solista. Si trasferisce a Milano, vince un concorso per autori indetto da EMI, DDD e Warner, pubblica l’album Il Porto dei Santi e nel 2003 firma il brano Chi sei non lo so, presentato al Festival di Sanremo. Nel 2004 presta la voce maschile alla versione italiana di Dragostea Din Tei del progetto Haiducii.
Parallelamente sviluppa un’intensa attività teatrale, interpretando ruoli legati al mondo della musica e partecipando a produzioni di teatro musicale, esperienze che arricchiscono il suo linguaggio artistico e confluiscono nella creazione dell’opera rock Lemuri il Visionario.
Lo spettacolo, che unisce musica, teatro, illustrazione e animazione, viene rappresentato in Italia, Francia, Stati Uniti e Canada, fino al Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême.
Negli ultimi anni ottiene importanti riconoscimenti: vince il premio per la miglior performance a Musicultura (2020), pubblica l’album Viaggio al centro di un cuore blu (2021), riceve il premio Rock Targato Italia (2021), è finalista de L’artista che non c’era (2022) e di The Voice Senior su Rai 1 (2024).
Nel 2025 e 2026 è in tour in Italia ed è testimonial per Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027. Dal 2026 collabora con Azzurra Music e Red&Blue e continua l’attività di autore e interprete, pubblicando nuovi singoli e lavorando al nuovo spettacolo musicale “Sarò Diverso” che debutterà il 2 dicembre 2026 a Roma al Teatro Ghione.
“Dragostea Din Tei” (Azzurra Music) è il nuovo singolo di Lemuri il Visionario disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 9 ottobre.
Dal 9 ottobre 2026 sarà disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali “ERAVAMO NOI”, il nuovo singolo di Germano Parisi (Up Music/Il Branco Publishing).
“Eravamo noi” è una ballad dolce e malinconica che racconta i ricordi di una storia d’amore importante, fra rimpianti e momenti indimenticabili. Il brano si sviluppa in un ambiente sonoro in cui un pianoforte, inizialmente intimo, abbraccia chitarre ed archi potenti in un costante crescendo emotivo.
Racconta l’artista a proposito della canzone:“Eravamo noi nasce dopo un’emozione reale, in cui vedevo il mio riflesso distorto nella lacrima di una persona a me cara ed è stato il motore che il giorno successivo mi ha spinto a scrivere questa canzone”.
Biografia
Germano Parisi, cantautore, producer e vocal coach con all’attivo varie partecipazioni nei talent nazionali con i suoi allievi (The Voice, X Factor, Amici, Sanremo Young, Castrocaro ecc.) torna sul mercato discografico nel 2023 con il singolo Rinascere, da lui scritto e prodotto, con l’importante featuring nei backing vocals di David Blamires, vocalist e polistrumentista del Pat Metheny Group, vincitore di 2 Grammy Awards. L’ultimo singolo Noi, oltre al citato Blamires, vanta la collaborazione del chitarrista Antonio Onorato, già al fianco di artisti del calibro di Pino Daniele.
“Eravamo noi” è il nuovo singolo di Germano Parisi disponibile in radio e in digitale dal 9 ottobre 2026.
“Milano d’Estate” è il nuovo singolo di Nottetempo, un brano indie dalle sonorità fresche che si muove tra la malinconia di una relazione che si interrompe e quella voglia di leggerezza che inevitabilmente accompagna l’estate.
Al centro della canzone c’è una coppia che, con l’arrivo della bella stagione, prende strade diverse. Lui resta a Milano, quasi “prigioniero” di una città che progressivamente si svuota; lei parte invece per le vacanze con le amiche, tra mare, spiagge e giornate che sembrano appartenere a un mondo completamente diverso.
Due estati parallele che diventano il racconto di una distanza non soltanto geografica. Da una parte ci sono le strade sempre più deserte della città e il tempo per ripensare a ciò che è stato; dall’altra quella leggerezza che sembra possibile soltanto lontano da tutto.
Tra malinconia, ironia e un finale sospeso tra rivalsa e rassegnazione, “Milano d’Estate” racconta così una di quelle storie che sembrano destinate a finire proprio quando tutti gli altri iniziano a divertirsi. Il ritornello immediato accompagna questo contrasto trasformando una separazione estiva in un brano che conserva, nonostante tutto, la voglia di ballare e di partire.
Prodotto da Vincenzo Mario Cristi (Vanilla Sky), il singolo fotografa quel momento particolare in cui una relazione finisce ma l’estate è appena cominciata: resta la malinconia, certo, ma anche il desiderio di lasciarsi alle spalle la città e andare finalmente verso il mare.
Nottetempo è il progetto solista in italiano di Rachel O’Neill, già frontman della hard rock band Cream Pie. Nato nell’estate del 2023 dopo anni trascorsi sui palchi della scena hard rock internazionale, il progetto prende forma dall’esigenza di rallentare e trovare uno spazio più intimo e personale per la scrittura.
Per la prima volta Rachel sceglie di esprimersi in italiano, costruendo un universo musicale fatto di melodie essenziali, atmosfere notturne e testi che affrontano fragilità, relazioni e dialoghi interiori. Il DNA rock delle esperienze precedenti rimane parte integrante del progetto, ma si confronta con una dimensione più vulnerabile e introspettiva.
Anche dal vivo Nottetempo mantiene questa doppia anima, alternando set acustici, più raccolti ed essenziali, a una veste elettrica nella quale emerge maggiormente la componente rock.
Ad oggi il progetto ha pubblicato sei singoli e portato la propria musica su diversi palchi, arrivando nel 2026 ad aprire due date de Le Vibrazioni. Parallelamente all’attività live prosegue la scrittura di nuovi brani, con l’obiettivo di trasformare esperienze ed emozioni personali in canzoni nelle quali anche chi ascolta possa riconoscersi.
Le Rougenoire pubblicano il nuovo singolo “Reach Out”, un brano alternative rock che entra nel territorio oscuro dei pensieri ossessivi, dell’isolamento e di quella sensazione di essere intrappolati dentro la propria testa.
Il pezzo prende forma da un dialogo interiore che procede per domande, dubbi e tentativi di fare ordine, mentre chitarre e voce costruiscono un’atmosfera viscerale, attraversata da un’inquietudine sempre presente.
“How far will we go / When we’re lost inside our head” mette a fuoco il punto di partenza del brano, il momento in cui il pensiero smette di essere uno strumento e diventa una stanza senza uscita. A questo si aggiungono condizionamenti, convinzioni e rumori quotidiani che finiscono per confondere ciò che conta davvero. Lo special rappato porta questa dimensione all’estremo, con un flusso serrato di parole che restituisce la mente quando corre senza trovare una direzione.
Poi arriva la frattura. Il ritornello insiste su poche parole, quasi fossero un appiglio: “Breathe in / Breathe out / You better reach out”. Respirare, fare un passo indietro, togliere il rumore di fondo e cercare un contatto diventano gesti concreti attraverso cui interrompere il circuito dei propri pensieri.
“Reach Out” apre uno spazio per fermarsi e guardare ciò che accade da un’altra prospettiva, senza offrire risposte definitive. “Look up / What really matters” riporta lo sguardo fuori dal labirinto interiore, verso una possibilità di confronto e di ascolto. Un brano che parla soprattutto a chi, almeno una volta, ha avuto bisogno di una mano e ha dovuto trovare il modo di chiederla.
Le ROUGENOIRE sono una band alternative/hard rock nata a Milano nel 2005. Cinque personalità diverse danno vita a un sound diretto e senza filtri, con l’intenzione di mettere in musica esperienze e tensioni quotidiane.
All’attivo hanno due album: “The Show”, “MILF” e un EP di prossima uscita prodotto da Michele Luppi.
“Un giorno in più” è il nuovo singolo dei Remedy, un brano che racconta la fine di un amore e quel momento sospeso in cui separarsi non significa necessariamente aver smesso di provare qualcosa. Al centro della canzone c’è il desiderio di concedersi una seconda possibilità: tornare a incontrarsi, mettere finalmente in parole ciò che è rimasto in sospeso e capire se, dietro la distanza e gli errori, esista ancora qualcosa da recuperare. I Remedy attraversano così nostalgia e rimpianto senza raccontare semplicemente il dolore di una separazione. “Un giorno in più” guarda soprattutto a ciò che potrebbe accadere dopo, quando il tempo trascorso permette di osservare una storia da una prospettiva diversa e nasce il bisogno di ritrovare quello che, nel frattempo, sembrava essere andato perduto. Anche musicalmente il brano segue questo percorso emotivo, crescendo progressivamente fino alla parte finale. È qui che il ritornello raggiunge la sua maggiore intensità, trasformando il rimpianto iniziale in una possibilità ancora aperta. La speranza prende così lentamente il posto della rassegnazione: non la certezza che tutto possa tornare come prima, ma il coraggio di chiedersi se valga la pena provarci ancora. Perché alcune storie, anche quando sembrano essere arrivate alla fine, possono avere bisogno semplicemente di un giorno in più.
I Remedy nascono nel 2023 dall’incontro tra Carolina, Samuele, Leonardo e Lorenzo. Dopo aver completato la formazione, i quattro musicisti iniziano a costruire un progetto nato da un’idea condivisa e dalla volontà di trovare una propria identità musicale. La band muove i primi passi dal vivo come cover band, partecipando a contest e cogliendo ogni occasione per suonare e maturare esperienza sul palco. Con il tempo, però, cresce l’esigenza di andare oltre la reinterpretazione di brani altrui e di dare forma a un repertorio originale. Nascono così le prime composizioni dei Remedy e un sound che attraversa influenze diverse, dall’energia del rock degli anni Ottanta alle atmosfere più introspettive degli anni Novanta e dei primi Duemila. Elementi che la band rielabora in una scrittura personale, costruita sull’incontro tra immediatezza, intensità emotiva e una forte componente melodica. Con i propri brani, i Remedy proseguono oggi un percorso orientato alla ricerca di un’identità sempre più definita, trasformando influenze ed esperienze condivise in musica originale.
I Blue Polo firmano “Eco 14”, la sigla originale di “Ore 14”, il programma condotto da Salvo Sottile in onda su Rai 2 dal lunedì al venerdì e, dal 24 settembre, anche in prima serata il giovedì. Appena 14 secondi per costruire un’identità sonora immediatamente riconoscibile. La composizione nasce intorno al concetto di tempo, elemento centrale non soltanto nel titolo del programma, ma anche nel racconto dell’attualità e nel continuo susseguirsi di fatti, eventi e situazioni. I Blue Polo traducono questa idea in un breve crescendo nel quale sonorità elettroniche e atmosfere cinematografiche si intrecciano, aumentando progressivamente la tensione. Il risultato è una sequenza essenziale e incisiva, pensata per accompagnare l’ingresso di “Ore 14” e anticiparne in pochi istanti il ritmo e la dimensione narrativa. Più che un semplice accompagnamento, “Eco 14” è stata concepita come una vera e propria firma sonora: un frammento musicale capace di condensare in pochi secondi l’identità del programma e di diventare parte integrante del suo linguaggio televisivo. La realizzazione della sigla arriva dopo un’estate significativa per i Blue Polo, che hanno pubblicato il singolo “West Coast”, entrato nella programmazione di Rai Radio 2 e di altre emittenti radiofoniche italiane. Con “Eco 14” il duo amplia ulteriormente il proprio percorso artistico, esplorando il punto d’incontro tra musica, immagini e linguaggio audiovisivo e portando la propria ricerca elettronica e cinematografica all’interno della programmazione di Rai 2.
Blue Polo è un progetto musicale nato dall’incontro e dalla lunga collaborazione tra due musicisti, polistrumentisti e compositori, uniti da una profonda amicizia e da un percorso artistico condiviso. La loro musica nasce dalle esperienze vissute e dalle emozioni personali, muovendosi tra sonorità internazionali, elettronica di ispirazione francese e influenze alternative indie. Il rapporto con il mondo audiovisivo accompagna il duo fin dagli esordi. Dopo una prima esperienza come compositori per la RAI con “JEUNESSE”, concept album strumentale di 22 minuti registrato tra Londra e Milano, i Blue Polo intraprendono una nuova fase del proprio percorso artistico. Con “Bobcut Ninety5” introducono per la prima volta la componente vocale, facendo incontrare la dimensione strumentale del progetto con una scrittura cantata. Il percorso prosegue con “West Coast”, primo singolo in italiano, entrato nella programmazione di Rai Radio 2 e di altre emittenti italiane. Nel 2026 tornano a confrontarsi con il linguaggio televisivo firmando “Eco 14”, la sigla originale di “Ore 14”, programma condotto da Salvo Sottile su Rai 2. Un nuovo tassello che conferma la natura trasversale dei Blue Polo e la loro ricerca al confine tra canzone, elettronica, composizione e immagini.