Autore: AndreaInfusino

  • “Make it happen” è il nuovo album di Cesare Pizzetti

    Dal 28 novembre 2025 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in formato CD “Make it happen”, il nuovo album di Cesare Pizzetti per Irma Records con Maxx Furian, Tullio Ricci, Leo Dalla Cort e Flavio Boltro (special guest).

    “Make It Happen” è il nuovo album del contrabbassista e bassista Cesare Pizzetti, in uscita per Irma Records. Interamente composto da brani originali, il disco vede Pizzetti alternare con maestria contrabbasso e basso elettrico, proponendo un suono caldo e maturo, in perfetto equilibrio tra lirismo e groove.

    Pizzetti è un musicista poliedrico, noto per il suo stile versatile e personale, che ha forgiato attraverso collaborazioni in generi diversissimi, dal jazz al pop, dall’hip hop al cantautorato, lavorando con artisti del calibro di Tullio De Piscopo, Arthur Miles, Bassi Maestro, Colle Der Fomento Fabio Ilacqua e molti altri.

    Per questa nuova avventura, Pizzetti è affiancato da un ensemble di spicco della scena jazz italiana:

    Maxx Furian alla batteria, un musicista di fama internazionale noto per la sua versatilità e collaborazioni con artisti come Randy Brecker e Laura Pausini. La sua presenza garantisce una ritmica impeccabile e un flusso creativo costante.

    Tullio Ricci al sax tenore, già al fianco di Pizzetti nel precedente album “It’s Clearing Up Again” (2019). Il suo suono profondo e il talento improvvisativo sono cruciali per il carattere del disco.

    Leo Dalla Cort al pianoforte e tastiere, giovane talento che si distingue per uno stile elegante e moderno. La sua capacità di spaziare tra acustico ed elettrico aggiunge profondità e freschezza.

    L’album si arricchisce della partecipazione di Flavio Boltro, trombettista di fama internazionale, ospite nei tre brani conclusivi. Il suo suono inconfondibile conferisce energia e raffinatezza al progetto.

    “Make It Happen” incarna lo spirito del progetto: la necessità di trasformare l’ispirazione in azione, un invito a dare voce all’urgenza creativa senza rimandare. L’opera celebra la forza dell’interplay, la scrittura consapevole e la libertà del jazz, confermando Cesare Pizzetti come un artista con una voce autentica e personale.

    Spiega l’artista a proposito del nuovo album: “Make It Happen nasce dalla profonda esigenza di trasformare l’ispirazione in musica viva, prima che l’idea si disperda. È un invito all’azione e alla presenza, un monito a dare voce all’urgenza creativa nel momento in cui prende forma. L’album riflette il mio percorso musicale, intrecciando le sue diverse “anime” , jazzistica, funk ed elettrica – frutto di ascolti ed esperienze differenti. Guidato dal carattere di ogni composizione, ho scelto di alternare contrabbasso e basso elettrico ricercando un equilibrio costante tra lirismo e groove, tra scrittura e libertà improvvisativa, tra riflessione e istinto. Ho voluto coinvolgere musicisti con cui condivido una profonda visione artistica e umana, basata sull’ascolto e la fiducia: Maxx Furian alla batteria, Tullio Ricci al sax tenore e Leo Dalla Cort al pianoforte/tastiere. L’interplay con loro è fondamentale, generando una comunicazione autentica in cui ogni suono scaturisce dall’ascolto reciproco. Ospite d’eccezione nei tre brani finali è Flavio Boltro, la cui tromba ha donato luce, energia e una forza espressiva unica a un progetto che celebra l’emozione di condividere la musica con uno dei miei idoli. Ogni brano è un frammento di questa idea di movimento e presenza. L’apertura è affidata a Funk Prez, una vera e propria dichiarazione d’intenti che mescola jazz, funk, elettronica e hip hop. Tracce come Ready One catturano l’energia del qui e ora, mentre Lunedì e altri disastri affronta le giornate storte con ironia e groove. La sezione finale con Boltro include Miles’s Tones, un omaggio a chi ha saputo reinventare la musica, e i brani intimi December 23 e Lascia Andare. Make It Happen è un disco che parla di azione, consapevolezza e della libertà autentica del jazz, un riflesso della vita stessa fatta di improvvisazione e di momenti irripetibili, in cui tutto può accadere se si sceglie di esserci davvero.”

    TRACK-LIST

    1. Funk Prez (Intro)
    2. Ready One
    3. In The Nick Of Time
    4. Lunedi e Altri Disastri
    5. Lambro Night
    6. Miles’s Tones
    7. December 23
    8. Lascia Andare

    Guarda il teaser su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=gKk4ax7bqpM

    Biografia

    Cesare Pizzetti lavora al proprio percorso artistico da oltre vent’anni. Accanto a una lunga esperienza come sideman in ambiti diversi, dal jazz al pop, dal cantautorato all’hip hop, ha sempre portato avanti un cammino autorale che lo ha portato a sviluppare un linguaggio personale, approdato ad oggi nel suo nuovo progetto discografico Make It Happen

    Si avvicina alla musica da bambino, grazie all’influenza del padre, anch’egli musicista. Inizia studiando prima la tromba e poi la chitarra classica, ma a quindici anni scopre il basso elettrico, strumento con cui muove i primi passi nel mondo della musica moderna. Con il tempo si avvicina al contrabbasso, che diventa il suo strumento principale e il mezzo espressivo con cui definisce il proprio linguaggio sonoro, approfondendo lo studio della tecnica, del suono e dell’improvvisazione.

    Le sue principali influenze spaziano dal jazz al funk, dall’hip hop alla musica elettronica, passando per il pop, il rock, le sonorità acustiche contemporanee senza dimenticare la musica classica. Da Rossini a Debussy, da Miles Davis a Ozzy Osbourne, da Enzo Jannacci ai Sangue Misto, da James Taylor a Nas, fino ai produttori e musicisti della scena moderna che coniugano libertà creativa e ricerca sonora — da Aphex Twin a The Alchemist, passando per J Dilla. Fin da bambino è fan di Prince, esempio di poliedricità e artista capace di attraversare generi diversi.

    Diplomato in contrabbasso al Conservatorio “G. Puccini” di La Spezia sotto la guida del M° Gabriele Ragghianti, Cesare Pizzetti possiede una solida formazione classica, a cui aggiunge l’amore per la conoscenza dell’armonia moderna, della composizione e dell’improvvisazione. Alterna con naturalezza contrabbasso e basso elettrico, la sua versatilità gli consente di muoversi con agilità tra linguaggi e generi diversi. Nella sua discografia spiccano alcuni brani che rappresentano al meglio la sua identità artistica ma anche la sua poliedricità:

    “La Compagnia della Tonnara” dal suo album “It Is Clearing Up Again”, “Per non dire basta” dall’album “Opera Prima” del gruppo Loop Therapy (Irma Records, 2014), “All The Thinks It Is” con Ujig feat. Fabrizio Bosso, dall’album “Delta” (Luminol Records, 2025).

    Il percorso artistico di Cesare Pizzetti si è spesso intrecciato con la collaborazione e il supporto di Irma Records.

    Pizzetti è un musicista poliedrico, noto per il suo stile versatile e personale, che ha forgiato attraverso collaborazioni in generi diversissimi, dal jazz al pop, dall’hip hop al cantautorato, lavorando con artisti del calibro di Tullio De Piscopo, Arthur Miles, Bassi Maestro, Colle Der Fomento Fabio Ilacqua e molti altri

    Nella sua carriera ha collaborato con molti artisti appartenenti a mondi musicali anche molto differenti:                          Tullio De Piscopo, Arthur Miles, Slim Richey, Paola Folli, Turi, Simon Luca, Fabio Ilacqua, Bassi Maestro,        Colle Der Fomento, Ghemon, Ujig Group, Jack The Smoker e molti altri.

    Negli anni ha avuto occasione di suonare con numerosi musicisti, tra cui: Carlo Atti, Fabrizio Bernasconi, Marco e Paolo Brioschi, Gianni Cazzola, Franco Cerri, Daniele Chiantese, Mattia Cigalini, Patrizia Conte, Barbara Evans, Tiziana Ghiglioni, Mike Mainieri, José Mascolo, Gendrickson Mena, Sante Palumbo, Federico Paulovich, Vittorio Sicbaldi, Giulia St. Louis, Carlo Uboldi, Joyce E. Yuille e molti altri.

    La sua musica si rivolge a tutti, a un pubblico trasversale composto da uomini e donne tra i 20 e gli 85 anni, amanti del jazz contemporaneo, del groove e della musica che unisce emozione e ricerca. Un pubblico attento, curioso, aperto alle contaminazioni e alla dimensione del live come esperienza autentica. Con la sua musica, Cesare Pizzetti racconta l’azione, la consapevolezza e la libertà: il privilegio di poterla fare.

    “Make It Happen” è una dichiarazione d’intenti: trasformare l’ispirazione in movimento, la visione in suono, la possibilità in realtà. Ogni brano diventa un racconto sul presente, sull’importanza di esserci, sull’equilibrio tra istinto e riflessione. Come professionista della musica, il suo obiettivo è consolidare e ampliare la propria identità artistica nel panorama musicale contemporaneo.

    Punta a costruire un percorso di riconoscibilità fondato su autenticità, interplay e ricerca sonora continua, in cui il dialogo musicale diventa anche umano: ascolto, scambio e connessione tra le persone. Attraverso la musica, Pizzetti intende promuovere una relazione viva tra musicisti e pubblico, dove la comunicazione artistica si traduce in esperienza condivisa, empatia e partecipazione.

    “Make it happen” è il nuovo album di Cesare Pizzetti disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in formato CD dal 28 novembre 2025.

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  • Un killer spietato che non si fermerà davanti a nulla. E una detective che ormai non ha più nulla da perdere. Arriva in Italia “Sulla fredda terra”, il quinto capitolo della serie thriller poliziesca di culto “Detective Karen Hart” di D. S. Butler

    Dopo il successo di “Nessun ripensamento” e “Una casa piena di bugie”, D. S. Butler torna finalmente in Italia grazie a Indomitus Publishing con il thriller poliziesco “Sulla fredda terra”, quinto capitolo della serie gialla bestseller “Detective Karen Hart”.

    In una gelida sera d’inverno, un urlo strazia il silenzio che avvolge la maestosa cattedrale di Lincoln. La detective Karen Hart è la prima a rispondere alla chiamata, trovandosi di fronte a una scena raccapricciante: il corpo di un uomo assassinato, con una croce sanguinante incisa sulla fronte. L’omicidio, brutale e rituale, getta un’ombra oscura sulla comunità. Ma il vero incubo inizia quando una nota criptica, firmata da qualcuno che si fa chiamare “Il Purificatore”, arriva alla polizia. Il messaggio è chiaro: questo è solo l’inizio e una serie di morti sacrificali è all’orizzonte. Tocca a Karen decifrare l’inquietante movente di un assassino che sembra giocare con il sacro e il profano.

    Mentre gli indizi si dissolvono in un labirinto di falsi sospetti, Hart scopre connessioni che puntano a una cospirazione pericolosamente vicina, forse persino annidata tra le fila della stessa polizia. L’arrivo di un nuovo collega, tanto sfrontato quanto ambiguo, non fa che complicare le cose, alimentando sospetti e tensioni. Schiacciata dal peso del caso e dai fantasmi del suo passato – la perdita devastante del marito e della figlia – Karen sa che ogni errore potrebbe essere fatale. Ma più si avvicina alla verità, più il gioco del killer diventa personale.

    In questa corsa contro il tempo, riuscirà la detective Karen Hart a smascherare “Il Purificatore” prima che il prossimo colpo cada o che diventi lei stessa un bersaglio?

    “‘Sulla fredda terra’ è perfetto per gli amanti di gialli e thriller in cerca di letture avvincenti che li tengano incollati alla pagina: questo romanzo offre un ritmo serrato e una scrittura brillante, con colpi di scena mozzafiato e un climax carico di suspense, culminante in un finale sorprendente che lascerà il lettore senza fiato – ha commentato l’editore Davide Radice.

    I lettori apprezzano da sempre la crescita profonda dei personaggi nel corso della serie: figure ben sviluppate, credibili e sfaccettate, con la detective Karen Hart che si è ormai affermata come un riferimento inconfondibile nel panorama del thriller internazionale, grazie al suo acume investigativo tagliente e alla sua profonda umanità”.

    Con oltre 1 milione di copie vendute nel mondo e più di 30.000 in Italia, D. S. Butler conferma ancora una volta il suo talento nel costruire trame complesse e coinvolgenti, ambientate nel cuore del Lincolnshire, dove il freddo non è solo climatico.


    DATI TECNICI

    Titolo: Sulla fredda terra

    Autrice: D. S. Butler

    Casa editrice: Indomitus Publishing

    Data di pubblicazione: 20 novembre 2025

    Costo: ebook € 6,99 (in esclusiva su Amazon, incluso in Kindle Unlimited) / paperback € 16,99 in libreria e su tutti gli store online

    Pagine: 350

    Link al sito: https://www.indomitus-publishing.it/product/sulla-fredda-terra-ds-butler/

    BIOGRAFIA AUTORE

    D. S. Butler è un’autrice inglese di gialli e thriller psicologici. È una scienziata biochimica ed è stata anche ricercatrice a Oxford e in Medio Oriente, ma la sua passione per i romanzi polizieschi e mistery l’ha progressivamente allontanata dal mondo della scienza per farne una scrittrice a tempo pieno. Vive con il marito nel Lincolnshire, proprio dove sono ambientate le storie della detective Karen Hart.

    PROFILO CASA EDITRICE

    Indomitus Publishing è una casa editrice alternativa, indipendente e attenta nello scegliere accuratamente storie avvincenti per il mercato editoriale dando fiducia ai bravi Autori italiani e rispettando la natura grazie ad un’attenta pianificazione delle tirature per evitare sprechi.

  • SANTAMANTE: disponibile in digitale e in vinile “Santamante” l’album d’esordio

    Dal 28 novembre 2025 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in vinile “SANTAMANTE” (Dischi Soviet) l’omonimo disco d’esordio della band.

    L’album dei SANTAMANTE è un’esplorazione sonora che attraversa le zone più oscure e luminose dell’esperienza emotiva, tessendo insieme elementi di passione, ribellione, dolore e redenzione. La voce si fa strumento potente, capace di mettere a nudo ferite e desideri, mentre le chitarre e i sintetizzatori costruiscono ambientazioni sonore ricche di tensione e suggestione. Le batterie, costanti e decise, sono il cuore pulsante che sostiene un flusso emotivo denso e a tratti travolgente. La band continua a esplorare e ridefinire il proprio linguaggio musicale, dando forma a un intreccio in cui voce e strumenti si fondono in un unico flusso narrativo. L’album è un’esperienza collettiva e viscerale: un nodo sonoro e narrativo che affronta le contraddizioni dell’esistenza abita l’ambivalenza dell’essere e trasforma la sofferenza in forza creativa.

    Spiega la band a proposito del disco: «Volevamo un disco che non mollasse mai la presa, che affrontasse ogni curva con il piede spinto sull’acceleratore. Santamante naviga in un mondo sonoro e verbale privo di smussature e levigature, spigoloso e tagliente, pericoloso».

     

    “SANTAMANTE” TRACKLIST:

    1. Vivere Nella Mia Testa
    2. Amante Santa
    3. Facciamo Piano
    4. Corpi Su Corpi
    5. Amarti Per Sempre
    6. Vai O Non Vai
    7. Carne Nuda
    8. Sfiori
    9. Coperta Di Vetri
    10. Terra Bruciata

    La band presenterà dal vivo il nuovo disco “SANTAMANTE” con una serie di concerti carichi di energia e intensità. Queste le prime date confermate:

    venerdì 5 dicembre ore 21:00 – G.O.B.- VIAREGGIO

    sabato 6 dicembre ore 22:00 – GLUE – FIRENZE

    domenica 7 dicembre ore 22:30 – VINILE – ROSÀ (VI)

    giovedì 8 gennaio ore 20:00 – BIKO CLUB – MILANO

    sabato 10 gennaio ore 22:00 – OFFICINA19 – PIOVE DI SACCO (PD)

    Calendario in aggiornamento su https://www.bandsintown.com/a/15620596?came_from=206

    SANTAMANTE | LINE UP

    PAOLA MICIELI (DALAI): voce

    XABIER IRIONDO: chitarre

    GINO SORGENTE: electronic drum kit, samples, percussioni

    DAVIDE ANDREONI: synth bass, organo

    Biografia

    SANTAMANTE: un’esplosione sonora tra caos e bellezza

    SANTAMANTE è un impatto viscerale, un morso al cuore. La band incarna la fusione di forze opposte che si scontrano e si trasformano in pura potenza sonora. Santità e passione, redenzione e desiderio, forza e vulnerabilità: un ossimoro musicale che attraversa il caos per riemergere più forte che mai.

    Ogni suono di SANTAMANTE è una detonazione emotiva. Chitarre ruvide, sintetizzatori affilati, le batterie scolpiscono un suono pulsante e inarrestabile, voci che oscillano tra il sussurro e l’urlo: una tensione costante che scuote, destabilizza e riscrive l’ordine. Un universo sonoro senza limiti, tra passato primordiale e futuro ignoto.

    SANTAMANTE è un grido di resistenza, un invito a immergersi nelle proprie contraddizioni per trasformarle in energia pura. È il cuore di una tempesta, il punto di rottura tra ciò che eravamo e ciò che possiamo diventare. Un’esperienza sonora che lascia il segno, sotto pelle e nell’anima.

    PAOLA MICIELI (DALAI)

    Cantautrice e musicologa, Paola ha iniziato la sua carriera come cantante viaggiando per il mondo sin dall’età di 18 anni. Con una forte passione per la musica e un costante desiderio di sperimentare nuove sonorità per arricchire il suo universo musicale, parte per l’India in un viaggio solitario che la porterà a esibirsi nelle principali città del Paese, collaborare con diversi musicisti e scrivere le sue prime canzoni. A Milano completa i suoi studi musicali presso un’accademia e il conservatorio.  Ha lavorato anche come speaker radiofonica in Australia e attualmente risiede a Milano. Il suo nome d’arte, Dalai, che significa “Oceano”, riflette la sua visione della musica: fluida, senza confini e in costante evoluzione.

    XABIER IRIONDO

    Deus-ex-machina di alcuni dei progetti musicali più avventurosi che siano stati concepiti negli ultimi 30 anni in Italia, chitarrista di AFTERHOURS e BUÑUEL, nonché manipolatore sonoro di progetti come Tasaday, A Short Apnea ed Uncode Duello.Ha realizzato in 30 anni più di 70 dischi con differenti progetti musicali ed etichette discografiche major ed indipendenti. Ha suonato dal vivo in tre continenti.

    DAVIDE ANDREONI

    Nasce a La Spezia, laureato in Musica e Nuove Tecnologie presso il Conservatorio Cherubini di Firenze, ha lavorato tra il 2012 e il 2015 come autore e musicista con la band Sycamore Age, con la quale ha avuto un’intensa attività live tra Italia ed Europa. È compositore di sonorizzazioni per diverse mostre ed installazioni e nel 2015 produce ed arrangia il disco “Yuri” di Andrea Chimenti, con il quale suonerà la chitarra dal vivo in teatri e club italiani. Nel 2016 si trasferisce a Milano dove lavora come produttore artistico, musicista e tecnico del suono collaborando in studio e sul palco con Alessandro Grazian, Tropea, Torso Virile Colossale, Giulio Casale, Francesco Sacco e molti altri. Nel febbraio 2023 pubblica il primo disco a suo nome intitolato “Fossili”, un album strumentale che trae ispirazione dalla library music italiana anni 70 e dai compositori Space Age Pop d’oltreoceano.

    GINO SORGENTE

    Gino Sorgente, batterista per vocazione, tatuatore e pittore per sfogo creativo, esprime la sua malinconica sensibilità attraverso la musica, sulla pelle e sulla tela. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli e originali ispirazioni, porta la sua arte da Roma a Milano, passando per New York e i principali centri della cultura europea, attingendo idee e originali contaminazioni. Nel corso della sua lunga carriera di batterista partecipa a numerosi progetti musicali e collaborazioni con il suo personale apporto artistico e creativo.

    Dopo l’uscita dei singoli “Vivere nella mia testa” e “Vai O Non Vai”, “SANTAMANTE” è l’omonimo album d’esordio della band disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in vinile dal 28 novembre.

     

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  • Dalla scuola alla famiglia: “Fragile” di Cyrus e Briga smonta l’idea che un uomo non possa crollare

    Roma che si riempie di lacrime, un treno sotto la pioggia, il rosso del semaforo che ti ferma in mezzo alla città come se dovessi restare immobile, a guardare tutto da fuori. “Fragile”, il nuovo singolo di Cyrus e Briga per Daylite è la storia di un uomo che piange e non trova un posto dove farlo senza sentirsi fuori luogo. La fragilità maschile esiste, ma non la racconta mai nessuno. Si discute molto di salute mentale e pressione sociale, ma quando si arriva a questo aspetto, la conversazione si ferma. Subentrano imbarazzo, vergogna, e il discorso si ritrae.

    “Fragile” nasce per far luce su uno dei tabù più radicati del nostro tempo: il pianto maschile. È una canzone che mette in discussione l’idea di virilità come corazza permanente, quella che ancora attraversa educazione, relazioni e linguaggi quotidiani. Alla figura maschile viene chiesto di reggere sempre, di farsi forte, di essere armatura per sé e per gli altri. La sua sensibilità, dentro questo schema sociale, viene confusa con debolezza, minimizzata, infantilizzata, ridotta a qualcosa di cui vergognarsi: «non fare la femminuccia» è un’espressione infelice che indica chiaramente cosa gli è permesso e cosa no. Che stabilisce gerarchie di valore e traccia confini difficili da superare. E che, ancora oggi, continua a muoversi dentro scuole e famiglie, modellando comportamenti e silenzi. I silenzi, la conseguenza più evidente di questo retaggio. Molti uomini non parlano quando stanno male, non perché non sentano il peso di un’emozione, ma perché non sanno come farlo senza percepire quel gesto come una rinuncia al proprio ruolo. L’idea secondo cui mostrare le proprie emozioni sia un segno di inadeguatezza continua a muoversi sotto traccia e condiziona comportamenti, abitudini, perfino il modo in cui si affrontano le perdite e i momenti di crisi.

    “Fragile” sovverte questo meccanismo, sottolineando che i momenti di stallo di un uomo non sono difetti da nascondere, ma la condizione necessaria per restare fedeli a ciò che si è davvero. E mette sul tavolo una possibilità che dovrebbe essere ovvia: un uomo può darsi il permesso di attraversare e vivere il dolore senza sentirsi addosso il fardello del fallimento, perché nessuno può essere invincibile in ogni momento della vita.

    Il testo del brano resta aderente alla sua genesi e si apre con un omaggio a Mia Martini: in “Gli uomini non cambiano” il verso è «Piansi anch’io la prima volta, ricordo bene sai, ho pianto solo un’altra volta, la notte che finì». In “Fragile”, la linea iniziale — «Piansi anch’io la prima volta, ricordo che era primavera, ho annaffiato tutta Roma come fossi un fiume in piena» — riprende quella cadenza malinconica e la rielabora in un’immagine nuova. La città si satura di ricordi che non si riescono a contenere; poi, la scena del treno – «Piove, lei scende dal treno» -, un taxi che lampeggia sul retro, un rosso che immobilizza tutto. E una frase, quella in cui lo spazio esterno e quello interno coincidono «Capisci che il buio mi calma, ma poi mi attanaglia». Il punto in cui un uomo capisce che ciò che sta trattenendo non gli sta facendo più da scudo, ma da gabbia.

    Su questo terreno si incontrano Cyrus e Biga: il primo porta la parte più esposta, quella di un giovane che racconta il proprio cedimento senza protezioni; il secondo inserisce la consapevolezza di chi ha già attraversato certe dinamiche e le riconosce subito, senza bisogno di spiegazioni aggiuntive. Il risultato è un confronto tra generazioni che toccano lo stesso nervo scoperto, ognuna con la propria esperienza. Due modi diversi di arrivare allo stesso punto, quello in cui il coraggio coincide con la disponibilità a non fingere.

    Due voci che, partendo da storie diverse, si ritrovano ad interrogarsi su una stessa domanda: cosa significa, oggi, permettersi di essere fragile?

    Per Cyrus, “Fragile” arriva dopo “Gloria” (2023), album che ne ha consolidato la traiettoria tracciata con pezzi come “Cartier”, “Silvia (Sally)” e “Goccia” feat. Sissi, e dopo una serie di release che hanno confermato il suo posizionamento nei digital store. L’artista romano che negli ultimi anni ha costruito un catalogo capace di unire risultati e affidabilità artistica, si muove dentro un pop che privilegia lo sguardo concreto, i dettagli minimi, e un’aderenza costante alla vita quotidiana. L’incontro con Briga, autore che ha segnato l’immaginario di una generazione con una scrittura immediata, riconoscibile fin dalla prima strofa, è un dialogo tra percorsi diversi che scelgono di convergere su un tema scomodo, e che proprio per questo merita di essere affrontato con una narrazione matura, l’unica in grado di sciogliere quel disagio ingiustificato che lo circonda da decenni.

    “Fragile” è una canzone che dialoga con il peso sociale sugli uomini, con la difficoltà a dare spazio al disagio e a quella solitudine silenziosa che precede molte forme di sofferenza. Un territorio interiore condiviso che, pur attraversato da due scritture e due percorsi diversi, converge su un punto fermo — non è da “femminucce” piangere, è da uomini adulti riconoscere quando qualcosa fa male.

  • Cristiano Celli – Banda da Giro? Da sabato 29 novembre 2025, disponibile questo nuovo disco soltanto in digitale


    Pubblicato dall’etichetta indipendente Wow Records, disponibile su tutte le piattaforme digitali da sabato 29 novembreBanda da Giro? è il nuovo lavoro discografico del sassofonista, clarinettista e compositore Cristiano Celli, accompagnato in questo album da Enrico Imperioli (corno francese), Moussa Bonaventura (contrabbasso) e Massimo Ceci (batteria), CD arricchito dalla presenza del rapper 1989 nel brano Intro, che ha registrato uno speech iniziale.
    Il disco è formato da cinque brani originali frutto della creatività compositiva del leader, eccezion fatta per la bonus track Belomi Benna autografata dall’artista etiope Mahmoud Ahmed. “Banda da Giro?” nasce da una singolare commistione incentrata su un’essenzialità melodica e un forte carattere popolare. L’intenzione di Celli è quella di dar vita a una particolarissima fusione fra le sonorità tradizionali delle marce bandistiche del Centro-Sud Italia, dimensione musicale che ha caratterizzato la sua formazione, con un mood jazzistico. Il prodotto finale è una reinterpretazione onirica e densa di spiritualità tipica di una festa di paese, un’idea coltivata sin dall’infanzia: unire l’organicità e l’improvvisazione jazzistica di un trio o un quartetto alla varietà timbrica e all’identità della musica bandistica.
    Cristiano Celli racconta come ha preso vita e forma questo suo progetto: «Ho scritto cinque brani che nascono dal desiderio di unire la semplicità melodica a un forte carattere popolare, con linee orecchiabili e immediate. La mia idea è stata quella di fondere le sonorità delle marce bandistiche del Centro-Sud Italia, che hanno accompagnato la mia crescita, con l’estetica dello spiritual-jazz. Ne è venuta fuori una visione onirica e personale dell’atmosfera delle feste di paese, che porto nel cuore fin dall’infanzia. Il mio intento è coniugare l’improvvisazione e l’organicità di un piccolo ensemble jazz con la ricchezza timbrica e identitaria della musica bandistica, restituendo nuova vita a radici che considero le più autentiche del mio percorso musicale».
  • Il laboratorio vocale dell’urban pop italiano: perché GIVO è diventato sta diventando un riferimento

    Una nuova generazione di artisti, negli ultimi tempi, sta rinegoziando il rapporto con la propria voce: non solo metaforicamente, ma anche in senso letterale. GIVO, autore reggiano attivo nella scena da diversi anni, è tra i primi a trasformare questo passaggio in un processo creativo concreto, utilizzando una voce generata tramite intelligenza artificiale modellata sul proprio timbro naturale. Una fase preparatoria, supportata da studio e lavoro mirato, pensata per accompagnare l’ingresso della sua voce reale nell’esecuzione dei brani che firma.

    Questa scelta non alimenta il dibattito già esausto sui “cantanti sintetici”, ma introduce un tema diverso, più attuale e più complesso, quello della costruzione dell’identità sonora come percorso, anziché come punto di partenza.

    L’aspetto più rilevante sta nel modo in cui GIVO usa questo passaggio. La voce generata non vuole essere una firma stilistica, ma un luogo di lavoro, un ambiente in cui testare sfumature, intenzioni, respiri, finché la sua voce naturale non sarà pronta a sostenerli.

    E c’è un altro elemento che rende questa scelta interessante per chi osserva la discografia dall’interno: GIVO arriva dalla scrittura e rivendica il valore dell’autore come figura autonoma, distinta dall’interprete. La voce sintetica diventa così una cerniera temporanea che gli permette di dare forma ai brani senza forzare un’identità vocale che sta ancora costruendo, mostrando come si possa scrivere per sé senza obbligatoriamente incarnare subito ciò che si firma, e senza togliere dignità al ruolo degli interpreti.

    La sua direzione cambia la prospettiva abituale, perché non parte dal timbro per costruirgli attorno un suono, un’immagine, un intero progetto, ma lascia che sia la scrittura a indicare quale voce dovrà sostenerla. Un metodo che, pur essendo parte del lavoro quotidiano di molti autori, raramente viene portato al centro del discorso. GIVO lo mette in luce dentro un contesto urban ed evita che resti un passaggio tecnico, rendendolo un’occasione per interrogarsi su come prende forma l’identità vocale di chi scrive.

    Negli ultimi due anni, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nel campo vocale è diventato uno dei fronti più discussi dell’industria musicale internazionale. L’IFPI, nel suo Global Music Report 2024, segnala una crescita netta dei progetti che integrano processi vocali avanzati, soprattutto nelle scene urban e nelle produzioni indipendenti, dove la voce viene trattata come un materiale su cui lavorare e non come un elemento immutabile. Analisi parallele — da Loud & Clear di Spotify ai dossier “Music in the AI Era” di Goldman Sachs — confermano questa direzione: la definizione dell’identità vocale non coincide più necessariamente con la voce biologica dell’artista, ma entra in un’area intermedia in cui tecnologia, scrittura e ricerca timbrica dialogano.

    Una zona che in Italia resta poco esplorata e che rende il caso di GIVO particolarmente interessante anche per chi osserva il mercato da un punto di vista culturale e non solo musicale.

    Il suo nuovo singolo, “Paranoia Chic”, rappresenta il punto di sintesi di questo discorso. L’incipit — «Sto bene ma solo in apparenza» — introduce un testo fatto di immagini brevi. Lacrime che “sanno di Chanel”, “ghiaccio negli occhi”, “una città che ha perso ogni blink” sono tutte metafore volte a descrivere più uno stato mentale che una storia, e che si inseriscono perfettamente nel percorso che l’artista sta costruendo da mesi: una scrittura che riporta ciò che sente quando lo sente, onesta rispetto al momento in cui nasce.

    Il brano, che si collega ai capitoli precedenti — “Neve sulle Nike”, “Messaggi alle 2”, “Fumo e Sirene” — forma un’evoluzione coerente in cui solitudine, amori intermittenti e storie quotidiane occupano un proprio spazio.

    La parte più rilevante rimane però la questione vocale: un artista che usa la sintesi vocale per modellare il proprio timbro e arrivare, con maggiore consapevolezza, alla propria voce reale. Non si tratta di un espediente tecnico, ma di un’apertura a un tema nuovo nel comparto musicale italiano:

    come cambia la percezione dell’autorialità quando la voce non è più solo uno strumento ma un territorio da raggiungere; una meta e non un presupposto?

    GIVO, con i suoi brani, apre una discussione più ampia su rappresentazione, controllo di sé e sul modo in cui oggi un artista costruisce il proprio suono, collocandosi nel punto in cui scrittura, immaginario e ricerca vocale convergono.

    In studio, mentre riascolta le tracce isolate della sua voce sintetica e annota sul telefono le variazioni da provare nel take successivo, si legge con chiarezza la direzione che sta seguendo: la voce non come punto di partenza, ma come esito di un lavoro che ha bisogno di tempo, tentativi, strati successivi. E lì, in quel margine tra provvisorietà e intenzione, si sta formando la sua cifra distintiva.

  • “Oroboro” è il nuovo singolo di Matoh

    Da venerdì 28 novembre 2025 sarà in rotazione radiofonica “Oroboro” (TRP Vibes / Track Records Productions) il nuovo singolo di MATOH, già disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale dal 21 novembre.

     

    Il brano “Oroboro” racconta il ciclo infinito dell’ansia e la sensazione di essere intrappolati dentro sé stessi. L’immagine del serpente che si morde la coda diventa la metafora di una routine mentale che ricomincia sempre uguale: dolorosa, ma familiare. È quel paradosso emotivo per cui si preferisce restare nel dolore conosciuto piuttosto che rischiare una serenità che spaventa perché ancora ignota. La canzone alterna momenti di lucidità e smarrimento, seguendo un loop emotivo in cui ci si perde e ci si ritrova senza sosta. L’apertura e la chiusura del pezzo – così come il ritornello – rafforzano l’idea di un cerchio che non si spezza, dipingendo un viaggio introspettivo sincero, fragile e crudo, in cui “l’oro si trova solo scavando nel fango”.

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: “Oroboro è nata in una di quelle notti in cui la testa non smette di girare, anche quando il corpo è fermo. È una canzone che parla dei pensieri che tornano sempre, dei cicli che non si riescono a spezzare e della sensazione di vivere dentro un loop mentale da cui non esci mai davvero, forse perché in fondo non vuoi. Scriverla è stato come specchiarmi, ma anche come provare a rompere quello specchio. È il mio modo per fare pace con tutto quello che non riesco a controllare e che forse, a volte, controlla me, tornando sempre, proprio come l’Oroboro.”

     

    Ascolta ora “Oroboro” su tutte le piattaforme digitali

    https://found.ee/2bBkV4

     

     

    Il videoclip di “Oroboro”, diretto da Gianluca Scalia e prodotto da Kemedia, è un micro–rituale visivo in cui il corpo diventa specchio e frattura mentre il tempo rallentato, materico sembra ripetersi, divorare sé stesso, rigenerarsi: come il simbolo dell’ouroboros. Girato in bianco e nero e con un’estetica volutamente essenziale, il video lavora su gesti minimi. La camera resta vicina, quasi respirante, come se il corpo fosse un territorio da esplorare. Il risultato è un atto intimo e simbolico: una riflessione per immagini sulla ciclicità, sull’autopercezione e sulla possibilità di rinascere mentre ci si osserva dissolvere.

     

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=sfMOYnd8zBU

     

     

    Biografia

    Matoh è un cantautore siciliano classe ’96. Scrive e compone fin da quando ha imparato a tenere una penna in mano. In modo pratico il suo progetto artistico prende forma da qualche anno, ma in realtà vive in lui da sempre, da quando la scrittura è diventata il suo modo per restare in equilibrio, per dire ciò che altrimenti resterebbe taciuto.

    Nel suo percorso musicale convivono molte anime: il pop italiano e internazionale, il rap e un’eterna passione per il rock e il punk. Questa fusione di influenze lo porta a creare un linguaggio autentico e diretto, capace di unire generi e generazioni.

    Suona da autodidatta pianoforte e chitarra, e da circa un anno studia canto, affinando sempre di più la propria espressività vocale.

    Dopo l’esordio con “HO CAPITO!”, un brano ironico e provocatorio che segna l’inizio del suo percorso discografico, Matoh torna con “Oroboro”, una canzone che racconta la ciclicità dei pensieri, il peso della routine mentale e la difficoltà di spezzare i propri loop interiori.

    Oggi è seguito da un team di professionisti che lo accompagna nella produzione, nella promozione e nella cura dell’immagine, permettendogli di concentrarsi completamente su ciò che conta davvero: la musica e il messaggio che porta con sé.

    Matoh non scrive per un pubblico specifico, perché crede che la musica non debba avere confini: è per chi vuole sentirla, per chi ne ha bisogno. Nei suoi testi cerca di far percepire a chi ascolta la sensazione di essere capiti, compresi e mai soli. Per lui la musica rappresenta un atto di unione, non di distinzione. Ritiene che non sia fondamentale arrivare da qualche parte, ma semplicemente arrivare, che sia su un palco o alle orecchie delle persone giuste.

    Dopo “Ho capito”, “Oroboro” è il nuovo singolo di Matoh disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 21 novembre e in rotazione radiofonica da venerdì 28 novembre.

     

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  • Sandra Mazzinghi finalista al Premio Letterario Internazionale Città di Latina con “Danzare nel vuoto”, un romanzo che emoziona e fa riflettere sul fenomeno dei “figli sostitutivi”

    La giornalista e scrittrice livornese Sandra Mazzinghi continua a far parlare di sé e della propria opera “Danzare nel vuoto” (Editore Scatole Parlanti, Collana Voci) arrivando finalista al Premio Letterario Internazionale Città di Latina che ha visto la partecipazione di oltre 1.100 opere in concorso.

    Il romanzo, con la prefazione della Professoressa Ines Testoni, ordinaria dell’Università di Padova, dove è anche direttrice del Master in Death Studies & The End of Life, e scienziata conosciuta a livello internazionale, è ispirato a una storia vera.

    Alba è una donna di mezza età che lavora da sempre come ufficiale di Stato Civile del Comune di Villa Fiorensa, una cittadina sulla costa in cui ha trascorso tutta la vita. Da tempo asseconda la tristezza che le hanno portato il fallimento del suo matrimonio e la partenza dei figli ormai grandi verso luoghi lontani, e cerca di combatterla dedicandosi con passione al proprio lavoro, alla ricerca che ormai da anni svolge con interesse scrupoloso per scovare in mezzo ai registri alcuni atti di nascita particolari, che nascondono la nascita di “figli sostitutivi”, bambini venuti al mondo spesso con lo stesso nome di un fratello scomparso prematuramente, un “bambino trasparente” i cui genitori non sono riusciti a rassegnarsi al lutto.

    Giovanni, invece, è un uomo affascinante ma introverso, che vive e lavora a Firenze e si imbatte per caso in Alba, incaricata di reperire il suo atto di nascita per consentirgli di sbrigare una pratica burocratica.

    Un viaggio, un racconto che esplora temi universali come la famiglia, il dolore e la perdita, ma anche la ricerca di sé. Entrambi i protagonisti, grazie al loro incontro, intraprendono un percorso di crescita personale e di consapevolezza che li porta a rileggere il passato e a ridefinire la loro esistenza.

    “La scintilla che mi ha portato a raccontare dei figli sostitutivi è stata durante lo svolgere del mio lavoro. Sono funzionario responsabile degli atti di nascita del Comune di Livorno, mi sono capitati moltissimi bambini con lo stesso nome del fratellino morto, a volte addirittura nati lo stesso giorno.

    Mi ha incuriosito molto questo fenomeno e ho cominciato a studiarlo e a documentarmi in merito – ha spiegato l’autrice.

    I figli sostitutivi sono quei bambini che vengono concepiti per colmare un vuoto, compensare la perdita di un altro bambino e portano spesso anche lo stesso nome del figlio che non c’è più. Un fenomeno che è stato studiato, a livello scientifico, prima negli Stati Uniti, in particolare a Boston, a partire dagli anni Sessanta, e poi anche in Italia.

    Il bambino sostitutivo porta il peso di aspettative e di una sorta di idealizzazione che non riesce a prescindere dal confronto con il fratellino perduto. Ma si parla di figli sostituivi anche in caso di nascite a seguito di un aborto spontaneo o volontario, di un gemello sopravvissuto e persino di figli adottati. Una situazione che trascina con sé ripercussioni dal punto di vista clinico, una zavorra di ansia, difficoltà relazionali, senso di colpa… con cui ad un certo punto diventa necessario fare i conti”.

    Tra ‘figli sostitutivi’ ce ne sono alcuni famosi: Salvador Dalì e Vincent Van Gogh. Storie di esistenze affascinanti, spesso tragiche a seconda di come viene elaborato il lutto dai genitori, che questo romanzo ha il coraggio di affrontare trattando il più terribile evento che può accadere in una famiglia. Come si vive sapendo di essere, forse, solo il riflesso di un sogno interrotto?

    Dati tecnici:

    Titolo: Danzare nel vuoto

    Autore: Sandra Mazzinghi

    Prefazione: Ines Testoni

    Editore: Scatole Parlanti

    Collana: Voci

    Pubblicazione: 2025

    Prezzo di copertina: 15,00 Euro

    Lunghezza stampa: 102 pagine

    ISBN-10: 8832818566

    ISBN-13: 978-8832818567

    Biografia autrice:

    Sandra Mazzinghi è giornalista e scrittrice livornese, laureata in Pedagogia all’Università di Firenze e iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Dopo una lunga formazione nel campo della scrittura, del teatro e della comunicazione, ha pubblicato i romanzi L’orizzonte rubato (MDS Editore, vincitore di numerosi premi tra i quali anche l’Oscar Livornese alla Cultura 2014) e Ancora ieri (MDS Editore, finalista al Premio Salvatore Quasimodo), oltre alla raccolta di racconti Dire tutto (Edizioni del Boccale, 2019).
    Sue opere brevi sono apparse in diverse antologie edite da Perrone, MDS e Miraggi. Attiva nel panorama culturale toscano, ha curato presentazioni di libri, eventi e cataloghi fotografici per la TST Art Gallery di Livorno.

  • Spose bambine, rituali antichi e identità negate: IBLA, dopo Amici e l’ombra lunga di Rosa Balistreri, riscrive i destini assegnati in “Rituale”

    Una ragazza di sedici anni, promessa a un uomo che non ha scelto, il destino già scritto da altri, il silenzio come unica lingua concessa. Non è una scena d’archivio etnografico, è un’immagine antica che torna a bussare, ruvida come la pietra, alle porte della contemporaneità. Ed è il punto di partenza di “Rituale”, il nuovo singolo di IBLA prodotto da James & Kleeve e Salvo Scibetta per The Orchard.

    Nata ad Agrigento, IBLA – al secolo Claudia Iacono – negli ultimi dieci anni ha portato la voce coraggiosa, politica, primigenia di Rosa Balistreri sui palchi italiani ed europei, dai teatri siciliani alle collaborazioni con Treccani e alla notorietà raggiunta con la partecipazione ad Amici nel 2021. Oggi depone il ruolo di tramite per diventare origine: non più solo custode e interprete, ma autrice del proprio lessico musicale, di un racconto popolare riscritto in voce presente, dove il folklore del futuro non è un’idea ma una lingua in formazione. La continuità viene riformulata, stratificata per essere tramandata in un altro codice, attraverso un passaggio di consegne che avviene per trasformazione anziché per replica.

    Per secoli, in Sicilia come in altre ampie zone del Mediterraneo, il matrimonio era alleanza tra famiglie, non unione tra partner che condividono lo stesso sentimento reciproco: un patto economico, sociale, territoriale, siglato spesso sul corpo delle figlie. Oggi la geografia cambia ma lo schema permane: secondo UNICEF, nel mondo sono più di 640 milioni le donne che vivono le conseguenze di matrimoni contratti prima dei 18 anni — un fenomeno che, soprattutto in vaste aree dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia meridionale, è ancora legato a decisioni familiari, pressioni comunitarie, accordi economici, codici d’onore, tradizioni vincolanti. Non è una linea di demarcazione tra epoche, ma un filo ininterrotto di consuetudini che si aggiornano, si travestono, si spostano e raramente scompaiono.

    IBLA non ha mai considerato il passato come una teca, ma come linfa, radice, forza germinativa. Un crocevia di logiche ancestrali, un sistema di lettura del mondo retto da soglie porose tra visibile e invisibile. In “Rituale”, questo principio all’apparenza astratto, prende forma e diventa materia udibile, spazio in cui irrompe l’eco di un rito di magia popolare siciliana, quello praticato un tempo dalle magare dell’entroterra per intrecciare due destini, attraverso invocazioni sussurrate e formule d’amore tramandate. È un frammento del pensiero che considerava il mondo un’unica trama, dove il sacro convive col pane quotidiano, e il canto, il sortilegio e la sopravvivenza abitano la stessa frase.

    La vicenda della sposa bambina apre alla domanda cardine del brano:

    quanto delle scelte che chiamiamo nostre nasce davvero da noi?

    È qui che il pezzo dilata i confini dell’episodio storico e si sposta sul terreno della condizione, dell’eredità invisibile di imposizioni, aspettative, ruoli; retaggi culturali ricevuti come destino, assorbiti come consuetudini e mai davvero interrogati.

    IBLA scardina il punto in cui la tradizione smette di essere fondamento e diventa recinto, in cui l’appartenenza si converte in prescrizione, in cui l’identità somiglia più a un perimetro assegnato che a un territorio scelto. “Rituale” mette allo scoperto il momento in cui una donna riconosce il copione, lo sfila dalle mani altrui e si domanda, per la prima volta, se la propria vita stia procedendo per voce propria o per volontà altrui. Un cambio di asse dove l’adesione automatica si incrina, i modelli assorbiti senza verifica cominciano a cedere, l’obbedienza culturale smette di essere un riflesso e diventa finalmente visibile. Perché i cambiamenti iniziano così: con una crepa microscopica nel copione, con un pensiero che non rientra nei ranghi, con una domanda che continua a presentarsi finché il muro non si accorge di esistere.

    Il suono fa lo stesso lavoro del testo: mescola, disobbedisce, fonde. Tamburi arcaici, tonalità folkloriche e invocazioni cerimoniali isolano e convivono con bassi elettronici, texture digitali, tagli ritmici di matrice urban. A grattare il perimetro del genere, ci sono il canto tellurico di IBLA e una drammaturgia vocale che porta la lingua del rito fuori dal suo uso originario, la prende in prestito e la reinventa altrove.

    «Ho scritto “Rituale” per capire dove iniziavo io e dove finivano le voci degli altri – spiega IBLA -. Le scelte ereditate, le regole respirate come aria, le gabbie scambiate per destino: questo brano è il punto in cui ho detto basta. La libertà non si aspetta, si prende. E inizia quando smettiamo di confondere la nostra voce con l’eco delle istruzioni altrui.»

    Nel momento in cui un idioma nato per legare, assegnare, vincolare, viene sottratto al suo scopo originario e riadoperato per nominare un’altra possibilità, cambia funzione. Anziché venir rievocato come cifra identitaria, viene ripreso come alfabeto: un vocabolario di simboli, sonorità e formule che IBLA sposta dal terreno del destino scritto a quello della presa di parola. Un metodo antico di leggere il mondo che torna, riposizionato, a dire altro.

    Il percorso di IBLA, in questo senso, non riguarda un’emancipazione privata che si auto-assolve, ma la riapertura di un luogo emblematico in cui le storie individuali e i codici culturali si toccano, si riconoscono, si scambiano di proprietà. Il rito non appartiene più al passato che dirige, ma al presente che interroga. La magia, la ripetizione, la formula non sono reliquie, ma diventano strumenti di riappropriazione del sé, reagenti di coscienza, sintassi di una sintonia nuova tra corpo, voce e decisione.

    Il videoclip ufficiale che accompagna il singolo – diretto da Andrea Vanadia, con la fotografia di André Tedesco e il montaggio di Eleonora Cassaro -, evita l’iconografia folklorica edulcorata per sovrapporre corpi, terra, simboli ed elementi liturgici del Sud, come in un vero e proprio processo di svelamento in cui il rito filmato non rappresenta nulla, ma semplicemente accade.

    “Rituale” si inserisce nel progetto creativo più ampio in cui IBLA sta componendo un folk contemporaneo indisciplinato, una linea che collega tradizione orale, urban, elettronica, ritualità mediterranea e performance. Una forma espressiva che non mira al restauro, ma trasforma le rovine in nuovi orizzonti di possibilità.
    E mentre il tamburo batte, la voce prende corpo. Il resto, ancora, si deve compiere.

  • Christian Bruno debutta con il suo primo inedito “Sento che”

    Christian Bruno debutta con il suo primo inedito “Sento che”

    Dopo un percorso di studi e di esperienze musicali intense, l artista Christian Bruno è pronto a presentare al pubblico il suo primo brano inedito, dal titolo Sento che ”, realizzato in collaborazione con Orange Records Rome. Diplomato al Liceo Musicale e successivamente al Conservatorio, Christian Bruno ha maturato negli anni un profilo artistico completo. Oltre allo studio, ha lavorato come fonico e nella gestione di allestimenti per concerti e spettacoli dal vivo, esp erienze che gli hanno permesso di conoscere la musica non solo dal lato creativo ma anche tecnico e organizzativo. Pluristrumentista suon a infatti batteria, chitarra e altri strumenti Christian ha iniziato presto a esibirsi dal vivo, fino ad arrivare oggi a scrivere e produrre l e proprie canzoni. Sento che segna così il punto di partenza di un nuovo percorso artistico, fatto di autentic ità, passione e ricerca musicale. Con questo brano, Christian Bruno intende comunicare emozioni dirette e sincere, portando la sua voce e il suo mondo sonoro a d un pubblico sempre più ampio.

    Link e contatti

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