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  • Bullismo, una canzone racconta la colpa di chi subisce: Clair pubblica “Colpa Mia”

    «Forse il male mi fa bene, perché lo merito e mi appartiene.
    È colpa mia, solo colpa mia
    »

    Una chat di classe può restare aperta tutta la notte. Anche quando nessuno scrive più, anche quando il telefono è appoggiato sul comodino, anche quando il giorno dopo bisogna tornare nello stesso banco, nello stesso corridoio, davanti agli stessi occhi. Per molti ragazzi il bullismo non finisce con l’ultima campanella, ma resta in un insulto riletto in silenzio, in una risata che si deposita e si fissa sottopelle, nell’esclusione da un gruppo, nello sguardo di chi sa e finge di non sapere. Una presenza costante, che può arrivare a deformare il modo in cui una persona si percepisce, fino a trasformare l’offesa ricevuta in una domanda: “E se fosse colpa mia?”.

    Da questo interrogativo sofferto, figlio di una percezione alterata dalla sopraffazione, nasce “Colpa Mia”, il nuovo singolo di Clair, nome d’arte di Barbara Rizzo, disponibile su tutti i digital store per Loud Vision. Dopo “Stop Anxiety”, brano di sensibilizzazione sull’ansia come condizione fisica, mentale e sociale, la cantante e docente siciliana sposta voce e penna su una delle conseguenze più sottili, devastanti e meno raccontate del bullismo: la colpa che chi subisce finisce per attribuire a sé stesso, fino a leggere la violenza ricevuta come una conferma del proprio disvalore. Una colpa interiorizzata dalla vittima, una forma di autoaccusa che nasce quando la prevaricazione viene subita così a lungo da sembrare quasi normale, inevitabile, perfino meritata.

    Il tema appartiene pienamente alla cronaca del presente. Secondo i dati ISTAT pubblicati nel 2025, relativi all’indagine 2023, il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dichiara di aver subìto, nei dodici mesi precedenti, almeno un episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione, online o offline; per il 21%, questi episodi si ripetono più volte al mese. Nel 2026, Save the Children ha indicato inoltre che il 47,1% dei 15-19enni è stato vittima di cyberbullismo, tra messaggi offensivi, minacce, insulti via web o esclusione da chat e gruppi online. Numeri che evidenziano la diffusione di un fenomeno ormai strutturale, ma che non sempre riescono a raccontarne le conseguenze sui singoli, su quello che i giovani provano quando smettono di riconoscere il male come abuso e iniziano a considerarlo una prova contro sé stessi.

    “Colpa Mia” descrive il bullismo non soltanto come violenza subita, ma come lenta alterazione dello sguardo su di sé. Il testo si apre con una frase che contiene già tutta la dinamica del brano: «Ho paura di quello che può succedere e la paura è colpa mia non degli altri». Non è ancora denuncia, non è ancora richiesta d’aiuto. È la voce di chi ha cominciato a processarsi da solo, di chi cerca una spiegazione alla crudeltà degli altri e finisce per trovarla dentro di sé.

    Uno dei passaggi più eloquenti del brano arriva poco dopo, ed è anche uno dei più dolorosi: «Forse il male mi fa bene, perché lo merito e mi appartiene». In questo verso Clair coglie una delle ripercussioni più insidiose della prevaricazione ripetuta, quella in cui la vittima smette di percepire la sofferenza come un’ingiustizia esterna e inizia a incorporarla come destino. Il bullismo, allora, non agisce più soltanto nello spazio esterno dell’offesa, ma occupa la dimensione con cui una persona si definisce, nel modo in cui misura il proprio valore, nella possibilità stessa di immaginarsi degna di protezione.

    La scrittura di Clair sceglie una struttura dialogica. Da una parte c’è chi si sente piccolo «fra tanti giganti», chi parla senza riuscire a sentirsi, chi avverte «un vuoto scuro» capace di inghiottire ogni probabilità di reazione; dall’altra, una voce che interrompe la spirale: «Io invece ti dico che non puoi mollare, che hai la tua vita e ti ci devi aggrappare. Che ogni tuo sogno, vale più di ogni colpo». Una voce che arriva quando quella della di chi viene sopraffatto sembra essersi spenta o, peggio, pare ormai utilizzare le parole di chi l’ha ferito, introducendo un elemento essenziale: la possibilità che qualcuno, dall’esterno, rimetta in discussione la colpa e restituisca alla vittima il diritto di non coincidere con ciò che ha subito. Perché la musica non elimina il dolore, ma può presentare un altro punto di vista, una prospettiva differente in grado di spezzare il circuito chiuso dell’autoaccusa.

    «Il progetto è nato come dispositivo educativo e di sensibilizzazione per riconoscere e contrastare atti di bullismo e cyberbullismo – racconta Clair –. Volevo che il brano aiutasse a sviluppare empatia, ad ascoltare davvero chi soffre, a mettersi nei panni degli altri e a comprendere quanto siano importanti relazioni sociali sane, prive di prevaricazione. “Colpa Mia” racconta le emozioni contrastanti e molto spesso anestetizzate di chi è vittima di bullismo e si colpevolizza del male ricevuto, pensando di meritarlo, ma anche la possibilità che qualcuno si ponga in ascolto e ricordi a quella persona che vale sempre la pena vivere.»

    Il videoclip ufficiale, diretto da Alessio Consoli e disponibile anche in una versione in LIS, non accompagna semplicemente la canzone, ma ne rafforza il valore: il corpo ferito dalla paura, il peso dello sguardo altrui, la difficoltà di chiedere aiuto, fino alla possibilità di riconoscere una presenza capace di ascoltare. In un tempo in cui il cyberbullismo prolunga la violenza oltre l’orario scolastico, portandola nelle stanze, nei telefoni, nelle notifiche e nelle chat private, “Colpa Mia” sceglie di intervenire sul piano più urgente: quello della parola detta prima che il silenzio diventi isolamento.

    Prodotto da Francesco Ronsivalle, in arte Skyner, con Gianluca Trainito come ingegnere del suono, “Colpa Mia” conferma la direzione artistica di Clair: un pop di respiro internazionale, attraversato da una vocalità di matrice accademica, in cui la tecnica incontra l’intenzione. La cantautrice siciliana non arriva a questo tema come interprete chiamata a prestare la voce a una causa, ma come artista e docente che lavora ogni giorno con le nuove generazioni. Diplomata in Canto presso il Conservatorio Statale “A. Corelli” di Messina, insegnante di Educazione Musicale, specializzata sul sostegno, da anni porta avanti un percorso in cui la musica non resta confinata alla dimensione performativa, ma diventa occasione di confronto, lettura delle emozioni, educazione all’ascolto. Dopo “So Perfectly”, dedicato alla violenza di genere, “Never Give Up”, legato all’autodeterminazione, e “Stop Anxiety”, centrato sull’ansia come condizione diffusa, “Colpa Mia” amplia un percorso in cui ogni release assume anche una funzione formativa. Non nel senso di una canzone che “insegna” dall’alto, ma di un materiale capace di aprire domande. Nelle classi, il brano può diventare punto di partenza per analizzare gli stati emotivi di chi subisce e di chi esercita bullismo, per riconoscere i segnali della prevaricazione, per comprendere il ruolo di chi assiste, tace, ride, si adegua o arriva troppo tardi.

  • Clair unisce didattica e musica in un progetto sull’ansia

    Esistono voci che non si limitano a interpretare una partitura, ma che possiedono la capacità fisica di spostare l’aria, di occupare lo spazio e di ridefinire i confini della percezione. Clair, al secolo Barbara Rizzo, appartiene a quella rara categoria di interpreti capaci di unire una rigorosa formazione accademica a una spiccata sensibilità. Con il nuovo singolo “Stop Anxiety” (Loud Vision), l’artista siciliana dà corpo e voce a un malessere camaleontico, in grado di travestirsi da compagna fedele per poi soffocare ogni anelito di libertà.

    In un contesto globale in cui i disturbi d’ansia hanno registrato, secondo le principali rilevazioni internazionali, un’impennata stimata intorno al 25%, smettendo di essere un tabù per diventare una condizione diffusa e pervasiva, la proposta di Clair si muove su un binario di analisi e di concreta aderenza all’esperienza. Il progetto nasce da un’intuizione armonica, che l’artista definisce quasi metafisica: un giro di accordi discendenti che ha innescato in lei la visione di un dinamismo inverso, un fenomeno che ha messo in pausa e ribaltato le consuete coordinate del sentire comune. Da quella scintilla è nata una traccia in cui Skyner e Gianluca Trainito hanno definito un suono contemporaneo, dove la voce di Clair ha trovato spazio per espandersi, in equilibrio tra rigore accademico e rilascio controllato.

    «Il brano è stato come un amore a prima vista – dichiara – ascoltandolo sono stata catturata da un giro di accordi discendenti che ricreavano nella mia mente la spinta contraria di un fenomeno soprannaturale. Tutto ciò mi ha suggerito il tema, prettamente introspettivo: la lotta contro qualcosa che non esiste ma può divenire talmente reale, concreto e totalizzante da imprigionarci.»

    In questa congiuntura di sovraccarico sensoriale, “Stop Anxiety” lavora sul corpo prima ancora che sulla narrazione. Il testo descrive l’oppressione fisica di chi cerca aria in spazi che si chiudono — «it closes the spaces around me» («chiude gli spazi intorno a me») — e individua proprio lì il punto di non ritorno. La collisione non è rassegnazione, ma ribellione. Clair, con una vocalità tanto cristallina quanto dirompente, capace di farsi carico del peso di chi ha attraversato le ombre, attua un processo quasi alchemico, una sorta di trasmutazione cromatica della sofferenza. Dando una tinta definita al dolore, lo rende finalmente decifrabile e, quindi, superabile. Così, anziché invocare la fine della pena, esige il ritorno al colore, alla luce, a quella vibrazione corporea che il gelo dell’ansia aveva progressivamente anestetizzato, e infine neutralizzato.

    «L’ansia – prosegue Clair – è una componente che viene spesso delineata come una presenza costante. Toglie il respiro, opprime, disturba e a volte si trasforma in una cara amica, che però ti “uccide”. È un conflitto con sé stessi, una ribellione con cui si rivendica la serenità e si dice: lasciami andare, voglio tornare a vivere!»

    Il videoclip ufficiale che accompagna il brano, diretto da Federico Reina, traspone questa battaglia interna in un’estetica gotica elegantissima, carica di simbolismi d’altri tempi. Il video guida lo spettatore tra ombre dense e suggestioni d’epoca, dove maschere nere e ombrelli da passeggio diventano feticci di una protezione apparente, schermi dietro cui l’anima tenta di celarsi per non essere consumata. Una danza di presenze silenziose, un teatro dell’assurdo dove lutto e rinascita si sfiorano, rendendo visivamente quel senso di isolamento claustrofobico che precede la liberazione finale.

    Dietro l’alias di Clair c’è Barbara Rizzo, una professionista che declina il rigore accademico del Conservatorio in una pratica pedagogica concreta. Docente di Educazione Musicale e specializzata sul sostegno, l’artista ha reso la sua produzione discografica uno strumento didattico: brani come “So Perfectly” (2025), dedicato al tema della violenza di genere, e “Never Give Up” (2025), centrato sull’auto-determinazione, sono entrati nelle sue aule come materiali di analisi e confronto. La sua musica non abita soltanto le piattaforme digitali, ma diventa occasione di riflessione critica, accompagnando gli studenti verso una consapevolezza emotiva che il sistema scolastico fatica ancora a codificare e formalizzare.

    Con “Stop Anxiety”, questo percorso prosegue, smarcandosi dai cliché del pop commerciale per assumere una funzione sociale misurata e, oggi più che mai, necessaria. L’esperienza nella direzione di cori di voci bianche e la lunga attività concertistica tra classica e opera le consentono di maneggiare la materia sonora con piena consapevolezza. La musica, per Clair, non si esaurisce nell’intrattenimento: ogni traccia è calibrata per intervenire su quegli stati interiori che alterano il benessere individuale.

    La parabola di Clair rappresenta un unicum nel panorama attuale: il suo background non è un semplice dato biografico, ma la spina dorsale di un progetto che non ammette approssimazioni. La sua voce possiede una grana che sa essere seta e roccia, riuscendo ad oscillare con naturalezza dal sussurro dell’introspezione a una potenza piena e misurata; una potenza che mantiene sempre controllo e misura, articolata per variazioni di intensità e registri senza mai perdere centratura.

    “Stop Anxiety” segna il posizionamento di un’interprete capace di dialogare con i codici del pop internazionale senza smarrire la complessità della propria radice culturale.

    «Ogni notte diverrà luce, e ogni ombra diverrà colore, e vivrò con il sole in fronte», conclude l’artista, lasciando un’immagine che resta aperta, una direzione ostinata verso quella chiarezza che solo chi ha attraversato il buio sa riconoscere come l’unica destinazione possibile. Un’epifania cromatica che non cancella il passato, ma lo trasforma nel presupposto ineludibile per tornare a vivere pienamente il presente, con il sole finalmente a picco sulla fronte.