Autore: AndreaInfusino

  • PREMIO ” NOTE DI PACE “ seconda Edizione 13 Ottobre 2026 – In memoria di Suzan Altun sopravvissuta al massacro degli Armeni nel 1915

    Il  13 Ottobre 2026  alle ore 17 presso l’ Aula  Consiliare Giorgio Fregosi di Palazzo Valentini si è svolta la seconda edizione del premio “ Note di pace” dedicato ad Associazioni laiche e religiose e privati che operano in nome della Pace, quest’anno dedicato alla figura di Suzan Altun sopravvissuta al massacro del popolo Armeno nel 1915.L’Evento ha rappresentato un’importante occasione di riflessione e di confronto sul valore universale della Pace, suscitando nel pubblico profonde emozioni e interrogativi. Parole e testimonianze hanno invitato ciascuno a riflettere sull’importanza del dialogo,del rispetto reciproco e della solidarietà.

    Dopo i saluti iniziali istituzionali dell’ On. Yuri Trombetti Presidente della Commissione Patrimonio di Roma Capitale la serata con la direzione artistica e conduzione dell’attrice e soprano  Sara Pastore è iniziata con l’Ave Maria di Schubert che Sara Pastore ha voluto dedicare alle vittime di guerra. Particolarmente coinvolgente l’intervento di Sua Eccellenza Vladimir Karapetyan Ambasciatore in Italia dell’Armenia che è stato introdotto da un filmato e una lettura sulla situazione dell’Armenia oggi, L’Ambasciatore è stato premiato con una speciale Targa della regione Lazio e un attestato di Roma Capitale.

    Premiati Il Direttore Enrico Mentana  che ha speso parole molto encomiabili sul popolo Armeno, il vice direttore del Il Tempo Alessio Gallicola che è intervenuto con parole profonde e toccanti sul tema della pace .Premiate le associazioni Emergency rappresentata da Michele Iacovello e Unitalsi lazio rappresentata da il Presidente Massimiliano Pezzotti che hanno portato dei filmati molto coinvolgenti.  Dopo l’esecuzione di un antico brano armeno eseguito da Sara Pastore sono susseguiti gli interventi degli artisti premiati, Pippo Franco con la sua ironia ma anche con grande profondità di pensiero ha fatto le sue considerazioni sulla pace,  Lorenzo Flaherty e Adriana Russo. Diversi  premiati  tra i giornalisti Federica Rinaudo de Il Messaggero, Manuela Biancospino Presidente UGEF Ambasciatori di Pace che oltre ad essere consigliera dell’ordine dei giornalisti del Lazio e nella redazione de La Voce adesso è impegnata proprio in questo nuovo ruolo di ambasciatrice di pace,Lisa Bernardini della stampa estera, Camilla Nata di  Rai news 24,Feliciana di Spirito,Franco Mariotti del Sindacato Giornalisti cinematografici italiani,che hanno offerto al pubblico spunti di grande riflessione sul valore universale della Pace.

    Molto incisivi anche gli interventi delle premiate Susanna Petrassi criminologa e Anna Gentilini Direttrice editoriale per Armando Curcio Editore.

    Premiati l’artista Elisabetta Viaggi,il regista Luca Arcangeli per il film “The Clouds of Odessa” premiato al festival  ” Inventa un Film” di Lenola, l’attore e speaker radiofonico Claudio Germanò, Armando Capocci  governatore dell’Arciconfraternita di Santa Caterina da Siena.

    Ha riscosso molto apprezzamento  la nuova versione del videoclip del brano “THE WAR” di Sara Pastore con la partecipazione straordinaria di  Giuseppe Pambieri.

    Molto applaudito anche Il coro gospel Esperanza Choir diretto dal M° Roberto Chioccia che si è esibito in un padre Nostro in lingua Africana commentato da un video molto significativo. Non sono mancati gli interventi musicali del cantante sassofonista Pierluigi Celico molto applaudito.

    Un suggestivo vernissage dal titolo PACE ha fatto da scenografia all’evento regalando profonde emozioni con i quadri del M°Mario Russo portato dalla figlia l’attrice Adriana Russo rappresentanti uno “Chernobyl” e l’altro “l’abbraccio della pace”, presenti i quadri   di Sara Cenfra  uno realizzato appositamente per questo evento dal titolo “ La pace che resta “ e l’altro “ la Sofferenza” . Donatella Di Francia presente con i suoi quadri “La pace nel Bosco “ e “ Pace dopo tutto” , Teresa Coratella ha portato una sua serigrafia che ha donato a Enrico Mentana. Presenti in video i quadri di Lucia e Feliciana di Spirito “Sogno di pace” e  di Matilde Tucci” Per un mondo di Amore”.

    La serata si è conclusa con Sara Pastore che ha intonato “ Dolce Sentire” ricordando come questo anno sia dedicato a San Francesco.

    Il fotografo della serata è stato Giancarlo Fiori

    Partnership

    IL FARO ONLINE, PONTE SISTO EDIZIONI, NON SOLO ROMA, DE CANTER WINE ACADEMY, OCTOPUS,MEDIA SUD, I RISTORANTI MINO, LUIGI, PIZZAFORUM, ARMONTE, QUOTIDIANO LA VOCE, CANALE 81, L’ASSOCIAZIONE PRATI VIA COLA DIRIENZO.

  • Camicia sartoriale, occhiali scuri e dancefloor: il nuovo immaginario fashion di Mattia

    Camicia azzurra, cravatta, pantaloni dal taglio sartoriale, occhiali scuri, pose da fashion editorial e un immaginario che guarda alla moda come spazio in cui identità, giudizio e immagine finiscono inevitabilmente per incontrarsi.

    Con “Runway”, Mattia, cantautore e performer bresciano da sempre attento all’immagine e impegnato sui temi dell’identità e del pregiudizio, usa la passerella per parlare di giudizio, imitazione, invidia e di cosa accade quando si è consapevoli di essere osservati. Pop, cinema, luxury lifestyle e dancefloor convivono nello stesso immaginario, senza separare estetica e contenuto.

    La runway è lì: c’è chi guarda, chi applaude, chi copia, chi aspetta il passo falso, ma Mattia continua a camminare. Nel ritornello, la risposta è tutta in tre parole: “Strike a pose”.

    La passerella, del resto, oggi non finisce più con l’ultima uscita di una sfilata. Continua ogni giorno sugli schermi dei nostri smartphone, dove immagini, look, corpi e scelte personali vengono esposti a un giudizio praticamente immediato. Siamo osservati e osservatori nello stesso momento, mentre il confine tra ispirazione e imitazione diventa sempre più sottile e l’immagine rischia di arrivare agli altri prima ancora della persona.

    A poche settimane dall’ultima edizione della Milano Fashion Week, Mattia prende uno dei luoghi simbolo della moda e lo porta fuori dalle sfilate, inserendolo nella quotidianità e sottolineando come oggi, su quella passarella continua, finiamo tutti. Cambiano i vestiti, cambiano gli spettatori, ma resta la stessa domanda: quanto di ciò che mostriamo appartiene davvero a noi e quanto, invece, viene modificato dalla consapevolezza di essere guardati?

    Prodotto dal producer mantovano Andrea Culpo, “Runway” si articola su una scrittura che richiama l’energia degli anni Novanta e alcune traiettorie da dancefloor anni Settanta, senza trasformare il riferimento in citazionismo fine a sé stesso. Il ritmo sostiene un racconto che parla di riconoscimento, giudizio e affermazione di sé, portando il linguaggio del club in una dimensione dichiaratamente fashion.

    Il ritornello chiarisce subito l’accezione del brano, evidenziando quanto le pose non siano soltanto maschere. Possono diventare difesa, controllo e scelta di come mostrarsi. Il confine è labile, perché la posa è immagine, ma anche filtro, un modo per scegliere cosa mostrare e cosa lasciare fuori, soprattutto quando lo sguardo degli altri tende ad arrivare prima di una conoscenza diretta. “Runway” prova così a ribaltare il rapporto di forza: non sei ciò che gli altri decidono di vedere, ma il modo in cui scegli di attraversare la passerella.

    Il testo gioca continuamente tra realtà e rappresentazione, in una Manhattan che è prima città e subito dopo cocktail – «Corri solo tra le luci di Manhattan, ubriaco di un altro Manhattan» – per poi spostarsi tra “Colazione da Tiffany”, il ballo di “Pulp Fiction”, Sorrentino e Al Pacino. Riferimenti al glamour americano, al cinema d’autore, al lusso hollywoodiano e ai cult che hanno contribuito a creare l’immaginario visivo di intere generazioni. Runway” finisce così per assomigliare a un moodboard messo in musica, in cui riferimenti molto diversi convivono come potrebbero convivere nelle pagine di un editoriale di moda.

    «La runway, per me, è il posto in cui tutti ti guardano e ognuno pensa di sapere qualcosa di te – racconta Mattia –. C’è chi giudica, chi copia, chi aspetta un tuo passo falso. Io volevo racchiudere quella pressione in un brano dance, in qualcosa che avesse energia, eleganza, ironia, ma anche una frase molto chiara: solo tu puoi decidere come camminare. “Strike a pose” non significa fingere, ma non lasciare agli altri la regia della tua immagine.»

    Ad accompagnare il singolo, l’official visual, ispirato dalle copertine dei grandi magazine di moda internazionali, dalle automobili prestigiose, dagli ambienti luxury e dal cinema; una sequenza di quadri visivi in cui ogni dettaglio, dal look alla postura, partecipa ad un racconto la cui estetica è volutamente pulita, sofisticata, controllata.

    Mattia attraversa la scena come protagonista di una passerella che non è solo fisica, ma mentale; uno spazio in cui l’immagine diventa affermazione, il corpo conquista il proprio spazio nel mondo e lo styling contribuisce a definire il personaggio quanto la regia e la coreografia.

    Tra le ispirazioni del progetto affiora anche l’immaginario di “Vogue” di Madonna, riferimento assoluto della cultura pop anni Novanta, evocato nelle movenze, nell’attitudine coreografica e in quella combinazione di eleganza, ironia e provocazione che ha reso il brano un’icona. Non un omaggio calligrafico, dunque, ma una rilettura personale, più maschile, più contemporanea, inserita in un percorso artistico che lavora sempre di più sul rapporto tra musica, performance e immagine.

    La coreografia e l’art direction del movimento sono affidate a Babi B, coreografa attiva in contesti di rilievo nazionale, tra cui Sanremo 2025, mentre la regia è firmata da Lorenzo Meid, che porta nel progetto un taglio visivo vicino al cinema e alla fashion editorial. La cura dell’immagine è affidata alle stylist Luciana Bondioli e Naomi Alloggio.

    Con “Runway”, Mattia prosegue il percorso aperto da “Occhi Laser sulla Notte”, il precedente singolo con cui aveva trasformato il “Veni, vidi, vici” attribuito a Giulio Cesare in una dichiarazione pop contro la guerra, presentato con un’intervista su Billboard Italia. Se quel brano rovesciava una frase di conquista militare per portarla in un discorso di pace, amore e libertà personale, “Runway” si sposta su un altro terreno: non più il campo di battaglia, ma la passerella; non più la conquista, ma il giudizio; non più l’armatura, ma il modo in cui scegliamo di presentarci agli altri.

    Il singolo anticipa il nuovo album “Il Paradiso è un Dress Code”, progetto che segna una svolta nella sua scrittura. Dopo “2 DI ME”, album targato ADA Music/Warner Music Italy realizzato al Penthouse Studio di Vegas Jones, e dopo “NUDO”, lavoro più confessionale prodotto, tra gli altri, dal producer multiplatino Reizon, Mattia dà forma e voce a un immaginario nuovo, più legato al corpo, alla notte, al sacro, al desiderio di salvezza e alla possibilità di cercare spiritualità anche dentro linguaggi apparentemente lontani dalla dimensione religiosa.

    Il titolo dell’album lascia già intuire la sua direzione: il paradiso come codice da decifrare, come forma da indossare, come scelta di appartenenza, come modo di stare nel mondo, anziché come luogo remoto. I testi sono ispirati al “Paradiso Perduto” di John Milton, pubblicato nel 1667, e attingono anche dai testi sacri del Cristianesimo primitivo, intrecciando riferimenti colti e pop culture, domanda spirituale e clubbing, tentazione e disciplina, caduta e redenzione.

    Per l’artista lombardo, il dancefloor non è soltanto uno spazio di evasione, ma il luogo in cui il corpo prova a capire qualcosa di sé. Mattia guarda alla tradizione pop capace di usare il ballo come narrazione, da “Confessions on a Dance Floor” di Madonna ad alcuni lavori italiani più recenti come “Ok. Respira” di Elodie, ma sceglie una chiave più scarna nella produzione e più provocatoria nella scrittura. Il suo obiettivo non è replicare un immaginario già ben definito, ma aprire una zona personale in cui la dance possa contenere domande su fede, guerra, sessualità, identità, immagine e futuro.

    «Dopo due album più urban e pop sentivo il bisogno di trovare una dimensione che mi rappresentasse davvero – conclude Mattia -. Sono sempre stato legato agli anni Settanta, non solo nell’immagine, ma anche nel modo di intendere il suono, il corpo, la notte, il club. Mi interessava però togliere alla dance l’idea che debba per forza avere testi banali. Si può ballare anche su una domanda. Si può ballare anche mentre si cerca una forma di salvezza.»

    Nato a Brescia nel 1992, Mattia arriva alla musica dopo un lavoro già avviato sulla parola, sull’identità e sull’impegno sociale. Ha pubblicato libri contro il pregiudizio sui disturbi mentali, ha prestato il proprio volto al Centro Nazionale Contro il Bullismo e sostiene come testimonial la onlus To Get There di Massimo Leonardelli e Piero Piazzi, impegnata a favore del futuro dei bambini, che ha scelto la sua immagine per promuovere il proprio operato.

    Anche il live ricopre un ruolo importante nella sua carriera. Con MATTIA LIVE, accompagnato dal DJ Andy Van Pastor, già al fianco di star internazionali come Snoop Dogg, Flo Rida e Akon, e dal corpo di ballo DA FEMME by Babi B, Mattia porta nei club uno show in cui musica, visual e danza funzionano come parti di un unico racconto.

    C’è il tentativo di usare la cultura del club per parlare di una domanda più grande: come si può ancora cercare un paradiso, o almeno una forma di pace, dentro un tempo che sembra allenarci al conflitto?

  • L’autrice bestseller Loreth Anne White arriva in Italia con “Segreti sommersi”, un domestic thriller e mystery psicologico dove, sotto la superficie dell’acqua, i segreti non muoiono mai… aspettano solo di tornare a galla

    Con “Segreti sommersi” (titolo originale “The Swimmer”, tradotto da Roberta Marasco), dall’8 ottobre Indomitus porta in Italia uno dei thriller psicologici più apprezzati di Loreth Anne White, autrice bestseller di thriller, gialli e romanzi di suspense con oltre 4 milioni di libri venduti nel mondo e vincitrice del prestigioso Canadian Crime Writers Award.

    A chi è consigliato “Segreti sommersi” di Loreth Anne White?

    “Segreti sommersi” di Loreth Anne White è consigliato ai lettori di thriller psicologici e domestic suspense che amano narratori inaffidabili, vicini apparentemente perfetti e colpi di scena che ribaltano ogni certezza. È la lettura giusta per chi cerca atmosfere nebbiose, personaggi stratificati e una tensione che cresce piano, fino a un finale impossibile da prevedere.

    Chloe Cooper è invisibile. Socialmente impacciata, passa le giornate a portare a spasso cani, servire cocktail, accudire una madre malata. Ma la sua vera vita è nascosta: dietro le finestre illuminate dei vicini. Osserva. Inventa storie. Non si avvicina mai. Finché arrivano loro.

    Jemma Spengler, influencer dal sorriso perfetto. Adam, chirurgo di successo, marito apparentemente devoto. Ricchi, belli, trasferiti nel Pacifico Nord-Occidentale per un nuovo inizio: un matrimonio da salvare, un passato tragico da seppellire. Casa con vetrate spalancate. Vite esposte. Troppo perfetti. Troppo vulnerabili. E Jemma prova subito la snervante sensazione di essere osservata.

    Una mattina nebbiosa sulla spiaggia deserta, Chloe assiste a tutto: una nuotatrice solitaria, un corpo che affonda. Un omicidio. E il sospetto che si insinua come acqua salmastra: quei vicini forse nascondono qualcosa di oscuro.

    Ma mentre la detective che si occupa del caso stringe il cerchio, le maschere iniziano a cadere una dopo l’altra. I segreti sommersi non appartengono solo ai coniugi Spengler. E Chloe non è l’unica spettatrice. In questo intreccio di sguardi e menzogne, chi sta davvero osservando chi?

    “I lettori di lingua inglese lo descrivono come un romanzo a cui è impossibile rinunciare: una storia che tiene incollati dall’inizio alla fine, costruita su colpi di scena inaspettati, personaggi curati e ambientazioni rese con maestria – ha commentato l’editore Davide Radice.

    Particolarmente apprezzati sono lo stile, capace di evocare emozioni e atmosfere, e la tensione che nasce più dai legami e dai segreti che dall’azione frenetica. Recensioni specializzate l’hanno definito un thriller tagliente e tra i migliori del 2024, con una struttura a punti di vista multipli e un ritmo che non concede respiro.

    È la scelta ideale per chi ama i thriller psicologici con narratori inaffidabili — Chloe, solitaria e socialmente impacciata, osserva i vicini fino a confondere il confine tra spettatrice e sospettata — e i gialli ricchi di svolte narrative. È anche il libro giusto per chi preferisce la suspense atmosferica e incentrata sui personaggi, le storie che creano dipendenza e i toni più cupi, dove la facciata di un matrimonio e di una casa con vetrate spalancate nasconde molto più di quanto mostri”.

    Loreth Anne White è un’autrice con una firma riconoscibile fatta di ossessione, solitudine, menzogne e vendetta, che i lettori italiani – come quelli anglosassoni – impareranno a leggere a scatola chiusa, acquistando ogni suo nuovo libro appena esce.


    DATI TECNICI

    Titolo: Segreti sommersi

    Autrice: Loreth Anne White

    Data di pubblicazione: 8 ottobre 2026

    Costo: ebook € 6,99 (in esclusiva su Amazon, incluso in Kindle Unlimited) / paperback € 18,99 in libreria e su tutti gli store online

    Casa editrice: Indomitus Publishing

    Pagine: 386

    Link al sito: https://www.amazon.it/dp/B0DC5P4WNT e https://www.indomitus-publishing.it/product/segreti-sommersi-loreth-anne-white/


    BIOGRAFIA AUTORE

    Loreth Anne White è un’autrice bestseller di thriller, gialli e romanzi di suspense.

    Con oltre 4 milioni di libri venduti in tutto il mondo e tradotti in più di 20 lingue, è vincitrice del Canadian Crime Writers Award, candidata all’ITW Thriller Award, finalista per tre volte al RITA Award, vincitrice del Daphne du Maurier Award, finalista all’Arthur Ellis Award e vincitrice di numerosi altri premi del settore.

    Giornalista pentita, ha lavorato sia in Sudafrica che in Canada e ora vive nel Pacifico nord-occidentale, dividendo il suo tempo tra l’isola di Vancouver, una stazione sciistica nelle Coast Mountains e una rustica baita in riva a un lago nella regione del Cariboo.

    Quando non scrive o non immagina nuove trame, la si può trovare sui laghi, nell’oceano o sui sentieri, dove cerca – senza successo – di evitare gli orsi.

    Maggiori informazioni su https://www.lorethannewhite.com/

    PROFILO CASA EDITRICE

    Indomitus Publishing è una casa editrice alternativa, indipendente e attenta nello scegliere accuratamente storie avvincenti per il mercato editoriale dando fiducia ai bravi Autori italiani e rispettando la natura grazie ad un’attenta pianificazione delle tirature per evitare sprechi.


  • Uscito il nuovo libro di Gianluca Giagni “SINE CURA. Guardare oltre l’evidenza”: la sicurezza non comincia quando qualcosa accade, ma quando smettiamo semplicemente di guardare e iniziamo a osservare

    L’ingegnere e docente universitario di Bari Gianluca Giagni torna in libreria dal 28 settembre con “SINE CURA. Guardare oltre l’evidenza” (VivereIn, Collana Sine cura), la sua sesta pubblicazione che continua un percorso editoriale e divulgativo volto alla diffusione di una cultura della sicurezza sempre più consapevole e condivisa.

    Guardiamo tutto. Ma quanto riusciamo davvero a vedere?

    Viviamo circondati da immagini, gesti e situazioni che ci sembrano familiari. Li attraversiamo con lo sguardo ogni giorno e proprio questa familiarità, a volte, ci porta a dare per scontato ciò che abbiamo davanti. Non lo facciamo per distrazione, ma perché guardare è immediato; comprendere ciò che vediamo richiede qualcosa in più ed è proprio da qui che comincia il gioco.

    Guardare, vedere, osservare sembrano quasi sinonimi e non lo sono. Guardare è posare gli occhi sulla realtà, vedere è andare oltre ciò che appare, osservare significa fermarsi un istante in più: riconoscere un segnale, cogliere ciò che può sfuggire, comprendere un rischio e trasformare quella consapevolezza in una scelta.

    “Questo libro nasce come continuazione di un percorso che ho intrapreso ormai da alcuni anni. Nel tempo ho sentito il bisogno di allargare lo sguardo: non parlare soltanto di sicurezza, ma provare a guardare al cittadino nella sua interezza, a come si muove, a come interpreta ciò che accade intorno a lui e, soprattutto, a come impara a fare delle scelte consapevoli – ha spiegato Giagni.

    Nasce pensando soprattutto alle nuove generazioni, ma credo possa parlare anche agli adulti. Educare alla sicurezza non significa, del resto, soltanto trasmettere regole: significa costruire consapevolezza. E questa è una responsabilità che riguarda tutti, perché il cittadino del domani si forma anche attraverso il modo in cui oggi impariamo a leggere la realtà.

    Detto in altre parole, la sicurezza non dovrebbe essere percepita soltanto come qualcosa che interviene quando accade un problema. Comincia molto prima: nella capacità di riconoscere ciò che ci circonda, di comprendere le conseguenze delle nostre azioni e di fare scelte responsabili. In questo senso, educare alla sicurezza significa anche educare il cittadino del domani.

    Vorrei, quindi, che rimanesse una domanda molto semplice a chi legge: ‘Sto davvero osservando ciò che ho davanti?’. Perché spesso la realtà non ci nasconde le cose: siamo noi che, per abitudine o familiarità, smettiamo di vederle. Se questo libro riuscisse anche solo ad allenare un po’ lo sguardo del lettore, allora avrebbe raggiunto il suo obiettivo”.

    “Una nuova ed interessante pubblicazione con studi approfonditi sulla sicurezza da uno dei massimi esperti italiani – ha commentato l’editore.

    Sì, perché Gianluca Giagni con la sua oculatezza e competenza affronta una problematica importante che attraverso la lettura di questo libro ci accompagna ‘dal guardare al vedere, fino all’osservare’.

    Tre, dunque, le parole importanti: GUARDARE – VEDERE – OSSERVARE: tre gesti distinti, come lo stesso autore dichiara, che compongono la vera cultura della sicurezza.

    Il libro dunque è un percorso a educare lo sguardo di ciascuno di noi a prendere coscienza che la sicurezza non è solo un bene personale, sul nostro pianerottolo, ma una responsabilità collettiva, una consapevolezza che deve essere, innanzitutto, condivisa da tutti. Oggi, purtroppo, molto difficile in una società con sentimenti discordanti.

    Attraverso i suoi studi, vari seminari e, in particolare con quest’ultima pubblicazione, Giagni indica sempre con passione e professionalità quelle condizioni, risorse e valori che permettono a tutti noi, membri di una società, di sviluppare il vero benessere collettivo”.

    Come nel gioco della campana, questo libro invita a procedere un salto alla volta. Quattro caselle, dalla 4 alla 7, accompagnano il lettore attraverso la casa, la strada, il mare e il cielo: scenari diversi, uniti da una stessa domanda: quanto conta ciò che abbiamo davanti agli occhi e quanto, invece, il modo in cui scegliamo di guardarlo?

    E, come nel gioco della campana, ogni casella raggiunta non è soltanto un traguardo, ma è un nuovo punto da cui guardare.

     

    Dettagli

    Autore: Gianluca Giagni

    Editore: VivereIn

    Collana: Sine cura

    Anno edizione: 2026

    In commercio dal: settembre 2026

    Pagine: 192, Brossura

    EAN: 9788872637302

    Gianluca Giagni

    Gianluca Giagni (1973), ingegnere laureato al Politecnico di Bari, opera da oltre vent’anni nel campo della salute e sicurezza sul lavoro ed è stato tra i primi in Italia a porre il fattore umano e la percezione del rischio al centro della prevenzione. Da questa visione nasce, nel 2019, il progetto nazionale La sicurezza a partire dai banchi di scuola, da lui ideato per il CNI e successivamente riconosciuto attraverso un protocollo d’intesa con MIUR e Protezione Civile, che ne ha promosso l’attuazione nelle scuole.

    È docente presso l’Università degli Studi di Brescia, l’Università Politecnica delle Marche e l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Collabora inoltre con diverse realtà aziendali, ricoprendo ruoli di responsabilità nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro, tra cui quello di CEO for Safety presso Cobar S.p.A.

    Fa parte del comitato di redazione del Giornale degli Ingegneri e collabora con Ingenio nella divulgazione tecnico-scientifica sui temi della prevenzione e della sicurezza.

    Con questo volume firma la sua sesta pubblicazione e prosegue un percorso editoriale e divulgativo che, negli anni, lo ha portato e continua a portarlo in convegni, fiere, incontri radiofonici ed eventi culturali, con un obiettivo costante: contribuire alla diffusione di una cultura della sicurezza sempre più consapevole e condivisa.

  • “Sognando Olivia” è il nuovo singolo di Livia Gloria De Angelis

    Dal 16 ottobre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica  “Sognando Olivia”, il nuovo singolo di Livia Gloria De Angelis .

    “Sognando Olivia” è un viaggio sonoro intimo e delicato, nato dall’emozione pura dell’attesa.

    Ispirato alla figura di una bambina non ancora venuta al mondo ma già teneramente immaginata, il disco traduce in musica la meraviglia e la dolcezza di chi ne sogna l’arrivo.

    Ogni melodia tesse una piccola fiaba musicale: una ninna nanna strumentale pensata per accompagnare il sonno, cullare i pensieri ed evocare un profondo senso di serenità.

    Commenta l’artista sul nuovo singolo: “Il brano è nato durante l’attesa della mia nipotina Olivia. Sentivo il desiderio di creare qualcosa di speciale per lei, che potesse rimanere nel tempo. Un ricordo da custodire e da regalarle un giorno. Ho immaginato allora un sogno, e da quel sogno è nata questa musica, come una carezza per accompagnare quell’attesa. E conservare per sempre l’emozione di quei giorni.”

    Il videoclip di “Sognando Olivia” traduce in immagini l’incanto dell’attesa, dando forma a una vera e propria fiaba visiva. Attraverso atmosfere delicate e suggestive, il video accompagna la musica nel racconto intimo di un sogno: quello di una bambina non ancora nata, ma già teneramente immaginata e custodita nel cuore.

    A fare da cornice alla melodia è un universo visivo etereo e poetico, le cui sequenze sono state interamente ideate, realizzate e sviluppate in digitale.

    Guarda il videoclip su YouTube:  https://youtu.be/3tm4Gpbjpm4

    Biografia

    Livia Gloria De Angelis è una compositrice profondamente legata alla natura in tutte le sue espressioni. La sua passione per il pianoforte sboccia nei primi anni Duemila grazie all’ascolto delle opere di Ludovico Einaudi: nel 2006 riceve in dono il suo primo strumento e avvia un percorso di studio che si trasforma presto in una precisa esigenza espressiva, orientata verso la scrittura di brani originali.

    La sua produzione discografica conta già all’attivo due album e un singolo, tra cui spiccano pubblicazioni come Senza tempo, C’era una volta e Sognando Olivia. La cifra stilistica della compositrice si distingue per una scrittura essenziale ed estremamente pulita, capace di tradurre in note stati d’animo, memorie e frammenti di vita con un approccio immediato e sincero. Lontana da etichette generazionali o target predefiniti, la sua musica punta a una comunicazione trasversale, offrendo all’ascoltatore una dimensione intima e libera da sovrastrutture.

    Supportata da un team di professionisti esperti del settore che ne curano la preproduzione e gli arrangiamenti, Livia Gloria De Angelis sviluppa una poetica sonora a forte vocazione visiva, con l’obiettivo e l’aspirazione di approdare a sincronizzazioni cinematografiche e colonne sonore per documentari d’autore.

    A giugno pubblica il brano “Ti racconto”.

    “Sognando Olivia” è il nuovo singolo di Livia Gloria De Angelis disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 16 ottobre 2026.

    SPOTIFY https://open.spotify.com/intl-it/artist/5YVcm6z68n6df8PtTJCMlc?si=f4GCz0hfQg-S7TaAjLpm9w

    YOUTUBE https://www.youtube.com/@liviagloriadeangelis3979/videos

    INSTAGRAM https://www.instagram.com/liviagloriadeangelis

  • Galex999 “Sex and Videogames” TRA SONORITÀ DANCE, R&B E RELAZIONI SENTIMENTALI NELL’ERA DIGITALE

    Galex999

    “Sex and Videogames”

    TRA SONORITÀ DANCE, R&B E RELAZIONI SENTIMENTALI NELL’ERA DIGITALE

    ASCOLTA “SEX AND VIDEOGAMES”!

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    Facebook: https://www.facebook.com/galex999/

    Con “Sex and Videogames”, Galex999 esplora le contraddizioni delle relazioni sentimentali nell’era digitale, raccontando il tentativo di sfuggire a un amore doloroso attraverso il mondo virtuale. Un brano che unisce sonorità dance elettroniche e contemporary R&B, costruendo un contrasto tra una dimensione musicale coinvolgente e un testo attraversato da inquietudine e dipendenza emotiva.

    Ispirato alle atmosfere di artisti come Bruno Mars, The Weeknd e Robin Thicke, il singolo si sviluppa a partire dalle note di un piano elettrico, sulle quali si innestano una ritmica dalle influenze new wave, un basso profondo, chitarre funk e leggere sfumature synth-pop anni Ottanta. Il risultato è un sound dinamico e immediato, che mantiene una componente introspettiva senza rinunciare alla propria vocazione dance. L’utilizzo dell’Auto-Tune, particolarmente evidente nel ritornello e nel bridge, contribuisce a definire l’identità sonora del pezzo attraverso effetti vocali, riverberi e distorsioni.

    Dietro un titolo apparentemente provocatorio, “Sex and Videogames” affronta il tema della difficoltà di lasciarsi alle spalle una relazione sentimentale. In un presente dominato da social network, amicizie virtuali e videogiochi, il protagonista cerca rifugio nella dimensione digitale per distrarsi da un legame che continua a farlo soffrire. Ma quello che dovrebbe rappresentare una via di fuga finisce per trasformarsi in un ulteriore terreno di confronto con i propri sentimenti.

    Il confine tra realtà e finzione diventa sempre più sottile: il videogioco si sovrappone metaforicamente alle dinamiche della relazione, mentre il ricordo della persona amata assume i contorni di una dipendenza dalla quale è difficile liberarsi. Il continuo ritorno agli stessi pensieri trova la sua espressione più evidente nel bridge, dove la ripetizione ossessiva del verso “I don’t wanna play these videogames” restituisce tutta la frustrazione di chi vorrebbe interrompere un circolo emotivo senza riuscirci.

    Con “Sex and Videogames”, Galex999 utilizza il linguaggio della musica dance e dell’R&B contemporaneo per raccontare una forma di solitudine profondamente attuale, in cui le distrazioni offerte dal mondo digitale non riescono a cancellare il peso delle relazioni reali.

    Galex999 è un producer musicale che si muove tra sonorità dance, pop e contemporary R&B, traendo ispirazione da artisti come Bruno Mars, The Weeknd e Robin Thicke. Più che un musicista, ama definirsi un “incasinatore di suoni”, un’espressione che riflette il suo approccio creativo e la voglia di sperimentare attraverso generi e influenze differenti.

    Galex999 preferisce non svelare troppo di sé, scegliendo di lasciare che sia la musica a raccontare la sua identità artistica. “Sex and Videogames”, realizzato in collaborazione con Sorry Mom!, segna il suo debutto discografico e rappresenta il primo passo di un percorso ancora tutto da scoprire.

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  • Shaen Barletta in “Cime Tempestose”: in scena alla Sala Umberto di Roma dal 20 al 25 ottobre

    Dopo l’esperienza cinematografica di “Blue”, opera prima della regista Eleonora Puglia, Shaen Barletta torna al teatro con una nuova sfida interpretativa: “Cime tempestose”, adattamento teatrale del celebre romanzo di Emily Brontë, sarà in scena dal 20 al 25 ottobre alla Sala Umberto di Roma.

    Un passaggio dal cinema al palcoscenico che racconta bene il percorso di un’attrice che negli ultimi anni ha costruito la propria esperienza attraverso linguaggi differenti, dal teatro alla televisione fino al grande schermo.

    In “Blue”, distribuito da PiperFilm, Shaen Barletta interpreta Vicky, uno dei personaggi centrali e più magnetici della pellicola, in un cast che unisce volti nuovi a interpreti affermati, tra cui anche Rocco Siffredi.

    Il film affronta in modo diretto e senza moralismi il delicato tema dell’erotismo a pagamento online e delle sue ripercussioni psicologiche ed emotive. Al centro della trama c’è Luce (Alexia Cozzi), una ragazza di buona famiglia che, per salvare da un brutto giro il fidanzato Loris (Pierangelo Menci), si ritrova a dover rimediare una grossa somma di denaro in pochissimo tempo.

    La svolta della storia porta il nome di Vicky, interpretata proprio da Shaen Barletta. Vicky è l’unica persona a offrire a Luce una via d’uscita apparentemente facile: unendosi a lei su Blue, una nota piattaforma di contenuti per adulti, la protagonista potrebbe saldare tutti i debiti del compagno in una sola notte. Sarà proprio questa proposta a innescare una reazione a catena inarrestabile, trascinando Luce in una discesa profonda verso le proprie crepe interiori.

    Con il personaggio di Vicky, Shaen Barletta si misura con un ruolo contemporaneo, sfaccettato e privo di giudizi, muovendosi nella sottile linea d’ombra tra libertà di scelta e giudizio sociale.

    Shaen Barletta è un’attrice italo-brasiliana che ha costruito il proprio percorso tra cinema, televisione e teatro, affiancando alla formazione tecnica una costante ricerca emotiva e artistica.

    Dopo l’esordio sul piccolo schermo, prende parte a importanti produzioni televisive come la serie “Prisma”, in cui interpreta Veronica, e la miniserie “Fragili”, nel ruolo di Martina.

    Al cinema ha recitato in “Do Ut Des” nel ruolo di Beatrice e in altri progetti indipendenti e internazionali, tra cui “Antropophagus II”, “Wisdom Weapon” e “Rotten Tree”. Con “Blue” compie un ulteriore passo nel proprio percorso artistico interpretando Vicky, uno dei ruoli centrali del film, confermando una particolare predisposizione verso personaggi complessi e contemporanei.

    Parallelamente all’attività sullo schermo, sviluppa un solido percorso teatrale partecipando alla tournée nazionale de “La Strana Coppia”, lavorando accanto a Giampiero Ingrassia e Gianluca Guidi, esperienza che arricchisce ulteriormente la sua versatilità espressiva.

    Con “Cime tempestose”, Shaen Barletta torna dunque al palcoscenico confrontandosi con uno dei grandi classici della letteratura inglese.

    Lo spettacolo, in scena dal 20 al 25 ottobre alla Sala Umberto di Roma, rappresenta un nuovo capitolo del percorso dell’attrice e un’occasione per misurarsi con un universo narrativo e interpretativo profondamente diverso da quello affrontato in “Blue”.

    Dal cinema contemporaneo al grande teatro, Shaen continua così a costruire un percorso trasversale, scegliendo di confrontarsi con personaggi, epoche e linguaggi differenti e consolidando una presenza artistica tra cinema, televisione e palcoscenico.

    Foto di Alessandro Rabboni
  • Velluti torna con il nuovo singolo “Millennials”, il ritratto di una generazione sospesa tra promesse mancate e sogni a metà

    È disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica “Millennials”, il nuovo singolo del cantautore romano VELLUTI. Il brano è una fotografia nitida, dolce e allo stesso tempo amara, di una generazione divisa a metà tra due universi storici e culturali: quello analogico del Novecento, fatto di certezze, rituali e grandi ideali, e quello iperconnesso del nuovo millennio, approdato con la promessa di orizzonti illimitati.

    In “Millennials”, VELLUTI riavvolge il nastro e torna con la memoria all’epoca dei muretti, delle comitive di quartiere, delle notti senza lo schermo di uno smartphone tra le mani e dei primi viaggi all’avventura, quando la socialità non era ancora mediata dagli algoritmi o dal racconto per immagini dei social network. È la testimonianza di chi ha vissuto in prima persona la linea di demarcazione della storia moderna, assistendo al crollo delle Torri Gemelle e ai fatti del G8 di Genova, eventi che hanno frantumato in fretta le sicurezze dell’infanzia e le illusioni con cui tanti ragazzi erano cresciuti.

    Il pezzo affronta con sincerità anche il tema dell’iperformazione a tutti i costi: lo slogan del «studia, specializzati e costruisciti un futuro», ripetuto per anni a chi si affacciava all’età adulta, si è scontrato con un presente instabile che ha tradito le aspettative. Centinaia di percorsi accademici conclusi per professioni mai nate, carriere rincorse mentre il mondo cambiava direzione, lasciando un’intera fascia d’età schiacciata in un limbo tra ciò che è stato e ciò che avrebbe dovuto realizzarsi.

    Lontana da una vuota idealizzazione del passato, la canzone porta con sé un profondo affetto per quegli anni e per chi li ha attraversati. È il racconto intimo di sogni lasciati a metà e di occasioni sfumate, in cui la nostalgia non si limita al tempo andato, ma cerca quel momento esatto in cui sembrava ancora possibile trovare e costruire il proprio posto nel mondo. Ed è proprio in questo spazio di malinconia condivisa che risuona una verità universale: «Non è mai stato il nostro momento».

  • «Il Faro Blu – Centro polivalente 2.0»: a Roma un presidio per l’inclusione sociale e lavorativa di persone con autismo e disabilità complesse

    È stato presentato oggi presso L’Opificio Italiacamp il progetto Il Faro Blu – Centro polivalente 2.0 per l’inclusione, l’autonomia e l’inserimento lavorativo.

    Il Faro Blu è un centro polivalente dedicato a giovani e adulti con autismo e disabilità complesse situato nel quadrante sud-ovest della Capitale, nella Macroarea ASL Roma 3 (Municipi X, XI e XII). Tra i quartieri coinvolti: Castel Porziano, Ostia, Acilia, Portuense, Marconi, Magliana, Corviale, Ponte Galeria, Gianicolense, Pisana e Colli Portuensi.

    Il centro sarà dislocato su tre sedi: un hub centrale in via Agostino Magliani 22/28 (Municipio XI) e due spoke territoriali, rispettivamente in via Alcide Pedretti 22 (Municipio X) e Via Alessandro Santini 14 A/C (Municipio XII). 

    Da laboratori esperienziali a percorsi di accompagnamento al lavoro, passando per gruppi di sostegno ai caregiver, workshop ed eventi aperti alla cittadinanza e alle Pubbliche Amministrazioni. Il Faro Blu non si ferma all’erogazione di servizi: vuole diventare un motore di trasformazione sociale capace di generare consapevolezza e nuove forme di cittadinanza attiva.

    Ad aprire l’evento, i saluti istituzionali di Massimiliano Maselli, Assessore all’Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio; Fulvio Viel, Dirigente dell’Area Disabilità e Invecchiamento Attivo della Regione Lazio; Marina Germano, Responsabile f.f. UOSD Servizio Sociale ASL Roma 3.

    Con le parole di Massimiliano Maselli, Assessore all’Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio: “Questi centri polivalenti sono una grande scommessa della Regione. Sono una grande speranza per le famiglie. Sono centri che devono saper accogliere nel migliore dei modi, saper assistere queste persone e saperle formare, per inserirli nel mondo del lavoro”. Sempre all’Assessore, le prospettive sul futuro del progetto: “Sarà una sperimentazione positiva, e stiamo già pensando a strutturare queste risorse: vogliamo trovare risorse regionali e metterle nel bilancio regionale, per valorizzare questa importante esperienza.”

    Il progetto, della durata di due anni, è stato presentato dai rappresentanti del partenariato: Maddalena Maggi, Presidente H-Anno Zero Società Cooperativa Sociale, Alessandro Carella, Presidente Mio Fratello è Figlio Unico Società Cooperativa Sociale, Marilena Zuccherofino, Vice Presidente Cooperativa Sociale Futura, Walter Celletti, referente di progetto Speha Fresia Società Cooperativa Impresa Sociale, Luigi Mazza, Direttore Generale Associazione Italiacamp ETS.

    All’interno de Il Faro Blu, H-Anno Zero, Mio Fratello è Figlio Unico e Futura seguiranno principalmente lo sviluppo individuale dei destinatari del progetto, Speha Fresia offrirà percorsi di orientamento e consulenza per l’avvio di tirocini dedicati a dieci beneficiari finalizzati all’inserimento lavorativo, mentre l’Associazione Italiacamp ETS erogherà i percorsi di capacity building per le pubbliche amministrazioni locali del territorio, con l’obiettivo di sensibilizzare alla gestione dei temi della diversità e inclusione. 

    Le attività del centro polivalente previste nei prossimi mesi puntano a rafforzare l’autonomia personale e sociale dei beneficiari e favorire la loro inclusione e partecipazione attiva nella comunità; si concentreranno inoltre sull’innovazione e la personalizzazione dei servizi del territorio in termini di supporto e mutuo aiuto, mettendo in rete enti pubblici, privati e Terzo Settore anche a favore dei caregiver impegnati nella gestione quotidiana della disabilità. L’obiettivo è rendere Il Faro Blu un punto di riferimento stabile per istituzioni, famiglie e cittadini.

    Il Faro Blu è un progetto selezionato dalla Regione Lazio e cofinanziato dal Programma Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) 2021-2027, Obiettivo di Policy 4 «Un’Europa più sociale», Priorità «Inclusione Sociale» (Regolamenti UE n. 2021/1060 e n. 2021/1057). È sviluppato dalla Cooperativa Sociale H-Anno Zero insieme ad Associazione Italiacamp ETS, Cooperativa Sociale Onlus Mio Fratello è Figlio Unico, Cooperativa Sociale Futura e Speha Fresia Società Cooperativa.

  • Cercare continuamente conferme fino a perdere fiducia in sé stessi: il racconto di Takao Wazowsky

    Puoi ripetere il tuo nome, trovarti a pochi centimetri da qualcuno, cercare uno sguardo, una risposta, un segnale, e continuare ad avere la sensazione di non esistere. Puoi essere circondato da persone e sentirti invisibile, e puoi arrivare a convincerti che, se gli altri non riescono a vederti, forse sei tu a non avere abbastanza valore.

    Takao Wazowsky conosce bene quella sensazione e sceglie di raccontarla in “Steam On Glass”, il suo nuovo singolo nel quale affronta il senso di inadeguatezza, il confronto costante con gli altri e la difficoltà di trovare una stabilità personale quando ogni tentativo di sentirsi all’altezza sembra destinato a fallire.

    Il brano prende il titolo dall’immagine di una persona che scrive il proprio nome sulla condensa di un vetro, lo osserva per qualche istante e poi lo vede dissolversi, senza lasciare traccia. La testimonianza di una presenza che scompare prima ancora che qualcuno possa accorgersene.

    Takao lo racconta nel verso «I write my name in steam on the glass beside me, but it disappears so easy, like I was never here» («Scrivo il mio nome sulla condensa del vetro accanto a me, ma scompare così facilmente, come se non fossi mai stato qui»), affidando a quelle lettere destinate a svanire il timore che anche la propria presenza possa passare inosservata, fino a essere dimenticata.

    È la paura di non lasciare alcun segno, né nella vita degli altri né nella propria; di parlare senza essere ascoltati, di cercare continuamente conferme e di non riuscire a riconoscere il proprio valore senza misurarlo attraverso quello altrui.

    Una condizione che il produttore umbro, all’anagrafe Marco D’Atanasio, racconta partendo dalla propria esperienza. Il confronto con gli altri, la sensazione di essere sempre un passo indietro, il bisogno di raggiungere una tranquillità che sembra continuamente sfuggirgli: Takao porta nel brano difficoltà con le quali, per sua stessa ammissione, convive quotidianamente.

    «Mi sento continuamente perso, inutile davanti agli altri – racconta Takao –. Ho il grandissimo difetto di confrontarmi sempre con le altre persone e finisco per sentirmi inferiore. Non perché voglia essere superiore a qualcuno, anzi. Vorrei soltanto riuscire a trovare una stabilità, un po’ di tranquillità, ma spesso mi sembra impossibile. Questa è probabilmente la canzone che mi rappresenta di più tra tutte quelle che ho scritto fino a oggi.»

    Questa confessione trova spazio in una produzione elettronica nella quale il drop assume un ruolo centrale. Dopo “About Me”, brano segnato dalla rabbia e dalla necessità di prendere le distanze da una relazione disfunzionale, l’artista ha sentito il bisogno di spingere ulteriormente sulla componente elettronica del proprio linguaggio, mantenendo la sensibilità melodica e introspettiva che caratterizza il suo percorso sin dagli esordi.

    Nella seconda strofa, Takao affronta anche la difficoltà di riconoscersi quando si cerca continuamente di corrispondere alle aspettative degli altri: «I wear different faces, hoping one of them will stay» («Indosso volti differenti, sperando che almeno uno rimanga»). Cambiare atteggiamento, modificare il proprio modo di essere, tentare di diventare la persona che gli altri sembrano voler vedere. Fino a non sapere più quale versione di sé sia autentica e quale sia stata costruita per ottenere approvazione.

    Un passaggio che trova un preciso corrispettivo nelle fotografie realizzate da Francesco Napoleoni per accompagnare la pubblicazione. In uno degli scatti, Takao è seduto accanto a uno specchio appoggiato al pavimento. Nel riflesso compare una sua immagine differente, riconoscibile nell’aspetto ma distinta nell’abbigliamento.

    La stessa persona, due rappresentazioni diverse. Un particolare che richiama la difficoltà di distinguere ciò che siamo realmente dall’immagine che cerchiamo di offrire agli altri.

    Nel ritornello, il protagonista immagina di trovarsi davanti a qualcuno, pronunciare lentamente il proprio nome e vedere lo sguardo dell’interlocutore attraversarlo, come se davanti a lui non ci fosse nessuno. Un’indifferenza che, a forza di essere percepita, finisce per alimentare il dubbio di non avere abbastanza valore. E che porta allora a domandarsi quanto del giudizio che abbiamo di noi stessi dipenda da ciò che crediamo gli altri pensino di noi.

    Quando il confronto diventa un’abitudine, anche i risultati raggiunti rischiano di perdere importanza davanti a quelli di qualcun altro. Le proprie qualità sembrano non bastare mai e persino in assenza di critiche esplicite si finisce per giudicarsi attraverso gli occhi degli altri, attribuendo loro pensieri e valutazioni che potrebbero non aver mai espresso.

    È una difficoltà che Takao conosce personalmente e che ritorna nella sua scrittura, tra il bisogno di farsi ascoltare e la sensazione di non riuscire mai a raggiungere davvero chi ha davanti.

    Nelle ultime parole del brano, però, Takao arriva a interrogarsi sull’origine stessa di quella sensazione – «Maybe I was never someone you could really see. Maybe I’ve been disappearing way before you met me» («Forse non sono mai stato qualcuno che potevi vedere davvero. Forse stavo già scomparendo molto prima di incontrarti»).

    Del resto, quella sensazione di invisibilità potrebbe non essere cominciata quando qualcuno ha smesso di vederlo, ma essere stata presente già molto prima di quell’incontro. E allora la difficoltà di sentirsi riconosciuti dagli altri si accompagna a quella, altrettanto profonda, di riconoscere sé stessi e il proprio valore.

    Anche l’artwork, realizzato dal grafico Bernardo, riprende questo immaginario. Un volto femminile illustrato emerge da una distesa di blu, colore che richiama la malinconia, la solitudine e il distacco emotivo. Il viso, parzialmente nascosto da una patina opaca, sembra dissolversi dietro quella coltre che impedisce di distinguerne pienamente i lineamenti. Una presenza visibile, eppure impossibile da mettere completamente a fuoco.

    Il mix e il mastering sono stati curati da Alessandro Elisei, che ha affiancato Takao nella finalizzazione di una produzione pensata per dare maggiore risalto al drop e consolidare la direzione elettronica intrapresa dall’artista.

    Nato ad Assisi nel 1996 e cresciuto a Spoleto, Marco D’Atanasio, ha iniziato il proprio percorso nella musica rock e metal, fondando nel 2010 i Burn It Down, prima di avvicinarsi alla produzione e debuttare nel 2023 con il progetto Takao Wazowsky. Da allora ha sviluppato una ricerca che intreccia elettronica, stutter house e scrittura introspettiva, pubblicando brani come “Missing You”, “It’s Raining” e “About Me”. Con “Steam On Glass” racconta una difficoltà che non dichiara di aver superato. Continua a confrontarsi con gli altri, a sentirsi spesso inferiore, a cercare una stabilità che fatica a raggiungere. Ed è proprio per questo che considera il singolo il brano che più lo rappresenta tra quelli scritti fino a oggi.

    Nel testo, il suo nome scompare dal vetro prima che qualcuno riesca a leggerlo. Nella vita, racconta Takao, la paura è che accada la stessa cosa.